Criptospazio

La clessidra, inesorabile, divora granelli di sabbia;

il Natale, con tutte le sue conseguenze, incombe su di noi.

Sogno più spesso ora di quanto non mi capitasse da giovane imberbe, della vita e della barba. Vorrei essere Tekkaman, Cavaliere dello Spazio; anzi: del criptospazio. Mentre l’umanità, quella che nonostante tutto persevera nella bambagia, si consuma nell’insostenibile leggerezza dell’essere e nell’insensata frenesia del periodo, mi imbatto (mi ‘intruppo’) in questo lemma e mi soffermo. Come spesso capita, mi imbambolo a pensare, al significato, all’etimo, ai suoi potenziali risvolti, dei quali non siamo coscienti ma che producono effetti. Affetti? Non so, auspicabile.

Mi perdo, mi disperdo nella cripta – escludo a priori l’argomento cripto valute et similia, per il sottoscritto equivalente al sumero – e non riesco a decidermi se mi spaventi vagare senza riferimenti nel vuoto, nell’ignoto, o il suo contrario.

Complesso reticolo di sotterranei che caratterizza edifici pubblici – niente di meglio di qualcosa esposto al continuo e pubblico dominio per celare ai popoli segreti inconfessabili – perlopiù sacri o cimiteriali; in fondo (non alla cripta) potrebbe andare peggio, potrebbero piovere ordigni.

L’etimo certifica senza fallo – con rispetto compulsando – che la ‘famigerata’ cripta è un luogo nascosto, coperto, da cui deriva il verbo celare, coprire. Per assonanze e somiglianze, pensiamo alla grotta, non solo di Alì Babà (ah, uno sfizioso babbà della partenopea Gambrinus) e dei 40 ladroni.

In origine, senza loschi fini da perseguire o inseguire, si designò una stretta galleria a terreno, che in seguito i Romani, astuti miglioratori di idee altrui (come i nipponici?), ribattezzarono crypto porticus, in quanto finalizzata a ritrovo sociale della popolazione quando le condizioni meteorologiche risultavano avverse per la frequentazione degli spazi aperti urbani. Più tardi il vocabolo fu riservato a passaggio o luogo sotterraneo, infine a volta e cella. Per approdare anche a catacomba con l’avvento se non del Cristianesimo, dei cristiani e delle loro chiese.

Con molta umiltà, dalla mia cripta o dal mio piccolo crypto porticus dell’ignoranza, vorrei sottolineare che studi recenti sull’umanità di 2000 anni fa, un’inezia, in fondo, hanno rivelato che presso gli Egizi, grazie a un vaso dedicato al dio Bes, le donne si occupavano della propria salute e del parto, anche usando con frequenza sostanze psicotrope. Una cultura, quella egizia, che si rivela una volta di più multidisciplinare, con una vasta e saggia sapienza di preparati e infusi derivati dalle sostanze naturali e che conferma quanto l’uomo del passato fosse più intelligente, più adattabile, estraneo alla limitante, fallace settorialità che ci caratterizza, sempre maggiore.

Efedrina in tombe preistoriche alle Baleari, stupefacenti per riti guerreschi e religiosi tra i possenti Vichinghi, oppure, tra gli antichi Greci, una bevanda a base di Lsa, precursore ‘classico’ dell’Lsd. I nostri antenati conoscevano gli stupefacenti, conoscevano nei dettagli le piante e le loro qualità, ottenendone dei mix bilanciati, studiati alla perfezione, efficaci per lo scopo prefissato.

Non per essere banale, né fortemente venale, ma queste sostanze erano conservate dal dio Bes; bes in lingua friulana significa migliore, mentre il simile bez indica il vile denaro. Ognuno tragga le conclusioni che può, che ritiene più opportune.

Vanno bene i criptospazi, vanno bene le intelligenze artificiali – in contumacia o estinzione di quelle naturali – permane, forte, la sensazione che, come dice il professor Enrico Greco (Chimica dell’Ambiente e Beni culturali, Università di Trieste), “abbiamo occhi troppo condizionati dalla visione moderna delle cose. Bisognerebbe pensare un po’ come gli antichi“.

Anche se già fatichiamo a pensare come i nostri nonni.

Anche se pensare ci costa fatica, immane.

Criptobiosi o Anno del Gatto: se hai capito, spiega Tu

Cara, mi si è ristretto:

il permafrost.

Anzi, pare mi si stia proprio liquefacendo; temo che qualcuno possa spedirmi in Siberia, a vendere ghiaccioli Sammontana, causa variante tropicale, del clima.

Se il permafrost – mica tanto permaNiente, al cospetto dell’imbecillità umana – dovesse davvero scomparire, ci ritroveremmo a presentarci, secondo i rigidi dettami del galateo, ad arcaiche forme di vita: batteri, virus, organismi mono o pluricellulari, per noi misteriosi e dagli effetti potenzialmente nocivi e/o devastanti.

Altro che anno bisestile, siamo piombati nell’era bisestile perenne del Mondo Dopo.

Hai voglia a discutere su quali sieri magici saranno più efficaci. Comunque, nota strettamente personale, ero già un tantinello preoccupato nel tinello all’idea dalle inoculate semplici, ora che la Casta dei Cibernetici di stato ha proclamato le inoculate eterologhe, non solo prive di rischi, ma addirittura molto più efficaci, sono piombato nel panico puro, puro panico denaturato. Come alcol. Ormai è noto, i bonifici – per i Rozzi Cibernetici – sono nettamente superiori ai rischi, sempre e comunque.

A proposito, uno dei venditori porta a porta dei rimedi – sia detto senza acrimonia, cambi coiffeur – ha detto, testuali parole: questi rimedi sono il frutto di un miracolo della scienza, chi vi si sottopone – pone sotto – compie un atto di fiducia. Non ho altro da aggiungere, Vostro Onore di Berlino o Norimberga.

Postilla personale: ripongo sempre più fiducia nelle antiche Fattucchiere, quella della Partenope sotterranea.

Tornando in Siberia, da qualche giorno, un simpatico animaletto – sei simpatico, nevvero? – risalente a 24.000 anni fa circa, pare sia tornato in vita, e dopo essersi stiracchiato, un po’ stropicciato gli occhi, sorbito subito il flusso rompi covoni informativo e un ottimo caffé napoletano sospeso al Gambrinus di Piazza Plebiscito, insieme al commissario Ricciardi, pare abbia esclamato: caldino qui, proprio come ai miei tempi.

Alcuni scienziati russi, come riporta il Guardian, hanno trovato i cosiddetti rotiferi bdelloidei nel permafrost siberiano. Visivamente simile a un verme, la ‘creatura’ è sopravvissuta per 24.000 anni e, appena scongelata, si è riprodotta. Sono invertebrati pluricellulari femminili che sopravvivono senza acqua e si riproducono senza rapporti sessuali.

Hanno quindi subito aggiunto: considerato questo clima, ora cosa si fa? Finalmente si suonano le trombe, se non quelle del giudizio, pazienza – capirete, dopo millenaria astinenza, vorremmo ribellarci al nostro mesto destino – auspichiamo di trovare adeguati suonatori, mosici, strumentisti a cottimo – non a Dubai per costruire stadi nel deserto, né in Egitto Antico per edificare piramidi al generoso Faraone, sempre nel deserto – anche improvvisati, purché volenterosi.

Giona icona biblica, pare fosse uomo dotato di poca pazienza, molta tracotanza ribelle, ma anche caro a Dio, nonostante tutto, se davvero riuscì, come da cronache, a sopravvivere nella balena per tre giorni e tre notti; non conosco il grado di pazienza fortuna o fede – fate vobis – di quel pescatore professionista di aragoste del Massachusetts, inghiottito – a tutti capita di sbagliare, nella vita – da una balenottera azzurra (una Principessa, vittima di un sortilegio?), così razionale o terrorizzato – quando gli estremi combaciano – da solleticare la faringe del cetaceo, fino a indurre un colpo di tosse. Finale lieto, per entrambi e nessuno osi nemmeno pensare a grevi battute sulla potenziale via di eiezione. In ogni caso, pescatore espulso dalla balena in un baleno.

Evviva i pescatori e i cuochi, siano essi profeti della Terra e del Mare, in Trinacria e in Salento.

Perdersi nei Giardini Segreti delle Veneri di Milo, Manara e ritrovarsi a passeggiare a Tulum in compagnia di Fellini, Mastroianni, Mastorna, Hugo Pratt, Bergman – Giuseppe – raccontando come sia emozionante fuggire da Piranesi, mondo distopico dispotico da incubo, dove qualche folle criminale, vorrebbe rendere gli abitanti controllabili e omologati, manipolandoli geneticaMente dalla nascita – che komplottisti ante litteram, questi fumettari; fuggire a bordo di un dirigibile argentato, alimentato dai Sogni, seguendo il canto arcano della Voce della Luna.

Per il mio compleanno vorrei il potere della criptobiosi: non ho detto criptografia cleptomania né cribbio biosi, ho detto criptobiosi.

Se hai capito, spiegami; sarebbe la caratteristica di quei vermicelli (non parenti degli spaghetti, gli anellidi millenari) della Siberia, farsi avvolgere dai ghiacci e riuscire a conservare sospese, anche per ere, le proprie funzioni vitali, vivi vegeti come vegetali in stato di ipnosi, ibernati: in attesa di tempi migliori, per issare nuove bandiere.

Peccato che io arrivi fuori tempo, massimo e minimo, considerando l’inarrestabile scioglimento dei ghiacciai.

Ho scelto un dono inutile, proprio ora che nel Mondo Dopo siamo del Gatto, antica espressione popolare coniata forse nelle contrade vicentine, in omaggio a certe usanze e tradizioni culinarie indigene, o forse in Liguria, ribaltando la prospettiva e assumendo i panni del topolino, ormai senza speranze, finito tra le affilate grinfie dell’astuto felpato quadrupede.

Comunque, gatti o leoni, tra felini speriamo sia questione di feeling o anche solo di peeling, per salvarsi la pelle;

se dovrà essere Anno del Gatto, o con finale del Gatto, spero almeno si tratti di quello a Nove Code (forse confondo argomenti):

con la riserva delle sette vite ancora intonsa.