Sweet Dreams, Annie

Pagina Bianca della nuova società del rischio.

Risiko? No grazie, giochino lemma termine ormai svalutato, causa improprio uso mediatico, di solito ad minchiam, con tante scuse al sacro totem della Fertilità.

Società dei magnaccioni, società dei magnaccia, società del rischio – Rischiatutto, signora Longari – o società a rischio per decesso dei neuroni? Mai tanti neuroni caduti al fronte dal lontano… non saprei indicare una data certa, incerta, casuale, affidiamoci all’aglioritmo, forse almeno potrà scongiurare l’invasione dei vampiri, assetati di materia grigia, già schierati alle porte delle città; auspicando che non sia qualche borgomastro in crisi d’astinenza da sondaggi positivi a consegnare loro le chiavi, in pompa magna, senza illusioni allusioni vietate.

Società liquida – talvolta, gassosa – se tutto e tutti scorrono, soprattutto via, anche questa beata società, morbosa ammorbante zeppa di morbi – vacanze di Natale 2020 all’insegna del ‘morbi e fuggi’ – (fondata e affondata a mia insaputa e senza il mio nome) presto scivolerà nelle tubature dei lavelli, sarà sgorgata da qualche nerboruto mastro mostro lindo, Lindo Ferretti però, e finirà nei 7 Mari, inquinandoli ancora di più.

Sweet Dreams, mia cara diva Annie; l’Euritmia è una filosofia, una scienza, un’arte, tutto questo insieme, inscindibilMente? Società dei 5 sensi? Magari. Ne cerchiamo una iper super sensoriale o extrasensoriale perché non sappiamo vivere in questa? I sogni ci usano per loro diletto o nel letto notturno li maltrattiamo? Chi sono io, marinaio e gentiluomo di vaga fortuna e soprattutto d’acqua dolce, per essere in disaccordo con la materia di cui sono fatti i sogni?

Tutti sembrano alla ricerca di qualcosa, ma servirebbe Maigret per capire cosa, tra un calvados e una nuvola di pensieri dalla sua pipa.

Il proverbiale scemo del villaggio globale invece di raccontare fanfaronate agli amichetti all’osteria – forse era già chiusa per coprifuoco – come eruzione vulcanica, incontenibile, ha sparato la sua opinione: in nome della superiorità dell’economia, apriamo tutto, se qualcuno morirà, pazienza. Il famigerato mercato, quello che non si auto regola mai; il fenomeno in questione per legge del contrabbasso dovrebbe essere costretto a emigrare in Uganda, per guardare negli occhi i bambini e i genitori di quel paese, per constatare di persona gli effetti del suo mercato, al netto del coronavirus.

Come direbbero nell’Urbe: tanti cari auguri e se entro il 25 non ci vedremo più, speriamo sia per colpa tua.

I balconi e le terrazze italici avevano sentenziato, tra un canto e una preghiera – a proposito, anche San Gennaro s’è stufato e senza ristoro non concede più miracoli – che ne saremmo usciti migliori;

certo, non sarebbe stata un’impresa fatica conquista erculea, al momento, in bilico tra un sereno Natale, blindato e una minaccia da terzo tsunami virale, angosciati interroghiamo Margherita, o anche volentieri il Suo Maestro, Cocciante:

ne usciremo?

Magari per tornare a colorare i muri, raccogliere nuovi fiori.

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