Corde

Lo sapete voi, più e meglio dell’ignoto, indegno compulsatore seriale.

Ci sono verità indimostrabili scientificamente, eppure vere, più del vero, oltre ogni enciclopedia:

il Mondo è sorretto da corde.

E chi regge le fila, anzi i fili, mi correggo: le corde?

Corde non solo marinaresche, corde non solo spirituali, corde musicali, perché la scintilla primigenia è nata da un suono, primordiale rudimentale sperimentale finché si vuole, ma un Suono.

Suono creAttivo, risonanza genitrice del Creato e di tutte le meraviglie collegate.

Forse, giovani musicisti, liberi e ribelli, artisti di strada, per le strade di questo bizzarro pianeta: forse – speriamo sia così – sono loro a dare vita al concerto.

Alzi la mano chi non conosce l’Alieno: David Bowie; il cognome letale di un famigerato coltellaccio, forse perché le sue note, le sue parole erano affilate nella fucina dell’intelligenza extraterrestre, erano perfette in un mondo di giganti, di titani, spesso poco inclini al dialogo, all’accoglienza dei profughi cosmici. L’adorabile Alieno venne tra noi da un altro pianeta, lo stesso non si può dire della hostess terrestre che ebbe anche lei il destino volante, donna caduta dal cielo, non per miracolo, ma causa disastro aereo: senza paracadute, senza ali angeliche, senza energie parapsicologiche, si salvò e divenne, ad honorem, aliena, nella considerazione dei suoi stessi consimili. Alla colonna sonora, pensate voi. Siamo tutti al netto dei nostri titoli di studio, absolute begginers: principianti assoluti dell’esistenza.

Se mezzo secolo e 10.000 metri di altezza vi sembrano pochi, potremmo sempre provarci insieme: un balzo collettivo e via, verso nuove emozioni, nuove avventure; forse, forse al cubo, quando qualche presunto politico vaneggia di rose di nomi all’altezza per incarichi istituzionali, si riferisce a questo. Potremmo da oggi invocare la prova del 9, per la verifica sul campo di atterraggio: nel vuoto senza paracadute di seggi blindati, di leggi ad personas, di cadreghini multipli contemporanei. Sarebbe un piccolo passo per l’umanità, un grande balzo in avanti – finalmente – per la nostra vetusta struttura socio politico culturale.

Corde corde corde (di chitarre), chi ha tante corde vive come un pascià e a piedi caldi se ne sta; parafrasando – parafrasi o perifrasi? questo un altro ansiogeno dilemma – una vecchia divertente canzoncina, troviamo il senso ironico della vita artistica di Bob Dylan; da sempre poco incline ad accordarsi, accodarsi alle mode, ai movimenti, alle correnti del golfo del momento, dopo aver ceduto alla solita bieca multinazionale multimediale i diritti dei suoi testi, da poco, ha pensato bene di cedere anche quelli su ogni suo brano musicale, passato presente e futuro. Buona pensione di lusso, naBobbo Dylan! Potrai acquistare corde di chitarra in platino, da qui all’eternità.

Altro che Nobel per la letteratura, i parrucconi incartapecoriti di Stoccolma avrebbero dovuto conferirti quello per l’economia, caro coerente alla tua personalità, Robert Zimmermann: non ti capirono nel Mondo Prima, fosti sì rivoluzionario della musica, ma non il menestrello della sedicente rivoluzione giovanile, furbo sessantottina: furba, nel senso che molti pseudo profeti di quella stagione, si sono poi sistemati da veri carrieristi senza peluria sentimentale, senza coscienza, nei più vari, avariati consigli d’amministrazione delle compagnie ultra sovra nazionali e delle banche, sanguisughe del globo; riuscendo anche a piazzare in classifica stomachevoli diari personali, finto intimisti, finto nostalgici per i migliori anni: della turlupinatura collettiva, come troppo spesso, nei secoli dei secoli.

Sogno arcadico, poco futuristico: volare tra gli alberi con le corde – pardon, liane – di Tarzan, nella giungla africana o in quella urbana, poco importa: anzi, al richiamo dell’Uomo allevato dal Popolo delle Scimmie, bisognerebbe proprio restare in attesa per osservare, all’interno di una megalopoli soffocata da acciaio, cemento e smog, quale animale sarebbe in grado, se non di rispondere, almeno di percepire il suo possente urlo di richiamo, di chiamata (non di chiama, per carità) alla rivolta contro ogni sopruso, contro le ingiustizie.

L’ultima frontiera dell’Umanità: il cuore di tenebra dell’Universo – o degli universi alternativi – anche se permane forte il dubbio che quella vera resti, ora e nel futuro, se verrà: la mente umana con i suoi derivati.

Attenzione alle corde, la tentazione di annodare può sempre giungere di soprassalto e poi non è detto che nei paraggi si trovino Gordio e la sua spada; vennero esploratori, vennero con la chiara volontà di fondare colonie, poi, sopraffatti dalla bellezza dei luoghi, restarono avvinghiati, legati come avessero trovato delle terre materne natali.

Evadere dalle regole della finta società, sulle corde del suono, sulle sequenze, frequenze, frequentazioni dei viaggiatori mistici tra le dimensioni; illudiamoci di impostare i parametri, il risultato finale sarà, nell’ipotesi migliore:

una meravigliosa sinfonia aleatoria.

Cut up, Tarzan, Piave

Pagina del cut up, del check up, del kechup.

Jungla e dintorni, Tarzan con il coltello, tra i denti – difficile saltare da una liana all’altra e anche emettere il potente grido di richiamo per gli amici Animali – Batman nella notte, nero pipistrello, molto elegante e poi, si sa, il total black sfina ché con l’età anche il povero pipistrello di Wuhan avrà qualche maniglia dell’Amore, nella sua spelonca;

William S. (mi interrogo sempre sul misterioso complottistico significato di queste maiuscole con il punto) Burroughs cosa penserà, cosa inventerà, cosa scriverà, per noi?

Rimpiango tutto della mia vita mortale, anche quegli improbabili barrocci baracchini sghembi e sgarrupati, anti pandemici per forza e per miracolo etilico, parcheggiati in servizio continuato senza alternative, all’esterno degli stadi – mitologiche arene del Mondo Prima, atte a ospitare eventi sportivi e/o artistici, per il sollazzo baloccamento delle folle da distrarre dai temi importanti – con friggitrici sempre pronte a sfrigolare sanissime ciambelle o griglie di Vulcano, mai pulite mai disinfettate, per potenziare al massimo i sistemi immunitari, ove sfilavano trionfi di hamburger e hot dog, ripieni traboccanti esplosivi di check up (quello, nel caso qualche ora dopo l’ingurgitamento) anzi kechup e maionese di dubbie origini.

Mi è apparso un Angelo, ha sussurrato parole arcane; non al Cane, a me. Parole astruse incomprensibili inimmaginabili, per il sottoscritto scrivente: anche perché di solito il Messaggero sono io; certo, lavoriamo per ditte di posta e telecomunicazioni concorrenti, però: attento alle rivoluzioni, attento a chi promette di cambiare tutto – soprattutto in un/con un click (potrebbe trattarsi di suono onomatopeico del grilletto di una Colt45) – attento a chi la butta in caciara senza condividere pane e caciotta, attento agli spargitori effonditori di ammuina; rivoluzione è sì cambiare, tornando però alle Origini, ai Valori fondativi.

Innovare ma conservando le Basi, potenziando la Memoria: dei neuroni e degli anticorpi.

Avviso ai medicanti, ai naviganti, agli inquisitori in servizio permanente effettivo: anche i bersagli mobili, prima o poi, nel loro intimo s’incazzano; o si scassano, questo evento sarebbe da considerare peggiore del primo: un fortunale – chissà quanto fortunato o foriero di doni – si sfoga da solo, si esaurisce e si consuma nella sua stessa furia, un vascello avariato, naviga pazzo e pericoloso, incontrollato ingovernabile, per il vasto Mare.

Finire come Mastro Geppetto, incatenati al letto, con i pensieri fuggiti dalla testa come un nugolo di galline dall’aia; non sono cattolico né marxista credo solo alle poche cose che mi allietano la vita, credo nell’acqua e nella luce del Sole, nelle rondini e nelle lucciole che nonostante l’ecocidio si intestardiscono a tornare; mi guardo dentro la crisi e vacillo sul nulla, sono solo un corpo e come corpo morto, prima o poi, cadrò; ci vorrebbero nuovi geniali racconti dal confine, dai confini tra noi e l’irrealtà; Costanza tu sia marchiata o meno con l’infamia degli ominicchi, necessiterei di carta, penna d’oca sul cappello che noi portiamo, inchiostro nero virato seppia, calamaio, meglio sarebbe Calamandrei: abbattere ogni gerarchia, iniqua opprimente oppressiva, per instaurare un costituzionalismo sociale;

inutile negare, negare sempre, soprattutto le evidenze, la Verità non ci piace abbastanza, non è resiliente, non incrementa il pil, non garantisce la verde transizione, non è sexy;

alla patria, preferisco Madre Gea, alla nazione, il Mondo paese.

Sarò disertore, eretico, ma al falò delle vanità dei guitti di regime, anteporrò sempre e comunque La Leggenda del Piave, la sacralità di quella canzone, baluardo della nostra memoria e delle Vite di quei Ragazzi, Ragazzi per sempre.

A Loro insaputa.