Pagina dell’intelligenza, al bando – o al via, libera – le facili battute.
Noi siamo primati (posizione preminente nella scala sociale, evolutiva), l’intelligenza – qualunque cosa sia – è una prerogativa che spetta solo a noi umani (?), un dono divino che possediamo e sfruttiamo nei modi migliori solo noi bipedi, senza coda. Credo; senza coda, intendo.
Un primato – non primate – che utilizziamo largamente per il bene comunitario e che si traduce in progressi senza paragoni in tutti i campi – compresi quelli agricoli e sportivi – e in tutti i settori della vita. Meglio di così, completate Voi la frase perché non ravviso paragoni.
Armi sempre più precise (ci stanno lavorando), sempre più letali; plastiche in ogni dove; carburanti e energie ancora e sempre da fonti fossili inquinanti e velenose, per gli organismi e per l’Ambiente. Dimostrazione limitata (all’essenziale) ma ‘plastica’ dell’assunto precedente. Senza domande, senza dubbi né esitazioni.
Uscendo in bicicletta da corsa la mattina presto, dirigendosi verso borghi e paesi della Pedemontana pordenonese, ancora è possibile distinguere, prestando molta attenzione e ignorando gli onnipresenti miasmi dello smog, i tipici profumi della campagna che si prepara per l’autunno: aromi delle vere risorse della terra, dei magnifici prodotti conseguenti nelle cucine. Lo scrivo per testimonianza diretta e convinta, ma spero non a futura memoria.
Intelligenza, intelligenza, per piccina che tu sia, tu mi sembri una magia, in senso buono e benedetto; potremmo chiedere soccorso all’etimo, per scoprire che essa deriva da “intus” e “legere”, quindi da leggere dentro, traendo le più numerose e opportune ripercussioni; o potremmo rammentare quanto diceva la Professoressa Rita Levi Montalcini: “ho perso un po’ la vista, molto l’udito. Alle conferenze non vedo le proiezioni e non sento bene. Ma penso più adesso di quando avevo vent’anni. Il corpo faccia quello che vuole. Io non sono il corpo: io sono la mente“.
Credere come a un feticcio che spetti esclusivamente a noi e che ne esista un solo tipo, è, nell’ipotesi più generosa, un errore grossolano, un’ingenuità esiziale. Come garantisce il Professor Stefano Mancuso (Univesità di Firenze, Arboricoltura e etologia vegetale), “intelligenza è l’abilità di risolvere problemi“. Il controcanto della Professoressa Hannah Critchlow (neuroscienziata e divulgatrice, docente a Cambridge) non è meno impegnato, impegnativo, serio: “per anni abbiamo tentato di misurare e definire l’intelligenza umana, ma poi abbiamo capito che ne esistono diversi tipi. Con il lockdown i punteggi del QI sono scesi in modo notevole; abbiamo bisogno degli altri, per confrontarci e migliorare la nostra intelligenza individuale, questa è l’intelligenza collettiva che ho illustrato nel mio saggio“.
Il nostro cervello – non ABnormal, si spera – è attraversato da 86 miliardi di neuroni e le correnti elettriche generate hanno l’aspetto di onde; un gruppo di persone che riflette sullo stesso problema scambiandosi informazioni ed esperienze diverse, giunge perfino alla sincronizzazione delle onde cerebrali; Critchlow docet. Mentre le meravigliose piante sviluppano capacità di problem solving collettivo; non potendo muoversi, al cospetto di un pericolo, piante diverse si inviano messaggi chimici in modo che i vari esemplari innalzino subito i livelli di difesa. Mancuso docet. Se questa non è collaborazione per il supremo bene comune, non saprai a chi o cosa rivolgermi per ottenere salvezza.
Noi siam come le nuvole, meglio: noi siam (dovremmo diventare?) come le piante – magari – ci evolviamo apprendendo ciò che è utile collettivamente: intelligenza artificiale? Dobbiamo padroneggiarla – questa, sì – non passivamente subirla o lasciarci intimidire;
se imparassimo dalle sacre Piante, forse le probabilità di conservare e nutrire un Nostro futuro aumenterebbero, in modo e maniera esponenziale.
Di sicuro, nel mondo reale e solo attraverso connessioni sociali.




