Lunatico

Sono stato scelto – non per il premio finale di una lotteria miliardaria – per essere un lunatico; a cui piace il Sole. Appunto.

Un tempo, chi partiva, predisponeva adeguato testamento: le incognite erano infinite, tra asperità idrogeologiche, geografiche e bande di birboni. Oggigiorno, siamo al punto di partenza: mentre alla fermata del bus fantastichiamo su trip spaziali e sulla imminente colonizzazione di Selene e Marte (per cominciare), ci allontaniamo da casa e non sappiamo se arriveremo, se torneremo e, casomai rientrassimo all’amato ovile, in quali condizioni.

Mentre ci godiamo, incoscienti allo sbaraglio, la novembrata delle lande nord orientali, ombre sempre più lunghe e scure si allargano, da noi e sul nostro destino, o sulla nostra sorte; come peggio vi aggrada.

La mia, determinata da Elio fiammeggiante, somiglia – anche troppo e troppo stranamente – al gentiluomo di fortuna, Corto Maltese; lui non ha disegnate sulle mani le linee della fortuna e della vita, ma da solo, con un rasoio, le ha tracciate senza esitazioni, con il sangue – il proprio – e il coraggio.

Cosa ci accomuni, non lo so, a parte questa evanescenza nera, questa sagoma oscura: forse i convinti anti militarismo, anti bellicismo, l’obiezione di coscienza, la ricerca incessante della pace. L’amore per l’avventura e le navigazioni (marine, viaggi), anche solo sognate. Da parte mia.

Mi perdo in elucubrazioni pindariche, mentre arranco pedalando sulla Pedemontana; una visione, tra i barbagli del nostro pianeta incandescente, mi sorprende; donandomi una sensazione ineffabile di gioia e ottimismo, per la giornata e perfino per il futuro: una madre ciclista, leggiadra ma decisa, corre aprendo sentieri, fantasia e mentalità, insieme al figlio tredicenne. Educare con la bicicletta, un gesto altruistico e intelligente.

Dunque, anch’io, in sella al mio fido destriero – meglio, sul sellino della ‘Pina‘ (Pinarello, ora e sempre) – lungo i miei tragitti, i miei percorsi, vorrei sviluppare la capacità soprannaturale, la sensibilità del rabdomante, per rintracciare gli indirizzi perduti di ognuno, gli indizi di grandezza umana, i miracoli che potremmo realizzare, ma che permangono in potenza, per scarsa fiducia, per indolenza, per vigliaccheria.

Scandagliando il cielo, da lunatico, e la Terra, da limitato imperfetto finito umano, ho riscontrato che esistono più meraviglie di quante possa immaginarne la mia fantasia, per decenza non cito la mia intelligenza; così scopro che Omero (VIII a. C.) è realmente esistito, lasciando la teoria del ‘collettivo di autori‘ al campo delle leggende storiche, prestando fede al professor Robin Lane Fox, classicista di fama mondiale, docente emerito del New College di Oxford; lo stesso per il Bardo Shakespeare, ambientalista ante litteram, forse suo malgrado, forse no.

Il Cigno dell’Avon, per così scrivere, schiaffeggiando la nostra incredulità, conviveva già con l’inquinamento causato dall’uomo e con le condotte scellerate, quali il disboscamento selvaggio scopo lucrativo (codici a tutela delle foreste risalgono all’età di Enrico VIII), o eventi climatici estremi, per esempio la Piccola era glaciale che tormentò il mondo tra il XIV e il XIX secolo. Tutto questo per affermare che le opere di Guglielmo l’Albionico contenevano espliciti, solidi riferimenti alla realtà; anche quelle più visionarie, poetiche, oniriche.

Non so se credere a me stesso, alle mie impressioni di novembre. Però ho fiducia nel poeta cieco e nel bardo dalla mente senza limiti.

Non so se credere agli scienziati di buona volontà, agli ambientalisti razionali, ma credo a quella mamma e a suo figlio, credo nelle traiettorie di quelle biciclette.

Salviamo il Pianeta Azzurro e noi stessi.

Prima di saccheggiare e deturpare anche la Luna.

Penelopeide e Homo Sapiens

Chi si isola, sbaglia; chi si aggrega, chi impara a lavorare in gruppo, chi esperisce collettivamente: progredisce.

Procediamo con ordine, però, non intorbidiamo le acque, o, perlomeno, seguiamo una rotta precisa, se non tranquilla.

Affrontiamo gli interessanti marosi della Penelopeide, se così ci aggrada, adottando la definizione di Silvia Ronchey (su Robinson di La Repubblica), che con arguzia analitica ridefinisce non solo il carattere di Penelope, ma anche l’apporto e l’impulso decisivo che la sua figura mitica hanno fornito alla Storia e ai Ruoli delle Donne nell’ambito della società umana.

Oltre ogni apparenza e considerazione ufficiale – Penelopeide è anche il titolo di alcune opere composte in questi ultimi anni da autrici e autori illuminati – nonché, senza tema di smentita, la sua definizione (della sovrana di Itaca) risulta superficiale, stantia: il consorte di Penelope, da maschio che si crede esemplare (in tutti i sensi) unico e destinato a imprese epiche, ha deciso di vagare per il Mediterraneo? E, tornato finalmente sulle amate sponde, di riprendere il viaggio, abbandonando Itaca e la legittima sposa?

Orbene, Penelope, lungi dal piombare in preda al dolore, lungi dal dimostrarsi la tradizionale moglie fedele – Antinoo, capo dei folli spasimanti, ‘invasori’ dell’isola, era di fatto suo amante – silente, e, soprattutto, paziente; in realtà, il vero essere superiore è proprio lei, ribaltando gli stereotipi giunti fino a noi, rovesciando il significato attribuito al racconto omerico: tenace, per 20 anni governa Itaca da donna sola, intelligentissima; tiene in scacco, anzi, a bagnomaria, centinaia di giovani nobili, ai quali è negato in modo totale l’accesso alla sala del potere. Quello nella stanza da letto, nell’alcova nuziale, parimenti, lo decide solo lei. Quando, in conclusione, Ulisse non frena la propria indole per varcare le colonne d’Ercole, anche Penelope salpa, consapevole che non esiste più nessuno (forse, non è mai esistito) da attendere. La scoperta di tutte le meraviglie del mondo non è più appannaggio (né narrazione, come usa considerare adesso) maschile.

Avvincente, a scriversi, anche la storia dell’Homo Sapiens. Una vicenda, come quella della mitica Penelope, ritenuta ormai certa e immutabile, mentre le scoperte recenti, con conseguenti conclusioni, ci svelano nuove pagine da leggere, con estrema attenzione. Le ha vergate il paleontologo francese Ludovic Slimak, nel volume intitolato L’ultimo Neandertal. La scomparsa dell’uno non sarebbe avvenuta migliaia d’anni prima della comparsa del nostro antico avo, ma i due si sarebbero incontrati, costringendoci a retrodatare, dunque, l’arrivo dei Sapiens. L’estinzione di Neandertal sarebbe una logica conseguenza dell’accadimento. Non senza sovrapposizioni e reciproca conoscenza. Forse, molto probabilmente.

Tutta colpa – anzi: merito – di un dentino da latte Sapiens, rinvenuto tra altri dentini da latte Neandertal: in quella grotta francese, Grotta Mandrin, nella Valle del Rodano, “l’ultimo fuoco neandertaliano ha ceduto il posto al primo focolare dei Sapiens“. Un anno, o meno, per l’avvicendamento tra i due popoli, testimoniato anche dal ritrovamento di migliaia di punte di selce che fanno dedurre agli studiosi, non solo una produzione più raffinata e seriale, ma anche l’utilizzo di quegli oggetti sottili e di pochi grammi per completare frecce destinate ad archi. Inventati, perciò, 40.000 anni prima di quanto credessimo fino a oggi.

Per evitare di sottrarre suspense al racconto, mi limito a compulsare che i diversi gruppi dislocati in Europa di Neandertal rimasero sempre isolati, “senza mai alcuno scambio genetico e culturale“; mentre i Sapiens, da subito, avvertirono l’esigenza, intuirono l’importanza decisiva di “fare gruppo, avere un’identità, di fare cose (pianificarle, realizzarle) tutti insieme“.

Mostrandosi assai più lungimiranti dell’homo technologicus. Indovinate chi.

Scaltrezza, fortuna o intelligenza sopraffina?

Considerassimo solo la parabola di Penelope, non nutriremmo dubbi.

Pochi eretici guerrieri

Ancora domande, sempre domande, domande su domande

Chi erano le tre (una e poi trina) Parche – attenti a non confondere e sostituire le vocali, per non incorrere in equivoci imbarazzanti, si sa che gli abitanti dell’Olimpo sono suscettibili – figlie di Zeus (siamo sicuri? senza offesa) e di Temi, senza tema di smentita? In Omero erano Una, forse causa vista incerta offuscata, Omero parco – non fatevi venire in mente quesiti da porci – Esiodo munifico le aveva triplicate, ma la Triade di sorelle incuteva timoroso rispetto, deferenza allarmata: la filatrice della vita, la fissatrice della sorte e la irremovibile fatalità della morte non suscitavano, né riscuotono clamorosi consensi popolari.

Se siete uomini e amate le Donne, non sussurrate alla vostra compagna – Tesoro, come sei parca stasera…

Finale a sorpresa!

Nemmeno oggi, immersi come siamo in continui ininterrotti bollettini epidemiologici dal fronte globale, ci siamo appassionati alle funzioni professionali delle Parche; viviamo o tentiamo di sopravvivere sul continente più fedele al magico rimedio, eppure, come strillano araldi di ventura (aedi mercenari causa mercede pro domo loro, loro dei committenti) pare che si stiano sviluppando focolari, un po’ ovunque: chi scatena i focolari sono dunque modernissimi Lari e Penati – la faccenda e i gomitoli s’ingarbugliano nel guazzabuglio della vita post qualcosa – ossia protettori della salute della sicurezza della sacralità della casa e della famiglia?

Essere confusi è lecito, talvolta, riannodare il bandolo – mai le bandoliere – pura cortesia.

Senza magico rimedio si muore, ammonisce Sauron, con il suo unico occhio infuocato (serve un buon collirio) – nel paese dei Ciechi (si può dire ancora o il Kollettivo Omero farà causa?), il briccone con un occhio solitario diventa imperatore – espierò in ginocchio sui ceci, ma, scriba arcaico, sono rimasto abbarbicato alle poche traballanti (in)certezze del Mondo Prima: soli si muore, senza l’Amore.

Qualcosa che dovrebbe proteggere e protegge poco e male, deve essere reso obbligatorio dallo Stato laico religioso, anche nei confronti di chi non lo vuole – obtorto collo, collo torto, ho davvero male al collo – in modo da proteggere i presunti già protetti; in ogni caso, se questo qualcosa che non protegge, protegge poco e/o per poco tempo, oltre a non proteggere, innesca reazioni avverse con danni gravi e/o letali, dimostra che in realtà funziona, perché stimola una risposta. La logica c’é? Trovatela Voi.

Fare è sempre meglio del non fare???

Non sono laureato, né negli atenei prestigiosi italiani, né nelle strade della vita, né nelle università telematiche, forse per questo non riesco a comprendere l’altissima, finissima, sopraffina logica dei Cerusici dogmatici (super) che questo ci raccontano. Invoco clemenza e perdono, dalle Parche e dalle Muse, altre figlie di Zeus, assai prolifico. Magari con l’intercessione di Duse, Eleonora, Vate permettendo.

Tutto quanto fa spettacolo? O, tutto quanto, tutto sommando, fa spettacolo?

La nuova frontiera del marketing, la guerriglia inurbana contro il cliente; se il prodotto è difettoso e/o inefficace la colpa è dell’acquirente che viene condannato a restare in casa, con lo stigma sociale sulla porta, condannato a pagare una esemplare sanzione pecuniaria, per consentire alle aziende infamate da questi utenti finali meschini e insulsi, di perseverare nella fabbricazione di altri prodotti, ancora più scadenti; ma con appeal e promozione, istituzionali e garantiti.

Pochi eretici guerrieri, della notte, soprattutto nella notte, cercando il Cavaliere Oscuro, magari per un semplice salto giù al bar dei Phillies, per due chiacchiere rilassanti, o per un iconico selfie.

Pochi eretici e Guerrieri, testimoni consapevoli, al cospetto di testimoni inconsapevoli, di quanto accade nella realtà, di fronte ai loro stessi nasi.

Pochi eretici guerrieri, pochi di sicuro, retti ancora meno, eretti nel senso di verticali: una risicata minoranza, rumorosa assai – come dicono malelingue velenose, spargi calunnie – causa scricchiolio delle ossa, perché, fatto scientifico notorio, camminare verticali, soprattutto contro vento, contro mandria, contro corrente:

affatica, consuma dolorosamente spina dorsale e intero sistema scheletrico.

Per ovviare, meglio un perfetto regresso involutivo: quadrupedi e passa ogni paura (strisciare, meglio ancora).

Omero e i collettivi

Omero, chi era costui?

Forse non un personaggio solo, ma il primo collettivo letterario della Storia, una specie di Luther Blissett ante litteram?

Non ditelo all’ex calciatore inglese che indossando la maglia del Milan segnò un memorabile goal in un derby meneghino, umiliando in elevazione un certo Fulvio Collovati, campione del mondo (nessun parallelismo con Pelé nella finale del 1970, che si materializzò all’improvviso sopra una nuvola dell’Azteca per sorprendere uno sbigottito Burgnich, solo per rendere l’idea).

Collettivo letterario come il Bardo, William Shakespeare? Chissà. Sono così belle le leggende letterarie che sarebbe un peccato mortale, un oltraggio deturparle o tentare di demolirle con teorie verosimili, ma strampalate.

Restiamo concentrati sul narratore cieco, privo forse della vista fisica ma dotato di una straordinaria visione interiore, una inventiva e una sensibilità all’ennesima potenza, senza le distrazioni delle immagini del reale, più o meno reale.

Omero gruppo di autori, Omero cane nero e sfortunato, come Calimero, con le pupille opache, ma capace con il fiuto e con la percezione delle vibrazioni del Mondo di individuare capire interagire con gli esseri viventi attorno a Lui.

Abbandonato tanto tempo fa, dal solito bipede sciocco del Mondo Prima, che lo riteneva animale inutile e forse con questo giudizio sprezzante e inumano classificava solo sé stesso.

Autisti con una mano sola, autisti di veicoli a trazione tradizionale, non traditrice, non pilotata da una app, da una intelligenza artificiale in remoto, remota nel senso di virtuale, non lontana nel tempo – magari, sarebbe magnifico – batteristi di gruppi rock con una sola mano di poker, capaci di sbaragliare gambler professionisti e batterie, nel senso della sezione ritmica non delle pentole.

Falsi profeti, dalla mente cieca, ottusa: promettevano futuri da nababbi – a nababbo morto? – da sceicchi da emiri, ma dopo 20 anni di trivellazioni il romanzo storico narra solo di devastazione ambientale e assoluta povertà: sociale culturale morale, tranne che per multinazionali e sodali.

I saggi orbati, i facitori con maschere senza occhi, con facce senza volto né pupille, consiglieri ispiratori, eminenze grigie senza scala – grigio unico uniforme, a perdita d’occhi per restare in tema – della politica occidentale, quella auto proclamata superiore e vincente causa mercato, ha percepito che la sedicente democrazia non è esportabile in altre culture in Popoli con storie differenti dalle nostre, soprattutto a suon di bombe; difficile inculcare loro che stai donando libertà, insegnando l’arte della vera vita democratica, mentre fai a pezzi povera gente, donne bambini anziani, senza esclusione, perché dall’alto dei nostri bombardieri, noi siamo spietatamente inclusivi.

Meno male che quello di Emergency ha lasciato il campo, un guastafeste rompiballe in meno.

Narrazione di leggendari sabati del villaggio, prima del villaggio ai Comboniani e di infiniti meriggi balneari, su sabbie selvagge infinite che nella fantasia della passione diventavano gli stadi più belli del mondo; con il calcio – lo abbiamo capito solo oggi in questo disumano Mondo Dopo, in cui tutto sembra lontano dall’uomo – trait d’union, detonatore buono, pretesto virtuoso per aggregazione sociale; meraviglioso lo sport, meraviglioso perché era il medium che ci permetteva di stare insieme, di dialogare, di condividere emozioni; come dice il nostro grande campione Luca, voi siete stati gli esempi, gli educatori nell’accezione latina, quelli che sapevano condurre con il sorriso con la gioia con la purezza e la semplicità.

I pomeriggi più belli sono stati insieme a Voi, grazie a Voi: Gino, Toni, Cesco. Irripetibili, eterni.

State preparando i campi nel Cielo, lunghi tornei impegnativi, perché saranno iscritte le squadre più forti della storia: Real Comboniani e ByByOne World Team (Triveneto docet).

La parabola del seminatore prodigo è perfetta, prodigo ma non sciocco, generoso perché getta chicchi di grano sano e forte a piene mani, sapendo che prima o poi riuscirà ad attecchire su terra ricettiva e fertile: con tutto il rispetto, niente male nemmeno le parabole di Zico.

Gli occhi dell’Anima vedono lontano, oltre: anche nel buio ancestrale dell’Universo.

Bugiardini e Bugiardoni: senza trucco, senza inganno

Pagina Bianca, anzi, cambio in corsa: Pagina del Bugiardino.

Il Bugiardino è un vezzoso, piccolo, allegro, gioioso mentitore?

Un fogliettino di carta bianca, con le precise istruzioni, doverose precauzioni, chiare controindicazioni, stampate in inchiostro nero? Come la pece, come l’inchiostro difensivo dei polpi, come il petrolio dei disastri ambientali marittimi.

Rischi o benefici? Né gli uni, né gli altri? Male che vada: trombi. Sembrerebbe l’esile impalpabile – dal punto di vista narrativo – sceneggiatura di tanti lungometraggi italopitechi, genere cosce lunghe al vento, tipici degli anni ’70/’80 del 1900. Tutto si tiene, tutto si riscopre – appunto – tutto si rivaluta, col seno del poi. Certo, dovremmo prima interpellare l’Ubalda.

Nel Mondo Dopo la salute non costituisce più diritto primario inalienabile, come da dettato Costituzionale, ché per un valido dettato, bisognerebbe almeno conoscere i rudimenti della lingua, sapere leggere e scrivere in modo sommario; ma queste competenze – nel modernese: skills – non sono più richieste, anzi derubricate a superflue inutili fastidiose ubbie da nemici delle nazioni e dei popoli. Buoi, è meglio, dei paesi tuoi o altrui non fa differenza; importante che il gregge sia mansueto docile governabile. Anche senza cani pastori.

Benedire le unioni omosessuali è contro le leggi di Dio, lecito invece benedire armi e instaurare amichevoli relazioni con famigerati dittatori; pentiti, figliolo, pentiti o rischi di diventare come Omero Onan, magari si potesse optare per Conan: ragazzi per sempre no, ma con un futuro all’orizzonte, non solo alle spalle, sarebbe proprio una lieta novella.

Guardare dentro l’uomo – talvolta, uovo, navicella spaziale dal pianeta Ork – può essere un’avventura una scoperta o pericolo allo stato puro; guai agli indagatori, poi qualcuno annuncia trionfante che alcune parti prelevate dagli appestati del mondo dopo possono essere impiantate negli umani, quelli un po’ acciaccati, per restituirli ad una vita sana completa tranquilla. Bugiardini o bugiardoni?

La Storia è infarcita di storie di grandi ingannatori, o semplici burloni, a cominciare dal cavernicolo BC che mentre decorava le pareti della sua caverna con i graffiti del primo graphic novel umano, diceva trionfante al suo compare: “Sai tra 2000 anni come se la bevono, questa?”.

Senza offesa, ma gli dei della mitologia – a partire da un certo divin messaggero – non brillavano per sincerità, anzi l’inganno presso i prestigiosi cittadini, inquilini dell’Olimpo era considerato una peculiarità celestiale. Tonto chi ci cadeva.

Ulisse: the great pretender (grazie Freddy, Mercury), chiedete il suo curriculum alle Donne che ancora gli danno la caccia sulle ondose rotte del Mediterraneo; o, per avvicinarci alle nostre ere, pensate al Principe, non Giuseppe Giannini core de Roma bella, ma quello di Machiavelli. Senza macchia, senza fole o folate, di vento con dentro parole disperse.

La Storia stessa andrebbe sottoposta a accurati passaggi nel setaccio; come insegnava meritoriamente nei licei Don Renato, esegeta biblico – e molto altro – di fama planetaria, il vero metodo storico consiste in un approccio aperto, razionale e scettico agli eventi tramandati, narrati anche nei documenti che vantano la patente di ufficialità: credo a niente, a meno che mi si dimostri il contrario; procedimenti lunghi lenti certosini, ma la paziente Verità è immane, immanente, non corre esagitata verso il centro commerciale.

Tempi moderni, tra Madoff originali e Madoff dei Parioli – ché anche il mercato degli imbroglioni propone quelli docg e quelli taroccati – , a ciascuno il suo; in ogni ambito contesto campo e grado. L’anzianità fa grado, ma anche l’idiozia garantisce pacchi di galloni, da esporre con orgoglio su petti trionfanti. Comunque, mentire no, meglio la reticenza, reti di indecenza, notevole: salvare l’Umanità, forse, ma sulle scialuppe di salvataggio prima le banche e i misteriosi fondi d’investimento senza patria; tanto i soldi sono virtuali, come quelli dell’obsoleto Monopoli e del calcio mercato, ma i debiti, veri: sulle spalle degli allocchi.

In questi giorni di Quaresima e quaquaraquà, ecco inventato all’impronta – per rientrare a tuffo bomba nella mesta contemporaneità – il bugiardino evoluto, cangiante, fluido come contenuto magico della sacra fiala (i romanzi rosa di Fiala?), camaleontico; Carlo, Linneo come classificheresti questi bugiardini? Karma Chameleon? Attenzione però, perché esiste anche una Karma Police e sarebbe meglio non contare sul fatto che alla porta si presenti Sting per invitarci ad un concerto.

Dobbiamo tutti, nessuno escluso, sottoporci al rito magico protettivo apotropaico: non esiste altro modo per riconquistare le nostre libertà. I bugiardini e i bugiardoni garantiscono: effetti collaterali o avversi, ipotesi remote, o comunque limitate negli effetti, affetti scomparsi dai monitor.

Piena fiducia nella scienza ufficiale: fa miracoli. Lo digito mentre con il tentacolo libero mi carezzo gentilmente l’epidermide che di secondo in secondo muta di colore: rosso, oro, verde, come da nuove regole della trans mutazione ecologica. Altan e Bucchi restano giganti del Pensiero: vax pensiero sulle siringhe argentate, puntiamo senza indugio sull’unità, di gregge.

Ogni giorno è una nuova battaglia, di sopravvivenza, per la Vita, ma questi colori mi donano, mi arridono, mi sorridono: collimano con quelli del mio caleidoscopio, onirico.

La Verità vi prego, anche su un argomento a piacere.

Tra museruole e conchiglie

Pagina muta, Pagina del: ah, se questa pagina potesse parlare…

o in alternativa: splendida Pagina, le manca solo la Parola!

E’ una parola, caro Lei; tutti imbattibili nel cimentarsi con le cronache dell’Ovvio ovvietà omni età, del suvvia cosa volete che sia qualche microscopico – vostro, al cubo o potenze affini – sacrificio per salvare il Salvabile (ne resterà solo Uno, quello che conserverà la Testa al proprio posto, cioè sulle spalle, meglio: avvitata al collo), il notabile, il dirigibile; il notaio no, incassa già abbastanza per conto e sul conto suo.

Missione impossibile: salvare il Natale? Di chi?

Pagina con la mascherina: trendy, consigliata griffata gridata dalla Pot delle Influenzate, milioni di termometri mercuriali in ebollizione ogni volta – cioè sempre – che posta (non era: che Banca?) un novello novizio novissimo contenuto incorporeo.

Pagina silente, mascherata (due volte, abbondandis in abbondandum, la Prudenza di questi tempi non è mai troppa) mascarata soffocata dalla museruola, basita allibita atterrita, al cospetto circospetto circo con e senza spettro, della cara carissima – ahi, quanto ci costi – Umanità, catapultata nel Mondo Dopo, senza adeguata preparazione atletica psicofisica (del resto, le palestre e i circoli yogurt sono chiusi: arrangiatevi!), senza corroborante rilassante ristorante passaggio in India, passaggio all’Inter sempre spuria del quid fenomenale, passaggio intermedio nella camera caritatis, camera senza vista, camera iperbarica iperbolica iperborea, ma non rivelatelo a certi Borgomastri complessati, sarebbero capaci di abbattere altri 100 Alberi a caso per rappresaglia.

Sganciata senza paracadute parapendio paradenti, senza compendio sussidio implementazione di Giga a-gratis di umanità supplementare o, a vostro indice di gradimento: supplenti, supplì, calci di rigore a oltranza, il primo che sbaglia tiro o solitaria parata sotto una palma nel Deserto dei Goblin, sarà spedito coatto su Marte, come cavia per testare tastare scavare giacimenti di futuristici oro, incenso, e perché no, spumeggiante Birra.

La mano che ti guida è quella sicura di un cieco; Lui per immaginare storie, disegnare una immensa cattedrale gotica, carezzare il gentile profilo di una Donna non ha bisogno dei difetti della vista oculare.

La Realtà senza mediazione della narrazione diventa solo un aberrante coacervo di ruvidi aridi inerti referti legislativi scientifici burocratici; impossibile da decifrare, impossibile da raccontare interpretare amare.

La vera Arte consiste nello scalpellare via tutto il superfluo la sovrastruttura gli orpelli che soffocano la Bellezza del Mondo. Non multa sed multum, tu-multum, sommosse di favelle faville di piazze finalmente colorate, imbandierate di Gioia.

Provo sempre nostalgia per le conchiglie sparse in riva al mare, impronte sul diario dell’Umanità: meno consonanti, più vocali, più H mute o loquaci, per respirare a pieni polmoni, menti libere di sognare maree guidate dalle meccaniche cosmiche, astri d’Oriente come unici punti di riferimento orientamento salvamento.

Metodo Carver, Metodo Hopper, Metodo Agnelli Manuel, Metodo Nomadi, Metodo Cattedrale, nel meno il più, nella penuria tutto l’Essenziale, nelle parole conservate dentro le Conchiglie: il sussurro il canto le antiche leggende di Tutti i Mari terrestri, universali.

“Amor che guardi verso Oriente, verso il Mare Qual è il nome che sussurri piano prima di dormire?”.

Il Cieco dà fastidio, la sua presunta menomazione disturba, perché ci schiaffeggia in faccia, senza minima concessione alla commiserazione ipocrita, con ogni nostra menomazione falsità fragilità:

senza maschere senza divise senza museruola, Lui è il Narratore, il Faro del Pireo nelle notti di tempesta, il fabbricatore e custode delle Conchiglie.