Sogni (veri) vs dolore

Vade retro (da me), dolore.

Non voglio compulsare – ci sono in giro già troppi adepti, contenti loro – l’apologia del dolore. Chissà poi perché. Non mi azzardo a formulare ipotesi (opinioni personali), mi limito a constatare.

Vivere con una sensazione che affligge, dal latino dolor, derivante dal verbo anch’esso latino (per la cronaca e per i puntigliosi): doleo; sento male – non c’entra l’udito – mi dolgo.

Mi pento e mi dolgo, mi rimbrotto da solo per la malaugurata iniziativa di affrontare l’argomento, la vexata quaestio.

Altresì, dal latino, ora e sempre presente, crescere: inteso come fare, produrre, creare. Soprattutto, aumentare di massa e di estensione in qualsivoglia verso, specialmente in altezza; aumentare di numero, d’intensità, financo di gagliardia. Fosse possibile, magari.

Come sosteneva PPP, il Poeta: sviluppo e progresso non sono sinonimi, anzi; nonostante oggi quasi tutti indichino l’importanza dello sviluppo e sia stata bandita la parola, parolaccia, progresso. Il paradosso o, se vi solletica di più, l’umorismo della situazione, nonostante i due concetti siano inconciliabili, senza la realizzazione del primo, molto difficilmente – o mai – si avvererà il secondo.

Affermo dai tempi dei primi, rudimentali ragionamenti che prediligo – teoricamente, ammesso intuisca i termini della tenzone – la crescita allo sviluppo, mentre negli anni ho rinnegato, rifiutato, esecrato al pari di una maledizione, forse ineliminabile ma non necessaria, il dolore.

Il dolore esiste, si verifica, va contrastato, combattuto, superato per scongiurare, evitare che si tramuti in sofferenza perenne, ma non lo considero viatico fondamentale, fondante per un incedere armonioso sui sentieri, già di loro accidentati, della vita. Rigetto il dolore quale architrave per edificare una persona buona e giusta.

Mutatis mutandis, inutile sottolineare il perché, come analizza il professor Roberto Mancini (pura omonimia), il capitalismo insiste nell’annientamento di vite umane e del mondo, ossessionato dal profitto, “rivelando la sua natura bellica e necrofila“; avendo ormai sostituito il riassorbimento delle istanze di contestazione con la repressione, dura e violenta. Mentre, i movimenti che ancora si battono e dibattono di pace come condicio sine qua non – da non tradurre con ‘siamo qua noi’ – e per un’economia finalmente libera dai diktat del neoliberismo capitalista, risultano spaesati, scombussolati. Unico modo per renderli – le idee e i movimenti – vincenti, celebrare la loro unione indissolubile, senza paura. Senza più dubbi né distinguo capziosi sulla collocazione e perseguimento della verità.

Più che mai, più di sempre nella Storia, aneliamo sogni da realizzare – fossero quelli di Kurosawa e Miyazachi, meglio ancora – non dolore né sofferenza;

come ripete costantemente lo stesso Mancini:

i sogni ci insegnano mentre dormiamo quello che non riusciamo a capire da svegli“.

Grandi Viaggi

Pagina dei viaggi; in prospettiva, in teoria: grandi.

Del resto, in contumacia di grandi speranze – non spira proprio l’ossigeno migliore – dobbiamo accontentarci e fare di necessità virtù, come direbbero antichi, consunti, ormai archiviati saggi. Per conferma, chiedere lumi e campanelle a Charles, Dickens.

Ossigeno migliore, un ottimo proposito; sarebbe sufficiente quello respirabile, in grado di irrorare le fondamentali cellule neuronali, in grado di mantenere attivi e forti i polmoni; per tutte le idee – vere – per tutte le esplorazioni. Auspicabilmente.

Un avverbio che ho sempre considerato elegante, eppure inconcludente. A scrivere il vero non si crea letteratura e i maestri in genere, del genere (no degenere) sconsigliano in modo netto – nettamente? – l’utilizzo, soprattutto sconsiderato e prodigo, di avverbi. Non aborrire, per carità – ché qualcuno mai potrebbe offendersi – ma non tracimare; denota scarsa varietà linguistica, simpatia per stratagemmi facili, voglia di appesantire e rendere la lettura assai sgradevole.

Auspicabilis, latino tardo, nel senso di antico, non tonto. Assonanza evidente con auspicio, da avis (uccello) e spicio (osservare); come dire, presagio di cose future – potenziali, non ancora concrete – mediante l’osservazione del volo dei pennuti. Traete da soli i segnali del domani, senza abusare di ottimismo o del suo inevitabile contrario.

Vorrei esprimere un ultimo sogno, un sogno mai sognato, nuovo, enorme – sennò che atmosfera onirica sarebbe? – definitivo; scrivere un’antologia di racconti, come Pedro Almodovar, il regista cinematografico spagnolo, contaminato (non in negativo) dalle circostanze della realtà madrilena. Concedermi l’irriverenza, dopo opportuna reverenza ai mostri sacri della Cultura, non cedere all’insulsa autobiografia, coltivare con cura meticolosa l’originalità e l’utopia, soprattutto l’ironia. Potrei forse non salvare qualcuno, aprirgli qualche percorso alternativo, i punti di vista e quelli interrogativi.

Invoco la benedizione di Ulisse, di Shakleton, di HP (Hugo Pratt), di Freya Madeleine Stark, di Alfonsina Strada; le vostre imprese, le vostre volontà, le vostre intuizioni siano le mie bussole, apotropaiche.

Vorrei cadessero su di me gocce pesanti e soprattutto pensanti di Burt; Lancaster, certo non trascurabile, meglio Bacharach, potendo optare. Un uomo in rima, non per forza baciata, con la Musica, un uomo che con naturalezza ha conquistato 70 volte la Top 40 Usa, 52 quella di Sua Maestà (sponda londinese): non più la Regina, il Re; purtroppo non Artù. Canzoni, inni per cause umanitarie, colonne sonore divenute Storia di film cinematografici a loro volta assurti a pietre miliari dell’Arte, in senso stretto e in senso lato.

In tutto questo, mancano – tanto – le Donne; è un vulnus voluto, ricercato, perché le Donne sono, malgrado le orripilanti convinzioni degli uomini (presunti tali), le sole signore e padrone del Mondo, dell’Universo della Bellezza. Le stanze sono vostre, gli ambienti spaziali sono vostro esclusivo appannaggio, praterie sconfinate per le Vostre risorse, per la Vostra inesauribile creatività.

Trasformate i sogni in utopie, le utopie in progetti: in fondo, come sosteneva Mandela, i veri vincitori sono sognatrici/tori che non si sono mai arrese/i.

Aliante o/e Rondini

Pagina delle Rondini, tutte.

Pagina delle Rondini, in particolare quelle di Udine: quelle che al tramonto si riuniscono in formazione compatta e sfrecciano senza paura, garrendo festose nel cielo sopra il Castello.

Imparare a cantare come una rondine e, se possibile, volare: traiettorie preordinate, apparentemente istintive, impercettibili eppure precise; codici di geometria esistenziale, come scriveva il Maestro, codici di Bellezza, senza confini, senza Tempo.

Per le vie di Odino, al crepuscolo primaverile, mano nella mano di Nonna Erminia: sicuro, pronto alla continua meraviglia della scoperta, di ogni scoperta; inseguendo il volo supremo delle Rondini, scortati, guidati dalle Rondini. Sai volare? Come una Rondine libera, con la fantasia, con i sogni, quelli più belli e colorati di tutto il Mondo.

Percepire un pigolio, lieve e spaventato; un passerotto implume finito chissà come dietro una saracinesca tra i negozi dei portici. Delicatamente prelevarlo, adottarlo, nutrirlo, salvarlo; giocare con lui, con le formiche, con le scatole in cartone e polistirolo. Scoprire con dolore che un mattino il fratello alato ha abbandonato il nido umano: perde l’egoismo infantile, ma vince ancora una volta la Vita.

Affidare le speranze, i desideri, i sogni – quelli più importanti, quelli comunitari – a un deltaplano in miniatura degli anni 70 del 1900: si trovavano nei negozi di giocattoli e in edicola: avevano ali di polistirolo. Volteggiavano benissimo, senza esitazioni; si incagliavano spesso, tra i fili della luce o tra le fronde dei pini marittimi.

Ma i sogni, preziosi, i nostri, no: c’era sempre una rondine – o uno zio materno – che li recuperava e li faceva volare via:

a disposizione di tutti, in eterno.

Visioni

Pagina delle Visioni, anche da Pejote, anche dei simpatici Visoni, ma vivi.

Orsi polari che si affacciano alle finestre degli avamposti più settentrionali esistenti sul Pianeta, quelli abbandonati dai bipedi; attorno a quelle che di fatto sono ormai le loro case, possiamo notare vegetazione curata e senza scarti o rifiuti, e, soprattutto – dettaglio non ininfluente – la totale, preoccupante assenza di ghiaccio e neve.

Il nostro paese è figlio, chissà quanto legittimo, di un passato non sempre adamantino, con il quale non ha mai fatto un vero redde rationem morale collettivo; forse così si spiegano oscure presenze nei palazzi rinomati e sceneggiate istituzionali anacronistiche, umilianti per le casse dello stato e soprattutto per l’intelligenza dei cittadini, rituali retaggio ingombrante di epoche e regimi che dovremmo rinchiudere negli archivi polverosi, sigillandoli una volta per tutte. Invece.

Dai buchi neri della patria, a quelli rotanti nello spazio che da un po’ di tempo inviano segnali luminosi alla Terra – cinefili, questi buchi neri, hanno certo visto anche loro Incontri ravvicinati del terzo tipo – potremmo trarre energia con un’efficienza pari al 150%, superiore a ogni fonte mai nemmeno immaginata; al momento, la piccola non trascurabile difficoltà, pare sia costituita – come segnalano puntualmente astrofisici e astronomi – dalla mancanza di tecnologia adeguata all’uopo e alla bisogna, ma gli scienziati restano fiduciosi: prima o poi, gli umani saranno in grado di rendere energeticamente fruttuosi, cedendo a poetiche visioni, la luce delle stelle e il buio delle galassie.

Visioni dal passato della Via Lattea: una notizia buona e una cattiva, per noi terrestri e anche per gli extraterrestri: pare che in effetti nella galassia siano esistite altre civiltà. Potremmo affermare che la nostra, molto più recente e in fondo giovane, sia quasi una civiltà adolescente. Fino a qui, restiamo nell’ambito delle note confortanti, quello che invece potrebbe e dovrebbe un po’ allarmarci, riguarda l’epilogo delle popolazioni aliene: pare siano estinte da molto tempo e le cause sarebbero da attribuire a olocausti nucleari e/o mutamenti climatici incontrollabili Una sorta di monito, non presidenziale, molto di più: del genere, civiltà avvisata, mezza salvata (se i padiglioni auricolari e soprattutto le menti, sono aperti e ricettivi).

Permangono come sempre i dubbi: vaghiamo su un Pianeta che dista 25.000 anni luce dal centro del Tutto, ma le galassie si stanno allontanando o avvicinando? In particolare: l’Universo prima o poi terminerà il proprio viaggio? Se è partito, dove arriverà?

Visioni, giunte fino a noi dalle prime forme di scrittura: anche se qualcuno resta scettico, Mama Africa si rivela ancora e sempre una fonte ricca di siti archeologici meravigliosi per gli studiosi – antropologi e non solo – desiderosi di capire sempre più e sempre meglio quando e come sia nata una tecnologia portentosa, quella del linguaggio scritto; i reperti più recenti pare confermino: i nostri avi, poco tempo dopo essersi collocati in posizione eretta, avvertirono la necessità di descrivere il mondo nel quale si trovarono a vivere e lottare per la sussistenza: l’ispirazione per i primi tentavi di grafia simbolica e semiotica – via via resi più semplici per un utilizzo più rapido e funzionale – pare sia sgorgata dai sogni, perché dai primordi ebbero l’intuizione che, oltre la caccia per la mera sopravvivenza, esistesse qualcosa di più prezioso e indefinibile, altro rispetto alla concreta quotidianità.

Visoni oniriche per interpretare la realtà, o viceversa.

Visioni, spartizioni, in senso lato: esiste qualcosa di più prezioso intimo perfetto della condivisione di pensieri, fiato, umori? Nemmeno la congiunzione carnale carnascialesca, allegra può raggiungere quelle vette di passione e compartecipazione – anche solo per brevi istanti – al destino, alla vita di qualcuno, altro da noi.

Il bacio, a ciascuno il suo: quello di Hayez, quello di Klimt, quello di Giuda; quello degli angeli caduti, oppure quello affidato al vento, da Neruda.

Il flusso pseudo informativo ininterrotto – tacitando visioni, illusioni, prospettive chimeriche – ha il potere di rendere ogni argomento banale, sovrapponibile, intercambiabile a qualsiasi altro; se ogni tema viene poi presentato in termini spettacolari, con toni celebrativi e trionfalistici, enfatici, parossistici, l’effetto marmellata scaduta, nauseabonda, diventa inevitabile; ad esempio, ho davvero compiuto enorme fatica per distinguere, per orientarmi, in queste settimane, tra notizie su pandemia, Quirinalia – minima moralia? – , pettegolezzi delle fantastiche costumiste dal sedicente festival delle canzonette;

a proposito, davvero credete che alcuni poverelli di spirito, propagandati quali artisti, siano maledetti, dannati e scandalosi, in senso etimologico? Dopo quel capellone barbuto di Gesù, pura illusione o ipocrisia: ai suoi tempi – che tempi – rinnegava la proprietà privata e le ricchezze, predicava la solidarietà tra gli esseri umani – e la praticava sul serio – spalancava il regno dei cieli agli ultimi della Terra, abbracciava lebbrosi e prostitute.

Infatti, lo hanno inchiodato: non solo alle sue visioni.

Sogni segni promesse

Pagina dei Sogni quelli che di solito – da vulgata cinica o semplicemente pratica – muoiono all’Alba.

Eppure l’Alba è essa stessa una promessa o comunque una premessa, indispensabile; conditio sine qua non. La condizione terrestre del siamo qua noi e fino a quando siamo qui, converrà sognare: almeno questa attività resta ancora gratuita e forse – non ne sarei così sicuro – non controllata.

I Sogni sono la materia di cui siamo composti, insieme all’Acqua; scivolano via, evaporano, si adattano, hanno natura carsica, possono fluire impetuosi, inarrestabili; altro che controlli di psicopolizie in assetto anti sommossa onirica. I veri Sogni sono i mattoncini del DNA dell’Araba Fenice, viaggiano attraverso dimensioni, ere, eoni, universi, i più varj ed eventuali. Se ne abbatti uno, esso si moltiplica all’ennesima potenza, per sporogenesi. Come avviene con la mattanza degli Alberi.

Trasogno o sono desto? Forse, ipnotico.

Sia tersa nel senso più ampio ed etimologico la navigazione quotidiana, come i segni scritti nel Cielo, senza macchie e senza paure, del Mattino.

Maximilian ce lo canta da anni: l’Immaginazione aiuta ma non è che possa fare miracoli; se sei un burattino di legno in un mondo di pescicani – e il pescecane in fondo non è nemmeno il predatore peggiore – non diventerai un genio in carne e ossa o nella lampada (o era una lampara?), nemmeno facendoti raccomandare da fate turchine e grilli parlanti.

Come scrive Fabio il Narratore imparerai l’arte della fuga – colonna sonora durante la ritirata precipitosa, una sonata di Bach – e soprattutto della sopravvivenza, del vivere se non sopra una colonna dorica, almeno dentro il ventre del bistrattato pescecane; ambiente umido e oleoso, però a clima temperato, spettacoli garantiti, magari non proprio in chiaro, ma continui grazie a candele e ombre proiettate sulle pareti, non del cervello, della panza; in sottofondo echi lontani (chissà poi perché) del sax solista della melodia principale di Us and Them, mentre i Pink Floyd sul lato oscuro della Luna, finalmente riuniti, offrono all’Universo il concerto epocale, quello più spettacolare di tutti i tempi e anche templi, del Rock.

come insegna la Storia del Mondo:

non restano i migliori, solo i para normali che come sciocche banderuole si adattano alle correnti di Eolo, a quelle di Nettuno, al flusso imposto dai dominatori, del momento.

Se anche il Vento diventasse radioattivo – speriamo con Radio Libere – come profetizzavano i Righeira, indossare sombreros non ci salverà da una ‘scapigliatura’, con sfumatura alta.

In attesa dell’Apocalisse, nel senso del segno (o anche sogno, se vi aggrada di più);

se i nostri cuori rotoleranno nel fango,

accada almeno sul Lungotevere in festa:

finale.

Cavalli infernali di Troia

Avete mai notato al mattino, nelle prime ore del mattino:

la luce del Sole lenta e ritrosa, prudente pudica, a Oriente si insinua e sostituisce il manto notturno, poi libera e gioconda splendere in piena pace, mentre la gentile risacca delle Nubi blu cobalto, viola intenso galleggia nel Cielo, le onde gravitazionali delle Nuvole, rimbalzano contro la barriera corallina geologica delle pre Alpi, delle Alpi, argine e al tempo stesso preziosa cornice?

Avete mai notato lo stupore, l’incredulità dei paladini indefessi dei lavoratori, quando finalmente li incontrano, dal vivo in presenza di persona? Restano di sasso, come se incontrassero lo sguardo della Gorgone, come se realizzassero che loro non sono esseri mitologici – loro i Lavoratori – ma esistono davvero, nella realtà reale, non in quella virtuale, nemmeno fossero protagonisti al massimo di programmi ludici tipo Sim City.

Di Sin City parlerei solo a pochi adepti, complottisti, però. Del resto anche Jigen, infallibile pistolero nonché solido sodale di Lupin III, proprio come pochi di noi, considera quest’epoca così volgare – in contumacia del Volgo – così noiosa.

Avete mai notato il capo dei paladini, abbracciato felice sorridente gongolante al Re dei Draghi, cavallo di Troia – chiedo venia ai Cavalli e alle Troiane, grande opera anti militarista del teatro greco classico – inviato fidato delle forze oscure del Male che però si presentano con la maschera del Progresso e della Tutela delle persone e del Pianeta?

Epèo
di Parnasso, il focese, costruí,
per consiglio d'Atèna, un gran cavallo,
pieno i fianchi d'armati, e lo sospinse,
simulacro funesto, entro le torri.

Avrete certo anche voi notato i nuovi spot, le nuove reclame, nelle quali all’improvviso compaiono miriadi di simpatici animali domestici addomesticabili, miriadi di bambini più o meno addomesticati e simpatici e schiere di adulti preoccupati per il futuro delle nuove generazioni – esistono o sono come i Lavoratori? – per la salute della Madre Terra, per la salvezza difesa tutela di una nuova figura retorica leggendaria, chiamata biodiversità, rappresentata al meglio dall’industrioso (messaggio subliminale) Popolo delle Api? Maia o Magà? La seconda forse per accomunarci, prepararci a quel suo destino ed epilogo, prima grami, poi catastrofici.

Avete mai provato a esercitare il diritto di critica contro il marchio verde bile, senza il quale per legge iniqua illegale non si può lavorare – la Costituzione1948 nella sua teca piange disperata – ma senza contratto e senza tutele di salute e sicurezza invece sì, altrimenti si minano le basi dell’inviolabile Dogma del Mercato?

Avete partecipato anche voi alle esequie dei Sogni e delle Illusioni che chissà poi in base a quale legge cosmica tendono a morire spesso all’alba? Forse perché Sorella Morte è mattiniera e soffre d’insonnia: millenni e millenni di consigli per preparare nuove efficaci tisane rilassanti, ma ancora la formula magica non è stata trovata, Lei poi ha più familiarità con il conto delle teste che con quelle di belanti zompanti pecorelle, fuoriuscite superstiti da antiche età degli interminabili tediosi intervalli televisivi.

A proposito, qualcuno di voi, tra i più saggi pii illuminati, un attimo prima della fine del Tutto, gentilissimaMente vorrà spiegare all’Umanità intera cosa siano i film ‘belli però lenti’? Giù le mani dai lenti, quando mani ansiose curiose percorrevano veloci in tre minuti – ci avete fatto caso? la durata di una ripresa sul ring pugilistico – spazi territori inesplorati proibiti recintati, mai immaginati, nemmeno negli universi onirici, nel Mondo Prima assai più vasti e variegati (senza intento polemico).

Avete notato anche voi il Fronte del porto, unico cuore ancora rosso pulsante vitale, solidale, difensore estremo contro il traffico di armi, contro i marchi d’infamia? Se dalle finestre spalancate verso le banchine, sui magnifici portuali di lotta e buon governo, buona applicazione di filosofie morali e fieraMente politiche, vi sgorgassero dal cuore poesie canti invettive – celebrative – vergatele, non necessariamente non solo su pergamene, unitevi a Loro, condividete pane companatico, anche pensieri come petali floreali, se avvertite nel petto impeti rivoluzionari inestirpabili.

Non sembrerebbe più lieve anche emigrare da questa dimensione, se con il coraggio e l’ironia di Mata Hari, ci rivolgessimo con un conturbante sorriso ai nostri plotoni, d’esecuzione, per scoccare loro un ultimo bacio di commiato e magari di arrivederci? La dipartita è certa, ma mai escludere clamorosi ritorni.

Morale della favola, favole senza morale e soprattutto senza moralità, la morale è sempre quella: fai merenda con Brighella; pifferai più o meno magici, imbonitori, cantacontafrottole – in assenza di ambulanti di gustose frittole – incantatori da tre soldi ma delle tre carte, cavalli di troia ormai scappati dal recinto, da troppo tempo:

prestiamo sempre attenzione estrema – prestiamola agli sbadati – per non finire poi a dare estrema unzione a noi stessi in primis; occhio ai bottegai di ogni genere di sconforto, di ogni settore merceologico e di provenienza, ché come avrebbe detto il Brutto – quello era un grande filosofo all’interno di un capolavoro –

sapete, cavalli dell’inferno, di chi siete figli voi?

Di una grandissima: Troika.

P.S. Colonna sonora di Ennio Morricone, grazie.

Anima Sinfonica

Sognando Fernando, sognando Pessoa.

Se le alte aspettative individuali travalicano la realtà, come Mammuth storici travalicavano i passi alpini, abbandoniamoci al concerto degli strumenti di cuore e anima, anima e core,

Come dicevamo a Roma nell’antichità: all’anima de li mejo animacci tua, senza anima senza cuore, dove andrai?

Un buon cuore potrebbe tornare sempre buono, soprattutto se dimostra nei fatti, con i fatti di essere anche solido e robusto.

Animare la realtà, la vera anima della festa. Il presente rimasto alle spalle in retroguardia non retrograda, per coprirci le spalle e scaldare l’anima quando i tempi, non solo meteo, saranno bui gelidi tempestosi. Come nei giorni opachi di questo mondo attuale.

Guardare dentro l’anima, sperando di non trovare l’abisso che scruta rovista ribalta, dentro di noi.

Caro Lucignolo, talvolta nella vita per restare in piedi non basta essere teste, di legno, è necessario essere sostenuti da un endoscheletro, un’anima, de fero; come certi pugni in guanti di velluto che sarebbe stato opportuno sferrare al momento opportuno, sulle facce di bronzo di certi figuri oggi assisi su poltrone luride.

Nell’Antichità, non sappiamo più nemmeno se la parola in questione in sé – almeno Lei – per sé abbia senso compiuto in formazione o da compiersi sotto forma di profezia, cercavamo le Anime, tentando di sintonizzarle tramite improbabili manopole, tentavamo di visualizzarle su arcaici curvovisori in vetro spesso e solo nei rari momenti di inaudita fortuna, Esse comparivano sempre avvolte in una misteriosa nebbia grigia, tempestata di puntiformi luminescenze.

La maschera è follia, ma se la Follia è un dono degli Dei, possiamo considerarla patologia o dono divino? Sotto la maschera il vuoto, con classe però, sotto la maschera l’anima, sotto la maschera l’inganno manifesto – manifesto dell’inganno per generazioni e popoli colpiti da narcolessia – pseudo paladini della Verità, un po’ dentro un po’ esterni alla rigida cerchia impermeabile del castello dell’imperatore, abiurano per accedere all’insana distribuzione delle briciole spazzate con disprezzo e noncuranza dal desco imbandito, briciole infette.

Se la natura divina di persone e cose rende superiori a ogni realtà terrestre mondana quotidiana – superiore persino alla saggezza umana come spiega la filologa e grecista Professoressa Veronique Boudon Millot – la Follia, di qualunque tipo essa sia (amorosa, poetica, creativa) è oltre l’immaginabile e l’inimmaginabile, in stato grado collocazione celeste rispetto alle questioni del Globo, un universo apparentabile all’Iperuranio delle Idee, quelle vere quelle geniali quelle lucenti e perfette.

Augusto, divino augusto Artista, padre spirituale, davvero nobile di fatto e non di presunto sangue, avremmo dovuto trovarlo progettarlo edificarlo quel riparo per noi, troppo tardi ormai per tutto:

speriamo che almeno le Anime siano riuscite a coalizzarsi, organizzarsi, emigrare.

Forse non sono un palombaro dell’Anima come Fernando, forse non ho ancora individuato gli strumenti musicali – soprattutto scordati e dissonanti – sul fondo, di certo non conosco la mia interiorità e non la riconosco come un melodioso concerto.

Di concerto, per certo, certificato, comincerei a preoccuparmi se votassi per i sedicenti vincenti:

sarebbe il segno inequivocabile che lo scrivente o i candidati o tutti assieme meschinaMente hanno commesso degli errori, pacchiani lapalissiani;

qualora dovessi verificare una lugubre sciagurata sintonia tra le mie opzioni elettorali e i risultati finali, significherebbe solo una avvenuta mutazione transgenica, della mia Anima.

Se fossi il sogno di un sognatore, vorrei essere per lui, un bell’incubo, per rendergli interessante il viaggio onirico, per stimolare in modo adeguato la sua, di anima.

La mia anima reclama, esige quiete: Realtà, se proprio devi, ribussa, domani.

META(meteo)CRONISMO?

Pagina dell’Impero delle Tenebre, collocato nel mezzo del cammino (camino) del Cielo.

Eppure, puré, la Luce c’è, sempre: magari Nera, ma c’è.

Pagina delle serate domestiche da Incubo, da cancellare, anche no: certo, se apparissero Bem tre dita, Dylan Thomas Dog e Edgar per gli amici Allanpoe, forse gli stessi incubi, cubi di Kubrik con arance meccaniche, risulterebbero più divertenti, interessanti, perfino auspicabili.

Ragazzo, che aspetti? Incominciano ora non i Fumetti in TV ma gli incubi, al tuo stesso desco, disco, ring o per l’Estate – se mai tornerà – disco volante freesbee vespertino, tra folate di fatale Ponentino.

Non lamentarti non fuggire non inseguire, respira a pieni polmoni, metabolizza lezioni nel Peripato incantato (sii gentile con le Peripatetiche) in presenza dal vivo a vivo, una vera delizia una rarità ancestrale un immane privilegio.

Tutto è andato – bene, no? – morire è solo un passaggio roseo… , un esodo Esiodo coatto;

codesto modesto Mondo Dopo, anzi questa Post Umanità, è diventata migliore, si è evoluta su sé stessa, ha imparato (un po’ troppo a memoria), certaMente non sprecherà la nuova fiammante ultima grande Opportunità: infatti difatti anfratti, continua a ignorare la Tragedia ambientale e a seguire ipnotizzata circuita irretita gli ordini le direttive gli spot imposti dai Letali Pifferai del Piffero, anzi del pil.

Come insegna Krishna, se vuoi vivere in serenità, impara a vedere con gli stessi Occhi gioia e dolore, successo e fallimento;

sulle vette tibetane sferzate dal gelo, Anime rarefatte trasmigrano più facilmente.

In fondo, quanto pesa un’Anima, anche in pena, senza peana celebrativo? Mia Signora: 21 grammi al netto, senza più tare. Mio Devoto, l’Essere, quello resta anche senza Kundera un fardello insostenibile.

Sostiene Sylvain che non si profanano i Sogni (e gli Incubi) con le chiacchiere; soprattutto, aggiunge il paria scribacchino olografico, quelle inesistenti ammorbanti asfissianti, via a-social virtuali, mai virtuosi, vetero modernisti.

La Vita e la Natura sono perfette sincroniche senza morali false moraleggianti, esiste e accade tutto ciò che sempliceMente deve.

Stalagmiti di misteri appaiono ogni giorno dal suolo a lastricare di trabocchetti il nostro sentiero, il nostro incerto incespicante imbarazzante incedere.

Quanto è bello l’Autunno rosso porpora, con i falò apotropaici e la sporogenesi di Lune d’argento, quanto è bello chiamare con l’ocarina Il Pirata cosmico, Capitano dell’Arcadia:

la sua Bandiera è ora e sempre il nostro vessillo di Libertà.