Glowing futuristic city underwater with skyscrapers and marine life

Scomparire

Viviamo (?) sommersi.

Non dalle acque, non siamo Atlantidei – dei degli atlanti? – , non siamo tutti veneziani, inseguiti da piene epocali.

Gli ecosistemi digitali ci hanno fagocitati, non eravamo pronti e, forse, non lo saremo più.

Ciò che è buono, è stato rimpiazzato, in fretta e, soprattutto, furia, da ciò che è veloce, anzi, efficiente; temo non si tratti di progresso.

La pandemia prima, le 60 guerre globali ora, hanno fatto il resto e probabilmente eroso la nostra tenue capacità di restare umani.

In Friuli, ci eravamo presi avanti, abbiamo precorso i tempi: grazie. si fa per dire, allo spaventoso Orcolat – orco gigantesco e annientante – , il terremoto del 6 maggio 1976. Con lo sciame di scosse successive, nei mesi seguenti, che hanno contribuito a demolire il poco rimasto verticale e integro. Come scrive Walter Tomada, nel suo imperdibile saggio La faglia dentro (Edizioni Biblioteca dell’Immagine), la sfida per il popolo friulano fu riuscire a immaginare un nuovo Friuli, ma “com’era e dov’era“.

Allora, fu, lo digito con cautela, possibile; regione ricostruita materialmente, mentre, moralmente, chissà.

Adesso, non mi sbilancerei: globalizzazione, covid, crimini bellici, hanno mutato tutto; noi, non potevamo, non siamo immuni da questi stravolgimenti totali.

Forse – mio avverbio di riferimento, personale e collettivo – dovremmo tutti, donne e uomini di sana e buona volontà, indossare tute blu e di nuovo, come si faceva negli anni ’70 del 1900, marciare compatti.

Magari raggiugere Campi Bisenzio, Firenze (se esiste ancora), partecipare volenterosi, curiosi, propositivi, al Festival di letteratura working class; quella spesso cantata e celebrata da Bruce Springsteen, con le sue liriche in musica.

Partecipare, sì, marciare, anche: considerato che purtroppo in “codesta nazione“, protestare perfino passivamente, rivendicare i propri diritti sociali, politici, umani, nonostante sia un diritto (vogliate perdonare il papocchio linguistico) garantito dalla Costituzione, è diventato un’azione considerata fuorilegge, punibile penalmente; e, se tutto va male, non solo.

Non so se siamo ancora lucidi, non so dire se ci sentiamo parte di una comunità che combatte e tutela i propri diritti, le persone, il nostro Mondo. Non so se possiamo contrastare e abbattere – come Davide fece con Golia – gli sclerotici che davvero controllano le multinazionali e i fondi d’investimento – così potenti da relegare i governi, nazionali e internazionali, al ruolo di pallidi, inutili fantocci – ; solo abbandonando la solitudine ‘social’, solo recuperando e ricreando solidarietà e sentimenti condivisi e comunitari, potremmo almeno tentare. Una riscossa di genti, di popoli, di Umanità.

In Italia, il caporalato è diventato ‘sistema massimo’ del lavoro, muta agevolmente forme, mantenendo inalterata la sostanza; nel mondo, parimenti, siamo sottomessi e schiavizzati da un sistema che ci ha resi monadi manipolabili, facilmente eliminabili, fisicamente, quando non più utili, tramite drone, esempio molto concreto e attuale, o tramite cancellazione sociale.

Simone Angelini, fumettaro abruzzese autodidatta, con il graphic novel Rifrazione fantasma, ipotizza che “sparire è l’unica difesa che abbiamo; in questa distopia sfasata ho tentato di aprire uno scorcio su un universo parallelo al nostro. Per capire cosa sia successo negli ultimi 50 anni, ci vorranno secoli“. Chissà se basteranno, se si salverà un barlume di umanità.

Sparire, scomparire, contrario di apparire, ovvero: farsi vedere, fare mostra di sé, come certifica l’amica etimologia; manifestarsi in un luogo, arrivando all’improvviso; in ultimo, in senso non troppo figurato, presentarsi in giudizio.

No, meglio di no;

meglio, vestire con eleganza – di modi, di atteggiamento, di portamento e comportamento – fare bella figura.

Compatti, uniti, da vera stirpe della Terra.

Altezza

Non siamo all’altezza di Sua Altezza il Re del Mondo, non sovrastiamo in altezza nessuna delle altre creature del Globo, non siamo, sempliceMente, all’altezza del compito che il Cosmo ci ha affidato

Dovremmo riportarci a quote più normali, aspirare ad un ciclo di vite – non giro di vite – virtuoso, aprirci alle esperienze le più varje, imparare a percepire le nostre voci interiori e quelle sussurrate dall’Universo.

I semi della Vita a chi appartengono? Li vogliamo conservare e curare davvero, ma come faremo se ci lasciamo vincere dalla tentazione di svenderli all’offerente peggiore? Se lasciamo che i ghiacciai si sciolgano, senza intervenire in modo radicale sull’ecocidio perpetrato senza soluzione di continuità, senza soluzione al problema, dai sicari mercenari, al servizio acefalo amorale dell’economia fossile?

Ancora: salveremo i semi, di certo facendo spallucce alle mutazioni trans (trans, ma non come Priscilla regina del Deserto!) geniche che aggrediscono sapori odori perfino colori.

E’ il progresso che va, più futurismo per tutti. Un tempo che fu, nel Mondo Prima si cantava E’ la pioggia che va… e ritorna il sereno, se sereno ancora non è, si rasserenerà; sapendo a priori che quando cantano troppi galli, non arriva ancora il giorno nuovo, o un giorno finalmente nuovo.

Progresso con ‘umanità aumentata’, non più umanità nel mondo, ma con quelle stramberie da realtà virtuale, però innestate negli organismi degli uomini, per trasformarli in iron men; solo quelli che già di loro sono farciti di soldoni, nelle vene non sangue ma banconote, dalla doppia elica del dna flusso inarrestabile e continuo di sonanti bit coin.

Da lanciare senza esprimere desideri nell’ologramma della Fontana di Trevi.

Viviamo un’epoca terribile nella quale forti correnti contrarie, tentazioni malefiche inutili, ci sommergono come le continue cattive notizie, alimentate da cattivi bipedi, infami; per fortuna, la realtà non esiste.

Ossessionati allucinati annegati dai frutti amari, letali della comunicazione di massa per distrarre le masse, ché mai lo stato, quinto o classificato come e dove può, rialzi la testa, magari per rimetterla in funzione: come diceva quel filosofo siculo, comunicare è da insetti – con tutto il rispetto e l’ammirazione dovuti – esprimerci dovrebbe essere nostro, nostro compito e anche dovere, categorico. L’imperativo, cediamolo ai dotti, della lingua madre: non ci garbi mai più comandare, né assoggettarci a comandi.

Chissà se la libertà d’espressione, la creatività, l’empatia faranno parte dei circuiti integrati – chissà quanto integri integerrimi – della sedicente umanità aumentata; in effetti, non essendo riusciti a diventare umanità umana con le nostre risorse naturali, ci siamo rivolti agli alchimisti rozzi della magia nera sintetica.

  • – Lo sai che nel 2050 il Pianeta ospiterà più di 10 miliardi di abitanti (scongiuri e riti apotropaici opportuni, più di sempre)?
  • – Ecco, vedi, come dicevo: umanità aumentata!

Caro Saverio il Cercatore, Tu che hai raccontato la storia dei soldati di Salamina, sotto la divisa, uomini dotati di intelligenza, capaci di empatia humana pietas, Tu che hai smascherato impostori, illuminato istanti fatali, forse sai, conosci l’ispirata mano che nella tua terra iberica, su molti muri, ha aggiunto allo sciocco ebete inneggiare ‘viva Franco’ – dittatore sanguinario – il sacro cognome ‘Battiato’; un colpo di genio, perché la Bellezza anche quando migra in altre dimensioni, sempre trova il modo di spegnere l’ingiustizia la bruttura la sopraffazione. Con leggerezza, con ironia.

Il 25 maggio del 1521, Carlo V emana l’Editto di Worms con il quale dichiara fuorilegge Martin Lutero; nel 1787, a Filadelfia, molto prima dell’arrivo di Bruce Springsteen, i delegati degli stati più o meno uniti, con l’aiuto di George, Washington, lui in persona, non la capitale, si riuniscono per scrivere una nuova Carta costituzionale; nel 1895, Oscar Wilde, viene condannato a due anni di prigione per sodomia e volgare indecenza; nel 1935, il vero Figlio del Vento, Jesse Owens, in soli 45 minuti, durante un meeting di atletica leggera nello stato del Michigan, infrange o eguaglia quattro record del Mondo (Prima): un ragazzo nero, povero, nato da una famiglia contadina in Alabama – se volete capire qualcosa della questione razziale laggiù (non nell’Arizona, Alabama, sempre Usa), leggete l’omonimo romanzo di Alessandro Barbero – che solo un anno dopo, alle Olimpiadi di Berlino, organizzate per celebrare l’apoteosi della vil razza ariana, si toglie lo sfizio di vincere 4 medaglie d’oro, in faccia a Hitler e a tutto lo stato maggiore nazista.

Al momento, siamo come una mandria di cammelli, in transumanza coatta, dentro una grondaia. Auspichiamoci un crepuscolo quieto, ma il Giardino è ancora gelato.

Forse la Bellezza non salverà il Mondo, non riuscirà a redimere i peccati capitali degli uomini, però coltivandola con intelligenza ed equità, forse ci aiuterà un giorno a cancellare l’incubo da noi stessi creato:

non recupereremo la memoria di tutti i nostri viaggi terrestri precedenti, come Siddhartha, ma potremo prepararci, renderci degni, di saltare ai livelli successivi.

Buon Risveglio, Buona Illuminazione.

Senza nemmeno bisogno di un lasciapassare.