Hanno sconfitto per noi Povertà e Morte (e nemmeno siamo grati)

Pagina della Gratitudine per la Gilda degli Alchimisti.

Pagina dovuta doverosa categorica: il lieto annuncio è stato dato ai Popoli, ma non tutti hanno capito la portata – quante portate, figliuolo? golosaccio! – del dono del miracolo che ancora una volta in questo Mondo Dopo ci hanno offerto, un miracolo da mostrare, all’Universo.

Hanno creato dal nulla il pillolo, pardon, la pillola che al 98% di efficacia sconfigge la Morte; avete capito più o meno bene? E’ così, nessuno dubiti, non siate premeditati, come contro i magici sieri: lo stesso Cavaliere, Antonius Block, di ritorno – ah, l’eterno leggendario ritorno del Cavaliere – da una qualche crociata, contro qualche infedele, ha commentato con pura gioia celestiale, finalmente potrò vincere quella dannata partita a scacchi, cara Morte stavolta ti farò nera.

Come dite, l’efficacia sarebbe più bassa? Incontentabili, pensate alla sicurezza.

Nel frattempo, il Re del Mondo – sicuri si tratti di lui e non di un usurpatore, malfidenti in servizio permanente affettivo? – ha spiegato le strategie elaborate per salvare il Natale; dal consumismo devastante, di stampo prettamente neo liberista? No, sciocchini: dalla pandemia dei non inoculati. Minoranza risicata – come certi pulviscoli partitocratici che mandano a rebelot (non confondere con Rebelote, il Ribelle) i magnifici lavori parlamentari – molto rumorosa, assai fastidiosa; se di minorati, ancora pardon, di minoranza si tratta, come può innevare innescare innervare una pandemia? Infedeli reprobi eretici, non sottovalutate, mai, le pandemie acustiche, inquinano e frantumano, perfino e in particolare i covoni, nei campi superstiti.

La Mega Gilda – un sogno, una autentica icona sexy, Rita H. – la Gilda delle Gilde dice che per disintossicare il Pianeta e salvarlo – soprattutto da noi, ma non credo, perché la soluzione dovrebbe essere radicale, moltissimo assai – dobbiamo piantare (non nel senso di abbandonarli) almeno mille miliardi di Alberi; oibò, si potrebbe nella parentesi temporale considerare l’ipotesi di smettere di massacrare quelli che già vantano solide radice dentro la Terra?

Magari aiuterebbe la Causa anche smettere di produrre quantità infinite di oggetti inutili però inquinanti, come se già il Domani fosse trapassato, trapassato come il duo horror Tatcher – Reagan: il loro liberismo senza limiti è molto più di una spada di Damocle, sull’Umanità.

Come racconta il Teatrante Sublime, Marco Paolini: nella continua sfida tra Amigdala (la nostra preziosa ‘Mandorla’ cerebrale che contiene l’equivalente del senso di ragno per SpiderMan) del sistema limbico e la regione frontale del cervello, 9 volte su 10, Essa trilla per ataviche reminiscenze di preistoriche inisdie, ma nell’unica volta che ci scuote a ragione, quella è la ‘buona volta’ che ci ha consentito – forse senza meriti – di giungere fino all’antro dell’Antropocene del Mondo Dopo, mentre sono stati condannati all’estinzione animali avanzatissimi, quali i Dinosauri.

Oggi siete più svagati e bighelloni del solito solitario – non l’Anellide, senza più compagnia in quanto troppo vorace – non avete nemmeno ringraziato il Gerarca supremo per la sconfitta della Povertà; sarà infine giunto il momento di denunciare che questi poveri sono sudici, sono loro i principali responsabili della lordura del Globo, con tutte le loro inaccettabili pretese a mani tese – vuoi mettere l’eleganza di certe braccia tese, inguainate in neri guanti di pelle, in nere essenziali divise marziali – mandano in crisi il magnifico sistema economico globale;

bravo Gerarca, sia lode a te, a te la vita eterna per la guerra senza confini ai poveri, così debellerai anche l’annosa questione della sovrappopolazione.

E della stringente penuria di risorse.

Saracinesche

Pagina Bianca, Pagina sfondo bianco per vecchie Saracinesche chiuse, abbassate per sempre, bloccate a terra da chiavistelli ormai inviolabili.

Saracinesche verniciate di verde smeraldo, in un tempo antico, anzi in una dimensione presente archiviata; verde allegro come un prato primaverile dopo salvifico acquazzone improvviso;

Pagina delle Saracinesche scrostate, arrugginite, dimenticate dai proprietari e dai passanti, abbandonate al loro destino, cigolano, gemono, si lamentano per l’incuria e per la mancanza di attenzioni, come i fantasmi che popolano quegli edifici fatiscenti da cui promanano effluvi maleolenti ectoplasmatici muffiti.

All’esterno, fuori da noi e dalle nostre case, imperversa la Danza della Morte e non so nemmeno più se sia rito macabro o festoso, se il ‘fuori’ riguardi il Mondo Prima o quello, alieno e inesplorato impraticabile del Dopo.

Saracinesche spente, sarabande di bande disperate disperse, senza bussola sotto un cielo nero di stelle, travisate con i mantelli dell’invisibilità.

Generazioni di Giovani condannate a massacrarsi per la stupida tracotanza di pochi disperati inumani che si credono potenti e mascherano la loro cupidigia di bassa lega dietro parole vuote auliche (dei patrie famiglie…), generazioni annientate, persone di ogni età, moribonde e/o decedute, in infinite file, cataste, piramidi di bare senza nome, senza un saluto, senza più parole, senza un commiato affettuoso, senza un abbraccio fisico o anche solo ideale;

l’uomo diventa ritorna si scopre tremebondo nulla, pulviscolo evanescente primordiale.

Niente faccia, niente nome, niente identità; eppure ottenebrati dall’illusione criminale e letale di dominare il mondo, per inesistente diritto divino.

Il Pianeta e la Natura, flemmatici e incuranti, preparano senza fretta né alterigia, la necessaria finale raschiatura della vecchia pergamena, ormai consunta da troppe banali riscritture, inutilizzabile, incartapecorita, malsana.

Una catartica palingenesi e il giardino dell’Eden risorgerà non dalle ceneri, ma da fonti incontaminate, mai sfiorate da mani umane, splendido sontuoso, di sbalorditiva Bellezza.

Per pochi eletti o per nessun elettore.

Dopo. Tutto questo trionfo della Vita, dopo di noi.

Senza di noi, perché la pietra pomice avrà ripulito l’Universo anche dalle residuali vestigia umanoidi.

Un palinsesto, un’overture a sorpresa: Guglielmo Tell, William il Conquistatore, Guglielmo (Elmo?) Arancia d’Inghilterra, o Lone Ranger?

Mentre Gioacchino, cuoco musicista o viceversa, si esibisce nella preparazione di raffinati manicaretti per concludere lo spettacolo delle Ere e inaugurare una storia nuova, un nuovo corso percorso;

chissà se esisteranno Narratori: per inventare parole nuove, vere, vitali, senza inganni né trabocchetti, dritte e taumaturgiche.

Chissà se ci sarà qualcuno pronto e fermo, con la volontà la necessità il desiderio di ascoltare, apprendere, dialogare.

Ascoltare e recepire, comprendere, non prendere, interiorizzare, progettare Nuove Comunità, dove potenziali Esseri del Futuro non siano più uomini predatori, non perdano la favella al cospetto dei Lupi, sappiano restare umani, figli fedeli dell’Humus originale, umili per ogni altro umile.

Capaci di bandire per sempre saracinesche, porte blindate, fortezze inespugnabili, strumenti della morte e immaginare solo storie per generare ponti di Luce, progettati e adatti per Esploratori della Vita universale.

Raschiare via senza rimpianto anche solo la memoria di una memoria precedente.

Per essere, per renderci, l’Universo e noi stessi, improbabili aspiranti eternauti, almeno una volta, liberi da vincoli e zavorre.

Liberi di esistere davvero.