Gazze ladre e arance meccaniche

Pagina dedicata alle simpatiche Gazze, quelle ladre: con grazia, con destrezza.

Potrebbe essere una loro caratteristica biologica, naturale, oppure frutto della consueta, famigerata disinformazione di regime; diffamazione a mezzo stampa – stampa dimezzata infingarda collusa – su larga scala.

Il Merlo indiano parla, o canta, visto che si chiama Mina, parla e canta anche senza essere sottoposto a terzo grado e luci abbaglianti – di terzo tipo – sugli occhietti vispi; ma non è un informatore un traditore un pusillanime. Gracula Religiosa dell’Himalaya, se telefonando potessi chiedere un Tuo intervento magico, Ti chiamerei: sacumdì sacumdà, né gioia né dolore, né noia né stupore, né argento né carbone, pace equità giustizia, agli Uomini, solo grazie alla loro buona tenace volontà. Ciao, poveri diavoli.

Registriamo con allertato allarmato allucinato stupore l’invasione di Vespe aggressive con pungiglioni sfoderati e Gazze ladre – non gli Uccelli, di Hitchcock o meno – di diritti democrazia buon senso, senno perduto; un solo Ippogrifo in servizio permanente affettivo non basterebbe per andare di nuovo in missione sulla parte nascosta di Selene, a recuperare miliardi di senni, in esilio satellitare.

La Gazza ladra di Gioacchino, Rossini – grande musicista, sontuoso gourmet – è un’opera semiseria, un po’ come questo Mondo Dopo, nel quale sopravviviamo in bilico tra farsa e tragedia.

Pirati, Fratelli della Costa, schiuma sana dei Sargassi, avete mai considerato l’heavy metal dell’età medievale? Colonna forse non erculea, alla fine del Mondo conosciuto, là dove esisteva Atlantide, ma colonna sonora d’ispirazione ribelle, contro ogni sopruso, mentre il vascello personale issa sul pennone Bandera Negra: Satania dall’album del 2000 e mai più 2000, Finisterra, di Mago di Oz, gruppo iberico, autore di musiche e liriche quanto mai adatte, propizie, propedeutiche.

Ah Benvenuti nella nuova era, in un mondo senza dolore,
senza amore né immaginazione,
dove la pioggia sazia una foresta che non puoi vedere
se non navighi in rete

Sorella Luna
Ha smesso di pettinarsi
Beh non riusciva a trovare, no
Il riflesso nel suo specchio, il mare Guarda fin dove la ragione
può vedere che il sole è tramontato
Cavalcando una nuvola di carbone e gas mortali
Andarono in cerca di un fiore bene

Fratello Sole
Stanco dell’illuminazione
Alimentato da
un disco rigido e un terminale

Oh-oh, in Satania sei I
tuoi pensieri programmati
Oh-oh, premi il pulsante
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Costruisciti un paradiso, un amante virtuale
Invia i tuoi orgasmi via e-mail
Disegna un tenero bacio o un gesto d’amore
Apri un file e salvalo Acquista un programma
speciale per piangere
Dove in lacrime
Puoi scegliere la varietà

Oh-oh, in Satania sei
i tuoi pensieri programmati
Oh-oh, premi il pulsante
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La voce del tuo maestro Sono
legato al tuo cuore
Ti concedo un futuro
In cambio della tua libertà Oh-oh,

in Satania sei
i tuoi pensieri sono programmati
Oh-oh, premi il pulsante
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Oh-oh, in Satania sei
I tuoi pensieri sono programmati
Oh-oh, premi il pulsante
Naviga nel mio mondo, desideri, desideri, desideri.com


Ladri di vite e di domani, di speranze e orizzonti, si riuniranno per l’ennesima volta a Bruxelles, il gran convengo delle testoline di Gazza, e per gli umani liberi saranno decisioni amare come cavoletti; mangeranno sbaferanno si ingozzeranno a quattro palmenti e per la 1000° volta partoriranno la svolta epocale, sempre la stessa: riduzione delle emissioni dei gas serra del 55%, rispetto ai livelli del 1990!

Anche Elio ha deciso di ritirarsi su un’isola deserta, o forse una nuvola cosmica di carbone e gas letale, alla ricerca di quei fiori che non trova più, non riesce più a illuminare sulla Terra.

Fiori e magari opere – di bene – in memoria dei cinque milioni di martiri ogni anno, vittime della crisi ambientale di origine antropica, mentre oscuri araldi e banditori diffondono in modo capillare, martellante il virus, il morbo più temibile: quello della paura che obnubila raziocinio, compassione, empatia.

Quando le grida soppiantano i ragionamenti, i fuochi nella notte sono quelli delle orrende pire, i roghi degli eretici che bruciano con la mordacchia alla bocca, perché le loro parole terrorizzano il potere, anche in mezzo alle fiamme.

Abbandoniamoci ad un sabba dionisiaco esoterico, il sabba degli uomini liberi che ancora sognano, sulle note suonate da arpe e viole elfiche, bipedi che non vogliono farsi marchiare, non vogliono consegnarsi rassegnarsi alla schiavitù, del pensiero e delle emozioni imposte da una machina, una qualunque; giogo, lasciapassare, somministrazioni di sostanze sperimentali: sono violenze, prevaricazioni incostituzionali crimini contro l’Umanità, l’esercito di Ippocrate si opporrà alle schiere mercenarie della casa di carta farmaceutica globale.

Cedi, figliolo, lasciati iniettare il siero della felicità sintetica virtuale, ti concederemo (con cedere) un futuro, in cambio di poco: la tua libertà. Cedi e non sarai più costretto a stare qui incatenato, con lo spalancapupille, davanti a uno schermo che riflette – almeno esso, riflette – h24 immagini di decessi terribili, da pandemie, le più varje.

Hai optato per il cocktail giusto, bravo caro Alex, vedrai da oggi come starai bene, grazie alla rieducativa ‘cura Ludovico’: a proposito, lo sapevi che il grande regista Stanley Kubrik aveva scelto proprio l’ouverture della rossiniana Gazza ladra quale perfetta atmosfera ritmica per la sua Arancia meccanica?

PROFESSIONISTA? PREFERIREI DI NO

Lui, sempre lui. Era quasi un’ossessione, una magnifica ossessione per tutti noi della squadra, per tante, infinite ragioni. Vi ho detto vero della vaga somiglianza somatica con Brad Pitt? Certo, sicuro.

Fisicamente invece (anche come stile di gioco) ai più ‘efferati’ di cose calcistiche, ai fanatici che conoscono come antichi rosari non solo anno di fondazione della prima squadra di calcio – che sia nata in Cina prima di Cristo, o nella Firenze medicea o in qualche sobborgo popolare e operaio di Londra e dintorni durante l’avvento dell’era industriale! – ma ti sciorinano a memoria anche nomi, cognomi, soprannomi della formazione titolare… ecco, per costoro, BradHypo sembrava ‘il gemello sputato’ (cosa mai vorrà dire, ancora me lo chiedo) di Mariolino Corso.

Forse è per questo, che lui, il nostro lui, non solo è stato l’unico ad avvicinarsi alla chimera di essere tesserato per una grande, vera, gloriosa società professionistica (cribbio, il Milan!), ma è stato anche l’unico a osare l’impensabile: come Celestino V, mutatis mutandonis, oppose un cortese ma netto rifiuto. Sì, avete capito bene, lo sciagurato genio del calcio, dopo provino ufficiale a Milanello e proposta di contratto, disse, come sempre senza enfasi: “Grazie, preferisco di no. Io quando gioco a pallone voglio pensare solo alla bellezza e al divertimento, qui sarei distratto da troppi fattori: l’immagine, il ruolo, la fedeltà agli sponsor. Non fa per me, scusatemi per il tempo perso”.

Lasciò come faceva con le sue finte sul campo (compresa quella che durante la partitella gli permise, senza nemmeno toccare il pallone, di mettere sedere a terra il libero titolare e osservare che la sfera esaurisse la propria energia cinetica poco oltre l’ostacolo utilizzato per l’occasione come porticina) tutti interdetti e senza parole; ma forse proprio perché davvero rammentava un po’ troppo un idolo che era stato in fondo uno dei simboli storici degli odiati cugini, non scatenò moti di disperazione o estremi tentativi di convincerlo a mutare decisione tra le fila dei dirigenti del Diavolo presenti alla partitella.

Così, davvero così, sfumò quell’incredibile opportunità, e non si ripresentò mai più, perché sappiamo che il microcosmo calcio è come un piccolo villaggio tradizionale, con i suoi riti, con le sue regole che per convenzione comune mai devono essere infrante, né messe in discussione, pena il crollo di tutto il circo, compresi tendone spalti e carrozzoni.

BradHypo era quello fortissimo, lento e soprattutto troppo bislacco per fare il calciatore professionista.

“Non ha la testa giusta”, dissero di lui nell’ambiente, quasi a giustificare “uno spreco scellerato di talento”.

O forse, ma la mia è solo un’opinione da profano del ‘calcio industria’ dello spettacolo e, soprattutto, da amico, aveva troppa testa.

“Voglio solo divertirmi, se devo concentrarmi su altro mi distraggo e la magia muore”.

Tutto qui, non c’erano altri segreti.

Forse.

Non raccontò mai, neppure a me, perché alcuni anni dopo, all’improvviso, decise di non giocare più, di non allietare più con le sue invenzioni compagni, spettatori e perfino avversari.

Non furono le sconfitte, perché vi ho già spiegato, credo, che non badava in modo particolare al risultato (era felice se ci vedeva felici); ma vi posso garantire che alcune batoste lasciarono invece il segno sul morale e sull’entusiasmo di alcuni di noi, suoi compagni.

Non quindi la maledizione che sembrava aleggiasse sulle nostre teste e che sempre ci impedì di vincere il campionato fu la causa del suo addio al calcio. Collezionammo risultati incredibili con prestazioni fantasmagoriche, riempimmo comunque la nostra bacheca sociale con coppe e supercoppe, ma il campionato ci sfuggì sempre, come una sorta di primula rossa o di fantasma inafferrabile. Ci furono incredibili battaglie campali, rimonte impensabili in condizioni improbabili (improbabili condizioni fisiche nostre, improbabili condizioni meteo per disputare qualcosa che somigliasse vagamente ad una partita di calcio), ma come fossimo, debite proporzioni sempre presenti, una piccola Olanda (Arancia Meccanica…) dei dilettanti, nonostante il nostro gioco spesso brillante e emozionante (soprattutto grazie a Lui), la Vittoria finale restò per noi un traguardo troppo lontano, altissimo, impervio, irraggiungibile. Una Fortezza inespugnabile nel deserto dei sogni irrealizzabili.

Senza averne coscienza, eravamo entrati nella leggendaria enciclopedia calcistica delle grandi squadre rivoluzionarie senza vittoria…

Prima puntata: Vi presento… BradHypo

Seconda puntata: Salgari, la Nonna e la Briscola

CONTINUA?