Un vuoto di paglia.
O forse no?
Un vuoto creativo, ma non sono in grado di compulsare sui massimi sistemi.
Mi sento vuoto, spero non a perdere, ma non è scritto sia un male.
Vuoto filosofico o vuoto fisico? Saperlo non sarebbe male, come punto – filosofico e fisico – di partenza. Verso dove?
Avverto la stessa radice di vaacus, vuoto, concavo; però, come diceva qualcuno, un po’ più titolato e colmo di talenti di me, il vantaggio è che posso contenere moltitudini. Ammesso le sappia interpretare, poi. Una difficoltà alla volta.
In realtà, prestando fede assoluta al sacro tomo dell’etimo, risulta sfizioso e assai divertente apprendere, oltre alla palese derivazione latina (davvero?), quelle dal serenissimo veneziano e dal magnifico mecenatismo senese. Altrettanto balocchevole leggere quanto una voce così breve, abbia innescato una dotta tenzone tra sapienti – e sapientoni – per rintracciare il vero e giusto capostipite dell’etimo in questione.
Carri, granai e casse – del tesoro – sono vuoti e tristi, resta la speranza di colmarli con le appropriate, gustose sostanze; materialisti va bene, siamo materia anche noi, magari labile e transeunte, ma ogni tanto cimentarsi, raffazzonare, non alla carlona, qualche discorso sostanzioso non farebbe male, né a noi, noi all’umanità. Tutta.
Sacco vuoto non sta in piedi, ma pieno di deliziose, croccanti, dorate (non d’oro) patate si regge alla grande, diventa una meraviglia, della natura e oltre. Ne converrete.
Vorrei essere un minuscolo insetto, curioso, capace di volare nella sala stampa vaticana, sorvolando il Conclave e i convocati, ignorando scientemente segreti inconfessabili e miasmi; mi piacerebbe assistere in segreto al dialogo tra Vincenzo Paglia, presidente della pontificia accademia per la Vita, e Guido Tonelli, fisico tra i più noti al mondo, anche perché ha incidentalmente contribuito alla scoperta del bosone di Higgs (no eggs). Solo per compulsarlo, mi si sono attorcigliate le dita e i rarissimi neuroni funzionanti.
A chi verrebbe in mente che il famosissimo Big Bang – anche senza diretta on line – è una metamorfosi del vuoto? Con grande sorpresa mia personale, di piccolo uomo insignificante, apprendo che la cosmologia e la teologia si intersecano, si abbracciano e il loro rapporto, dialogo se preferite, è molto stretto, fittissimo, produttivo. Si rincorrono, si abbracciano.
Credere o non credere alla creazione non è importante, perché da un osservatorio teologico o scientifico l’uomo rimane un essere minuscolo al cospetto dell’Universo e questo accresce la sua responsabilità nei confronti della Terra: siamo ospiti, non padroni assoluti, non predatori totali.
Tonelli chiama il tutto Natura, Paglia Creato, eppure le conclusioni sono complementari; “Il vuoto non è il nulla. E’ uno stato materiale che ribolle di possibilità“; “E’ un umanesimo planetario. L’uomo scopre la fraternità che lo lega alla polvere, al fango, alle montagne. Tutto è fratello e sorella“.
Meglio un momentaneo vuoto – lapsus? – di memoria che un vuoto d’aria, magari quando viaggi a bordo di un aereo o stai pedalando (le due attività possono essere connesse);
tutto risulta migliore e financo auspicabile, tranne essere una testa vuota.
Al limite, una testa d’uovo.


