Pensare – una vera impresa di per sé stessa – alla fisica molecolare e atomica;
pensare di essere una particella (in fondo, cosa siamo?): molecola, atomo, ione. Pensare, tanto tanto intensamente – cantanti pop iberici a parte – di collidere con altre particelle, simili a me o anche diverse, meglio ancora e grazie al benefico urto, creare un enorme, inesauribile scambio di energia.
Collidere, scritto di proposito; non irridere, né deridere; non elidere, né intercidere (o intercedere).
Come in quel film del 2004 – 21 anni fa, ere geologiche negli annali – di Paul Haggis, Crash – contatto fisico, girato interamente a Los Angeles (in parte anche nella casa del regista, Hollywood Land, la terra dei sogni); le persone si incontrano e si scontrano, collidono, così le loro storie che, intrecciandosi, generano nuove situazioni, nuove vicende.
Considerazione valida anche oggi, per noi poveri derelitti (relitti?), ridotti a monadi egoiste, il cui unico orizzonte si spinge, forse, fino alla punta del naso? Il nostro, ovvio.
Ci stimiamo – molto, in soldoni (falsi e bucati) – rari, anzi, unici; non solo sulla Terra, già sarebbe grave e oltremodo sciocco, addirittura nell’Universo; eppure, nel 2020 alcuni cosmonauti della missione spaziale della Nasa, Osiris Rex, hanno avuto l’ottima pensata di portarci in dono, dalle stelle, l’asteroide Bennu. Il “pianetino” si è rilevato davvero prezioso, una strenna – non consegnataci dalle renne di Babbo Natale – composta da molecole biologiche organiche essenziali, in particolare 14 amminoacidi.
Sara Faggi, astrofisica, dipendente Nasa – credete a Lei, se diffidate dello scrivente profano – racconta molte storie interessanti e vere sul brodo primordiale, sul campo magnetico che ha protetto e conservato le condizioni e gli elementi che eoni fa, sul pianeta azzurro, hanno permesso alle molecole complesse di evolversi fino a giungere alle forme di vita come noi la conosciamo. Evento che potrebbe ripetersi – o magari si è già replicato – su altri corpi celesti, al di fuori dal nostro sistema solare.
Ora, spero, non pretenderete da me spiegazioni affascinanti e coinvolgenti, non posseggo le competenze né le phisique du role, ma nel corso di un dialogo – tri dialogo, per così dire – con Cesare Barbieri e Alessandro De Angelis, scienziati esperti, Sara Faggi ha affermato di credere all’esistenza di processi biologici attivi in giro per l’Universo ed, eventualità auspicabile e non remota (cosa sono 40-50 anni luce da noi rispetto all’eternità, all’infinito?), di essere fiduciosa, pronta a rispondere a potenziali segnali o messaggi da parte di esseri intelligenti, da altri pianeti. Citando, non a caso, il padre gesuita Matteo Ricci, capace alle fine del 1500 di recarsi in Cina, imparare il mandarino, diventare come loro, vivere nello stesso modo.
“Per quell’epoca, il popolo cinese era formato da alieni“. Collidere, con gli umani, con gli alieni.
Possiamo giocare ai solipsisti, cinici e disincantati, finché ci pare e piaccia, ma la realtà ci contraddice, lo ribadisce anche Adriana Cavarero, docente di Filosofia politica presso l’ateneo di Verona: tutte le nostre preziose differenze altro non sono che l’altra faccia – oscura, nascosta, come quella della Luna – dell’identità. “I nostri limiti, le nostre debolezze umane, la nostra vulnerabilità concorrono a determinare la nostra unicità. All’io sovrano, solitario nel suo regno, è preferibile il noi, in carne e ossa, fatto da te e me, fatto da una pluralità di esseri unici in relazione concreta. La gioia di stare insieme, di agire insieme per assaporare il gusto della libertà e tentare di rendere migliore il mondo“.
Solo tra gli umani, la collisione tra singoli, tra gruppi (di interesse), tra generazioni origina un conflitto, primordiale, belluino; quando due galassie collidono nell’Universo, si attraggono, come se fossero consce di creare una entità più complessa, più completa e articolata;
per generare soluzioni, tramutiamoci in galassie.


