’68

Pagina Bianca per rianimare richiamare riesumare il 1968.

Gentile coEvo ambientalista albionico, sarà mai davvero esistito? Un 68 nuovo di zecca, nuovi fermenti socio culturali antropologici, nuove fermentazioni, rivoluzioni umanitarie e non solo piroette ammaestrate su sé stessi.

Anche il 69 sarebbe gradito, non formalizziamoci sui numeri, sugli schemi, sulle formule ché anche quelle matematiche sono relative, geometrie esistenziali, variabili, aVarabiali, euclidee o meno.

Che Guevara de noantri, manifesti nelle tasche del fu eskimo, tra le labbra, cubani pestilenziali sempre smozzicati, con tutto il rispetto per Cuba, formidabili quegli anni, senza smentita incorporata:

– tanto i temi dei liceali li leggo a metà, a mia descrizione, la mazzetta dei quotidiani la leggo al bar (rassegna stampa proletaria, come esami universitari e spesa quotidiana alimentare) il resto è brutta copia e poi acqua sotto i pontili e gramigna nei fossati, sperando nel buon senso degli Alligatori; il sub comandante infausto era pronto prontissimo ‘pronterrimo’ alla partenza, in missione per combattere al fianco dei Campesinos, poi ha subito un grave infortunio, quel granello che inceppa i meccanismi della Storia e dell’evoluzione: ha scoperto all’improvviso che gli garbano assai la coca, cola, anche perché è dura sostenere la guerriglia zapatista in Chiapas, adora il Kashmir quello da indossare e non saprebbe rinunciare agli omaggi e al buffet gratuito, riservati agli ospiti vip nelle tribune d’onore degli stadi.

Cribbio, ho rimediato una figuraccia, però retorica.

Voglio evolvermi anch’io come le Elefantesse africane, sono mie sorelle, ne sono certo, capita l’antifona l’intifada l’imbroglio, hanno barrito in coro, altro che Sister Act:

– “!Ya Basta!”, stupidi infestanti parassiti pseudo umani, volete l’avorio delle nostre zanne? Noi ci mutiamo, da oggi nasceremo senza, quello che facevamo con i nostri uncini preziosi, lo faremo in altro modo.

Immaginazione al potere, Immaginazione nei dpcm, che già solo la sigla è asfittica nauseabonda male olente di stantia muffa mefitica delle paludi senza mangrovie, immaginazione materia obbligatoria, in ogni età in ogni tempo con ogni meteo; immaginare una nuova scuola o una Scuola nuova? Le due questioni si tengono a braccetto e non si elidono, speriamo non vengano eluse deluse cassate – non sicule – come sempre.

Una Donna presidente, finalMente: Fantasia.

Chiediamo ciò che ci sembra appare scompare ragionevole, l’impossibile.

Sognando immaginando non scarpe di plastica o iphone per navigare negli Oceani virtuali, forse diventeremo o torneremo uomini:

scriviamo racconti insonni in solitudine e poi riuniamoci nelle piazze per condividere, companatico letterario e pane di grani antichi, imparare di nuovo a sognare per essere grandi perché il gioco esige regole e i sedicenti adulti hanno smesso di giocare, seriamente come solo i Bambini del Mondo Prima sapevano fare.

Impariamo a non produrre più rifiuti, ad accogliere e mai sfruttare i rifiutati, minoranza ovunque, anche se composta da miliardi di Persone.

Il Mare e il Grano trionferanno comunque, anche se fra 15 anni, una volta estinti noi bipedi, sui social desertificati resteranno cronologie di eterne discussioni sulla necessità impellente di un un nuovo umanesimo, una nuova green blu revolution: senza semi di delirio e follia, il Domani non risorgerà più.

Caro Hermann, Tu che sai quanto la vera Vita sia una melodia di contrasti e differenze, Tu Lupo della Steppa osservi con stupito raccapriccio, l’insensato vagare delle mandrie umane.

Al 68 del Mondo Dopo, senza punti esclamativi interrogativi neri, solo con tanti zeri, diciamo addio al suo arrivo, forse soffriremo di meno al momento del congedo, se gelando di delusione, finirà inghiottito dai trend del momento, dal tag tematico dell’ultimo minuto. Ultimo, senza zona Cesarini.

Tag Sigh, non Miao, non Tao, non Friar Tuck.

Almeno Tu nell’Universo, Arcangelo Michele partenopeo, mettici forniscici una Pezza, d’appoggio o per coprire le vergogne;

sei Fratello del Diavolo? Non Ti crucciare, nessuno è perfetto.

Tra Cielo e Globot

Pagina del Cielo promettente, quando il Cielo promette, a differenza degli ominidi, tiene fede alla parola data.

Database data room data un’ipotesi e anche un’ipotenusa. Analisi dei dati e data news per data journalism, anche se a qualcuno garba di gran lunga di più il graphic, journalism&novel.

Flumen Naonis esonda, la sua schiuma non è quella della birra, Lui obbedisce al Cielo: onesto affidabile coerente.

Fede nel Cielo e nelle Nuvole, Ancille ancelle messaggere del Creato.

Alzare elevare invocazioni, giuramenti, solite solide (?) stolide promesse, ma anche palloni da basket e da volley, al Cielo, per svagare magari sviare Angeli, Dei, Eroi trapassati, tra passati e futuri, occhio all’incombente presente.

Presente! Chi c’è, c’è, gli assenti un tempo ingiustificati erano iscritti in contumacia dalla parte del torto; siamo tutti isolati, ma glocal/global, nolenti nolani volenti volani volanti, soprattutto impreparati all’arrivo degli eserciti dei Globot, evoluzione chissà quanto salvifica dei robot, subito adattati alla globalizzazione virale: non si ammalano, non protestano, non chiedono salari ferie premi di produzione tutela dei diritti – ne siamo proprio sicuri? – non si annoiano. Certo, magari nonostante le super intelligenze artificiali artificiose, poco artistiche non saranno mai campioni di creatività, empatia, simpatia, ma alle multinazionali piacciono proprio così.

Noia e Solitudine, in abbondanza: fossimo degni di certi nostri nonni e bisnonni, quelli che davvero hanno fronteggiato la guerra, sapremmo accoglierle come doni, per creare ricreare noi stessi e il mondo; ma si sa, le rivoluzioni oggi sono solo annunci virtuali via social, le riforme restano intenzioni poco pie molto pietose, soprattutto perché appare improbabile reperire, hic (salute) et nunc (occhio alla capa, spesso gira): Nuovi padri costituenti, dopo opportuna cura ricostituente.

Padri sempre più incerti, insicuri, poco adatti al ruolo, spermatozoi rarefatti (assembramenti vietati), depotenziati, in diaspora scomposta fuga, non si sa verso quale orizzonte inglorioso, non si sa verso quale vittoria.

Di palo in frasca, di palo in sesto, fuori sesto, spesso e volentieri, speriamo acuto;

Arte Illusione Vita, sinonimi a nostra insaputa, in ordine poco cronologico eppure alfabetico? Facce equipollenti della stessa medaglia piramidale?

Comunque, a mezzogiorno, pasta in tavola, la rivoluzione può attendere e la nuova costituzione universale, auspicabilmente risanata e finalmente robusta, potremmo farla scrivere a un panel di super Globot, non imparentati con Godot, anche perché altrimenti nemmeno il Cavallo – il quale sostiene di appartenere a Napoleone! – , della Rai, camperebbe più:

ignoranti, a digiuno, scevri di sacri principi, – tabula rasa – ma impostati in modo corretto, almeno non sbaglieranno i congiuntivi, non saranno colti da congiuntivite e miopie assortite:

forse assolveranno la piccola Umanità, con il condizionale.

300, Portoghesi, gialli

Pagina bianca domenicale degli Oporti aperti, mentre qui ci blindano, ci impongono – mani manrovesci regolamenti continui e mutevoli – ci controllano con droni killer e app scivolose, come capitoni riottosi alle tradizioni natalizie.

Oporti aperti mentre ci chiudono tassano tartassano le attività indigene, oporti aperti sì, ma solo ai portoghesi, i quali, per storica usanza o diceria, si sa, non pagano mai i biglietti d’ingresso.

Si potrebbero imporre balzelli balzelloni d’uscita.

Portoghesi come Yanez, le Roy vero: avercene; Porthos Athos Aramis filosofeggiano filo solfeggiano filo fraseggiano sul senso della vita e sulla Vita come segno – anche di spada e cappe di antiche cucine, certo – , mente D’Artagnan guasconeggia, senza mascherina né maschera di ferro, per recuperare i preziosi gioielli della Regina. Più Rodomonte il giovin moschettiere o il suo immenso papà letterario, Alexandre Dumas? Se 300 opere, cartacee, e 500 figli presunti, vi sembrano pochi, in una vita di 68 anni.

Cosa o chi saranno mai i/le sedicenti Archistar, stars senza stripes ad archi, magari celestiali? Archimandrita, Archi navata, Arci mandrillo? Anche archibugio, archicembalo, arci povero diavolo!

La vita nova comincia on line, abbandoniamo una volta e per sempre quelle sciocche obsolete fuorvianti pratiche di ascese a monti ventosi, soprattutto se Eolo s’è dato, fortezze Albornoz disperse tra le nuvole, immersioni abluzioni abnegazioni ablazioni in fiumi, sperando non siano nel frattempo inariditi o resi letali da pestilenziali liquami.

Cielo plumbeo su, foglie gialle rosse aranciate giù, entro in una chiesa chiusa e prego: chissà se la California del III millennio, magari senza roghi, a roghi estinti, resta un sogno praticabile o anch’esso vietato, una terra franca affrancata con cartoline da francobollare per i parenti, lontani per amore per forza per decreto, anche un po’ de cretino.

Il giallo è tornato di moda, incerate da lupi di mare, infiorate barocche a Noto, stivaloni e pastrani da pescatori, della domenica; pescatori di anime, animati consessi in caffé desolati, pesci dalle pinne azzurre, per variare un po’; gialli, certo, ma di Simenon e Scerbanenco, tutta un’altra sfumatura, tutto un altro gusto.

Club del Giallo, il dimenticato giallo del bidone giallo taxi, vedo che il tuo giallo è sporco quanto il mio ma più tascabile, la pia inventrice dell’apple pie, miss Marple, contro Sherlock Holmless, un cielo giallo come limone ma di Costiera amalfitana, giallo Cina o Giappone pari non sono, converrete: si fa presto a dire giallo, ma nella tavolozza tricolore tutto diventa opinabile, auspicabile, variopinto assai perché prima o poi, nella realtà diminuita, dai fatti e dalle menti, tutto si trasforma in oppinabile dei popoli; per tacere di genti tribù, soprattutto fazioni.

Il Pernacchio è un’Arte catartica che ristabilisce giustizia ed equità, sbeffeggiando presunti potenti sempre nudi e impotenti; peccato avere perso le tracce dei Maestri. Anellidi danzano sfrenati sabba samba – Sambigliong, anche Tu ci manchi, tanto – sinuosi, al ritmo della Terra.

Siamo passati in un amen da Get back a cashback, non è detto anzi cantato, che si tratti di un progresso. Totò le Mokò, lui sì sarebbe un vero faro nella kasbah dei Popoli, tra deserto mare cielo.

Ci condannano senza prove, senza domande a piacere o di riserva sull’ultima spiaggia, al massimo qualche trascurabile indizio – trascurabile come le controindicazioni del farmaco, però miracoloso – alla cattività cattiva natalizia, tutti più ripiegati dentro i propri gusci come Mork da Ork, senza possibilità di schiusa o di sgusciare;

come ci hanno insegnato Saverio De Maistre e Rita Levi Montalcini, l’angusto perimetro di una stanzetta può trasformarsi nella più portentosa via di fuga: – ci vietate le città e gli incontri? Ci avete lasciato l’intero universo.

Dentro le nostre teste, quando accese: come luminarie di Natale.

The Jingle in The Christmas Trees Jungle

Pagina bianca o rossa del Natale perfetto.

Natalone a Pordenone, voglio rovinarmi, ve lo regalo e ci aggiungo la strenna imperdibile della visita guidata – in prima assoluta, totalmente gratuita – ai boulevard alberati, se riuscirete a trovarli (i viali, certo, ma soprattutto gli Alberi).

Moschettieri impavidi senza moschettoni, dimentichi di moschetti, spiumati dalle piume sul cappello, non d’Alpino; Cappellai senza più matti e con la contrizione costrizione contrazione del mercato dei cappelli da quando anche Borsalino si è appeso alla cappelliera; Alice sola in casa dopo diktat governativo, cerca nelle bottiglie messaggi vergati a mano e soprattutto meraviglie.

Boulevard dei tramonti, tramonti dei boulevard, tramonti sui boulevard, boulevard di sogni smarriti spezzati non solo da grissini torinesi; red carpet, red boulevard di foglie d’acero maestoso; non sarebbe bellissimo se così fosse? Viviamo circondati di boulevard, promenade Cambronne non dedicati al leggendario generale francese, ma invasi dalla materia da lui evocata: ci stiamo sommergendo da soli, speriamo almeno che nessuno sollevi piccole o grandi ondate.

Possiamo rinvenire gioia anche nella sofferenza? Magari rinvenire la gioia svenuta svenata svenduta per eccesso di sofferenza o di rialzo in borsa; sofferenze stentate, sofferenze gioiose, gioiose sofferenti che riescono a trapassare mura inferriate procelle. Misteri, dolenti – come certe note, della spesa della sposa della spes – o, almeno questi concedeteceli, gioiosi; come si concludevano Assassinio sul Nilo e Omicidio Sull’Orient Express?

Il bello il ballo il belletto dell’incertezza dei tempi e anche dei modi, la sostanza è psichedelica – fa più male la canapa o tabacco e alcol, gemelli perversi? – psichedelia dell’irrealtà. psiche delia, cioé la Delia della psiche o educazione della psiche del fanciullo; alterazioni altre azioni azioni dell’altro, demolire modelli demodé arcaici obsoleti.

Le modelle degli anni ’80 sì che erano dee, abbattere falsi profeti realizzare opere senza omissioni, anzi con la missione di rivelare la nostra visione del mondo e cosa rappresentano per noi le persone, ipotesi non necessariamente di reato, minacce a vanvera o promesse vuote che minano le nostre amate incertezze; rinsaldare i confini per non pensare alla finitudine che è parte integrante di noi?

Caravaggio, Michelangelo Merisi da, senza eccessi, senza vita notturna oscura accidentata senza anima tormentata senza sé stesso, sarebbe stato comunque genio o un imbratta tele qualsiasi?

La Scrittora che si illude di distruggere il Maestro pretenderebbe anche di negare dignità di esistenza alla versione del carnefice, fatto salvo il tribunale per inevitabile giorno del giudizio finale, in attesa di epilogo universale: si sa, le parole del reprobo rivelano chi siamo noi, ci condannano senza appello a osservare e ammettere le nostre responsabilità quotidiane, la futile banalità degli orrori di cui siamo capaci, anche nella nostra sfera intima, poco integerrima, intinta di male.

Com’era il jingle estratto – vivo! – dai bauli dei dobloni (di cioccolato), dai bauli dei panettoni, dai bauli dei corredi – prima o poi tutti capitolano, magari all’ultimo capitolo – in the Christmas Trees Jungle a ogni Natale? Jingle bells, jingle balls, jingle jeans, A Natale puoi…

Nell’anno bisesto 2020, anno I era Covid, la cover riveduta e corretta (AA.VV.), eseguita da Conte Tarallo & i suoi Trullini: un fantastico brano trash pop del III millennio – subito virale, chi se lo sarebbe immaginato? –

A Natale NON puoi.

Aggiornate le playlist!

Magnetic Star

Pagina della Star Magnetica.

Non si tratta di una Diva del Cinema – esiste ancora? – dallo sguardo e dalla personalità magnetiche (magne de che?), o di un dado per il brodo, con effetto collaterale connesso alla propria natura biodinamica: può aderire perfettamente ai metalli e ai portelloni del domestico frigorifero, o anche del domestico umano, se possiede qualche parte del corpo poco bio logica.

Un bando per il neon, illuminazione cittadina, o per il bandoneon di Piazzolla, Astor splendente per gli Amici e gli Appassionati del Tango; nuevo tango, tango del nueve – neve? – falso nueve, chiedi chi era Hidegkuti, se mai qualche musicista dedicò un romanzo musicale al primo vero centravanti tattico della Storia: l’Ungheria era arancia meccanica d’oro molto prima di Kubrik e Cochise, pardon, Sandor Kocsis il gemello d’attacco, sui campi del mondo ballavano il paso doble con cui ammaliavano confondevano ipnotizzavano gli avversari.

Nandor e Sandor, quasi Nando&Sandro, non partenopei, magiari. Anche se nessuno fu più umano e generoso di Iezzi Marcello, gigante non buono, buonissimo all’ennesima potenza.

Tangazo, Tango e Rabbia, Libertango, per liberarsi dai demoni benefici, dagli angeli malefici o per salvarsi nel modo più intelligente, quando ogni via ogni piazza ogni sentiero sono preclusi, poco preclari: soccombendo. Colare a picco con dignità, la fine è sempre nota, si conferma la parte più importante della Recita.

La superiorità della civiltà occidentale è indiscutibile, nel predare risorse, vite, arte. Arte delle civiltà africane perdute come l’arca dell’Alleanza e non basterà Indiana Jones o suo padre, per ristabilire verità e giustizia, quando in un immondo immenso lavacro della coscienza crediamo di sdebitarci svendendo a dittatori sub umani armi e scorie tossiche in cambio di gas e petrolio, per contaminare ancora un po’ la Terra comune. Potremmo cominciare smantellando certi musei della brutalità, più che templi della cultura, mausolei che sono come confessioni dei nostri indecenti trascorsi: custodiscono i bottini di secolari violenze e dei nostri mai abiurati crimini coloniali. Dovremmo restituire reperti, manufatti, opere ai legittimi proprietari, per cominciare, con mano e piede giusti.

Librare libri sull’altare del markenting carnascial natalizio ci renderà liberi? Libri da asporto, da banco, al taglio, sfusi, impacchettati, un tanto al chilo, freschissimi anche quando soffocati. I veri libri sono come Elsa leggendaria Leonessa, nati liberi, anche quando generati al servizio di una o molte idee. Libri di uso e consumo personale quotidiano, cercare risposte tra le righe e trovare piramidi di nuove domande, ottimamente edificate però: mai riposte, all’ombra della concatenazione delle parole. Assembramenti di parole e punteggiature, volteggianti svolazzanti danzanti con congiuntivi e libere con il condizionale, sono ammesse anche dai dpcm che fuggono e si dileguano negli anfratti della notte. Libri per puntellare mensole tavole mobilie instabili come le nostre menti, senza più punti cardinali, né vescovi geo fisico politici, magari umanitari per buone pratiche dopo aver esaurito le scorte dei consigli. Sostieni anche Tu un libro, non sarai Pereira, ma un titano bonsai in missione per conto degli dei della filiera della Cultura, Cultura della Filanda libraria a 0 km, per tessere identitarie umanitarie, per tessere visioni lasciando in pace i Visoni, per tessere bandoli invisibili deponendo bandoliere, tessere trame d’infinito e di futuro, compreso il Capitano dalla tuta spaziale azzurra.

Individuata nel firmamento una stella con forte rotazione – perché anche alle stelle girano le orbite – vi siete mai chiesti cosa accadrebbe se fosse colpita da collasso? Le Stelle collassano, i mondi collidono, i corpi, celesti, talvolta collimano, mentre Callimaco il cirenaico compone epigrammi con la luce di stelle spente; resta siderale il suo insegnamento: grosso libro, grosso guaio, anche senza transitare per ChinaTown.

Siamo piombati in un buco nero, mani e piedi, ci vorrebbe una via Lattea per tornare a rivedere le Stelle sopravvissute, ma ci preoccupiamo perché qui dentro tutte le nostre card, anche l’asso nella manica, sono smagnetizzate e poi non c’è campo, di addestramento, per lo smartphone; avremmo potuto chiedere a lui la soluzione di tutti i problemi.

All’ufficio oggetti cosmici smarriti, una ressa disordinata, un assembramento, una accozzaglia di genti senza alba, orfane della Stella d’Oriente.

Non c’è campo da perdere per i mobiles, ma un campo magnetico di forza spaventosa, 1011 Tesla e temo non si parli di auto ultimo modello per radical chic in cerca di nuove emozioni. Quelle antiche sono rimaste tutte nel Mondo Prima.

Cos’è dunque questa Magnetar, questa crisi, anzi questa crasi tra Magnetic e Star? Chiedetelo agli Scienziati, ai Fisici interstellari, agli Astronomi.

Le voci incomprensibili, i suoni indecifrabili, le monotone frequenze che ogni tanto captiamo dallo Spazio profondo sono i lamenti del Creato al cospetto della nostra dabbenaggine?

Speriamo con forza gravitazionale – salutando con un inchino Darth Vader e ogni lato oscuro che regala turbamenti – miliardi di volte superiore a quella terrestre che Tsunami cosmici, Stellamoti e Bombe relativistiche siano più benefici e/o intelligenti delle nostre armi di distrazione di masse, oscure.

Abbiamo dentro di noi il caos adeguato per partorire stelle, forse perché dalle Stelle giunsero le particelle che diedero forma agli umani terrestri; una volta decomposti, torneremo nell’Immenso grembo siderale. La stella più luminosa non è solo e sempre la più vicina – potendo contare su un buono giusto opportuno blackout – ma anche quella che ci abbandona per prima. Ritrosa, vanitosa, egocentrica.

Come chiesto da Bukowski, sto forse parlando di Amore e Stelle? Siate magnami, abbattetemi. Per fortuna sarà la nostra stella Sole a inghiottirci, attenzione alle indigestioni.

Per non sapere né leggere il Cielo, né scrivere con la polvere di stelle contenuta contenta continente nel calamaio, per quieto poco vivere, non urterei la suscettibilità della nostra vicina di galassia, la capricciosa, iper cinetica: Magnetar Swift J1818.0-1607.

Mag Swift, a new Star is born: off Hollywood.

Algoritmi

Pagina Bianca dedicata all’Algoritmo, supremo e anche proletario salariato; mai si dica o anche solo si adombri che ghettizziamo gli algoritmi popolani popolari popolosi, colmi di codici alfanumerici.

Algoritmi ritmi algidi, forse il suono listato a lutto dei ghiacciai morenti, forse il canto d’addio di Artide e Antartide; ritmi delle Alghe, quali saranno, quelli composti dalle maree guidate ispirate aizzate dalla fervida misteriosa fantasia di Selene o quelli celebrati ideati dagli aedi, dai cantori, dai musici al servizio del dio Poseidone?

Sapevate che in Cina un algoritmo, certo più algido cinico e baro degli altri, decide la vita dei Fattorini dei pasti da consegnare a domicilio? Come una sorta di cibernetica ordalia del III millennio, ordine numerico del giudizio poco divino, poco giudizioso, molto casuale basato sulla competitività, anzi sul rendimento performante delle macchine, se l’umano non consegna in tempo, se fallisce la missione, se si ferisce o perisce in itinere, pazienza: avanti un altro, siamo a miliardi per questo.

Mentre nelle nostre lande perturbanti l’algoritmo dal ritmo bradipo – sulle frequenze tv della prima industria kulturale del paese – decide di mandare in onda un tutorial per suggerire alle Signore dabbene come fare la spesa col carrello – al supermercato non sulla pista di decollo degli aviogetti – in modo sexy (cibo, thanatos, amore, poca fantasia, molto mercatino, delle pulci), alla vigilia della Giornata mondiale contro la violenza sulle Donne, in Cile un’Assemblea Costituente alla pari, Donne e Uomini, riscrive la Costituzione per cancellare il potere machista e garantire a tutti dignità, uguali condizioni di trattamento, equi diritti, equanime opportunità nella società. AuspicabilMente senza più discriminazioni di genere sorta sporta.

Algoritmo birichino, algoritmo sbarazzino, algoritmo Sbirulino, se Ti vedesse Sandra Mondaini.

Salvare il Natale è divenuta l’ossessione più trendy del momento, il sentiment virale planetario ma il Natale lo sa? Salvare Natalino: Otto, anche se cade senza rete il 25, dicembre.

Mentre infuria il morbo e anche l’acqua per la papera scarseggia, diva avvampano le polemiche fatue sulla data reale, storica della nascita di Gesù: Lui si schermisce – non tiratemi per la tunica su vessate questioni teologiche o su altre vessazioni, soprattutto a carico mio, mi avete messo in croce già l’altra volta.

Troppe dighe nel cuore asiatico sul fiume Mekong, la Vita è un fiume: dovremmo aver imparato da lezioni precedenti in presenza, anzi presenze spazzate via, seguire solo istinti primari di colonizzazione e voracità non porta bene.

La Vita poi pare sia vagaMente più lunga di ogni fiume terrestre e di ogni singola vita anagrafica umana, così la memoria storica del Pianeta è cosmica rispetto a quella biologica minima limitata di ognuno di noi.

La nuova economia dovrà essere eco agricola, imparare a garantire prosperità comune, abbandonando la cattiva insana malata strada dello sfruttamento e della distruzione di tutte le risorse; la messa della I domenica d’avvento è finita, a breve anche noi, madre Gea sorride.

L’algoritmo spotify delle anime perse afone atone, orfane di musica, aveva selezionato per me, dopo calcolo astruso inestricabile incomprensibile, una voce, assegnata senza richiesta senza appello senza periodo di prova;

la prima clausura da pandemia, me ne ha condotta recata arrecata recapitata una, sepolta da tempo sotto chincaglierie inutili, carabattole polverose, ciarpame: la mia.

Algoritmo centrale, atomica? No, grazie.

Ne è proprio sicuro? L’Algoritmo di un server malese, le ha appena concesso una nuova cittadinanza: Mompracem.

p.s. Forse, l’AltroRitmo un po’ mi conosce.

Lennon è ancora vivo (e nega insieme a noi)

Pagina del negazionista disorientato, pagina di chi, negando sé stesso, si afferma: quale negazionista di prima classe.

Negarsi al telefono, alla porta, alla rete: magari!

Negare annegare, gare di ne, né, n’è?

Mare portami lontano a naufragare, via da queste sponde, voglio davvero annegare?

Se nego, affermo con più forza o il suo contrario? Bastian contrari e sinonimi, esiste un dizionario dotto da consultare mangiando sgranocchiando impastando crusca?

La confessione mente, la menzogna confessa sempre, la negazione cosa fa, temporeggia?

Bastiani eterni martiri trafitti da frecce direzionali, bastioni dietro cui arroccarsi come negli Scacchi in cerca di nuove Regine, bastoni se poi sono coppe e denari, meglio ancora, anche perché in attesa perenne di ristori e ricoveri, sarebbero grasso che cola, briciole della realtà.

Negare tutto, negare sempre, negare soprattutto l’evidenza l’evenienza per convenienza; davanti ai magistrati inquirenti, ovvio, ma anche al cospetto di furiosi amanti fiammeggianti, al cospetto di circostanze sgradite, davanti allo specchio nel quale siamo imprigionati o del quale siamo solo riflettenti.

Dura vita per i negazionisti – di cosa di come di perché – da quando media ufficiali, quelli affidabili e iper professionali, e super scienziati, con nelle tasche dei camici mille splendidi Soli, verità a buon mercato, anzi da piazzare sul mercato al peggior offerente, mentre il sofferente povero si arrangi, hanno deciso di mettersi in proprio;

fanno tutto loro e ai derelitti negazionisti, già esposti allo stigma popolare mediatico e all’incombente incipiente infiammabile rischio rogo, sottraggono perfino il divertimento di negare;

scienziati, ingegneri genetici, giornalisti, liste di giornali, affermano e negano, confutano tutto e il suo contrario, nello stesso medesimo istante; va bene che sono bravi, ma così non è davvero troppo?

La panacea miracolosa è efficace al 70% ma assumendone – a tempo determinato o indeterminato? – due o tre dosi; se la dose è mezza, come aperitivo prima dei pasti, l’efficacia sale e non fa più male. Come dicevano i saggi sui seggi delle curve calcistiche, fuma sano fuma solo pakistano, ma queste sono antiche altre storie ormai scomparse, anzi incenerite;

il vate locale indigeno anche un po’ autoctono, non si fida dell’incantesimo di protezione e quindi deve essere condannato, ma se lo stesso concetto viene espresso dagli impiegati tecnocrati dello zar, con tanto di editto letto approvato bollato con sigillo scarlatto imperiale, tutto va bene madama, la madama, madamigella marchesa.

Nego tutto il contenuto di quanto ho detto fino a qui, la forma è sostanza e dunque nego anche quella; i miei social sono gestiti da un segretario inaffidabile, quelle sciocchezze le avrà digitate lui; la risorsa inumana nega circostanze addebiti stanze di chat? Farabutto. Lo rinnego.

Condannare i negazionisti, ma perché? Vostro onorevole onore, da quando è nato il mondo, le mamme psicologhe, sociologhe, pediatre garantiscono che esistono i no sani, necessari, importanti, gli indispensabili no che fanno crescere.

Dunque, lasciate che i negazionisti vengano a noi, al nodo di Gordian, al cuore ottenebrato della società: grazie ai loro no a tutto, garantiamoci finalmente, dopo 20 anni di crisi globale, una crescita esponenziale, del pil, tricologica, dei trigliceridi, dei tricicli; purché sia crescita!!!

Una povera cavia, dopo tre giorni sotto lampade uva, afferma spontaneamente: mai nutrito dubbi sulla bontà del rimedio. Effetti collaterali? Nessuno, il terzo occhio sulla mia fronte è solo il bernoccolo della saggezza.

Confesso la mia fede incrollabile in Calimero, pulcino piccolo e nero, in Topo Gigio e nel draghetto Grisù.

Sogno o son mesto? Ci sarà pure a Efesto una Pizia – anche una Tizia andrebbe bene – cui chiedere informazioni affidabili, senza verifica preventiva prefestiva pre evidente.

Scusi, vuol ballare con me? – Grazie, preferisco di no, sono negazionista del casquè e di tutto quel che segue; certo, se lei, audace e imprudente, mi proponesse un Kriminal Tango…

Andrà tutto bene, peccato sia uno slogan slogato, nato morto, ma non neghiamoci un po’ di insana Consolazione;

orsù, in cammino di buona lena, andiamo a trovare con lucciole e lanternino chi ce la dà.

Hey Joe:

John Lennon non è mai stato ucciso e vive dall’otto dicembre 1980, insieme a Yoko Ono, nella villa dell’androide replicante di Paul McCartney!

Anomalie Ribelli

Pagina dello Stambecco Bianco, senza corna, nella Val di Susa, senza tav, finché resisterà.

Pagina dei Resistenti, esistenti anche contro logica, previsioni, leggi più o meno naturali, più o meno legittime.

Pagina del Maschio Alfa anomalo, capobranco senza armi né violenza, leader autorevole in quanto diverso, speciale, con qualcosa in meno forse, con tante qualità in più di sicuro.

Li chiamano paradisi fiscali, ma nelle fiamme di quegli inganni, ogni secondo viene incenerito lo stipendio annuo di un nostro infermiere – li trattiamo davvero come eroi, ecco perché si estinguono come Kung Fu Panda;

paradisi dei criminali, veri inferni planetari per chi invece auspicherebbe in Terra solo un minimo insindacabile di sane: equità giustizia dignità;

gli affamati di pane e diritti si moltiplicano per sporogenesi, parassiti eretici da combattere con ogni mezzo, meglio se proibito; Migranti e Richiedenti asilo sono la causa dei mali della sacra indiscutibile inarrestabile globalizzazione – se acchiappo i suoi profeti – ci rubano donne bambini stupefacenti – ah, no, quelli li spacciano – ci rubano lavoro e case, sono così padroni del continente che muoiono in mare e nei campi di concentramento d’Europa, culla della democrazia con radici cristiane. Democrazia e spirito cristiano addormentati con cloroformio nella culla.

Avete ragione voi: questa è proprio una guerra, lurida come tutte le altre, più sporca delle altre.

Re Covid 19 – sempre sia lordato – magniloquente magniEloquente grazie ai suoi media magnivirali, ci ha concesso con provvedimento ottriato potenziato di diottrie, di capire quali siano i valori fondanti fondenti affondanti del Vivere – o in alternativa sopravvivere e sotto vivere – e i Pilastri del Globo; New Blue Green Deal per tutti!

Se anche in questa materia non siete efferati, chat propedeutico didascalica h24 con Lui o suoi ministri, servi sciocchi pandemici: il Pan di via degli Elfi nutre e salva al 70% in media, ma con due o tre dosi diventa più efficace, cadendo poi nel pentolone del Druido – come fratello Obelix insegna – sarà raggiunta la quasi immortalità (immoralità?); come disse l’ultimo Highlander: “testa sempre sul collo, Ragazzi!”.

Sarà presto due o anche tre volte Natale, bisogna pensare alle strenne, alle Renne, alle Rane.

Il glifosato, magari in pacco dono senza spese di spedizione, fa male? Di virus o di anti parassitari si deve pur morire: comunque, discusso multato mai squalificato, mentre impazzano nuove insperate mai spirate concessioni a Trivella Selvaggia, ecco a noi – per la salute comune, nessuno resti indietro o escluso – il dicamba veleno sempre in gamba, a spanne non affine al Mokambo.

Ambiente e Salute sono in testa alle hit parade delle agende sgovernative, ma prima di agire bisognerebbe pensarci bene.

Curiamo il pil fabbricando pesticidi più letali, però a norma di legge; poi, nel 2050, se qualcuno ci sarà, munito ammonito scimunito con monito reale, dotato di ramazza di saggina in assenza di Saggezza, monderà le superfici mondiali, occultando vergogne e polverine sospette sotto gli zerbini, soprattutto quelli a doppia gamba.

L’ineguagliato ineguagliabile matematico salesiano Don Mondin proponeva ai suoi allibiti studenti enigmi contorti: “Come ha fatto Manzoni a scrivere I Promessi Sposi (tre versioni tre, per chi volesse approfondire: Fermo e Lucia, Gli Sposi Promessi, I Promessi Sposi), o anche Sposi Promossi?”. Dopo imbarazzante silenzio studentesco, la fatale finale fulminante risposta: “Ci ha pensato su”.

Troppa cultura fa male, per questo gli esecutivi multicolori si impegnano allo spasimo per eliminarla, per rendere esecutiva la sentenza letale;

forse ci salverà la dea del pop, dell’ombelico ostentato, del sesso creativo e libero senza pre né post giudizi: la mitologica Raffa Nazionale, detta anche Carrà; nel Mondo Prima, molte generazioni sono debitrici alla creatrice del Tuca Tuca, il ballo del popolo dei Tucani – tuca tu che tuco anca mi – con l’attiva collaborazione di Alberto Sordi, per annientare ipocrisie complessi tabù superstizioni tipici di un popolo succube di antiquata società catto borghese: alla fine furono sogni segni sorrisi erotici, cancellati cancelli, confini, comandamenti, confinamenti claustrali.

Santa Claus in clausura? Non fa una piega, anche senza inamidatura; quindi non angustiamoci in spazi già precari e ristretti, non tormentiamoci trituriamoci tartassiamoci covoni marroni annunciazioni e financo enunciazioni; sarà un giorno come un altro, chi potrà esser lieve sia.

Per fortuna, l’ancestrale bisogno di Verità (o Narrazione?), lo abbiamo seppellito nel 1943 insieme a Simone Weil. Necessità sacra o laica, Lei sosteneva che l’argomento non solo non godeva di dibattito ma fosse non considerato, indesiderato, inesistente; si atterriva constatando quante incredibili impresentabili insostenibili menzogne fossero contenute stipate in troppe opere di troppi autori, spesso quelli più in voga, più celebrati, più popolari.

Accanto a malvagi e loro scherani mercenari, Paria esclusi dalle vie principali dei salotti buoni urbani, riescono ancora a stupirsi per la bellezza della Natura e del Cosmo, riescono a cantare, a celebrare, a rispettare, a praticare la fede nella Vita, a rivendicarne l’appartenenza a pieno titolo senza titoli, perché la vera esistenza è sorella inseparabile della Verità.

Bellezza Lavoro Giustizia, la Triplice sindacale di un III millennio inespresso, in attesa che il motto gandhiano divenga profezia concreta: “La vera economia è l’economia della giustizia”.

L’economia giusta per la Casa Comune e nuova società universale. Amen e buon pro ci faccia.

Siamo in una nuova era – nuova? – ira ara bellica, belluina, belligerante: eppure le multinazionali iper evasive soprattutto di tasse, non hanno tenuto in debito conto che a tempo debito presenteremo loro il conto unico completo; hanno sottovalutato il fattore anomalia, anzi il fattorino, mezzo secolare, palermitano tutto intero: Marco;

lui sì autentico cavaliere dei diritti, ribelle per non lasciarsi passivamente ridurre in schiavo, meno importante di una macchina – erano più tutelati gli schiavi che in Egitto edificavano le Piramidi dei Faraoni? – e lancia in resta, grazie anche a Una Giudice forse berlinese (con sale e codici in testa), ha compiuto l’impresa di ottenere la dovuta assunzione a tempo, indeterminato: Neverending Story.

Caro Marco, sei davvero Tuttolomondo nostro.

Il nostro grido di renitenza alla stupida pugna, senza infingardi colpi di spugna e/o di spingarda, è uno solo:

Tuttu Lu Munnu o Stambecco Bianco!

L'immaginazione di W. Blake

Fauci del Drago o Hikikomori

Pagina Bianca, pagina dei loculi giapponesi.

Lo spazio essenziale, quello minimo necessario a contenere un corpo umano; da anni migliaia di adolescenti nipponici avevano capito e anticipato la nuova tendenza di moda: vivere – o suo simulacro surrogato succedaNeo – reclusi, auto reclusi, in clausura coatta ma volontaria, dentro un anfratto degli appartamenti bonsai, delle città formicaio, del brulicante mondo. Iper connessi alla rete, però sconnessi scollegati separati senza soluzione di continuità o prossimità dagli Altri, pericolosi infidi contagiosi letali; scissi da sé stessi.

Vorrei perdermi nelle Cento vedute di luoghi celebri di Edo, nei giardini dove trionfano susini bianchi, dove la bellezza dei ciliegi in fiore ti stordisce e ti indica i sentieri verso le dimensioni insondabili fisicaMente; Vincent anche Tu cadesti vittima, per una volta consapevole, della sindrome del Sol Levante? Negli ideogrammi per Haiku un destino auspicabile di sintesi grazia garbo sobrietà, in alcune pennellate sinuose di Hiroshige l’eterno mistero femminile, Colei che dona la vita, ma ha il potere di negartela; Monte Fuji dove ancora si riuniscono sette segrete per sciogliere enigmi atavici, vorrei la tua benedizione, la tua sacra tutela, la tua forza.

Influenza stagionale scomparsa dalla faccia della Terra – eh Signora bella, non esistono più stagioni mezze stagioni, mezze maniche (ma dove le tengono oggi?) e perfino le influenze:

non lo dicono i ‘negazionisti’ (???), lo dice WHO! Who is who, il grande imperdibile preziosissimo almanacco degli uips, unione insignificanti però scoccianti, per conoscere i fatti intimi di tutti, tranne i codici di esistenza e evoluzione? No WHO, world health organization, Ognuno tragga – se può, se desidera – le conclusioni, le più personali razionali originali.

Quanta nostalgia complottista delle avventure del Dottor Who – con tutto il rispetto, altro che Doc – e anche della omonima rock band.

Il nuovo genere fantasy del III millennio: se ancora ce la fate, sfogliate i quotidiani; il racconto bellico della pandemia, le gesta leggendarie delle eroine e dei martiri nei laboratori delle multinazionali che da quasi un anno – giorno e notte – con i loro alambicchi stanno creando a tempo record la panacea taumaturgica che salverà l’intera Umanità.

Anche se Fauci Spalancate, il potentissimo Necromante, già avverte: precauzioni da seguire per anni, distanziamento&mascherine, no alla vita sociale! Non abbracciatevi, ma spendete tutti i vostri risparmi, è il must per chi davvero vuole bene al pil globalizzato globalizzante glebalizzante.

Il Maestro Borges lo diceva: scrivo la mia letteratura, non la leggo, l’ambizione è diventare un classico, perché come sosteneva De Chirico “è brutto, quindi è moderno”; dovremmo tutti riflettere, il Labirinto non è simbolo del caos, perché nasce da un ragionamento lucido; è simbolo di un ordine che vuole generare Kaos, ma nel Mondo Prima era prossimo al centro di ogni cosa, mentre nel Mondo Dopo, per confondere ominidi già atterriti di loro, ha aggiunto circolarità concentriche e intersecate, per imbrogliare matasse, rimestare anime torbide, rigurgitare parassiti malevoli, allontanare fastidi, disperdere punti di riferimento, orientamenti, orienti di mondi segreti.

Meglio il calendario Pirelli degli anni ’60 o le accoglienti riscaldate ampie fauci del Drago Rosso, Smaug dalla corazza corallina, auspicando che non precipiti, non smarrisca la mappa della Terra di Mezzo e del Tesoro e non sia di Luna traversa, iroso iracondo fumantino, ma non parente di Fu Manchù?

Comunque ritirarsi a fare l’eremita il survivalista o l’hikikomori, finalmente affrancato da internet e dalle agora virtuali, sul palato dello scarlatto Drago, potrebbe risultare un’ottima soluzione: pare che l’alito di Smaug – così narrano antiche leggende di Hobbit e Nani – sia un formidabile anti virale.

p.s. Non ditelo ai mercati e alle borse.

Sindrome di

Pagina dei boss salvifici?

A sorpresa, con sorpresa – che sorpresona! – della bendata divina Dike (professoressa, diki lei dove sono i Pirinei).

Nei caveau a cielo aperto, nei tinelli tinelloni tinellini delle mega ville avite (a vite, a goccia, a piramide) tesori immensi, direttamente travasati dalle stive di antichi galeoni, dalle moderne camere blindate di sicurezza bancarie – tutto dire – dagli scantinati dei disciolti poli museali;

saranno dunque i boss delle mafie, moderni preparati padroni predoni delle tecnologie, appassionati di Lettura e di Arte a salvare la Cultura?

Visto che, dato che, dice che: alla politichina acefala nell’ipotesi migliore, fallocefala nella realtà, la Cultura causa itterizia, focolai di panico, scarlattina (puntini scarlatti di vergogna) post litteram, fidando nella funzione rieducativa – per chi le subisce o per la onorevole società che le commina combina in collina? – delle pene a delitti compiuti, perché non affidare ai capataz della mala la ricerca, catalogazione, cura, valorizzazione dell’intero patrimonio artistico culturale italiano, ai capi delle cupole, dei capitelli, delle famiglie magari sconsacrate, ma realmente dediti – fosse anche solo per ritorno economico – ai nostri veri tesori? Sindrome di Stendhal, anche Caravaggio era un Genio, senza aureola.

Er Cecato de Roma, imperatore del Mondo di Mezzo a insaputa di Tolkien, forse avrà un occhio orbato, ma ci vede benissimo e sicuramente ha grande intuito fiuto istinto rabdomante per i capolavori.

Ho perso la testa – non una grande perdita, lo ammetto – forse la festa, le feste giovanili insensate, necessarie proprio per questo. ma ormai; delle feste del poi sono pieni i fossi intasati, sempre più trascurati trasandanti travisati; la strada per gli inferi lucida, lastricata con pietre lisce di buone intenzioni, importante che non sia pavé delle fiandre, aguzzo bollente, poi un giorno magari con discrezione, a descrizione, le tradurremo in fatti concreti.

Ragazze virtuose virtuali virali cercano proprio Te – nel mondo prima ti cercavano, ansiosaMente, lo Zio Sam o forse Tom, i mastini del fisco col fischio, i mad clown scout dei reality – per esperienze alternative: se la realtà reale per uomini senza limiti non basta, ecco pronta la realtà aumentata, soprattutto nel costo dell’abbonamento: per fortuna i cool fool pool scientificocabalistici garantiscono che carte di credito, debito, bancomatti e bit coins in the magic fountain detta anche di Trevi, sono asettici, auto immuni perfino più sterilizzanti dell’Aceto bianco, non suprematista senza ametista.

In trepida spasmodica fibrillante brillante attesa del nostro condottiero, dell’ultimo angelo, quello che con un battito d’ali e un guizzo neuronale – o colpo di maglio? – ha sconfitto anche la Morte, allibiamo non libiamo, purtroppo, al cospetto dei terribili dati sulla letalità, al netto dell’inquinamento improvvisamente scomparso dai radar, occultato sotto i tappetini delle auto; ossigeno alle industrie o alle persone, prima di regalare nuovo ossigeno alle multinazionali esentasse chiedi quanto ossigeno hanno garantito loro all’Umanità, anche solo negli ultimi 20 anni, dopo il grande ritorno in pompa magna del Visconte di Bragelonne.

Un paese chiamato Agonia, squassato sconquassato scassato dalla pandemia o dalla disorganizzazione, dal rifiuto metodico meticoloso metafisico della realtà; dopo l’ennesimo annuncio spettacolare del ritrovamento – miracoloso – di due nuovi cittadini di Pompei – inceneriti, garantisce il Vesuvio, nonostante l’etichetta made in Mibact – anche gli Agoniesi agonizzanti, colpiti pure da agorafobia causa annunci poco costituzionali, confidano ormai solo nell’effetto taumaturgico di lava, ceneri – memento Mori di Venezia, mamma li Turchi e li Arabbiati – lapilli, lapislazzuli, corbezzoli, lapis, ma temperati temprati intemerati per rispondere alle intemperie in punta di penna.

Ne uccide più la penna della spada, più i social delle spa, più lo smog dei virus, ma la tragedia è sanitaria o sistemica umanitaria globale?

Soli si muore, senza l’Amore, ma anche le procedure burocratiche calate dall’alto, anzi dal basso dei bugigattoli, infestati da burosauri in festa, infestanti che ordiscono ordinanze con il fervore delle tenebre, non scherzano: mica sono bagatelle baguette bazzecole; va bene che dalla vita non si esce vivi, ma non appare di grande conforto morire a norma di leggina contra Legem.

Ultima speme, ultima dea, fuggi i sepolcri, ma salvaci, a tempo perso; la Speranza s’è data alla macchia – nera? – ci resterebbe Natura, improvvisamente pavidamente meschinamente riscoperta quale modello di vita sobria disciplinata economica, come quelle antiche cucine delle Nonne;

do ut des, Lei oggi ci chiede: Voi mi avete salvata?