Olocene Oloferne Antropocene: troppe cene, mai più

Olocene, antropocene, cene antropo, troppe cene addio?

Convitto non troppo gioviale, tendente al catastrofico.

What if? E se il livello dei mari si alzasse in poco tempo di 7/15 metri? Paradiso dei surfisti, onda perfetta, paradisi fiscali?

Saccheggia, omuncolo, saccheggia più che puoi, cosa importa se il Pianeta collasserà? Linea orizzontale o linea verticale? Una conduce alla materia, l’altra allo Spirito, ardua materia poco concreta, poco malleabile, poco accattivante.

La tanto reclamizzata guerra è contro la pandemia o contro la Natura? Il Clima è impazzito o sono pazzi i bipedi? Allarme elevato totale, ma i media, tranne Il Guardiano britannico, si occupano dei sedicenti bambini regali – royal babies o regali ai Bambini? – dell’ultima favolosa dieta dell’influenzata di turno, del virus che è diventato virale a causa dello sconquasso ambientale, di origine antropica. Povero Pipistrello, rovinato dall’auretta chiamata calunnia.

La letalità del male ha mietuto centinaia di migliaia di vittime o la sicaria è stata l’altra catastrofe, quella sanitaria, figlia in linea diretta del satrapo mercato globale?

Mancanza di equilibrio ambientale, chissà se Philippe Petit potrebbe, almeno lui, con la sua arte funambolica, attraversare i limiti da cuspide a cuspide, ma per ricongiungerci con la Madre Terra. Per sempre.

Cara Giuditta, quando metterai giudizio? Da eroina del popolo ebraico a dorata modella di Klimt, un balzo notevole, anche se il tuo nome è l’equivalente femminile di Giuda.

Oloferne, grande capo della Nabucodonosor Oil&Gas, si è poi più visto? In momenti di crisi, fondamentale non perdere la testa la capa la trebiSonda; chiederò in giro, magari ad Artemisia, sempre molto Gentileschi, o al Merisi, un Michelangelo ribaldo ma di talento, che frequentando spesso laide taverne, ne sa di sicuro molte più dei poveri diavoli.

I limiti fisici del piccolo globo sono evidenti, se 8 miliardi di voraci abitanti vi sembrano pochi: azoto, fosforo, buco nell’ozono, biodiversità verso una fine dolorosa ingloriosa tragica, noi danziamo sulla tolda dei social Titanic.

La casa brucia – Eschilo Eschilo che qui si Sofocle gridavano per le scale Euripide, Mercalli (dura scala, ma scala climatologica) e il Papa bolscevico – ma leggi e limiti fisici sono esponenzialMente più forti di noi; le conseguenze non saranno liete, la novella del Mondo Dopo è che rischiamo di rendere un deserto definitivo la Foresta Amazzonica, di innescare lo scioglimento completo del Permafrost, della Groenlandia, delle due calotte polari.

Poi, gran Luna Park delle Pandemie.

Come predica nel vento l’inascoltato Mercalli, Luca, quello di prima: siamo una biglia che scorre tra mutamenti climatici, solo che nel Mondo Prima avvenivano nel corso di lente ere geologiche e per cause naturali, stavolta i responsabili siamo noi e stiamo rischiando di rendere velocemente la Terra Azzurra una terra secca arida defunta; non più adatta alla vita, la nostra.

La CO2 nell’aria è la Vera Imperatrice, mai era stata così abbondante e dominante in atmosfera quanto oggi: 417 parti per milione, dovremmo risalire addirittura a circa 800.000 anni fa – molto prima della comparsa dei nostri progenitori africani – per rilevarne così tanta. Eppure se l’uomo dell’Istituzione che rappresenta 195 Paesi e non solo una parte o anche una federazione di essi, lancia continui accorati allarmi moniti warning, rimane inascoltato, la colpa sarà sua – novello Cassandro – o di miliardi di orecchie incatramate?

Un grazie un saluto una carezza a Antonio Guterres, portoghese – di nascita, non di fatto – segretario generale dell’Onu; ingegnere elettronico, dal cuore verde, sul serio.

Cosa possono intelligenza, valori etici, leggi dove spadroneggiano denaro e mercati, loschi mercimoni e rozzi levantini?

La vera crescita resterà solo quella spirituale, bisognerà presto scindere con un deciso colpo di scimitarra il falso mito dello sviluppo che riduce tutto a produzione e consumo irrefrenabili; la linea orizzontale conduce solo verso la materia – limitata finita – quella verticale, innalza verso lo Spirito, ci permetterebbe di ascendere all’Infinito; lasciando qualche possibilità di dignitosa sopravvivenza alle future generazioni.

I piani inclinati sinusoidali con avvallamenti – che non avallano ogni imposizione, soprattutto acefala – su cui corre scorre rimbalza, la biglia chiamata Pianeta Terra non sono replicabili duplicabili moltiplicabili, nemmeno quelli.

Ci restano 10 anni, forse meno, per impedire che il Super Flipper ci spedisca definitivamente in tilt; poi saranno inutili abili colpi di mano o di anca – Happy Days era solo uno sciocco telefilm propagandistico – per sbloccare la riserva segreta delle vite bonus.

Game over.

Archivista alchimista cerusico: mestieri del domani

Archivista della memoria, archiviare, magari senza secretare o inavvertitaMente bruciare.

Alchimista della materia ché una qualche riserva aurea potrebbe tornare buona, anche se il giorno della fine non ci serviranno né l’albionico idioma né i suoi consimili e nemmeno oro, incenso e birra (quella sì, a fiumi).

Cerusico dell’Umanità e del Pianeta, magari con rimedi e cure più sensati rispetto a certi riti stregoneschi apotropaici e ritrovati spacciati al volgo per miracolosi prodotti della scienza, una a sorte.

Giustizia, più giustizia per tutti – più? Con visione ottimistica significherebbe partire da una base consolidata – anche se sarebbe importante tenere a mente che la povera giustizia è una leggera leggiadra delicata farfalla con ali trasparenti, mentre i miseri omuncoli hanno confuso come sempre concetti e valori: incapaci di rendere forte il giusto, si sono accontentati di credere il forte sinonimo/equipollente del giusto. Combinando solo disastri e perpetrando crimini: grazie a Andrea Molesini, intellettuale e scrittore, per le ampie sciabolate di luce che ogni tanto ci aiutano ad annientare le tenebre volgari in cui brancoliamo. Grazie ai suoi romanzi, autentici capolavori di ‘narrativa poetica’.

La pandemia è per sua stessa origine ontologica autoritaria, in sé stessa né buona né cattiva; si ha la vaga sensazione che qualcuno abbia approfittato, per cogliere il virus al balzo – di specie – e rendere virale oltre ogni limite e confine, l’autoritarismo ché sempre – come la furbizia con l’intelligenza – è la negazione dell’autorevolezza pacata e competente; per tacere di democrazia ed equità. Servirebbero come ossigeno dibattiti, confronti anche aspri a livello globale sulla ridefinizione e preservazione delle libertà individuali e costituzionali nel Mondo Dopo, volenti o nolenti, Era delle Pandemie.

Siamo solo all’aperitivo e non sarà happy hour forever.

Sarebbe importante anche ripensare la Memoria, in quanto la memoria stessa – storica o meno – non è più quella di una volta; troppe celebrazioni ormai divenute solo spettacolini senza capo, coda, sostanza, troppe giornate mondiali dedicate a, ché se devi dedicare una giornata a un valore a un tema a qualche categoria umana o popolo, il risultato concreto sarà sempre uno solo: non dedicherai mai nemmeno una giornata, nemmeno un minuto del tuo anno a perseguire quei nobili ideali.

Ripensare davvero, ripensare con serietà al ruolo e al contributo del sedicente uomo nel sistema chiamato Universo: per l’economia – quella di Madre Gea – più importanti le Api o i bipedi? Le industriose Api con i loro 960.000 neuroni sono in grado non solo di auto organizzarsi e svolgere in modo magnifico ed esemplare il benemerito lavoro che conosciamo, ma anche di riconoscere volti e discriminare quadri: ebbene sì, opportunaMente educate all’Arte – Esse stesse opere d’arte e dell’ingegno della Natura – sono capaci di distinguere un dipinto di Picasso da uno di Monet (se non credete al famigerato bugiardo Mercurio, prestate fede a Giorgio Vallortigara, autorevole, lui sì, neuro etologo di vaglia mondiale).

L’uomo fatica a organizzarsi per il Bene Comune, fatica a riconoscere le opere di Picasso o di Monet: come utilizza, al dunque, i suoi presunti 86 miliardi (BUM!!!) di neuroni? All’algoritmo l’algida sentenza, finale.

Vorrei vivere chiedere cittadinanza a un orto botanico: magari quello dei Ragazzi della via Pal, ma auspicabilmente a quello di Padova; per coltivare la vera vita accanto alla Palma – non quella di Sciascia, con rispetto e senza offesa – quella di Goethe, osservata durante il suo celeberrimo Viaggio in Italia; esemplare unico sul globo, la palma e l’orto. Palma nana presente dal 1585, orto botanico fondato e sempre rimasto nello stesso luogo dal lontano lontanissimo 1545. Pietra angolare, pietra filosofale e ispiratrice di tutti i suoi emuli negli altri paesi, “perché – come scrivono Alessandra Viola e Manlio Speciale, nel saggio Andare per orti botanici – rappresenta la culla della Scienza, degli scambi scientifici e della comprensione delle relazioni tra natura e cultura”.

Un concentrato di saperi per imparare a tutelare davvero la preziosa biodiversità.

Ah quelle sane antiche emozionanti leggende metropolitane sulle Rivoluzioni. Nel Mondo Prima, almeno, ti ritrovavi intruppato in una piazza stracolma di ingenui come te (oggi pare sia vietato, non è chiaro in base a quale legge di riforma costituzionale, rivoluzionaria per definizione!), poi certo alle 12.00, con il languore allo stomaco – non si trattava né delle farfalle d’amore, né della fame di giustizia – scattava l’inesorabile rompete le righe, tutti a magnà. Oggi, nel fantastico Mondo Dopo, le Rivoluzioni – tutte epocali, naturalmente – sono un’infinita serie senza soluzione di continuità né praticità, di annunci gonfiati con parole vuote. L’ultima colossale presa per il bavero color zafferano, a pari merito con la transizione verde, riguarda le terribili gabelle imposte alle multinazionali. Ma no, ma dai.

Castelli di rabbia, repressa o meno, cartelli di sabbia, quelli che annunciano appunto rivoluzioni e creazione di nuovi lavori, adatti al Mondo Dopo per umani disadattati a vivere; senza sella né sellino, cavalcare a pelo d’acqua sui cavalloni marini creati dagli Tsunami, frequenti a breve come gli annunci quotidiani.

Chissà se un giorno, da un Hortus Simplicium, qualcuno potrà ancora twittare: e il naufragar m’è dolce in questo mare.

Verde: coniglio, rame, salame

Divento verde:

come il nuovo acciaio di Taranto, come la preziosa clorofilla degli Alberi, come la bile che scorre dentro troppi figuri dei recenti e meno recenti governicchi italopitechi, assemblati ad minchiam.

Il Professor Scoglio e il Professor Sgalambro entrambi siculi per verde coincidenza saprebbero cesellare le parole adeguate.

Divento verde, come la transazione ecologica, quella che fa decidere a un ‘famigerato’ avvocato piazzato in una triade di sedicenti saggi, leguleio spesso al servizio delle multinazionali fossili, se esse abbiano il diritto o meno di continuare a perforare i fondali marini, per estrarre altre schifezze;

avvocato ‘reo confesso’, nel senso letterale: con fesso, ovvero sempre il cittadino ignaro di tutto o disinformato per pigrizia personale, ma verde.

Divento verde anche senza effetti nocivi di radiazioni atomiche, come Bruce Banner quando, di molto alterato, si trasforma in Hulk, divento verde come in un video musicale satirico dei miei creativi Amici Raggi Fotonici insieme al loro compare di fantasiose scorribande Fabrizio Mazzotta, doppiatore irresistibile di tanti personaggi degli Anime nipponici.

Divento verde, resto al verde, verde come quel colosso di alimenti e bevande (il cui nome finisce per ‘è’), colosso dai piedi d’argilla che si produce in auto da fé endogeno, ammettendo che solo il 37% dei suoi prodotti raggiunge livelli accettabili di qualità; la gran parte invece, nonostante la riduzione dei velenosissimi sodio e zucchero in quantità industriali – come si conviene e confà all’accozzaglia del mercato globale – sono lontanissimi, quasi agli antipodi, rispetto alla definizione di prodotto sano.

I grandi marchi, un po’ come i grandi professionisti auto insigniti dell’informazione: i primi spacciano alimenti disgustosi che contribuiscono a indebolire incrinare distruggere la nostra salute, i secondi fiumi di parole vuote che ci rendono marionette credulone, senza materia grigia senza spina dorsale financo senza fili, verdi, ormai inutili sovrastrutture ornamentali.

Divento verde, come lo sfondo dell’Occhio nel Cielo, occhio egizio antico cupo dorato, magari con lacrima incorporata, ma sempre aperto vigile attento: I can read your mind, un avviso una minaccia una miccia, accesa.

Verde, ma come le pagine di carta bianca del saggio Spillover – saggio nel senso di libro e saggio anche l’Autore – che annunciava con anni di anticipo, non per preveggenza cartomanzia magia, ma solo per πρόνοια (la capacità greca classica di vedere lontano e oltre) – non pro maledetta noia e davvero non ho scritto gioia – il futuro dell’Umanità, continuando con l’idiozia criminale dell’economia fossile: ché la puoi ridipingere di verde quanto vuoi, ma conduce sempre alla devastazione con la sua animaccia nera, devastazione dei soli tre super vaccini efficaci che avremmo per battere ogni pandemia malinconia ipocondria: ghiacciai foreste biodiversità.

Divento verde, più verde come le nuove fantastiche emissioni inquinanti del Mondo Dopo, perché l’unica vera guerra che dovremmo combattere, quella contro l’inquinamento di origine antropica, è una mera triste indegna questione di portafoglio: chi possiede denari, inquina quanto vuole, ma ottiene il privilegio di scaricare veleni e responsabilità sui derelitti, sugli ultimi, mentre i media servizievoli mercenari raccontano al pubblico le meraviglie sempre più verdi dei sicari dell’Ambiente.

Un grazie di vero Verde Irlanda Verde Speranza Verde Gea alle Madri e ai Padri della Costituzione, alle loro cultura intelligenza sensibilità per la scelta ponderata di inserire tra i pilastri sacri del Paese: il Paesaggio.

Anche se la voce verde resta senza suono, dentro la gola le vene, ma rimbomba contro le pareti del cervello e dell’anima.

La citazione del versetto 6, 8 dal Libro dell’Apocalisse, nella quale appare un cavallo dipinto di verde anche esso, magnifico equino, non credo rimandi a quella celebre archeologica barzelletta del Mondo Prima; per me, nota di inaspettato sorprendente chissà quanto credibile ottimismo, apocalisse sempre secondo quella maledetta lingua antica denominata greco classico – lingue morte da sopprimere, anche come materie di studio in quanto politicamente scorrette e strumenti di razzismo (non è colpa mia, se gli atenei e le istituzioni sono pieni di scemi che si muovono) – ha un significato preciso, inequivocabile: Rivelazione.

Tutto il resto, dopo la pronoia l’epifania la rivelazione, spetterebbe all’uomo o a ciò che ne resta, alla fine dei giorni: l’ennesima catastrofe ambientale, questa volta nello Sri Lanka già povero, difficilmente potrà essere risolta con una maldestra pennellata di vernice: verde.

QI(r)

Il Popolo degli Elefanti si è messo mosso in marcia: migrazione di massa.

Difficile imporre a questi mastodontici, flemmatici abitatori della Terra passaporti, lasciapassare, imporre loro obblighi doganali e frontalieri, chiedendo: viaggiate per svago, lavoro, impellenti necessità causate da mutamenti climatici?

Attraversano la Cina, con passo costante lento sicuro, non conoscono ostacoli frontiere barriere; gli adorabili Pachidermi ci impongono riflessione – flessione genuflessione, ancora e sempre – sulle nostre fragilità, soprattutto cogenti responsabilità.

Curiosity killed the poor Cat – non l’abile ladro gentiluomo in Costa Azzurra, o si trattava di una ladra, MiTu permettendo? – ma la sonda robotica Perseverance, in missione per conto di un qualche dio nello spazio, che ci ha inviato foto nuove inedite sorprendenti sul vero volto di Marte, pianeta battagliero, non sempre così fedele e coerente al Rosso passione rivoluzione contestazione. Vatti a fidare dei bolscevichi galattici!

Ligabue – Antonio o Luciano? Agli stadi l’ardua sentenza? – e il Moro – Fabrizio o di Venezia? – possono ispirare pensieri parole opere letterarie, ma sarebbe arduo se romanzi fantasia creatività, non fossero già parte integrante della Tua personalità, non fossero già pilastri ontologici della Tua bella persona, cara Simona; mi ritaglierò una nicchia spazio temporale battiatesca, un rifugio altrove, per leggere in piena quiete l’Altrove nel quale le vicende personali dei Personaggi si intrecciano senza soluzione di continuità con le vicende della polis, perché, come dici, la politica è parte integrante della nostra vita quotidiana e, dunque, tutti dovremmo occuparcene.

Nonostante illusioni delusioni perversioni, su tutto l’ampio Orizzonte.

QI r , quoziente intellettivo repubblicano: eravamo già carenti sul QI ‘semplice’, dal 2000 in declino esponenziale – ecco cos’era il famigerato millenium bug – così mentre una bimba losangelina (L.A. – California) di soli 2 anni DUE! – Lei sì pronta a chiedere sempre perché e a imparare – viene ammessa ad honorem nel club dei cervelloni (tra costoro, qualcuno pronto a sacrificarsi alla guida delle istituzioni mondiali potrebbe palesarsi, per cortesia?), sugli scranni del comando restano i peggiori e per confermare la triste tesi, giunge puntuale l’annuale annosa noiosa polemica sul compleanno della Repubblica: se non vi garba, siete liberi di espatriare, con o senza passaporto, con o senza lasciapassare, di dittatoriale memoria.

La credulità del volgo è come l’erba gramigna, quando il vento incontra il seme, si propaga per ogni dove, come scrive nel suo ennesimo capolavoro – Il rogo della Repubblica (Sellerio Editore) – l’inarrivabile Andrea Molesini.

Ecco perché nel paesucolo a migliaia hanno firmato una petizione popolare (???) a sostegno di un ministro della salute a sua insaputa – del ministro e soprattutto della Salute – servo dello stato che è stato capace di ricorrere contro cure e terapie preventive e domiciliari perfette per alleggerire la pressione operativa sugli ospedali e financo di sbeffeggiare l’attuale morbo pandemico: no, non l’idiozia – lì entreremmo nel campo dei miracoli – il covid 19.

Terra meravigliosa, abitanti talvolta brutti; Tess dei d’Uberville anzi della solita Nasa che forse è un satellite artificiale esploratore, avrebbe rintracciato a ‘soli’ 31 anni luce da noi una Super Terra Nova – se 1 anno luce vi sembra poco sappiate che come insegnavano le impareggiabili Maestre del Mondo Prima, non si possono comparare tra loro elementi di diversa natura (salvo cucinare un ottimo minestrone!), quindi l’esercizio di capire a quanto corrisponda un parametro di tempo con uno di lunghezza, non solo sembra inutile, ma sciocco; qualche mente non solo pia – non de’ Tolomei – tolemaica volenterosa si è cimentata nell’astruso calcolo: un’auto di media cilindrata lanciata in autostrada alla propria massima velocità, percorrerebbe un anno luce in circa 8,3 milioni di anni.

Quindi, mi raccomando: partenze scaglionate e speriamo niente ingorghi sulla Via Lattea. Meglio accendere preventivamente il QI potrebbe tornare utile, se non altro per ingannare il tempo, se non lo spazio.

Magari Kashe la Bambina geniale scioglierà l’inghippo (assembramento laocoontico spaziotemporale) e ci salverà.

Quest for a New Revelation, ennesima formidabile conferma che con la Cultura si mangia: Lei è stata ammessa al MENSA.

p.s. Con un potente Shuttle iper tecnologico, in grado di volare a 252.000 km/h (occhio agli AstroVelox, multe apocalittiche!), il viaggio sarebbe decisamente più veloce: 170.000 anni per colmare, su per giù nel cosmo, 40 anni luce; come scriveva quella signora, i miei primi 40 anni… luce (senza istituto).

p.s. 2 Libro per l’esodo cosmico: Gli ammutinati del Country.

Sospesi, nel vento tempo (a tempo, indeterminato?)

Sospesi, da cosa da chi da dove?

Nel vento nel tempo, ma a tempo determinato o indeterminato?

Epoca, sospesa; dopo adeguata punizione verrà riammessa in classe?

Dad o presenza, meglio dal vivo che da morto, per quello ci sarà tempo.

Tutto bloccato, ci hanno applicato le ganasce, alle vite: alcuni concertisti, perso per perduto, hanno deciso di passare alla filosofia partenopea del caffé sospeso, varando i primi concerti sospesi della storia umana, da quando il dio greco – antico! – Hermes inventò la lira (strumento, non conio) e di fatto la Mosica.

Chiediamo perdono alla povera Tartaruga che offrì, poco spontaneamente, il carapace per realizzare lo strumento.

La Memoria è una riserva, dice la scrittrice Rosella Postorino, non indiana – né la scrittrice, né la riserva – di bellezza, un potente antidoto contro questa era di mali e storture; anche se, come rammenta José Saramago (sarà un mago? delle parole, di sicuro), la Memoria ci costringe, ci incatena alla Responsabilità; chi vuole rammentare, ne sia consapevole, non si accampi in zone troppo confortevoli e soprattutto non accampi scuse insostenibili.

Vox Populi, Vox Dei? Coltivare l’arte o almeno l’artigianato del dubbio, dovrebbe aiutarci, quando certi proverbi imbarcano acqua da ogni dove – dove? nella barca, con Calderon, sperando nel sogno e non nel traghetto infernale – e si dimostrano sciocchi acefali senza prua, incapaci di navigare nelle rotte tempestose, senza cime, del Mondo Dopo.

Ché una cima cui aggrapparsi, con cui ormeggiare può sempre rivelarsi utile.

Una cima invisibile tecnologica – reale o di fantasia – da scalare, per giungere nelle quote più alte dell’atmosfera, poi lasciarsi rapire dal vento, cosmico galattico, volare nello spazio, inseguendo per istinto comete e Ufo, anche senza rotte tracciate dai radar terrestri, occultati dentro grotte, scrigni di sale diamanti stalattiti e stalagmiti;

Ufo sempre più presenti nel nostro sistema solare, almeno secondo alcuni rapporti segretissimi dei tipi della Nasa – così segreti che sono pubblicati sul web – Ufo – chissà se dal Pianeta Vega – rapporti allarmanti che parlano di potenziali minacce per l’Umanità e per il Pianeta; posso esprimere allibito scetticismo? Mi fido più di questi sconosciuti misteriosi visitors ai quali pare che qualcuno, giusto per non smentirsi, voglia già dichiarare guerra, rispetto ai soliti famigerati omuncoli del caro vecchio globo, di solito propensi a rappresentare il pericolo più grave e peggiore alle nostre note (dolenti?) latitudini.

Pericolosi per sé stessi, per i propri simili, per Madre Gea.

A proposito, il ‘dio luna’ Chandra, brillante con il suo cocchio – occhio al cocchio! – cosmico, sponsorizzato dalla solita Nasa, pare sia riuscito a scattarsi dei selfie, anzi vere e proprie istantanee che mostrano per la prima volta nel dettaglio il centro della Via Lattea autoctona; un coacervo di buchi neri raggi cosmici supernove quindi stelle spente, cioè trapassate, un ecosistema violento ma affascinante, esteticamente una sorta di Piedigrotta spaziale durante la notte di San Silvestro, uno spettacolo pirotecnico inusitato, che atterrisce ma concupisce, concedendoci di intuire le potenze sconvolgenti che forse sono state causa, se non origine, del Tutto.

Confidiamo dagli anni ’70 nell’arrivo degli Ufo: gli Ufo Robot di Go Nagai.

Se come gesto di buona volontà volessimo organizzare un banchetto – aggiungiamo svariati posti al desco – speriamo che gli esseri giunti dallo spazio non siano pantagruelici di natura; negli anni ruggenti del Mondo Prima, pochi conoscevano Pantagruel, molti l’arte di imbucarsi e mangiare a ufo.

Trattiamoli bene e auguriamoci, qualora si rivelassero ospiti poco gradevoli, che non siano colti da ernia al disco, anche perché trovare il meccanico adeguato – o deus ex machina – sarebbe dura. Come direbbe quello: prima i Terrestri!

Vorrei essere il lago nella bilancia, le marmotte più o meno giovani al risveglio, i fondali del Giglio che rinascono a nuova vita.

Caro carissimo fantascientifico Ray, senza offesa per Phil anche lui aggregato alla lieta compagnia della novella: esco a fare quattro passi fino ai bastioni di Orione;

tanto qui nello spazio profondo, in attesa dell’Ufo Omnibus, si sta bene in ogni stagione, sì sì, garantito al limone di Melpomene, Pianeta non della tragedia, ma delle feste con canti e balli, risvegli nella Luce.

451

Crediamo nei talenti, quelli d’oro.

Ponti d’oro ai talenti, soprattutto se e quando fuggono verso altri lidi, perché non vogliono piegarsi inchinarsi incatenarsi alle leggi, del mercato.

C’era una città d’oro, sotto, anzi, dentro lo scatolone di sabbia, ma l’hanno scoperta gli altri. Peccato, staremo più attenti la prossima volta, forse.

Ballate sul mare salato, del mare salato, ballate dentro rotonde sul mare: ballate, plurale femminile, talvolta esortazione categorica, nel senso della categoria; ballate sul mare e chi riesce a stare a galla anche senza essere stupido, avrà salva la vita.

Però dovrà poi navigare sulla zattera, quella della Medusa.

Medusa meravigliosa, chioma spettacolare, soprattutto tentacolare; tra i tentacoli della vita moderna del Mondo Dopo, i tentacoli della Circe – non circense – le tentacolari tentazioni, i tentativi tentati, gli esperimenti di trasformarci in vera umanità libera, forse meglio i tentacoli dell’intelligentissimo Ottavio Octopus; sarà una piovra, nessuno lo può negar/annegar, almeno ci affideremo a un essere con molto cervello.

Strage, del malaffare del profitto della stupidità, ché la furberia criminale ha le mani lunghe e rapide, ma gambe microscopiche per strisciare, vista e fiato cortissimi, inesistenti.

Viva la Luna Rossa notturna, ci annuncia invasioni vegane ma ogni tanto diventa super; scienziati farmacologici e ingegneri genetici stanno già progettando il super rimedio miracoloso: sarà efficace contro tutti i mali del Mondo, speriamo anche delle Persone; i venditori ambulanti del portentoso ritrovato hanno già pronto lo slogan per la reclame porta a porta, anche perché se non vi presenterete per l’inoculazione, arriveranno loro in camper a stanarvi, casa per casa: Nirvana vaccinale e sarà Vita Eterna, garantita!

Caro Inca primitivo, come il Primitivo non dello Yucatan ma di Manduria, lo sapevi che hanno recuperato un prezioso antichissimo manoscritto che racconterebbe tutti i segreti del Tuo impero meraviglioso, prima della vile aggressione con sterminio incorporato da parte dei conquistadores iberici? Bello un certo Tempo Antico, quando senza parola scritta, solo attraverso nodi – sarà nata all’epoca l’ideale geniale del memorandum con nodo al fazzoletto? – e un complesso sistema tessile di cordicelle, eravate in grado di predisporre dettagliatissimi libri, pieni zeppi di storie, informazioni, documenti contabili.

Gli ingorghi gordiani sono venuti dopo, per tacer delle spade.

La Norma di Vincenzo Bellini (Casta Diva, greca nascesti a New York).

In questo paese devastato dai maiali – chiedo venia ai veri suini, terra meravigliosa porco paese – è sempre tutto a norma, comprese le catastrofi su cui poi gli amici dei soliti amichetti realizzeranno altri profitti. Vale per le infrastrutture, vale per la scuola e per la sanità. Rammentate il caso atrazina nell’acqua potabile, nei sudici festaioli anni ’80 del 1900? Un veleno, certo, ma è bastato fabbricare una leggina tanto votata in Parlamento che stabiliva l’innalzamento del tasso di tollerabilità nell’organismo umano: morire sì, ma perfettamente a norma!

Democrazia e Costituzione sono state assassinate quel giorno: 9 maggio 1978. Una prece per chi rammenta e tanti saluti a tutto e tutti.

Oggi raccogliamo l’onda lunghissima degli effetti, in Europa, sul Globo. Amen.

C’è chi la norma è riuscita a ridurla a farcitura dei tortellini:

sarà così più assimilabile tollerabile digeribile?

Meglio affidarsi all’aitante Vigile del Fuoco – mangia fuoco o ignifugo? – numero di matricola 451, un bel falò propiziatorio, dei libri delle vanità e passa ogni paura timore fobia, soprattutto, tutti gli oziosi dubbi.

Eliminati i perché – si sa, sono cose da bambini – vivremo finalmente beati.

O beoti? La risposta, alle prossime spettacolari pandemie.

Altezza

Non siamo all’altezza di Sua Altezza il Re del Mondo, non sovrastiamo in altezza nessuna delle altre creature del Globo, non siamo, sempliceMente, all’altezza del compito che il Cosmo ci ha affidato

Dovremmo riportarci a quote più normali, aspirare ad un ciclo di vite – non giro di vite – virtuoso, aprirci alle esperienze le più varje, imparare a percepire le nostre voci interiori e quelle sussurrate dall’Universo.

I semi della Vita a chi appartengono? Li vogliamo conservare e curare davvero, ma come faremo se ci lasciamo vincere dalla tentazione di svenderli all’offerente peggiore? Se lasciamo che i ghiacciai si sciolgano, senza intervenire in modo radicale sull’ecocidio perpetrato senza soluzione di continuità, senza soluzione al problema, dai sicari mercenari, al servizio acefalo amorale dell’economia fossile?

Ancora: salveremo i semi, di certo facendo spallucce alle mutazioni trans (trans, ma non come Priscilla regina del Deserto!) geniche che aggrediscono sapori odori perfino colori.

E’ il progresso che va, più futurismo per tutti. Un tempo che fu, nel Mondo Prima si cantava E’ la pioggia che va… e ritorna il sereno, se sereno ancora non è, si rasserenerà; sapendo a priori che quando cantano troppi galli, non arriva ancora il giorno nuovo, o un giorno finalmente nuovo.

Progresso con ‘umanità aumentata’, non più umanità nel mondo, ma con quelle stramberie da realtà virtuale, però innestate negli organismi degli uomini, per trasformarli in iron men; solo quelli che già di loro sono farciti di soldoni, nelle vene non sangue ma banconote, dalla doppia elica del dna flusso inarrestabile e continuo di sonanti bit coin.

Da lanciare senza esprimere desideri nell’ologramma della Fontana di Trevi.

Viviamo un’epoca terribile nella quale forti correnti contrarie, tentazioni malefiche inutili, ci sommergono come le continue cattive notizie, alimentate da cattivi bipedi, infami; per fortuna, la realtà non esiste.

Ossessionati allucinati annegati dai frutti amari, letali della comunicazione di massa per distrarre le masse, ché mai lo stato, quinto o classificato come e dove può, rialzi la testa, magari per rimetterla in funzione: come diceva quel filosofo siculo, comunicare è da insetti – con tutto il rispetto e l’ammirazione dovuti – esprimerci dovrebbe essere nostro, nostro compito e anche dovere, categorico. L’imperativo, cediamolo ai dotti, della lingua madre: non ci garbi mai più comandare, né assoggettarci a comandi.

Chissà se la libertà d’espressione, la creatività, l’empatia faranno parte dei circuiti integrati – chissà quanto integri integerrimi – della sedicente umanità aumentata; in effetti, non essendo riusciti a diventare umanità umana con le nostre risorse naturali, ci siamo rivolti agli alchimisti rozzi della magia nera sintetica.

  • – Lo sai che nel 2050 il Pianeta ospiterà più di 10 miliardi di abitanti (scongiuri e riti apotropaici opportuni, più di sempre)?
  • – Ecco, vedi, come dicevo: umanità aumentata!

Caro Saverio il Cercatore, Tu che hai raccontato la storia dei soldati di Salamina, sotto la divisa, uomini dotati di intelligenza, capaci di empatia humana pietas, Tu che hai smascherato impostori, illuminato istanti fatali, forse sai, conosci l’ispirata mano che nella tua terra iberica, su molti muri, ha aggiunto allo sciocco ebete inneggiare ‘viva Franco’ – dittatore sanguinario – il sacro cognome ‘Battiato’; un colpo di genio, perché la Bellezza anche quando migra in altre dimensioni, sempre trova il modo di spegnere l’ingiustizia la bruttura la sopraffazione. Con leggerezza, con ironia.

Il 25 maggio del 1521, Carlo V emana l’Editto di Worms con il quale dichiara fuorilegge Martin Lutero; nel 1787, a Filadelfia, molto prima dell’arrivo di Bruce Springsteen, i delegati degli stati più o meno uniti, con l’aiuto di George, Washington, lui in persona, non la capitale, si riuniscono per scrivere una nuova Carta costituzionale; nel 1895, Oscar Wilde, viene condannato a due anni di prigione per sodomia e volgare indecenza; nel 1935, il vero Figlio del Vento, Jesse Owens, in soli 45 minuti, durante un meeting di atletica leggera nello stato del Michigan, infrange o eguaglia quattro record del Mondo (Prima): un ragazzo nero, povero, nato da una famiglia contadina in Alabama – se volete capire qualcosa della questione razziale laggiù (non nell’Arizona, Alabama, sempre Usa), leggete l’omonimo romanzo di Alessandro Barbero – che solo un anno dopo, alle Olimpiadi di Berlino, organizzate per celebrare l’apoteosi della vil razza ariana, si toglie lo sfizio di vincere 4 medaglie d’oro, in faccia a Hitler e a tutto lo stato maggiore nazista.

Al momento, siamo come una mandria di cammelli, in transumanza coatta, dentro una grondaia. Auspichiamoci un crepuscolo quieto, ma il Giardino è ancora gelato.

Forse la Bellezza non salverà il Mondo, non riuscirà a redimere i peccati capitali degli uomini, però coltivandola con intelligenza ed equità, forse ci aiuterà un giorno a cancellare l’incubo da noi stessi creato:

non recupereremo la memoria di tutti i nostri viaggi terrestri precedenti, come Siddhartha, ma potremo prepararci, renderci degni, di saltare ai livelli successivi.

Buon Risveglio, Buona Illuminazione.

Senza nemmeno bisogno di un lasciapassare.

In bicicletta, con Magritte

Domeniche magrittiane, domeniche sulla bici di René, domeniche surreali;

scampoli di maggio ché tanto la primavera s’è data, alla fuga, di o con Bach.

Domenica d’agosto che caldo non fa, un lampo e sarà Natale. La transizione ecologica lascerà in dono sei mesi d’inverno e sei mesi d’estate, i mesi conserveranno forse i loro nomi originali, ma si alterneranno per sorteggio deciso dalla app e dall’algoritmo supremo, non più secondo la loro scansione originale.

Un baldanzoso Apollo su velocipede mi supera ad una velocità prossima alla luce – del Sole – tento di raggiungerlo, almeno con lo sguardo, ma quel puntino giallo all’orizzonte si dilegua come miraggio urbano post moderno;

un Apollo alto almeno 1,90 con gambe lunghe due metri: con una pedalata, anzi da fermo, percorre senza fatica 20 metri.

– Nonno, cos’è l’infinito?

– Cribbio, Romeo hai solo 4 anni, sei un bimbo molto sveglio e già poni quesiti un po’ ardui per gli adulti.

– Cos’è l’Infinito?

– Conosci i numeri?

– Conto benissimo fino a 20, so fare addizioni e moltiplicazioni, semplici, per adesso.

– Bene, pensa all’8, non Otto Von Bismarck il noto chef austrungarico inventore della celebre bistecca, pensa al numero 8.

– Nonno, sei un tipo strano, comunque conosco bene il numero 8!

– Caro Romeo, re del rodeo geografico sulla cartina gigante da parete nel tuo salotto, ove con puntatore laser sai individuare ogni località del Mondo, la più strampalata la più esotica la meno conosciuta, almeno per me; caro Romeo impareggiabile capo dei Ninja Lego; in attesa di conoscere i ninja mitici del nonno, Sasuke e Kamuj; vero, dolce Ninja Romeo, sempre a caccia di fantasmi bricconi, ladri di preziosi rotoli di papiro, papiri contenenti i segreti dell’Antico Egitto, quello prima delle sabbie?

– Nonno, l’Infinito!!!

– Uh, già; eravamo all’8: due cerchi sovrapposti, escludendo la perfezione, senza dimora né cittadinanza su questo Pianeta attuale, simbolo dell’Infinito e oltre, proprio come nel tuo amato Toy Story. Cerchi simbolo dell’Armonia, della circolarità della Natura, dell’Universo, senza limiti e confini.

– Nonno, sei simpatico quando giochi con me, ma quando ti chiedo le cose, fai tanta confusione…

– Sono un vecchietto caotico, lo so; contengo moltitudini caotiche e contraddizioni, strane immagini, molto simili ai dipinti di un artista che un giorno conoscerai e apprezzerai anche Tu.

– Dunque, meglio chiedere a mamma e papà?

– Forse Ti conviene, ma ci riprovo: Infinito è il bene che Ti vogliamo tutti, quando giochiamo con Te, mangiamo insieme, impariamo insieme, reciprocamente; noi siamo astronauti dell’infinito, esploratori dentro un mare verde come quello dietro alla tua casa, siamo circondati da una miriade di rossi papaveri audaci che nel vento cantano una canzone di pace amore libertà universali…

– Nonno, forse non ho capito tutto quello che hai detto, però Ti voglio un … Otto di bene, un bene Otto!

Nel frattempo, un superbo colombo grigio, grigio luminoso, grigio Vita, con nel becco un fascio di fili d’erba e rametti, raggiunge la compagna: preparano un nido che non sarà rocca di arrivo, ma culla per nuovi decolli.

Inconsapevole, dentro un Vettriano: quadro di

Ho esaurito i dipinti di Hopper:

nei quali perdermi, a perdita d’occhio e soprattutto di mente.

Esaurito, anch’io.

Comincio – riparto, dal via – con quelli di Jack, Vettriano.

Capitan Jack, pittore avventuriero pirata, forse robot, libera scelta: opta.

Il passato è davvero una terra straniera, infida, spesso inospitale, piena di tranelli e trabocchetti.

Sempre più spesso mi trovo – ci provo, a (ri)trovarmi – dentro le sue visioni pittoriche, dentro una sua pennellata, dentro un suo paesaggio, dentro la sua immaginazione, in modo di certo improprio inopportuno inquietante.

Colpa di certe copertine di romanzi maledetti che utilizzano suoi dipinti, colpa di testa bacata: la mia?

Inconsapevole, io di essere nel quadro o viceversa, il quadro di ospitarmi, a sua insaputa; dell’autore e dell’opera stessa.

Atmosfere retrò, anni ’50, atmosfere peccaminose lascive ma sempre permeate da una sorta di aura indolente, come se dietro ogni trasgressione, ogni audace contravvenzione (elevata o conciliante?) al socialmente corretto, al moralmente accettabile, fosse compresa una giusta, imprescindibile dose di noia, reiterazione meccanica di copioni già consunti, già rappresentati, già vissuti, troppe volte, con un finale noto, virato di malinconia.

Un retro gusto amarognolo, come prendere coscienza che anche la migliore coscienza non ci condurrà ad un’assoluzione finale ecumenica, nel senso del consesso umano planetario;

mentre l’urlo di Giobbe scuote consapevolezze certezze identità, leggi divine, chiamando al confronto, al redde rationem perfino il Padre, l’Entità metafisica, il Creatore primo e ultimo: blasfemia, empietà, bestemmia?

Sono tra quei bagnanti eleganti sulla battigia al tramonto o forse all’alba, sono un granello di sabbia, un raggio di sole ormai esausto, la giacca leggera posata distrattamente sulla spalla di uno dei gentiluomini, il cappello a tesa larga di quella coppia di amici; sono dentro e contemporaneamente fuori, dalla scena immortalata, resa immortale, epica della mondanità umana, dentro e fuori dalla tavolozza, dentro e fuori dal catalogo – madamina, il catalogo è proprio questo – di Vettriano: la signora e il suo compagno danzano avvinghiati in riva al mare, sotto un cielo che promette e mantiene tempesta, mentre un gentile terzo uomo – erano tre, non mi ero ingannato- regge l’ombrello, tenta di ripararli, di proteggere quella coreutica intimità; io sono l’ombrello, se Giove scaglierà folgori, pazienza, esserci ne sarà valsa pena penna – virtuale – rischio mortale.

Sono la valigetta porta abiti, sono la sdraio con le bande verticali bianco rosse, sono il rasoio sulle gambe nude ed eleganti della signora che si prepara per la serata, romantica o di gala; di vela da diporto o trasgressione erotica.

Giochi spietati, occhi bendati, perché solo anima cuore sensi abbiano pieni poteri.

Prigioniero dei colori, vivere non solo (nel)la stessa scena all’infinito, ma l’esatto momento di quella scena, in eterno. Eternauta, aiutami Tu.

Mortali bipedi che nella magia pittorica del buon Jack, raggiungono l’immortalità, o la sua fugace illusione, di un istante.

Il sogno, come l’acqua, ci determina;

Acqua e Sogno, inarginabili, ingredienti primari essenziali, preponderanti della Vita, delle nostre piccole, rapide fragili vite.

Del nostro veloce volo – anche il Tuo vulcano ha voluto renderTi omaggio, unico Franco universale – resterà forse la memoria della nostra scia nel firmamento, forse appena un sospiro, dentro una pennellata di Vettriano.

Oceano di Silenzio, lode all’Inviolato

Post muto, silenzioso, oceano di silenzio, oceano di cordoglio.

E’ partito un gigante, un maestro, un artista; chiamando in soccorso uno dei Suoi pochi veri discepoli, Gianluca Gill, questo evento triste, questo lutto “mi precipita in uno strano stato, come in una canzone di Franco Battiato”.

Povera patria, abbandonata nelle mani di servi sciocchi, di parassiti senza dignità, di iene egocentriche. Rozzi cibernetici, signori degli anellidi, sintetici.

Viviamo in un mondo dopo, orribile: forse, non ci siamo capiti, perché dovremmo continuare a pagare tributi balzelli extra a dei rincoglioniti e in più asservirci, arrendevoli proni, a chi si crede padrone?

Uno strano bambino di 11 anni ascoltava incessanteMente la Voce del Padrone, disco in vinile a 33 giri, e attraverso la Bellezza, imparava a non sottomettersi, mai, a padroni.

Gli Uccelli, poesia musicale che svela i segreti delle meccaniche celesti, a chi sa ascoltare, volare, sottomettersi abbandonarsi affidarsi alla risonanza primordiale, alla forza poietica primigenia.

Sia lode all’Inviolato per averci donato Franco Battiato, sia lode all’Inviolato per averci concesso di vivere, senza merito, nella stessa era del Cinghiale Bianco.

Stranizza d’amuri, dolore e gioia all’unisono. Ci ritroveremo in altre dimensioni, percorrendo invisibili sentieri diagonali, colmi di Luce, più veloci di aquile e sogni, più veloci dello stesso pensiero, per concerti universali, senza inizio né fine.

Nei giardini della pre Esistenza, cammineremo placidi, finalmente tornati all’Uno al di sopra del bene e del male, oltre ogni passione bisogno dolore fisici; rinunceremo alla nostra identità terrestre limitata, per accedere ascendere abbeverarci alla Vita, quella vera e conversare solo di Armonia Musica Arte.

Quel bambino oggi dice: e Ti vengo a cercare;

anche perché non vorrebbe perdersi: l’incontro tra Te e Gurdjieff che così aggiornerà la sua preziosa lista di uomini straordinari, la riunione tra i leoni culturali di Sicilia, Tu e Manlio Sgalambro, le nuove rivoluzioni sonore insieme a Giusto Pio, magari dopo aver fatto scalo a Grado o dopo passeggiata a Pieve di Cadore.

L’Immagine divina e il Suono metafisico della realtà, li hai trovati e li hai regalati Tu, alle nostre anime, in cammino verso altri mondi, verso nuove visioni, verso realtà dove regneranno solo Pace e Amore.

Grazie, Maestro Battiato.