Notturno

Sul limite della notte – buio rarefatto, quasi alba – ansare, lentamente.

Colpa dell’afa opprimente, della mancanza di ossigeno, colpa degli incubi o dei sogni sinistri, senza un finale, senza una morale da raccontare.

Sognare un uomo dai capelli fulvi, un uomo che non vuole dire niente ai suoi simili, un uomo che non vuole insegnare qualcosa, un bipede che non vuole radunare milioni di follower inneggianti, pronti a filmarlo in presa diretta. Filmare l’impresa, firmarla. Anche perché è il fatidico 7 agosto – ma dai – 1974, lui cammina lieve su un cavo d’acciaio teso tra le Twin Towers (nel frattempo, distrutte da una delle troppe follie umane), sa solo di chiamarsi Philippe Petit, di essere un funambolo.

Forse, per i cinici o per i superficiali, si tratta di poco, ma in realtà rappresenta tutto, il meglio dell’umana commedia. Il perché, lo possono spigare solo i saggi.

Continuare a boccheggiare e immaginarsi, tra molto onirismo e poca realtà, come la sposa di Frankenstein: vita dura, ma che emozioni. Non cedere, insistere: diventare Brigitte Helm/Maria, ispiratrice e mente illuminata della rivolta degli operai in Metropolis, di Fritz Lang. Divenire Diva, mandare in visibilio il Friuli – inteso come regione – alloggiare presso una villa nobiliare di Ruda e favorire l’intesa pacifica, proficua, duratura tra masse operaie (esistono ancora?) e padroni del vapore. O come si chiamano adesso.

Madido, annaspo, eppure sono disteso. Ora vaga, incerta. Farneticazioni, visioni, anche stralci di letture durante il dormiveglia, prima del suono cacofonico e crudele della sveglia; sono all’improvviso cittadina/contadina di Brescello – consegnata alla leggenda da Peppone e don Camillo, per intercessione di Guareschi – vivo sulle sponde del Grande Fiume, vivo il Po, lui è parte di me, costituisce la mia ontologia. La sua corrente (quando ancora scorre) mi inebria, mi ipnotizza, nei suoi mulinelli avverto come si preparano le cose, intuisco come andranno gli eventi, qui, in tutto il mondo.

Il Fiume resta sempre sé stesso, ma muta in continuazione: irrighiamo speranza, forse.

Non solo a causa del torrido meteo del periodo;

mi sento, al limitare di questa notte apparentemente infinita, anzi sono:

sgarrupato.

In bilico (auto coccodrillo/epigrafe per il mio primo 50°)

Il 40 uno spartiacque, come Mosè (con aiutino metafisico) piantato in mezzo al Mar Rosso;

ma il 50, mannaggia al piffero e ai pifferai magici, spaventa: mezzo secolo, una vita intera, mica mezza. Fino a non molte generazioni fa, l’aspettativa media di permanenza sulla Terra si aggirava attorno ai 30, scarsi…

Mezzo secolo, saluti al gineceo alla grotta di Platone al peripato con tutte le Peripatetiche (io stesso, volente o nolente, a partire dal destino inscritto nel nome, sono figlio di quella cultura).

Affronterò la prova con equilibrio compostezza e dignità; si sa che, maturità a parte, gli esami non si concludono mai per davvero, a maggior ragione quelli superati.

Dunque, sobrietà e serenità: cribbio, il 50 non esiste, è solo uno stato alterato della mente e … un catartico vaffanculo, come direbbe Augusta, mia saggia vulcanica Amica romana.

Cos’è dunque questo 50? Pare simboleggi l’uomo totale (l’uomo del calcio totale della Grande Olanda anni ’70?), la forza della parola che induce all’azione, grazia (Graziella e …) gentilezza rigenerazione (ricominciare dal via? preferirei di no), ascensione spirituale (attenti alle truffe) illuminazione (cribbio, bollette anche nel delicato giorno del genetliaco?); associato al 14° Arcano dei Tarocchi, Angelo solare che personifica (se così possiamo scrivere) cambiamento, mutazioni (genetiche), trasformazioni (ottimo per un ‘fanatico’ di ‘anime robotici’); nella Bibbia rappresenta il numero della Festa e della Gioia (meglio di così!), nella Smorfia parte nopea e molto napoletana, il pane, l’alimento più importante e buono del genere umano. Ringrazio la Dea Partenope e mi ritengo appagato.

Ribadisco però, ci sono arrivato a mia insaputa, il 50 (mi sono fermato ai 30 con 20 anni di esperienza supplementare, come sostiene la mia Amica Cristina, mamma di Romolo e Akira) è nulla. pura immaginazione, FataMorgana nel deserto del Mojave, assieme ai Navajos; il 40 lo conoscevo bene e lo rammento meglio:

Costa dei Trabocchi (e trabocchetti della memoria emotiva), Eremo Dannunziano (Ella era una Turris Eburnea, Regina e Prigioniera della Torre, senza maschera di ferro), San Vito Chietino e Base Aldebaran; cena galattica per camminatori sulla Via Lattea, foto rubata, Ella catturava l’anatomia di un istante, me, tra Garbino e Scijone, assorto, intento a scrivere qualche sciocchezza delle mie: dove sarà mai finito quell’appunto?

Siamo tutti funamboli, a nostra insaputa. Forse. Io oggi diventato ufficialmente anagraficamente impietosamente vintage, di sicuro sì. In bilico, su una fune tesa tra due punti ignoti, sul baratro del nulla o di una tenebra cosi fitta e fonda che non consente di scorgere … il fondo, ammesso esista.

Sono un dinosauro funambolo, con alta percentuale di possibilità di traghettarmi integro sulla parete opposta (vero?); dinosauro senza dubbio, partito non solo dal precedente secolo, ma millennio, planato sul Pianeta Azzurro come Bia (o Mary Poppins) dal Mondo Prima.

Una sfida, non saprei dire se audace o idiota, alla paura dell’ignoto e della morte, nella speranza che Sogno e Poesia esistano davvero e siano astri immortali, non importa se a distanza siderale.

Del Tuo abbraccio avrei bisogno ora; ora avrei bisogno della mia copia del Trattato di Funambolismo (assonanza nemmeno troppo casuale con sonnambulismo), opera immensa non del piccolo Filippo ma dell’Artista della Vita, Philippe Petit; libro che Tu mi hai prima regalato e poi smarrito, in Corso d’opera di esistenza di progetto.

Carpire il segreto di come si possa conquistare l’Inutile, oltre ogni respiro interrotto.

Assaporo piano e con gratitudine il gusto, aspro e deciso, di ogni fallimento sconfitta dolore.

Quante volte sarà precipitato Philippe Petit?

p.s. Mio Papà quand’ero pargolo (non rammento) mi cantava il Piccolo Naviglio come ninna nanna e finiva poi per addormentasi, ma Lo ringrazio perché la passione per vascelli, pirati dal grande cuore, nobili corsari è certamente nata così; mia Mamma mi ha confessato che sono l’Impresa più bella che ha compiuto nella vita (“Pensa come stai messa”… Le ho risposto, con gratitudine); le Tre Nonne e lo Zio Aviatore mi hanno cresciuto con Amore Dedizione Fantasia;

Leonessa Flavia, infine ma mai ultima, è ormai proprio convinta di amare questo ‘vecio scarpon’…

Bilancio parziale: molto positivo.