Giardino delle delizie

Buen retiro: un obiettivo, un progetto, uno svolazzo onirico; perché no?

Anche buenos dia, buen viaje, buen camino – non quello da cui dovrebbe passare ogni anno Babbo Natale (con o senza renne?) – ma il cammino, passo dopo passo, goccia dopo goccia di sudore, gioia dopo fatica, di Santiago.

Deambulare placidi nel mitologico Giardino delle Esperidi, con tranquillità visitarlo accuratamente in loro compagnia – delle Esperidi, che forse sono tre, cinque o sette, a seconda di chi narra o delle esigenze del momento – , scoprire i segreti magici di questo luogo, collocato in nord Africa, tra Marocco e Algeria; in alternativa, o in aggiunta, deambulare per i meravigliosi giardini pensili (non prensili) di Babilonia, altrettanto mitologici, in quanto mai davvero collocati geograficamente, anche se furono una delle sette Meraviglie del mondo antico;

Babilonia o Ninive? Assiri e Babilonesi; Assiri o Babilonesi? Dilemmi amletici, esistenziali e la Storia stessa, l’esistenza, più che prove tangibili e incontrovertibili di sussistenza, esigono prove di fede, con cautela e rispetto digitando.

Oggigiorno, potremmo accontentarci – se così vi garba che io compulsi – non (solo) del giardino dei Finzi Contini, ma dei giardini all’italiana, o all’inglese, perché sempre la presunta e già menzionata Storia si schiera con chi è più furbo nell’accaparramento delle idee migliori, più redditizie; consideriamo che folleggiare nei giardini fiorentini di Boboli costituisce sempre un notevole e confortante procedere. Non bastasse tutto questo, organizzare un viaggio in Normandia, per bearsi tra le meraviglie floreali del giardino creato da Monet – per esempio – , o volare nel Paese del Sol Levante, per ammirare estasiati i giardini Korake-en, a Okayama; prima il dovere, poi abbandonarsi languidamente ai piaceri più delicati e raffinati. Non pensate male, per favore: mai.

Probabilmente – la mente è sempre centrale e fondamentale – non deve essere facile coltivare giardini e sogni, soprattutto facendolo da bambini, bambini della Sicilia, profonda e autentica; issarsi su un carrettino motorizzato, rinunciando alla formazione scolastica, e andare in giro a vendere arance e limoni, per aiutare il proprio padre a rendere accettabile e sostenibile il bilancio familiare. Eppure, tra realtà e mito, come spesso accade alle vicende in Trinacria, questa è la storia della vita di Venerando Faro, il cui solo nome già meriterebbe racconti, romanzi, spettacoli teatrali, lungometraggi.

Antonio Gnoli di La Repubblica, scrivendo di lui su Robinson, lo definisce “vivaista, imprenditore del verde, visionario“. Solo un ‘creattivo’, un visionario avrebbe potuto realizzare a Giarre, Catania, il più grande vivaio d’Europa dedicato alle specie mediterranee.

Un uomo mite che, con la saggezza maturata in decenni di frequentazioni arboree, – “gli alberi andrebbero chiamati con i loro nomi (carrubo, olivo, arancio), perché i nomi creano il bene più prezioso, l’identità e la diversità” – ora, pacatamente, può dire: “So che si sogna soli, ma la realizzazione dei progetti onirici avviene solo insieme agli altri“.

Il parco è stato battezzato Radicepura, qui si difendono con umiltà e semplicità, la bellezza e la memoria, del territorio e del mondo stesso; con la stessa tenacia degli alberi, delle piante: “senza ostilità, una pianta non preda, non uccide, non odia; ha solo bisogno di luce, acqua e terra, può vivere migliaia di anni“.

Qui, ogni anno, oltre ai visitatori, “giungono giovani progettisti vivaisti da ogni latitudine del pianeta, desiderosi di rendere concrete le loro idee in sintonia con il paesaggio mediterraneo“.

Qui è delizioso smarrirsi da soli, in solitudine sognare le fantasie più belle, più consolanti, più feconde;

qui è fantastico ridestarsi in compagnia e, con la forza e l’energia che derivano dall’agire per il bene comune, vivere in armonia e vigore, come il Popolo degli Ent, immaginato da Tolkien;

non a caso alberi, ma dotati di ontologia e poteri magici.

Zappa e potere (o podere)

Il potere della zappa ritornerà a estendersi su tutte le terre emerse e anche sommerse, in maggioranza dilagante, a breve.

Dal potere del cane – fatto notorio incontestabile, nonostante certe accademie hollywoodiane – al potere della zappa, il passo sarà naturale, anzi potrebbe trattarsi di paso doble, connubio auspicabile: evolutivo, finalmente.

Come diceva sbraitando un antico caporedattore sanguigno: Zappa! Lui non invocava Frank, il grande chitarrista, né celebrava l’utile fondamentale strumento; apostrofava i sottoposti – la manovalanza redazionale – quando commettevano strafalcioni, quando scrivevano castronate e/o castronerie (non prodotti gourmet Castroni); oggi, nel Mondo Dopo, resterebbe afono dalle urla, il potere delle zappe ha conquistato in modo capillare l’intero sistema mediatico informativo e se non ci credete, leggete a vostro rischio e pericolo anche solo i titoli delle prime pagine o un banale pezzo di colore nella sezione spettacoli: piccole botteghe degli orrori dilagano.

Lo sai Paco, che polpi e crostacei, nonostante siano invertebrati, sono dotati di intelligenza raffinata e sentimenti delicati, forse molto più di noi, ormai?

Charlotte, cresciuta tra cime tempestose, rassegnata in apparenza, ribelle con l’intelletto e la creatività, potresti spiegare all’umanità sempre più fiaccata da inquinamento e falsità, giochini di dominio e insaziabile voracità di profitto, che la tanto reclamizzata decantata – chi lo porta il decanter per il vino? – verità, non è altro che un modo alternativo di indicare un credo, una fede? Di quale verità parliamo quando le infliggiamo l’iniziale maiuscola? Del delta delle verità? Tutte raggrumate si potenziano fino a delinearne Una, l’Unica e sola – o sòla, alla romana – oppure si elidono? Quale fastidio e/o pericolo potrà mai costituire per noi e per il nostro sistema di valori una verità altra, se in fondo si tratta solo di un modo diverso di vedere e interpretare il mondo, se si tratta solo di una fede alternativa, vestita con fogge a noi sconosciute o mai incontrate prima? Quale folle insicurezza ci spinge a volerle abbattere a colpi di vanga? Charlotte, un giorno spero vorrai insegnarci la tua canzone.

Amico روبرتو, Rubirtu, dove sarai oggi? Quanto mi piacerebbe – chimera onirica – viaggiare insieme a Te, nel deserto, nella Terra di Dio, grazie al quale – credenti o meno in un’entità se non creatrice, metafisica, libera dai nostri limiti, dalle nostre grevi zavorre egoistiche – incontrare nomadi berberi, farmi insegnare la cerimonia del te e soprattutto l’abilità di cavalcare in mezzo alle dune, incontro alla Luna rossa, piena dominatrice del nostro cielo notturno.

Come considerava con stupore Elias Canetti, l’uomo ha attraversato secoli, millenni, eoni raccogliendo nella gerla la saggezza dei suoi predecessori, per poi ritrovarsi a camminare nell’epoca attuale, con immensa stupidità.

Il vero contadino, discepolo delle stagioni, filosofo della Terra sa che solo colui che trasporta ogni giorno i secchi con l’acqua che gli serve per vivere, conosce davvero il valore di ogni goccia:

questo il grande potere della zappa.