Pagina della pioggia, necessaria e vitale; quando si manifesta, quando esagera;
dopo un minuto invochi Manitù per rivedere, quanto prima, il Sole.
Quando latita per mesi, studi stratagemmi e espedienti affinché cada copiosa, affinché irrighi, affinché colmi i nostri invasi, le nostre falde, le nostre fonti; quali siano.
Non siamo Ginger Rogers né Fred Astaire, ma su di noi quelle gocce di Cielo – non: cielo, mio marito – non funzionano da acqua miracolosa in grado di renderci allegri sine die, ballerini formidabili, persone migliori. Persone umide, anzi bagnate, anzi stonfe cioé zuppe, chissà se anche umani buoni.
Le ‘uova spaziali’ di Cocoon (erano bozzoli?), immerse nella fonte giusta, propagano i propri effetti – speriamo anche i nostri preziosi affetti – portentosi, rinvigorendo e ringiovanendo i nostri usurati, consunti, antichi tessuti (organici, epiteliali); l’acqua scarrozzata dalle nuvole ci battezza, ma non sempre trova soggetti collaborativi, fiduciosi, pronti a trasformare difficoltà anche drammatiche in nuove risorse rigeneranti. Per i bipedi, per il Mondo.
Quando eravamo giovani – lo siamo stati, anche noi – ribelli, selvaggi nell’accezione migliore, la pioggia non ci spaventava, non ci turbava; ci corroborava, ci dissetava, ci confortava: era un lavacro di energia, era un’immersione nel futuro, nelle infinite prospettive arcobaleno del futuro; alla fine, senza bilanci, c’era comunque una pentola di dobloni aurei da cui ripartire, con fiducia.
Vorrei, fosse possibile, piovere come Domenico Modugno, vorrei andare libero e governare i cicli dell’acqua relativi all’ambiente Terra, come la pioggia vagabonda dei Rokes di Shel Shapiro, vorrei essere l’acqua reale degli Scarafaggi albionici, quella in fondo malinconica di Gianni Morandi, quella triste eppure trionfante dei Guns ‘n Roses; vorrei diventare la Donna della Pioggia – del resto, a chi affidare una risorsa così fondamentale? – e dissetare l’Universo, benedizione con armonia e misura della ragione e della bellezza.
Af-fidiamoci a Nausicaa della Valle del Vento (sempre elementi naturali primari), figlia prediletta di Miyazaki, principessa incontrastata del sacrificio in nome del bene più grande: il bene comune; nella speranza che ancora una volta non siano gli uomini che tutto vedono solo come cagione di profitto a vanificare le speranze e i progetti.
Dacci oggi la nostra razione quotidiana di acqua (chiara, fresca, dolce), rendici se non saggi, almeno un po’ – un pizzico – più intelligenti;
al 55 (circa)% siamo acqua, siamo come dicono i sapienti orientali depositi millenari d’acqua fresca custodita nella nostra anima, come esorta la scrittrice Margaret Atwood, dobbiamo imparare quanto prima ad agire come essa;
se non possiamo superare o rimuovere un ostacolo, giriamogli intorno:
per scorrere ancora.



