Cocchi e Buoi dei paesi tuoi

Lo speziale ciarlatano intimò alle donne e agli uomini di fatica: non si parla degli effetti nocivi degli elisir traumaturgici, lo impone la santissima – nemmeno troppo – Inquisizione.

Gogna tortura rogo, sono in fondo pene lievi e dense di umanità per chi osa avanzare – avanzi tu, nel senso di lei – perplessità dubbi addirittura dissenso nei confronti dell’indiscutibile, supremo Dogma; come supremo, avrei preferito Doppler, matto con la fissa di dominare il Globo – fosse l’unico – ma almeno capace di suonare un fantastico organo a canne in modo sublime.

Siamo i primi al mondo per fanfaluche e non rammento più se si tratti di eco balle – perché sia chiaro le balle che spariamo sull’ecologia sono spaziali più di quelle del film di Mel Brooks – o antiche monete, false, magari veloci golette di pirati, Falene attirate dal fuoco, cenere che vola via su bolle d’aria; abbiamo le trivelle sostenibili, da Titano, ma in Danimarca nonostante i possenti ricavi le mettono definitivamente al bando – non di concorso o annuncio del banditore comunale – in Cina i fedelissimi del Celeste Impero sono diventati campioni nella produzione e commercio di cocchi elettrici, o elettrificati, giusto per rammentare ai miscredenti che la vita è tutta una scossa, un brivido sopra le follie, un coacervo, ma di emozioni continue.

Caro Conte Vlad, sapete che questo è davvero il momento più lieto e propizio per i vampiri di anime? Prosperano dilagano imperano durante epidemie – soprattutto di idiozia – e guerre: senza allusioni, senza offese, senza volontà polemica.

Ottavio, Amico mio, cos’è il genio? Ah, saperlo. Riadattare vecchi calzettoni calcistici dimessi e dismessi – lavati e profumati, per puntiglio di cronaca – a guaine per borracce ciclistiche in metallo; il Pianeta è uno e uno solo, meglio riciclare prima che decida di rottamarci, tutti. Anche in bicicletta, andare in fuga sarebbe impresa vagamente improbabile.

Come diceva quello? Al millesimo sfilatino di pane, persino a Fantozzi balenò un leggerissimo sospetto; con gli avventi avversi dei magici miracolosi rimedi, non accade lo stesso, ma si sa, i maghi i cerusici gli speziali al servizio dell’Oscurità non dispongono della stessa materia, grigia, del noto Ragioniere.

Poi, caro Bertrando, patriarca non per caso né a caso o casaccio, le gilde dei tecnocrati dell’energia infernale e dei rimedi miracolosi, hanno assoldato a cifre faraoniche gli scriba e gli aedi più noti e popolari per cantare – incantare – le masse volgari con le presunte meraviglie da essi stessi prodotte e immesse sul mercatone globale del Mondo Dopo e dentro le vene dei bipedi. La reclame è l’anima de li mejo commerci, a patto che siano i loro.

Sbarazzina Belinda, i tuoi occhi sono azzurro rugiada, azzurro color di lontananza e infinito, nei quali si rischia di annegare; rammenti quel tempo della tua vita mortale, quando la tv programmava la serie fantascientifica – adesso lascienzah ufficiale è diventata ultra fanta – Star Trek? Presto trasformata nella fantasia dei liceali buontemponi, dediti alla registrazione su audiocassetta delle canzoni di successo trasmessi dalle radio, in start rec.

Umberto Eco mi ha confermato in sogno che passare da start rec a start big res, reset per i non addetti, è un attimo: lo dicono e lo scrivono i capoccia del big three – tutto big nella loro ottica, perché s’illudono che il loro agglomerato criminale sia ‘too big to fail’, ma non rammentano la storia di Davide e Golia – il grande Tre, non il grosso Albero (tipo Sequoia sacra), club esclusivo dei più grandi fondi d’investimento, con all’interno tutte le multinazionali del web, dell’energia, delle armi, del farmaco; insomma, quelli che in assenza di opposizione, decidono a piacimento le nostre sorti, contando su uno stato permanente di crisi allerta terrore, causa epidemie, guerre e catastrofi naturali.

Quando le balle vengono propagate dalle massime cariche istituzionali politiche religiose, possono essere classificate come fuck news o sono semplici verità alternative?

Mi consenta: pampalugo sarà Lei.

Le Mogli si sono dimesse, restano cocchi e buoi, speriamo almeno questi siano dei paesi tuoi e non fulcro dell’ennesimo complotto smascherato – senza maschera, senza vergogna – contro l’Umanità; sapendo, come da saggezza popolare, che esiste una Forza Motrice superiore a quella dei buoi, Quella che nel Mondo Prima, dal big bang in poi, ha sempre garantita la rotazione della Terra intorno al proprio asse;

in ogni caso, resteranno i cocchi e, poco auspicabilmente, saranno cocchi amari per ogni singola persona di buona volontà e mente libera.

Omero e i collettivi

Omero, chi era costui?

Forse non un personaggio solo, ma il primo collettivo letterario della Storia, una specie di Luther Blissett ante litteram?

Non ditelo all’ex calciatore inglese che indossando la maglia del Milan segnò un memorabile goal in un derby meneghino, umiliando in elevazione un certo Fulvio Collovati, campione del mondo (nessun parallelismo con Pelé nella finale del 1970, che si materializzò all’improvviso sopra una nuvola dell’Azteca per sorprendere uno sbigottito Burgnich, solo per rendere l’idea).

Collettivo letterario come il Bardo, William Shakespeare? Chissà. Sono così belle le leggende letterarie che sarebbe un peccato mortale, un oltraggio deturparle o tentare di demolirle con teorie verosimili, ma strampalate.

Restiamo concentrati sul narratore cieco, privo forse della vista fisica ma dotato di una straordinaria visione interiore, una inventiva e una sensibilità all’ennesima potenza, senza le distrazioni delle immagini del reale, più o meno reale.

Omero gruppo di autori, Omero cane nero e sfortunato, come Calimero, con le pupille opache, ma capace con il fiuto e con la percezione delle vibrazioni del Mondo di individuare capire interagire con gli esseri viventi attorno a Lui.

Abbandonato tanto tempo fa, dal solito bipede sciocco del Mondo Prima, che lo riteneva animale inutile e forse con questo giudizio sprezzante e inumano classificava solo sé stesso.

Autisti con una mano sola, autisti di veicoli a trazione tradizionale, non traditrice, non pilotata da una app, da una intelligenza artificiale in remoto, remota nel senso di virtuale, non lontana nel tempo – magari, sarebbe magnifico – batteristi di gruppi rock con una sola mano di poker, capaci di sbaragliare gambler professionisti e batterie, nel senso della sezione ritmica non delle pentole.

Falsi profeti, dalla mente cieca, ottusa: promettevano futuri da nababbi – a nababbo morto? – da sceicchi da emiri, ma dopo 20 anni di trivellazioni il romanzo storico narra solo di devastazione ambientale e assoluta povertà: sociale culturale morale, tranne che per multinazionali e sodali.

I saggi orbati, i facitori con maschere senza occhi, con facce senza volto né pupille, consiglieri ispiratori, eminenze grigie senza scala – grigio unico uniforme, a perdita d’occhi per restare in tema – della politica occidentale, quella auto proclamata superiore e vincente causa mercato, ha percepito che la sedicente democrazia non è esportabile in altre culture in Popoli con storie differenti dalle nostre, soprattutto a suon di bombe; difficile inculcare loro che stai donando libertà, insegnando l’arte della vera vita democratica, mentre fai a pezzi povera gente, donne bambini anziani, senza esclusione, perché dall’alto dei nostri bombardieri, noi siamo spietatamente inclusivi.

Meno male che quello di Emergency ha lasciato il campo, un guastafeste rompiballe in meno.

Narrazione di leggendari sabati del villaggio, prima del villaggio ai Comboniani e di infiniti meriggi balneari, su sabbie selvagge infinite che nella fantasia della passione diventavano gli stadi più belli del mondo; con il calcio – lo abbiamo capito solo oggi in questo disumano Mondo Dopo, in cui tutto sembra lontano dall’uomo – trait d’union, detonatore buono, pretesto virtuoso per aggregazione sociale; meraviglioso lo sport, meraviglioso perché era il medium che ci permetteva di stare insieme, di dialogare, di condividere emozioni; come dice il nostro grande campione Luca, voi siete stati gli esempi, gli educatori nell’accezione latina, quelli che sapevano condurre con il sorriso con la gioia con la purezza e la semplicità.

I pomeriggi più belli sono stati insieme a Voi, grazie a Voi: Gino, Toni, Cesco. Irripetibili, eterni.

State preparando i campi nel Cielo, lunghi tornei impegnativi, perché saranno iscritte le squadre più forti della storia: Real Comboniani e ByByOne World Team (Triveneto docet).

La parabola del seminatore prodigo è perfetta, prodigo ma non sciocco, generoso perché getta chicchi di grano sano e forte a piene mani, sapendo che prima o poi riuscirà ad attecchire su terra ricettiva e fertile: con tutto il rispetto, niente male nemmeno le parabole di Zico.

Gli occhi dell’Anima vedono lontano, oltre: anche nel buio ancestrale dell’Universo.

C’era una volta

Pagina del C’era una volta, senza nostalgie, senza ubbie da falsi storici, sedicenti età dell’oro, inganni prodotti dalla memoria burlona e mistificatrice, anche senza matrice da falsaria.

C’era una volta un Re, quello cantato dai Nomadi, pronto a mandare al massacro mille bravi cittadini e mille bravi contadini, ignorando il dolore di madri e giovani spose, inutili massacri per sete di vanagloria e potere;

c’era una volta un Re – un altro, una macchietta una burla umana – quello narrato in un formidabile sketch da Gigi Proietti; questo personaggio faceva morire sì, ma solo dalle risate, per benedizione creativa.

C’era una volta il potente Mago Merlino, che dall’alto della Torre Torrione Terrazza fortificata – abusi edilizi anche a Camelot? – aiutava il Re Artù con polverine magiche (doping ante litteram?): chissà mai se quelle misteriose sostanze furono autorizzate con procedura d’urgenza dalla Congrega di Maghi e Fattucchiere, chissà se quei misteriosi ritrovati furono efficaci davvero oppure fallaci e facilmente contrastabili; leggenda narra che il Sovrano puro di cuore e di pensiero cacciò i perfidi Cavalieri Neri dalla Brittania, ma le Leggende tramandano verità parziali, arricchite abbellite infiocchettate, senza chiedere permesso, né verifica alla Storia, maestra senza più allievi.

C’era una volta una gigantesca chiatta dei Tecnocrati capace di navigare sulle rotte dei mari settentrionali del Pianeta, alla ricerca di fonti arcane di energia, energia inesauribile e potentissima; gli esperimenti e le trovate dei Tecnocrati si erano spesso conclusi con effetti disastrosi per i Popoli e per la Madre Terra, ma ancora una volta regnanti poco lungimiranti ottusi avidi, avevano concesso loro carta bianca, totale libertà di azione manovra sperimentazione.

In attesa di nuovi scoppi, nuovi eventi catastrofici.

C’erano una volta povere donne solitarie, magari innocenti vecchiette (senza arsenico, né merletti), definite streghe; forse l’assenza di relazioni sociali le aveva un po’ inselvatichite, ma vivevano in case di marzapane e preparavano ottimi prelibati dolci al forno; attiravano bambini certo, ma Hansel e Gretel, fratelli reietti da un padre orco, non furono certo magnanimi con la loro megera personale e poi si diedero ad una carriera di sicari mercenari di presunte maliarde dedite alle arti oscure. Fortunelli i due fratellini a non essersi imbattuti in certi pifferai poco magici, molto mefistofelici di certe fiabe nere nerissime del Mondo Dopo, fiabe non necessariamente teutoniche. Pifferai che non invocano, ordinano: lasciate che i bambini vengano a noi, per sempre. Emuli, discepoli di Saruman, lo stregone perfido e doppiogiochista del Signore degli Anelli? Quello, al confronto, era un dilettante e qui per sbaragliare questi emissari del male ci vorrebbe altro che una nuova battaglia campale, sul modello – Lego? – Fosso di Helm. Stroncarli, magari, per sfinimento, costringendoli alla sequenza completa e al making of più backstage, completo.

Tutto questo c’era una volta, per fortuna non più. O no?

This World is my unique oyster.

Make Love your goal.

Speriamo che nel frattempo non abbiano inserito l’Amore universale nella mappa degli obiettivi previsti dall’Onu, altrimenti, mio caro bianco Cavallo dei Matia Bazar e della reclame Pino Silvestre, hai voglia a correre e campare, prima di incontrare nuova fresca vigorosa erbetta (da brucare).

Lacune lacunari lacustri

Pagina dei Quattro, i 4 del Lago.

Loch Ness con Nessie o Laguna Nera con Misteriosa creatura subacquea poco importa, anzi molto: più Creature entrano, più varietà possiamo ammirare.

Quattro su quattro, nel senso dei laghi: ottima media.

I 4 partirono baldanzosi per esplorare i 4 Laghi montani, causa assembramento degli ultracorpi turistici, non riuscirono nemmeno a scorgere un ruscelletto e tornarono mogi in baita, suonati come pifferi, anche quelli di montagna, per solidarietà.

Immaginare i quattro lacustri – aspiranti tali, senza intenzione di prosciugare i laghi residui – acquartierati tra i canneti, tra cespugli spontanei, attenti intenti a auscultare il gracidare il gracidio delle rane ranocchi indigeni, mimetizzati tra piantine gongolanti di umidità, verdi di clorofilla, evitando quelle carnivore, molto carnivore e affamate, spesso assai.

Carnivori, come certi multimiliardari, che però affidano ad agenti d’immagine e uffici stampa messaggi da diffondere a reti unificate, tramite media mercenari, ai Popoli, ai giurati – chi giura di solito spergiura, recita a soggetto un copione falso, come le teste di Modigliani del 1984 – di certi premi screditati, scaduti, di latta anche arrugginita: siamo martiri per la scienza, interpretiamo la ricerca come fosse una missione. Missione segreta per conti segreti, alle Cayman.

Basterebbe guardare con poca attenzione, osservare, scansionare minuziosamente volti e occhi di queste persone così filo antropiche per sobbalzare, al cospetto di pose sguardi lineamenti, vagamente somiglianti a sembianze naziste del Mondo Prima – erroneaMente ritenute archiviate in via definitiva, via che non esiste sullo stradario della Storia – inquietanti impressioni, anche per la confidenzialità con la quale i sedicenti cani da guardia della Democrazia, scodinzolano invece fedeli ai piedi dei potenti globali, confezionando per loro familiari sigle da social e soprannomi da sciatto marketing cattura simpatie.

Per esempio, una certa K.K.: manca una cappa – cappa o spada – per il tris perfetto. Omettono in modo consapevole, calcolato l’identità dei veri Autori di alcune fondamentali scoperte per il bene dell’Umanità, con il difetto terribile dell’assenza del fine di lucro; Scienziati estromessi dalla cerchia degli idoli da mostrare alle Genti, in quanto non fidelizzati non asserviti, non plagiati plasmati al/dal sacro indiscutibile Dogma.

Siero per tutti, compresi i neonati; siamo passati nell’arco di pochi decenni dal tentato golpe del generale Borghese, a quello trionfale di general Siringa; deliri così palesi e lapalissiani da risultare saggi consigli illuminati, da buon pater familias, ché anche i generali, in fondo, tengono famiglia.

Non riusciamo ancora a valutare tramite voto – rigorosamente virtuale – se il paese abbia compiuto il fatidico passo in avanti – piccolo o grande, per le sorti del Mondo – sulla bocca del vulcano; un progresso, un processo, un profluvio?

Finire dentro una Lacuna, non solo culturale; frazione con innumerevoli segherie e aziende di legnami, ma con soli 41 abitanti; alcuni magari fan dei Lacuna Coil, sia in fase goth sia alternative, però metal, perché, volenti o nolenti, siamo tutti prigionieri del Delirium totale.

Meglio sedersi su uno scoglio di avvistamento a Otranto, al momento – non monumento – opportuno gridare ai villaggi: Mamma li Turchi o li Kataioti (non qatarioti), nel senso di quelli dal Katai, insomma i Cinesi; dalla via del Mare con seta o anche senza. Si stava meglio, quando forse in effetti stavamo meglio, a nostra insaputa, ma osservando il post – non sul web – anche il feroce Salatino per tacer del bello guaglione O’ Sarracino, brilla di luce quasi amichevole e confortante.

Come in certe memorabili lezioni del Maestro Manzi, il papà di Orzowei ‘corri ragazzo vai e non fermarti mai’, quando la Rai era davvero mamma e si premurava di garantire agli Italiani un’alfabetizzazione e scampoli di Cultura, il più possibile ampi accessibili comunitari. Sulla nera lavagna bastava aggiungere dopo la V maiuscola una muta, discreta h e come per magia compariva una Vacca, sacra per gli Indù, venerata anche qui da noi.

Se rispondendo in modo esatto a un test completo di cultura generale – la cultura, non quello di prima – otteneste in premio un lasciapassare per una serata al ristorante insieme alla vostra famiglia, siate attenti alle ordinazioni che pronuncerete ai camerieri: confondersi, sull’onda del sentiment del momento e dell’emozione è un attimo: gradiremmo del tinello tonnato.

A questo punto, dall’altalena ricoperta di muschio, meglio attendere l’emersione dal lago – quello invisibile ai droni e alle masse – della Creatura, di quel mostro nell’accezione latina che diceva di non essere pacifista, ma nemico della guerra.

Un autentico Mostro.

Istigatore privato

Pagina dell’istigatore privato.

Non investigatore, non il classico duro anche un po’ travagliato eroe hard boiler – o era boiled? – alla Sam Spade o Phillip Marlowe, maschi rudi a stelle, stalle montane, strisce e stelline cinematografiche nordamericane.

Nemmeno Dylan: Bob, Thomas o Dog.

Agente provocatorio, certo, non all’Avana, della savana, ma da una vana evanescente postazione, cameretta con vista su porzioni di Realtà.

Se fossi foco, magari fico; foco no, anche perché qualcuno mi ha anticipato di qualche secolo, poi per vocazione, più che Cecco, sarei Grisù, o in alternativa, Calimero.

Se fossi investigatore, sarei un Duca, Lamberti, creato dalla fervida fervente effervescente immaginazione con macchina scrittoria incorporata, di Giorgio Scerbanenco: un ex medico, radiato dall’Ordine per aver praticato eutanasia su una paziente terminale; reo di attuare non la cultura della morte, meglio comunque rammentare che il ciclo naturale la prevede, ma quella dell’umana empatia, della pietas, della fede, anzi fedeltà non in un dogma, ma nella filosofia di un certo Ippocrate.

Un istigatore, privato di diritto alla parola, istigatore all’osservazione, anche con la ragione più impura, all’uso spudorato sfacciato spericolato dell’intelletto.

Un freak – Elephant Man mi commuove ancora – freaks out nonostante Diane Arbus, ché ostracizzati da sale del ballo è fenomeno risibile, più preoccupante dai luoghi della Cultura, dell’Arte, della Bellezza.

Discriminato per utilizzo indiscriminato, o suo tentativo: dell’intelletto e del dubbio, soprattutto davanti al troppo ossessivamente reclamizzato.

Cerchiamo di non perderci di vista, in primis, noi stessi; non perdiamoci d’animo, né di panza, Sancho.

Tutto procede bene, andrà sempre meglio: crediamo ai messia dei sieri miracolosi, che non immunizzano, forse attenuano – per tacere di effetti imprevisti a medio lungo raggio nella grande Incognita, ma una sorpresa su cinque sarà per uno tra noi – però se avvampano di fiamme le isole del Mediterraneo, se tra i boschi del Comelico Superiore un lago un tempo ampio si riduce ad una pozzanghera, se l’Onu ammette che i gas serra in atmosfera mai avevano raggiunto questa concentrazione, negli ultimi 2 milioni di anni, scrolliamo con fastidio le spalle.

Fondamentale il lasciapassare verde, farlocco, per accesso privilegiato al Mojito Party.

Erogatori di benzina ricoperti da muschi e licheni, più simili a dolmen post litteram che a manufatti di tracotanza tecnologica, con cartello esplicito: fare il pieno è accanimento terapeutico (Massimo Bucchi docet).

Istigatore autorizzato a diffondere la Regola di Dudlé, dopo esplorazioni boschive in territori mistici, dopo ritrovamento della Stuà, diga lignea che incanalava torrenti impetuosi per affidare loro il trasporto di possenti tronchi fino ai villaggi a valle;

Regola di Dudlé, non Bublé Michael, non maRcelleria né Orosticceria, riFabbrica dell’organizzazione urbana e del consesso civile, non stravolgendo ma creando comunità cooperativa tra i Popoli e la Natura.

Alla faccia di resilienza e new green deal.

Area 51, astenersi cerca Tempo

Pagina degli Alieni.

Sono entrato mani e piedi nell’area 51, senza fobie.

O si tratta di una mia personale chimera, un miraggio, un’ombra tremula onirica.

Area 51, deserto del Nevada, la meta preferita da Ufo e Alieni, là fuori – molto fuori, di sicuro – dove nemmeno Scally e Mulder da X Files con passione, sono mai riusciti a trovare la mitica Verità, o brandelli di quelle che ricordavamo.

Non saprei dire né digitare, ma almeno un alieno, uno solo l’ho incontrato: me stesso.

Alieno con gli occhiali da sole in stile Cary Grant, ove risulti impossibile emulare quello stile e soprattutto essere Cary Grant; con anello magico non della Compagnia dell’Anello, la solita compagnia di giro della Terra di Mezzo degli Hobbit – nella vita bisogna coltivarne almeno uno, di Hobbit – anello dono prezioso del Negus, quello vero; capelli argentati, rarefatti sempre più, con fatti rari da raccontare, dentro radici tenaci, abbarbicate ora e sempre alla Vita e sue meraviglie.

Cercatori del tempo perduto, archeologi delle epoche d’oro, illusionisti di qualche Eldorado, umano, terrestre. forse universale.

Occasioni possibilità progetti perduti come troppi orizzonti nei quali la Fantasia avrebbe potuto tutto, o quasi: non rimpiangerli, come canti filosoficamente Tu caro Franco, ma quanto Tempo speso male che non tornerà.

Panta rei, Peter Ray: il fiume è sempre lo stesso da millenni, eppure l’Acqua, uno dei pochi elementi veri e fondamentali, sa rinnovarsi in ogni istante, placida o impetuosa, fresca, brillante anche quando il parassita bipede la offende, la inquina, crede di poterla piegare schiavizzare sfruttare a piacimento.

Sciocco uomo, vane le tue leggi, inique quando si allontanano dai confini della Natura.

Apulia, Atene: gli Aedi con la cetra comincino subito a comporre inni, a innalzare verso il cielo peana per celebrare l’apoteosi olimpica; i paesi del Mediterraneo bruciano ardono letteralmente, non solo di passione, ma le adorabili Caretta Caretta, nonostante tutti gli agguati letali che nei decenni abbiamo teso loro, preferiscono le nostre coste, i nostri mari – nostri in comodato d’uso – per allestire nuovi nidi, per allargare le famiglie. Ci accordano stima fiducia cortesie al momento immeritate, salvo smentite, salvo eccezioni lungimiranti e meritorie.

Petit Marcel, assieme a Te non ci sto più, la tua ricerca è troppo impegnativa; passerò a casa di Guy, magari almeno lui ha escogitato una chiave, una tattica, una formula letteraria per scandagliare, per recuperare, per improvvisare no – già troppi improvvidi improvvisati – per capire, o intuire briciole della realtà, del Mondo e degli uomini.

Questa non è una crisi sanitaria, non solo; la vera emergenza riguarda la ragione – lumi spenti, altro che scetticismo anti scientifico – e forse come sostiene con acume Ferrante, Ludovica, ancora di più lo Spirito; la carne è debole, lo abbiamo capito lo sperimentiamo di continuo dall’alba del percorso, ma lo spirito del tempo è addirittura loffio.

Se riuscissi ad ignorare con distacco ironia atarassia le premesse errate ipocrite false dei discorsi pubblici, se potessi cancellare la velenosa politica dei social media – ancora non sono riuscito a comprendere la loro utilità presso i Popoli – capaci di diffondere la propaganda pro carburanti fossili, mentre tutti professano la loro anima – animaccia de li mejo – verde pronta però a censurare i dubbiosi raziocinanti, se con uno sforzo di volontà riuscissi a non registrare che gli Alberi sono morti e forse anche Gea furente non se la passa troppo bene; stendo un tendone di pietà sul governicchio della fasulla transizione ecologica, quello delle scelte epocali e rivoluzionarie, così avanti da essere riuscito a inventare le trivelle sostenibili e nuove deroghe ad libitum ai peggiori pesticidi nel settore agrario. Forse, lorsignori e famiglie, sono per costituzione – non la Costituzione – tecnicamente immortali.

Ignorando questo e molto altro, raggiungerei non il Nirvana – nevermind – ma una certa quota astrale di serenità, un equilibrio cosmico, funambolismo universale.

Un giorno raggiungerò Asmara, seduto al Caffè Italia incontrerò l’ombra della mia identità, inseguendo Antilopi sull’Altopiano, aggiungerò raggiungerò forse nuovi Sogni.

Nella mia piccola anima.

Grazie.

Ultra mega iper

Iper immune a me? Iper immune sarà lei, con tutta la sua discendenza, fino alla terza generazione; generazioni ravvicinate di terzo tipo.

Iper immune a chi, a cosa? Iper immune, impermeabile all’ironia, come certi scienziati a gettone, molto social poco collaborativi, pochissimo colLaboratori: frequentano più twitter delle sudate carte, più tik tok dei sudatissimi esperimenti; ironia codesta sconosciuta – εἰρωνεία mia, non esagerare o Ti ammonisco per dissimulazione – , la sparano grossa, la pietra, poi nascondono la mano, infine – canovaccio consunto – con la maschera tragica degli incompresi, si lamentano di essere stati travisati; se indossi maschere, il travisato sei tu.

Iper immune, deve essere una nuova peculiarità dei parlamentari italopitechi, quelli che votano in modo compatto e disciplinato leggi e provvedimenti che non leggono; o non li leggono – forse non sono pratici di letture – o non capiscono, tertium non datur. Votano norme incomprensibili illogiche incostituzionali, come se slavinasse; senza un fremito senza un battito di ciglia né del cuore, ché fossero talvolta esposti al batticuore forse non avrebbero cuore di approvare a cuor leggero sempre contento certe misure per misure irricevibili, inumane. Delle quali mai – e dico giammai – sono pronti ad assumersi responsabilità, politiche civili penali; del resto, persino i loro fidati fedeli fantomatici aiutanti, i famigerati portaborse e/o galoppini, lavorano al nero, non di seppia, purtroppo.

Iper immuni, ai codici alla legge fondamentale, alla deontologia, quella dell’onore della dignità del rispetto: della Vita e dei suoi cicli naturali; il rimedio iper immune naturale sarebbe quasi a costo zero, mentre quello artificiale, griffato brevettato dalle multinazionali costa un occhio della testa: volete mettere però, quanto risulti più trendy?

Iper immuni all’invasione degli ultra centri commerciali, dei mega mercati globali; ove fuggire quando nel Mondo Dopo si è ormai consolidato il passaggio dalla paura dello spazio vuoto – tipica dei nostri avi Latini – , al suo più spaventoso opposto?

Iper immuni agli hacker, ma solo se tentano di intrufolarsi dalla Russia con amore, quelli nostrani sono innocui e poi da quando le nostre identità digitali analogiche fisiche civili sono disponibili e soprattutto commerciabili coram populo – attendevo da tempo l’occasione per sfoggiare un po’ di latinorum, dopo tutto questo dispendio di albionico idioma ad minchiam – cosa volete che sia? Terrorismo, solo quello diffuso mediaticamente, per occultare vergogne istituzionali e politiche.

Complottismo a geometrie variabili, complottismi a orologeria, complottismi selettivi: da esibire o deridere alla bisogna.

Iper immuni al concionare filosofico, ma terribilMente pratico del Filosofo lagunare, simpatico ai micro poteri, quando contiguo e/o organico (composto organico?) al sistema, meglio se solare – l’aggettivo più abusato per sciatti coccodrilli pre confezionati: iper esecrabile, mega condannabile se critico e/o, peggio mi sento/peggio per lui, dubbioso tentennante tintinnante nella speculazione intellettuale sulle contraddizioni e sulle clamorose falle dell’impianto generale e del generale, quello caro al Palazzetto.

L’offerta è super, anche se nel titolo e nei patti non figurava, il risparmio mega, l’occasione ultra, il fesso iper non solo testuale, nel senso dell’ipertesto, in assenza di capolavori letterari; convenienza garantita, da chi e soprattutto cui prodest? Il latinorum abbonda nella bocca degli intrallazzatori e degli sciocchi, meno male che qui si digita.

Iper immuni – per somma fortuna – alla logica aristotelica, come direbbe l’amico radicale Maurizio Bolognetti: comparare le mega cifre sanitarie tra questa estate e quella precedente, scoprire ultra novità, sorprendenti, nonostante il siero miracoloso.

La vera clausura definitiva riguarda solo le capacità cognitive del popolo, ma il tesserino verde – ultra mega iper verde – concede le libertà, alcune: esclusive – assai esclusive – selezionate per voi dall’Algo algido Ritmo:

libertà concesse con spirito liberale, come concesse erano le costituzioni ottriate dai re illuminati nell’800 di qualche secolo del Mondo Prima;

ultra iper mega Estate 2021, per gentile concessione: è qui la festa?

ConCeduta!

Stress Test

Pagina del test, stress test.

Vita nova nel novo mondo, quello del dopo, pieno di stress, riservato non più a colletti bianchi in doppio petto e cravatta, esteso democraticamente a tutti – lo stress, sia chiaro, non lo stipendio: non venite poi a manifestare con cartelli – carrelli del supermercato, sempre utili – contro qualche regime, immaginario, perché si sa, la dittatura peggiore comincia sempre dentro noi stessi.

Diceva un vero guerriero: l’arma più potente nelle mani degli oppressori è la mente degli oppressi.

Stress test, da non confondere con lo strass, anche perché sono anni che dalla scalinata in piazza di Spagna, non scendono dive né si arrischiano donne, sotto stelle spente o accese. Todo modo, stress strass sempre di roba e ambiente sintetici si tratta.

Siamo tutti un grande popolo di crash test dummies; avete certo contezza dei dummies, simpatici – magari vagamente anonimi e impersonali – manichini, utilizzati dalle grandi aziende automobilistiche quali cavie all’interno dei nuovi veicoli in produzione, per verificare la sicurezza del mezzo. Spesso – poveri inanimati fantocci – sono destinati a una fine nota, non per questo meno orribile. Davvero, non vi sentite anche voi empaticamente coinvolti, affratellati ai dummies, vittime dei complotti universali delle lobby del trasporto privato? Privato di umanità, privo soprattutto, non schivo nemmeno boschivo, ma temo si fatichi ormai a cogliere differenze sfumature peculiarità.

Per un dummy, scarto della cruda truce realtà, il domani può riservare solo sfracellamento o terribili mutilazioni permanenti, per lui il futuro è un terno al lotto; avete mai tentato la sorte, gentili bipedi, all’Eterno al lotto, quello al banco del?

Il Medioevo è trandy, è fico, è sexy: talvolta, mi chiedo come mai non mi abbiano conferito ancora medaglie d’oro al valor civile, per tutte le vite che ho salvato dalle stragi, stragi che vorrei commettere quando leggo o sento sedicenti scrittori/letterati/intellettuali/giornalisti esibire la propria cultura pop, con trovate da bassissima lega markettara.

Magari vivessimo nel Medioevo o Evo di Mezzo (Tolkien docet?), anche se in fondo tutti noi viviamo sempre in mezzo a un evo, epoca di passaggio mutazioni mutamenti mormorii mormorazioni morie cambiamenti; non lo percepiamo, ma la colpa non è certo scaricabile sul periodo storico.

Se non credete a me – e fate bene! – crederete a un vero storico: Alessandro Barbero. Il Medioevo buio brutto sporco cattivo, foriero solo di ingiustizie catastrofi disgrazie, lo abbiamo inventato noi, non furono secoli oscuri, la gente, nonostante la durezza della quotidianità, non era nemmeno ipocondriaca, né attanagliata da orribili paure fobie preoccupazioni o angosce, per l’incombere dell’anno 1000. Barbero garantisce di avere recuperato contratti di locazione, sottoscritti nel 999, a pochi mesi dal balzo nel millennio successivo.

Sempre lo storico, docente/romanziere più televisivo, mediatico (a sua insaputa) del nostro strano tempo rammenta, con discrezione, che il forzatissimo parallelo tra le epidemie del Mondo Antico – la peste, non necessariamente di Camus e/o Manzoniana, in primis – e la nostra ‘adorata’ pandemia, non regge alla prova della Storia, dei concreti fatti, dello stress test: le malattie di quelle epoche uccidevano in fretta anche un terzo o metà delle popolazioni; la paura tanto evocata dai media per screditare gli scettici del siero è poco più di un escamotage banalissimo e sciatto; la vera parola chiave della contemporaneità è sicurezza, una autentica ossessione per noi ‘moderni del III millennio’.

Ogni tema, ogni argomento è stato relegato in secondo piano, a ballerino di ultima fila, a comparsa silenziosa, come quelle che magari vengono uccise o sono già morte nella prima inquadratura del film: sicurezza sicurezza, primavera di bellezza, dolce chimera sei tu. Gerarchie ribaltate, in nome di uno pseudo valore, se solo considerassimo – stiamo sereni, gente – che siamo ontologicamente imperfetti, limitati transeunti, talvolta, unti chissà se da qualche Signore, autentico però. Auspichiamo risposte affermative, astenersi da quelle positive, per evitare complicazioni complicanze condoglianze.

La gilda degli speziali fabbrica rimedi magico taumaturgici del costo di produzione pari a tre zecchini neri (di rame) a boccetta, ma li offre sul mercato al modico prezzo di 24 zecchini, d’oro: pretende dal podestà il riconoscimento araldico di benefattrice della Città.

Una cortese madama mi apostrofa: o grullo, placa il tuo vano sbraitare, quando vai dal fornaio tu te, ti lamenti per il ricarico? Replico: venerabile Madonna, Maremma benedetta, l’argomentare tuo parrebbe fuori sesto, ma se Tu sei contenta, godi e buon pro ti facciano, la focaccia e il siero miracoloso; passerò per bischero, pazienza, non possiamo tutti essere gran dottori.

Attendiamo impazienti il Rinascimento novello, l’invocato neo Umanesimo, anche se ogni umanesimo vanta il proprio neo: come il Medioevo, anche l’Umanesimo soffre di fantasiose ricostruzioni, di fama buona o cattiva più o meno meritata, più o meno veritiera.

Colombo, non l’inventore di ritrovati lapalissiani, Cristoforo, pose piede sul nuovo continente (per noi ingenui) e chiuse il sipario sul Medioevo.

Andò davvero così?

I progressi scientifici, i tumulti delle civiltà e quelli sociali, lo sviluppo impetuoso dei commerci e quindi una circolazione maggiore di denaro e ricchezze, le invenzioni rivoluzionarie chiamate sestante e bussola, arrivarono di colpo? Come colpo di teatro, per dare un colpo fatale e finale al periodo tenebroso?

Il Rinascimento, caro Leonardo, fu la coda del Medioevo, la figlia legittima e prediletta di primo letto dell’Evo di Mezzo o un’Era Intonsa, fresca di conio, di zecca, di fucina, di bottega di arti e mestieri, di narrazioni di abili poeti cantori menestrelli?

Ai Dummies questa e tutte le altre, ardue risposte; sono certo poco loquaci, però pare siano immuni, almeno loro, allo stress.

Anche senza sorseggiare Cynar.

Uomini o caporali (colonnelli)?

Lacrime nel vento, lacrime sotto la pioggia.

Diluite dalla pioggia, non cancellate. Come l’etereo volto di Rutger Hauer nella ormai storica scena finale di Blade Runner, pioggia torrenziale che tra l’altro sarebbe stata utile per domare l’incendio ai Bastioni di Orione, a Troia assediata, a Roma, rogo che costò la reputazione al povero Nerone.

Il cittadino ciclista è la sciagura peggiore che possano immaginare gli amministratori delegati delle multinazionali del libero regime – libero il regime, di fare come gli pare e piace – neoliberista globale: una iattura, una catastrofe in grado di sbaragliare strategie di marketing, di abbattere raffinati giochini di borsa, di azzerare i lauti dividendi spesso esentasse in quanto non tracciabili (altro che green pass) dei soci della compagnia; la bicicletta è con le sue ruote l’inciampo trascurabile che manda a rotoli il sistema, il piccolo ingranaggio che con i dentini ai quali si aggancia la catena manda a gambe all’aria l’ingranaggio ciclopico del Mercato, il mezzo di trasporto più detestato e temuto nei consigli d’amministrazione. Il ciclista di solito è orientato alla convivenza pacifica, viaggia senza inquinare, adora gli armonici equilibri della Natura: converrete anche Voi che non esista un nemico più perfido per l’IperFondaco globale?

Non so se gli Androidi sognino davvero pecore elettriche – chiedetelo a Philip K. Dick – talvolta mi chiedo quali siano i sogni dell’Umanità nel Mondo Dopo, mi auto interrogo anche su quali siano i miei sogni. Calderon, oh Calderon, Tu dalla barca, potresti suggerire qualche nuova fantasia, all’altezza delle tue? La vida es sueno, ma questa somiglia più ad un incubo, da mancata o complicata digestione, post simposio luculliano. Per ingordigia indecente, ci siamo pappati tutto il Pianeta, a occhio sulle croci, la cuenta – por favor – sarà salata assai.

Lo spunto gustoso – non lo spuntino – offerto da Alessandro Bergonzoni con una sua brillante spigolatura dalle pagine di Robinson: quello che ci riguarda, quante volte ci ha già guardati sorvegliati vegliati? A forza, di guardarci, non si è ancora stufato? Abbiamo scoperto, incredibile nevvero? che il Popolo dei Castori è abilissimo nell’ingegneria idraulica, potrebbe aiutarci a risolvere tanti ormai famigerati problemi, vicino ai fiumi e ai laghi: abilissimo, non miracoloso; il resto del lavoro, spetterebbe, finalmente, all’Uomo, ridestato dal lungo inspiegabile sonno. Della ragione, in primis.

Come fa notare con arguzia Stefano Massini o come lo interpreto secondo esegesi mia personale: siamo passati dal piccolo spazio pubblicità delle Bollicine di Vasco da Zocca – o dall’intero cd degli Afterhours a disposizione per promuovere un’azienda, invece di sprecarlo per una musica inutile – allo spazio a pagamento; attenzione, non per tutti, con buona o cattiva pace, eterna, dei romantici Pirati del cosmo della nostra infanzia. Voli spaziali, poco pindarici molto esclusivi, solo per i riccastri della Terra, quelli che obnubilati dai conti bancari si reputano dei di un qualche olimpo di ordine minore, quelli che – hai visto mai – fosse vero che Gea presto deciderà di espellerci dal Suo regno, tentano di raggiungere mete alternative. Immoralità, di livello siderale, senza la bellezza delle Stelle.

Mentre in Israele, dopo il quarto tsunami virale, hanno inaugurato – primi al Mondo, record olimpico – il terzo girone di inoculazioni – perché il siero miracoloso è ancora in fase di rodaggio, miracoli sì ma a tassametro – alle nostre obliquitudini, registriamo con soddisfazione il cambio di passo della comunicazione istituzionale. Dal macabro ‘ricordatevi che dovete morire, voi’ con annesse parabole belliche, al tono piacione e festaiolo per lanciare nell’etere il nuovo claim vincente: no vaccini, no party!

Più del dovere civico, potè l’irrinunciabile voglia estiva di movida.

Questo colpo di genio, unito all’arrivo nei bazar virtuali del nuovo gioco prezioso, ottimo per la stagione – il Cantacovid – ha mutato le sorti i destini gli orizzonti, della pandemia non si sa, ma degli incorregibili vacanzieri di sicuro. Compra anche Tu il Cantacovid, il karaoke connesso a Tik Tok, già virale nell’Universo, per divertirti senza limiti, né Great Pass nelle lunghe sere d’estate; invita anche tutti gli amici, tutto il quartiere, nemmeno l’afa (o l’aifa) potrà fermarci – chi fermerà la musica, anche se l’aria diventa elettrica?

Se tutte queste lodevoli iniziative non dovessero ottenere gli effetti auspicati sperati programmati ai tavolini delle buvette governative, nessun timore:

si passerebbe dal governo tecnico di salvezza delle anime e unità d’intenti particolari, a uno nuovo, più energico più marziale, come da desiderata di certi aedi mercenari che vagheggiano città pavesate, ma blindate militarmente e lunghe marce popolari per raggiungere i poli, d’inoculazione. Anche perché gli altri, nel frattempo, forse saranno già liquefatti e perduti per sempre, come certe belle patrie.

Uomini lo eravamo un po’ meno da un po’, ma uscendo dalla farsa dei caporali – kapò, come diceva quel Caimano – di giornata, per giungere alla tragedia smascherata della Giunta dei Colonnelli, almeno guadagneremmo qualche punto in chiarezza, dell’immagine, delle prospettive.

Si sa, i colonnelli rivendicano – anche da sobri – pieni poteri e vantano carta bianca.

All’immensa, eterna anima di Totò, compete per meriti artistici la risposta: adeguata e definitiva.

Rebus enigmi misteri

Pagina del Rebus più grande del Mondo: l’Umanità.

Servirebbe a illuminare se non la soluzione almeno i contorni, i profili, le sagome – che sagome, questi bipedi! – una storiellina sufi (tutti saprete chi sono i monaci sufi, giusto?) su angeli e demoni, no mi correggo se sbaglio, e sbaglio alla grande immodestamente: un diavolo e un demone a passeggio vedono una scintilla di Verità cadere dal cielo; subito un uomo si precipita a raccoglierla e resta affascinato dall’intensità e dalla pura chiarezza della luminescenza di quel frammento cosmico; il diavolo, il povero diavolo, chiede al demone se non sia almeno in parte preoccupato; il demone con tranquillità, quasi noncuranza, risponde che davvero non serve agitarsi né allarmarsi perché in breve tempo quell’uomo e i suoi simili trasformeranno la preziosa scintilla in un opprimente dogma.

Cosa dovrebbe insegnarci questa parabola, della scintilla di Verità? Chiedetelo ai monaci, cribbio, già non decodifico me stesso, non pretenderete che vi offra – a gratis, tra l’altro – interpretazioni e risposte alla complicatissima realtà circostante; anzi, realtà multiple per universi multipli.

Il multiplo dell’Universo quale risultato finale ottiene? Mistero. Non dite infine che manco di generosità: al rebus ho aggiunto con solare munificenza anche un fantastico mistero, per tacere discreto dell’enigma, ma mastico poco il francese. Pardon.

Su Marte c’è o c’è stata vita? Vita sempre secondo la nostra logica limitata terrestre, secondo, ma prima e soprattutto dopo, ci sarà tantissima Vita, infinite forme di esistenze che i nostri piccoli occhi mortali non vedranno; comunque, dai laghi essiccati, ai rettili mutanti e camaleontici, a incomprensibili onde radio, anche Marte nonostante l’invasione delle nostre ultra sonde e ultra robottini esploratori del Cosmo, resta un mistero inesplicabile. O si tratta di un enigma, magari un rebus, però universale?

Quante dosi, figliolo? Non si fa in tempo a creare una santa religione dopo opportuna costruzione di un Dogma del Siero miracoloso – tanto che San Gennaro ha tuonato come fosse un vulcano presso le sedi competenti – che i soliti scienziati idolatri, ma scaltri, hanno già cominciato a mettere in dubbio l’efficacia dei portenti contro le varianti con inziale Delta: serviranno nuovi, innumerevoli, periodici rinnovi del patto con il Demone di cui sopra e con le sue arti cerusiche. Chi sopravviverà, vedrà. Forse, crederà, convertendosi, non necessariamente in questo ordine di cose, pensieri, parole, azioni e del Mondo. Enigma.

Nel Mondo Prima, nelle arti e nei mestieri, esistevano codici deontologici, forse fallaci, perfettibili, talvolta ipocriti, poco critici molto falsi, per tutelare dignità e riservatezza, diritti umani inalienabili delle Persone coinvolte; oggi, i fabbricanti e gli spacciatori di narrazioni della presunta realtà non esitano per qualche oncia d’oro in più, a spiattellare rivelare gettare in pasto al pubblico più belluino e delirante, i dettagli più delicati di ognuno, meglio se attinenti a morbosità efferate su casi umani o che vedano come vittime Bambini; da deontologia a scelta dei deodoranti da supermercato, per coprire gli effluvi maleolenti, della a moralità, della ferocia mentale, della assenza, di umanità in primis.

Vorrei deambulare allegro per i 62 chilometri di portici – patrimonio artistico dell’Umanità – del centro storico della dotta godereccia Bologna, trastullandomi con l’ascolto di filosofi illuminati che discettano di pandemie virali e virologi certo competenti in qualche materia, mentre con passione discutono di Heidegger ed esistenzialismo; vorrei essere lieto come un Arcobaleno che in un baleno allieta e fugge via; vorrei che i miei pensieri fossero sempre liberi e vagabondi nel Cosmo, come frequenze di Radio libere e ribelli degli anni ’70, del 1900.

Riuscirà l’Uomo, giunto all’ultima missione, a svelare il mistero, sciogliere l’enigma come fosse il Nodo laocoontico o gordiano – meglio senza spade, anche se ne ferisce più la tastiera che la catapulta – a risolvere il rebus più grande del Creato?

Forse, ma a spanne, sarebbe meglio si astenesse, sportivamente. Pellegrinamente, come una Nuotatrice olimpica che dopo 20 anni dedicati alla disciplina e 5 finali olimpiche, percorre l’ultima vasca della carriera con gioia serena, con gratitudine:

sorridendo a ogni bracciata.