Archivista alchimista cerusico: mestieri del domani

Archivista della memoria, archiviare, magari senza secretare o inavvertitaMente bruciare.

Alchimista della materia ché una qualche riserva aurea potrebbe tornare buona, anche se il giorno della fine non ci serviranno né l’albionico idioma né i suoi consimili e nemmeno oro, incenso e birra (quella sì, a fiumi).

Cerusico dell’Umanità e del Pianeta, magari con rimedi e cure più sensati rispetto a certi riti stregoneschi apotropaici e ritrovati spacciati al volgo per miracolosi prodotti della scienza, una a sorte.

Giustizia, più giustizia per tutti – più? Con visione ottimistica significherebbe partire da una base consolidata – anche se sarebbe importante tenere a mente che la povera giustizia è una leggera leggiadra delicata farfalla con ali trasparenti, mentre i miseri omuncoli hanno confuso come sempre concetti e valori: incapaci di rendere forte il giusto, si sono accontentati di credere il forte sinonimo/equipollente del giusto. Combinando solo disastri e perpetrando crimini: grazie a Andrea Molesini, intellettuale e scrittore, per le ampie sciabolate di luce che ogni tanto ci aiutano ad annientare le tenebre volgari in cui brancoliamo. Grazie ai suoi romanzi, autentici capolavori di ‘narrativa poetica’.

La pandemia è per sua stessa origine ontologica autoritaria, in sé stessa né buona né cattiva; si ha la vaga sensazione che qualcuno abbia approfittato, per cogliere il virus al balzo – di specie – e rendere virale oltre ogni limite e confine, l’autoritarismo ché sempre – come la furbizia con l’intelligenza – è la negazione dell’autorevolezza pacata e competente; per tacere di democrazia ed equità. Servirebbero come ossigeno dibattiti, confronti anche aspri a livello globale sulla ridefinizione e preservazione delle libertà individuali e costituzionali nel Mondo Dopo, volenti o nolenti, Era delle Pandemie.

Siamo solo all’aperitivo e non sarà happy hour forever.

Sarebbe importante anche ripensare la Memoria, in quanto la memoria stessa – storica o meno – non è più quella di una volta; troppe celebrazioni ormai divenute solo spettacolini senza capo, coda, sostanza, troppe giornate mondiali dedicate a, ché se devi dedicare una giornata a un valore a un tema a qualche categoria umana o popolo, il risultato concreto sarà sempre uno solo: non dedicherai mai nemmeno una giornata, nemmeno un minuto del tuo anno a perseguire quei nobili ideali.

Ripensare davvero, ripensare con serietà al ruolo e al contributo del sedicente uomo nel sistema chiamato Universo: per l’economia – quella di Madre Gea – più importanti le Api o i bipedi? Le industriose Api con i loro 960.000 neuroni sono in grado non solo di auto organizzarsi e svolgere in modo magnifico ed esemplare il benemerito lavoro che conosciamo, ma anche di riconoscere volti e discriminare quadri: ebbene sì, opportunaMente educate all’Arte – Esse stesse opere d’arte e dell’ingegno della Natura – sono capaci di distinguere un dipinto di Picasso da uno di Monet (se non credete al famigerato bugiardo Mercurio, prestate fede a Giorgio Vallortigara, autorevole, lui sì, neuro etologo di vaglia mondiale).

L’uomo fatica a organizzarsi per il Bene Comune, fatica a riconoscere le opere di Picasso o di Monet: come utilizza, al dunque, i suoi presunti 86 miliardi (BUM!!!) di neuroni? All’algoritmo l’algida sentenza, finale.

Vorrei vivere chiedere cittadinanza a un orto botanico: magari quello dei Ragazzi della via Pal, ma auspicabilmente a quello di Padova; per coltivare la vera vita accanto alla Palma – non quella di Sciascia, con rispetto e senza offesa – quella di Goethe, osservata durante il suo celeberrimo Viaggio in Italia; esemplare unico sul globo, la palma e l’orto. Palma nana presente dal 1585, orto botanico fondato e sempre rimasto nello stesso luogo dal lontano lontanissimo 1545. Pietra angolare, pietra filosofale e ispiratrice di tutti i suoi emuli negli altri paesi, “perché – come scrivono Alessandra Viola e Manlio Speciale, nel saggio Andare per orti botanici – rappresenta la culla della Scienza, degli scambi scientifici e della comprensione delle relazioni tra natura e cultura”.

Un concentrato di saperi per imparare a tutelare davvero la preziosa biodiversità.

Ah quelle sane antiche emozionanti leggende metropolitane sulle Rivoluzioni. Nel Mondo Prima, almeno, ti ritrovavi intruppato in una piazza stracolma di ingenui come te (oggi pare sia vietato, non è chiaro in base a quale legge di riforma costituzionale, rivoluzionaria per definizione!), poi certo alle 12.00, con il languore allo stomaco – non si trattava né delle farfalle d’amore, né della fame di giustizia – scattava l’inesorabile rompete le righe, tutti a magnà. Oggi, nel fantastico Mondo Dopo, le Rivoluzioni – tutte epocali, naturalmente – sono un’infinita serie senza soluzione di continuità né praticità, di annunci gonfiati con parole vuote. L’ultima colossale presa per il bavero color zafferano, a pari merito con la transizione verde, riguarda le terribili gabelle imposte alle multinazionali. Ma no, ma dai.

Castelli di rabbia, repressa o meno, cartelli di sabbia, quelli che annunciano appunto rivoluzioni e creazione di nuovi lavori, adatti al Mondo Dopo per umani disadattati a vivere; senza sella né sellino, cavalcare a pelo d’acqua sui cavalloni marini creati dagli Tsunami, frequenti a breve come gli annunci quotidiani.

Chissà se un giorno, da un Hortus Simplicium, qualcuno potrà ancora twittare: e il naufragar m’è dolce in questo mare.

Annunci e attenti agli accenti

Pagina degli Annunci.

Annunci di tutti i tipi, funebri commerciali, di coprifuoco, non coperchi delle pentole, ormai vuote, buone giuste per un cacerolazo in piazza, anche senza guerra. Negare sopire reprimere, perché l’unica via per la pace sociale, eterna, resta la santa repressione.

Del resto, non ci avevano detto che viviamo nel migliore dei post mondi possibili, considerando che non si combattono più guerre da 75 anni? A scrutare bene il Pianeta, non sembrerebbe, ma avanti così, ripetere una bugia un miliardo di volte h24, non la trasformerà in verità. Come una zucca per qualche ora carrozza principesca grazie a un magico inganno, tornerà sempre zucca; visto l’arietta che spira – anch’essa, purtroppo – meglio accontentarsi della zucca.

Chi visse di annunci, Nonna Erminia completerebbe la sentenza, da par suo: questo paese, anzi questo mondo dopo – mi perdoni l’Avvocato Mauro Sandri per le modifiche improprie al suo saggio aforisma – vive di annunci roboanti, virali più dei virus, e poi, inevitabilMente, muore di realtà, quella vera concreta naturale.

Onanismo marziano, ingenuità di fabbricazione terrestre, eterodiretta da Pasadena – Olimpiadi di Los Angeles 1984? – il drone studierà per noi il Rosso Pianeta, in attesa che i bolscevichi al potere si arrendano alle leggi del mercato; se i riccastri vogliono come sempre decidere tutto loro, perfino chi debba possa abbia i crismi – il karisma no, non fa per voi, nemmeno il karma – per competere al grande circo dell’intrapresa, i primi a non credere nel libero mercato, i primi a stritolarlo con lacci di seta nera, sono proprio loro; poco importa e/o differisce che si tratti di sport professionistico o esplorazione dell’Universo, cui, piccolo dettaglio, nessuno ha chiesto se sia favorevole.

Con la super lega, finalmente i padani potranno sognare di nuovo l’indipedenza e un Doge illuminato che garantisca prosperità ai sudditi della Serenissima; il torneo ora genuinamente amatoriale con grande coppa finale Bucintoro d’oro, sarà trasmessa in ogni sestiere, anche se per accedere correttamente allo streaming lagunare, servirà il sestante di bordo (per fortuna, il truffaldino mose, nessuna parentela con il Mosè di Michelangelo, nato già guasto, anzi marcio, dentro, nel frattempo sarà divenuto un’installazione per turisti, di bassa lega); per le radiofilocronache in diffusione, la trasmissione ufficiale, da 90° minuto, si chiamerà, per adeguarsi alla nuova incredibile ricchezza – dei soliti famigerati – miliardesimo minuto (Bucchi docet); state sereni, la minuta dei conti cifrati, occultata dentro scatole cinesi, resterà sigillata in bunker post atomici su isole e atolli mai trovati. Così, a pelle, questo specie di atollo mi sembra un gran figlio del Mare.

I super scienziati, speriamo non i virologi e gli infettivologi che da 14 mesi non ne azzeccano una, nemmeno su suggerimento di Zeus, pare abbiano individuato un nuovo corpo celeste, forse un pianeta simile alla cara vecchia agonizzante Terra. Anche perché nel frattempo, il mega iceberg A68 che rischiava di collidere contro le coste della Georgia, quella del Sud, con terribili conseguenze per la povera fauna locale, si è in realtà frantumato a causa della temperatura troppo elevata dei mari e dell’atmosfera; mentre tutti sembrano sollevati – come sempre, avendo eliminato il senso di vergogna – da ogni responsabilità individuale e collettiva, colgo controcorrente inquietanti presagi. Dormire sognare, forse migrare, trasmigrare come facevano gli Uccelli, ma per la razza umana, fuggire (come?) in massa verso un nuovo Eldorado Eden Megalopoli cosmici, sarebbe un escamotage di comodo: prima dovremo rimediare ai danni terrestri, poi, casomai, i più meritevoli potranno concedersi un periodo di ferie, stellari. Avevamo giurato che saremmo diventati migliori, invece sarebbe già festa grande, fossimo rimasti fallocefali come eravamo, prima.

Colonna sonora suggerita, per celebrare l’arrivo in Albione dell’avariante indiana: Arrapaho degli Squallor, solo per autentici intenditori; almeno 40 minuti di allegria saranno sicuri, il resto lo scopriremo, a partire dalle vergogne, solo vivendo, chi potrà.

Annunci di pubblica offerta, progresso sociale, piccolo spazio pubblicità progresso: quanto dura il vostro rimedio, sei mesi, un anno, forse 18 mesi, magari 24? Gli Alchimisti non riescono a trovare la risposta, ma se qualche antichissimo Druido – barba bianca d’ordinanza – ci vende la pozione, magari con ingredienti che giungano non contraffatti da bachi malandrini attraverso la Via della Seta, si aggiudicherà appalto, scudo fiscale, scudo penale (non fallico), vitalizio, per lui e per tutte le generazioni future: della sua famiglia.

Pagina finale degli annunci e dei quesiti; non esitate a inviarne a go go, ma attenti a non sbagliare qualche accento: se avete quesiti da pòrci, questo è la fattoria ideale.