Cambiare il Mondo, un gioco da Ragazze/i

Pagina Bianca della Neve che finalmente è giunta, copiosa, fuori dalla Cornucopia, ma non fuori dalla logica naturale.

Meglio dedicarsi in questi giorni alla compilazione delle agende, appunti appuntamenti menti – materie grigie funzionanti – e nasi appuntiti.

Sostanze coadiuvanti pro Vita, tipo generose fette di panettone, quello delle (o alle?) Tre Marie, rinchiusi dentro stanze da cui lanciare un SOS al Mondo; vero anche il contrario.

In attesa di una svolta, per una volta ma che sia buona in attesa di Vita, vite inattese che viviamo a nostra insaputa, mentre sciocchi siamo impegnati a concertare – ignorando le note, senza essere Giorgio Moroder – grandi piani, non Fazioli, forse faziosi.

Giulio Andreotti ne era convinto, inutile lambiccarsi il cervelletto progettando grandi programmi, in politica sono impossibili da realizzare: ricurvo, ma a passo svelto, comandò per decenni molto più di un partito o di un Parlamento, preferendo un confortante rassicurante vivacchiare, anche perché ‘meglio tirare a campare che tirare le cuoia’; o la cinghia, aggiungerei come postilla critica.

Alla fine, la Vita logora chi ce l’ha e anche gli altri, logora Tutti e da Essa raramente si esce vivi, anche quando non è moderna come nella reclame del Cynar con il grande Calindri, Signor Ernesto.

Bello talvolta abbandonarsi alle rimembranze del circuito tennistico, quello ancora popolato da Donne e Uomini veri, con personalità definite e originali: Steffi Graf, che splendida atleta che corsa armoniosa che talento che gambe che testolina, ultima nella lista prima nella classifica, dei valori.

Sapevate che anche il Talento per esprimersi ha bisogno di respirare? Un gesto solo in apparenza naturale e congenito, invece si deve imparare la tecnica giusta, ci si deve esercitare con metodo e costanza, ci si deve affinare; respirare male, fa pensare male. Chi pensa male, commette peccato? Forse, di certo parlerà molto male.

L’acuto politologo Giorgio Galli, Uomo e Intellettuale solidaMente novecentesco, ci ha insegnato che non tutto il detto è sufficiente a capire quanto avviene; troppo spesso, anche non tutto di quanto avviene ci viene detto.

Caro Gino, qualcuno saturo di dpcm e telegiornali ha pensato bene di evadere dalla clausura domestica coatta – giusta o sbagliata che sia – per correre in autostrada a sorbire un caffé al primo autogrill, festeggiando, o per mangiare un succulento – de gustibus – panino al Mac, vero culmine della disperazione.

Certo, con speranza – nessuna parentela sospetta – non ci si riempie la panza, c’è chi si prodiga in beneficienza irsuta di peli con al seguito codazzo di fotoreporter e cameramen, mentre nel tran tran – tram tram vietatissimi – quotidiano le persone comuni tifano per l’arrivo di 2021 o succedanei, capaci di scacciare a pedate l’anno bisesto; Giove dispettoso però ha già deciso di scatenare a gennaio tormente di neve e temperature artiche – colpa come sempre nostra, rei di aver surriscaldato la stratosfera – ma si sa, il Padre degli dei vuole incentivare la nostra voglia di stanzialità domestica, vuole fornirci un portentoso aiuto gratuito per la conservazione del Rimedio miracoloso: forse salverà vite umane, ma pare molto cagionevole di suo; un cordiale per il rimedio?

Lo attendevamo con ansia, come un prelibato anti (anti, di sicuro) pasto al discorso al paese del Presidente della Repubblica: l’exploit mediatico del Cretinetti di turno è giunto più puntuale del cucù di un usignolo ligneo degli orologi elvetici da parete, sempre domestica, del Mondo Prima; come ci manca la Signora Franca Valeri, Lei sì avrebbe trovato le parole adatte, misurate per rimettere a posto un figuro capace di dire che Frà Morbius se ne frega della Costituzione scritta bene e per questo Tutti dovrebbero essere obbligati coercitivamente a sottoporsi all’incantesimo apotropaico taumaturgico.

Povera Costituzione, vilipesa e maltrattata, nonostante tutto continui a garantire anche ai cretinetti di riempirsi la bocca con colossali bischerate!

Il Mondo sarà salvato dagli Adolescenti, come hanno sempre annunciato gli Autori nipponici di manga e anime; lo so, repetita… iuventus, ossia gioventù. Giovane come Gitanjali Rao, Scienziata di 15 anni, che ha inventato il modo per separare il piombo dall’acqua e consentire a tutti di verificare se il liquido contenuto nel proprio acquedotto sia potabile o pericoloso, un procedimento complesso e geniale, “non come separare il petrolio dall’acqua, quello è semplice”. Con la stessa semplicità, con il suo incontenibile entusiasmo Gitanjali annuncia che il suo sogno, anzi progetto è cambiare – in meglio! – il Mondo, una questioncella non riservata ai secchioni, ma a chiunque abbia vera passione; “è meglio sognare in grande, nessuno può fermarci, se non noi stessi”.

A proposito di liquidi, il papà del Diavoletto – non della diavolina, per carità – il buon Cartesio era intimamente convinto che “la Scienza abbia come primo grande diritto quello del dubbio”; dedicato ai vari integralisti del momento storico contemporaneo.

Solo i cretinetti non sono mai assaliti dai dubbi.

Ne sei proprio convinto?

Non ho dubbi!

A proposito, prima di congedarci, farai il vaccino?

Oh, non saprei, non credo di essere all’altezza, ma ho sempre adorato le vacche.

Logos, logorato

Pagina Bianca del Purgatorio.

Avete presente il Sommo (sonno?) Dante, l’Alighieri – Noschese – in quel dipinto di Amos Nattini che lo ritrae nel Regno di Mezzo tra color e anche colori che son sospesi, nonostante piedi poggianti su lussuriosa erbetta? Purgatorio, certo, con un’atmosfera che sembrerebbe anticipare di secoli la New Age, l’Era dell’Acquario e quella dei Belli Capelli al Vento? Vale la pena, anzi la gioia visualizzare l’opera.

Pensare alle sigle robotiche, quelle dei Robottoni con le Anime, gli Anime dei Robot guerrieri e riflettere su quei testi, capaci di proporre ai Bambini concetti quali la simbiosi. Non la sim bio ché ormai con tutte le markettate ad minchiam sull’inesistente rivoluzione verde sarebbero capaci di spacciare – con quelle bocche e soprattutto teste, si vergognano di nulla – per bio compatibili, sostenibili, compostabili anche gli inquinantissimi componenti degli ‘smart fon’.

Tornando al Purgatorio o in Purgatorio, luogo intermedio per eccellenza un’eccellenza del nostro tempo, ambiente che agli antichi rammenta spontanee rimembranze di dolci euchessine e confetti falqui – bello scherzo per matrimoni fuori schema – basta la Parola. Quella data, quella tradita.

Inutile negare l’evidenza, gli inquilini devono purgarsi – purghe dei regimi, purghe calcistiche? – come passare le acque in moderni centri termali; del resto, meglio passare le acque – chiedete a Mosé, vero esperto – che essere tra passati per le armi.

Curioso questo prepotente ritorno in auge del Regno di Mezzo (no mafia capitale), Francesco, il Papa, lo ha cancellato dalla geografia religiosa, con una battuta di spirito – cos’altro? – eppure esso resiste, come un sempre verde, come le infinite repliche di Montalbano, Don Matteo, Al Bano. Meglio Albenga, speriamo nelle promesse dell’Alba, fresca e nuova.

Don Ugo, Ugo del Don, come i Cosacchi in Michele Strogoff, corriere dello Zar, accecato con lama rovente ma capace di vedere oltre il buio; Ugo il sacerdote, umano simpatico empatico, in questi giorni hai celebrato messe a volontà, nonostante il computer campanario che ha rimpiazzato gli arcaici cari sacrestani, abbia dato fuori di matto o matto di fuori, suonando le campane a tutte l’ore, tranne in quelle giuste.

Momento del quiz ereditiero, ereditario: qual è – rigorosaMente senza apostrofo – il dono più prezioso e potente che il Creatore ha consegnato ai suoi incerti bipedi? La Parola. Infatti, prima di tutto, prima di ogni cosa inanimata, prima di ogni essere vivente, c’era il Logos che squarciò il sipario delle tenebre. Nei millenni e ancora oggi, chi controlla le Parole detiene il vero potere sulle vite degli altri; ai comuni mortali solo miliardi di parole vuote prosciugate inutili.

Fratello Andrea, hai ragione, con questi temi forse sto uscendo dal ‘seminario’ ed è un vero peccato: lì esiste un parco meraviglioso, da misurare a passi lenti, solitari, pensosi.

La pandemia, un’opportunità? Forse, per i soliti famigerati, ma come dice quella ‘gran rompiballe’ di Greta è solo una tragedia, planetaria.

Il Logos, quello che non descrive la realtà, ma la plasma dall’immaginazione, quello capace di trasformare in sublime Poesia ogni dimensione, è logoro, brutalizzato dalla razza umana; parlare, senza mai scegliere né agire, resta il difetto più grande e letale della sedicente democrazia.

Invochiamo, edifichiamo qui e ora, per Tutti, la Giustizia climatica, il nuovo pilastro, il nuovo asse di rotazione del Mondo; o a breve anche la tappa intermedia diverrà purgativa, per espellerci definitivamente.

Vorrei carpire l’abilità di Dante, la canoscenza e la virtute delle Parole, la magia di rendere vero il Paradosso – il Paradiso del Linguaggio – Lontananza/Vicinanza: quando Beatrice ascende definitivamente nell’Impero della Luce, diventa Uno con il Poeta, dentro la sua anima. Oltre il bene, il male, oltre la finitudine corporea.

La perfezione dell’Amore, l’Amore perfetto, prima che anche il Logos si stanchi di noi.

Κύριε ἐλέησον

Pagina del Piffero di Natale, o del Natale del piffero.

Anche perché, certo lo avrete notato, mancano le zampogne, nelle vie desertiche dei centri urbani solo insopportabili musichette commerciali, per la corsa agli ultimi acquisti, degli Spettri. Non mancano, copiosi, gli zampognari fetecchia, zufolano tutti dentro il governicchio.

Natale in clausura, non è una pellicola griffata Vanzina Bros, nemmeno loro avevano osato tanto; la monaca di Monza, chissà.

La regola è chiara limpida categorica: affastellamento di regole condotte condutture comportamenti regolamenti (anche di condominio) protocolli in assenza di ossocolli colli ridotti all’osso scavezzacolli che sappiano come risolvere intricate situazioni; Rebelot generale, vige l’antico detto: accumulo di regole, zero regole. In questo, classico Natale all’italopiteca.

Un effetto forse voluto, forse concesso con molta fantozziana umanità, per non traumatizzarci troppo. Siamo tutta una zona, rossa, ma il virus, con signorilità antica, non frequenta le contrade bottegaie; qualche mala lingua, non si astengono nemmeno in questo periodo, insinua vocifera mormora – una calunnia, brutta e malvagia – che Mr Covid sia tirchio, preferisca galleggiare in solitudine, fare il morto a galla, in attesa di vittime del fashion, in saldo.

E’ certo ormai che Gesù non sia nato il 25 dicembre, però in compenso abbiamo l’orario preciso del parto della Beata Vergine: mezzanotte. Lui ironico non si offenderà, né formalizzerà se faremo rilevare che la fascia oraria prescelta è la medesima cara alle Streghe ai Vampiri ai Licantropi, perfino agli Zombies, almeno quelli non costretti a vagare per lavoro in orari antelucani, sicuraMente non quelli che si trascinano in giro all’alba, manco fossero viventi un po’ smorti (vedi cosa accade a non bere almeno un caffé?).

Come faccio a essere così sicuro sull’ora dell’evento – pardon – dell’Avvento? Me lo ha confidato rivelato spifferato un alto prelato (altro pelato?), personaggio molto informato sui fatti, prelato alto, ma anche fosse stato basso, sarebbe rimasto informato edotto introdotto, nelle sfere superiori.

Amico mio, non attendere il V Day – una reunion ante litteram dei nostalgici del vaffa day? siamo già alle repliche? – anche perché puoi immaginare l’assembramento: fai subito il pieno di vaccini alla Vax Station e andrai lontano, o, come prevedono gli esperti, almeno fino al Natale, 2021. In attesa della Variante di Panico (grazie Massimo Gramellini), già virulento, anche se rapidissimo, Covid 19 – 4.0, one step beyond.

Kyrie eleison, risana presto le nostre Broken Wings e se ti avanzasse un Miracolone, anche le nostre finanze; altro che piani ecosostenibili trentennali, che fanno rimpiangere quelli quinquennali della fu URSS; senza osare l’inosabile, senza immaginare l’impossibile, senza trasformare la realtà nei nostri sogni più audaci, non ci salveremo.

Siamo interconnessi (troppo o troppo poco?), siamo integrati, anche apocalittici certo, ma ai cicli della Natura, nonostante il nostro rozzo inurbamento poco urbano molto belluino, nonostante la follia ipertecnologica ci abbia resi più ciechi, più schiavi degli schiavi del Faraone.

Kyrie eleison e buon balzo in questo mondo rabberciato, sii benevolo e comprensivo, perché ancora non abbiamo capito che, per edificare un Nuovo Mondo, il mantra e le parole chiave non dovranno essere mai più:

rassegnazione e consuetudine.

RottAmiamoci

Pagina delle Attività, produttive ma sarebbe meglio fossero ri produttive.

A numero chiuso, ma il sapere è libero per Natura, libera la sua diffusione circolazione deambulazione condivisione. Ibridarsi ibernarsi pasticciare, meticciare dialogare confrontarsi comparare, contaminarsi – oops, inopportuno al momento? – con compari di merendine, di viaggio, anche di sistema, ma solare.

Nei nuovi café chantant – cantiamo di nuovo che forse ci passa – solo seduti, mediaticamente sedati, tres charmant, le sottosegretarie, alla Salute (qualcuno ha starnutito? ok, panico!), garantiscono: nel 2021, o giù di lì, anche costaggiù, di là, pompieri di Viggiù permettendo, il paese sarà in sicurezza; quale sicurezza, da chi o da cosa, soprattutto quale paese non è dato disponibile, ma calcolabile attraverso una complicata equazione quantistica, a variabili mutevoli, equazioni equatoriali, meglio un salto, quantistico, quantico con il Cantico da recitare a memoria, cantando sempre a squarciagola.

Anche 2021 è ingannevole: una data, un orario, cifre assemblate – sottolineo: assemblate – in apparenza a caso?

Siamo tutti nell’era EOL, End Of Life, obsolescenza programmata ragazzi, ma anche questa presunta novità è una bufala, andata a male, una farloccata senza Harlock, purtroppo: siamo, in quanto noi, cioè i bipedi originariamente africani, tutti nati con stampigliata nell’elica doppia, ma sincera, del dna, la data, questa sì chiara inappellabile incontrovertibile, di scadenza; quindi, ove risiederebbe l’elemento di cambiamento, lo scandalo?

Il Grande Cambiamento è già avvenuto, per mano nostra, nostra longa manus, Nostramanus, la bieca rapinatrice: la versione peggiore del Mondo, eppure ancora non ci basta, non capiamo, non vogliamo accettare che nell’esistenza la cretinata markettara no limits è solo chiacchiera e reclame: dovrebbe invece diventare imperativo categorico di ognuno, stabilire a priori il proprio limite da non oltrepassare, la propria regola aurea da non infrangere, per non distruggere le nostre vite, quelle di chi condivide con noi il passo, la Vita stessa sul Pianeta.

C’è il Natale anomalo o animale 2020: la saturazione dell’aria non da ossigeno, da inquinanti, è fuori controllo, ma guai a bloccare traffico a motore o aziende criminali, perché il pil – tra l’altro rimasto sempre costantemente a spasso senza mascherina – porello, ha patito troppo in questo ventennio sinistro, quindi, come già alcuni gaglioffetti di quartiere hanno esclamato, meglio qualche decesso (trattato sulla cloaca massima?) che arrestare ancora una volta in diretta e con tintinnar di manette il mercato globale; ormai bonsai, però globale tiranno padrone; il liberismo è nudo, un Piccolo Principe dovrebbe svegliarci dall’incantesimo.

Ormai, anche il mercato dei rimedi e delle pandemie è saturo, satollo atollo, esploso; ogni prodotto è così obsolescente impudente marcescente: non fai in tempo ad acquistarlo che ti ritrovi smartphone e tablet invasi da mail ricattatorie, per costringerti a scaricare l’upgrade al livello seguente, o sarai bollato bollito sbolognato come paria della società.

Hey Lorna, un programma politico finalmente ad ampio respiro e larga visione, firmato dell’intellettuale vignettista Bucchi: è urgente rendere le macchine autonome, prima della scomparsa dell’uomo.

Anti anti vigilia, o Bora Bora, o bora o Barcolana:

ci salverà davvero il grande grande grande piano pandemico Marshall (faccio forse commistione con il West?), quello aggiornato con il copia e incolla: piano senza forte del 2020? Acqua, in attesa dell’Aquarius. Forse il falso piano del 2006 che poi era stato ricalcato con carta carbone da un ciclostile carbonaro del 1984? Fuochino focherello birbantello.

Il vero piano anti pandemico, quello del 1848, contenuto nel caro vecchio Statuto, Albertino (il Re, non il dj).

Nel caso, andrà bene anche il codice di Khammurabi – leggerlo, una vera Babilonia – o per i più disperati, Da Vinci/Dan Brown.

O si trattava del codex Kammamuri? Misteri, della giungla umana.

Klaus in The Sky

Pagina Bianca della Neve, che non c’è; ma i mutamenti climatici non esistono e poi abbiamo altri negazionismi di cui occuparci.

Abbiamo scoperto tutti i segreti del miracoloso rimedio taumaturgico, così segreti che dietro cospicuo opportuno compenso, li riveleremo in via esclusiva a tutti coloro che ci pagheranno: con un leggero contributo aggiuntivo, in omaggio l’ampolla fescion – anch’essa esclusiva, disegnata dall’Influenzata di turno – per conservare l’ambito elisir, di lunga Vita.

La vita si allunga con modi e metodi poco ortodossi e se non li trovi nei dossi dell’orto, forse non sono stati approvati da Madre Natura; campare 100 anni non è più un vago miraggio, anche senza bere birra spumeggiante – meditate Gente, meditate – ma la salute resta la più importante; come dicevano i saggi proverbi o i proverbi dei Saggi, basta la Salute… Avercela, Signora mia.

Peccato che i frigoriferi necessari alla conservazione del Rimedio scarseggino o siano di scarsa qualità: sarebbero tornati buoni anche per la conservazione delle salme, nell’ipotesi remota che gli esperimenti all’interno del gabinetto dei Dottori Caligari&Jekyll, nuovi probiviri del CTS, sortissero effetti negativi e/o fallimentari; salme che resterebbero in attesa dello Sci-a-Mano – senza neve, sarebbe andata bene anche quella come metodo conservativo, soprattutto per la Pozione gallica da somministrare alle vecchie generazioni – capace di rigenerare Tutti, a partire dai Cervelli in Fuga; il blockbuster di Natale più scaricato on line, quello più gettonato (dovrei scrivere ‘laikato’) del Mondo. Confidando nel ricongiungimento familiare tra Andromeda e la Via Lattea, tra soli 5 miliardi di anni, ma si sa, la Pazienza è virtù teologale regale regalo da impacchettare per l’intera Umanità.

Pedanteria analitica imporrebbe di denunciare anche la mancanza degli a-Detti – non digitiamo parole arCane; no, certo, arCane nun je scrivo mai, più vero er contrario – ne servirebbero circa 15.000, senza pignoleria, senza pigne in testa e purtroppo anche con penuria di pinoli; chiedo, senza polemica: perché non assumere finalmente i Cyborg della Asimov Generation, ne hanno viste di tutti i colori, compresi quelli delle 20 Regioni e poi, dai tempi gloriosi di Blade Runner, hanno smesso di sognare Pecore Elettriche. Oggi meriterebbero l’agognato contratto a tempo illimitato, con precedenza in graduatoria ai Punk Cyborg e a quelli che negli anni ’80 dell’archeologico 1900 cantarono insieme a Nico Fidenco.

Anche Erminio ‘Pepe’ è uscito dal gruppo, ma la corsa dei Dik Dik Madoqua nelle vaste praterie africane non si estingue, la memoria resta, così come i Viaggi dei Poeti, infiniti per definizione e propensione.

Mono tono, mono audio, mono tematico, speriamo mai Monastario nemico giurato di Zorro, ma il tema del giorno, anzi del mese rimane il Natale: urlare può riscattare l’anima dal torpore, ma l’urlo deve essere come quello di Tarzan delle Scimmie, in caso contrario, non funziona.

Non lamentiamoci degli attentati alle libertà umane e costituzionali, il governicchio, per tenerci allegri e fiduciosi, ci ha inventato i Giorni Colorati.

Oh, per rendere davvero psichedelico l’alieno Natale 2020, più che dosi di rimedio, sarebbero indicatissime dosi di LSD, magari consegnate al Popolo in modo capillare dai Droni Renna.

Santa Klaus in The Sky, with Diamonds.

p.s. Esagerando: colonna sonora La Canzone delle Giostre, I was made for lovin’ You, tanto se dobbiamo restare mascherati anche in casa, meglio farlo alla grande. KISS

Atomica, Rossa

Pagina Rossa, di vergogna o voglia di Natale (-7, per pignoleria).

Rossa com’era la Passione o il Peccato docg denominazione di origine controllata e garantita, rossa, come i conti in passivo del paese che mai si decide a fare i conti: con la propria coscienza, di solito, sporca.

Italia in rosso, così, se il Babbo nordico arriverà, almeno cromaticamente non ravviserà mutazioni. Zona rossa, lanterne rosse, rosse case chiuse; blindate isolate, ermeticaMente (e se lo scrivo io).

Comunque, possiamo stare tranquilli, ci hanno garantito non solo che il governicchio non cadrà – non era già stremato? – ma, addirittura, pensa; il governetto pensa, finalmente una notizia da prima pagina, antiche nove colonne: quali siano i frutti di tutte queste elucubrazioni circonvoluzioni evoluzioni circensi, non è dato sapere. Del resto, siamo o non siamo la Penisola, isole comprese, dei misteri irrisolti?

Sanzioni ai cattivi, una pura formalità: non siate ingenui, mentre noi ci dilaniamo con dotte dissertazioni da buonisti, tutti gli altri ci superano in curva – tipo Il Sorpasso, compreso l’epilogo – e realizzano incassi da ‘la capagira’, continuando a intrallazzare, a vendere armi, a sversare rifiuti tossici sotto i piedi dei poveracci: tanto, tra morire di fame o di libero mercato, meglio se, nel frattempo, i soliti noti, anzi famigerati, non più sospetti, ma rei con fessi, si arricchiscono ancora un po’.

Pagina della Dama Rossa di Fausto Coppi, scandalo nelle quiete vite degli italiani, tutti casa (sempre chiusa, meglio rammentarlo) e chiesa (…) del Mondo Prima, cittadini pii, come da pollaio del fu Principe di Metternich; ora che metto meglio a fuoco i colori, la Dama di Coppi era Bianca. Comunque, con una dose minima, assai economica, di chinino di china di coca cola, avrebbero potuto e dovuto salvare il Campionissimo.

Rossa Enciclopedia, quella che tenta di contenere comprimere comprendere l’intero Alfabeto Simenon; letteratura alimentare enorme variegata onni gustosa, centinaia di romanzi e racconti, di tutti i generi, generosi con i lettori, mentre lo Scrittore nella teca di vetro sul tetto del Rosso Mulino delle Tentazioni – si può ancora scrivere: che gambe, quelle Ballerine? – solo con i suoi occhiali, la sua pipa, la sua macchina per e/o da scrivere, osserva con sguardo ironico e disincantato il mondo, con spirito da entomologo socio antropologico; fuori dall’antro, dentro la Vita.

Rosso di sera, rosso infuocato, arancia rossa siracusana, bel tempo Kalimera, salentina ellenica. Buongiorno o Bella Contrada, si spera, anche se, come da atavica lezione, la Dea Speme non rappresenta il massimo dell’affidabilità e spesso fugge.

Rossa Rossana, cugina splendida e tentatrice, a Tua insaputa, sei dolce bella croccante come una caramella dall’elegante confezione; al fin della licenza, la punta del mio naso – che mi precede e preannuncia – per un Tuo bacio, giuro che non apostroferò più alcuno, nemmeno a fil di penna.

Gli Uomini Rossi erano davvero liberi, una nazione aspra ma con regole giuste, beati territori di caccia, nei Cieli, ma per vivere in pace santa, finalmente.

A proposito, lo sapevate che Emilio, Conte di Roccabruna, signore di Ventimiglia e di Valpenta, aveva un fratello che si faceva chiamare Corsaro Rosso?

Cappuccetti Rossi – non quelli spregevoli dell’Alabama – quelli alternativi, del meraviglioso Cous Cous Clan, rosso ClanDestino, giusto per rammentare a noi stessi che non esistono esseri umani illegali.

Tutto è relativo, anche il Rosso. ReAttivo, meglio un monarca impegnato di un ReAttore, ché poi non si sa mai come finiscano certe recite e soprattutto certe scorie.

Da ragazzino sognavo l’Atomica – non quella del film di Kubrik e del Dottor Stranamore – l’Unica Vera Irresistibile Gilda (non nel senso delle Arti e dei Mestieri, o forse anche): Rita Hayworth, la Latina Regina di Hollywood.

Just around the corner, Remember the promise You made: a mezzanotte va la Ronda del Piacere – più o meno dannunziano – a mezzanotte sai che io ti penserò.

Ah no, quella girovagava nel Mondo Prima, oggi serpeggia quella dei vigilantes anti assembramento, anti fughe dagli Alcatraz regionali.

Allarme: rosso, va da sé. Occhio ai vecchi trucchetti di Madre Natura.

Torna, Atomica, torna e coroneremo il sogno di vivere, insieme, nel Giorno Dopo:

ballando il Flamenco, mangiando fragole non più rosse, bionde.

Sweet Dreams, Annie

Pagina Bianca della nuova società del rischio.

Risiko? No grazie, giochino lemma termine ormai svalutato, causa improprio uso mediatico, di solito ad minchiam, con tante scuse al sacro totem della Fertilità.

Società dei magnaccioni, società dei magnaccia, società del rischio – Rischiatutto, signora Longari – o società a rischio per decesso dei neuroni? Mai tanti neuroni caduti al fronte dal lontano… non saprei indicare una data certa, incerta, casuale, affidiamoci all’aglioritmo, forse almeno potrà scongiurare l’invasione dei vampiri, assetati di materia grigia, già schierati alle porte delle città; auspicando che non sia qualche borgomastro in crisi d’astinenza da sondaggi positivi a consegnare loro le chiavi, in pompa magna, senza illusioni allusioni vietate.

Società liquida – talvolta, gassosa – se tutto e tutti scorrono, soprattutto via, anche questa beata società, morbosa ammorbante zeppa di morbi – vacanze di Natale 2020 all’insegna del ‘morbi e fuggi’ – (fondata e affondata a mia insaputa e senza il mio nome) presto scivolerà nelle tubature dei lavelli, sarà sgorgata da qualche nerboruto mastro mostro lindo, Lindo Ferretti però, e finirà nei 7 Mari, inquinandoli ancora di più.

Sweet Dreams, mia cara diva Annie; l’Euritmia è una filosofia, una scienza, un’arte, tutto questo insieme, inscindibilMente? Società dei 5 sensi? Magari. Ne cerchiamo una iper super sensoriale o extrasensoriale perché non sappiamo vivere in questa? I sogni ci usano per loro diletto o nel letto notturno li maltrattiamo? Chi sono io, marinaio e gentiluomo di vaga fortuna e soprattutto d’acqua dolce, per essere in disaccordo con la materia di cui sono fatti i sogni?

Tutti sembrano alla ricerca di qualcosa, ma servirebbe Maigret per capire cosa, tra un calvados e una nuvola di pensieri dalla sua pipa.

Il proverbiale scemo del villaggio globale invece di raccontare fanfaronate agli amichetti all’osteria – forse era già chiusa per coprifuoco – come eruzione vulcanica, incontenibile, ha sparato la sua opinione: in nome della superiorità dell’economia, apriamo tutto, se qualcuno morirà, pazienza. Il famigerato mercato, quello che non si auto regola mai; il fenomeno in questione per legge del contrabbasso dovrebbe essere costretto a emigrare in Uganda, per guardare negli occhi i bambini e i genitori di quel paese, per constatare di persona gli effetti del suo mercato, al netto del coronavirus.

Come direbbero nell’Urbe: tanti cari auguri e se entro il 25 non ci vedremo più, speriamo sia per colpa tua.

I balconi e le terrazze italici avevano sentenziato, tra un canto e una preghiera – a proposito, anche San Gennaro s’è stufato e senza ristoro non concede più miracoli – che ne saremmo usciti migliori;

certo, non sarebbe stata un’impresa fatica conquista erculea, al momento, in bilico tra un sereno Natale, blindato e una minaccia da terzo tsunami virale, angosciati interroghiamo Margherita, o anche volentieri il Suo Maestro, Cocciante:

ne usciremo?

Magari per tornare a colorare i muri, raccogliere nuovi fiori.

Lazzaroni di latta, Salvatrici inconsapevoli

Pagina del Re Lazzarone, forse un tantinello criminale, ma in fondo nel fondo chi non lo è, in dosi variabili.

Non sarete prevenuti nei suoi confronti? Non vorrete discriminarlo solo perché è un povero Borbone?

Luce e Tenebra, sempre un ottimo tema, dagli albori dell’Umanità; testimoni e annunciatori di Luce, tessitori e portatori di Tenebra, cuori di tenebra, meglio non essere schizzinosi, visto il periodo; o tenebra o mores.

Voci nel Deserto: sono io, l’Eremita pazzo, o il Cavallo senza Nome?

Lazzarone, dicevamo: giovane discolo – discobolo di Mirò o Mirone? – scavezzacollo, qualunque cosa significhi; bande di lazzaroni, bulli ante litteram, o golosi biscotti del Mondo Prima, conservati in meravigliose scatole di latta. Biscotti da latte, da semplice sgranocchio, scottati due volte, come duplice è l’imperiosa scampanellata del Postino o del Cavallo di Troia.

Amico, credimi, attenua le amarezze della vita con un assaggio di amaretti, di Saronno, recapitati da un bastimento a vapore, ché anche Mickey Mouse cominciò come capitano di battello fluviale a vapore.

Vapore è il nuovo tag del secolo, fidati. Steam, so trendy!

La giovane Rachele salva uno sconosciuto, gettandosi senza esitazione sui binari mentre sopraggiunge un treno, poi con semplicità dice sottovoce: – Siamo persone, chiunque avrebbe fatto lo stesso.

Non credo, cara Rachele, ma è commovente pensare che Tu ne sia convinta, è commovente pensare al Tuo gesto d’Altruismo con il quale hai fornito nuova Luce, nuovo Valore alla parola Umanità; non hai salvato la vita di un Uomo, hai salvato e riscattato l’intero consesso umano. Sia lieve la Tua convalescenza, gioioso il Tuo Natale.

A proposito, forse nel Mondo Dopo, anno I, non leggeremo e canteremo sotto il vischio il Canto del vecchio, intramontabile Dickens, ma Tu, Rachele, ci hai donato una pagina nuova, un nuovo racconto degno di celebrazioni, degno di essere tramandato.

Se il Guru è un Maestro – di sanscrito (scritto?), ennesima lingua salmistrata, morta di fatto? – i discepoli, cribbio, dove si sono imbucati? Il mio banco, a rotelle, per un manipolo di discepoli.

Tutto è perduto, per primo il tanto chiacchierato onore e non credo sia possibile ritrovarlo al deposito oggetti smarriti all’arsenale di Venezia. Onore con onere della prova; legioni disperse, in rotta a rotta di collo, da quando l’occidente, quella cosa autoproclamata superiore, assegna medaglie d’oro a dittatori sanguinari, intrattiene amichevoli rapporti con famigerati criminali internazionali: ci saranno motivazioni, certo buone, ottime, recondite; condite molto condite di affarucci sporchi, unti, maleolenti di armi, gas, petrolio. Ammazza che novità, ammazza che progresso; peggio, il progresso che ammazza.

L’ex guru dell’economia, ormai più gulasch che guru, lo dice senza tema del ridicolo: l’Europa moribonda è capofila e modello della svolta ambientale che ha investito tutto il mondo. Lo dice Lui, non io. Svolta a destra, attenti a non finire di sotto dopo le colonne, in testa a Ercole – fumantino più di pria, o di Priamo, vedete voi – con queste terre così appiattite dalla stupidità, virale. Al punto, dopo il punto, di lodare le lordanti multinazionali dell’energia che avrebbero, a propria insaputa e in silenzio, ridotto moltissimo le emissioni di inquinanti. Troppo in silenzio, considerato che nessuno dei dirigenti apicali lo sa, troppo in silenzio per gente così discreta, abituata a varare una campagna mediatica globale per annunciare al popolo perfino il quotidiano, doveroso, auspicabile ricambio della biancheria, intima.

Meno male che Klaus c’è, magari non proprio Santa, ma Kinski. Aguirre che annuncia il furore di Dio, dopo i giorni del dolore saranno dolori con quelli dell’ira, perché stavolta ci aveva ordinato di mangiare a quattro palmenti, più e meglio della coppia istrionica Gargantua e Pantagruel, dall’Albero (sempre non sia stato abbattuto, nel frattempo) della Conoscenza, non per essere assunti, ma noi tetragoni cospirazionisti, niente, fedeli alla linea, la nostra: – eh no, esimio illustrissimo Padre supremo, ci hai buggerati già l’altra volta…

Ci resta Kinski, chissà che con Nosferatu Principe della Notte, non ci dica cu… ehm, non ci dica bene, o vagamente meglio: dal 2021.

’68

Pagina Bianca per rianimare richiamare riesumare il 1968.

Gentile coEvo ambientalista albionico, sarà mai davvero esistito? Un 68 nuovo di zecca, nuovi fermenti socio culturali antropologici, nuove fermentazioni, rivoluzioni umanitarie e non solo piroette ammaestrate su sé stessi.

Anche il 69 sarebbe gradito, non formalizziamoci sui numeri, sugli schemi, sulle formule ché anche quelle matematiche sono relative, geometrie esistenziali, variabili, aVarabiali, euclidee o meno.

Che Guevara de noantri, manifesti nelle tasche del fu eskimo, tra le labbra, cubani pestilenziali sempre smozzicati, con tutto il rispetto per Cuba, formidabili quegli anni, senza smentita incorporata:

– tanto i temi dei liceali li leggo a metà, a mia descrizione, la mazzetta dei quotidiani la leggo al bar (rassegna stampa proletaria, come esami universitari e spesa quotidiana alimentare) il resto è brutta copia e poi acqua sotto i pontili e gramigna nei fossati, sperando nel buon senso degli Alligatori; il sub comandante infausto era pronto prontissimo ‘pronterrimo’ alla partenza, in missione per combattere al fianco dei Campesinos, poi ha subito un grave infortunio, quel granello che inceppa i meccanismi della Storia e dell’evoluzione: ha scoperto all’improvviso che gli garbano assai la coca, cola, anche perché è dura sostenere la guerriglia zapatista in Chiapas, adora il Kashmir quello da indossare e non saprebbe rinunciare agli omaggi e al buffet gratuito, riservati agli ospiti vip nelle tribune d’onore degli stadi.

Cribbio, ho rimediato una figuraccia, però retorica.

Voglio evolvermi anch’io come le Elefantesse africane, sono mie sorelle, ne sono certo, capita l’antifona l’intifada l’imbroglio, hanno barrito in coro, altro che Sister Act:

– “!Ya Basta!”, stupidi infestanti parassiti pseudo umani, volete l’avorio delle nostre zanne? Noi ci mutiamo, da oggi nasceremo senza, quello che facevamo con i nostri uncini preziosi, lo faremo in altro modo.

Immaginazione al potere, Immaginazione nei dpcm, che già solo la sigla è asfittica nauseabonda male olente di stantia muffa mefitica delle paludi senza mangrovie, immaginazione materia obbligatoria, in ogni età in ogni tempo con ogni meteo; immaginare una nuova scuola o una Scuola nuova? Le due questioni si tengono a braccetto e non si elidono, speriamo non vengano eluse deluse cassate – non sicule – come sempre.

Una Donna presidente, finalMente: Fantasia.

Chiediamo ciò che ci sembra appare scompare ragionevole, l’impossibile.

Sognando immaginando non scarpe di plastica o iphone per navigare negli Oceani virtuali, forse diventeremo o torneremo uomini:

scriviamo racconti insonni in solitudine e poi riuniamoci nelle piazze per condividere, companatico letterario e pane di grani antichi, imparare di nuovo a sognare per essere grandi perché il gioco esige regole e i sedicenti adulti hanno smesso di giocare, seriamente come solo i Bambini del Mondo Prima sapevano fare.

Impariamo a non produrre più rifiuti, ad accogliere e mai sfruttare i rifiutati, minoranza ovunque, anche se composta da miliardi di Persone.

Il Mare e il Grano trionferanno comunque, anche se fra 15 anni, una volta estinti noi bipedi, sui social desertificati resteranno cronologie di eterne discussioni sulla necessità impellente di un un nuovo umanesimo, una nuova green blu revolution: senza semi di delirio e follia, il Domani non risorgerà più.

Caro Hermann, Tu che sai quanto la vera Vita sia una melodia di contrasti e differenze, Tu Lupo della Steppa osservi con stupito raccapriccio, l’insensato vagare delle mandrie umane.

Al 68 del Mondo Dopo, senza punti esclamativi interrogativi neri, solo con tanti zeri, diciamo addio al suo arrivo, forse soffriremo di meno al momento del congedo, se gelando di delusione, finirà inghiottito dai trend del momento, dal tag tematico dell’ultimo minuto. Ultimo, senza zona Cesarini.

Tag Sigh, non Miao, non Tao, non Friar Tuck.

Almeno Tu nell’Universo, Arcangelo Michele partenopeo, mettici forniscici una Pezza, d’appoggio o per coprire le vergogne;

sei Fratello del Diavolo? Non Ti crucciare, nessuno è perfetto.

Tra Cielo e Globot

Pagina del Cielo promettente, quando il Cielo promette, a differenza degli ominidi, tiene fede alla parola data.

Database data room data un’ipotesi e anche un’ipotenusa. Analisi dei dati e data news per data journalism, anche se a qualcuno garba di gran lunga di più il graphic, journalism&novel.

Flumen Naonis esonda, la sua schiuma non è quella della birra, Lui obbedisce al Cielo: onesto affidabile coerente.

Fede nel Cielo e nelle Nuvole, Ancille ancelle messaggere del Creato.

Alzare elevare invocazioni, giuramenti, solite solide (?) stolide promesse, ma anche palloni da basket e da volley, al Cielo, per svagare magari sviare Angeli, Dei, Eroi trapassati, tra passati e futuri, occhio all’incombente presente.

Presente! Chi c’è, c’è, gli assenti un tempo ingiustificati erano iscritti in contumacia dalla parte del torto; siamo tutti isolati, ma glocal/global, nolenti nolani volenti volani volanti, soprattutto impreparati all’arrivo degli eserciti dei Globot, evoluzione chissà quanto salvifica dei robot, subito adattati alla globalizzazione virale: non si ammalano, non protestano, non chiedono salari ferie premi di produzione tutela dei diritti – ne siamo proprio sicuri? – non si annoiano. Certo, magari nonostante le super intelligenze artificiali artificiose, poco artistiche non saranno mai campioni di creatività, empatia, simpatia, ma alle multinazionali piacciono proprio così.

Noia e Solitudine, in abbondanza: fossimo degni di certi nostri nonni e bisnonni, quelli che davvero hanno fronteggiato la guerra, sapremmo accoglierle come doni, per creare ricreare noi stessi e il mondo; ma si sa, le rivoluzioni oggi sono solo annunci virtuali via social, le riforme restano intenzioni poco pie molto pietose, soprattutto perché appare improbabile reperire, hic (salute) et nunc (occhio alla capa, spesso gira): Nuovi padri costituenti, dopo opportuna cura ricostituente.

Padri sempre più incerti, insicuri, poco adatti al ruolo, spermatozoi rarefatti (assembramenti vietati), depotenziati, in diaspora scomposta fuga, non si sa verso quale orizzonte inglorioso, non si sa verso quale vittoria.

Di palo in frasca, di palo in sesto, fuori sesto, spesso e volentieri, speriamo acuto;

Arte Illusione Vita, sinonimi a nostra insaputa, in ordine poco cronologico eppure alfabetico? Facce equipollenti della stessa medaglia piramidale?

Comunque, a mezzogiorno, pasta in tavola, la rivoluzione può attendere e la nuova costituzione universale, auspicabilmente risanata e finalmente robusta, potremmo farla scrivere a un panel di super Globot, non imparentati con Godot, anche perché altrimenti nemmeno il Cavallo – il quale sostiene di appartenere a Napoleone! – , della Rai, camperebbe più:

ignoranti, a digiuno, scevri di sacri principi, – tabula rasa – ma impostati in modo corretto, almeno non sbaglieranno i congiuntivi, non saranno colti da congiuntivite e miopie assortite:

forse assolveranno la piccola Umanità, con il condizionale.