Sono stato scelto – non per il premio finale di una lotteria miliardaria – per essere un lunatico; a cui piace il Sole. Appunto.
Un tempo, chi partiva, predisponeva adeguato testamento: le incognite erano infinite, tra asperità idrogeologiche, geografiche e bande di birboni. Oggigiorno, siamo al punto di partenza: mentre alla fermata del bus fantastichiamo su trip spaziali e sulla imminente colonizzazione di Selene e Marte (per cominciare), ci allontaniamo da casa e non sappiamo se arriveremo, se torneremo e, casomai rientrassimo all’amato ovile, in quali condizioni.
Mentre ci godiamo, incoscienti allo sbaraglio, la novembrata delle lande nord orientali, ombre sempre più lunghe e scure si allargano, da noi e sul nostro destino, o sulla nostra sorte; come peggio vi aggrada.
La mia, determinata da Elio fiammeggiante, somiglia – anche troppo e troppo stranamente – al gentiluomo di fortuna, Corto Maltese; lui non ha disegnate sulle mani le linee della fortuna e della vita, ma da solo, con un rasoio, le ha tracciate senza esitazioni, con il sangue – il proprio – e il coraggio.
Cosa ci accomuni, non lo so, a parte questa evanescenza nera, questa sagoma oscura: forse i convinti anti militarismo, anti bellicismo, l’obiezione di coscienza, la ricerca incessante della pace. L’amore per l’avventura e le navigazioni (marine, viaggi), anche solo sognate. Da parte mia.
Mi perdo in elucubrazioni pindariche, mentre arranco pedalando sulla Pedemontana; una visione, tra i barbagli del nostro pianeta incandescente, mi sorprende; donandomi una sensazione ineffabile di gioia e ottimismo, per la giornata e perfino per il futuro: una madre ciclista, leggiadra ma decisa, corre aprendo sentieri, fantasia e mentalità, insieme al figlio tredicenne. Educare con la bicicletta, un gesto altruistico e intelligente.
Dunque, anch’io, in sella al mio fido destriero – meglio, sul sellino della ‘Pina‘ (Pinarello, ora e sempre) – lungo i miei tragitti, i miei percorsi, vorrei sviluppare la capacità soprannaturale, la sensibilità del rabdomante, per rintracciare gli indirizzi perduti di ognuno, gli indizi di grandezza umana, i miracoli che potremmo realizzare, ma che permangono in potenza, per scarsa fiducia, per indolenza, per vigliaccheria.
Scandagliando il cielo, da lunatico, e la Terra, da limitato imperfetto finito umano, ho riscontrato che esistono più meraviglie di quante possa immaginarne la mia fantasia, per decenza non cito la mia intelligenza; così scopro che Omero (VIII a. C.) è realmente esistito, lasciando la teoria del ‘collettivo di autori‘ al campo delle leggende storiche, prestando fede al professor Robin Lane Fox, classicista di fama mondiale, docente emerito del New College di Oxford; lo stesso per il Bardo Shakespeare, ambientalista ante litteram, forse suo malgrado, forse no.
Il Cigno dell’Avon, per così scrivere, schiaffeggiando la nostra incredulità, conviveva già con l’inquinamento causato dall’uomo e con le condotte scellerate, quali il disboscamento selvaggio scopo lucrativo (codici a tutela delle foreste risalgono all’età di Enrico VIII), o eventi climatici estremi, per esempio la Piccola era glaciale che tormentò il mondo tra il XIV e il XIX secolo. Tutto questo per affermare che le opere di Guglielmo l’Albionico contenevano espliciti, solidi riferimenti alla realtà; anche quelle più visionarie, poetiche, oniriche.
Non so se credere a me stesso, alle mie impressioni di novembre. Però ho fiducia nel poeta cieco e nel bardo dalla mente senza limiti.
Non so se credere agli scienziati di buona volontà, agli ambientalisti razionali, ma credo a quella mamma e a suo figlio, credo nelle traiettorie di quelle biciclette.
Salviamo il Pianeta Azzurro e noi stessi.
Prima di saccheggiare e deturpare anche la Luna.








