Cause e Affetti

Pagina dello Sposare,

spondere, promettere formalmente, fare un voto di fedeltà, restare fedele a una sponda, a una riva, perché è importante trovare e farsi trovare sempre dalla stessa parte del cuore, o nello stesso porto portone porto franco con lieta franchezza.

Sponsus, Sponsa su letti di spine, tra poetiche armonie, lascivi imenei, fugaci ardori attenti alle promesse che sussurrerete perché mentire tra amanti può essere un gioco, una distrazione, una marachella veniale, ma gli Dei sono vendicativi e conservano memorie storiche infinite, altro che cloud e computer.

Non ci sarà Turris Eburnea così forte e tenace da sottrarvi al destino da voi stessi pre scelto.

Rex Sponsus, Responsum Responsa: siate avveduti prudenti parsimoniosi con i quesiti da porre ai giudici (“se avete quesiti da pòrci”…), perché le risposte di un qualche pontefice, indicato all’uopo, eletto alla bisogna, saranno cogenti urgenti cocenti e non potrete sottrarvi scappare adattare ai casi vostri con l’antica tecnica del grande Temporeggiatore.

Pacta sunt servanda, i pacchi sono da conservare; meglio in soffitta, polverosi solai trafitti da dardi solari, abitati da ragni stacanovisti, miliardi di acari, pulviscoli magici che scompongono la Luce a piacimento, o in fresche cantine tavernette inviolabili bunker domestici addomesticati per rammentare spesso e volentieri, quotidianamente più del pane di lieve lievito di Madre Terra, i punti e le clausole più dettagliati del Contratto, inscindibile più dell’Atomo (a tomo, senza libri voluminosi).

Senza incomodare scomodare (togliere dai comò) accomodare (in poltrona o in laboratorio) impegnative particelle di Dio, Bosoni di Higgs, il carattere di Bodoni, i numeri circensi di Bozo The Clown.

L’aggregazione fantasiosa degli Atomi genera realtà irrealtà surrealtà fisiche mentali spirituali, qualunque sia la vostra dimensione di partenza.

Ti verrò a cercare negli eoni spazio temporali, con la scusa banale di doverTi parlare, mi piace come pensi e quello che dici, in Te affondano e si nutrono le mie radici; ad ogni alba una nuova realtà fresca e pura, consapevoli che questa carne, prima o poi, soprattutto prima, svanirà: liberandoci allo stato brado bradipo bradisismo flegreo.

Sposare dunque: una causa, una sola causa buona, giusta e restare fedeli per la Vita, almeno a quella.

Sposare una causa un ideale un valore (obsolescenza ‘improgrammabile’) per dare senso pienezza volume a tutte le proprie Sconfitte;

Perdenti sì, ma di stoffa pregiata.

Tarli, l’ombra del Dubbio

Pagina del Dubbio

non rammento rammendo mondo più la mente:

il dubbio colpisce in piena fronte gli intelligenti o gli imbecilli? entrambi, per ipocrita par condicio (sine qua non, siamo qua noi).

Il Dubbio è un tarlo, un’auretta gentile assai (tanto onesto e tanto gentile ei appare quando tormenta altrui teste coronate) un influencer molto virale???

Un grillo grilletto grullo parlante?

Se il dubbio è un’Arte, un manuale di tecniche penali per irrorare e/o depotenziare un interrogatorio durante un accanito dibattimento in aula giudiziaria, io cosa sono?

Un artista, lo escluderei a prescindere; un artigiano? un magistrato del … dubbio? un imputato reo con fesso (sempre, me medesimo) che più reo confesso non si potrebbe?

Gianrico Carofiglio, nella audace virtuosa felice transizione da magistrato a romanziere, ha scoperto che, come ogni aspetto della vita, anche le realtà dei tribunali (soprattutto italici, siamo o non siamo i campioni indiscussi e indiscutibili della commedia dell’arte e della sceneggiata?) sono autentiche entità letterarie, romanzesche.

Noi siamo le nostre parole, le nostre storie, anche quando diventiamo testimoni inconsapevoli della nostra stessa esistenza.

Una spola eterna, un eterno traghetto, navetta parlamentare tra commedia e tragedia, con repentine tracimazioni nella farsa, eppure sempre narrazioni ad alto impatto emotivo, senza motivo, empaticamente irresistibili.

Un panegirico (a colazione: pane e girico?) virtuale per chiedermi con angoscia, roso dal tarlo del dubbio (i tarli non sono in fondo dei buongustai che aggrediscono mobili antichi di legni pregiati? un’altra stagione, l’ennesimo dubbio per me) se chiudere o insistere con questo blog:

nato in una fase molto precisa, la 1 della pandemia tricolore, come sorta di diario di bordo virtuale, per donare forma ai miei fantasmi interiori, alle mie più arcane (ar cane je vojo un sacco bene) recondite inconfessabili paura ansie farneticazioni.

Lascio o raddoppio? Chi si astiene dalla scrittura è un gran ??? Presidente del Borgorosso Football Club, aiutami Tu!

Quadernaccio della Quarantena, progetto (troppo aulico e vanitoso, meglio: iniziativa estemporanea) tormento del momento:

sperare in un secondo confinamento per fornire ossigeno inspirazioni ispirazioni a uno spazio virtuale o liberarsi in un’unica cliccata devastante di un fardello bordello emozionale brandello personale già vetusto frusto ingombrante?

La Setta (letteraria) dei Ciechi vuole distruggere la Realtà, sostituirla con quella immaginifica dei romanzi più celebri, inverare in questa nostra dimensione attuale i delitti più e ferrati della Letteratura: Vince Corso, biblioterapeuta (non nel senso che cura i Libri, ma aiuta le Persone a curarsi attraverso la lettura) nel drammatico confronto notturno y final al cimitero a cattolico di Roma, riuscirà a imporre il sopravvento il sottovento la sottocoperta della Vita reale o i fanatici della cultura malata instaureranno la loro follia?

Io dove mi colloco, cosa c’entro, se mai fossi entrato?

Chi legge vede e chi scrive è cieco? Dubbi a piramide di San Paolo, nell’anima piramidi che contengono l’Universo; senza limiti e ingannevoli impulsi distrazioni divagazioni esterne potrei rivelare a me stesso i segreti del Cosmo della Cosmogonia e i rimedi alla CosmoAgonia.

Quadernaccio sì, Quadernaccio no, Quadernaccio forse? Il mio è scetticismo metodologico o c’è del metodo nel mio infinito dubitare?

Prova del fuoco, legge del taglione.

Ordalia (orda lia, or Dalia, signora Lia), Rasoio di Occam (affilatissimo), popperiano falsificazionismo (negazionismo? no, grazie ci esonda dai padiglioni auricolari; meglio la banda degli onesti falsari di Totò).

Concludendo, caro Cartesio, con il tuo Diavoletto galleggiante, tu vorresti convincermi che il primo passo per la sofia empirica starebbe tutto nel riconoscere ciò che è evidente: sì, è una parola!

Gnoseologico sarà lei, evidente a chi? Gnoseologismo neologismo neo auto scetticismo.

Alla fine della fiera del nord est, contengo più moltitudini dubbiose che pria e sono costretto a concordare con gli Autori della serie Dark: Alfa e Omega non sono punti agli antipodi, spesso coincidono.

Come nel gioco dell’Oca, riparto dal via: cancellare o perseverare?

p.s. ‘Ocotto’ era l’aspro rimprovero che il leggendario Don Mario Mosca, sopraffino conoscitore e docente di Lingue morte (Greco e Latino), rivolgeva agli studenti che non si erano preparati per la lezione.

Temo di essere rimasto Ocotto…

I Girasoli di Yamamoto, Nulla è perduto

Pagina dell’oblò, oibò e oooohhh di meraviglia assortiti, come antiche caramelle Sperlari.

Guardo il Mondo da un O-blog, senza noia caro Togni, non del circo, ma Gianni delle note giovanili.

Osservo da una acquario bonsai a forma di goccia, pianto salato riso pianta del riso, talvolta mesto – nel mestolo – amaro talvolta doce comm’o zucchero. Caffé nero bollente per riscattare anima mente cuore carne e sangue dai torpori della vitaccia moderna.

Oblò rivestito da fogli di carta velina, montagne sfumate sul fondale come ologrammi di Guerre Spaziali Stellari Speziali, delle quali siamo arci stufi: pretendiamo pax terrestre universale. Se qualcuno con la fine delle guerre perderà speranze e giganteschi fondi oscuri in inferni fiscali, peggio per lui; una prece di necessario meritato troppo atteso: addio.

Natura morta, vaso con cinque girasoli, ossessione geniale, perdizione dannazione gloria postuma – anche su poster cui affidiamo le sentenze più hardue (hardware) – olimpo eterno degli Artisti.

Quanti campi di girasoli osservati, quante ore nelle campagne, quanti girasoli dipinti? Ciclo dei Girasoli una ruota gialla in moto autonomo perpetuo. Quella del Prater non floreale ammutolisce per palese inadeguatezza.

“Scrivo haiku, commercio cotone, amo il Giappone e i quadri di Van Gogh. Sono così bravo negli affari che ho potuto realizzare un sogno: acquistare un dipinto del Sensei olandese”.

Maledetta guerra, maledetti guerrafondai viscidi vigliacchi nell’ombra, rei di genocidio di umani e opere d’arte.

Nello stesso giorno del Sole atomico che annientò vite e anima di Hiroshima, anche gli stupidi bombardamenti a tappeto su Osaka, culla di leggendarie Ragazze, falciarono Uomini e Bellezza.

“Nella mia bella casa vidi come ogni giorno sbocciare in salotto con il Sol Levante i Fiori gialli di Vincent, poi li vidi bruciare in un rogo barbarico. Tentai di salvarli con la forza della disperazione. Non temevo di morire arso vivo, non volevo che quelle fiamme annientassero il mio Sogno. Da quel giorno, non fui più me stesso”.

Fiore del Sol / Elio atomico / Lacrime nere.

“I Figli prediletti del Sole, Yamato, bruciati dall’esplosione della nostra stella della vita apparente, la gemella assassina fabbricata da bipedi acefali, quel sole ingannatore e letale deflagrato in un istante, accecante devastante, spense definitivamente i miei Girasoli di Vincent, cenere dispersa dal e nel vento d’Oriente”.

Lui era diventato immortale.

p.s. anche Tu, Koyata Yamamoto Sama, e grazie per l’insegnamento.

«Do you have to open graves to find a girl to fall in love with?»

Pagina degli Abbracci perduti.

Banditi Proibiti Processati.

Baci e abbacchi, abbacchiati abbattuti bacchici. Battibecchi sull’opportunità di obbedire alle regole, sensate cervellotiche repressive che siano. Leges erga omnes, sì ma il mio caso è diverso particolare e poi soffro d’asma attacchi di panico il mio gatto al momento è inappetente.

Gran ballo delle Baccanti, veterane o debuttanti, con distanziamento sociale e mascherine graffiate; in fondo, dal Fantasma dell’Opera in poi – è mai stata rivelata la vera identità del Persiano? – Masquerade (Burlesque) ha sempre riscosso mietuto arraffato grano grana e successi, a tutte le latitudini longitudini solitudini del Mondo.

Baccanti ma con giudizio, Bacco superstar da quando il Prosecco vale più del platino, Tabacco e Venere ridotti in cenere: avevano seguito pedissequamente pigraMente ciecaMente (Sorrento, un sogno) i consigli finanziari del Madoff (Mad off che consigli!) dei Parioli; detto in confidenza, sommessaMente sommersaMente sommossaMente, quei risparmi, sudati o igienizzati, avrebbero fatto meglio a investirli a Trastevere, da Grazia Graziella e grazie ar… Cassio!

Benevenuti a ‘sti beccaccioni, belli grassi e di molto cojoni… Ah, siete dei? Uguale, con guanciale, gricia o puttanesca?

Anche il commissario don Ciccio Ingravallo e il terapeuta letterario Vince Corso approvano applaudono apparecchiano, gaudenti.

Gae Aulenti, Rosa fresca di maggio aulentissima, aule scolastiche universitarie giudiziarie, deserte come Atacama, Abracadabra, Abbiategrasso e un minimo insindacabile di compassione, anche in assenza di noci, cactus, peyote; nemmeno l’ombra di Wile Coyote.

Oh Mummia mia e gli Abbracci? Auto abbracci, auto da fé, auto condannarsi al rogo in Campo de’ Fiori, senza pubblico televisivo virtuale, senza partigiani e ultras, senza inquisitori e giudici da reality.

In memoria di Muzio Scevola, dei Bonzi, di Jan Palach.

Piramidi, Luxor, Valle dei Templi, Mezzaluna fertile ormai brulla, Venzone, Mausoleo del Cremlino, Teocalli (non calli veneziane o podofili delle divinità) dei Toltechi per inumare cadaveri o produrre energia solare. Le Mummie – caro carissimo Boris Karloff – avevano capito tutto, prima di noi, prima di Hal 9.000, prima di internet (cabernet, nettamente superiore, specie con peduncolo rosso).

Si fasciavano nelle delicate bende di lino, profumi unguenti olj magici e preziosi, si abbracciavano dolcemente da sé stesse: Regina Anhapou, Ramesse VI, Amenofi III…

Intanto, Lucy è stata detronizzata, non è più Lei la nostra progenitrice primordiale, il carbonio 14, nel Mondo Prima elemento miracoloso per stabilire datazioni approssimative – ma da quando viaggiamo nel Tempo a piacimento, operazione inutile – è stato de qualificato a rango di ammennicolo apotropaico, gadget da centro commerciale;

perfino gli Ominidi, solida certezza di antichi sussidiari elementari, sono diventati ‘smart’ e hanno un brand più accattivante: Ominini, oooohhh mini ni, o’ i Mini Ni.

Abbracci? Nella nuova Era, più di sempre, ognuno sia fabbricatore del proprio luminoso destino, imprenditore rischiatutto di sé medesimo, autore unico della propria storia e della storiella:

vendo abbracci on line, virtuali, totalmente sicuri, sinceramente falsi, ipocritamente affettuosi;

ne vuoi 3? Paghi 6, le faccine idiote sono soggette a adeguato supplemento.

E’ il mercatone globale, Bellezza!

p.s. cosa si deve inventà pe’ campà… nella speranza che davvero la Morte sia solo la porta verso una nuova Vita.

Arciere (vali? gnente!)

Pagina dell’Arciere, in arcione, con arco e faretra sulle spalle; sembiante arcigno, arcobaleno balenato in un istante alle sue spalle dopo acquazzone di fine estate.

Disarcionato dal grande dio degli Alci, arcipelago senza pelago ma arci, super arci campionato mondiale degli aspiranti Rubin Hood – rubare ai poveri sempre, hanno poco, ma sono a miliardi! – , Guglielmi Tell (me a new epic story) pronti a cogliere la prima mela.

Pagina sbiancata, non più bianca, ché anche quelle sono esaurite esanimi esauste.

Bianco è assenza di colore o summa universale? Punti di svista, Signora mia.

Pagina da dedicare alla Nostra Stella più importante, mai cucita su qualche bandiera terrestre; Stella Soletaria, Stella che cammini voli danzi nel firmamento ancora scevro da brand (Maverick Sky), Lone Star Ranger, sovrano del nostro sistema, solare certo, quale altro, di grazia?

Fratello Sole, a tua insaputa, Fratello pasticcere luminoso, proprietario dell’alto forno in quota irraggiungibile, Astro dalla Luce portentosa che dona vita o morte (specchi ustori, corazzate cosmiche in fiamme ai bastioni di EletheiaPolis), Lucifero angelo decaduto, mai scagliato, dardi a parte, sulla Terra; potrebbe presto accadere il contrario.

Pagina dedicata a Elios, dal volto fiammeggiante, non di vergogna, ma indignazione, gogna incandescente per popoli civiltà pianeti senza più dignità: dedicata alla sua anima segreta, al suo cuore oscuro come quello di ognuno di noi – fratellanza tenebrosa – ai suoi aliti ustionanti, ai suoi canti, funerei funebri alternati a inni di gioia (in fondo, si tratta di un Old Boy… solare!), a peana di vittoria.

Pagina della Sorte, anche il Dottor Destino nel frattempo ha effettuato il balzo quantico, decisa ai dadi – star, knot, alea et missa iacta sunt – dadi truccati struccati non dai visagisti di appassite sedicenti dive su viali alberati introvabili, ma da Messer Universo, mai mister, dadi brillanti, raggi forieri non forensi, fiorenti di Speranza, soprattutto quando suonano fotonici, sempre disponibili per l’Arciere oscuro, nuovo normal hero, sostituto surrogato erogato, al posto del Cavaliere oscuro, retrocesso a concierge notturno all’Hotel California.

Thanatos, poco propenso al gioco delle tre carte, opta ancora e sempre per le disfide a scacchi, baloccamento nel quale di fatto risulta imbattibile.

Per conferma, citofonare orari di ricevimento: Cavalier Antonius Blok.

P.S. Dialogo suggerito: quello tra l’Uno e lo Zero, di Trilussa e per appianare ogni inopportuna alzata di capa e di cresta, A’ Livella, del principesco Antonio De Curtis.

Sterzing/Starzinger

Pagina extra, Pagina che non dovrebbe esistere, in questa dimensione.

Pagina del Cavaliere del Tasso, presente, in qualche modo, attraverso suoi fantasmi o eredi – in fondo, si equivalgono – in ogni angolo del Vecchio Continente, in ogni lembo di paese, territorio, circondario della ex dea Europa.

Pagina di Castelli inespugnabili pugnabili impugnabili da Draghi (la nobile stirpe!) – forse perché alcuni vivono da sempre all’interno di quelle impervie mura – da Fattucchiere volanti su scope di saggina o jet privati, eserciti di marionette, soldati di stagno con giacche di fustagno per proteggere i fusti dei cannoni da correnti d’aria birichine (è un attimo!), eserciti della salvezza più molesti invasivi invadenti dei Cavalieri dell’Apocalisse.

Castello scolpito nella roccia, perché l’Arte vera elimina superfluo e sovrastrutture, roccia dalla quale, a parte Nani e Minatori, nessuno è mai riuscito a estrarre pietre preziose rotolanti, spade con lame grondanti sangue blu errore grave o sangue rosso errore veniale, alabarde spaziali di samurai cosmici.

Pagina del Sasso, sulla riva sinistra della Palude, Burg – no hamBurgEr, grazie – Reifenstein, nel fitto della boscaglia più fitta, intrico mentale vegetale minerale. Unico approdo sicuro – arrivarci… – per incauti viandanti (avete scritto testamento prima di partire?), fuggitivi più o meno loschi, da sé stessi o da insostenibili fragilità, barcaioli emuli di Caronte (“pane e salam, pane e salam a fette, a peso d’oro, al netto del richiamo alla preghiera del Muezzin!), onesti contrabbandieri macedoni che sbarcano lunari ca’ballistici, commercianti dagli istinti umanitari, quanto Rasputin, nemiAmico del gentiluomo di fortuna Corto Maltese.

Sasso che volle ergersi a Torre più alta della Contea, da 24 metri in su, Torre laica, simbolo e speranza di Resistenza e Libertà, riferimento geografico; origine e base del primo servizio postale (molto prima dei Pony Express del West), in seguito, del trasporto passeggeri e visitatori del turismo massificante ante litteram, a pagamento; pagina del Tasso non Torquato ma banchiere, genio degli affari che s’inventò le Poste e i Taxi, gialli o meno che fossero.

Invenzioni epocali, per una volta, nella Storia, sul serio.

Pagina del Cavaliere custode e strenuo difensore del Castello – tra una allegra galoppata e una intensa partita a golf – custode di mura, fossati, ponti levatoi senza più catene, memoria intrisa incisa innervata in quelle robuste rocce annerite e lucide, dopo mille assedi respinti, dopo mille banchetti principeschi, per celebrare grandezza pronoia (non pro noia, maledetta noia) magniloquenza, forbita eloquenza dei Fondatori. Perché in tutte le leggende, esiste un Fondatore di Realtà.

Pagine delle Contesse guardiane e guide: una Umana, una Canina.

Pagina degli Esploratori del Mondo, timidi inermi prudenti ermetici; affetti da sindrome di Odisseo, senza essere nemmeno alla lontana discepoli discendenti decadenti di o da Ulysses von Itaca.

Esploratori poco avveduti perché quando decidono di tornare alla propria petrosa dimora, la ritrovano, ma occupata, da invasori varj et eventualj, prigioniera come la loro Terra Madre matrigna arcigna.

Pagina dei Cacciatori di Dote, di Frodo (Frodo Baggins) che sfruttando lo stratagemma del Vischio (senza fischio) – forse suggerito da quella astuta canaglia di Ulisse impenitente – riuscirono a invischiare: quaglie, guglie, amanti e consorti.

E si ritrovarono a loro volta invischiati in una mare di guai, per vinti e vincitori.

Pagina della Damigella Artista, partita dalle Marche con in dote solo talenti – Suoi – e manualità; imparò a dominare e plasmare elementi e materia studiando, autodidatta senza vetture senza didattica, le tecniche più raffinate degli Artisti e Artigiani del Sol Levante, Dei nipponici di Equilibrio e Frugale Bellezza.

Pagina del borgo montano, ribattezzato Starzinger, ove oggi regna incontrastato incontrato inneggiato il Marchese dei Bargigli Corallo;

per ogni contrada, per ogni persona. un canto un inchino una maschera buffa e un sonoro chicchirichì:

nella Vita serve un pizzico di pepe zenzero e caffè, macinati con Allegria, perché, nel frattempo, gli anni passano e i salamini… si seccano.

Precipitati senza soluzione

Pagina dei Precipitati.

Nel precipizio precipitevolissimevolMente.

Ci siamo tuffati dal trampolino olimpico nell’era/piscina dei Vairus, senza nemmeno essere angeli decaduti (sempre meglio che deceduti), senza diventare prima esseri superiori, cacciati dalla Centrale Celeste per eccesso di cupidigia luminosa e oscura, morbosa curiosità.

Fossimo stati veri (tras)Portatori di Luce, avremmo potuto vendere la pelle – ops, il servizio – a tariffe salatissime, esponenziali rispetto alle obsolete bollette cartacee.

Dal 2000 in poi, ci siamo lasciati contagiare dal tedium vitae, dallo spleen: che noia farsi sottrarre libertà costituzionali e diritti civili, che noia il terrorismo contro la stupidità occidentale, che noia le catastrofi ambientali indotte dalla nostra arroganza economica…

Via le intollerabili libertà costituzionali repubblicane democratiche, una alla volta per carità! Ci siamo immersi nel pentolone e ci siamo bolliti con la stessa tecnica utilizzata per rane e aragoste vive.

Abbiamo rinunciato al nostro libero arbitrio – vade retro retrò – una briciola alla volta, ma a differenza di Pollicino non lo abbiamo più ritrovato, nemmeno con il passo del gambero; abbiamo chiuso gli occhi, cancellando la nostra innata capacità di osservare il mondo; la Setta dei Neo Leviatani, incredula, a piccoli balzi progressivi, ha potuto stringere la tenaglia del controllo senza fatica alcuna, senza stratagemmi; i Popoli soli tristi ammassati dietro i Muri mai davvero abbattuti erano già prostrati e passivi.

Vittoria totale, su tutta la linea, senza una linea, di matita o telegrafica; trionfo senza gloria, nemmeno per i Bastardi veri.

Nel controllo sei fratello, ma non si tratta più del giogo sulle masse, solo dell’orgia del potere che vuole ingozzarsi sempre più di potere, fino a crepare d’indigestione.

Noi stolti non sapevamo (l’ignoranza non ci salverà, assolverà) che il trapper Covid19 – meglio sarebbe stato partire con il Grande Blek o nuotare nel Grande Lago Salato con Jim Bridger – con i suoi pezzi in stile RNA cangiante con doppio campionamento, fosse solo la testa di ponte testa di legno senza Pinocchio lo specchietto senza allodole né lucciole, per una nuova Armata delle Tenebre, l’esercito del surf virale, l’emissario delle Dee Pandemiche.

Altro che Bacco, corpo di Bacco, per Bacco!

Lo avranno creato Loro? Lo avremo covato noi, meglio di una chioccia materna? Unica certezza, creato a insaputa – ufficialmente – di tutti, perché il potere va esercitato sempre oltre ogni limite, al di fuori e al di sopra del perimetro delle piccole leggi umane, oltre la stessa Logica – altrimenti che gusto c’è? – lasciando che il suo effetto effluvio infuso diffuso pervada tutti gli spazi disponibili, gli interstizi, abbatta eventuali ostacoli, sia a due gambe sia sotto forma scritta di sconsacrati sconsiderati sconsolati ripudiati Codici.

Annales diari di bordo registri nuvole elettroniche memorie virtuali: continuarono imperturbabili a deforestare perché gli stili di vita non erano barattabili (tornarono al bar atto) discutibili negoziabili – tutto ha un prezzo, i calzoni si calano sempre al momento del bisogno! – imperturbabili insistettero sull’economia new green (golf?) deal inquinante come e più di quella in gergo indigeno, regalarono all’anima de li mejo mortacci loro – quanto manca all’Umanità l’Armata Brancaleone con Branca Menta accanto alla poltrona – la patente di corsa deturpazione genocidio finale, perché quel genocidio avrebbe dovuto concludersi, prima o poi.

I Neo Leviatani esultarono, continuarono a giocare, per un tempo breve – se vogliamo definirlo così – poi i loro trastulli divennero insostenibili insopportabili inattuabili, si persero tracce vestigia impronte, nonché bagagli, anche dell’ultimo dell’infausta Setta.

Gea Suprema, Unica Dea Dea Unica, con regale flemma ancora una volta paziente riattivò i Suoi riti, i Suoi cicli (non velocipedi mono ruota).

Per Lei il problema non era mai esistito.

La Neve, la Terra, Roma sempliceMente se ne fottono.

Fessarie ’e cafè (Gambrinus, al tavolo di Ricciardi).

Batman con/senza Robin

Pagina dedicata al Pipistrello Pagina in lode e commemorazione del povero Pipistrello del Dragone, diffamato calunniato – con e senza auretta – dato in pasto al mercato locale e al pubblico ludibrio mondiale, con mentecatta gogna mediatica compresa.

Viali del Tramonto, dell’Oblio, degli Oblò, dimenticati, come tombe abbandonate, corrotte da appalti illegali legali amorali amori traumaturgici.

Cucciolo alato, Principino della Notte, trovato moribondo nel giardino d’infanzia, privo di forze con i sensi, i tuoi infiniti sensi all’erta, dentro una siepe, indifeso, con i tuoi piccoli occhi socchiusi, trafitti da un Sole malato e da aghi di pioggia, pupille spaventate interrogative, che forse preconizzavano agonizzanti catastrofi: terremoti maremoti eruzioni vulcaniche.

Il cielo, un cencio giallo sporco, giallo quarantena ante litteram, in attesa del ruggito di rabbia della crosta terrestre, sussulto di indignazione, lungo terribile seminatore di devastazione morte terrore, in clamoroso anticipo sugli idioti dell’orrore.

Pagina di scuse formali e sostanziali, stanziali e errabonde al Popolo cinese dei Pipistrelli, condannato senza contraddittorio dagli uomini, la razza più infima – vil razza d’annata… – che si crede padrona, condannato stanato straziato senza indizi senza prove senza processo, giusto ingiusto che fosse.

Se esiste un giudice imparziale in servizio permanente effettivo a Berlino Tribunale, perché non a Pechino Tien An Men? Amen.

AnaTrema sul Grande Untore o sul Grande Filantropo (antropomorfo antropofago antro oscuro)? Chi dei due, sempre attenti a Quei Due!, sarà reo o re re Oh, della vigliacca nefandezza che si prefigge preaffligge prefrigge di sterminare ciò che resta dell’Umanità?

Povero ignaro incolpevole BatKid Tu che vivevi tranquillo la tua fachiresca vita nella Bat Caverna, senza sfruttare maggiordomi extracomunitari, pacificamente insieme alla tua Bat Comunità, senza Bat telli, ma con ali nere forti e eleganti mantelli, credendo che quelle improvvise ombre balenanti baluginanti rimbalzanti, che rapide apparivano e scomparivano dalle pareti rocciose della Grotta, fossero giochi di fantasia, proiezioni mentali del tuo Popolo, non presagi nefasti della vera minaccia, della sorte ria in navigazione sul rio sotterraneo, destino gramo che incombeva contro di Voi, contro la stessa Vita sul Pianeta.

Pagina per non occultare la morte atroce di Batman senza Robin.

Non dimentico ma presto finirò, si dissolverà ogni mia molecola – mia in comodato d’uso – non resterà traccia o spoglia desnuda immortale, di me della mia bellissima conchiglia per navigare nel cosmo, del mio gregge per transumanze (transustanziazioni?), attraverso tratturi spaziali.

Chiedere asilo con resa, senza condizioni, all’Arkham Asylum di Gotham City, baloccarsi a poker con Joker – più affidabile di ogni globale intrallazzatore trallallallero trallallalà – mentre il Cocker, Joe, canta Unchain my Heart, without chains:

poison running trough my veins… U are so vain, don’t U, Alice?

Kaos, rave party siderale

Pagina Bianca, Pagina su cui campeggia un gigantesco 8 simbolo dell’Infinito, leopardesco leopardato leopardiano, o meno, e un mezzo, simbolo del mezzo, mezzo uomo, mezzo da non confondere con il fine la fine alla fine resterà qualcUno? Mai pasticciare l’aspetto teleologico poco teologico molto pratico.

8 e mezzo, ottimo voto (scolastico, quando ancora esistevano le iScuole), un gioco di carte, un romanzo, un romanzo a fumetti, forse un film.

Kaos, Pirandello imprigionato in una giara fessa, rattoppata con mastice miracoloso, intento a scrivere novelle, mentre i fratelli Taviani circumnavigano placidi l’aia prospiciente il casolare degli Ulivi ad Avola, benedetta dagli Dei. Sciascia e Stassi assistono compiaciuti. Fichi d’india superbi ornano insuperabili muretti a secco su mulattiere segrete, varchi riservati a pochi adepti per esplorare nuovi Cieli d’incanto.

Federico da Rimini, saltimbanco saltimbocca alla romana o alla riminese, letteratura cinematografica o disegnata (fumettaro!), curatore cantore cultore di api regine e bellezza muliebre, arti circensi per apprendere l’arte della Vita: celebriamo insieme la gioia di essere vivi.

Kaos alato di ‘Nice’, Samotracia o Federico Guglielmo, perché al di là del bene e del male, Dio sarà morto, ma anche nel Mondo Dopo non stiamo troppo bene e l’inarrestabile crepuscolo di dei idoli influencer ci rende tutti più soli, apolidi, ma innegabilmente schiavi della cittadinanza mondiale.

Partire senza morire, per un mitico mitologico filologico (filo di Arianna) viaggio con mappe del Sillogismo, viaggio all’inizio della Notte nera più della Foresta e della Freccia, pedinando Celine, anime nere senza colpa, disperse in un cuore di tenebra, per fortuna senza gelati industriali.

Serraglio 451, in Nuova Odessa, bruciare libri o autori di libri (retaggio pirico del Mondo Prima), allertare i Pompieri di Viggiù, di quiggiù, di costaggiù, affidare gli estintori a Truffaut e Kubrik, solo per osservare sullo schermo l’effetto che fa.

Le istruzioni, cribbio, le istruzioni per vivere nel Mondo Dopo, andrebbero bene anche quelle in formato ikea.

Il Kaos necessario alla Vita, dal Kaos la Vita, cullare dolceMente il proprio Kaos interiore, organizzare rave per Firmamenti Danzanti: Danging Queen Stars, depurate da copie carbone di stelline teleEvasive, libere da grigi reality, reati da codice penoso.

Viva la Pandemia (de mia di Pan? Trattato sul possesso pre alessandrino, autore Pan!)) che ha eliminato ogni imbarazzo, questa folla di Fantasmi, queste tribù di incipit senza praterie romanzesche, questa splendida confusione, non sono il Male, sono io, io non come vorrei o dovrei essere, ma solo io con tutte le domande inevase, le ombre prigioniere del teatro nipponico, le mille luci:

della ribalta, della ribaltina e della tastiera.

Oltre le nubi

Pagina dedicata all’uomo sbagliato, a ogni sbaglio che si trasforma in intuizione, in nuovo percorso verso mete e realtà alternative, mai percorse mai percosse mai battute, al netto di nodosi bastoni da passeggio o strumenti dissuasivi per onnipresenti scocciatori.

Pagina dedicati a tutti coloro che si credono sbagliati, che si credono lo Sbaglio, che hanno paura e invocano soccorso, scongiurano di essere recuperati e rinchiusi in anguste poco auguste prive di manguste case, perché per caso hanno gettato uno sguardo dentro sé stessi, hanno intravisto la bocca l’occhio la profondità del proprio abisso: il loro vero volto li spaventa li terrorizza, più di ogni ignoto universale possibile tangibile alternativo.

Le nubi, librarsi leggeri oltre le nubi. Indossare i pensieri più lievi e le giacche più pesanti e volare negli strati più alti/altri della nostra atmosfera: oltre le nuvole, se solo potessimo e volessimo osservarle celebrarle imitarle.

Nuvole pesanti nuvole passanti nuvole che transitando dispensano bellezza introspezioni vita liquida con annessa memoria. Nuvole di Memoria, Memoria dell’Acqua.

Le Nuvole di Aristofane – attenti ai teatri in legno, Eschilo Eschilo che qui si Sofocle gridava la maschera per le scale Euripide! – nuvole sofistiche socratiche: odo con raccapriccio che il tuo discorso migliore è peggiore, quanto il mio.

Certe nuvole nere poetiche di Faber De Andrè, nere come corvi perché anche il temporale più furibondo non può durare per sempre, Corvi neri come ragazzi di strada che non riescono a fermare il vento, il tempo, colpi al cuore né ragazze fatali che li disarcionano, dai cavalli e dalla vita.

Nuvole di vapor acqueo, bellezza a infrarossi, arancioni, rosa, nuvole notturne, illuminate da Fata Selene.

Non sono l’asino di Buridano, ma Buridano l’Asino (magari, un auspicio evolutivo!).

Certo anche Voi avrete visto volare gli Asini, a stormi, a differenza delle Aquile. In fondo, i nidi sono ovunque.

Oltre le nuvole, sereno è, ma io mi sento più sereno? Oltre le nubi, profumo di Blu, Vite che camminano tra cespugli in fiore;

oltre le nubi, quale senso avrà una spina?