Monarca

Contrario alla monarchia, per indole (la mia), preoccupato per il rischio estinzione delle Monarca in California. Monarca con le ali, nel senso delle farfalle.

Si incrementano, però, in Messico; non so se costituisca un segnale buono, resta l’allarme. Da tempo sappiamo che la sparizione degli insetti causerebbe l’immediato annichilimento della Natura: a titolo di cronaca, l’umano, elemento trascurabile, ma calamitoso, ne fa parte.

Essere un marinaio somalo migrante e subire le angherie disumane del razzismo, quando ormai l’imperialismo aveva stonato il suo canto di decesso; oggi, non potrebbe accadere. Intendo, la morte dell’imperialismo. Migrare per garantirsi una esistenza migliore, per la propria progenie e anche per sé, e accorgersi che i presunti, cosiddetti paesi civili e democratici, oltre la sottilissima, debolissima patina di rispettabilità, campano lucrando su soprusi, diseguaglianza, sfruttamento, prosperano rispettando una sola legge non scritta: la legge della giungla (non il libro, purtroppo).

La giungla, meglio, le foreste: dal 1990 a oggi, in soli 35 anni, ne abbiamo distrutti 420 milioni di ettari, 14 volte l’Italia, in nome dell’orrido feticcio nominato deforestazione a scopo di lucro. Eppure, il restauro ecologico o restauro della Natura, di cui abbiamo necessità per sopravvivere, per vivere, sarebbe conveniente anche economicamente; ogni dollaro investito – altro che dazi e catorci a quattro ruote – genera ritorno da 1,7 fino 30 volte maggiore, rispetto alla cifra di partenza. Altro che spese folli da integralisti dell’ambiente: strano nessuno chieda mai conto di quanto ci costino, in tutti i termini, guerre, armamenti, schiavitù da idrocarburi, consumo sconsiderato del suolo e del mare. A proposito, le plastiche e ancora di più, le letali microplastiche, lo stanno assassinando.

Eppure, lo certifica, numeri reali e scientifici alla mano, il biologo e ora divulgatore Roberto Danovaro – autore di ‘Restaurare la natura‘, per i tipi di Edizioni Ambiente – che parla senza paura “di più grande sfida del secolo; la soluzione esiste, si chiama restauro ecologico della natura. Siamo attardati, ma ancora in tempo. L’Assemblea delle Nazioni Unite e l’Unione europea, nonostante gli intralci delle solite lobbies in difesa degli interessi dei famigerati, hanno varato legislazioni in difesa e attuazione di questo progetto; ma gli obiettivi non si raggiungeranno senza l’adesione convinta di tutti“.

Compresi, ad esempio, quegli agricoltori che invasero Bruxelles con i loro trattori circa un anno fa, per protestare e per bloccare provvedimenti buoni e giusti; imbeccati male, non consapevoli che ormai il 75 per cento di tutti gli ecosistemi terrestri è stato degradato o profondamente alterato dalle mani avide e dissennate dell’uomo. E le cose stanno procedendo in peggio rispetto a quanto previsto 10, o solo 5 anni fa.

Vorrei avessimo la coscienza dei pipistrelli, accusati ingiustamente di essere i propagatori del covid. Chiara Valerio ci informa che dopo mezzo secolo, riappare nelle librerie mondiali (quindi, anche nelle nostre), il saggio di Thomas Nagel, Com’è essere un pipistrello?, a proposito della coscienza. Si e ci interroga ancora sulla vexata qaestio, indaga ancora su cosa sia la coscienza e su chi ne sia fornito, su cosa sia o riteniamo ‘alieno’, su quale sia l’esatta definizione, ammesso esista e sia possibile, l’essere umano. Perché, dunque, il pipistrello come pietra di paragone? Perché no, concludo io; anche da antico ammiratore di Batman.

Non vorrei – o meglio, sì, una volta compiuto il restauro della Natura – che ci tramutassimo tutti in farfalle monarca: le più longeve vivono, al massimo, un anno. Egoisticamente, per pararci, salvarci – esprimendoci in linguaggio forbito – le terga (chiappe) abbraccio gli alberi, l’ecologia. Radical chic, come dicono quelli che si illudono di essere bravi, ma per propagare l’umanità.

Cantavano i Nomadi, in omaggio a Chico Mendes, sindacalista e attivista ecologico brasiliano:

Ma salvare le foreste vuol dire salvare l’uomo, Perché l’uomo non può vivere tra acciaio e cemento. Non ci sarà mai pace, mai vero amore, Finché l’uomo non imparerà a rispettare la vita“.

Anche la giustizia sociale, ringrazierà.

Vacanza

Pagina dell’originalità: avercela! Sarebbe una manna.

Una manna lava l’altra, entrambe – magari un’anticchia – recano all’apoteosi; nella tratta segreta delle ferrovie del Messico. Grazie, sempre, a Gian Marco Griffi. Alla sua fantasia, alla sua cultura: in buca con un solo tiro.

Messico e nuvole, la solitudine necessaria e ritemprante suona con l’armonica (a bocca, rigosamente), ma mille violini sfiorati dal vento sono sempre una bella benedizione. Udendoli.

Vacanza vacanza, per piccina che tu sia, tu mi sembri una badia; ovviamente una valle, tra il Cadore e Lienz, ma sono dettagli. Personali.

Vacare, con rispetto parlando, da vacatio (o il contrario), con rispetto addirittura sormontante; da etimo, per i colti – popolo raro, in distinzione – essere vacuo, sgombro (non in senso ittico), libero e giocondo in visita culturale alla Gioconda, senza occupazioni. Finalmente o sfortunatamente. Liberi come l’aria, però inquinati dallo smog: ambientale, mentale, fisico; tanto, per i tuttologi negazionisti, non esiste. Perfino nelle scuole, serie, cessano le lezioni e le occupazioni, studentesche, financo le assemblee; rispettiamo le accademie, i loro nutrimenti di crusca, il loro meritato riposo in cagione – cosa vorrà dire? – di quiete. Da tutto, da tutti.

Esplorare a fondo sé stessi, in una mattinata agostana tra il 7 e il Ferragosto; malgrado la pioggerellina insistente, scoprire l’incantata valle di Anterselva e immaginare convintaMente di essere stati catapultati nella Terra di Mezzo; guardarsi attorno e vedere non solo gli Elfi e piccoli drappelli di orchi scatenati, ma anche gli Ent (non semplici abeti secolari) e perfino Gandalf il Mago; sarà Grigio, eppure la barba, nonostante il cielo plumbeo, permane addirittura candida.

Siete scettici, increduli? Anterselva di Sotto, Anterselva di Mezzo, Anterselva di Sopra. Non aggiungo altro, se non siete convinti, il problema, esistenziale, è solo e soltanto vostro. Peccato.

Liberi dal petrolio, dai nostri vizi sociali, dalle nostre innumerevoli manchevolezze, stupidità: crasse, anche in assenza di triumvirato.

Decidere infine di cambiare vita, non solo per una vacanza dall’esistenza, ma per trasferirsi in una malga o in rifugio nella mitica Valle Blu;

che forse esiste, o forse no: dipende.

Vento e ferrovie (Messico e nuvole)

Pagina delle ferrovie, statali e messicane.

La tristezza, le nuvole: certo, cosa altro sennò? Eppure… esistono ferrovie statali, in Messico? La domanda non è poi così pellegrina – meglio: peregrina? – se perfino Hitler si era convinto che la chiave segreta per vincere la seconda guerra mondiale (WW2, mai) si annidasse proprio lì. O almeno, ne è convinto Gian Marco Griffi, “scrittore del lunedì“, direttore del meraviglioso golf club di Fubine (Alessandria, non d’Egitto), piemontese schivo e amante di libri, capace di vergare ottocento e passa pagine, per spiegare l’ossessione tricolore del Fuhrer. Tricolore nel senso di stati uniti: del Messico.

Perché cominciare così? Con il Messico, i dubbi sulle sue ferrovie, un libro all’apparenza improbabile che rischia di vincere lo Strega (appoggiato dallo storico e autore Alessandro Barbero, Brick for stone) dopo essere stato letto solo da qualche decina di persone, tra amici e conoscenti?

Chiedo io: perché no? In fondo, la vera vita si rivela ponendosi le domande più assurde, sgangherate, inopportune.

Se le ferrovie statali messicane esistessero davvero, sarebbe cosa non solo buona, ma anche giusta, considerando l’estensione (14° al mondo) e le asperità di questa terra, meravigliosa e incantatrice.

Dunque, se esistono binari pubblici in Messico – tra l’altro, nonostante le incertezze e le oscillazioni controllate del mercato, 14° economia in classifica – non dovremmo più stupirci nemmeno di tutte le altre incongruenze del pianeta: prima delle altre, le guerre e la clamorosa distanza tra i pochissimi ricchissimi e i sempre in aumento esponenziale, poverissimi.

La perfezione è il nulla fagocitante, viviamo nella migliore realtà possibile oggi, qualcuno trova soluzioni geniali, nonché epocali, a problemi che ridurrebbero in ginocchio generazioni di super donne e uomini.

Dunque: sorridi, potrebbe andare peggio, potrebbe piovere…

Ah già, forse la pioggia, quella vera, non esiste più.

Viva il Messico, viva Zapata (Emiliano Brando)!

Né vino, né miele, forse Oceano

Pagina della Pagina, ontologicamente sufficiente auto bastante sostenibile a sé stessa, di per tra fra.

Appena puoi rammenta di respirare profondaMente, come un’agile salamandra; senza polmoni, con tutta l’epidermide a disposizione e prega che mai finiscano umidità e cicli della Natura; diventa, come la piccola lucida brillante salamandra, un arrampicatore – rampicante? – arboreo, scala con calma la sequoia millenaria più alta del mondo, 90 metri o su di lì, dalla cima scruta l’orizzonte, la baia frastagliata, le insenature sinuose coperte di candide avvolgenti nebbie, cugine di primissimo grado delle Nuvole. Respira più che puoi, fino a quando potrai, ossigena la Mente, allarga espandi i Tuoi confini fino a comprendere il Cielo, se ci riesci; non temere il fallimento, sarà bello anche quello. Rinasci, in ogni istante.

Se non puoi essere giaguaro coguaro Alvaro, diventa saguaro, alto forte resistente, e nonostante il deserto canterai, anche perché il deserto sarà quello della Sonora; non mancheranno note Sole e gli immancabili sogni e chimere, prodotti docg dell’Arizona – ari zona, n’artra vorta???

Esimio Friedrich Wilhelm, costolette di saguaro al debutto ufficiale di Nosferatu il 4 marzo 1922, presso la Marmorsaal dello zoo di Berlino, per ospiti eleganti raffinati danarosi, ma alla fine la società di produzione del capolavoro andò comunque in malora, rovinata dalle spese per la causa legale sui diritti del romanzo, promossa dagli eredi di Bram Stoker, padre letterario del nobile vampiro. Non so dire né digitare se le letture sui simbolismi esoterici psicologici sessuali fossero messaggi presenti nella Tua storia, certo, se mi chiedessero a chi affiderei la gestione e l’organizzazione della sanità mondiale per contrastare le pandemie, risponderei convinto: Nosferatu, principe della Notte; almeno non lucrerebbe su mascherine e rimedi, sull’esito finale, purtroppo non leggo nella nosferatu di cristallo.

Raggiungere la baia estrema del Far West, senza più desperados pistoleri trafficanti di armi e whiskey da inseguire contrastare combattere; cercare i pescatori del villaggio, intitolato a qualche santo – perché in estreme condizioni climatiche esistenziali, bisogna risolversi a votare/votarsi a qualche alto locato – e chiedere la cortesia di raggiungere il punto più vicino al talamo marittimo delle Balene Grigie; qualcuno rifiuterà, ma i mas locos accetteranno di buon grado la proposta, di buon buzzo e buona lena, con il motore gracchiante e sputacchiante fuori bordo, condurranno volentieri i Semplici i Puri gli Ingenui al rendez vous con i grandi cetacei:

le Balene sagge saranno liete di incontrare umani pacifici, mostreranno tutta la loro mitezza socievolezza empatia.

Né vino, né miele, come canti Tu, Amico Danilo: forse Oceano, forse una nuova Babele planetaria di Tutti gli esseri e gli Enti viventi, un’Arca dell’Alleanza e dell’Armonia universali; ci guarderemo negli occhi, finalMente, quando alla fine ognuno spiccherà il volo, da soli o in formazione compatta, lungo l’eterna migrazione, chiamando i nomi delle Persone amate;

nemmeno uno resterà più indietro, nemmeno uno cadrà, nelle tentazioni nelle illusioni nelle miserie.