Zulù nella Giungla

A Fanna affannati, appannati, nella vista nella mente nel fisico.

In Pedemontana, cercando meravigliosi Muli, intelligenti parlanti infaticabili alpini, nella chimera di sfuggire all’innalzamento dei Mari, cercando antichi campi di calcio, per campali battaglie calcistiche, con tutto il paese pronto a intervenire, in caso di sconfitta.

Chiesette sgarrupate, campanili sghembi ove risuonano campane di bronzo, fantasma.

Niente (di) male, purtroppo anche per questa settimana, niente gusto Malaga, nelle gelaterie artigianali del territorio; peccato, non tutti i vecchi gusti meritano di finire senza gloria rottamati.

So quello che faccio, faccio quello che so, o, almeno credo m’illudo; faccio quello in cui credo, mente ferma, fermaMente: peggio mi sento.

Mai scorderai la chitarra e l’attimo in cui tutto cambiò, l’aria si fermò e gli avvoltoi e i cecchini, sui tetti delle case, sulle colline, sopra attorno alla città; arrivò il generale Inferno – anche un po’ infermo, senza discriminazione, sia mai – senza disco, con il categorico obiettivo di inoculare tutti, per forza d’amore, o per amore o per forza;

non disperdiamoci in chiacchiere.

Gas da inalare, questa la geniale soluzione per distribuire meglio i miracolosi rimedi, come in quel vecchio film di HitchcockIntrigo Internazionale, roba riservata ai veri komplottisti – stormi di aerei sopra i centri abitati, ma anche sopra distese agricole, foreste, mari, catene montuose: tutto in un colpo unico, anti crittogamici e elisir batteriologici la nuova Umanità sarà servita, di barba e capelli. Effetti collaterali pochi, q.b., quanto basta, quanto basta a loro; si sa, non pretenderete di ottenere il progresso senza corrispondere una giusta mercede(s?), vero?

Il cetaceo nuota placido nelle acque verde smeraldo, si avvicina lentamente, con giustificata prudenza, qualcuno dice con rispetto; nuota sotto la barchetta di una coraggiosa Donna solitaria, una danza cerchi concentrici, senza aggressività, senza gesti di nervosismo o paura per alcuni minuti; anche una lieve spintarella alla minuscola imbarcazione pare più una sorta di giocoso invito a interagire che una baldanzosa provocazione: sembra quasi che tra il gigantesco mammifero e la rappresentante umana si svolga un dialogo, in un codice arcano antico eppure comune, come se la lingua originaria delle Creature del Mondo fosse ancora inscritta, dentro ognuno di noi, depositata con cura dentro il DNA.

Pane tanto pane, quantità quasi infinite di pane, ricavato dalla plastica riciclata: forse fantascienza, eppure nelle fabbriche segrete di Indastria, ultimo avamposto urbano tecnologico dopo la grande ondata nucleare, Conan ragazzo del Futuro, assiste proprio a questo ‘miracolo della scienza’ (va così di moda, la scienza miracolosa): sarebbe un vero bel colpo, perché in un solo colpo risolveremmo il problema dell’inquinamento da plastica e quello della fame; ma forse, per il secondo, dovremmo solo imparare a dividere il pane quello disponibile, evitando che nostri Sorelle Fratelli finiscano a vivere gettati a terra per le strade delle città o accampati dentro immense discariche di monnezza, come fossero rifiuti rifiutati, scarti della razza umana, così egoista da non accettare in primis i limiti, naturali.

Ah cosa sarà mai questa crisi, cosa saranno mai questi limiti?

Quelli descritti da Agatha Christie, anno fatale o di grazia, a seconda dei conflitti d’interesse, 1970: quando la scienza, nuova religione di stato anzi di globo, crede di potersi baloccare oltre, oltre ragione oltre etica oltre metafisica, rischia di diventare non solo fonte di mali indicibili, ma arma finale di fine di mondo. Un’autentica complottista ante litteram, questa Agatha; Agatha, Tu mi stupisci.

Perdersi nella Giungla della Realtà, insieme agli Zulù di lingua Bantù, (ri)scoprire la superiorità della civiltà africana, pensando agli articoli di Antonio Gnoli, all’incredibile identità di vedute sulla vita dell’Uomo e della Donna nelle opere di Dante, Proust, Joyce: l’esilio o il peregrinare senza fine resta l’unica patria senza confini, infinita come la grandezza di queste menti che ci interrogano con le loro profezie e ci mostrano come questo Mondo Dopo sia già al passo d’addio, “allo stadio finale”, ma solo per convincerci dell’urgenza di edificarne uno nuovo:

forse migliore, forse più umano.

O, semplicemente umano.

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