Lunari Primordiali

Non mi chiamo Astolfo, credo.

La discussione lunare sul nostro sbarco – reale o inscenato – su Selene è peregrino, ormai.

Scevro di arroganza, al netto della presunzione, sul nostro argenteo satellite, mi reco ogni giorno da quando sono nato e senza necessità di conficcare un razzo in uno dei suoi magnifici occhi. Più ecologico di così.

Siamo ossessionati dalla Luna, era meglio quando ci limitavamo a farci stregare. Da Lei.

Andare di nuovo verso la Regina delle Maree – cosa sono in fondo 300.000 km al cospetto dell’eternità? – sbracare (intendo proprio sbracare) sul volto nascosto – non per colpa sua, sia solare questo dettaglio – per appurare: se sia possibile rintracciare vita; se sia possibile sfruttare giacimenti di materie prime, seconde, anche di seconda mano vista l’arietta cosmica che tira; appurare se ci siano giacimenti (falde), ma d’acqua, al momento molto più utili di quelli fossili, molti più rari delle terre rare; verificare se sia possibile quindi realizzare anche lassù giardini pensili, giardini all’inglese, ammettendo che in realtà l’arte e la cultura dei giardini è prettamente italiana, toscana in primis: brevettiamo?

Ci sorprenderemmo se spuntassero i Meganoidi, ci dovremmo sorprendere di più constatando che mentre il costo della vita – ma una sola vita quanto vale, al di fuori della rete virtuale del mondo dopo e dei videogames anni ’80? – sale vertiginosamente, bollette energetiche comprese, mentre un oscuro banchiere chiede al popolo se preferisce burro o cannoni, abbiamo realizzato il record il primato il “top plus ultra” delle esportazioni di gas: però, se non obbediremo ai diktat guerrafondai (ciao Costituzione!), l’inverno lo trascorreremo all’addiaccio – non Ajaccio – al freddo e al gelo, invidiando follemente la piccola fiammiferaia. A proposito, da adulta sarà poi diventata una spietata manager di qualche multinazionale?

Condannammo il grande Nolano al rogo, oggi Lui si vendica – idea sciocca, ne ‘convergo’ – innalzando oltre ogni limite la temperatura terrestre, perché la vendetta è una prelibatezza che si gusta meglio flambé. Con sorbetto finale, digestivo.

Se la Luna conserva una faccia nell’ombra, non lo fa per emulare Giano, né per incoraggiare la tipica doppiezza umana; inutile indagare, avrà le sue ottime regioni e ragioni. Legioni, lo escluderei.

Pompidou o Yuppi Du, questo è il dilemma: se hai coraggio, opta. In un momento della transizione umana così opaco, ci sono ancora gesti che fanno respirare cuori e anime. Non è un caso che i protagonisti siano due giovani ciclisti, perché gli eroi, quelli veri, sono sempre nel fulgore della gioventù, belli e audaci, in sella ai loro destrieri, cioè, velocipedi. Vingegaard e Pogacar – il primo, in maglia gialla, attende il rivale, in maglia bianca, ruzzolato a terra, durante una discesa a rompicollo. Bello buono utile, gli Antichi lo sapevano: per tacere delle Alpi e dei Pirenei, habitat perfetto per duelli o anche trielli, tra uomini e natura, calati negli elementi e nei colori primordiali, selvaggi nelle sfumature migliori e più ampie – anche, di vedute – possibili, quindi immaginabili; e viceversa.

Una Luna rossa gigantesca che spunta alle spalle di un monte nero; prima o poi ci rialzeremo dai nostri bassifondi, ma godiamoci spettacoli di ineffabile bellezza che non meritiamo. Il Voyager 1, sonda spaziale in viaggio da 45 anni, è giunta a 23,3 miliardi di km dalla Terra, oltre molto oltre le Colonne d’Ercole del nostro sistema solare; una distanza inconcepibile per la mente, una distanza che conferma quanto ci voglia ‘nasa’ per riuscire a orientarsi negli abissi cosmici. La sonda, forse stanca, forse provata dall’anzianità di servizio, ora ci invia dati che gli scienziati giudicano totalmente incongruenti, come se vagasse in stato confusionale; oppure, ipotesi alternativa, quelle civiltà aliene che ci illudiamo ostinatamente di riuscire a contattare in qualche modo – per convincerle a salvarci da noi stessi o per rifilare loro il nostro ciarpame? – si stanno facendo giocose beffe di noi.

Aria Terra Acqua Fuoco: i quattro elementi fondamentali si stanno ribellando; migranti terrestri sulla Luna per sfuggire alla furia filosofica e fisica di Gea?

Auto confinarci in una riserva extra planetaria – Popolo Navajo, dove sei? – come fosse una colonia penale, per mondarci dalle nostre responsabilità? Mentre una giovane Principessa tenta di riportare armonia nelle contrade, in sella all’equo e giusto equino nomato Opale.

Nella riserva, vagando per arrojo aridi, alla ricerca di Lunari da sbarcare dai fidi fidati intelligentissimi muli, sperando nella saggezza millenaria degli Anasazi:

perché solo la pazienza del vento, reiterata per eoni, riesce a trasformare perfino le crepe nella roccia in nuove sorgenti.

Lluvia: se capovolgi il Mondo, reggiti forte.

Pagina della Pioggia, Pagina navajo della Danza della Pioggia, Pagina dedicata ai Monsoni, i più varj e veri.

Quali tipi di Pioggia? Non crederete spero alla Pioggia unica univoca identica per tutti? Se la Pioggia diventa viola, ci sarà pericolo?

Piogge del Mondo dopo, in quantità qualità quote variabili.

Pioggia alternativa, così poco somigliante a quella della gioventù.

Erano magnifiche, formidabili quelle Piogge, non quegli Anni: camminare sotto la pioggia con Antonello, sguardi malinconici, atteggiamento romantico e riflessivo per un pubblico assente a Santa Maria in Trastevere.

Cielo plumbeo, cielo grigio su (foglie gialle giù) cielo sbiancato impallidito, cielo scartavetrato, cielo cancellato con antiche gomme per cancellare, inutili fino a quando, con lampo di genio e di Odino, non le inumidivi – alla faccia di virus e batteri – con la tua bava salivare: prodigio, la metà riservata alla cancellazione dei tratti di matita, rendeva ogni figura geometrica e/o disegno uno sgorbio (anzi, una magistrale imitazione di Dalì, con colonna sonora di Dalidà), mentre la metà – per tacer della meta, ultima e sporca – riservata all’inchiostro, otteneva il super potere di annientare carta, Fabriano o meno che fosse, realizzando spaventose voragini di Nulla, deturpando pagine e pagine di quaderni e/o preziosi ambitissimi fogli da disegno.

Arte post moderna ante litteram.

Fantomas, sornione e indagatore, come fanno tutti gli Animali del globo terraqueo, ci osserva dal cielo sopra la Città (della Gioia? fusse che fusse…) e il suo sguardo severo e impietoso, ci giudica sì, ma con somma inconsapevole fantomatica Giustizia.

Anche Belfagor si è dissolto dileguato dissoluto, sotto la maschera: Greco, non l’ormai decrepito dimenticato caffé di Via dei Condotti (verso dove?) non El Greco, ma Juliette diva divina dea della Rive Gauche, responsabile dell’impazzimento di Artisti Poeti Filosofi Intellettuali Chanssonnier; potere dei Fantasmi, potere ai miei cari Fantasmi! Fantasmi sempre più rarefatti sacri potenti.

E la nave fantasma va: vola Olandese volante vola!

Mi preoccupa di più che la ciurma e il suo capitano appaiano vagamente ectoplasmatici, quanno chiove.

Se scende la pioggia, cosa sale risale assale anche povera di sodio? Com’era quella celebre poesia? La pioggia sul Pigneto, via Anassimandro, lato Micca Club. Quanto sei Burlesque, stasera!

E’ la pioggia che va, ma il Sereno variabile variegato avariato ritorna? Se la pioggia parte, dove arriva se davvero parte? Pioggia e lacrime, questo promettiamo ai nostri fedeli fidelizzati fideistici utenti, clientes, tele votanti: smart citizens 4.0 from home (chi ce l’ha!).

Noi siamo una nuova lista civica, nuova di zecca fuori corso, lista civile civilizzata impopolare impolitica:

Lista Demis Roussos (perdonaci Rousseau, meglio evitare; l’Emilio comprenderà), solo enciclopedie cartacee, elleniche, voluminose da scagliare a valanga contro i nemici della cultura della politica politicante della democrazia democratica.

Con noi, solo leggi epocali e rivoluzioni! Ri Soluzioni onu enigmistiche enig magmatiche.

Hasta la Lluvia, siempre!

(???)