Tutto si trasforma

Lo sosteneva qualcuno, con convinzione, con ottime conoscenze; nel senso di cultura.

Stéphane Mallarmé citato da Jorge Luis Borges, o viceversa; poiché io, certo non loro – l’oro? – sono il vanto dell’ignoranza crassa.

Aggiungeva Brodskij, infine, che il male politico è sempre un cattivo stilista. Chi legge, chi sa narrare, sviluppa in modo naturale un raffinato gusto per il bello, sa distinguere tra le verità e il kitsch, tra le verità e il fake; non si accontenta dell’acrimonia immotivata generata dagli sciatti, vuole le storie delle persone che tratteggiano i volti, respinge al mittente le teorie che vorrebbero cancellare la nostra umanità. Raccontare dona il super potere più grande, più prezioso, l’unico davvero imbattibile: l’empatia.

Garantisce e spiega questo, nei dettagli, entusiasmanti per chi ama la letteratura, il poeta e scrittore Georgi Gospodinov, autore di una formidabile lectio magistralis; viviamo in un’epoca dura, disumana, che mai nella storia si era verificata: annichilimento del mondo, annichilimento della memoria. Come in The neverending story, il nulla assoluto tritura tutti e tutto. Leggere e scrivere ci salveranno, ci regaleranno non solo speranza nel futuro, ma progetti concreti, perché le parole sono le paladine di pace che sanno conferire ordine al caos dell’universo.

Come in una canzone di Franco Battiato e Giusto Pio, tutti cerchiamo un’altra vita, anche se siamo soli, spaventati, quasi completamente arresi: le telenovelas di sottofondo a divani abbandonati a telecomandi in mano e sulle strade la terza linea del metrò che avanzano inesorabili sono bazzecole, eppure acuiscono le frustrazioni e il nostro senso di disagio, inadeguatezza, inutilità. Un’altra vita, vi prego, il mio regno per un’altra vita. Magari la stessa, ma dall’inizio. Vergine.

L’orbe terracqueo si è tramutato in un gigantesco porto – lo è sempre stato? – e noi, illusi privilegiati nordoccidentali, affacciati alla finestra crediamo di assistere allo spettacolo di arti varie, variegate della multiforme umanità. Come scrive Filippo La Porta, l’ideale stilistico di Italo Calvino era un’acqua limpida – ora, difficile anche solo immaginarsela – così trasparente da consentire un’osservazione perfetta della storia, come appunto una finestra sul porto. Manuel Agnelli, languidamente steso su un balcone, obietterebbe che il porto sembra un cuore, nero e morto (cuore di tenebra?), che però ci sputa una poesia. Ennesimo dono della parola e dell’inventiva. Della facoltà umana di creare, quando non siamo sconnessi dalle nostre peculiarità.

L’intellettuale francese Edgar Morin, sociologo e filosofo, sconfitto il tempo cronologico, 103 anni d’età (anacronico), pubblica il suo primo romanzo: L’anno ha perso la sua primavera (Guanda). Conservato in un cassetto dal 1948, “per pudore, perché non sapevo se avessi abbastanza talento per scrivere un buon romanzo“. Lezione da imparare a memoria, metabolizzare. Ci ammonisce, ci sferza, ci incoraggia, lui può: “Le tragedie si susseguono con differenze e tratti comuni. Ciò che si ripete è il sonnambulismo dei governanti e dei popoli quando si vive e si subisce la corsa verso i disastri“. Ormai, non c’è più nemmeno l’orchestrina sul Titanic, e noi, temo, non l’ascolteremmo distratti da miriadi di sciocchezze, banalità – la cui somma provoca tragedie.

Al limitare del sentiero, forse prossimi a raggiungere l’agognata altra esistenza – o qualunque altra forma sussista – così raccontano quelli che sono stati vicini ai ‘congedanti’: perdono ogni interesse per questa vita terrestre. Morin a parte, ma scriviamo di veri fenomeni. Anche loro, però, sanno che narrare una storia impedisce al mondo di finire; anzi, lo rigenera.

Ecco che, alfine, si avvera la ‘profezia‘ di Mallarmé, quella del titolo, finalmente completa:

tutto, prima o poi, si trasforma in libri. E ci rende liberi di volare, ovunque, senza limiti.

Anche contro, oltre i mali peggiori: propaganda, odio, Apocalisse. Proprio come scrive Gospodinov.

Leggere e scrivere, per vivere in eterno.

Rivelazioni (apocalissi), rilevazioni

Pagina delle menti, allo stato bradipo.

Lasciando, abbandonando una comunità – grande, piccola, media che sia – senza regole, senza limiti, allo stato brado, rischiamo di ottenere effetti perversi, lontani dallo stato brado dei puledri selvaggi, nelle vaste praterie di un qualche pianeta.

Focalizzarsi, chissà poi il perché e financo il per come, su Lepanto, battaglia navale antica di una certa rilevanza storica, e anche di una certa risonanza: misteri della psiche, sempre la stessa dell’incipit.

Mannaggia alla miseria, perdonerete l’impeto e l’assalto; la miseria, come la disdetta, ci vede benissimo, è davvero scientifica, colpisce sempre con estrema precisione i soliti poveracci. Del resto, è anche colpa loro, sono sempre in troppi. Afghanistan, terra petrosa, terra del cuore, martoriata e martire, sii, se mai potrai, santa e salda nella resistenza, ad ogni nuova tragedia.

Il canto libero di Elisa è sempre più verde – Elisa Toffoli – e il suo ritorno musicale al Futuro è un giusto, auspicabile ritorno alla Natura; la Musica può e deve essere sostenibile, nonché veicolo per una vita equa, giusta ed ecologica: l’idea della Cantautrice sembra ancora oggi un’utopia o una provocazione, eppure la follia spesso è solo il sinonimo della visione di realtà alternative, in attesa di realizzazione concreta; biglietto agevolato per concerti con migliaia di spettatori che pedalando, consentono di realizzare spettacoli dal vivo, a impatto ambientale zero. Come direbbero le nostre amate Nonne: gambe in spalla e via andare, anzi, pedalare. Chi comincia?

Le congiunzioni astrali sembrano favorevoli: a breve nella volta cosmica il raro allineamento di 5 pianeti – piano pentaplanetario? – visibili a occhio nudo, Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno, ma vivo e aperto: avevo frainteso o iper inteso la notizia, scambiando visibili con vivibili; ormai da anni, dentro l’armadio, oltre agli scheletri e ai fantasmi, conservo una valigia pronta, con una sola giacca pesante, anzi pensante, e poche rimembranze, quelle più leggere: pronto a salpare. Purtroppo, anche stavolta si tratta di una fugace – lei sì, fortunata – illusione. Mercurio, però, con l’immeritata fama di egocentrico presenzialista, uscirà finalmente dall’ombra della luce solare e sarà ammirabile in tutto il suo notevole splendore.

Pare che, nonostante tutte le avversità storiche, Mama Africa conservi il primato di continente più fiducioso e ottimista nei confronti del futuro, ma solo per chi riesce – attrezzi e bagagli – a trasferirsi verso altri lidi; non saprei se interpretarlo come segnale positivo; certo, chi è pronto con la sacca da viaggio in mano o sulle spalle si conferma un inguaribile ottimista, o, in alternativa, un coraggioso esploratore dell’universo delle possibilità.

Citando indegnamente, parafrasando un Maestro che non meriterebbe sfregi – Borges – i libri sono estensioni degli uomini sui generis (sui generis le estensioni, non gli uomini, famigerati alieni): non sono strumenti materiali, quali una pala, un coltello o un’arma, ma sono prolungamenti della memoria e dell’immaginazione, sono estensioni delle anime che si materializzano e consentono a chi cede alla loro fascinazione, di librarsi e volare, negli spazi immensi, infiniti.

Il 24 giugno non è il 24 maggio, parrebbe, distratti da afa e zanzare, razionamenti idrici e incipienti crisi alimentari, una data come un’altra, una data anonima: ecco, oggi, ma nel 1910, nacque (fu fondata) l’Anonima lombarda che detta così sembra un’associazione criminale dedita ai sequestri, invece era la fabbrica delle automobili Alfa (nessuna notizia di Omega). In seguito, conquistata nel cuore da Romeo, divenne una vera industria moderna – Alfa Romeo, elementare Watson – capace negli anni di produrre vetture leggendarie, per coloro che amano il genere; anche una carrozzeria ribattezzata disco volante. A proposito, chissà mai chi inventò la fortunata espressione: forse un alcolista anonimo (anche lui), forse uno scrittore fallito, bisognoso di inventarsi un espediente letterario da dime novel per sbarcare il lunario o sbarcare sulla Luna, forse un inguaribile sognatore.

Apocalisse, ormai sappiamo che il tuo nome significa rivelazione e in te possiamo trovare l’accurata descrizione di uno sbarco di Ufo, ma nelle ere pre cristiane: saranno stati anche degli extraterrestri, quei visitatori, ma pare fossero buone forchette, sempre affamati e pronti a rimpinzarsi a quattro palmenti (avevano forse quattro bocche ciascuno?): tanto è vero che nei millenni è rimasta celebre l’espressione magnare a Ufo.

Ingozzarsi come l’anonima – mica poi tanto – sequestri multinazionale o sovranazionale che da decenni ha sequestrato le nostre vite, le vite dei Popoli del Mondo: hanno capito – essi – che organizzandosi su larga scala, controllando risorse energetiche, risorse alimentari, risorse economico finanziarie industriali, risorse medico farmacologiche, avrebbero tenuto in pugno chiunque, molto più e molto meglio di governi autoritari, dittatoriali; senza nemmeno più necessità di rapire qualcuno. Anche perché come si sa, dopo tre giorni, l’ospite diventa troppo simile agli avanzi di un pasto ittico.

Un tempo trapassato, fummo i Criceti sulla Ruota, ma nell’ambito dell’ultima serata sanremese, da vivere in gruppo, divisi in squadre in competizione surreale e ironica per riuscire a indovinare i vincitori della kermesse canora; per evitare però di restare su certe ruote di solito ingranaggi dentro le gabbie della società globale estrattiva che soffoca l’umanità – nell’accezione più articolata e ampia – dovremmo dedicarci quanto prima, prima che anche il troppo tardi sia scaduto, agli Orti:

delle culture, delle colture.

Rivelazioni, rilevazioni, carotaggi malevoli che promettono scenari prossimi venturi da vaso di Pandora, aperto da Cassandra.

Meglio e con una certa sollecitudine, la nuova società degli Orti, prima che qualcuno ci obblighi – e non si tratta di una grottesca esagerazione – a risolvere la questione climatica oscurando “quell’accidente di Sole“.