Momenti surReali

Pagina surreale, dei momenti surreali.

La Realtà supera sempre, per distacco, l’arrancante arrembante entusiasmante Fantasia. Non abbandoniamola ai bordi delle strade, negli ipermercati, nelle banche, accudiamola: è nostra Amica, facciamola divertire giocare con balocchi colori e nutriamola con facezie e biscotti, per evitare che il Nulla fagociti tutto tutti, anche lo stesso Reale.

Real de Madrid, anche se in spregio al potere preferisco il Wile Real Coyote (acme forever, non acne), Reale Antiseri manuale filosofico IPP – incubi perenni permanenti – poderoso per ponderosi liceali, reale mutua nel senso di assicurazione reciproca di esistenza nella realtà surRealtà magrittiana, realtà narrativa universale, senza trascurare il reale di Vitello d’Oro – Norman, non ti mangerei mai! – o il magnifico regio Tratturo Lucera – Castel di Sangro, per epiche transumanze animali animalesche, davvero animate.

Debito pubblico stratosferico, senza serenate rock su Stratocaster, scandali delle banche non solo romane – saltimbocca alla romana, soprattutto nelle cavità orali sempre spalancate di magnaccioni e tontoloni – in via XX Settembre un monumento a Quintino (in) Sella, quindi comprensibile si tratti di statua equestre, fuggita dal circo dell’inumana commedia.

Invocare il riconteggio dei voti alla Madonna, delle schede schedine della Sisal/Totip – Sistemone? – dei gas inquinanti nell’Aere – che t’aggia fà, Bellezza mia? – ricorsi a corti supreme o banditaglia urbana (talvolta, si rischia di confonderle, sorry my Friends), raccontatemi di nuovo e sempre la favolosa barzelletta sulla più grande democrazia del mondo, ogni volta rido fino a crepare la pelle, come fossi il Joker!

Con Te Joe/conTeGiò – Sleepy Joe, una garanzia di Serendipity – non ci sto più, le nubi elettorali sulla Casa Bianca degli affarucci sporchi sono già un po’ più in là, tanto il Continente è grande, può ospitarLe.

Ragazzi, siamo ultimi in ogni settore, anche incrociando dati, parametri, paraMenti, numeri ad minchiam – grazie, Professor Scoglio, anche se non puoi arginare il Male – in fondo al baratro, un pareggio vale oro, un punto (di pil?) muove agita muore la Classifica: alla fine dell’anno, se arriverà e con chi ci arriverà, si vedrà. Domani è un altro giorno, il domani non muore mai, così però è troppo facile.

Quasi quasi faccio ricorso anch’io: rincorsa ri Corso Bonaparte il grande ritorno, ri corso Vittorio Emanuele II, per tornare alle antiche contrade, maggiori minori umanamente con-sessuali, congressi no grazie, comunque senza ingressi.

Memorie dal sottosuolo della Clausura: la rete (?) mi chiede se voglio scaricare la app per i momenti di urgenti bisogni; me sventurato, rispondo sì, ma devo prima compilare il modulo di identificazione on line: a nulla valgono proteste improperi assortite sortite imprecazioni contumelie ingiurie vituperj, e poi – ultima ratio – la mia parte più delicata, interessante l’ho fotografata, scansionata e caricata sul sito già ieri – ora visto che in effetti si tratta di scaricare, mi volete gentilmente inviare questa fornitura di carta igienica?

Manca il codice fiscale, completo il modulo assecondando l’ultima imposizione, ma i poteri forti, nascosti mimetizzati travisati – male interpretati dagli attori o dai media? – oscuri che complottano se non contro il Mondo, contro me tapino di certo, mi comunicano senza possibilità di replica e/o modifica: il codice fiscale da te digitato è errato in quanto non compatibile con il tuo nominativo.

Dalla preistoria al 2020 con furore, sulla strada, mentre le Ragazze di Trieste cantan tutte con Ardore, per scoprire dopo millenni di letteratura introspettiva, ispettiva, mai risolutiva che l’intelligenza artificiale artificiosa arte fatiscente dell’uomo si inceppa quando incappa inciampa in un algoritmo burocrate.

Essere o non essere, il sogno è realtà e viceversa, ma con il mio Calderone di dubbi irrisolti misteri misteriosi notti inestricabili della repubblica, remo rassegnato – non il remo, io – su quella Barca chiamata Desiderio.

Vecchio Sampei, che vedi? Smettila di pescare, non sono pesci, ma bottigliette di plastica, cotton fioc, assorbenti, museruole per umanoidi.

Sei certo della rotta?

Nel vortice dei petali

Pagina della Collina dei Papaveri, fuori stagione.

Collina dei Papaveri e delle Papere, Collina degli Stivali e vecchi scarponi, Collina del Vento, talvolta munita di gallerie di e per Eolo, collina mai arbitraria, colle dal latino tardo, non a caso sede di austeri palazzi istituzionali.

Collina dei Ciliegi, la più celebrata, ma non di Battisti, quella nipponica: vi sarete certo dedicati anche voi all’incantevole tradizione dell’hanami, anche voi avrete scelto come simbolo del vostro percorso di vita il sakura, coraggio purezza lealtà caducità, ma bellezza sublime e ciotole di riso in abbondanza.

Godzilla è un dinosauro geneticaMente modificato a causa delle radiazioni nucleari o un lucertolone eversivo? Pronto – in tavola, da surf! – a invenzioni a prova di Bomba H e di Guerre Fredde, proprio oggi che i poli si sono ‘liquesi’ come ghiaccioli all’Equatore? Radiato a vita millenaria, mille in aria, stasera non è aria da mille e non più mille (l’interpretazione è sempre settaria) dalla sua Setta?

Massa e potere, potere delle masse, attento amico il potere ti ammassa, tutti soli ammassati senza più cervelli né anime migrate trasmigrate migranti; psicologia delle masse e analisi dell’Io Tu Egli Es Ego? Stendiamo una tovaglia da pic nic anche se non si potrebbe, perché i focolai sono ormai nelle famiglie e dove dovrebbero essere collocati altriMenti, vostra disGrazia? Qualcuno ha interpellato i Lari e i Penati (forieri di pene, a senso unico e non doppio?), oppure abbiamo lanciato in aria la solita monetina da 100 lire come si faceva per scegliere in modo scientifico matematico scevro di dubbi la facoltà universitaria? Lari, Larici piangenti, anzi Salici Sapienti.

PierPaoloPasolini sapeva, tutto e/o comunque troppo, ma senza prove, oppure stava accumulando dati date riscontri incontri pericolosi, in attesa di pubblicazione? Orde di nemici della Verità, orda di ordalie, non fate l’orda che poi tracima; dopo secoli di ordalie coatte, ora ci sottoponiamo a quella dei tracciamenti – tamponi tampinati tamponamenti – esperimenti esasperamenti, ma per il bene comune; nell’avanzatissimo III millennio avrà altri nomi, ma siamo rimasti all’ordalia, all’autodafé, al rogo mediatico sanitario sociale sociopatico politico, anche vagaMente antropologico.

Se sei non catalogabile, sei contagiato contagioso contaminante, vera mina vagante, lucciola dentro la lanterna.

Da Hokinawa a Hokkaido, sulle tracce invisibili eterne di Hokusai e Basho, volando in un vortice di petali di ciliegio, cercando pietendo in una tazza di profumato té la propria identità, il proprio ruolo nell’Universo, o anche solo un ramo su cui appollaiarsi appisolarsi appigliarsi. Con questi spifferi, è un attimo scompaginare scompigliare scomparire, dentro orizzonti incerti tremolanti balbettanti.

Avevamo i famosi tre colori – verde bianco rosso, eddai! Edda lo sai, come vorrei – sono stati sostituiti dal rosso arancione giallo; la battaglia dei colori primari, per approdare al rosso assoluto, passando tra rosso relativo e eventuali sfumature, non quelle improponibili illeggibili imbarazzanti di romanzetti frustrati frustranti, da frustare, letali per l’Eros; quanto ci mancano le lascive compulsive compiante Lanterne Rosse Rivoluzionarie; qui sventola la zona gialla, per fortuna ignoriamo che nel linguaggio del Mare non segnala da secoli antiche balere, ma navi in quarantena, con a bordo belle epidemie in corso in corsa con regale patente di corsa, Epidemie Corsare, soprattutto di stupidità.

Nei prossimi lunghi inverni del nostro scontento, il mondo adotterà il colore unico;

come sarebbe confortante udire il fischiettio e il canto dei Venti, chi hanno in Rosa i Venti (? fantacalcio ?), Rose nel Vento in cerca di lievito, Madre da quando i Padri hanno abdicato.

In fondo, abbiamo tutti un po’ abdicato, da noi stessi e dall’Umanità, ma i crudeli tempi moderni impongono misure draconiane, misure per misure (misura alla seconda?), misure ottenute con il metro algoritmico, per non ammettere che le nostre riforme epocali valgono meno di ectoplasmi di ribaldi logaritmi, schiuma dei 7 Mari.

Sensei Kobayashi, aiutami illuminami insegnami Tu:

“Poni fine ai lamenti, o insetto/ non vi è Amore senza Addio/ nemmeno tra le Stelle/”.

Sono pronto, Capitano Haddock: salpiamo con l’ultimo esemplare del Liocorno e andiamo alla ricerca del Rosso, non su verdi tavoli di case casse casette di gioco azzardato, ma del Tesoro di Rakam il Rosso.

Ombre, dentro e fuori dalla Grotta

Pagina della Decadenza.

Non una qualsiasi, all’italiana e scusatevi se vi pare poco.

Nel mondo, secondo vulgata mediatico popolana, Italì è sinonimo di pizza mafia mandolino – sedere a, ma non si può più vagheggiare nemmeno nei sogni musicali, altrimenti arriva il #miTu – forse, tra i sinonimi: Arte Cultura Cibo Eleganza. All’estero lo sanno, gli indigeni autoctoni auto scimuniti, non sono stati allertati avvertiti informati formattati.

Decadenza decaDanza, cadenza della decenza, decade, ognuna con la propria personale indecenza, guadagnata sul campo.

L’industria tricolore – la Bandiera un tempo che fu, quella dei tre colori (bianco rosso verde, rosso verde bianco, verde bianco rosso? libretti universitari in volo dalle finestre di antichi atenei facoltà giurisPrudenza) era sempre stata considerata la Più Bella – purtroppo ci riflette, uno specchio senza margini di errore: l’intrapresa nazionale sorge sugge assurge a simbolo totem icona del carattere popolare, con autentici cromosomi xyz, inconfondibili stimmate delle genti peninsulari, isole incomprese.

Nostalgia inguaribile inconsolabile incolmabile per il passato di Pomodoro; un passato a scelta, gli altri a pagamento su pay all, importante che sia lontano da noi Q.B. – quanto basta – perché l’avventuroso passato clandestino deve essere coniugato in modo giusto, ma a casa sua; placcato dal pacchetto di mischia, regali mischiati muschiati sciupati, passato placcato in oro finto per celebrarlo con cervellotici pistolotti mediatici, fastosi festosi addobbati con sciatti festoni.

Il Futuro nel Belpaese dei Decrepiti, dei dpcm come serie tv sostitutive (altro che Suburra e Gomorra…), dei prodotti da forno sostitutivi (sforniamo crostini come decreti! Ai Due Compari, Motta sulla Livenza), non suscita entusiasmi esaltazione, al limite esalazione: di gas tossici, di ultimi respiri al posto di primi vagiti, ultime cartucce rugginose pruriginose spuntate, invece di freschi semi da interrare in prati ancora vergini sperando un dì possano, con cura accortezza e dedizione, crescere piante: vigorose belle generose.

Logore logorroiche pergamene illeggibili in luogo di carta nuova di cartiera per disegnare/scrivere immaginare mondi futuri inaspettati sorprendenti diversi alternativi audaci, oltre ogni limite di Umanità.

Futuro è solo una mosca tze tze da scacciare maledire schiacciare, il solo pensiero del suono o sua potenziale esistenza innesca una grave forma di fastidio, odio senza iodio, local-pandemia narcolettica.

Gattopardi, Gatti Randagi in vicoli senza più miracoli, Viceré senza corone dobloni troni, Tigri della malora e del ribaltabile, anni ruggenti latitanti ai Tropici, anni struggenti, anni sfuggenti sfuggiti dal corral eoni fa, dunque ‘stacce!’. Sfuggiti dal senno del poi, dai fossi degli argini mai ripuliti accanto a fiumi carsici dunque incazzosi, anni fossi argini fiumi trascurati oscurati trasecolati dall’incuria nostra, però moderna tecnologica progredita.

Siamo fuori, dal tempo massimo/minimo, da ogni tempo. classificabile o meno.

I Giovani? Un’invenzione del ’68 o forse era il ’48, una bolla di sapone spaziale: untorelli spacca marron glacè, adepti della Trap Music, senza fischio con dita in bocca – Strunz!!! – né boccetta di acqua benedetta da aspergere in caso di bisogno, cioè spesso, vista la congiuntura astrale sfavorevole; ‘addivanati’ cui abbiamo rubato perfino il divano in promozione permanente annuale, sostituendolo con banchi a rotelle davvero smart, anche se, all’ultimo giorno di lezione in remoto, remota sarà la possibilità di sottrarsi ai Giudizi Universali, rigorosamente decretati dal web.

I Giovani? Non sono quelli dei Venerdì scioperati sciroppati sciroccati scioperanti, show operanti per la salute del Pianeta Terra? Poveri ingenui, i vostri genitori non vi hanno ammoniti sui rischi relativi all’instaurazione di un Rinascimento Ambientalista? Niente più smartphone, tablet, scarpe ginniche firmate, con inchiostro ematico degli sfruttati. In fondo, morti di fame erano già, cosa ci sarebbe di male nel garantire loro un po’ di sano lavoro con contratto a tempo per forza indeterminato, almeno nell’aldilà?

Ripartiamo dal risiko cadreghe, tanto il futuro è solo una ridda una rissa una riffa – abbiamo una riffa che fa così, caro Ivan Cattaneo! – Raffa nazionale da Trieste in giù, di ipotesi, una risma di nomine accumulate in orrenda pira, di kriminal azioni finanziarie e di risorse naturali da incenerire fino all’ultima stilla e oltre.

Integratevi cribbio, alla tribù alla tv al pc: ballate su balconi barconi carponi! Tornerà l’Estate, garantito con pistacchio e limoni trinariciuti certificati dal buon Bio, noi bagnanti bagnati bagolanti, chissà. Le rotonde sul mare sono stinte stanche estinte, sostituite con crudele ingratitudine da quelle stradali per i grulli spennati – c’è sempre uno spenna grulli ex machina ex cathedra Excalibur, per fortuna! – fanatici della congestione da idrocarburi; oibò, non è il nick name social dei Carboidrati???

Un uomo può distinguersi da un’ombra, dalla sua ombra, dalle ombre – magari rosse! – dentro la caverna di Platone? Come canta il Poeta maledetto, potrebbe: se, e solo se, condizione siamo qua noi, fosse causa consapevole di quanto gli accadrà.

Non preoccupiamoci troppo, anche i fallimenti totali non sono mai per sempre.

Cattivi Maestri

Pagina dei Maestri Cattivi. Oh, Cattivi Maestri…

Inabili all’insegnamento, certo, se fosse solo questo, sarebbe il minimo danno insindacabile: pessimi esempi, modelli da non imitare eppure modelli unici di comportamenti incivili belluini ferini; non gettiamo loro addosso croci colonne del tempio sentenze, le peggiori; chi mai davvero chi davvero mai potrebbe conoscere le sofferenze le mutilazioni i tormenti intimi di una persona altra da sé?

PPP da 45 anni immortale, su quali mari perigliosi navighi oggi, su quali campi giochi a pallone, in quali studi sei immerso per riemergere con nuove poesie nuovi articoli romanzi scandalosi lungometraggi? Sei sempre il Capitano dei Tuoi Corsari, scritti?

Corvo Nero steso su una stesa di asfalto grigio impersonale inumano assassino, però impermeabile al sangue dei vinti; Fratello pennuto dalla livrea da grande soirée ci rivedremo in Paradiso che non è un’invitante trattoria di campagna, ma un auspicio carico di speranza, perché Tu ci sarai senza tema e anche lì il Cielo sarà tua pertinenza, noi non sappiamo, incerti di tutto anche del destino finale della destinazione finale del finale delle Stagioni, chissà se e quanto lieto.

Benvenuti nell’Incertocene, cene incerte, a certe cene sarebbe stato meglio non partecipare mai; cenacoli incerti, ma restano capolavori, gli ultimi, ahinoi!

Si stava meglio quando si stava meglio, garantiscono con certificato di assoluta garanzia di falsità, doppiezza menzognera, alacre ipocrisia i soliti quattro saggi assisi su seggi paleo promozionali televisivi da quattro soldi – averceli – ma quando dove e come si stava meglio, non è un dato da sapere: il volgo ignobile ignorante innominabile si controlla docilMente in assenza totale anche solo di vaghe nozioni culturali; all’Indice alla ghigliottina al rogo la Settimana Enigmistica. Un rebus prece.

Forse, semplicemente si stava: al Mondo con naturalezza e tanti grilli nei prati per la testa e con i quali conversare da muri includenti, perché se separi pensa a chi cosa quanto lasci fuori. Martelli martellate martellamenti proibiti.

Si stava, la Felicità era quella.

Nel Nevada – a proposito, gli ET sono grandi elettori? – nella segretissima Area Pulcinella 51, davvero conservano gli Ufo e tutti i progetti più audaci incomprensibili inconfessabili delle forme aliene di civiltà? Se sono civiltà evolute, dubito siano giunte sino a noi, con bastimenti cosmici più o meno carichi di menzogne utopie perline colorate con i colori dell’Universo, da barattare con i tesori esclusivi prodotti dai bipedi terrestri.

I quali, si sa, grazie allo sviluppo indefesso della crescita economica Tatcher Reagan, si accontentano delle promesse cangianti mutanti mutevoli, millesimo di social dopo millesimo sui social, degli sparuti spauriti spiritati miliardari scostumati e dei nuovi mediocri cloni di defunti dittatori.

Ormai, siamo costretti a mettere all’asta on line la tessera di appartenenza alla razza – umana? – per attrarre dal Deep Space o Deep State, Verdi Mostriciattoli facoltosi e un po’ borlotti per convincerli a risanare rin-curare rinfoltire il pil della vecchia cara ammaccata Terra.

Quando tu soffrirai sotto la schiavitù autoprodotta rigorosamente a casa tua, quando soffocherai dietro una mascherina cieca di smog, quando invisibili virus assassini sguinzagliati dalla nostra passiva sciocchezza globale imperverseranno sul Pianeta, su dal Ciel – prima che ci cada sulla testa in modo definitivo ultimativo incontrovertibile – non piomberà Mazinger; anche i Super Robots hanno un Anime preferito, un sindacato di riferimento deferimento de saturazione, uno Statuto che garantisce loro il diritto alle vacanze e alla meritatissima pensione nei Paradisi Animati.

Così lontana così vicina non è la fine del mondo – tra l’altro, in diretta streaming (prime time!), anche se, da futuribile Remoto, le emozioni non saranno le stesse – ma solo la fine del nostro sguardo dei nostri sensi che la bonaccia d’agosto non placava nel Mondo Prima, quello analogico, il lungo mesto amaro addio al nostro senso dello spazio fisico geografico, quello che ci definiva come animali pensanti sociali dediti alla conoscenza; abbiamo abiurato senso di noi, delle parole, delle stelle come bussole;

oh come vorrei morire in un campo di girasoli, un campo lungo sconfinato di Sergio Leone e Wim Wenders. Accanto a me solo la bicicletta, lo yo yo ligneo, Tre camere a Manhattan.

Tanto ormai anche gli angeli non sorvolano più il giudice a Berlino, né il Texas; inutile attendere l’Oltre, oltre Po mantovano virgiliano, oltre la siepe il giardino e anche la Patagonia è diventata una terra dei fuochi, fatui.

Sommersi da fuck things non respiriamo più con narici mente polmoni, inondati da fake news, fake history, fake politics, fake scientists, fake gods, perfino fake photography: quando la presunta (pregunta?) sedicente democratizzazione distrugge il Sacro il Profano l’Arte, annientando il Tutto attraverso il braccio armato composto da miliardi di immagini, scattate da chiunque nello stesso momento, miliardi di rozze goffe orride bugie su un set planetario di III millennio, III longa manus, III teatrale senza copione in atto unico ultimo ulcerante.

I Cattivi Maestri diventavano commestibili in salsa piccante, divorabili sino all’ultimo minuscolo boccone, il problema era la fase digestiva: la prima nella bocca, poi, nel caso, solo i più dotati di appetiti talenti tigna, riuscivano a metabolizzarli ridurli metà in bolo, metà in lezioni di Vita.

Mister Hopper hai regalato lustro al lavoro dei guardoni (fini osservatori pensatori) dalle finestre, lustrate senza windows, hai anticipato il futuro con i tuoi personaggi, imbrigliati nell’attimo della genesi pittorica, nella goccia di ambra cristallizzata, nella sorte da monade disturbata perturbata perturbante, nell’isolamento collettivo; ti sei dimenticato di narrarci la trama completa, spiattellando come nei saloni delle parrucchiere anche l’epilogo sorprendente.

O forse la tua Immensità è proprio questa: donarci ancora e sempre la possibilità di completare la storia la narrazione la ventura dentro il quadro con la nostra immaginazione:

sperando che nel frattempo non sia svanita svampita svaporata anche la nostra ultima fonte di Energia pulita.

Forse non è proprio legale sai

Pagina delle Catapulte.

Assediare Città, tutte, bombardarle con ghiotti proiettili di miele di acacia castagno millefiori; assediarle senza tregua, prenderle per la gola grazie al lavoro di Api indomite.

Gola, sette vizietti capitali per sette spose, la taverna dei sette peccati, sette e non più di sette, anzi 6 in regime di copriMangiaFuoco; vigileremo sulla vostra depravazione licenziosità – avete la licenza, vero? – sulle vostre devianze dalla retta via ché anche nel mezzo del camino – Cam-caminì, cam-caminì, spazzacamin, Allegro e felice pensieri non ho (magari!) – era smarrita.

Mia cara diletta devota, l’uomo non è molecole immobili immutabili immarcescibili, sei più bella vestita di limiti, mi incoraggi ad annullare i miei lividi: voglio trovare la mia identità alternativa, il mio avatar, il mio avo primigenio, la scossa più forte che ho con le tre dita di Bem, mostro molto umano anche troppo, infilate nella presa giusta.

Toponomastica sterco del demonio, assessori urbanistici ante litteram poco urbani nemici del popolo: nella Vienna del 1770 la congiura dell’Imperatrice per stanare giovani e parsimoniosi, i primi destinati a offrirsi volontari per il ruolo poco ambito di carne da cannone, i secondi per ‘donare’ generosamente fondi alle casse dell’impero; casse da morto e forzieri imperiali ringraziano, le generazioni cancellate dalla storia con un tratto di penna d’oca, un colpo di pennello per verniciare nomi alle vie e numeri forse civici, certo poco civili, per niente empatici, temo di no.

E’ più reale Nessie o Fungie, Delfino uno e/o trino, finalmente fuggito nei mari aperti alla ricerca della Libertà perduta? Al marketing turistico, alle iconiche cicloniche clonate affiche pseudo artistiche, ai pescatori/agricoltori trasformati in pallide comparse del parco giochi in servizio attivo permanente – anche i parrucchieri delle divine degradate a tuttologhe on line ringraziano – la risibile ridicola rimaneggiata sentenza, appellabile o inappellabile, comunque inutile.

Sconvolgente apprendere dai reportage che in Irlanda esistano persistano ‘insistiscano’ meravigliose coste meridionali, verdi come da manuale abecedario sussidiario e abaco in omaggio, per contarle una ad una: caro Delfino, nuota veloce imprevedibile pazzo, hai donato 37 anni di vita agli Umani e ai loro tristi affari commerciali, hai diritto all’anonimato alla gioia alla Rivoluzione dei Mammiferi subacquei.

Hey nobile Julius, che Tu discenda dalle stelle, dagli stalli di un’accademia artistica, da nobili origini, passando da Ascanio il celestino sfuggito alla Combriccola, dal bosco greco Hylé o da Ilio (Troia, senza volgarità) – per restare in tema di assedi – la sai l’ultima? Non barzelletta, non bagatella in crociera su battello a vapore, non amenità, ma autentica svolta fantasiosa: la Letteratura Disegnata, il Disegno Popolare, l’Arte di HP e del resto della Banda Onirica, hanno fatto breccia nel bastione degli Uffizi, la Turris Eburnea degli intellettuali, sacerdoti e adoratori di urne funerarie, fuori contesto fuori di testa fuori balcone senza visione, è stata abbattuta:

Graphic Novel is back, Graphic Novel rules.

Forse non è proprio legale sai, forse è un mesto mestolo mefistotelico (altro che iconico, Totemico!) happy end – Neverending, Reverendo Never – da mulini bianchi calcinati dal Sole dopo la fuga di Sancho in sella a Fungie, forse saremo costretti ad ammettere che ha vinto il mercato, hanno perso le Città, ingannate da quel biondo miele.

La Terra rinata vedrà, scriverà cronache epifaniche, annales vergini.

In Campana di Bronzo con le opere di Achille Campanile: il male può annidarsi nel miele; le sicurezze – ordine e sicurezza! – hanno ventre flaccido, sono demoni ululanti con forconi di Belzebù, pronti a insinuarsi sinuosi sibilanti tra di noi;

ai primi brividi abbrivi breviari ‘da freddo’, sfigmomanometro aneroide sempre a portata di manicotto, per scongiurare la pressione bassa non in atmosfera, ma nelle Anime.

Alla riscossa, a-cefali, i Fiumi di china inchiostro colori hanno tracimato tra cime valli pianure, anche voi potete stare finalmente a galla, senza fare essere diventare:

Morti (tra parentesi: AUGURI).

Spero ritorni presto l’Era del Dinosauro (multikolor)

Pagina della crisi del Volo o del Volo in crisi, esistenziale esistenzialista esiziale.

Volo pindarico, volo complanare, volo a motore spento o senza motore, volo su aliAnti – non necessariamente contro in opposizione in alterco – con ali di polistirolo, infiniti inesauribili inimmaginabili voli onirici.

Prepariamoci all’esodo pedibus calcantibus: volare non sarà più un diritto divino concesso recesso ottriato ai Popoli, fine dell’era dei voli transcontinentali per tutti – comprese le tribù turistiche – , per pochi privilegiati, per gli unici padroni della Terra e delle risorse.

Chi può, si salvi da sé: si dedichi a lunghe camminate, meglio se in compagnia cinofila – del resto pare che i Vichinghi in America… – a nuoto con Delfini, in bicicletta tandem velocipedi multipli e financo su pedalò retrò della riviera romagnola.

Costi enormi e fuori controllo, inquinamento insostenibile, anche per gli stessi sacerdoti del liberismo cosmico senza lacci lacciuoli l’accidente che vi pigli maledetti miscredenti che rinnegate le infinite virtù del dio mercato.

Raccontano nei bar diurni, nelle osterie, nei trani (non treni) a go go, nelle allegre frasche di campagna – ove ancora resiste – che il settembre 2020 anno I era covid, sia stato il più caldo mai registrato, da quando qualche sciroccato bipede mancante di alcune rotelle – hey Dottor Slump, anche Voi qui? – ha cominciato a registrare la temperatura della Terra: con termosCanner – utile anche per sorbire pregiato the indiano – termometri a mercurio o posando la mano amorevole sulla fronte del Pianeta?

Lo ammetto, questo clima così surriscaldato potrebbe essere semplice frutto dell’ebbrezza bacchica o delle guasconerie tipiche degli Avventori dell’a-vento sotto vento senza vento dei locali di perdizione menzionati; ove sussistesse anche solo un piccolo residuo di fattualità scientifica, dovremmo interrogarci sul perché e sul come mai gli scriba mercenari e i tecnocrati cibernetici senza anelli uranici al naso condannino al pubblico ludibrio abbrivio manubrio i negazionisti del vairus, ma allevino solletichino proteggaNo i negazionisti della bio tragedia senza catarsi, senza catarifrangente senza Katai, senza carta internazionale Oms di esenzione dall’estinzione.

Ragazze, se volete campare alla grande trovatevi un – lavoro? – miliardario da accalappiare: trovate circondate circumnavigate un mecenate un magnate e troverete una casa dolce case o anche molte ville lussuose lussuriose, dislocate nelle località più esclusive (perché se vivi da pascià, altri sono esclusi reclusi sfruttati scartati) del globo; il trasporto sarà compreso e sempre a carico del fortunato consorte!

In alternativa, me too.

Consigli antichi atavici retrogradi sorpassati, più e più volte offerti da saggi vegliardi del Mondo Prima nel fuori corso dei Millenni (non Millennials, sorry).

Giovani, orsù: ce n’è anche per Voi; non Vi reputerete esenti per privilegio di appartenenza alla Pantera, rosa nera lillà? Non affollate le piazze non fate piazzate non piazzatevi in formazione movida. Vi mancano i Venerdì per l’Ambiente e addirittura la scuola su banchi a rotelle, comunque più veloci del Cavallino di Mara Nello? Non siate ingenui o finirete come Greta, sulle pagine pat(t)inate lucide luci della ribaltina, sottratte con forza bruta a Alberi incolpevoli, di riviste planetarie che comunque mai saranno superiori alle riviste e ai varietà del sabato sera italico che fu, cu fù, Corfù; meglio leggere le Avventure del Signor Robinson Bonaventura e viaggiare insieme a lui, spaparanzati su divani domestici alla fine della perenne promozione commerciale.

Cos’è mai questa crisi climatica virale? Scienziati sviluppano modelli matematici per prevedere in anticipo le mosse del vairus e salvare così miliardi di vite, in teoria umane: peccato si distraggano sul più brutto e dimentichino di inserire la variabile meteo del freddo tipico della stagione autunno-inverno. Magari l’inverno fosse un imbattibile Generale, potremmo affidarci a lui, obbedirgli ciecaMente – tanto siamo già abituati alla ‘pronità’! – eseguire pedissequaMente (un po’ equa) i suoi marziali ordini.

Modello Giuditta, più che modello matematico: come si porta quest’anno il covid? Over the top, con guanti e mascherina!!!

Green-Blue sarà lei e tutta la sua famiglia: cambi paradigma se ha coraggio, oppure Don Mosca la obbligherà a recitare tutti le declinazioni regolari irregolari (soprattutto queste) dei verbi della Grecia Antica. Pena afflittiva in caso di risposta inadeguata: guardare per ore la foto del leggendario Asino alpino Giosuè, appesa sopra la lavagna e sentirsi apostrofare con il più umiliante degli appellativi: Ocotto!

Meglio del povero Asino cotto, salviamolo!

L’aoristo attivo di un politematico andrà bene sullo spezzatino con patate?

Attendiamo rivoluzioni, piroette su noi stessi, ardite veroniche (Veroniche ardite), magari tramite app da scaricare insieme allo sciacquone, anche perché il nuovo cyber domestico arriva in ritardo, si congeda in anticipo e da contratto sindacale Statuto Asimov, non pulisce mai – e sottolineo mai – il water.

Mi chiedo spesso con sgomento raccapriccio con l’eleganza del Riccio: come avrà potuto estinguersi la luminosa avanzatissima organizzata Società dei Dinosauri?

Tornerà – la invoco con speranza – l’Era del Dinosauro, l’era delle mani di Dino Zoff dipinte da Guttuso (non Gattuso), l’Era del Cinghiale Bianco, l’Era dei vinili sperimentali di Franco Battiato prima degli Sgalambri filosofici; nel Cosmo vibrerà la Variazione Etnea che annullando astrazioni scombinate ci renderà Uno, al di sopra al di là al di (tre volte al dì, Figliuolo, con acqua naturale) fuori da ogni terrestre concetto precetto ricettacolo di Bene e Male, derby stracittadino strapopolare stracotto Bene vs Male e alla fine, si sa, vincono sempre Eros e Thanatos.

Tana per il Maestro e gran pavese universale – pavé ciclistico fiammingo scevro di pavidità – di Bandiere Bianche da ogni ponte del Mondo.

Tra museruole e conchiglie

Pagina muta, Pagina del: ah, se questa pagina potesse parlare…

o in alternativa: splendida Pagina, le manca solo la Parola!

E’ una parola, caro Lei; tutti imbattibili nel cimentarsi con le cronache dell’Ovvio ovvietà omni età, del suvvia cosa volete che sia qualche microscopico – vostro, al cubo o potenze affini – sacrificio per salvare il Salvabile (ne resterà solo Uno, quello che conserverà la Testa al proprio posto, cioè sulle spalle, meglio: avvitata al collo), il notabile, il dirigibile; il notaio no, incassa già abbastanza per conto e sul conto suo.

Missione impossibile: salvare il Natale? Di chi?

Pagina con la mascherina: trendy, consigliata griffata gridata dalla Pot delle Influenzate, milioni di termometri mercuriali in ebollizione ogni volta – cioè sempre – che posta (non era: che Banca?) un novello novizio novissimo contenuto incorporeo.

Pagina silente, mascherata (due volte, abbondandis in abbondandum, la Prudenza di questi tempi non è mai troppa) mascarata soffocata dalla museruola, basita allibita atterrita, al cospetto circospetto circo con e senza spettro, della cara carissima – ahi, quanto ci costi – Umanità, catapultata nel Mondo Dopo, senza adeguata preparazione atletica psicofisica (del resto, le palestre e i circoli yogurt sono chiusi: arrangiatevi!), senza corroborante rilassante ristorante passaggio in India, passaggio all’Inter sempre spuria del quid fenomenale, passaggio intermedio nella camera caritatis, camera senza vista, camera iperbarica iperbolica iperborea, ma non rivelatelo a certi Borgomastri complessati, sarebbero capaci di abbattere altri 100 Alberi a caso per rappresaglia.

Sganciata senza paracadute parapendio paradenti, senza compendio sussidio implementazione di Giga a-gratis di umanità supplementare o, a vostro indice di gradimento: supplenti, supplì, calci di rigore a oltranza, il primo che sbaglia tiro o solitaria parata sotto una palma nel Deserto dei Goblin, sarà spedito coatto su Marte, come cavia per testare tastare scavare giacimenti di futuristici oro, incenso, e perché no, spumeggiante Birra.

La mano che ti guida è quella sicura di un cieco; Lui per immaginare storie, disegnare una immensa cattedrale gotica, carezzare il gentile profilo di una Donna non ha bisogno dei difetti della vista oculare.

La Realtà senza mediazione della narrazione diventa solo un aberrante coacervo di ruvidi aridi inerti referti legislativi scientifici burocratici; impossibile da decifrare, impossibile da raccontare interpretare amare.

La vera Arte consiste nello scalpellare via tutto il superfluo la sovrastruttura gli orpelli che soffocano la Bellezza del Mondo. Non multa sed multum, tu-multum, sommosse di favelle faville di piazze finalmente colorate, imbandierate di Gioia.

Provo sempre nostalgia per le conchiglie sparse in riva al mare, impronte sul diario dell’Umanità: meno consonanti, più vocali, più H mute o loquaci, per respirare a pieni polmoni, menti libere di sognare maree guidate dalle meccaniche cosmiche, astri d’Oriente come unici punti di riferimento orientamento salvamento.

Metodo Carver, Metodo Hopper, Metodo Agnelli Manuel, Metodo Nomadi, Metodo Cattedrale, nel meno il più, nella penuria tutto l’Essenziale, nelle parole conservate dentro le Conchiglie: il sussurro il canto le antiche leggende di Tutti i Mari terrestri, universali.

“Amor che guardi verso Oriente, verso il Mare Qual è il nome che sussurri piano prima di dormire?”.

Il Cieco dà fastidio, la sua presunta menomazione disturba, perché ci schiaffeggia in faccia, senza minima concessione alla commiserazione ipocrita, con ogni nostra menomazione falsità fragilità:

senza maschere senza divise senza museruola, Lui è il Narratore, il Faro del Pireo nelle notti di tempesta, il fabbricatore e custode delle Conchiglie.

Tsunami di virus e vaccini (su larga Scala, senza prima meneghina)

Pagina Bianca, pagina della Vedova Bianca, imperdonabile impassibile inemendabile dai suoi errori, in quanto – anche senza scagliare pietre, tanto ci cadono sulla testa in piena autonomia – rea (Silvia?) dei suoi limiti, dei suoi peccati senza limiti, da matita blu:

nel suo letto non troppe né grandi novità, stanchi rituali, gruppi laocoontici lascivi di corpi, sminuzzamento manuale senza ausilio di professional minipimer di anime perse, per strada per oblio per incuria.

Senza indugi sguinzagliare segugi dai pertugi della nostra stanca inciviltà occidentale sulle tracce dei virus e suoi sbiaditi untorelli porta a porta; quanto incasseranno di provvigione per ogni nuovo contagiato certificato docg? Contagiato effettivo infettivo afflittivo, non facciamo i furbi come da abitudini storico genetiche, non creiamo la pandemia all’italiana, Pan de Mia di Natale, Pan de Mia (epifanica?) dell’Epifania tutte le epidemie si porta via. Capo Town, Capo d’Istria (Koper, che tv!), Capo di Buona Speranza a volontà variabile, Capodown nella notte del 31 dicembre con frizzi lazzi ricchi premi e cotillons, ma per 4 e non uno di meno Cavalieri dell’Apocalisse su Calesse di Fuoco iperuranico: tampone di mezzanotte con lenticchie rosse, lenticchie del buon augurio all’ultima fermata del Treno Ambulanza.

Avete interpellato Kit Carson, Davy Crockett, Rin Tin Tin, Rex (Tirannosaurus!), Ryu delle Caverne con gli Antennati dotati di clava litica, Blek Macigno, Zagor, i Due Nemo (il Capitano e il Pesciolino pagliaccetto), Zum il Delfino bianco (No racism), Conan eterno ragazzo stufo stufato accanto alla stufa dal Futuro versione Godot? Sarei quasi orientato a sbilanciarmi: anche così, alla rinfusa con le fusa di Doraemon, sarebbero più affidabili competenti efficaci loro di tutte le accozzaglie governativo istituzionali e comitatini tecnicistico scienziatistici dell’Universo Mondo; senza offesa per prezzemoline e prezzemoloni viroinfettivologiche/ci.

Quanto è strano questo virus, si aggira rigira rimira solo di notte (from disco to disco? because the night belongs to vairus lovers), ma non è un Vampiro, purtroppo (lo si potrebbe nel caso intervistare): chi si nasconde dietro quella mascherina? Il Virus Tigre, il Bat Virus, Virus Lupin, Belfagor Virus; quando aggredisce esseri umani è implacabile, quando si accoccola ai sedicenti vip, fa loro le fusa e si congeda in pochi giorni, accontentandosi dei croccantini di scorta.

Ci siamo arresi senza condizioni molto condizionati al paganesimo scaramantico scientifico – non è vero ma ci credo e anche il suo contrario! – rigettando rinunciando abiurando il Mito che non è Magia di Silvan for President, ma realtà: incapaci inabilitati inadeguati a leggere scrivere dire fare baciare lettere testamenti papiri con le Antiche Leggende fondative del Pianeta Reale, con le semplici regole dei ritmi naturali.

Vaccini traumaturgici, Sangue di Giuda, Sangue di San Gennarino che si coagula o si ‘liquida’ a comando, a sua e nostra insaputa ignorante; se le cose non le sai, salle! Freddure sapide per scongiurare – vai di gesti inconsulti apotropaici – rigor mortis insapore inodore incolore: cribbio, un po’ di vita allegra in questo grigio mortorio da clausura confinamento coprifuoco, anche se non si può dire (una rosa resterebbe una rosa anche mutando il suo nome).

“Pseudo il Profeta. chiedo venia, anche come stinco di santo sembri un maiale: pensi solo e sempre alle Patate al forno per asporto”.

Viva l’Autunno, stagione del foliage, foliage follie per Tutte&Tutti: foliage democratico, si sta come come foglie – anche fogli e/o Carte – di democrazia sui rami degli Alberi in Autunno; meglio evitare New York.

Com’era quella bella favola della Democrazia Regale, nella quale al rintocco – un gran bel rinTocco di campana – perdeva i poteri e si tramutava in matrigna perfida accentratrice usurpatrice? Opterei per la Democrazia Surreale: René Magritte Presidente per acclamazione di Popoli in volo planare sulle Città Invisibili.

Fu così che, passati di moda quella vecchia scarpa della Bomba H e suoi domatori, imparammo ad amare il Virus e i suoi Vaccini.

Dellamorte Dellamore

E tutto è morto e tutto è ancor vivo, e solamente tutto è cambiato, quello che provo l'ho sempre provato, e credo ancora in ciò in cui credevo, e il fiocco nero è l'unica cosa, che mi è rimasta con la malinconia, ma insieme a questa stanca anarchia, vorrei anche Te Amica mia; ma dimmi Tu non è meglio così, immaginare ed illudersi sempre, qui ad aspettare qualcosa o niente, qui ad aspettare un no o un sì, che in ogni caso sarebbero fine di tutto questo che almeno è un ricordo, così studiato giorno per giorno, fatto di tanti cristalli di brina. (Il lungo addio, Tiziano Sclavi)

Pagina dei Funerali: funerei cinerei, cinieri listati a lutto.

Ciminiere che eruttano fumo nero, mai inquinante, ovvio.

Nelle urne cinerarie confortate colmate confermate – nella loro funzione base – dal pianto, trovare coccodrilli con fauci spalancate di circostanza, domande, altre assillanti risposte?

Il funerale deve essere per e da definizione una triste cerimonia cerimoniosa dallo scontato cerimoniale – soprattutto il finale? Triste, a insaputa e chissà quanto secondo volontà del caro estinto sbiadito ejettato, con la sensazione che sia più vispo e vegeto lui dei troppi vegetali a due gambe che lo raggiungeranno forse in seguito.

Sia chiaro, il fu – ei talvolta Sikh un po’ immobile nella prece conturbante – immobile esanime per letteratura medica umana, ha svoltato ha compiuto l’agognato nell’agone balzo dimensionale si è evoluto è volato via, varcando il cancello che si apre verso nuovi territori, immaginati da qui: inaccessibili inarrivabili inesplorati misteriosi oscuri spaventevoli.

Più oscuri e spaventevoli dei meandri mentali terrestri? Ai deceduti decaduti interceduti, intercettati, l’ardua sentenza, inappellabile.

Mamma, forse San Nicola tornerà, magari con la mascherina, se gli concederanno una deroga al coprifuoco per comprovate ragioni professionali – No Shopping Victim di Natale – una lettera che Gli consenta libertà di movimento per lavoro in-essenziale, ma foriero di vetusta gioia; arriverà in volo, salvo sciopero della Triplice sindacale delle Renne.

Renne nomadi magiche se fingiamo di ignorare l’estinzione liquefacente liquefatta liquidata con alzata di spalle dei Ghiacci polari – o sarà obtorto collo rassegnato a affidarsi alle ultime compagnie low cost, low ground, low all, anche l’onore e l’onere di dipendenti e carburanti letali?

Underground soprattutto culturale, Colline degli Stivali con cimiteri abbandonati da zombies irrequieti che si sfidano a singolar romantica tenzone carmica – karma poetica – nelle notti di Luna piena, rossa per emozione ed ebrezza di audaci versi, anche del Popolo dei Lupi.

Vite umane dei miei stivali – umore umori umorismi – dopo gargarismi gorgheggi dissonanti borborigmi inopportuni naturali – sotto traccia sotto stimate sotto tacchi consunti.

Mamma, sai cosa Ti dico? Anche per oggi, come nel Mondo Prima, non si vola. Atterriamo, torniamo a quote più terrestri, Icaro mi si è liquefatto anche lui come i Poli (fatto di liquerizia?) sul più bello, finiti fondi energie, esauriti anche i Cieli, inutile invocare la carica del Settimo: volare resterà un meraviglioso sogno desiderio impagabile inappagabile con buona pace – la Pace sia vera e buona per Tutti – dei Fratelli Wright.

Si è tosto maritata? Vivissime condoglianze, Signora mia.

Un autentico funeralone, esequie in pompa magna; più il trapassato è illustre prossimo o remoto, più il volgo tribale virale farà salire i decibel dell’applauso belluino. Ridateci il luminoso Medio Evo, di grazia per grazia mai ricevuta per eco – green&blue is the new World trend – compassione.

Sorella Morte verrà, avrà i Tuoi occhi, auspicabilMente.

Hola Compadre, mi hermano, como esta Tu Vida? Anche comò, certo, utile: la festa perenne – per Effe – senza esclusione di colpi e corpi ottundenti contundenti contendenti, nella quale volenti o nolenti siamo tutti imbucati, è riuscita! Un autentico funerale privo privato club privé di galateo funebre cicisbeo lacrimoso in sostituzione di prefiche trinariciute, icone del dolore cosmico; appunto unico, corteo un tantinello – lontani dal tinello – affollato assembrato, certo adombrato.

All’ombra dei Cipressi.

Nel Cristallo, temprato dagli eventi

Pagina delle Brume delle Nebbie delle Foschie,

nelle quali fischiano pallottole, pugnalate, e-venti, UFO, Anime.

Penetrare nelle tenebre, nel cuore di tenebra di Tess senza … mastini dei Baskerville, nell’anima della Giungla Nera, guidati da Tremal Naik senza tremori, là dove gli Alberi giganteschi secolari, non sono solo architettura arborea, ma rifugi covi approdi portali.

Into the Fog o into the Frog? Per de criptare – trattato o cripte a go go, sperando siano più solide resistenti di ponti, gallerie, cavalcavia autostradali – il Codex: di antichi faraoni – sempre siano lodati la Faraona e il suo nasino – , 

antichi imperatori, condottieri; risolvere gli enigmi della Vita universale, o, più umil realisticaMente, almeno di un piccolo circuito elettrico durante le lezioni di educazione tecnica: chiuso, aperto, indeciso?

Nella brughiera degli Spettri, collaborare con Moriarty il Professore per ritrovare il fratellino Sherlock il Discolo (il Discobolo aveva un… Mirone, ma vinse solo il bronzo, sigh… transit), mentre il dottor Watson si sorprende, ancora e sempre, per la genialità delle ricette culinarie, di salute, di buon vivere delle Nonne.

Sii temprato come un cristallo nero, sonoro come una lega metallica, fluido armonico come un cristallo liquido e attento alla cristallizzazione e ai reticolati cristallini;

al cospetto dei nemici, criptocristallino; quando affronterai le avversità e i fallimenti che per tua limitante limitata limata natura attirerai, diventa tetragonale… come i cristalli più nerboruti.

Non tergiversare, ma detergi tergi con prontezza i cristalli mentali non appena avrai una strana sensazione di appannamento spaesamento depauperamento cognitivo.

Nel cristallo boemo con i cristallini oculari fabbricati in Zemanlandia rallegrati, caleidoscopio trasparente grazie al quale potrai rinvenire, anche in penuria di sale in zucca e zuccheri raffinati in smoking, tutti i riflessi concavi convessi e tutte le ombre della Luce; comporre scomporre ricomporsi: cubi cubicature (caricature?) cubicoli di mago Rubik il Vichingo, per studiare la composizione e i connubi dei colori e delle funzioni funzionalità sensazioni giovani emozioni Primari, beninteso fuori dai nosocomi.

Acque chiare fresche cristalline dolci ab ovo, ove pose le belle membra – e non solo – Colei che sola solitaria raminga con meringa, a me par Donna;

par o dispar, anche per i Cavalieri che fecero l’impresa, sarà arduo rinvenire ancora flutti fiumi laghi fonti risorgive non lordati da lordi lardosi maiali bipedi, a-sentimentali, a-cefali, per eccessi di dopobarba al mentolo e sviluppo economico senza limite.

Caro Fratello, il limite esiste eccome, non è fola mentale o foglia secca d’Albero arcaico, si chiama vita terrestre, proprio la tua, proprio quella di tutti noi.

Il gran giorno dell’epilogo della razza umana, dubito possano tornare utili come boomerang aborigeni: albionico idioma, webinar varj avariati eventuali, resilienze rimostranze lagnanze.

Si potrebbe tentare – ultima ratio – con le Resistenze.

Rimpiangerai senza più scorte di cristalli lacrimali di non aver imparato, anche sommariamente anche scorrendo solo le illustrazioni, anche a braccio senza mente né sforzo mnemonico, la Lettura attraverso i Cristalli – mica ho la biglia di vetro! -, i limpidi messaggi dei Cicli Naturali, l’unica Legge sed Lex; non scritta, eterna suprema adamantina, aggiungerei: cristallina.

Lex Solaris, Lex Una tantum, Fratello;

nell’accezione originale del Mondo Prima, non in quella loffia lercia degli odierni zotici mediatici.