Se la memoria fosse un inganno

Molto citata – senza essere Cita – spesso e volentieri a sproposito: invocata, auspicata, incensata; chissà poi perchè.

Si fa presto a dire, evocare la memoria: quale?

Niuno lo sa, niuno la conosce: davvero.

Memoria (forse, memorie) umana o memoria artificiale, quella dei computer che già hanno conquistato il sopravvento, in attesa, molto breve, di rimpiazzarci; ecco il primo bivio fatale, fatidico, decisivo.

Bivio non casuale, bivio del destino.

Il destino, inesorabile, bussa alle porte: impossibile non aprirgli, o simulare l’assenza, magari il sonno, financo un malaugurato scambio di persona, una sfortunata omonimia.

Il destino, anche senza titoli accademici – dottore? certamente mi confondo – è dotato di una memoria formidabile, senza necessità di artifici, senza ausilio di quella tampone, senza abbisognare di espansioni di quella definita RAM (dagli esperti, di cosa non si sa).

La Quaresima spalanca le sue braccia ampie e avvolgenti, ma il folle, ilare, burlone Carnasciale – con o senza scialle, con maschera d’ordinanza – resta in agguato; la memoria, talvolta faceta come Lui, agisce per confonderci, per indurci in errore, in tentazione e ridere della grossa, di noi, dei nostri buffi errori, della nostra ingenua credulità.

Del resto, non è semplice districarsi tra memoria sensoriale, a breve o lungo termine; ognuna possiede sue caratteristiche, ognuna si dispiega – dipana? – in circostanze e ambiti molto precisi, idonei, appropriati.

Di solito, ma anche no.

Potrei autocitare un aneddoto minimo, trascurabile, per carità, ma esemplificativo: per anni, ammiratore della Lady del Giallo, Agata Christie, vidi innumerevoli e svariate volte il lungometraggio tratto dal celebre romanzo Assassinio sul Nilo, ma sempre solo ed esclusivamente il primo tempo. Nei meandri della memoria, personale e fallace, nonché birbona, si sono accumulati decine di inconvenienti che, nel flusso del tempo – regolare o meno – , mi impedivano un tranquillo assistere al valzer degli eventi, fino all’agognata, auspicata, trionfale conclusione; epilogo, se preferite.

Tutto questo si è protratto, replicato con insolite varianti, per un decennio almeno – doppio piano quinquennale, senza essere mai stato confinato in Siberia; per ora – , con il dubbio, sempre più cocente, mai angosciante, che gli ostacoli alla visione completa del film fossero solo una pia, chimerica illusione. O uno scherzo della vulcanica, pur non essendo etnea – Erminia, non il vulcano – Nonna trinariciuta: amena (non armena) e brillante più che pria, più che mai, più di sempre.

La memoria, dunque: solida, sfuggente, multiforme? Molti la descrivono così, come un puzzle, con incastri mutevoli; non una ‘cosa’ unitaria, piuttosto “una collezione di sottocomponenti che interagiscono tra di loro“. Potremmo affermare, anche senza essere o crederci siffatti, esperti e studiosi, che esistono molto e varie memorie, distinte e dissociabili o, viceversa, complementari e componibili; se così, posso compulsare.

Scherzi di memoria, rinfrescare la memoria, scrivere le proprie o altrui memorie, annotarsi una memoria, memoria da elefante, o, al contrario, da pesce; mandare a memoria (come l’Ave Maria, si diceva, eoni fa), richiamare alla memoria, mandare a memoria (non a spasso o peggio), memoria di Pico della Mirandola, o Giobbe, se vi risulti più biblicamente simpatico; a memoria d’uomo, alla memoria, anche se al momento – evento naturale e impossibile da evitare – , come disse qualcuno – preferirei di no.

Potrei ulteriormente divagare e perdermi negli antri di questa funzione cognitiva del nostro cervello, della nostra intelligenza (in senso lato, molto diretto); potrei complicarmi il post, se non la vita, citando “argutamente, dottamente“, Sigmund Freud, la sua psicanalisi, la sua definizione di memoria, “non come semplice registrazione del passato, ma come un processo dinamico e ricostruttivo, centrale nella teoria psicoanalitica”. Potrei, lo voglio?

Ricostruzione, rimozione e inconscio, ricordi di copertura, traumi, amnesia infantile, terapia per recuperare i ricordi rimossi ed evitare la coazione a ripetere. Mi sento ubriaco, la capa gira, la piccola mente fallace è fuori causa per iper accumulo. Potrebbe andare peggio, potrebbero piovere reminiscenze.

Esistono anche persone che dispongono per predisposizione – la memoria si può allenare, in palestra o su strada? – di un ampio, incredibile Palazzo della Memoria, ma si tratta di ‘personaggi da romanzo‘.

Come scriveva Lewis Carroll, in Alice nel paese delle meraviglie: “è una ben povera memoria quella che funziona solo all’indietro“.

Sia come sia, quando, nel giardino della pre esistenza, hanno assegnato e distribuito le memorie/i cervelli, sulla mia teca era appiccicata una targhetta, con sopra scritta una definizione incomprensibile;

qualcosa tipo:

AB NORMAL.

Torneranno, Pantere Nere e Segni divini

Pagina dell’Auspicio, pagina del Vate – senza erre finale – pagina del Vaticinio, pagina degli Aruspici e degli Auspici.

Ne hanno avvistata Una in Kenya, dopo quasi un secolo di assenza giustificata; l’hanno fotografata, a Sua insaputa, dicono gli ingenui. Una Pantera Nera, finalmente.

Torneranno, le Pantere Nere e sarà gioia festa danza, ma non per tutti.

Democrazia democrazia, per chimera che tu sia, tu mi sembri una follia. In troppi, ci riempiamo la bocca con questo fantasma che si aggira per l’Europa da secoli, ma quando la evochiamo, non abbiamo nemmeno una vaga idea né storica, né semantica, di quello di cui blateriamo, senza posa senza sosta senza (as)soluzione, di discontinuità.

Sarebbe opportuno, ma non democratico, affidarsi agli specialisti – orrore – per capire qualcosa, per acquisire almeno i rudimenti che ci consentano poi di partecipare a un dialogo – Oi Dialogoi – con una cognizione minima, se non con/per una vera Causa. La figura del tiranno, esempio casuale, era ontologicamente lontana dalla concezione contemporanea, talvolta era addirittura invocato dagli stessi Cittadini quale autentico salvatore della Polis; perché come diceva quel tizio, quel mihi ignoto est senza essere milite ignoto, ad Atene usava così; non solo nel senso degli usi e costumi, ma nell’accezione legale della faccenda: se non rispettavi le leggi della democrazia, ti facevano un paiolo così (o nel paiolo, ti immergevano). In fondo, comportandoti da birbone, risultare ostracizzato dall’assemblea dei 500 corrispondeva quasi ad una grazia degli Dei, quelli veri, inquilini del vero Olimpo.

La Libertà, autentica senza trucco senza imbroglio, si raggiunge giorno dopo giorno, con fatica pazienza certosino lavoro: semplice naturale e all’unisono impresa più ardua del Mondo, perché bisogna in primis lavorare sulla e dentro la nostra testa, per liberare la Mente.

Solo gli imbecilli non coltivano dubbi, sarei propenso ad affermare di esserne quasi certo; caro Amleto, tu che sei competente in materia onirica, confortami, ne ho bisogno ora; tranquillo, fa più male la paura della morte che la zuzzurellona Morte in persona (o della persona). Già questa considerazione da sola, dovrebbe spazzare via le mediocri afflizioni del periodo.

Grazie Amleto, principe di Danimarca che hai liberato il Tuo regno, talvolta è arduo capire seguire il Tuo ragionare, però ho la sensazione che le certezze possano essere letali come antichi veleni di Lucrezia, mai i dubbi, che spingono al viaggio, alla ricerca, alla navigazione perenne (infatti, per N) verso l’oceano della Vita.

Credo a tutto, ho fede in tutto – ergo, diventa vero l’opposto – comunque sono favorevole alle iniziative libertarie, genere lasciapassare verde: per opportuna verifica, non per scetticismo o peggio disfattismo, chiedilo alle Pantere Nere, assistiamo insieme alla loro felina risposta.

Sofonisba, appassionata di sax soprano, saprai ormai che il GP – gran premio della??? – dura 12 mesi, mentre la potenza magica del rimedio che dona l’immortalità, circa 4: Miracolo! Pentiti e convertiti, immantinente, su questo continente.

Bisognerebbe interrogarle, chiedere loro anche se il passato sia andato davvero così, forse Loro con sorniona saggezza risponderebbero con tono indolente annoiato: il passato – ammesso esista – è difficile da afferrare, non sta mai fermo, come una bandiera in un giorno di forte vento.

Il Denaro e i Meccanismi, individuarli, seguirne il percorso a ritroso – senza ritrosie, con coraggio e determinazione – per rintracciare l’origine, i Burattinai che muovono burattini pedine servi, non sempre e non solo in carne e ossa: in tempi andati, ante litteram, tempi sospesi forse ma non sospetti lo scriveva già una celebre complottista dell’epoca, Agatha Christie, in un romanzo datato, come lo scriba, 1970 – non lo digito per vantarmi. Il Passeggero per Francoforte può apparire stravagante, ma da qualche parte sul Globo capita sempre qualcosa di imparentato connesso con la stravaganza, però dagli effetti concreti assai, sulla vita dei bipedi, anche se i politici sono sempre troppo presi dalle loro agende di impegni per osservare la realtà.

A forza di leggere, sono diventato distopico, ma presto arriverà l’unica soluzione – soluzione finale? – nel frattempo, sperando nella reclamizzata transizione, verde anche quella – spero di non tramutarmi in dispotico.

Si sa come funziona, si parte da una apparente profezia distopica e in un attimo il dispotismo diventa virale. Hai voglia poi a progettare rimedi sterilizzanti.

Gli Astronomi – che perditempo, sempre con la testa tra nuvole e stelle – hanno individuato una nebulosa, anzi nube molecolare (non antigenica, quindi valida per Astro GP) interstellare, l’hanno immortalata e qualche buontempone (ne trovi ovunque, perfino tra gli scienziati) ha pensato di nominarla Gesto di Dio: a parte la confusione ingenerata ingenerosa al confronto con i famigerati goal di pugno sgraffignati da Maradona – ah giusto, quella era la mano de Dios – l’ammasso di gas e raggi cosmici pare disegni nel firmamento un gigantesco sfacciato sfrontato Dito Medio.

Come la scultura di Cattelan in faccia alla Borsa meneghina, ma più grande, nel Cielo, in faccia a noi terrestri.

O tempora, o mores: un inequivocabile Segno Divino.