Ningen no hoshi minna no chikyu (Pianeta di ogni cosa, stella dell’umanita’)

Pagina della Chitarra gitana, flamenco lacrime nostalgia (Nostalghia).

GaB l’Artista in un patio segreto nei giardini dell’Alhambra, fa vibrare corde e Anime: Tobe, Grendizer! Yuke, Yuke, Duke Fleed! Daichito umito Aozorato…

Malinconia romantica, romanticismo malinconico, rimembranze del futuro mai vissuto, fonico di sala, sala senza luci suono pubblico, senza personaggi in cerca di autori, attori che vogliano assumerli, assumersi (con Sumeri nella asfittica buca del suggeritore: invenzioni scrittura numeri!) i loro panni, anche sporchi, comprese le umane responsabilità di interpretarli;

interpellarli? Scusate, possiamo? No, dovete: categoricamente, senza appello, interpello, cappello – tutti finiti nei quadri di René – pièce non più rinviabile, anche perché, si sa, le rappresentazioni al buio sono pièces ‘e core.

Ogni interprete, anche quello con meno talento, uno scarrafone fuggito dalla mente di Herr K, comunque bello a mamma soia, segale e Babbo Frumento. Armento? Armenti, greggi al pascolo, mandrie migranti, transumanza per tutti, uomini e bestie e uominibestia; eterno dilemma: tratturi e trattori (tra attori, delle belle, cotte e crude) sono sinonimi almeno alla lontana? Transumanza e transustanziazione? Idrocarburi e carboidrati? Alimentazione 4.0, pasta integra integerrima integrale ricavata dalle montagne di plastica sotto cui abbiamo soffocato il Pianeta Azzurro; risolti tutti i problemi, con un colpo solo di teatro di kung fu della strega che è in noi.

E mo’? Moplen!!!

Notti di Luna Rossa gigante mai calante muy caliente, nella fattoria addormentata, in mezzo alle fronde di un magnifico Acero, un Ragazzo, stelo d’erba fra le labbra, canta canzoni struggenti, inni alla Natura, alla Madre Terra, alla Bellezza, alla Pace, all’Amore; un giovane guerriero, guerriero per la pace, pacifico guerriero.

Nonostante questa piccola, misera Umanità, Drago d’Oro fiammeggiante vola, proteggila, fai risplendere in eterno la Stella della Giustizia.

Anche in esilio (cala Trinchetto, cala!)

Anche in viaggio Ti amo.

Tra le onde increspate del Mare dell’Anima, emergi d’incanto sempre Tu, primavera costante della mia nuova vita.

Monocorde nasale piagnucolosa. Con la rara invidiabile ineguagliabile capacità di stipare 14.000 parole dentro 60 piccoli inconsapevoli incolpevoli secondi.

E’ la piacevolezza della comunità nei sobborghi della civiltà, bellezza mia.

Una martello pneumatico un trapano una sega circolare discutono animatamente rumorosamente su come sia meglio ristrutturare un appartamento, mini, una cella non di monastero, ma di alveare condominiale popolare popoloso.

MondoCane (magari, sarebbe amico fedele), Cuore di Cane (il più altruista dell’Universo), MondoInFame (non avremmo dovuto debellarla entro il 2000?).

Grande offerta di cibo a buon mercato – il mercato buono, questa l’hanno scritta TatcherReagan, sicari protettori del consumismo letale – tutti ti offrono cibo pessimo fino a scoppiare come Panta(non penta)gruele, ma lui era un raffinato ghiottone;

abboffati e sarai felice, lavanda gastrica nei prati a parte; stinco di maiale, di santo, o il grande ritorno in sala dei cineruttoniliberi? L’intelletto nutrito dall’Esperienza ci suggerisce: meglio un nuovo Locke, down.

Voglio tornare (ritorno al vero futuro!) al bis trattato incompreso vilipeso Medioevo, quando la civiltà era evoluta, voglio tornare alla fase bestiale primordiale prima di tutti i primordi (una sana competitività): nei boschi le bestie non sporcano né incendiano, gli ominidi sì. Comportiamoci da Bestie.

Tiberio, chi era costui? Tiberiade lago o l’ago di qualche bilancia dell’umanissima Storia? Hollywood sul Tevere o Cinecittà a Los Angeles? Marcello vieni Marcello, la fontana non illumina più, l’acqua che scorre non è più, non è mai stata la stessa. Imbranato pigro ma di talento; seduttore al naturale, un po’ vigliacco, umanissimo fragilissimo gigante; ti conosco, oh sì se ti conosco… questo kaos siamo noi, tutti noi, guazzabuglio di imperfezioni la cui sommatoria talvolta assume le fattezze del Sublime.

Federico e Marcello, alter ego altri eghi echi di talenti eccelsi senza pari dispari eredi legittimi o illegittimi.

Come sostiene Sylvain Tesson, pare che la sindrome sia diffusa: quando la mancanza della persona che amiamo ci coglie alla sprovvista, ma fa pieno centro, diamo al mondo, a ogni latitudine nella quale ci troviamo, la forma dell’amato bene;

confortante, meglio che identificare il mondo con noi stessi.

Vorrei essere una Pantera delle Nevi, regina timida e riluttante delle montagne tibetane, per diffondere nell’Universo il mio canto libero di liberazione di ammirazione per Te, dedicato solo a Te.

Devo accontentarmi rassegnarmi rientrare nei ranghi limitati limitanti limacciosi della mia quotidianità minima e celebrarTi (non cerebrarTI anche se le mie parole suonano cervellotiche) da un avamposto periferico di resistenza umana;

l’intensità del Canto è identica forse ancora più convinta e appassionata elevata a potenza.

La Verità (in vino? si conserva meglio) vi prego sull’Amore: anche no, grazie, ammesso esista, sarebbe auspicabile vivere.

Eros e/o Thanatos? Perché, di grazia (stavolta Graziella & Company li lasciamo tranquilli); effetto romantico letterario teatrale cinematografico, ma se poi ci fanno una serie su piattaforme… al bando trivelle e sentimenti virtuali in forma d’ologramma (epigramma?).

Assetato di vita e (da) domande torno a Hikmet e Doisneau,

non sono mai stato incarcerato per le mie idee (amico Mustafà, Ke Mal), né costretto all’esilio per praticare in modo libero Poesia e Politica (Tristano, anche Tu qui? Con l’Isotta);

credere per un istante di condividere destini è sciocco, millantare nobiltà d’animo (riverberi lontanissimi) impostura che davvero meriterebbe condanna drastica severa draconiana.

Sei la mia schiavitù sei la mia libertà, sei la mia carne che brucia…

… eccoci con un po’ più di speranza. eccoci con un po’ più di saggezza, ce ne andiamo come siamo venuti arrivederci fratello Mare (N.H.)

Negli occhi quel bacio in bianco e nero, travolgente.

Highway to Hell

Pagina del Viaggio, on the road again.

Highway to Hell, Freeway of Love, No Way but my Own.

Autostrade per l’Inferno, biglietto di sola andata, o autostrade infernali, ancora e sempre nelle mani degli stessi mefistofelici che lucrano sui nostri sogni di libertà e sulle nostre piccole vite?

Albeggiare pallido smunto assorto e soprattutto assortito sul sentiero d’asfalto bomba o non bomba virus o non virus, arriveremo mai davvero da qualche parte? Se il tragitto tragicomico transeunte è la parte fondamentale, anche la meta esige la sua parte in commedia.

Mille luci delle autostrade, veicoli tir stazioni di servizio, ma le luci e le tenebre naturali sono estinte stinte stante l’ansia di modernità?

Sol Levante all’orizzonte – si rialza, ancora? – inesorabile ma timido intimidito anche un po’ tremebondo.

Capitolerò senza ulteriori capitoli pseudo narrativi nella Capitale, capitolerò come Porta Pia al cospetto dell’onda travolgente dei Bersaglieri, capitolerò come l’Urbe che da secoli pende e mai non vien giù: l’hanno chiamata resilienza (pubblichiamo un webinar di approfondimento?) ma è solo la filosofica salvifica millenaria Paraculaggine di chi riesce sempre a sfangarla tra le pieghe della Storia.

Ora, questo ottavo Re – non Falcao, non Totti – Re Silienza non so chi sia, né conosco la sua identità sessuale; dati ultra sensibili certo, ma anche i sensibili nel loro piccolo fondono affondano talvolta s’inalberano. Facciamo a capirci, diceva quello.

Enea era Donna? Dici Enea dici Donna? Benigni secoli fa sosteneva non solo Berlinguer: Abele è sinonimo di ambiguità. Adamo O, Eva A, ma Abele E??? Adele??? No, Abele! Aggiungo dubbio agli atavici (astenersi ‘avatarici’) dubbi, gli amletici sono diventati teschi vuoti: Abele era cugino o parente in grado lontano di Apelle (bello come un Ah Pollo!!!)? A pelle, sempre di Pollo, con o senza brividi, lo escluderei, ma senza abbandonarmi a sensazionalismi o ostracismi (ostriche bianche o nere? chiedere a Guelfi e Ghibellini).

Adoro guidare, soprattutto se lo fa qualcun altro, così mi restano nelle tasche spazio e concentrazione per osservare paesaggi mentali e simboli, geroglifici geografici geometrici;

con volante tra le mani resto terra terra, mi innervosiscono semafori metà forici metà spirituali, stop non programmabili, terze file senza ballerine del Moulin Rouge – se resiste ancora – né affiche di Toulouse: gli infiniti cantieri (tanto, al cospetto dell’Eternità…) gli infiniti lavori che durano più di e annichiliscono perfino una Never Ending Story.

Attimi di Silenzio (con la magica tromba di Nini Rosso), abolizione per legge divina e umana di malesseri artificiali artificiosi senza arte né parte (ma che sia almeno una bona parte), nuove auree nevrosi, avrei, avremmo decisaMente bisogno al più presto di un’altra Vita, oppure questa, ma lucidata come preziosa argenteria di antica umanissima famiglia.

La famigerata consolidata perenne (anche se comincia per C) congestione di traffico e pancia, mi ri scuote dal vaneggiaMente e mi regala inusitate immeritate immarcescibili Certezze.

AMOR, o morte.

Neutralità

Pagina dello stare al Mondo,

che non si è fermato mai nemmeno un momento ruotando faticosamente su sé stesso come una ballerina acrobatica di pole dance sull’asse terrestre, omaggiando il sole con reverenti veroniche cosmiche;

istanti, fotogrammi, istante (mai più così d’istanti) istant book for magic moment, sognando ancora Magic Jhonson.

Stare sul mondo (balliamo?), stare nel mondo, viaggiare tra i mondi, la Creatura regina di tutti gli abissi cammina tra noi sgomenta, stesso Pianeta, diverse sensibilità capacità priorità.

Tutto questo, temo tremo e tramo con gomitoli di lana e infantili inarrivabili abilità, vanificate da un’età adulta banale e a immaginifica, non basterà più: ogni potenza energia sobbalzo propulsivo risultano esauriti esausti snervati.

Neutrali Urali neutrini – qualcuno ancora li cerca con la lanterna di Diogene nel tunnel segreto che collega il Gran Sasso al laboratorio di Ginevra – neutrali forse? Giammai.

“Odio l’estate e in particolare i neutrali”.

Saremo costretti volenti nolenti olenti – meglio bene che male! – a crescere, non come e nel vetusto senso imposto dall’impero carboncentrico, iniquo devastante obsoleto, saremo costretti a decollare dall’Isola che non c’è per trasformarci in volo in uomini adulti, davvero: conservando conserve delle Nonne, biscotti e incantesimi delle Fate silvane, Piccoli Principi in noi, grandi principi nella Realtà per imparare a camminare CON il Mondo che ci ospita.

Il nuovo mantra sarà scritto sulle verdissime foglie di un Trifoglio irlandese nato sulle pareti di un pozzo di San Patrizio: Risanare, Accompagnare, Coltivare. Seamròg salvaci Tu.

“Esiste un piccolo villaggio gaelico che resiste ancora e sempre agli invasori”.

Predoni dell’Arca perduta, profeti di sventura dello sfruttamento, del dominio, della distruzione, vi arrendete senza condizioni?

C’è un re che dorme cullato dalle Rose selvatiche, non scende dal trono e non concede mai udienza e dono.

Siete già fuori dalla Casa, comune, siete eiettati dalla Storia, dal Cammino di Santiago; i vostri predicozzi virali virulenti verminosi saranno sbaragliati alla velocità della luce dalla Luce di una nuova rinnovata tetragona Umanità.

Civili compassionevoli compagni (coloro che condividono il pane), appassionati innamorati strenui guardiani e floriCultori del Giardino incantato globale universale;

l’ombra di Fra’ Cristoforo si staglia, incombe su di Noi, su di Voi, sulle lande e sui mari di Gea: verrà un Giorno, del Giudizio (dentature e menti), temporale fortunale procella finale.

E’ giunto. E’ adesso. E’ oggi.

Tra Sette e Forni creatori

Pagina Bianca dei Piani: segreti inclinati complottisti.

Pagina della Setta, delle Sette, Settanta volte Sette; quante volte figliolo?

Non sarà l’intensa attività di fratello Onan a condannare l’Umanità alla cecità eterna e soprattutto mentale.

Setta dei Neo Leviatani, Leviatano non Levatrice, Levitico, Leviti (del Mondo) con profezie elevate a potenza, a caso.

Sangue e carne, Natura divina.

Una prece, anche solo un pensiero – uno solo! vi prego – laico scattato con la Leica (se poi fosse al collo della Ragazza, meglio) per le elucubrazioni funamboliche filosofiche filo eretiche di Hobbes.

Un abbraccio a quel Tommaso e anche al suo omonimo l’Utopista (sulla polverosa assolata faticosa pista dell’Utopia), un commiato all’etica che in fondo ancorata al fondo era sempre rimasta teorica, una bella teoria sommersa. Senza bottiglia di vetro di invio e salvataggio. Niente twitter, niente instagram, niente diretta streaming per appelli urgenti al Mondo.

Secoli di paziente strategia occulta oculata occhiuta, inoculando virus mutanti mutageni muti nell’organismo organico e sociale della sedicente società – civile? – degli ‘uomini’: i quali forse tentavano a tentoni di annaspare di enucleare di abbarbicarsi a qualche manufatto precolombiano verso una lenta genesi di vero consesso – auspicabilMente, spesso e volentieri – adulto solido evoluto.

I Leviatani, grazie ai loro rozzi maghi da fiera strapaesana, sono riusciti a produrre The Final Virus, versione definitiva per un immediato ritorno alle Origini: al bando, peccati ormai davvero poco originali e dolori, sempre le stesse stantie repliche; tabula rasa rasata raso Terra.

Un atteso ritorno alla secolare hit acchiappa classifiche, #HomoHominiLupus! In bocca al Lupo, sempre viva il Lupo.

Umani umanoidi (Meganoidi? mentre Aran VerdiCapelli strimpella il suo banjo galattico) sub umani, ammassati in subway uso foresteria, terrorizzati a puntino senza i, sussultano tremano si abbandonano a convulsioni al cospetto di ombre cinesi, spettri di nemici oscuri, immaginari come malati, invisibili ma da sacrificare sull’altare dei capri (caproni! al rogo la Poesia);

abbandonati abboniamoci abbandoniamoci a rigenerati rigeneranti ributtanti riti pagani (anche se, Pagani non ripete…) apotropaici toccatine ammiccanti, ai Tropici.

Anni ruggenti dei Tropici, ma la lava crepava, senza pietà, bungalow e hula hoop. Oplà.

Rigettiamo sdegnati ogni forma e ogni sostanza di Razionalità – rogito cogito coito ergo sum? – sputiamo nel cosmo, insieme a satelliti spia, monnezza radioattiva e asteroidi di plastica, tutta la Sophia superstite, la particella più infinitesimale infima indistinguibile di Cultura (tanto, non si può mangiare):

nuovi giochi, ludi luridi ludrici terrestri, la guerra di tutti contro tutti, perché siamo monadi (popolo di mona, fattuale) competitive protagoniste vincenti; strade e piazze vicoli e palazzi campi di Battaglia per i veri guerrieri senza futuro.

Ogni uomo è vittima collusa, spietato inquisitore e reo ardente – da ardere, soprattutto – spia e sicario delle debolezze e della aspirazioni dei suoi ex simili, ex compagni di sorte ria, poco ridente, molto fuggitiva: solerte sorte terrena.

Machiavelli, principe dell’intrigo politico politicante (davvero?), ammoniva e condannava: disgrazie e guai non solo dei paesi suoi, al pre Potente di turno che senza freno a mano, né cinture di temperanza, si attribuisce e si inebria con poteri straordinari, oltre tutti i dettami dettati dettagli delle Leggi, umane e divine.

Ubriacarsi di ‘onnipotenza transitoria’, abusare deturpare soggiogare reprimere, condurranno il Possessore alla disfatta e alla infinita infernale dolorosa infelicità.

Ludovico che Tu sia moro o meno, morto certo, noi rivolgiamo una prece anche a Te per Te per il Tuo lavoro.

Pagina Bianca, al momento nel momento, per momenti in fila indiana: sarai riscritta, forse dagli scribi mercenari al giogo dei Neo Leviatani.

Scuola e Giovani, gli asset (?) del paese; una speranza spunta insieme alle prime luci dell’alba: dai forni crematori a quelli creatori, ad ampio spettro.

Un saluto commosso fino all’osso e al midollo, al Diritto, alla Democrazia, all’intiera Umanità che avrebbe potuto e dovuto, ma alla fine della rappresentazione non è stata mai.

Sipario, buio in sala, zero applausi.

Cause e Affetti

Pagina dello Sposare,

spondere, promettere formalmente, fare un voto di fedeltà, restare fedele a una sponda, a una riva, perché è importante trovare e farsi trovare sempre dalla stessa parte del cuore, o nello stesso porto portone porto franco con lieta franchezza.

Sponsus, Sponsa su letti di spine, tra poetiche armonie, lascivi imenei, fugaci ardori attenti alle promesse che sussurrerete perché mentire tra amanti può essere un gioco, una distrazione, una marachella veniale, ma gli Dei sono vendicativi e conservano memorie storiche infinite, altro che cloud e computer.

Non ci sarà Turris Eburnea così forte e tenace da sottrarvi al destino da voi stessi pre scelto.

Rex Sponsus, Responsum Responsa: siate avveduti prudenti parsimoniosi con i quesiti da porre ai giudici (“se avete quesiti da pòrci”…), perché le risposte di un qualche pontefice, indicato all’uopo, eletto alla bisogna, saranno cogenti urgenti cocenti e non potrete sottrarvi scappare adattare ai casi vostri con l’antica tecnica del grande Temporeggiatore.

Pacta sunt servanda, i pacchi sono da conservare; meglio in soffitta, polverosi solai trafitti da dardi solari, abitati da ragni stacanovisti, miliardi di acari, pulviscoli magici che scompongono la Luce a piacimento, o in fresche cantine tavernette inviolabili bunker domestici addomesticati per rammentare spesso e volentieri, quotidianamente più del pane di lieve lievito di Madre Terra, i punti e le clausole più dettagliati del Contratto, inscindibile più dell’Atomo (a tomo, senza libri voluminosi).

Senza incomodare scomodare (togliere dai comò) accomodare (in poltrona o in laboratorio) impegnative particelle di Dio, Bosoni di Higgs, il carattere di Bodoni, i numeri circensi di Bozo The Clown.

L’aggregazione fantasiosa degli Atomi genera realtà irrealtà surrealtà fisiche mentali spirituali, qualunque sia la vostra dimensione di partenza.

Ti verrò a cercare negli eoni spazio temporali, con la scusa banale di doverTi parlare, mi piace come pensi e quello che dici, in Te affondano e si nutrono le mie radici; ad ogni alba una nuova realtà fresca e pura, consapevoli che questa carne, prima o poi, soprattutto prima, svanirà: liberandoci allo stato brado bradipo bradisismo flegreo.

Sposare dunque: una causa, una sola causa buona, giusta e restare fedeli per la Vita, almeno a quella.

Sposare una causa un ideale un valore (obsolescenza ‘improgrammabile’) per dare senso pienezza volume a tutte le proprie Sconfitte;

Perdenti sì, ma di stoffa pregiata.

Tarli, l’ombra del Dubbio

Pagina del Dubbio

non rammento rammendo mondo più la mente:

il dubbio colpisce in piena fronte gli intelligenti o gli imbecilli? entrambi, per ipocrita par condicio (sine qua non, siamo qua noi).

Il Dubbio è un tarlo, un’auretta gentile assai (tanto onesto e tanto gentile ei appare quando tormenta altrui teste coronate) un influencer molto virale???

Un grillo grilletto grullo parlante?

Se il dubbio è un’Arte, un manuale di tecniche penali per irrorare e/o depotenziare un interrogatorio durante un accanito dibattimento in aula giudiziaria, io cosa sono?

Un artista, lo escluderei a prescindere; un artigiano? un magistrato del … dubbio? un imputato reo con fesso (sempre, me medesimo) che più reo confesso non si potrebbe?

Gianrico Carofiglio, nella audace virtuosa felice transizione da magistrato a romanziere, ha scoperto che, come ogni aspetto della vita, anche le realtà dei tribunali (soprattutto italici, siamo o non siamo i campioni indiscussi e indiscutibili della commedia dell’arte e della sceneggiata?) sono autentiche entità letterarie, romanzesche.

Noi siamo le nostre parole, le nostre storie, anche quando diventiamo testimoni inconsapevoli della nostra stessa esistenza.

Una spola eterna, un eterno traghetto, navetta parlamentare tra commedia e tragedia, con repentine tracimazioni nella farsa, eppure sempre narrazioni ad alto impatto emotivo, senza motivo, empaticamente irresistibili.

Un panegirico (a colazione: pane e girico?) virtuale per chiedermi con angoscia, roso dal tarlo del dubbio (i tarli non sono in fondo dei buongustai che aggrediscono mobili antichi di legni pregiati? un’altra stagione, l’ennesimo dubbio per me) se chiudere o insistere con questo blog:

nato in una fase molto precisa, la 1 della pandemia tricolore, come sorta di diario di bordo virtuale, per donare forma ai miei fantasmi interiori, alle mie più arcane (ar cane je vojo un sacco bene) recondite inconfessabili paura ansie farneticazioni.

Lascio o raddoppio? Chi si astiene dalla scrittura è un gran ??? Presidente del Borgorosso Football Club, aiutami Tu!

Quadernaccio della Quarantena, progetto (troppo aulico e vanitoso, meglio: iniziativa estemporanea) tormento del momento:

sperare in un secondo confinamento per fornire ossigeno inspirazioni ispirazioni a uno spazio virtuale o liberarsi in un’unica cliccata devastante di un fardello bordello emozionale brandello personale già vetusto frusto ingombrante?

La Setta (letteraria) dei Ciechi vuole distruggere la Realtà, sostituirla con quella immaginifica dei romanzi più celebri, inverare in questa nostra dimensione attuale i delitti più e ferrati della Letteratura: Vince Corso, biblioterapeuta (non nel senso che cura i Libri, ma aiuta le Persone a curarsi attraverso la lettura) nel drammatico confronto notturno y final al cimitero a cattolico di Roma, riuscirà a imporre il sopravvento il sottovento la sottocoperta della Vita reale o i fanatici della cultura malata instaureranno la loro follia?

Io dove mi colloco, cosa c’entro, se mai fossi entrato?

Chi legge vede e chi scrive è cieco? Dubbi a piramide di San Paolo, nell’anima piramidi che contengono l’Universo; senza limiti e ingannevoli impulsi distrazioni divagazioni esterne potrei rivelare a me stesso i segreti del Cosmo della Cosmogonia e i rimedi alla CosmoAgonia.

Quadernaccio sì, Quadernaccio no, Quadernaccio forse? Il mio è scetticismo metodologico o c’è del metodo nel mio infinito dubitare?

Prova del fuoco, legge del taglione.

Ordalia (orda lia, or Dalia, signora Lia), Rasoio di Occam (affilatissimo), popperiano falsificazionismo (negazionismo? no, grazie ci esonda dai padiglioni auricolari; meglio la banda degli onesti falsari di Totò).

Concludendo, caro Cartesio, con il tuo Diavoletto galleggiante, tu vorresti convincermi che il primo passo per la sofia empirica starebbe tutto nel riconoscere ciò che è evidente: sì, è una parola!

Gnoseologico sarà lei, evidente a chi? Gnoseologismo neologismo neo auto scetticismo.

Alla fine della fiera del nord est, contengo più moltitudini dubbiose che pria e sono costretto a concordare con gli Autori della serie Dark: Alfa e Omega non sono punti agli antipodi, spesso coincidono.

Come nel gioco dell’Oca, riparto dal via: cancellare o perseverare?

p.s. ‘Ocotto’ era l’aspro rimprovero che il leggendario Don Mario Mosca, sopraffino conoscitore e docente di Lingue morte (Greco e Latino), rivolgeva agli studenti che non si erano preparati per la lezione.

Temo di essere rimasto Ocotto…

I Girasoli di Yamamoto, Nulla è perduto

Pagina dell’oblò, oibò e oooohhh di meraviglia assortiti, come antiche caramelle Sperlari.

Guardo il Mondo da un O-blog, senza noia caro Togni, non del circo, ma Gianni delle note giovanili.

Osservo da una acquario bonsai a forma di goccia, pianto salato riso pianta del riso, talvolta mesto – nel mestolo – amaro talvolta doce comm’o zucchero. Caffé nero bollente per riscattare anima mente cuore carne e sangue dai torpori della vitaccia moderna.

Oblò rivestito da fogli di carta velina, montagne sfumate sul fondale come ologrammi di Guerre Spaziali Stellari Speziali, delle quali siamo arci stufi: pretendiamo pax terrestre universale. Se qualcuno con la fine delle guerre perderà speranze e giganteschi fondi oscuri in inferni fiscali, peggio per lui; una prece di necessario meritato troppo atteso: addio.

Natura morta, vaso con cinque girasoli, ossessione geniale, perdizione dannazione gloria postuma – anche su poster cui affidiamo le sentenze più hardue (hardware) – olimpo eterno degli Artisti.

Quanti campi di girasoli osservati, quante ore nelle campagne, quanti girasoli dipinti? Ciclo dei Girasoli una ruota gialla in moto autonomo perpetuo. Quella del Prater non floreale ammutolisce per palese inadeguatezza.

“Scrivo haiku, commercio cotone, amo il Giappone e i quadri di Van Gogh. Sono così bravo negli affari che ho potuto realizzare un sogno: acquistare un dipinto del Sensei olandese”.

Maledetta guerra, maledetti guerrafondai viscidi vigliacchi nell’ombra, rei di genocidio di umani e opere d’arte.

Nello stesso giorno del Sole atomico che annientò vite e anima di Hiroshima, anche gli stupidi bombardamenti a tappeto su Osaka, culla di leggendarie Ragazze, falciarono Uomini e Bellezza.

“Nella mia bella casa vidi come ogni giorno sbocciare in salotto con il Sol Levante i Fiori gialli di Vincent, poi li vidi bruciare in un rogo barbarico. Tentai di salvarli con la forza della disperazione. Non temevo di morire arso vivo, non volevo che quelle fiamme annientassero il mio Sogno. Da quel giorno, non fui più me stesso”.

Fiore del Sol / Elio atomico / Lacrime nere.

“I Figli prediletti del Sole, Yamato, bruciati dall’esplosione della nostra stella della vita apparente, la gemella assassina fabbricata da bipedi acefali, quel sole ingannatore e letale deflagrato in un istante, accecante devastante, spense definitivamente i miei Girasoli di Vincent, cenere dispersa dal e nel vento d’Oriente”.

Lui era diventato immortale.

p.s. anche Tu, Koyata Yamamoto Sama, e grazie per l’insegnamento.

«Do you have to open graves to find a girl to fall in love with?»

Pagina degli Abbracci perduti.

Banditi Proibiti Processati.

Baci e abbacchi, abbacchiati abbattuti bacchici. Battibecchi sull’opportunità di obbedire alle regole, sensate cervellotiche repressive che siano. Leges erga omnes, sì ma il mio caso è diverso particolare e poi soffro d’asma attacchi di panico il mio gatto al momento è inappetente.

Gran ballo delle Baccanti, veterane o debuttanti, con distanziamento sociale e mascherine graffiate; in fondo, dal Fantasma dell’Opera in poi – è mai stata rivelata la vera identità del Persiano? – Masquerade (Burlesque) ha sempre riscosso mietuto arraffato grano grana e successi, a tutte le latitudini longitudini solitudini del Mondo.

Baccanti ma con giudizio, Bacco superstar da quando il Prosecco vale più del platino, Tabacco e Venere ridotti in cenere: avevano seguito pedissequamente pigraMente ciecaMente (Sorrento, un sogno) i consigli finanziari del Madoff (Mad off che consigli!) dei Parioli; detto in confidenza, sommessaMente sommersaMente sommossaMente, quei risparmi, sudati o igienizzati, avrebbero fatto meglio a investirli a Trastevere, da Grazia Graziella e grazie ar… Cassio!

Benevenuti a ‘sti beccaccioni, belli grassi e di molto cojoni… Ah, siete dei? Uguale, con guanciale, gricia o puttanesca?

Anche il commissario don Ciccio Ingravallo e il terapeuta letterario Vince Corso approvano applaudono apparecchiano, gaudenti.

Gae Aulenti, Rosa fresca di maggio aulentissima, aule scolastiche universitarie giudiziarie, deserte come Atacama, Abracadabra, Abbiategrasso e un minimo insindacabile di compassione, anche in assenza di noci, cactus, peyote; nemmeno l’ombra di Wile Coyote.

Oh Mummia mia e gli Abbracci? Auto abbracci, auto da fé, auto condannarsi al rogo in Campo de’ Fiori, senza pubblico televisivo virtuale, senza partigiani e ultras, senza inquisitori e giudici da reality.

In memoria di Muzio Scevola, dei Bonzi, di Jan Palach.

Piramidi, Luxor, Valle dei Templi, Mezzaluna fertile ormai brulla, Venzone, Mausoleo del Cremlino, Teocalli (non calli veneziane o podofili delle divinità) dei Toltechi per inumare cadaveri o produrre energia solare. Le Mummie – caro carissimo Boris Karloff – avevano capito tutto, prima di noi, prima di Hal 9.000, prima di internet (cabernet, nettamente superiore, specie con peduncolo rosso).

Si fasciavano nelle delicate bende di lino, profumi unguenti olj magici e preziosi, si abbracciavano dolcemente da sé stesse: Regina Anhapou, Ramesse VI, Amenofi III…

Intanto, Lucy è stata detronizzata, non è più Lei la nostra progenitrice primordiale, il carbonio 14, nel Mondo Prima elemento miracoloso per stabilire datazioni approssimative – ma da quando viaggiamo nel Tempo a piacimento, operazione inutile – è stato de qualificato a rango di ammennicolo apotropaico, gadget da centro commerciale;

perfino gli Ominidi, solida certezza di antichi sussidiari elementari, sono diventati ‘smart’ e hanno un brand più accattivante: Ominini, oooohhh mini ni, o’ i Mini Ni.

Abbracci? Nella nuova Era, più di sempre, ognuno sia fabbricatore del proprio luminoso destino, imprenditore rischiatutto di sé medesimo, autore unico della propria storia e della storiella:

vendo abbracci on line, virtuali, totalmente sicuri, sinceramente falsi, ipocritamente affettuosi;

ne vuoi 3? Paghi 6, le faccine idiote sono soggette a adeguato supplemento.

E’ il mercatone globale, Bellezza!

p.s. cosa si deve inventà pe’ campà… nella speranza che davvero la Morte sia solo la porta verso una nuova Vita.

Arciere (vali? gnente!)

Pagina dell’Arciere, in arcione, con arco e faretra sulle spalle; sembiante arcigno, arcobaleno balenato in un istante alle sue spalle dopo acquazzone di fine estate.

Disarcionato dal grande dio degli Alci, arcipelago senza pelago ma arci, super arci campionato mondiale degli aspiranti Rubin Hood – rubare ai poveri sempre, hanno poco, ma sono a miliardi! – , Guglielmi Tell (me a new epic story) pronti a cogliere la prima mela.

Pagina sbiancata, non più bianca, ché anche quelle sono esaurite esanimi esauste.

Bianco è assenza di colore o summa universale? Punti di svista, Signora mia.

Pagina da dedicare alla Nostra Stella più importante, mai cucita su qualche bandiera terrestre; Stella Soletaria, Stella che cammini voli danzi nel firmamento ancora scevro da brand (Maverick Sky), Lone Star Ranger, sovrano del nostro sistema, solare certo, quale altro, di grazia?

Fratello Sole, a tua insaputa, Fratello pasticcere luminoso, proprietario dell’alto forno in quota irraggiungibile, Astro dalla Luce portentosa che dona vita o morte (specchi ustori, corazzate cosmiche in fiamme ai bastioni di EletheiaPolis), Lucifero angelo decaduto, mai scagliato, dardi a parte, sulla Terra; potrebbe presto accadere il contrario.

Pagina dedicata a Elios, dal volto fiammeggiante, non di vergogna, ma indignazione, gogna incandescente per popoli civiltà pianeti senza più dignità: dedicata alla sua anima segreta, al suo cuore oscuro come quello di ognuno di noi – fratellanza tenebrosa – ai suoi aliti ustionanti, ai suoi canti, funerei funebri alternati a inni di gioia (in fondo, si tratta di un Old Boy… solare!), a peana di vittoria.

Pagina della Sorte, anche il Dottor Destino nel frattempo ha effettuato il balzo quantico, decisa ai dadi – star, knot, alea et missa iacta sunt – dadi truccati struccati non dai visagisti di appassite sedicenti dive su viali alberati introvabili, ma da Messer Universo, mai mister, dadi brillanti, raggi forieri non forensi, fiorenti di Speranza, soprattutto quando suonano fotonici, sempre disponibili per l’Arciere oscuro, nuovo normal hero, sostituto surrogato erogato, al posto del Cavaliere oscuro, retrocesso a concierge notturno all’Hotel California.

Thanatos, poco propenso al gioco delle tre carte, opta ancora e sempre per le disfide a scacchi, baloccamento nel quale di fatto risulta imbattibile.

Per conferma, citofonare orari di ricevimento: Cavalier Antonius Blok.

P.S. Dialogo suggerito: quello tra l’Uno e lo Zero, di Trilussa e per appianare ogni inopportuna alzata di capa e di cresta, A’ Livella, del principesco Antonio De Curtis.