Sterzing/Starzinger

Pagina extra, Pagina che non dovrebbe esistere, in questa dimensione.

Pagina del Cavaliere del Tasso, presente, in qualche modo, attraverso suoi fantasmi o eredi – in fondo, si equivalgono – in ogni angolo del Vecchio Continente, in ogni lembo di paese, territorio, circondario della ex dea Europa.

Pagina di Castelli inespugnabili pugnabili impugnabili da Draghi (la nobile stirpe!) – forse perché alcuni vivono da sempre all’interno di quelle impervie mura – da Fattucchiere volanti su scope di saggina o jet privati, eserciti di marionette, soldati di stagno con giacche di fustagno per proteggere i fusti dei cannoni da correnti d’aria birichine (è un attimo!), eserciti della salvezza più molesti invasivi invadenti dei Cavalieri dell’Apocalisse.

Castello scolpito nella roccia, perché l’Arte vera elimina superfluo e sovrastrutture, roccia dalla quale, a parte Nani e Minatori, nessuno è mai riuscito a estrarre pietre preziose rotolanti, spade con lame grondanti sangue blu errore grave o sangue rosso errore veniale, alabarde spaziali di samurai cosmici.

Pagina del Sasso, sulla riva sinistra della Palude, Burg – no hamBurgEr, grazie – Reifenstein, nel fitto della boscaglia più fitta, intrico mentale vegetale minerale. Unico approdo sicuro – arrivarci… – per incauti viandanti (avete scritto testamento prima di partire?), fuggitivi più o meno loschi, da sé stessi o da insostenibili fragilità, barcaioli emuli di Caronte (“pane e salam, pane e salam a fette, a peso d’oro, al netto del richiamo alla preghiera del Muezzin!), onesti contrabbandieri macedoni che sbarcano lunari ca’ballistici, commercianti dagli istinti umanitari, quanto Rasputin, nemiAmico del gentiluomo di fortuna Corto Maltese.

Sasso che volle ergersi a Torre più alta della Contea, da 24 metri in su, Torre laica, simbolo e speranza di Resistenza e Libertà, riferimento geografico; origine e base del primo servizio postale (molto prima dei Pony Express del West), in seguito, del trasporto passeggeri e visitatori del turismo massificante ante litteram, a pagamento; pagina del Tasso non Torquato ma banchiere, genio degli affari che s’inventò le Poste e i Taxi, gialli o meno che fossero.

Invenzioni epocali, per una volta, nella Storia, sul serio.

Pagina del Cavaliere custode e strenuo difensore del Castello – tra una allegra galoppata e una intensa partita a golf – custode di mura, fossati, ponti levatoi senza più catene, memoria intrisa incisa innervata in quelle robuste rocce annerite e lucide, dopo mille assedi respinti, dopo mille banchetti principeschi, per celebrare grandezza pronoia (non pro noia, maledetta noia) magniloquenza, forbita eloquenza dei Fondatori. Perché in tutte le leggende, esiste un Fondatore di Realtà.

Pagine delle Contesse guardiane e guide: una Umana, una Canina.

Pagina degli Esploratori del Mondo, timidi inermi prudenti ermetici; affetti da sindrome di Odisseo, senza essere nemmeno alla lontana discepoli discendenti decadenti di o da Ulysses von Itaca.

Esploratori poco avveduti perché quando decidono di tornare alla propria petrosa dimora, la ritrovano, ma occupata, da invasori varj et eventualj, prigioniera come la loro Terra Madre matrigna arcigna.

Pagina dei Cacciatori di Dote, di Frodo (Frodo Baggins) che sfruttando lo stratagemma del Vischio (senza fischio) – forse suggerito da quella astuta canaglia di Ulisse impenitente – riuscirono a invischiare: quaglie, guglie, amanti e consorti.

E si ritrovarono a loro volta invischiati in una mare di guai, per vinti e vincitori.

Pagina della Damigella Artista, partita dalle Marche con in dote solo talenti – Suoi – e manualità; imparò a dominare e plasmare elementi e materia studiando, autodidatta senza vetture senza didattica, le tecniche più raffinate degli Artisti e Artigiani del Sol Levante, Dei nipponici di Equilibrio e Frugale Bellezza.

Pagina del borgo montano, ribattezzato Starzinger, ove oggi regna incontrastato incontrato inneggiato il Marchese dei Bargigli Corallo;

per ogni contrada, per ogni persona. un canto un inchino una maschera buffa e un sonoro chicchirichì:

nella Vita serve un pizzico di pepe zenzero e caffè, macinati con Allegria, perché, nel frattempo, gli anni passano e i salamini… si seccano.

Precipitati senza soluzione

Pagina dei Precipitati.

Nel precipizio precipitevolissimevolMente.

Ci siamo tuffati dal trampolino olimpico nell’era/piscina dei Vairus, senza nemmeno essere angeli decaduti (sempre meglio che deceduti), senza diventare prima esseri superiori, cacciati dalla Centrale Celeste per eccesso di cupidigia luminosa e oscura, morbosa curiosità.

Fossimo stati veri (tras)Portatori di Luce, avremmo potuto vendere la pelle – ops, il servizio – a tariffe salatissime, esponenziali rispetto alle obsolete bollette cartacee.

Dal 2000 in poi, ci siamo lasciati contagiare dal tedium vitae, dallo spleen: che noia farsi sottrarre libertà costituzionali e diritti civili, che noia il terrorismo contro la stupidità occidentale, che noia le catastrofi ambientali indotte dalla nostra arroganza economica…

Via le intollerabili libertà costituzionali repubblicane democratiche, una alla volta per carità! Ci siamo immersi nel pentolone e ci siamo bolliti con la stessa tecnica utilizzata per rane e aragoste vive.

Abbiamo rinunciato al nostro libero arbitrio – vade retro retrò – una briciola alla volta, ma a differenza di Pollicino non lo abbiamo più ritrovato, nemmeno con il passo del gambero; abbiamo chiuso gli occhi, cancellando la nostra innata capacità di osservare il mondo; la Setta dei Neo Leviatani, incredula, a piccoli balzi progressivi, ha potuto stringere la tenaglia del controllo senza fatica alcuna, senza stratagemmi; i Popoli soli tristi ammassati dietro i Muri mai davvero abbattuti erano già prostrati e passivi.

Vittoria totale, su tutta la linea, senza una linea, di matita o telegrafica; trionfo senza gloria, nemmeno per i Bastardi veri.

Nel controllo sei fratello, ma non si tratta più del giogo sulle masse, solo dell’orgia del potere che vuole ingozzarsi sempre più di potere, fino a crepare d’indigestione.

Noi stolti non sapevamo (l’ignoranza non ci salverà, assolverà) che il trapper Covid19 – meglio sarebbe stato partire con il Grande Blek o nuotare nel Grande Lago Salato con Jim Bridger – con i suoi pezzi in stile RNA cangiante con doppio campionamento, fosse solo la testa di ponte testa di legno senza Pinocchio lo specchietto senza allodole né lucciole, per una nuova Armata delle Tenebre, l’esercito del surf virale, l’emissario delle Dee Pandemiche.

Altro che Bacco, corpo di Bacco, per Bacco!

Lo avranno creato Loro? Lo avremo covato noi, meglio di una chioccia materna? Unica certezza, creato a insaputa – ufficialmente – di tutti, perché il potere va esercitato sempre oltre ogni limite, al di fuori e al di sopra del perimetro delle piccole leggi umane, oltre la stessa Logica – altrimenti che gusto c’è? – lasciando che il suo effetto effluvio infuso diffuso pervada tutti gli spazi disponibili, gli interstizi, abbatta eventuali ostacoli, sia a due gambe sia sotto forma scritta di sconsacrati sconsiderati sconsolati ripudiati Codici.

Annales diari di bordo registri nuvole elettroniche memorie virtuali: continuarono imperturbabili a deforestare perché gli stili di vita non erano barattabili (tornarono al bar atto) discutibili negoziabili – tutto ha un prezzo, i calzoni si calano sempre al momento del bisogno! – imperturbabili insistettero sull’economia new green (golf?) deal inquinante come e più di quella in gergo indigeno, regalarono all’anima de li mejo mortacci loro – quanto manca all’Umanità l’Armata Brancaleone con Branca Menta accanto alla poltrona – la patente di corsa deturpazione genocidio finale, perché quel genocidio avrebbe dovuto concludersi, prima o poi.

I Neo Leviatani esultarono, continuarono a giocare, per un tempo breve – se vogliamo definirlo così – poi i loro trastulli divennero insostenibili insopportabili inattuabili, si persero tracce vestigia impronte, nonché bagagli, anche dell’ultimo dell’infausta Setta.

Gea Suprema, Unica Dea Dea Unica, con regale flemma ancora una volta paziente riattivò i Suoi riti, i Suoi cicli (non velocipedi mono ruota).

Per Lei il problema non era mai esistito.

La Neve, la Terra, Roma sempliceMente se ne fottono.

Fessarie ’e cafè (Gambrinus, al tavolo di Ricciardi).

Batman con/senza Robin

Pagina dedicata al Pipistrello Pagina in lode e commemorazione del povero Pipistrello del Dragone, diffamato calunniato – con e senza auretta – dato in pasto al mercato locale e al pubblico ludibrio mondiale, con mentecatta gogna mediatica compresa.

Viali del Tramonto, dell’Oblio, degli Oblò, dimenticati, come tombe abbandonate, corrotte da appalti illegali legali amorali amori traumaturgici.

Cucciolo alato, Principino della Notte, trovato moribondo nel giardino d’infanzia, privo di forze con i sensi, i tuoi infiniti sensi all’erta, dentro una siepe, indifeso, con i tuoi piccoli occhi socchiusi, trafitti da un Sole malato e da aghi di pioggia, pupille spaventate interrogative, che forse preconizzavano agonizzanti catastrofi: terremoti maremoti eruzioni vulcaniche.

Il cielo, un cencio giallo sporco, giallo quarantena ante litteram, in attesa del ruggito di rabbia della crosta terrestre, sussulto di indignazione, lungo terribile seminatore di devastazione morte terrore, in clamoroso anticipo sugli idioti dell’orrore.

Pagina di scuse formali e sostanziali, stanziali e errabonde al Popolo cinese dei Pipistrelli, condannato senza contraddittorio dagli uomini, la razza più infima – vil razza d’annata… – che si crede padrona, condannato stanato straziato senza indizi senza prove senza processo, giusto ingiusto che fosse.

Se esiste un giudice imparziale in servizio permanente effettivo a Berlino Tribunale, perché non a Pechino Tien An Men? Amen.

AnaTrema sul Grande Untore o sul Grande Filantropo (antropomorfo antropofago antro oscuro)? Chi dei due, sempre attenti a Quei Due!, sarà reo o re re Oh, della vigliacca nefandezza che si prefigge preaffligge prefrigge di sterminare ciò che resta dell’Umanità?

Povero ignaro incolpevole BatKid Tu che vivevi tranquillo la tua fachiresca vita nella Bat Caverna, senza sfruttare maggiordomi extracomunitari, pacificamente insieme alla tua Bat Comunità, senza Bat telli, ma con ali nere forti e eleganti mantelli, credendo che quelle improvvise ombre balenanti baluginanti rimbalzanti, che rapide apparivano e scomparivano dalle pareti rocciose della Grotta, fossero giochi di fantasia, proiezioni mentali del tuo Popolo, non presagi nefasti della vera minaccia, della sorte ria in navigazione sul rio sotterraneo, destino gramo che incombeva contro di Voi, contro la stessa Vita sul Pianeta.

Pagina per non occultare la morte atroce di Batman senza Robin.

Non dimentico ma presto finirò, si dissolverà ogni mia molecola – mia in comodato d’uso – non resterà traccia o spoglia desnuda immortale, di me della mia bellissima conchiglia per navigare nel cosmo, del mio gregge per transumanze (transustanziazioni?), attraverso tratturi spaziali.

Chiedere asilo con resa, senza condizioni, all’Arkham Asylum di Gotham City, baloccarsi a poker con Joker – più affidabile di ogni globale intrallazzatore trallallallero trallallalà – mentre il Cocker, Joe, canta Unchain my Heart, without chains:

poison running trough my veins… U are so vain, don’t U, Alice?

Kaos, rave party siderale

Pagina Bianca, Pagina su cui campeggia un gigantesco 8 simbolo dell’Infinito, leopardesco leopardato leopardiano, o meno, e un mezzo, simbolo del mezzo, mezzo uomo, mezzo da non confondere con il fine la fine alla fine resterà qualcUno? Mai pasticciare l’aspetto teleologico poco teologico molto pratico.

8 e mezzo, ottimo voto (scolastico, quando ancora esistevano le iScuole), un gioco di carte, un romanzo, un romanzo a fumetti, forse un film.

Kaos, Pirandello imprigionato in una giara fessa, rattoppata con mastice miracoloso, intento a scrivere novelle, mentre i fratelli Taviani circumnavigano placidi l’aia prospiciente il casolare degli Ulivi ad Avola, benedetta dagli Dei. Sciascia e Stassi assistono compiaciuti. Fichi d’india superbi ornano insuperabili muretti a secco su mulattiere segrete, varchi riservati a pochi adepti per esplorare nuovi Cieli d’incanto.

Federico da Rimini, saltimbanco saltimbocca alla romana o alla riminese, letteratura cinematografica o disegnata (fumettaro!), curatore cantore cultore di api regine e bellezza muliebre, arti circensi per apprendere l’arte della Vita: celebriamo insieme la gioia di essere vivi.

Kaos alato di ‘Nice’, Samotracia o Federico Guglielmo, perché al di là del bene e del male, Dio sarà morto, ma anche nel Mondo Dopo non stiamo troppo bene e l’inarrestabile crepuscolo di dei idoli influencer ci rende tutti più soli, apolidi, ma innegabilmente schiavi della cittadinanza mondiale.

Partire senza morire, per un mitico mitologico filologico (filo di Arianna) viaggio con mappe del Sillogismo, viaggio all’inizio della Notte nera più della Foresta e della Freccia, pedinando Celine, anime nere senza colpa, disperse in un cuore di tenebra, per fortuna senza gelati industriali.

Serraglio 451, in Nuova Odessa, bruciare libri o autori di libri (retaggio pirico del Mondo Prima), allertare i Pompieri di Viggiù, di quiggiù, di costaggiù, affidare gli estintori a Truffaut e Kubrik, solo per osservare sullo schermo l’effetto che fa.

Le istruzioni, cribbio, le istruzioni per vivere nel Mondo Dopo, andrebbero bene anche quelle in formato ikea.

Il Kaos necessario alla Vita, dal Kaos la Vita, cullare dolceMente il proprio Kaos interiore, organizzare rave per Firmamenti Danzanti: Danging Queen Stars, depurate da copie carbone di stelline teleEvasive, libere da grigi reality, reati da codice penoso.

Viva la Pandemia (de mia di Pan? Trattato sul possesso pre alessandrino, autore Pan!)) che ha eliminato ogni imbarazzo, questa folla di Fantasmi, queste tribù di incipit senza praterie romanzesche, questa splendida confusione, non sono il Male, sono io, io non come vorrei o dovrei essere, ma solo io con tutte le domande inevase, le ombre prigioniere del teatro nipponico, le mille luci:

della ribalta, della ribaltina e della tastiera.

Oltre le nubi

Pagina dedicata all’uomo sbagliato, a ogni sbaglio che si trasforma in intuizione, in nuovo percorso verso mete e realtà alternative, mai percorse mai percosse mai battute, al netto di nodosi bastoni da passeggio o strumenti dissuasivi per onnipresenti scocciatori.

Pagina dedicati a tutti coloro che si credono sbagliati, che si credono lo Sbaglio, che hanno paura e invocano soccorso, scongiurano di essere recuperati e rinchiusi in anguste poco auguste prive di manguste case, perché per caso hanno gettato uno sguardo dentro sé stessi, hanno intravisto la bocca l’occhio la profondità del proprio abisso: il loro vero volto li spaventa li terrorizza, più di ogni ignoto universale possibile tangibile alternativo.

Le nubi, librarsi leggeri oltre le nubi. Indossare i pensieri più lievi e le giacche più pesanti e volare negli strati più alti/altri della nostra atmosfera: oltre le nuvole, se solo potessimo e volessimo osservarle celebrarle imitarle.

Nuvole pesanti nuvole passanti nuvole che transitando dispensano bellezza introspezioni vita liquida con annessa memoria. Nuvole di Memoria, Memoria dell’Acqua.

Le Nuvole di Aristofane – attenti ai teatri in legno, Eschilo Eschilo che qui si Sofocle gridava la maschera per le scale Euripide! – nuvole sofistiche socratiche: odo con raccapriccio che il tuo discorso migliore è peggiore, quanto il mio.

Certe nuvole nere poetiche di Faber De Andrè, nere come corvi perché anche il temporale più furibondo non può durare per sempre, Corvi neri come ragazzi di strada che non riescono a fermare il vento, il tempo, colpi al cuore né ragazze fatali che li disarcionano, dai cavalli e dalla vita.

Nuvole di vapor acqueo, bellezza a infrarossi, arancioni, rosa, nuvole notturne, illuminate da Fata Selene.

Non sono l’asino di Buridano, ma Buridano l’Asino (magari, un auspicio evolutivo!).

Certo anche Voi avrete visto volare gli Asini, a stormi, a differenza delle Aquile. In fondo, i nidi sono ovunque.

Oltre le nuvole, sereno è, ma io mi sento più sereno? Oltre le nubi, profumo di Blu, Vite che camminano tra cespugli in fiore;

oltre le nubi, quale senso avrà una spina?

Soli si muore, come i Delfini (senza l’Amore)

Pagina Bianca, Pagina della Finestra sbrecciata – ah, Porta Pia e il Bersagliere che tutto travolge – Pagina della finestra su muro bianco di casa bassa maghrebina, finestra spalancata come migliaia di braccia non ancora cadute, spalancate aperte accoglienti sull’Eternità.

Finestra senza battenti, senza scuri, senza tende per respingere la Luce, finestra sì, ma non del sistema operativo di qualche stupido pc (non buttiamola in politica o in trite immodificabili tiritere ideologiche!).

Dalla finestra senza sliding Doors (Jim Morrison perdonaci) può entrare, ma anche uscire di tutto, le finestre forse non le contengono, ma possono essere attraversate da moltitudini: predoni del deserto, galeotti anzi ex galeotti a bordo di una galea mentre remano forsennati al largo dalle prigioni, zingari felici, nomadi inconsapevoli, torme di villeggianti in astinenza da vacanze intelligenti, oggi più intelligenti che pria: smart Holidays! anche se, da uomo vintage, rammento che in tempi medievali fantozziani era un classico scattarsi la foto chiusi in camera con alle spalle il poster di mete tropicali, mai raggiunte nemmeno con la fantasia; da mostrare agli amici del Bar Sport a imperitura memoria genuinaMente farlocca; in vacanza con Veronica Ciccone, liberi da intrusivi abusivi abrasivi inutili cuochi tv; saltare dalla finestra in compagnia di una sapida minestra, saltare come Marsupiali, per optare per scegliere per tracciare un nuovo sentiero stellare non mediatico (ché astrocosmo prezzemoline e prezzemoloni ci hanno da eoni frantumato incenerito i covoni), sul quale incamminarci auspicabilmente in perfetta geometrica potentissima solitudine, percorso che ci condurrà verso il Nulla eterno o verso l’Origine, per continuare imperterriti impermeabili draconiani a non capire.

Cervelli senza finestre, per evitare che filtrino venti (vent’anni dopo, nemmeno i Visconti resistono più), pensieri, pulviscoli umanitari.

Pagina bianca, bianco latte (latte sovranista suprematista senza testa)? Pagina bianco lutto, Pagina libro bianco dei Dolori universali.

Pagina disperata come l’Amore di Nada Malanima – almeno Lei ne ha Una – Pagina Bianca dedicata alle Donne che se ne vanno, a rate, a puntate, ma poi non tornano; giustamente.

Restano con il mastice da falegname di Geppetto abbarbicate alle anime di piccoli uomini impotenti contro le procelle esistenziali.

Ragazze bellissime che si barricano in casa per auto deturpare la propria grazia davanti a uno specchio rigato da lacrime, in spregio a un mondo maschile vile gretto brutale; Donne che si commuovono e muovono sulle canzoni di Paola Turci, durante l’ennesimo trasloco della vita, una vita di traslochi, vite femminili perennemente in transito, con traslochi permanenti immanenti travolgenti.

Soli si muore, senza l’Amore, come ci ha insegnato Patrizio Sansone, tra note musicali e capelli al vento. Soli si muore, si muore soli, nel gelo della solitudine, come Miele la Principessa dei Delfini, brutalmente rapita dagli umanoidi, sottratta con violenza bestiale al Suo Popolo, per renderla schiava del losco profitto dei due zampe acefali; condannata a morire in solitudine, con la ignobile scusa della pandemia: idiozia virale globale.

Pagina dedicata a quella Ragazza, sbocciata Donna, che pianse ascoltando davvero per la prima volta Stella d’Oriente, dopo anni di trasferte e concerti Nomadi: non ci inganna l’Amore, ma non esiste qualcosa di più ingannevole infingardo fallace del cuore e soprattutto della mente dei piccoli uomini.

Non è importante che Tu ci sia o no, ma che ci amiamo e ci ameremo, continuando a vivere in nuove stagioni, nuovi paesaggi, nuove dimensioni.

Mai più soli, allevando Delfini liberi.

Starzinger Dreams

Pagina delle Cadute rovinose da basi lunari, cosmo vascelli, asteroidi vagabondi;

discese poco ardite senza rete, senza elevatore; risalite improbabili per assenza di forze (armate muscolari mai schierate), appigli immaginari tra pareti di roccia millenaria, bruna tagliente scivolosa, meravigliosa inaffidabile.

Cascate primigenie, genius loci – almeno il luogo, anzi lochescion, dispone di un Genio – potenza e bellezza allo stato puro, senza stato né leggi, quindi indomabili.

Panorami che mozzano il respiro, mozzi sotto coperta per timore reverenziale, mozzafiato in ogni senso, possibile e impossibile, probabile improbabile, cabalistico alchemico. Sentieri scoscesi per tentare di risalire in cima, vette inaccessibili, puntare spuntoni debolmente carezzati nell’intrico arboreo da furtivi tenaci impavidi raggi di Sole.

Opzioni disponibili: poche e poco malleabili, più spesso zero opzioni, situazione perfetta per indecisi timidi impreparati al tutto o anche solo al microcosmo individuale.

Piccolo spazio pubblicità, piccolo strapuntino quotidiano ove accucciarsi tremebondi indolenti.

Colmare pupille intorpidite da eccesso di ologrammi con anime silvane selvagge, non schedate non omologate non certificate; magnificenza a passo non d’uomo ma di Natura, lento costante ciclico, gamba adeguata, senza orgasmi, riflessiva cauta, guardinga circospetta concentrata, solo sul respiro e sul terreno; produrre non merci inutili senza senso senza valore, ma fantasie e introspezioni nelle spelonche dell’anima per (ri) guadagnare la Vita.

Senza distrazioni fatali, incaute evasioni.

Zavorrare il proprio corpo mortale, diletto e prigione, al percorso più aspro e tortuoso, genuflettersi alla Montagna e alla Natura, muovere arti (anche mestieri, senza offesa) mandibole pensieri con sapienza, scevra di supponenza.

Elfi, Nani, Folletti, Hobbit (no hobbies, grazie), Giganti, anche qualche Orco perché in FantasyLand nessuno è clandestino, mimetizzati tra fronde, tronchi, rocce, ombre, anfratti, osservano, silenziosi e beffardi, lo spettacolo di arte varia avariata di un uomo stagionato da troppe stagioni, innamorato dell’Universo, così bislacco da sfidare a singolar tenzone tutti i suoi limiti, difetti, patetici ipocriti auto inganni.

Nessuna scorciatoia, nessun compromesso, compagnie senza anello magico al naso, zero trucchetti, senza rete su cui planare al momento opportuno o da cui scaricare app tutorial tutori mentali, facili sos to the World, fuori sacco dentro bottiglie di vetro.

Gambe mani testa Anima Coraggio – anche senza I Maggio – Sangue al cuore Carne Fiato Occhi spalancati Vista acuta (se non mente), non una peculiarità di meno. Non compariranno elicotteri travestiti da Valchirie, non Cavalieri dell’Apocalisse, senza visione ampia complessa complessiva.

Il Cielo sarà sempre più blu, ma anche sempre un passo in salita quasi verticale, oltre la testa terrestre e prigioniera di sé stessa.

Anche a testa china, con polmoni al collasso, dopo salasso energetico psicofisico, solo immaginando qualcuno che sogna di volare, Icaro stesso, potrai raggiungere il portale, il valico tra Terra, Cielo, Mare, il leggendario etereo confine sull’Eternità, dove abitano Camaleonti canterini, Felicità dormienti, Fiori pronti a sbocciare.

Martinitt (Orfani?)

Pagina dedicata ai Bambini, ancora e sempre ai Bambini, abbandonati alla loro sorte, a un dottor Destino qualunque; maschera di ferro arrugginito per travisare un volto senza volto, cosmo diligenza per ratti interstellari.

Bambini abbandonati agli orfanotrofi, ufficialmente orfani, ma con genitori viventi e vegetali, biologicamente vivi, per anagrafe e istituzioni; elisi dal ruolo e dalla storia.

Al netto di motivazioni più o meno gravi urgenti plausibili, dalla povertà di spirito a quella di sostanze materiali; passando in ginocchio per tutta la gamma ampia delle miserie e indecenze mortali.

Pagina delle sofferenze e dei traumi infantili, inflitti da pseudo adulti mai cresciuti, pagina dei poeti, non ricchi proprietari d’immobili, Poeti loro sì a propria insaputa, ma spinosa dardeggiante sofferenza.

Pagina dei bambini ufficialmente dichiarati orfani, condotti all’ora d’aria da educatori aguzzini, più spietati di torturatori della colonia penale penitenziaria alla Cayenna, tutti legati insieme in fila indiana da un guinzaglio di cuoio, infinito.

Pagina anonima, anonima sequestri di intelligenza e umanità, pagina senza risposte, perché fondamentali sono solo le domande, individuali collettive globali.

Pagina di dolori dell’anima, invisibili intangibili incorporei, più pesanti dei macigni scagliati da Polifemo contro quell’imbroglione (affascinante) di Ulisse, macigni che volano e si abbattono contro cuori e sentimenti, i più fragili si spezzano, i più indifferenti respingono, mentre il pubblico in ansia chiede alla giuria se le gracili spalle di esseri viventi ancora alla casella del via, siano state concepite congegnate progettate per trasportare pietre enormi come montagne, aguzze come lance primitive, incandescenti come dardi forgiati da Vulcano.

Massi litici che non solo schiacciano, ma precludono alla vista, orizzonti e compagni di ventura e cammino, tortuoso ma comune.

Orfani bianchi (pittore ti prego, tra gli orfani bianchi, dipingi un orfano nero…), Orfani di Casa Bonelli, Orfani di Guerra, Orfani di Pace e di Vita.

Oliver Twist, Heatchcliff, Bambi e Dumbo, Tom Sawyer & Huck Finn (per cantare spirituals di Jim il Nero), Mary Lennox (non Annie senza Eurythmics) e Pippi Calzelunghe (fuori categoria!), Anna dai capelli rossi & HP (il maghetto…), senza tralasciare Peter Pan, Pollyanna e il Piccolo Principe…

Affetti sghembi, più che stabili; figli adottivi, figli illegittimi, figli d’anima (ma carnali relazioni, fugaci ardori notturni), figli d’elezione che mai saranno eletti.

Non sempre uno svantaggio esistenziale, se poi hai la tenacia e le capacità per diventare come Edoardo (Eldorado) Bianchi artigiano del velocipede più rivoluzionario della storia, o come Ezio Vendrame, calciatore per caso, cacciator gentile di Amori femminili, Poeta in tutte le accezioni e eccezioni possibili immaginabili immaginarie.

In fondo, “la squadra giovanile migliore da allenare, è una squadra composta da orfani”, proprio perché ognuno di loro sa “quanto pesa il dolore/ sulle piccole spalle di un’anima”.

Ma con tiri sempre più mancini, fantasiose bugie al cubo o in fase cubista, slalom speciali da ubriachi, anche l’orfano più disperato e ingegnoso può sognare di dribblare, se non gli dei, almeno la propria Vita, incardinata su rotaia pre stabilita.

Della Nuova Babele (per cantar di Danilo Sacco)

Pagina degli Appunti per il dopo, se verrà.

Appunti nel buio. Al buio. In tutti i sensi, con tutti i sensi ottenebrati.

Note, musicali: sperando di non essere sommersi da immondizie concrete, nauseabonde, in aggiunta a quelle musicali.

Note per rammentare a noi stessi di non scordare strumenti a corda e soprattutto di affidare la nostra immaginazione ai Poeti, ai Musici (anche Mosici), agli Artisti, ai Pazzi, a tutti gli Irregolari di ogni ordine e genere, in disordine di apparizione e scomparsa.

La Torre di Babele, mai più lirici tramonti, tramonti della lirica, lirica senza tramonto dal Giardino degli Aranci, solo albe a getto continuo a getto di pennellate a getto d’inchiostro e matite, per nuovi Orizzonti, possibilmente gentilmente infiniti, per nuove necessarie Persone.

Lo ha già cantato anche quel marxista indolente di Lennon, John per amici e detrattori, niente più confini, niente più muri; niente tv tv del niente, niente social asociali più dell’Eremita cieco di Frankestein Jr., robuste cure coatte – queste sì! – contro la mediocrità cui hanno derubato da tempo l’aurea corona, miliardi di voci, una sola cacofonica polifonica Realtà, infinite voci che infischiandosi di chi perde o vince, inneggiano a chi impara, voci infinite che cantano secondo le proprie possibilità, dialogano, capiscono e si capiscono da punti di vista e di esibizione differenti, tutti originali personali all’inverosimile, per la crescita del Coro, alla faccia del pil letale che ci vorrebbe mesti solisti ego maniaci.

Realtà in formato Tyson o tentare di prendere a pugni la Realtà, fino a quando resterà un po’ di fiato? Prendere a pugni le ovvietà, le verità banali prestabilite, scaricabili in confezione famiglia, anzi popolo (conveniente, per la setta dei Neo Leviatani); sgretolare con un ragionamento e un sorriso sardonico leggi (t)erga omnes inumane, inaccettabili.

Consacrare Uomo e Natura quali unici (nella propria categoria) patrimoni universali, con o senza bollini di certificazione, una Nuova Babele, una nuova società mondiale, non più – mai più – delle nazioni e delle razze, ma di Tutti i Popoli del Pianeta Terra.

Esseri Umani e Ambiente dichiarati senza trucco parrucco inganno: patrimonio dell’Umanità totale, patrimonio non dei padri padroni e/o di figli figliastri, ma globale, indisponibile agli appetiti predatori individuali; patrimonio universalis, indispensabile non dispensabile, sacro anche senza beatificazione religiosa dogmatica, sopra oltre ogni fallace legge umana, sopra ogni interesse particulare di minimi recinti urticanti.

Senza se e senza ma, subito, adesso, qui e ora.

I sogni sono desideri, illusioni, visioni? Gli incubi sono concreti e spigolosi, lo sperimentiamo quotidianamente, benediciamo questa notte, trascorriamola scrivendo e riscrivendo racconti utopici da trasformare in Progetti, per rendere reali i pensieri più onirici, quelli più audaci, quelli ritenuti eretici dai Guardiani fallocefali; estirpare dal corpo e dalle viscere di Madre Gea tutti gli infinitesimali frammenti infestanti o germogli della gramigna malefica inquinante, dei virus delle fobie isteriche, delle ignoranze patologiche che ci trascinano nel Maelstrom dei riti superstiziosi, della paura insana che non è accortezza ma genuflessa supina rassegnazione, ossequioso servilismo senza l’ombra refrigerante di un dubbio, servilismo senza speranza di affrancarsi, catene eterne al muro invisibile dell’ingiustizia affaristica.

Amebe sempiterne. Senza terno, né al lotto, né nella rosa dei Venti delle opzioni esistenziali.

Ecco perché edificare Una Nuova Babele:

per ricoprire dall’alto tutto il Mondo con petali di Libertà e Parole onni comprensibili, onnicomprensive.

Non solo fiori, ma Pane Rose Opere di Bene.

Comune globale.

Rin Tin Tin, Tin Tin e l’Estate perduta

Pagina bianca, pagina dell’estate perduta, pagina bianca della primavera ingannevole, un tempo menava tedeschi in camper, oggi vairus volatili; oggi mena alla romana noi uomini del prima.

Pagina della Natura che con semplicità ribadisce la propria supremazia, su noi vili viziati terrorizzati, a gambe levate dal panico, senza distinzioni senza distinti levrieri, fuggiamo in rotta senza rotta, in disordine sparso, senza semi. Rintanati isolati isolanti, monadi auto recluse, illuse, senza essere pie, di meritare e ottenere salvezza e redenzione.

Pagina bianca dell’Estate non trovata, non pervenuta, mancata, non rinvenuta, per sua volontà, nostra distrazione distruttiva, niente partenze demenziali scoglionate, niente vacanze massificanti sempre esclusive, elusive senza dubbio.

Estate perduta, estate dannata, ottima annata, chi ha perso cosa?

Qualcuno ritroverà – forse i Goonies ispirati da Cindy Lauper – qualcuno tornerà, forse un nuovo Odisseo, magari Lessie fidanzata con Rin tin tin , mentre Tin Tin indaga sul mistero della sparizione del volto nascosto di Selene.

Pagina senza Estate a renderti arida, senza temi né memorie delle ferie d’Augusto a inchiostrarti di fole, folate di bugie e fantasie, senza meravigliose Lucertole e Lucciole, senza interminabili meriggi, nei quali affogare in caldissimo abbacinante abbraccio, senza più soffocare perire in quel tedio madido che oggi – così è se ci appare senza appartenerci – miraggio miracoloso di briciole di felicità.

Illusoria illecita illudente, bramata amata distrattamente perduta.