Stupor Mundi

Stupor Mundi, Stupor Mundi, perché ci hai abbandonati?

Stupor Universi, Puer Apuliae, Puer Stupinigi (forse no), stupende stupefacenti, poco stucchevoli visioni.

Scomuniche plurime per eresia, talvolta costituiscono autentiche patenti di valore al merito: civile umano culturale.

Il Mondo non lo abbiamo inventato noi adesso, per fortuna: le velocità di crociera delle civiltà sono sempre state molteplici, ad uso e consumo, alla bisogna dei Popoli nei cangianti contesti: il ritmo del Sud scandiva nel 1200, nel fantasmagorico Medioevo e dintorni, l’evolversi delle Arti della Cultura delle Scienze, delle riforme sociali e del diritto.

Se allibite per i mitici animali sfogliando bestiari dell’Asia, quella musicale gucciniana, non oso immaginare le vostre incontrollabili stupefacenti stupefatte reazioni, doveste mai imbattervi negli animali – meno mitici, assai più insidiosi – da Stupidario dei giorni dell’Avvento, in questo Globo stordito del Poi.

Un Poi molto lontano – non ci somiglia per niente! – da quello che cantavano i Micronauti in Futuromania.

Nemmeno la guerra è più la stessa; finché c’è emergenza – stato di perenne – c’è, purtroppo, speranza. Non per gli umani. Ventidue mesi consecutivi, un record mondiale, anzi, 22, una rosa completa per partecipare alla competizione; quella calcistica resta al momento un’ipotesi, una chimera del Qatar, quella sanitaria, oibò, senza soluzione, di continuità.

Stupefacente fu, la disfida: chi lanciò il guanto, chi lo raccolse; Amundsen e Scott scommisero tutto e tutto di sé stessi tra di loro, con l’idea fissa il sogno l’ossessione di raggiungere via mare per primi il Polo Sud. Il ghiaccio bollente fu appannaggio dell’indomito intrepido norvegese, ma tu sentinella che vedi? La consueta catastrofe psicocosmica per gli uomini semplici? Quelli il cui nome è talmente piccolo da risultare troppo ingombrante per essere stampato sui libri di Storia o nominato nei documentari? Meno male che ai tempi nostri, i due generi sono ormai desueti, poco frequentati, pochissimo bazzicati.

Certe memorie non si cancellano, restano custodite nelle ribaltine segrete in fondo al cervello; ribaltine che all’improvviso inaspettatamente si aprono da sole e inondano la mente e l’organismo con la loro essenza, trascinandoci catapultandoci senza possibilità di appiglio scampo fuga, in quello che eravamo.

Lo sapevi che El Zorro, in principio fu un prete? Tra tonaca e mantello nero, in fondo, poche differenze: il curato padre Miguel Hidalgo y Costilla, suonando le campane del villaggio di Dolores Hidalgo – sono io stesso confuso dalla toponomastica e dalla intricatissima nomenclatura messicane – il 16 settembre 1810 chiamò esortò incoraggiò il Popolo del Messico all’insurrezione contro i dominatori ispanici; perché quando l’oppressione è senza limiti, la rapidità di reazione e ribellione può sempre infrangere le catene e il molesto giogo degli oppressori.

Stupor Mundi, Stupor Mundi: adolescente predestinato ai fasti, crescesti in Magna Grecia, come uomo anche Tu cadesti preda di abbagli ed eccessi, ma fosti un ponte intellettuale, spirituale, in carne e ossa tra Occidente e Oriente; governatore illuminato, multiculturale e soprattutto visionario:

vero, perché la Trinacria era tutto il Sud, impero indiscutibile del Futuro, all’epoca mirabolante.

Convocate nella vostra cattedrale il Cancelliere Aulico, fatevi insegnare il più bel sonetto della Scuola Sicula e pregate:

per il subitaneo ritorno nell’Universo di un Novello Stupor Mundi.

La memoria dei Mammuth e delle Pietre

Facile battuta: alla razza umana servirebbe un hard disk quantistico (come sono aggiornato!), una Memoria quasi infinita, come quella dei Mammuth.

I Mammuth si sono estinti, però se lo ricordano bene! Soprattutto, rammentano i perché e tutte le eventuali sciocchezze che hanno commesso; poi certo, una cospirazione universale contro di loro ha giocato sporco, eliminandoli in blocco ma questa è materia per paleontologi e storici.

Sei forse tu paleolitico? Dunque, abbi almeno la dignità del Silenzio.

Io da paleolitico quasi parente dei Flinstones e soprattutto di B.C. posso continuare a compulsare sciocchezze, virtuali.

Litico, appunto (litico, anche con me stesso, appena sveglio al mattino): perché oltre alle memorie virtuali esistono quelle delle pietre, altroché miscredenti malfidati. Per tacere, dei paradossi – dossi stradali? – che non sono paradenti o para bellum o para parti delicate, ma forse ci arriveremo; nel senso, a intenderci non ai sospensori utilissimi ai discepoli di Tersicore.

Le pietre emiliane soprattutto hanno voluminosa memoria – da suscitare l’invidia di Pico della Mirandola – ma anche quelle del Foro Romano e quelle del Partenone, se proprio non volete considerare la mirabile Magna Grecia (peggio per voi, senza offesa): interrogate in modo giusto e adeguato, ne avrebbero da raccontare.

La memoria, la memoria, della storia, delle Storie; un registro scolastico compilato quotidianamente con piccole volute – le volute di fumo azzurro lontananza, azzurro nostalgia – imprecisioni e ai posteri non sarà demandata l’Adua sentenza, ma tramandata una piccola verità storica, parziale, aggiustata, a uso e consumo.

Memoria, per chi volesse affrontare la sfida, Proust e Joyce vi attendono a braccia e tomi spalancati.

Pietre nella testa, quelle calpestate in epoche diversi, in snodi drammatici della vicenda umana sul pianeta, da Aristide e Hermes; se 22 e 14 anni vi sembrano pochi molti giusti, per affrontare le prove sovrumane imposte da guerre atroci, in Africa, in Europa, decise da uomini aridi pavidi gretti avidi: stupidi.

La memoria dei virus mutanti è formidabile – ah, ci fosse ancora il covo di quei formidabili pirati salgariani, dell’Emilio, che da bambino avrebbe voluto imparare non solo a navigare, ma a disegnare il Vento – meno quella dei bipedi che in teoria dovrebbe vigilare sulla nostra salute e garantire un’equa distribuzione delle risorse, comprese quelle scientifiche mediche farmacologiche.

Non ci sarà mai vera Giustizia fino a quando lo stato riterrà evasore un Poeta Inventore come B.M. – non il sedicente duce,m a Benito Martinuzzi – nullatenente causa affannoso inseguimento di un Grande Sogno, mentre continuerà a trattare con guanti bianchi i furfanti della grande evasione, quelli che uccidono scuola, ricerca, salute pubbliche.

Un gatto di pietra può ispirare un paradosso della branchia meccanica della fisica quantistica, conservando agilità e magia prettamente egizie, dell’antichissimo Egitto; se non mi ritenete affidabile né credibile – giustamente – crederete a Erwin Schrodinger che nel remoto, nel senso di lontanissimo da noi, 1935 utilizzò anche molta ironica fantasia per evidenziare quanto la meccanica quantistica applicata a un sistema fisico macroscopico portasse a risultati irridenti il buon senso quotidiano: noi, come il celebre gatto, possiamo essere considerati all’unisono vivi e morti, come i portentosi rimedi potrebbero senza dogma essere considerati efficaci o perfettamente inutili; del resto la ricercatrice sudafricana Coetzee – omonima di un grande Nobel della Letteratura – nonostante si sia sgolata per spiegare che Omicron causa sintomi lievi nonostante la rapida trasmissibilità, non è riuscita a evitare il solito allarmismo mediatico, con crollo delle borse e psicosi globali, peggio di quando sulla Terra giunsero i rettili alieni chiamati Visitors.

I Mammuth marciano, magari in modo flemmatico, le memorie quantistiche – memorie di Adriano, memorie di un Quanto – no, quindi sono utili non solo quali intelligenti animali da compagnia, ma nel caso, da soma;

le memorie virtuali di un comunissimo pc o quella di una chiavetta usb sono leggerissime volatili frivole, possono fuggire disperdersi scomparire nello spazio più o meno infinito;

quelle dei colossi litici no, non saranno pratiche da trasportare o portare, hanno il vantaggio però di essere – di solito, perfino in questo Mondo Dopo – stanziali:

sai sempre dove trovarle.