I Maggio: Festa o Spiga?

Pagina delle Spighe, varie assortite sparse sul terreno, dopo la mietitura.

Pagina delle Spigolatrici, non solo di Sapri; in oMaggio alla correttezza formale politica istituzionale del Mondo Dopo, non tralasciamo di menzionare gli Spigolatori: chi sono costoro, forse figli di un dio delle messi, in tono minore?

Caro Statuto, ti sorprenderebbe assai – ammesso Tu non ne sia già a conoscenza – quanti Artisti Letterati Poeti Navigatori forse anche Santi, siano stati colpiti (da una spiga, in fronte?), ispirati dalla romantica figura delle Donne spigolatrici; romanticismo sì, per la presunta purezza della vita umile nei campi, consapevoli però delle fatiche bestiali dell’agra quotidianità.

Curiose coincidenze: Le Tre Spigolatrici, di François Millet, dipinte nel 1857 in grande formato, quello di solito riservato ai quadri celebrativi di gesta eroiche e storiche, furono una denuncia e uno schiaffo in faccia all’arrogante borghesia dell’epoca che poco gradiva anche solo vaghi accenni alla povertà delle masse; ma le schiene ricurve delle Tre Grazie dei Poveri sono colline del disonore per chi in ogni era, anche qui nel Mondo Dopo, rifiuta la realtà e la responsabilità delle condizioni disumane cui sono condannati, senza colpa, milioni di propri simili. Anche Vincent, Van Gogh, ammirato, si cimentò in una copia dello scandaloso dipinto.

Nel 1857, il rivoluzionario Carlo Pisacane sbarcò prima a Ponza, liberando 300 (323, pignoleria storicistica) prigionieri, alcuni per reati politici – Loro, senza tema di smentita, veri patrioti – e in seguito, insieme a loro, nei pressi di Sapri, per sottrarre i braccianti al giogo di sfruttamento e schiavitù dei Borboni, ma la Storia sa essere cinica e spietata: i contadini, scambiandoli per briganti, allertarono l’esercito borbonico che con l’aiuto degli stessi autoctoni, sobillati a puntino dai reazionari, trucidò quasi tutti i liberatori; ah Luigi, eran trecento, eran giovani e forti, ribelli in nome della Libertà, arrivarono un mattino a bordo di una barca in mezzo al mare… laggiù in mezzo al mare, ci stan camin che fumano, forse fili di fumo di pire funerarie galleggianti, per celebrare ideali e idealisti. Cenere nel Vento.

Quel ‘maledetto’ 1970 del Mondo Prima rispunta a ogni ricorrenza, volenti nolenti, maleolenti di sospetto, sospesi presagi: la 300 – nel senso della legge n. – era Giovane e Forte, ma ignara della sua sorte, molti anni dopo, incontrò Sora Morte, istigata da menti traditrici cospiratrici; a pensarci, gentile Statuto, anche Tu con obsolescenza connaturata, come tutte le umane cose, potresti recriminare, ma sei documento superiore; a pensarci ancora meglio, non per scadere, come prodotto confezionato, nelle vicende personali, considerando che siamo coevi, forse anch’io, oggi, non mi sento troppo in forma.

Il paradigma vivente di transizione e resilienza – quelle vere – si chiama Jonathan, testuggine gigante delle Seychelles, per quanto sappiamo, animale più longevo del Globo; arzillo vecchietto di 189 anni – i suoi primi 189 anni! – trentenne vide con distacco la guerra civile tra gli stati del nord e del sud negli Usa; cinquantenne, fu trasferito, magari non per sua volontà, ma con invidiabile flemma, sull’isola di Sant’Elena, proprio la stessa dell’esilio napoleonico, dove vive tranquillo ancora adesso: non Bonaparte, Jonathan.

Non so se questo mondo sia stato creato per finire in un bel libro (liber…), come sosteneva il poeta Mallarmé; certo sarebbe confortante se da bei libri, traessimo ispirazione per progettare un mondo nuovo, equo e libero; come scrisse l’ineguagliabile Gianni Rodari, sarebbe magnifico se tutti potessero leggere (ottimi) libri, non (non solo) per diventare scrittori e poeti, ma per non diventare schiavi: mai più.

P.S. Canzone del giorno, Il Mantello e la Spiga (Franco Battiato).

P.S. II Numismatica del giorno, monete dell’Impero romano, con le spighe di grano nella Cornucopia, simbolo di abbondanza ricchezza benevolenza degli Dei; in alternativa, le gloriose 10 lire del 1951. coniate dall’Istituto poligrafico e Zecca – nel senso di battere conio, non ideologico – dello Stato.

Scorci, dal Mondo Prima

Pagina degli scorci, fugaci e fuggitivi, del/dal Mondo Prima.

Un piccolo cancello, ferroso arrugginito, incardinato in una soffice delicata purpurea cascata di Glicini che sembra scendano direttamente dalle nuvole, varco dimensionale per un altro mondo, onirico magico alieno.

Sbirciare nell’aia, galli razzolano fieri, della cresta e del ruolo: al gallo che canterà – per tradire ancora altri poveri Cristi? – in omaggio due galline da impalmare, galline floride, al bando quelle male in arnese. Eugenetica, aviaria.

Giochiamo a fare gli dei, manipolando DNA e combinando pasticciando tra gli alambicchi rimedi in tutto e per tutto sperimentali; gli effetti li scopriremo solo vivendo – geneticaMente alterati – e soprattutto congedandoci dal transito terrestre, forse a tempo debito, abbiamo sempre debiti con qualcuno già dalla culla, o rispettando la data sul nostro foglio di via.

Meglio valige di cartone, meno pesanti, meno inquinanti.

Memoria Ram, ma anche Rom, nomade, come tutte le Genti del Globo, memoria di sola lettura, fondamentale però per non obliare chi eravamo e i rudimenti; Ramses I: esimio Faraone, oriundo prima del blocco delle frontiere, guerriero, figlio prediletto di Seth – con la benevola supervisione di Schliemann, Anatolia o Egitto per me pari sono – dopo tremila anni (3.000), inezia al cospetto dell’eternità, non semi di lino per una vita umana, abbiamo scoperto che i geroglifici sono una vera lingua, non emoticon o emoji ante litteram; la Stele di Rosetta resta una memoria superiore a qualsiasi app o hard disk del Mondo Dopo; nulla è come sembra, perché chi detiene il potere della scrittura, è padrone del Linguaggio, domina la società e gli inferiori, la massa. Simboli arcani, arte, scultura, pittura, creatività: soprattutto, Amore per la Cultura.

Napoleone e le sue truppe furono solo una banda di ladroni? Non del tutto, ma Bonaparte oui: eppure, senza l’osannato imperatore – forse non assolto dalla Storia, giusto, illustre feluca romana? – clamoroso acuto travolgente innovatore delle strutture statali, dell’universo culturale, dei meccanismi del commercio, senza se e senza ma; comunque, a spanne, grande per statura e per distacco, dai suoi e dai nostri contemporanei: mentale.

Don Renato, Professore di ogni disciplina, sommo maestro di metodo, storico filosofico: sulla sommità del monte ventoso, impauriti spauriti atterriti per la presenza di nubi nuvolario – forse anche Tazio, Nuvolari – nuvola candida non radioattiva, densa di voci echi ombre di scorci; confessarsi reciprocaMente, confessioni spirituali messianiche, oneste – la confessione di solito è bugiarda – per auto da fé, senza menzogne, pietre d’inciampo, ma anche basali basilari, per fondamenta nuove, per rifondare città, nuove, nell’ottica di Leon Battista Alberti. Candore e armonia divine, con delicatezza e pudore orientali, ché non di sola carne è costituito l’uomo, ma affonda le proprie radici, poggia i piedi tra Terra e Cielo.

Pink Moon, Pink Floyd, volto nascosto di Selene, Apollo 11 e Spazio 1999; qualcuno rimase prigioniero sul suolo lunare, qualcuno si inerpicò lassù – il razzo Melies fu più poetico – per restare in orbita ellittica, anteponendo il bene comune, alla vana gloria individuale: saggezza romana inscritta nella doppia elica, quella del Modulo spaziale, quella genetica influenzata dal prezioso Tevere.

Ora Michael l’astronauta potrà passeggiare tra le dune argentate nel vento cosmico ogni volta che vorrà.

Scorci di Mondi, lontanissimi, nei quali nascono ancora Bambine e Bambini:

scorci di miracolosa speranza, autentici rimedi di gioia, squarci di arcobaleni verso il Futuro, l’unico che vogliamo: mentre noi ci abbarbichiamo ai sogni, Loro sono i talenti della Vita che procede incede germoglia, nonostante tutto.

Senza disagio, senza tema dell’Infinito: fisico/metafisico.

Tempesta e impeto, verso Sud

Pagina dell’Impeto.

Del petto in fuori, non per orgoglio, per migliorare il meccanismo della respirazione – bocca a bocca, senza boccaglio, optimum – , per ossigenare il cervello, anche lui recluso troppo a lungo, ormai incapace di spalancare nuove finestre.

Vorremmo una camera, con vista Mare; un tavolino che si affacci sulla promenade – non Cambronne – tavolino degli abbracci o che almeno consenta di abbracciare se non l’Umanità, almeno l’Orizzonte, il Panorama, il vasto Mondo, ideale fisico.

Impeto, impettiti verso il futuro, quale esso possa essere; un futuro, non qualsiasi, con personalità e intelligenza, possibilmente vera non artificiale, anche se il ‘noverrimo’ cervellone virtuale promette velocità di calcolo spaventosa – non si capisce se la velocità o il calcolo – e inusitata capacità di consentire il dialogo a banche storiche di dati, tra loro nemiche inique, senza canali di comunicazione, né transito, né Panama&Suez.

Con l’impeto – va da sé per tradizione storica – dovrebbe esserci, anche non in rima, l’assalto: di Balaklava (o dopo una bala alla furlana, con la clava carnica), ai bastioni, anche di Orione, servisse a recuperare il bene, soprattutto dell’intelletto; come sempre, appena cominciano i sussurri le indiscrezioni i pissi pissi bau bau su potenziali torte di danaro pubblico nei forni occulti delle istituzioni, parte l’assalto: alla diligenza, della Wells Fargo, o simili.

Quanto lavoro ci sarebbe oggi, nel Mondo Dopo, per gli intrepidi ranger del Texas, ai limiti della legalità, certo, ma per ristabilirla.

Corto, gentiluomo amico mio di mille e mille incredibili avventure, facciamo rotta con rinnovati impeti entusiasmi curiosità verso Shangai? O prediligi il punto più meridionale dell’Asia? Tiziano Terzani non amava Singapore, da raggiungere con battelli a vapore; Shangai porto commerciale o forse l’omonimo gioco da tavolo, meglio in effetti quello con i bastoncini di biscotto, ricoperti di cioccolato fondente. Eppure, dovremmo imparare da Singapore (cantare, sing, con ardore, come certe Ragazze di Trieste e non solo, il 25 Aprile), con animo senza paraocchi, dalla versione attuale: ordine esemplare, mezzi di trasporto pubblico efficienti e eliminazione esponenziale del traffico urbano, per guadagnare spazi da riconvertire al verde, floreale, l’unico sostenibile, costituito da miriadi di lussureggianti piante tropicali.

Giungere alla foce del Mekong, nel mare un po’ indo, un po’ cinese, veleggiare con e verso isole di Paracelso- chi mai sarà stato costui? – e finire tra le braccia di una terribile tempesta, ormonale emozionale onirica: chiedersi, come il brillante narratore Stephen Crane, perché i sette folli spiriti del Mare abbiano permesso di giungere fino a qui, per poi farsi beffe di noi, condannarci agli abissi più bui, più oscuri. Ultimi giri, siori e siore, poi la Giostra sarà rottamata, per raggiunti limiti di utilizzo, per obsolescenza programmata dal nostro DNA.

Che grandissimo para celso, quello scienziato medico astrologo alchimista, ma le 7 regole per una vita sana serena dignitosa restano valide, pilastri umani oltre ogni dimensione crono spaziale: perché diventare schiavi di qualcuno, quando potremmo essere con impeto, autorevoli padroni di noi stessi e delle nostre meravigliose esistenze?

Chiedi a una ragazza di 15 anni d’età chi erano mai questi Aborigeni, chi fu Chico Mendes; martire sindacalista ambientalista, difensore dei diritti dei popoli dell’Amazzonia – che qualcuno vorrebbe ammazzare per radere al suolo tutto, vendere legname, estrarre oro e petrolio – prima che inventassero il colore verde marketing pro distruttori; resistere con l’impeto di Chico, per salvare l’Alleanza dei Popoli, la sacra Foresta, identità culture e lingue che non troveremo mai più, né in rete né sul mercato globale.

Non rompeteci i Polmoni, i nostri e quelli della Madre Terra.

Mit drung in Richtung Südseite, anche le entità metafisiche saranno con noi, finalmente complici comprensive benevole:

vivere più a Sud, con impeto passione gentilezza.

Vivere come Papaveri, tornare a vivere a Sud, in pianta e con piante stabili e sane, per ritrovare i propri astri, i destini, i sentieri, gli unici autentici.

In origine, Prima, dove eravamo Tutti?

Foresta di Sherwood (cartonato verde)

Pagina dei verdi anni che, come cantavano i poeti, non tornano più.

Quaranta anni: sono verdi e pochi, oppure il contrario? Se ti candidi per governare un paese, una confederazione, dipende.

Viaggiare nel tempo è facile, se sai come farlo; nel frattempo, meglio uccidere Kronos – senza offesa – potrebbe risultare più disastroso attendere il fiero pasto del padre che divora i propri figli.

Il laser ci aiuta a scoprire studiare cambiare prospettiva sulla storia dei Maya, resta l’annoso amletico misterioso dubbio: come avranno fatto Loro, senza computer senza app senza algoritmo, a costruire le piramidi andine, mesoamericane, laggiù e anche lassù nello Yucatan?

Lo sapevi, caro Maestro Artusi, che il buon cibo influisce sul benessere della mente, non necessariaMente umana? Lo hanno stabilito questi infaticabili, infallibili scienziati del Mondo Dopo. Mica pellegrini.

Quanto sono ostinati, poco collaborativi i Migranti che insistono a fuggire da guerre, persecuzioni di tutti i tipi, mutamenti climatici catastrofici, miserie assortite? Cosa pretendono da noi, privilegiato evoluto supremo Occidente, campato in aria alle loro spalle, sulle loro spalle, sulla loro pelle? Continuano a imbarcarsi, naufragare e morire annegati nel nostro mare dell’infamia, solo per metterci in imbarazzo, solo per nausearci prima dei pasti, prima dello shopping compulsivo su internet.

Piantagrane, meglio che granate, pianta del grana e del parmigiano;

a proposito: quanto ci piace organizzare summit sempre più nobili, sempre più assembrati (accozzagliati?), sempre più retorici sull’urgenza ambientale; importante, spostare il limite temporale oltre ogni limite stabilito dalla Natura: 2050, 2060 e più in là, all’infinito. L’infinito non esiste, però presto verrà a presentarci il conto delle nefandezze, per esempio corrispondere somme ridicole risibili, per inquinare ancora, ma con la coscienza imbavagliata. Non esiste una transizione dolce, una transizione temperata, un passaggio edulcorato e graduale – i gradi sono già troppi, esorbitanti – ché come sentenziava il rugoso, ma saggio Maestro Joda: non esiste provare, esiste fare o non fare.

I Draghi sono verdi o rossi? Stanziano parte del loro tesoro per la presunta rivoluzione ecologica, ma sembra proprio una rivoluzione del Pirro, giravolta su sé stessi, per restare fermi immobili anaffettivi, sul punto casella economia di partenza.

Carissimi Cochi e Renato, dove arrivi se parti, certo, ma che partenza sarebbe, se resti fermo, soprattutto al palo senza frasca?

Da Get Back a Cash Back, non troppi passi, avanti, già detto e scritto volte plurime: un metodo ideato dallo sceriffo, quello di Nottingham, rubare ai poveri – come si sa, sono sempre tanti, ma in certe occasioni tornano utili – per favorire i ricchi. Del resto, se non aiuti i ricchi, l’economia neoliberista s’inceppa e l’ingranaggio crolla.

Tutto dipinto di verde, perfino i pappagalli e i camaleonti sembrano vinti dal tedium vitae, dallo spleen, dalla noia cromatica, cromosomica: adesso anche la carta verde – non per facce come deretani – per circolare indisturbati; nell’arcaico Mondo Prima era riservata agli studenti universitari per viaggi scontati – meglio che i viaggi siano sempre sorprendenti e che la meta finale sia solo il percorso stesso – su convogli ferroviari, il libro verde degli stati civilissimi uniti su cui erano pubblicati i nomi delle strutture ricettive adatte ad accogliere l’uomo nero e non sarà chiamandola con idioma anglosassone che muterà sostanza e natura: incostituzionale, illegale e tu illustre Mario, dell’omonimo bar di provincia, dovresti saperlo.

Tornare alla civiltà agricola, non solo al museo dedicato, a Palazzolo Acreide: giorni di intensa luminosità, Cielo vicino, anima e materia distinte, ma convergenti verso lo stesso Orizzonte. Muretti a secco addolciti e ombreggiati da maestosi Ulivi, a incorniciare gli unici sentieri possibili, quelli umani.

Hey politicanti economisti amministratori cingolati, vi sorprenderà sapere che al momento, anche nel Mondo Dopo, la tecnologia più forte avanzata evoluta intelligente che abbiamo per combattere – la vera guerra, come garba a voi – contro la co2 nella nostra atmosfera, resta il patrimonio arboreo: quello che noi bipedi fallocefali stiamo allegramente massacrando in nome del dio profitto.

Vil razza dannata.

Quante giornate, in un anno, figliuolo? Mariuolo…

Pagina delle Giornate.

Anzi, paginata delle giornate, dedicate ormai a chiunque, a qualsiasi cosa passi per la testa, per la strada, per il talamo nuziale o meno: la mogliettina adorabile per indispettire il marito troppo distratto andò a letto con il primo cretino che incontrò; il problema è che oggi i papabili si sono nel frattempo moltiplicati in modo esponenziale incontrollato, oserei digitare: virale.

Fondamentale non segare il ramo su cui tutti siamo ancora seduti, più o meno confortevolmente.

Pagina delle Logge, del Lionello, del Liocorno antico galeone, del Flicorno – ché qualche corno cornetto cornutone spunta sempre, musicale o apotropaico – ma anche, come diceva quello, massoniche, delle masse ammassate senza cefalo, delle lobby delle lotte, intestine – no gas, no ‘flautolenze’ – per il potere e/o vil denaro, sterco del demonio, a loro insaputa (del potere, del denaro e del povero Fra’ Diavolo).

Rimpiango le rogge urbane, in ogni senso, del nord est, massacrate deturpate intubate in cemento vomitato da tecnocrati idioti; abbattono alberi, espiantano i polmoni della Terra chiamandoli malati, eradicano i loro stessi organi vitali. ma chiamano ogni crimine: sviluppo.

Quante giornate, figliuolo? Tre Ave Maria e un Pater, noster, auspicabilmente. Nel Mondo Prima, la matrona, anzi, la matrix, era semper certa, l’altro, numquam, ma oggi siamo tutti figli dell’algoritmo; come ritmo, sarà algo, senza alghe di Fukushima magari, ma spurio di swing, quello vero, quello caro a Renzo Arbore.

Figliuolo, bada, sii coscienzioso cosciente misurato: troppe giornate nell’arco di uno stesso anno, anche horribilis, rendono ciechi. In attesa della prima vera buona notizia e del Transcosmonautilus Mirabilis.

Giornatina truffaldina della Terra; le celebrazioni – ché qualche pio bove non s’illuda – le affidiamo a noti sodali di cementificatori e trivellatori – Drill your ass – così, non salveremo le disperse capre, belanti a vuoto, né i cavoli anche perché se sono quelli di Brusselles sono tossici, amari a priori: ai priori del Pianeta, no, business is busillis, guai ai vinti, ma gli intrallazzi devono continuare, anche post mortem.

La strada è stretta, anzi la via, ma ci sono lampioni di luce, solare, e botteghe del caffé, un po’ equino, un po’ solidale; stretta la via del borgo antico, larga la foglia dell’inganno, ma non l’abbiamo ancora mangiata tutta, metabolizzata nemmeno a parlarne: forse, ridotta a bolo, ruminiamo le stesse sciocchezze da quasi un secolo, ma non le comprendiamo.

Questi colori della tavolozza di Vincent, questi papaveri di Claude – mai sottovalutare il potere della scarmigliata papaverina – sono la mia, la nostra vita; lasciate che i Bambini del Mondo sognino nel vento, del cambiamento vero radicale salvifico.

Se ci ammaleremo, di Nostalghia (Maestro Tarkovsky, dove sei?), sarà solo, sempre colpa nostra e almeno per la griffe colpe capitali abbiamo l’esclusiva; i nostri stili di vita vitaccia di vite, non si armonizzano con le esigenze farsesche dello stantio mercatone globale, del nuovo vecchio corso, senza patente di corsa. Ladroni sì, ma almeno con licenza regale, cribbio.

Il Leone marino nel golfo della California, nuota in profondità e sgrana allibito i suoi grandi occhi scuri: un’orrida mascherina inquinante davanti al suo muso; la sua espressione allibita, ci interroga e ci condanna, senza possibilità di appello: che razza di umanità siamo?

Anche Greta, la Divina, si è ritirata, giovane; dallo schermo, al mito, senza scorciatoie, senza compromessi, negazione di decenza pudore dignità. Difficile imitarla.

Viaggiare nel mare infinito intorno a noi o nel mare dell’Infinito, sul dorso o anche nel ventre della giovane Balena Grigia, migrante dall’Atlantico o dal Pacifico, novella Fenice marina, per sete di conoscenza, per fame di plancton – o della pizza di Dumas;

liberi da Achab (se fosse Gregory Peck, sindrome di Stoccolma), libera Lei, liberi tutti:

occhio agli spruzzi arcobaleno dallo sfiatatoio!

Annunci e attenti agli accenti

Pagina degli Annunci.

Annunci di tutti i tipi, funebri commerciali, di coprifuoco, non coperchi delle pentole, ormai vuote, buone giuste per un cacerolazo in piazza, anche senza guerra. Negare sopire reprimere, perché l’unica via per la pace sociale, eterna, resta la santa repressione.

Del resto, non ci avevano detto che viviamo nel migliore dei post mondi possibili, considerando che non si combattono più guerre da 75 anni? A scrutare bene il Pianeta, non sembrerebbe, ma avanti così, ripetere una bugia un miliardo di volte h24, non la trasformerà in verità. Come una zucca per qualche ora carrozza principesca grazie a un magico inganno, tornerà sempre zucca; visto l’arietta che spira – anch’essa, purtroppo – meglio accontentarsi della zucca.

Chi visse di annunci, Nonna Erminia completerebbe la sentenza, da par suo: questo paese, anzi questo mondo dopo – mi perdoni l’Avvocato Mauro Sandri per le modifiche improprie al suo saggio aforisma – vive di annunci roboanti, virali più dei virus, e poi, inevitabilMente, muore di realtà, quella vera concreta naturale.

Onanismo marziano, ingenuità di fabbricazione terrestre, eterodiretta da Pasadena – Olimpiadi di Los Angeles 1984? – il drone studierà per noi il Rosso Pianeta, in attesa che i bolscevichi al potere si arrendano alle leggi del mercato; se i riccastri vogliono come sempre decidere tutto loro, perfino chi debba possa abbia i crismi – il karisma no, non fa per voi, nemmeno il karma – per competere al grande circo dell’intrapresa, i primi a non credere nel libero mercato, i primi a stritolarlo con lacci di seta nera, sono proprio loro; poco importa e/o differisce che si tratti di sport professionistico o esplorazione dell’Universo, cui, piccolo dettaglio, nessuno ha chiesto se sia favorevole.

Con la super lega, finalmente i padani potranno sognare di nuovo l’indipedenza e un Doge illuminato che garantisca prosperità ai sudditi della Serenissima; il torneo ora genuinamente amatoriale con grande coppa finale Bucintoro d’oro, sarà trasmessa in ogni sestiere, anche se per accedere correttamente allo streaming lagunare, servirà il sestante di bordo (per fortuna, il truffaldino mose, nessuna parentela con il Mosè di Michelangelo, nato già guasto, anzi marcio, dentro, nel frattempo sarà divenuto un’installazione per turisti, di bassa lega); per le radiofilocronache in diffusione, la trasmissione ufficiale, da 90° minuto, si chiamerà, per adeguarsi alla nuova incredibile ricchezza – dei soliti famigerati – miliardesimo minuto (Bucchi docet); state sereni, la minuta dei conti cifrati, occultata dentro scatole cinesi, resterà sigillata in bunker post atomici su isole e atolli mai trovati. Così, a pelle, questo specie di atollo mi sembra un gran figlio del Mare.

I super scienziati, speriamo non i virologi e gli infettivologi che da 14 mesi non ne azzeccano una, nemmeno su suggerimento di Zeus, pare abbiano individuato un nuovo corpo celeste, forse un pianeta simile alla cara vecchia agonizzante Terra. Anche perché nel frattempo, il mega iceberg A68 che rischiava di collidere contro le coste della Georgia, quella del Sud, con terribili conseguenze per la povera fauna locale, si è in realtà frantumato a causa della temperatura troppo elevata dei mari e dell’atmosfera; mentre tutti sembrano sollevati – come sempre, avendo eliminato il senso di vergogna – da ogni responsabilità individuale e collettiva, colgo controcorrente inquietanti presagi. Dormire sognare, forse migrare, trasmigrare come facevano gli Uccelli, ma per la razza umana, fuggire (come?) in massa verso un nuovo Eldorado Eden Megalopoli cosmici, sarebbe un escamotage di comodo: prima dovremo rimediare ai danni terrestri, poi, casomai, i più meritevoli potranno concedersi un periodo di ferie, stellari. Avevamo giurato che saremmo diventati migliori, invece sarebbe già festa grande, fossimo rimasti fallocefali come eravamo, prima.

Colonna sonora suggerita, per celebrare l’arrivo in Albione dell’avariante indiana: Arrapaho degli Squallor, solo per autentici intenditori; almeno 40 minuti di allegria saranno sicuri, il resto lo scopriremo, a partire dalle vergogne, solo vivendo, chi potrà.

Annunci di pubblica offerta, progresso sociale, piccolo spazio pubblicità progresso: quanto dura il vostro rimedio, sei mesi, un anno, forse 18 mesi, magari 24? Gli Alchimisti non riescono a trovare la risposta, ma se qualche antichissimo Druido – barba bianca d’ordinanza – ci vende la pozione, magari con ingredienti che giungano non contraffatti da bachi malandrini attraverso la Via della Seta, si aggiudicherà appalto, scudo fiscale, scudo penale (non fallico), vitalizio, per lui e per tutte le generazioni future: della sua famiglia.

Pagina finale degli annunci e dei quesiti; non esitate a inviarne a go go, ma attenti a non sbagliare qualche accento: se avete quesiti da pòrci, questo è la fattoria ideale.

Anche Nike è rimasta senza ali? Evadiamo, o almeno, evacuiamo

Pagina dell’Evasione, vera sognata presunta;

una pregunta, por favor: a che ora comincia la diretta per la fine del mondo come lo abbiamo conosciuto? In alternativa potremmo evadere anche noi da Alcatraz, da Yuma (occhio ai puma e al Popolo dei Pima), dalla Cayenna portandoci via anche un po’ di pepe? Una fuga sottotono decorosa poco chiassosa, soprattutto nei colori, per non dare nell’occhio.

Le evasioni sono sempre innocenti, al netto delle deviazioni perversioni sollecitazioni?

Caro vecchio patacca, Fidia, sapevi che già nell’antichità del Mondo Prima le grandi aziende del Mediterraneo globalista, secoli prima della globalizzazione, delocalizzavano in Arcadia (se lo sapesse Harlock…); non mi credi? Vai al Louvre, alla ‘Naik’, impiegata in un lavoretto poco pagato e senza tutele legali ai magazzini di Samotracia, sono cadute le braccia; pare sia riuscita a conservare le ali, anche se sarà complicato effettuare nuovi decolli, da decollata. Maledette ghigliottine.

Il grande capo supremo – non si tratta di burla, garantito dall’imparziale gilda di farmacisti ed erboristi del Mondo Dopo – degli alchimisti, dichiara con orgoglio: i nostri rimedi, mezza dose alla volta, sono traumaturgici contro ogni morbo, se non funzionano è solo colpa del cliente malato; ma per una vera miracolosa magica protezione dovrete acquistare e consumare più dosi ogni anno, da qui all’eternità; cosa volete che sia un piccolo sacrificio con la prospettiva della vita eterna? La vita e l’amore sono eterni, finché durano, anzi, finché dura la pacchia, per noi.

La Piffer prima ti vende la pillolina blu, per alluparti a dovere, poi quella rosa del day after, per non restare gravido, soprattutto di conseguenze, terribili. In ogni caso, contro ogni certezza, evidenza scientifica, correlazione extra coniugale, come dice il Maestro calabro saudita SalvaThor Bel Fiore: Vaginatevi!!! Tutti, più che potete.

Noi puntiamo senza indugio – credere obbedire (grazie, amico radicale Maurizio Bolognetti) vaginarsi – sull’Umanità di gregge: quando il gregge sarà davvero umano, potremo forse congedare auto proclamati pastori delle Genti.

Il paese – quale non si sa; un paese, brutti pignoli e anche pettegoli che siete! – risorgerà, dalle ceneri dalle macerie dalle miserie: grazie all’ausilio del piano ausiliario non Marshall, PNRR: piano nazionale ripresa della repressione; anche perché è noto che reprimendo a lungo, qualcosa prima o poi esplode: verso il Firmamento delle firme, più o meno prestigiose, e oltre.

Pythókritos, Pythókritos chi era costui? Vuoi vedere che per saperlo dovremo, ancora una volta, ringraziare quel vecchiaccio di Plinio che altro non aveva da fare che girare per cantieri, battaglie campali, intrufolare il naso in affari altrui e scrivere resoconti? Chissà quanto attendibili; incrociamo braccia e fonti e cerchiamo di ricavare frammenti, di verità.

L’evadere m’è dolce da questo mare, di sbarre (di plastica e non solo).

Evadere, evacuare – prima Donne e Bambini? – premessa essenziale e doverosa, prima della messa che poi finirà (ite fratres, missa est), rendersi conto della differenza;

comunque, verbi azioni funzioni: ‘entrambi due’ necessari, anzi, vitali.

Specchio ontologico

Pagina dello Specchio.

Riflessi riflessioni flessioni, fisiche mentali spirituali.

La Luce illumina ma crea ampie zone d’ombra, per ripararsi riparare ritrovare ritrovarsi.

Annegare dentro lo specchio, avviluppati dalla pianta del Narciso, attenzione massima al pitagorico specchio: brucia, come le fiamme di un qualche inferno, privato.

Specchio ontologico, immagini ombre echi del presente immanente, appena dietro di noi; ci segue ovunque, incollato alle nostre calcagna, molto più della nostra ombra; rivela smaschera denuncia tutto e solo le verità, anche le più riposte obnubilate imbarazzanti poco edificanti, per niente al mondo edibili, di noi. Eppure, siamo noi.

Oltre le sbarre, frammenti identitari; oltre l’immagine confusa, un altro me, non altro da me; la condanna, la benedizione, il destino dello stesso sangue. Carne e sangue, dentro. Ossa calcinate, sbriciolate dal Sole.

Il Pianeta ex azzurro – al bando ideologie politiche, bandi di concorso solo per veri Pangeanauti, adoratori puri di Pachamama – è ancora bello nonostante sia avariato; chissà cosa ci attende con le avarianti.

Cara estinta Ellade, ‘Pallida Atena’, siete sicure che le vostre cosmologie e filosofie, feconde di sapienza insuperata, ma basate sul contrasto tra logos e Natura siano ancora valide? Il buon saggio Philippe sostiene, non senza nuove illuminanti ragioni, che per fondare una catartica sana società globale, dovremmo partire da un assioma universale: animali di ogni genere e specie, minerali, acque, piante, fenomeni atmosferici costituiscono un meraviglioso collettivo, la band del Creato, nella quale tutti sono importanti, tutti detengono pari dignità e inalienabili diritti.

Se i sociologi hanno urgente necessità impellenza imperativo categorico di andare a lezione da Darwin, prìncipi feudatari borgomastri alchimisti e sacerdoti di rito wannesco – nel senso della Marchi, Wanna – da chi dovrebbero essere costretti a studiare per una vita sabbatica, considerando che da 14 mesi ci tengono prigionieri, in ostaggio i nostri cuori polmoni anime?

Quartiere di periferia, molti anni fa oggi; uno di quelli scomparsi alla vista ai radar alle app dei politicanti, pseudo scienziati, sedicenti dottoroni: invisibile il quartiere, invisibili le persone residenti; l’essenziale è sempre invisibile agli occhi dell’uomo mediocre.

I bambini di quei giorni non sono mai andati via, li troverai ancora e sempre per sempre, in giardino a scuola in parrocchia:

selvaggi e liberi, fedeli alla stessa parte del cuore.

Trattati, modelli: Polpi&Pipistrelli

Pagina del decesso, de cesso italicum (trattato scomparso, opera minore di Caio Giulio)?

Esauriti i giacimenti pubblicitari di slogan ottimisti, ‘andrà tutto’ bene è andato da solo a farsi benedire, siamo tutti in ansia – nemmeno negli anni ’80 del 1900, quando spararono a Bobby Ewing ‘il buono’ (vabbé…) della serie tv Dallas, il pubblico da casa si mobilitò così empaticamente – sulle sorti poco progressive dell’altro mantra categorico apocalittico apodittico: il nostro paese è campione nella partita contro la pandemia, la nazione degli italopitechi un modello per il resto del Mondo.

Il famigerato manuale delle ataviche marmotte, nel senso del sonno profondo, lo abbiamo scritto tutto noi, da soli: un autentico gran pezzo di modello, con i 100 errori fondamentali da commettere nell’amministrazione di un paese, amministrazione ordinaria straordinaria emergenziale. Paradigma perfetto, paraflù, parabrezza: fate il contrario rispetto a noi e forse vi salverete.

La grande campagna alchemica dei rimedi langue, nel Vecchio Continente assetato di idee progetti salvezze: i druidi litigano tra loro sulla formula esatta del medicamento – sull’efficacia o sulla proprietà intellettuale; langue dove la lingua duole, meglio: langue perché i rimedi non arrivano o perché sono arrivati, fallati; già partita l’inchiesta – destinazione mihi ignota est – di maghi e fattucchiere a carico del povero popolo degli Ippogrifi fattorini, attenzione però perché se perdessero la pazienza a causa di ingiuste accuse, s’ingriferebbero, di brutto e non ci sarebbe merlo di mura castellane in grado di arginare la loro motivata, grifagna, indignazione.

Anche riti apotropaici e incantesimi protettivi pare siano fuffa in questo nuovo millennio con troppi vizi di fabbrica, non polverine magiche – ché ogni rito sanitario serio vanta una componente sociale, come i viaggi con Pejote o quelli con carburante lisergico, oggi molto rivalutato – ma polvere irrespirabile sotto tappeti taroccati; anche i mercati neri, al netto del razzismo, non sono più affidabili come nel rimpianto Mondo Prima.

Ancora agnostico delle leggi fondamentali della vita, un sempliciotto ingenuo – uno come me, sui 51 – potrebbe chiedersi: perché fanno quello che fanno e la gente permette che lo facciano? Questa mattina, è ricomparso Elio all’orizzonte e i suoi raggi, filtrando con forza attraverso le nebbie, hanno acceso nuovi dubbi, nuove antiche domande: forse non sarà più di moda il genocidio etnico, nonostante droni servizievoli e bombe smart, però uno socioculturale antropologico globale sì; in fondo, le solite proiezioni al 2050 (ricorre un po’ troppo spesso questa data) annunciano una popolazione mondiale composta da circa 10 miliardi di individui, sarà necessario creare spazio, in qualche modo.

Non so se nel discusso saggio di Attilà (con l’accento sulla a, finale), pubblicato un lustro fa, si prospettassero strategie estreme, però, il nome dell’autore offre ampie garanzie di competenza in materia.

Se volete vivere informati, affidatevi solo ai grandi veri professionisti del settore: gli autorevolissimi professiofiaschi dei ‘midia nazionali’. Domenica scorsa, per citare qualcosa, l’editoriale firmato da un direttore di testata torinese, ex repubblichino scalfariano, preso dalla boria e dall’ansia di convincere il popolino della statura da statista dell’attuale capo di tutto e delle di lui formidabili strategie geopolitiche pro Cane nero a sei zampe, è riuscito a scrivere che il banchiere per sempre avrebbe commesso solo una banale imprecisione definendo il satrapo di Ankara, dittatore. Motivazione? E’ stato eletto dal popolo. Come Hitler, come Mussolini, con percentuali che oggi farebbero impallidire e scomparire dalla vergogna gli onanisti dei laik su faccialetame, tuittoadminchiam, instagramo.

Qualche verità vera filtra e incrina la cappa di menzogne letali, quando tutto crollerà come tempio con dentro tutti i filibustieri, sarà tsunami galattico, inarrestabile: aria aperta, baci, interazioni sociali rafforzano sistema immunitario e sistema nervoso centrale; ci sarà bisogno di molti giudici, nell’eventuale poi del Mondo Dopo, a Berlino o sede alternativa di Norimberga, dove per fortuna – non Dusseldorf – sono già allenati.

Jacques, mon ami – non mona mì, o forse, anche sì – ho letto con curiosa gioia che uomini e polpi possono essere amici (ognuno di noi potrebbe avere un grande amico, in fondo al mare), ma il merito è tutto della vivace intelligenza: la loro!

Tutto chiaro lapalissiano evidente, come il Sole il Solone la Sola, a mezzanotte: in attesa di Batman, Vampiri, Streghe.

Intanto, il Re dei Pipistrelli, non necessariaMente cinesi, ride insieme a tutta la Sua corte dei Miracoli, ride forte:

di noi.

Vince sempre il banco, del mercato (Draghi o Lupi?)

Pagina bianca delle Pagine Bianche, in quantità.

Anche la carta è destinata ad una veloce estinzione, le materie prime scarseggiano, a partire dalla preziosissima fondamentale vitale acqua e non sarà più possibile sprecarne nemmeno una goccia per un bene voluttuario così ‘inutile’.

Pagine bianche delle nostre vite scritte vergate fustigate da altri, i soliti dieci furbetti con loro famiglie e accoliti: potessero colpirvi coliti, fulminanti; senza rancore.

Parole di fuoco scritte con il fuoco nate dentro i mitologici vulcani; Stromboli e Etna, uber alles, su tutti.

Recluta, come si chiama lei? – Stromboli, signor comandante. – Ah, come il noto vulcano… – Sì signor comandante, ma non siamo parenti.

Talvolta anche i Draghi ululano – Lupi in sciopero, causa clausura coatta nelle foreste più nere, come certe notti – non solo alla Luna piena mefistofelica, anche contro i dittatori; ululati meditati e selettivi, dittatori libici no, sono nostri amici petrodollariferi (e poi fanno sparire qualche migrante invasivo), quelli turchi chissà, tanto in piedi – non certo a piedi – resta solo l’antica befana, quella europea.

Parole ferine, parole come pugni di ferro in guanto di velluto; fero (in romanesco?) fers tuli blem blem latum blum… uora uora arrivau u ‘ferre bot’;

mi sono perso, nel labirinto, nel sacro mausoleo delle lingue, trapassate. L’attitudine e soprattutto i paradigmi – anche paradenti parastinchi caschi, di questi tempi non sono sgraditi – o li hai, o non li hai; caciotte e pifferi dei paesi tuoi.

Da quando abbiamo smesso di capire il Mondo? Da quando abbiamo confuso i dogmi indiscutibili – se perfino l’infallibilità del re del Globo può essere messa in dubbio – del neocapitalismo barbarico per leggi e verità assolute dell’esistenza? Da quando caro Charles, abbiamo smesso, o obliato, le tue scoperte e concepito la società non come un organismo vivente, ma come una immensa arena nella quale sopravvivono solo i più loschi, spietati, individualisti egomaniaci? Eppure, dovremmo ormai sapere che progresso non è sviluppo senza limiti e crescita non equivale a prosperità della Comunità.

La glossite è stata classificata quale sintomo del morbo, ma seconde me sono proprio le lingue a essersi infiammate, per l’utilizzo stupido contorto truffaldino che facciamo di loro; comunque, resti agli atti: le Ragazze amano l’Italiano, eccellono in lettere letteratura lettura, ma se da giovani hanno la possibilità di conoscere le grandi donne della Scienza, diventano imbattibili anche nelle materie scientifiche e sbaragliano la concorrenza maschile.

A proposito del morbo, caro Danny, ti propongo un breve ma esaustivo reportage giornalistico contro informativo, ma fattuale dettagliato inappuntabile anche ‘fat cecchins’ (grassi cecchini) dei media ufficiali: l’antidoto è sicuro e efficace, tranquilli… anzi, per essere proprio corretti, gli cambiano nome e, si vogliono rovinare con i nostri risparmi, anche le eventuali, remotissime, praticamente impossibili controindicazioni scritte sul bugiardino… però, aspetta, oh badate bene, sicuro è sicuro, ma quasi quasi suggeriscono sia meglio non somministrarlo a donne – non si tratta di sessismo! – giovani magari incinte… lo ribadiscono con certezza e orgoglio, questi rimedi magari non sono proprio perfettissimi, ma lavoricchiano, costituiscono un miracolo della scienza (miracolo della scienza…), un miracolino, anzi miracoletto, e come avete potuto constatare tutti, sugli anziani sono davvero portentosi, dopo i 100 anni, una vera bomba, anche perché siamo in guerra!!!

(Finitela di romperci i covoni con ‘ste menate sulla sicurezza, pagateci e chi se lo vuole fare si faccia e se crepa, ‘so cocci sua!!! Clausola finale stampata con inchiostro simpatico – simpatico, almeno l’inchiostro – sulla versione segretissima del famigerato contratto d’acquisto, custodito nella spelonca di Gollum).

Illusione ottica purtroppo, né Draghi magici, né sacri Lupi;

alla fine delle fiere, alla fine della fila per la fiala, al termine della filastrocca, la vita odierna nel Mondo Dopo è come un ristorante di lusso;

accogliente e disponibile, solo per i ricconi che decidono tutto:

arredi personale e perfino il menù.

Il mercato privato è morto? Privato d’umanità, non muore mai, viva il mercato!

Alla fine, vince sempre esso.