Risposte nel vento (sbagliate)

Pagina della vernice, quella arancione, che si può distruggere con l’acqua (preziosa).

Delebile, nel senso di soggetta ad azione, nel senso di “si può cancellare, facilmente“.

Eppure, per il nostro magnifico, avanzatissimo ordinamento giuridico – per la nostra ‘classe’ politica (?) – le e gli attivisti che con vernice arancione delebile imbrattano le mura di certi palazzi, o anche alcune opere d’arte, per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla tragica crisi climatica, sono equiparabili a moderni ‘terroristi’.

Delle due, l’una (e non si tratta dell’ora del pranzo): o non capiscono, o, capendo perfino troppo bene, indicano dei capri espiatori per non pagare pegno, per non prendere decisioni impopolari; tertium non datur.

Come scrive il professor Tomaso Montanari su Altreconomia di maggio, “non sarà un caso che la classe dirigente occidentale ha un’età media altissima, mentre gli attivisti del clima sono ragazzi?“.

Che scherzi birboni, orchestra il caso; vi sembrano bagatelle di poco conto, se due miliardi di persone si mettono per forza in marcia per quel che resta del giorno e del pianeta, se Genova diventa come Marrakech, senza esserlo e senza adeguarsi? Se, senza preoccuparvi né troppo né minimamente, piombate nel 2050? Ammesso e non concesso che siate ancora vivi. In qualche modo.

Ci salverà una novella suor Plautilla Nelli, una novella Annella De Rosa – cos’è una rosa, anche con un altro nome? – o forse un’emula di Giulia Lama, magari una seguace di Artemisia Gentileschi. Chi se non una Donna, chi se non il femminino, nell’accezione più vasta e più completa? Chi se non coloro che sono destinate a custodire nel loro seno e a partorire il feto? Chi se non coloro che generano? Volendo, potendo.

Non chiedetemi dettagli sull’utilizzo del formidabile gerundio: se Adriano – Celentano, chi altri? – è il re degli ignoranti, io sono l’ultimo dei sudditi (non ho scritto Sudeti).

Entro il fatidico 2050 sarà sempre il caso – necessità? anche il Fato si inchina alla Necessità – di cercare casa sempre più a nord. Trovando un certo affollamento, non disdegnerei nemmeno quello sud, naturalmente polo, Pinguini permettendo. Peccato che oltre al caldo sempre più opprimente, alla scarsità di acqua potabile e cibi, si aggiungerà allegramente la presenza del Plutonio 239. Avete capito bene, non il compagno di viaggio migliore: permane nell’ambiente circa 24.000 anni (poi non sparisce, si dimezza, se vi garba), né – come sottolinea Stefano Massini su Robinson di Le Repubblica – consola che la sua presenza sia stata rivelata dai carotaggi effettuati da un gruppo di scienziati (veri) italiani. Sempre grazie alle super potenze e a chi vorrebbe dipendere energeticamente dall’atomo: maneggiare con cura!

Si potrebbe divagare, affrontando questioni calcistiche, ma sarebbe deleterio infarcire di stoltezze la nostra vita, ragionando su piccinerie (invasione del terreno di gioco dello Stadio Friuli al termine di Udinese – Napoli, da parte di migliaia di tifosi partenopei) cui dedichiamo già troppo tempo.

Sarebbe bello, anzi, utile, parlare di giustizia umana, ma forse pretendo troppo. Da me stesso, da voi.

Come sostiene Vinicio Capossela, cantautore e letterato, ci arrovelliamo tra Brecht e Ariosto: le parole sono uno strumento meraviglioso, ma per il primo possono tutto, mentre per il secondo ne abusiamo, ma non siamo in grado di incidere sulla realtà. Come accadde a lui, amministratore della Garfagnana.

Siamo come i liberisti: citiamo continuamente la libertà, a sproposito;

eppure, la vera libertà non può e non deve essere dissociata dalla responsabilità. In tempi avari, in cui tutti hanno ragione e spiegano – ululando – perché,

meglio sedersi dalla parte del torto.

Orante

Pagina orante, meglio: dell’orante. Da non confondere con orate, per evitare commistioni forse blasfeme, però umane, umanissime, tra sacro e profano.

Se quell’orante – non odorante, forse ignorante, come siamo tutti noi fragili mortali, immortalati da troppe immagini, pochi gesti – è colui che prega, adorante nei confronti della meraviglia dell’Universo, dovremmo riscrivere un pochino di paginette sulla storia del senso religioso insito nell’anima dei bipedi, molta moltissima storia del nostro rapporto millenario con il Sacro.

Pregare sempre – potrebbe essere il titolo dell’opera – senza stancarsi mai: orate et (e)laborate, senza accampare affanni. Possiamo tentare con impegno e con convinzione di distinguerci, di appartarci dalla massa, dalla società di massa e di masse, ma nonostante indicibili sforzi anche noi siamo massa, nella massa e qualche volta messa. Impossibile restare ai margini, facile cadere preda dell’emarginazione e le differenze non sono dettagli marginali.

Una storia d’amore adolescenziale che attraversa le epoche, può resistere agli urti della cronaca spicciola, non alle mutazioni del cuore; si possono sostituire i fatti con le opinioni, renderli equipollenti, ingannare la memoria dei Popoli, soprattutto quando i Popoli sono emotivi e geneticamente senza memoria a medio, lungo termine, ma i fatti in se stessi, restano integri: nei millenni, cristallini, adamantini. Le risposte sono Altrove, seguendo giovani impavidi che camminano sulla battigia, andando incontro ai flutti, per abbracciare alte spumose onde ribelli.

Non sono in grado di stabilire e valutare similitudine e parallelismi tra Riace – mi rammenta qualcosa, una vicenda di migrazioni che ci accomuna e ci affratella molto più di quanto si possa ammettere nelle banali temperie quotidiane dei nostri tempi – e San Casciano dei Bagni; certo, senza tema – ma ispirando molti opportuni temi scolastici – di smentita, possiamo considerare quei bagni di fango e acque calde davvero salutari e propizi di lunga vita, se 2300 anni vi garbano e non vi sembrano eccessivi, o addirittura noiosi e insopportabili.

Lineare A, Lineare B, Aramaico, Etrusco: puoi rivolgerti a gogol traduttore – meglio Gogol, ha più familiarità e attitudine con le anime dei trapassati – oppure alle equipe delle magnifiche e magnifici studiosi che queste cose, anzi lingue, conoscono e frequentano con impegno e assiduità; siamo il paese, baciato dagli dei, che detiene il 70% del patrimonio artistico mondiale su suolo, per tacere di quello sotterraneo, mai individuato, né trafugato dai tombaroli professionisti – non esistono più i tombaroli di una volta (CIT.) – e che ci racconta di civiltà e genti di origini svariate che per vicissitudini varie e eventuali si sono amalgamate, producendo cultura e autentico progresso. Senza inutili spiegoni o pipponi pseudo dotti.

Facce di frolla (magari!), facce di bronzo abbondano in ogni epoca, ma queste che sono giunte fino a noi attraversando gli eoni e le dimensioni spazio temporali, sono davvero portentose; chissà se meritiamo questo prezioso carico residuale, recapitatoci dalla storia e dalla sapienza e dedizione delle/dei Sapienti, o se il carico residuale, sempre troppo esteso, sempre insopportabile, è costituito solo dalle nostre vergogne.

Sono questi scavi archeologici, gli unici cunicoli che ancora dovremmo autorizzare attraverso i nostri già troppo martoriati territori e fondali. Subsidente sarà lei e tutta la sua famiglia: trivella trivella, qualcosa resterà?

Un tempo la preghiera laica del mattino consisteva nella lettura della mazzetta dei quotidiani, oggi, forse, meglio astenersi; meglio abbarbicarsi a preci dedicate alla sacralità della Vita, con le note di Ennio, immortali musiche nel vento, o con i brani di libri steineriani (Steiner, Marco, Amico di HP e Corto Maltese): qualche segreto magico emergerà, qualche nuovo orizzonte sarà finalmente illuminato.

Mentre troppe guerre sono padrone della Terra – per citare il Povero Cristo di Vinicio Capossela – vorremmo trasformarci in quel gruppo bronzeo orante, per chiedere una grazia, grande:

non essere più strane macchine che sbattono le une contro le altre (PPP docet), ma tornare semplici, meravigliosi esseri umani.