Inoculare: Razionalità

Pagina dell’Approccio, senza fraintendimenti, senza doppi sensi: alla pandemia.

Aperitivo delle prossime portate, virali. Siamo cambiati, abbiamo imparato: continuare a distruggere risorse Ambiente popoli, ma verniciando tutto di verde e chiamando l’ecocidio: transizione, eco logica.

Ora dopo il rebus, il mistero, l’inghippo dei rimedi – sicuri? letali? incerti? – media e rappresentanti porta a porta invocano il citato (in giudizio?) approccio razionale. Sarebbe ora, l’ora nemmeno la vediamo più, dopo un anno di panico, psicosi, superstizioni, riti vodoo – però scientifici – per affrontare il temibile vairus.

Prima scoperta: non si può morire dentro; perdonate la confusione: non si muore a causa degli elisir, ma del covid e per dimostrarlo in modo incontrovertibile ecco all’improvviso sciorinate ostentate declamate al Pubblico le cifre reali degli altri decessi quotidiani per ‘x cause’; da x factor a x cause di mortalità.

Quindi, se dovessimo utilizzare la poverella materia grigia, potremmo concludere che non solo gli incantesimi dei Druidi, ma lo stesso famigerato covid non è la sola e unica causa delle vittime nel mondo?

Inquinamento guerre carestie, hanno una qualche incidenza in questa situazione? Non esiste nesso di causa causalità casualità – nemmeno caucasicità – né evidenza scientifica; però non abusate oltre della nostra sospensione dell’incredulità, perché stiamo sottolineando i puntini con l’evidenziatore e alla fine tracceremo le linee complete: il disegno si staglierà – chiaro limpido imponente – contro l’Orizzonte.

L’uomo era forte, nessuno lo può negare, come una roccia, sbriciolata; non sarà frequente, né facile, ma nella tua orbita può sempre piombare un asteroide, un meteorite, una cometa, un vorace buco nero; hai voglia poi a chiedere passaporto e visto vidimato, valido per espatrio e immigrazione.

I parrucconi d’Europa pensano solo alla nuova moda primavera estate 2021: il Clima – non spira una buona arietta, in verità – e trascurano la guerra contro covid19; tra l’altro, dove sono finite quelle meravigliose metafore belliche che galvanizzavano le nazioni chiamate a fronteggiare il nemico comune? Clima Ambiente Ecosistemi, roba da fighette radical pop: in effetti i virus pandemici, questo e i prossimi, pronti a invadere le sale del Globo, festeggiano allegramente, perché ancora una volta i capoccioni dell’Umanità hanno individuato il nemico, quello sbagliato.

L’approccio deve essere poco olistico, molto oligarchico, piramidale, draconiano razionale, perché la situazione grave richiede gravi misure e accenti gravi, senza tentennamenti cedimenti, se poi dovessero verificarsi smottamenti – geo psico fisici – pazienza; il saldo tra benefici e rischi sarà largamente in attivo; per le multinazionali, di sicuro, come sempre: terga omnes.

Hola, Mauro Tacconella, parteciperete anche voi all’escursione, termica termale termoidraulica?

Ippocrate, chi era costui? Forse un cavallo sfortunato, cugino plebeo del divino Varenne. Un bello scudo, penale, che sostituisca l’obsoleto giuramento e tutto funzionerà a meraviglia. Da Ippocrate e Pippocrate, è un attimo.

Il tuo libero consenso – il canto, lo abbiamo abbandonato, al suo destino – obbligatorio sia informato, in formato digitale, infornato al momento della firma; almeno il modulo sarà informato, considerato che gli ingredienti della pozione sono segreti e possono essere tramandati solo da cerusico a cerusico; segreti anche gli effetti, ma da qui all’eternità, ne vedremo, delle belle, non si sa. Si auspica.

Inoculate, inoculate con forza, a forza di inoculate, qualcosa resterà; forse.

p.s. Pagliuzza – o una trave – in oculo.

Sweet Dreams, Annie

Pagina Bianca della nuova società del rischio.

Risiko? No grazie, giochino lemma termine ormai svalutato, causa improprio uso mediatico, di solito ad minchiam, con tante scuse al sacro totem della Fertilità.

Società dei magnaccioni, società dei magnaccia, società del rischio – Rischiatutto, signora Longari – o società a rischio per decesso dei neuroni? Mai tanti neuroni caduti al fronte dal lontano… non saprei indicare una data certa, incerta, casuale, affidiamoci all’aglioritmo, forse almeno potrà scongiurare l’invasione dei vampiri, assetati di materia grigia, già schierati alle porte delle città; auspicando che non sia qualche borgomastro in crisi d’astinenza da sondaggi positivi a consegnare loro le chiavi, in pompa magna, senza illusioni allusioni vietate.

Società liquida – talvolta, gassosa – se tutto e tutti scorrono, soprattutto via, anche questa beata società, morbosa ammorbante zeppa di morbi – vacanze di Natale 2020 all’insegna del ‘morbi e fuggi’ – (fondata e affondata a mia insaputa e senza il mio nome) presto scivolerà nelle tubature dei lavelli, sarà sgorgata da qualche nerboruto mastro mostro lindo, Lindo Ferretti però, e finirà nei 7 Mari, inquinandoli ancora di più.

Sweet Dreams, mia cara diva Annie; l’Euritmia è una filosofia, una scienza, un’arte, tutto questo insieme, inscindibilMente? Società dei 5 sensi? Magari. Ne cerchiamo una iper super sensoriale o extrasensoriale perché non sappiamo vivere in questa? I sogni ci usano per loro diletto o nel letto notturno li maltrattiamo? Chi sono io, marinaio e gentiluomo di vaga fortuna e soprattutto d’acqua dolce, per essere in disaccordo con la materia di cui sono fatti i sogni?

Tutti sembrano alla ricerca di qualcosa, ma servirebbe Maigret per capire cosa, tra un calvados e una nuvola di pensieri dalla sua pipa.

Il proverbiale scemo del villaggio globale invece di raccontare fanfaronate agli amichetti all’osteria – forse era già chiusa per coprifuoco – come eruzione vulcanica, incontenibile, ha sparato la sua opinione: in nome della superiorità dell’economia, apriamo tutto, se qualcuno morirà, pazienza. Il famigerato mercato, quello che non si auto regola mai; il fenomeno in questione per legge del contrabbasso dovrebbe essere costretto a emigrare in Uganda, per guardare negli occhi i bambini e i genitori di quel paese, per constatare di persona gli effetti del suo mercato, al netto del coronavirus.

Come direbbero nell’Urbe: tanti cari auguri e se entro il 25 non ci vedremo più, speriamo sia per colpa tua.

I balconi e le terrazze italici avevano sentenziato, tra un canto e una preghiera – a proposito, anche San Gennaro s’è stufato e senza ristoro non concede più miracoli – che ne saremmo usciti migliori;

certo, non sarebbe stata un’impresa fatica conquista erculea, al momento, in bilico tra un sereno Natale, blindato e una minaccia da terzo tsunami virale, angosciati interroghiamo Margherita, o anche volentieri il Suo Maestro, Cocciante:

ne usciremo?

Magari per tornare a colorare i muri, raccogliere nuovi fiori.

Nella rete, retina, talvolta rètina

Pagina della Cassa nella Rete.

Cassa da morto – ci facciamo un brindisi sopra con un ottimo rhum? – cassa dei dobloni, detta anche forziere, ma solo la mappa conosce l’ubiqua ubicazione dell’Isola del Tesoro e poi arrivarci sarebbe un’impresa a sé stante con il sestante, cassa depositi perché prestiti non ne concedono a chi ne ha bisogno ma solo a chi già risiede negli arcipelaghi elusori – eludere, eludere sempre anche al cospetto della realtà – cassa senza fondo da cui pescare a getto continuo ex ministri delle finanze pubbliche, consapevoli e orgogliosi dei loro nuovi prestigiosi incarichi, esecutori irreprensibili dell’unico comandamento, dell’unico precetto sacro e inviolabile: “Prenditi cura delle banche non ostacolarle sii amorevole e un giorno le banche si prenderanno cura di te, in case di cura extra lusso per fedeli adepti acefali”.

Il virus non è cattivo, lo disegnano così sui media scandalistici; il virus è l’unica vera grande novità – nuovo Corona Virus (nome, cognome, ma la targa?) – dell’Anno bisestile sulla faccia mascherata del Pianeta Terra, ex azzurro ora rosso come il bolscevico Marte, rosso di vergogna urgenza imbarazzo; la pandemia finirà solo quando il leggendario Meteorite – sciami di meteorismo ogni giorno prima dei tg a reti unificate – colpirà centrerà colliderà collimerà con il nostro Globo domestico; la sensazione spiacevole sgradevole è che, proprio come gli ET ex machina ex UFO che dovrebbero per statuto per convenzione letteraria per patti interstellari salvarci da noi stessi, faccia di tutto per scansarsi ogni volta, scansare gli umanoidi, scansare le sue responsabilità e si ritragga nell’ombra cosmica, a sospirare nostalgico, rimpiangendo le belle ere luminose della avanzatissima civiltà dei Dinosauri.

Il povero vituperato virtualmente virale vairus, nella realtà è solo un maestro di recitazione – metodo Strasberg o istintivo? – ma assegnato sempre a classi di allievi recalcitranti scalcianti difficili poco propensi all’apprendimento alla collaborazione all’azione teatrale: Covid19 è un grande ex attore ex alcolista anonimo ex interprete della tragedia classica, un virtuoso del teatro scespiriano; nessuna catarsi finale, solo capriole opportune opportunistiche anti infortunistiche con catapulta, dentro il Globe, ligneo terracqueo alla conclusione innaturale di lezioni infinite, mai imparate.

Lee Strasberg ebreo, nato nell’impero austero austro ungarico, folgorato da un testo teatrale di Schnitzler – Doppio Sogno o Doppio Desto (Testo)? – e soprattutto dalla divina Duse, non si offenderà se al suo metodo, affermerò pubblicamente di prediligere il metodo Lee Stan Spider-Man, il metodo Stavinskiy su Prospettive Nevskiy, perfino il metodo classico, charmant, charmat, champenois con champignon visionari: tana per i Tannini!

Michele O, oh Miché: lo sapevi che i FumettiBrutti anche se sono capolavori rischiano di essere reclusi in isolamento con maschera di ferro dentro una Turris Eburnea, condannati perché la loro stessa esistenza è uno scandalo? Non abbiamo ancora capito che la vera Arte non ha genere e in genere non viene compresa, al limite compressa pressata pressoterapizzata.

Attenti a non cadere dalla torre, si rischia di rotolare nella Tana di Shelob e dentro la sua tela rete retina da pesca; perfino l’occhiuto Sauron preferisce tenersela buona mansueta amichevole: con un gigantesco ragno perennemente affamato è difficile tentare qualche sobrio ragionamento, anche se, in fondo, anche i figli di Aracne hanno diritto ad una vita dignitosa.

Cumenda, scusi, la botte in rovere omologata abitativa la porta Lei dal suo cottage in brughiera?

Sa, in caso di naufragi – anche allegri come introvabili inconsolabili incomparabili vedove da operetta – meglio evitare assembramenti sulla romantica zattera della Medusa.