Inganni

La scambiai per mattina, ero convinto fosse ora diurna.

Invece, ero incatenato nella soffocante immutabile immobilità in vigore nel Mondo Dopo.

Sembrava proprio mattina. Visioni, in rapida sequenza, inafferrabili. Altre, oltre ogni possibile percezione visiva, mentale, spirituale. Volti umani. Il Tuo volto illuminato, il Tuo sorriso, quello che un tempo sapeva illuminare, senza pre condizioni.

Mi sconvolgeva quel volto perché non riuscivo ad assegnarlo, collegarlo a una persona reale, fisica.

Mera meravigliosa illusione per aggrapparsi, avvinghiarsi, abbarbicarsi alla tenue, micro speme che qualcosa esistesse ancora? Tentavo di respirare in un’atmosfera rarefatta e viziata da clausura coatta, anelavo aria frizzante, da inspirare senza posa, afferrare a manciate, quasi masticare ossigeno vero in purezza, aria irrequieta e tiepida e profumata di lavanda e bucati stesi al sole; aria commossa dei giorni nuovi dell’antica Primavera, che trascorrevano spediti come pagine di un romanzo accattivante, creando un’attesa indefinita, ma non infinita, di incontri, di un incontro capace di rigenerare il Mondo.

Dalla finta mattina, mi chiedevo e chiedevo al silenzio: le Rondini saranno tornate, anche questa volta? Staranno nidificando, trasformando con la loro grazia e i loro canti armonici, disumani spazi urbani in potenziali nuovi giardini terrestri? Nei quali finalmente nessun essere vivente si opponga più per follia e brama di potere ai cicli e ai ritmi della Natura… Nei quali più nessuno sia così tracotante da ergersi e considerarsi legibus solutus, superior (Lupus et Agnus), dominus dell’Universo?

Dalla finta mattina, momenti, frammenti di memorie, tra sfrenate policrome danze gitane, palpebre socchiuse delicatamente, mai per tedium vitae, ma per fugaci, necessarie e catartiche malinconie. Torneranno al galoppo le mandrie dei Puledri selvaggi della Gioia? Ci trasporteranno gentilmente e generosamente verso vallate risanate, di nuovo brulicanti di Vita e Canti e fonti incontaminate?

“Vorrei posarmi come un petalo bianco e leggero sopra le Tue labbra – anche se non Ti conosco, anche se forse Ti incontrai in un’altra dimensione, anche se ancora non mi riveli il Tuo santo nome – per sussurrare sogni antichi mai defunti, baci ardenti eppure dissetanti, come gocce di nettare della vigna più preziosa del monte Olimpo, come briciole di panacea impastata di Amore.

Mia Gioia… Mia? Chi sei? Dove sei?”.

Il tempo del Mondo Prima mi perseguitava, tempo ove Tu, Garcia (Lorca) e Pablo (Neruda) e io…

Forse stavo annaspando senza dignità in un ricordo falso come le vecchie monete degli uomini, forse si trattava dell’ennesimo inganno della mente.

False memorie per alimentare ancora attimi di sopravvivenza.

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