Alcalde … una notte

Pagina bianca per il Borgomastro, mastro del borgo, ma il Maestro e soprattutto l’antica figura della Maestra, punti verde speranza, stelle polari d’orientamento, Oriente del Sol Levante, colonne portanti sociali e urbani, nei modi e nella sofia, erano davvero saggi sapienti, agenti di salute pubblica, istruzione, civismo.

Console Podestà Doge Rettore – Donatella, hai finito prima le lamette o le vene? – siamo così riluttanti al cospetto di regole progetti speranze che semel in anno una tantum, accoglieremmo come un divo financo un satrapo, un birbante satiro danzante, un tiranno però dispotico quanto basta.

?Borgomastro, entiende? Alcalde sempre al caldo, alcalde de Aguilar de la Frontera – Messico o El Andalus? – alcalde turpe malvagio corrotto de Los Angeles, quando una maschera con mantello baffi spada e cavallo nero era sinonimo e simbolo di Libertà, sindaco marshall sceriffo sheriff – I shot the Sheriff (by Slow Hand, in Slow Motion)? Solo con parole appuntite spigolose talvolta beffarde – perché oggi questo chiede il pubblico della grande rete: un uomo, o surrogato, deciso senza dubbio, un concentrato una spremuta, se non di arance, almeno di vacue certezze, senza cedimenti strutturali come ponti viadotti edifici, un autentico condottiero delle genti, delle folle, delle masse, da stipare intruppare assemblare assembrare dentro piccole piazze all’ombra di campanili autoctoni;

ché se l’assembramento è istituzionale diventa lecito, con o senza lasciapassare giuridico, scientifico, del buon senno dei Nonni, ma se la ribellione è individuale, fuori schema, fuori contesto, stigma condanna anatema per direttissima della santissima inquisizione, rogo in piazza – sempre la medesima! tanto, ormai… – con mordacchia al condannato, giusto per dare l’esempio. Bruciarne Uno per incenerire Tutti.

Le Donne in parlamento, al governo, al volante, pericolo costante? Provate a dirlo – prima provate a prenderla! – a Eliska Junkova; provate a leggere la targa della Sua adorata Bugatti alla Targa Florio 1928, durante la quale, oltre ogni omaggio floreale, fece ingoiare polvere fiele e pregiudizi a tanti, sempre troppi ominicchi.

Ditelo alla Professoressa Rita Levi M. nom de plume: Clotilde.

Principe di Danimarca, Tu che insegui fantasmi teschi streghe sui bastioni dei castelli, Tu tormentato dai dilemmi di ogni genere tipo specie, Tu che conosci le sofferenze dell’iniquità delle congiure vere, dell’ingiustizia, sii cleMente sbucciando clementine, magari canticchiando Oh my Darling Clementine: con un atto d’imperio concedi la grazia a 15 milioni di visoni innocenti, la cui unica colpa è non essere responsabili della pandemia, delle mutazioni transgeniche, della deforestazione; salva i visoni popolo faunista faunistico fausto, non foriero di cadaveriche pellicce, salva i pipistrelli con i pastelli, capi espiatori senza peccato dell’imbecillità degli antropitechi.

La Talpa forse cieca dopo decenni di studi e letture da matta disperatissima intellettuale, magari fuori dalla propria tana non vede benissimo, ma l’udito è fine accurato sensibile: politicanti comandanti trafficoni non rispondono mai a puntuale domanda, riempiono il vuoto il voto il video con faccioni blateranti parole a go go, quindi inutili, seguendo un binario unico prefissato preconfezionato, un binario morto con gli scambi guasti da secoli che conduce solo tra le braccia della Morte.

Don Zauker, il cervello è un mattacchione che agisce spesso e volentieri sorprendeteMente, ma credo non sia un’informazione rivoluzionaria per Te; nasce prima l’azione o la decisione? Il libero arbitrio è arbitrario discrezionale discreto? I processi cerebrali – al netto della loro proverbiale complessità! – assolvono o condannano, una volta ‘cerebrati’? Il povero Messer Cerebrum, constatato che in Italia non nascono più difensori cerberi, ha deciso di giocare jolly, ma sempre in anticipo.

Borgomastro Gubernator (Gubana con?) Amiral, deve essere duro per contratto, per accordo con gli sponsor, per antonomasia – chi sarà mai questa Signora? Chi lo sa risponda – strenuo, mascella squadrata come morsa d’acciaio anche se noi preferiremmo Hiroshi, sguardo corrucciato rivolto o disperso nel vuoto cosmico, ammesso esista:

ah, cari bovini, menti superiori relegate al pascolo, costrette per nascita alla mungitura e al macello;

draconiano senza essere conte, sanguisuga senza essere Dracula, duro inflessibile senza essere metallo raro né diamante, duro senza se e senza ma, talvolta durissimo:

soprattutto di comprendonio.

Nella rete, retina, talvolta rètina

Pagina della Cassa nella Rete.

Cassa da morto – ci facciamo un brindisi sopra con un ottimo rhum? – cassa dei dobloni, detta anche forziere, ma solo la mappa conosce l’ubiqua ubicazione dell’Isola del Tesoro e poi arrivarci sarebbe un’impresa a sé stante con il sestante, cassa depositi perché prestiti non ne concedono a chi ne ha bisogno ma solo a chi già risiede negli arcipelaghi elusori – eludere, eludere sempre anche al cospetto della realtà – cassa senza fondo da cui pescare a getto continuo ex ministri delle finanze pubbliche, consapevoli e orgogliosi dei loro nuovi prestigiosi incarichi, esecutori irreprensibili dell’unico comandamento, dell’unico precetto sacro e inviolabile: “Prenditi cura delle banche non ostacolarle sii amorevole e un giorno le banche si prenderanno cura di te, in case di cura extra lusso per fedeli adepti acefali”.

Il virus non è cattivo, lo disegnano così sui media scandalistici; il virus è l’unica vera grande novità – nuovo Corona Virus (nome, cognome, ma la targa?) – dell’Anno bisestile sulla faccia mascherata del Pianeta Terra, ex azzurro ora rosso come il bolscevico Marte, rosso di vergogna urgenza imbarazzo; la pandemia finirà solo quando il leggendario Meteorite – sciami di meteorismo ogni giorno prima dei tg a reti unificate – colpirà centrerà colliderà collimerà con il nostro Globo domestico; la sensazione spiacevole sgradevole è che, proprio come gli ET ex machina ex UFO che dovrebbero per statuto per convenzione letteraria per patti interstellari salvarci da noi stessi, faccia di tutto per scansarsi ogni volta, scansare gli umanoidi, scansare le sue responsabilità e si ritragga nell’ombra cosmica, a sospirare nostalgico, rimpiangendo le belle ere luminose della avanzatissima civiltà dei Dinosauri.

Il povero vituperato virtualmente virale vairus, nella realtà è solo un maestro di recitazione – metodo Strasberg o istintivo? – ma assegnato sempre a classi di allievi recalcitranti scalcianti difficili poco propensi all’apprendimento alla collaborazione all’azione teatrale: Covid19 è un grande ex attore ex alcolista anonimo ex interprete della tragedia classica, un virtuoso del teatro scespiriano; nessuna catarsi finale, solo capriole opportune opportunistiche anti infortunistiche con catapulta, dentro il Globe, ligneo terracqueo alla conclusione innaturale di lezioni infinite, mai imparate.

Lee Strasberg ebreo, nato nell’impero austero austro ungarico, folgorato da un testo teatrale di Schnitzler – Doppio Sogno o Doppio Desto (Testo)? – e soprattutto dalla divina Duse, non si offenderà se al suo metodo, affermerò pubblicamente di prediligere il metodo Lee Stan Spider-Man, il metodo Stavinskiy su Prospettive Nevskiy, perfino il metodo classico, charmant, charmat, champenois con champignon visionari: tana per i Tannini!

Michele O, oh Miché: lo sapevi che i FumettiBrutti anche se sono capolavori rischiano di essere reclusi in isolamento con maschera di ferro dentro una Turris Eburnea, condannati perché la loro stessa esistenza è uno scandalo? Non abbiamo ancora capito che la vera Arte non ha genere e in genere non viene compresa, al limite compressa pressata pressoterapizzata.

Attenti a non cadere dalla torre, si rischia di rotolare nella Tana di Shelob e dentro la sua tela rete retina da pesca; perfino l’occhiuto Sauron preferisce tenersela buona mansueta amichevole: con un gigantesco ragno perennemente affamato è difficile tentare qualche sobrio ragionamento, anche se, in fondo, anche i figli di Aracne hanno diritto ad una vita dignitosa.

Cumenda, scusi, la botte in rovere omologata abitativa la porta Lei dal suo cottage in brughiera?

Sa, in caso di naufragi – anche allegri come introvabili inconsolabili incomparabili vedove da operetta – meglio evitare assembramenti sulla romantica zattera della Medusa.

Il Gioco del Barone Geco (ceco/cieco?)

Pagina dello Sciamano.

Sciamanesimo sciamannato, scia insieme a confusi sciatori o confuso mentalmente tra gli sciatori, prima che la neve scompaia per sempre dal pianeta.

Se non trovate lo Sciamano originale, accontentatevi di uno sciamano qualunque, il famigerato sciamano della strada, lo sci a mano – prudenza ragazzi! – o in alternativa, anche uno scià persiano garantito, perché come cantavamo negli anni ’60 del 1900 del Mondo Prima: chi ha tanti soldi vive come un PaScià e a piedi caldi se ne sta.

Opzioni da non scartare a priori: qualche girone giretto (i girini li salviamo) all’Inferno e/o Desertificazione inarrestabile, tra le chiacchiere attendiste temporeggiatrici passeggiatrici dei summit per continuare a ingurgitare pagnotte a sbafo a ufo a pantagruelico style, ma senza la collaborazione e l’approvazione di Gea Madre Regina, appare ipotesi improbabilissima, anche senza oroscopo astrale.

Abbiamo esaurito i Maestri – ah, se le Maestre potessero parlare liberaMente senza impiccio di maschere mascherine mascara – esauriti nervosaMente, esauriti nel senso di estinti estirpati inceneriti senza estintori, ci restano mestaMente esperti di settore, anche se non riusciamo a capire decifrare inquadrare quale: Ambiente e Salute – ormai è lapalissiano fattuale, fottutamente comprovato – no.

Peccato, non possiamo nemmeno appellarci all’antica formula cabalistica: ritenta, sarai più fortunato.

Paladino Nils, domani nella battaglia pensami, tanto intensamente, con la consunta mente e altrettanto consunta unta bisunta armatura;

rammenta le mie pedanti pesanti petulanti raccomandazioni – la maglietta della salute sempre, in lana di ferro o fibra di kevlar – perché in queste aree rurali campali campanilistiche, spira un’arietta infingarda, poi è un attimo buscarsi un malanno e chissà se la mutua dei Cavalieri garantirà ancora foraggio ippico nelle ere a venire dell’Avvenire dell’Avvenuto; scudiero Javier, almeno Tu, inducilo alla ragione, a buon consiglio (poche parole) e al cospetto del Gran Consiglio Coniglio Cipiglio, sconsiglia sfide a scacchi con la Nera Dama.

Perorare per ora, per almeno un’ora, per Diana e anche per Bacco, una causa, senza perforare faldoni a meno che non siano quelli ad anelli, compagnie assicurative dell’Anello nibelungico, compagnie turistiche per caso per viaggiatori con anelli preziosi, se al naso, pazienza; per tutta una vita rischi la Vita la ghirba anche se poco ti garba – o la borsa o la vita, disse il Passator cortese nemmeno troppo, re delle auto strade degli auto saloni, delle balere balenghe e delle riviere sbilenche senza più sabbia, mutate in zone montane per accaparrarsi finanziamenti a gettito zampillante dalla cornucopia (quanti cornuti, con delicatezza parlando) della dea Europa – proporre l’ultimo cavaliere per il titolo di Barone: rampante rutilante lucidamente ludico, gioco del Barone, in arte Geco, perché se la luccicante diamantifera Durlindana l’abbiamo noi, non è disponibile per i nostri nemici avversari antagonisti. Politici? Preferiremmo di no, grazie perché.

Conversazioni dotte su Heidegger ultimo sciamano filosofico, ad Heidelberg, passeggiando sulle rive del Neckar, attraversando ponti per visitare il Castello, la Biblioteca universitaria, la Casa dell’Ultimo Cavaliere sulla Terra: mentre qualcuno compone ballate alla chitarra gitana, sarà forse un traditore – o il Gogol traduttore delle Anime perse? – a recare la Lieta Novella, una Novella tuberosa lieta, una novellina nova novizia promettente, per ogni giorno dell’anno, quale si vedrà.

Sciamani disperati, dispersi disincantati, sciamano via, inseguendo gentili sciami d’Api tenacemente sopravviventi all’estinzione, obsolescenza programmata disinnescata con un ronzio, un colpo d’ali di carta velina e soprattutto di naturale fantasioso fantasmagorico Ingegno.

Idiota?

Pagina del mistero, autorità, miracolo sul Mediterraneo.

Eccessivo, per una sola pagina, per un solo uomo, per una missiva virtuale ad un mondo virtuale.

Né Sansone calvo, né Achille tallone debole doppiato dalla Tartaruga della Tortuga, né Socrate senza dose quotidiana di cicuta politica, potrebbero soccorrere, correre in ausilio, ausilio cagione infine di esilio visibilio vituperio delle genti.

Fedor illuminato sulla via del delitto del castigo, della dannazione delle condanne in remoto remote in contumacia in dacia siberiana sperduta, ci rivela che il cuore dell’uomo non è solo la nostra preziosa pompa ematica, ma – imprevedibile a dirsi nelle chiacchiere delle fetide bettole – un campo di battaglia, sul quale il diavolo (povero o plutocrate caduto in un cratere di abiezione perdizione obiezioni alla Legge) si batte senza esclusione di colpi bassi fendenti fiondanti feroci sciabolate di taglio contro Dio; beato chi ha fede perché con mente serena e anima leggera sfiderà avversità immani inumane senza appigliarsi con le mani a comodi fatui furbeschi imbrogli per sottrarsi.

Uscire dalla classe nella stagione delle foglie danzanti scricchiolanti morenti; camminare nella Natura respirare aria fredda, umida brina, osservare annotare formulare pensieri, possibilmente originali, impressioni non solo a e di settembre, inspirazioni ispirazioni emozioni non catalogabili su bazar digitali: nella campagna – trovandone ancora ove e se possibile – meglio: luce incomparabile, se il Paradiso esiste questa sarà la vera vita, la vera energia che ci nutrirà, caleidoscopio di colori non programmabili dall’Algoritmo supremo, interazioni minime impercettibili essenziali fenomenali.

Scopri chi ha visitato il tuo profilo greco, è perfetto, anche se – ci tengo a ribadirlo senza badile e senza polemica ideologica – il naso è solo mio tutto mio e se permettete (altrimenti non ci arrabbiamo, ma la sostanza resta uguale e trasformabile) lo gestisco io.

‘Id orao videre’, se vedo con gli occhi (della mente o con il terzo?) mi nasceranno idee nel cervello? La mia testa è una galleria fotografica, un cinema, un teatro – tutto chiuso a tripla mandata, da From Disco to Disco a From(m) Lockdown to Lockdown – o le immagini conservate sono di provenienza esterna aliena iper universale? Idiota è un Id con la Iota? Lo sono in modo consapevole dopo opzione indigena indotta endogena? Lo diventa chi lo fa o chi nasce con predisposizione genetica? Un romanzo un racconto un racconto lungo un romanzo breve da dove nascono davvero e soprattutto è meglio scriverli dall’incipit dall’epilogo da una caterva da un coacervo (Viva il Cervo) da un concentrato di personaggi, di situazioni di stimolazioni indefinibili?

Se la Vita è, ovunque, quella vera è dentro o fuori di noi? Siamo uomini in solitudine o solo in branco e siamo o possiamo aspirare a diventare migliori, a raggiungere il vero coronamento esistenziale terrestre con corona invisibile intangibile in gruppo sociale o in estatica ascetica ascensionale isolata beata belata solistiziatudine? Solistizio Elio stazionario ma si riprenderà e si riappacificherà con l’Equatore, mentre noi guariremo dalla nostra attitudine deviante che non sazia atrofizza insozza incrosta mente e anima.

Corto intendimento, fiato corto, lignaggio ligneo: vivere fuori dalla buona società – ne sussistono, al dunque (Al Dunque, mai colto sul fatto, incastrato per qualunquismo)? – costa l’ignominia, la pessima fama di rozzo, ignorante, scimunito, zotico.

Se idiotes in greco antico erano coloro che sono privati – di cosa, da chi? – la proprietà privata, senza allusioni, deve considerarsi idiotica caotica osmotica?

Lo sapevate tutti che Pier Paolo era un adepto fanatico adoratore della dea Eupalla? Un raffinato intellettuale che scriveva raffinate analisi poetiche del calcio sul calcio sulle gesta e soprattutto sulle figure dei calciatori; Bulgarelli Rivera Riva sarebbero stati ottimi interpreti non solo sui campi d’erba e fango o su quelli assolati e polverosi. Giocava correva inventava da ala destra con una sviluppata parte mancina del cervello; non esiste solo la solitudine del portiere, anche l’ala ne soffre perché è dentro il meccanismo di gioco, ma di lato; dà respiro ha una visione ampia non si estranea come capita ai numeri Uno che talvolta per non addormentarsi devono improvvisare la radiocronaca personale della partita, eppure ha il privilegio e la responsabilità di analizzare le azioni i movimenti corali l’intera rappresentazione; se ha talento, in eccesso debordante strabordante non arginabile, rischia fisicamente la salute e l’integrità corporea; ma di certe sfide notturne su arenili di periferia antropologica non è momento, né sede per congetture ipotesi sentenze finali senza pre e proscrizione.

Sia gentile: Skandinsky lentamente e con precisione parole opere d’arte omissioni di soccorso e, anche se fosse orario domenicale a Trastevere in quella pretenziosa libreria che fu, da per intellettuali (d’immagine vetrina specchio per rimirarsi fino all’annegamento), non mi tenga il brunch, sia cordiale;

se il Mito rivive risorge ci ridesta in Caravaggio Turner Waterhouse – Narciso, all’occhio: quella è la dimora dell’Acqua! – , cambiamoci rimbocchiamoci accorciamoci le maniche per camminare nel peripato nel patio nel giardino per udire parole di miele da Boccadoro Ovidio Pausania Rilke.

La saUna meglio evitarla tutti, senza l’attenta scorta del Cavaliere Nero dei suoi Arcieri dei suoi scudieri selezionati a Camelot, Toto e lo stesso Narciso preferirebbero glissare.

Abbiamo piantato più Alberi di tutti, ne abbiamo abbattuti il triplo; la questione ambientale non è più un dilemma tra ecologia e lavoro; i temi sono in agenda, ne parleremo dal 2050 in poi.

Quando una Macchia non nera non sul curriculum ma mediterranea inghiottirà le lingue d’asfalto acciaio e cemento, cara Erica esclameremo con sorpresa gioiosa: corbezzoli, cingiamo la Natura con il Lauro, brindiamo con il nettare di olivo e ginepro.

Anche Nerium Oleander, con il suo portamento arbustivo ornamentale di sapore blasone origini vagamente asiatiche, applaudirà.

Momenti surReali

Pagina surreale, dei momenti surreali.

La Realtà supera sempre, per distacco, l’arrancante arrembante entusiasmante Fantasia. Non abbandoniamola ai bordi delle strade, negli ipermercati, nelle banche, accudiamola: è nostra Amica, facciamola divertire giocare con balocchi colori e nutriamola con facezie e biscotti, per evitare che il Nulla fagociti tutto tutti, anche lo stesso Reale.

Real de Madrid, anche se in spregio al potere preferisco il Wile Real Coyote (acme forever, non acne), Reale Antiseri manuale filosofico IPP – incubi perenni permanenti – poderoso per ponderosi liceali, reale mutua nel senso di assicurazione reciproca di esistenza nella realtà surRealtà magrittiana, realtà narrativa universale, senza trascurare il reale di Vitello d’Oro – Norman, non ti mangerei mai! – o il magnifico regio Tratturo Lucera – Castel di Sangro, per epiche transumanze animali animalesche, davvero animate.

Debito pubblico stratosferico, senza serenate rock su Stratocaster, scandali delle banche non solo romane – saltimbocca alla romana, soprattutto nelle cavità orali sempre spalancate di magnaccioni e tontoloni – in via XX Settembre un monumento a Quintino (in) Sella, quindi comprensibile si tratti di statua equestre, fuggita dal circo dell’inumana commedia.

Invocare il riconteggio dei voti alla Madonna, delle schede schedine della Sisal/Totip – Sistemone? – dei gas inquinanti nell’Aere – che t’aggia fà, Bellezza mia? – ricorsi a corti supreme o banditaglia urbana (talvolta, si rischia di confonderle, sorry my Friends), raccontatemi di nuovo e sempre la favolosa barzelletta sulla più grande democrazia del mondo, ogni volta rido fino a crepare la pelle, come fossi il Joker!

Con Te Joe/conTeGiò – Sleepy Joe, una garanzia di Serendipity – non ci sto più, le nubi elettorali sulla Casa Bianca degli affarucci sporchi sono già un po’ più in là, tanto il Continente è grande, può ospitarLe.

Ragazzi, siamo ultimi in ogni settore, anche incrociando dati, parametri, paraMenti, numeri ad minchiam – grazie, Professor Scoglio, anche se non puoi arginare il Male – in fondo al baratro, un pareggio vale oro, un punto (di pil?) muove agita muore la Classifica: alla fine dell’anno, se arriverà e con chi ci arriverà, si vedrà. Domani è un altro giorno, il domani non muore mai, così però è troppo facile.

Quasi quasi faccio ricorso anch’io: rincorsa ri Corso Bonaparte il grande ritorno, ri corso Vittorio Emanuele II, per tornare alle antiche contrade, maggiori minori umanamente con-sessuali, congressi no grazie, comunque senza ingressi.

Memorie dal sottosuolo della Clausura: la rete (?) mi chiede se voglio scaricare la app per i momenti di urgenti bisogni; me sventurato, rispondo sì, ma devo prima compilare il modulo di identificazione on line: a nulla valgono proteste improperi assortite sortite imprecazioni contumelie ingiurie vituperj, e poi – ultima ratio – la mia parte più delicata, interessante l’ho fotografata, scansionata e caricata sul sito già ieri – ora visto che in effetti si tratta di scaricare, mi volete gentilmente inviare questa fornitura di carta igienica?

Manca il codice fiscale, completo il modulo assecondando l’ultima imposizione, ma i poteri forti, nascosti mimetizzati travisati – male interpretati dagli attori o dai media? – oscuri che complottano se non contro il Mondo, contro me tapino di certo, mi comunicano senza possibilità di replica e/o modifica: il codice fiscale da te digitato è errato in quanto non compatibile con il tuo nominativo.

Dalla preistoria al 2020 con furore, sulla strada, mentre le Ragazze di Trieste cantan tutte con Ardore, per scoprire dopo millenni di letteratura introspettiva, ispettiva, mai risolutiva che l’intelligenza artificiale artificiosa arte fatiscente dell’uomo si inceppa quando incappa inciampa in un algoritmo burocrate.

Essere o non essere, il sogno è realtà e viceversa, ma con il mio Calderone di dubbi irrisolti misteri misteriosi notti inestricabili della repubblica, remo rassegnato – non il remo, io – su quella Barca chiamata Desiderio.

Vecchio Sampei, che vedi? Smettila di pescare, non sono pesci, ma bottigliette di plastica, cotton fioc, assorbenti, museruole per umanoidi.

Sei certo della rotta?

Nel vortice dei petali

Pagina della Collina dei Papaveri, fuori stagione.

Collina dei Papaveri e delle Papere, Collina degli Stivali e vecchi scarponi, Collina del Vento, talvolta munita di gallerie di e per Eolo, collina mai arbitraria, colle dal latino tardo, non a caso sede di austeri palazzi istituzionali.

Collina dei Ciliegi, la più celebrata, ma non di Battisti, quella nipponica: vi sarete certo dedicati anche voi all’incantevole tradizione dell’hanami, anche voi avrete scelto come simbolo del vostro percorso di vita il sakura, coraggio purezza lealtà caducità, ma bellezza sublime e ciotole di riso in abbondanza.

Godzilla è un dinosauro geneticaMente modificato a causa delle radiazioni nucleari o un lucertolone eversivo? Pronto – in tavola, da surf! – a invenzioni a prova di Bomba H e di Guerre Fredde, proprio oggi che i poli si sono ‘liquesi’ come ghiaccioli all’Equatore? Radiato a vita millenaria, mille in aria, stasera non è aria da mille e non più mille (l’interpretazione è sempre settaria) dalla sua Setta?

Massa e potere, potere delle masse, attento amico il potere ti ammassa, tutti soli ammassati senza più cervelli né anime migrate trasmigrate migranti; psicologia delle masse e analisi dell’Io Tu Egli Es Ego? Stendiamo una tovaglia da pic nic anche se non si potrebbe, perché i focolai sono ormai nelle famiglie e dove dovrebbero essere collocati altriMenti, vostra disGrazia? Qualcuno ha interpellato i Lari e i Penati (forieri di pene, a senso unico e non doppio?), oppure abbiamo lanciato in aria la solita monetina da 100 lire come si faceva per scegliere in modo scientifico matematico scevro di dubbi la facoltà universitaria? Lari, Larici piangenti, anzi Salici Sapienti.

PierPaoloPasolini sapeva, tutto e/o comunque troppo, ma senza prove, oppure stava accumulando dati date riscontri incontri pericolosi, in attesa di pubblicazione? Orde di nemici della Verità, orda di ordalie, non fate l’orda che poi tracima; dopo secoli di ordalie coatte, ora ci sottoponiamo a quella dei tracciamenti – tamponi tampinati tamponamenti – esperimenti esasperamenti, ma per il bene comune; nell’avanzatissimo III millennio avrà altri nomi, ma siamo rimasti all’ordalia, all’autodafé, al rogo mediatico sanitario sociale sociopatico politico, anche vagaMente antropologico.

Se sei non catalogabile, sei contagiato contagioso contaminante, vera mina vagante, lucciola dentro la lanterna.

Da Hokinawa a Hokkaido, sulle tracce invisibili eterne di Hokusai e Basho, volando in un vortice di petali di ciliegio, cercando pietendo in una tazza di profumato té la propria identità, il proprio ruolo nell’Universo, o anche solo un ramo su cui appollaiarsi appisolarsi appigliarsi. Con questi spifferi, è un attimo scompaginare scompigliare scomparire, dentro orizzonti incerti tremolanti balbettanti.

Avevamo i famosi tre colori – verde bianco rosso, eddai! Edda lo sai, come vorrei – sono stati sostituiti dal rosso arancione giallo; la battaglia dei colori primari, per approdare al rosso assoluto, passando tra rosso relativo e eventuali sfumature, non quelle improponibili illeggibili imbarazzanti di romanzetti frustrati frustranti, da frustare, letali per l’Eros; quanto ci mancano le lascive compulsive compiante Lanterne Rosse Rivoluzionarie; qui sventola la zona gialla, per fortuna ignoriamo che nel linguaggio del Mare non segnala da secoli antiche balere, ma navi in quarantena, con a bordo belle epidemie in corso in corsa con regale patente di corsa, Epidemie Corsare, soprattutto di stupidità.

Nei prossimi lunghi inverni del nostro scontento, il mondo adotterà il colore unico;

come sarebbe confortante udire il fischiettio e il canto dei Venti, chi hanno in Rosa i Venti (? fantacalcio ?), Rose nel Vento in cerca di lievito, Madre da quando i Padri hanno abdicato.

In fondo, abbiamo tutti un po’ abdicato, da noi stessi e dall’Umanità, ma i crudeli tempi moderni impongono misure draconiane, misure per misure (misura alla seconda?), misure ottenute con il metro algoritmico, per non ammettere che le nostre riforme epocali valgono meno di ectoplasmi di ribaldi logaritmi, schiuma dei 7 Mari.

Sensei Kobayashi, aiutami illuminami insegnami Tu:

“Poni fine ai lamenti, o insetto/ non vi è Amore senza Addio/ nemmeno tra le Stelle/”.

Sono pronto, Capitano Haddock: salpiamo con l’ultimo esemplare del Liocorno e andiamo alla ricerca del Rosso, non su verdi tavoli di case casse casette di gioco azzardato, ma del Tesoro di Rakam il Rosso.

Ombre, dentro e fuori dalla Grotta

Pagina della Decadenza.

Non una qualsiasi, all’italiana e scusatevi se vi pare poco.

Nel mondo, secondo vulgata mediatico popolana, Italì è sinonimo di pizza mafia mandolino – sedere a, ma non si può più vagheggiare nemmeno nei sogni musicali, altrimenti arriva il #miTu – forse, tra i sinonimi: Arte Cultura Cibo Eleganza. All’estero lo sanno, gli indigeni autoctoni auto scimuniti, non sono stati allertati avvertiti informati formattati.

Decadenza decaDanza, cadenza della decenza, decade, ognuna con la propria personale indecenza, guadagnata sul campo.

L’industria tricolore – la Bandiera un tempo che fu, quella dei tre colori (bianco rosso verde, rosso verde bianco, verde bianco rosso? libretti universitari in volo dalle finestre di antichi atenei facoltà giurisPrudenza) era sempre stata considerata la Più Bella – purtroppo ci riflette, uno specchio senza margini di errore: l’intrapresa nazionale sorge sugge assurge a simbolo totem icona del carattere popolare, con autentici cromosomi xyz, inconfondibili stimmate delle genti peninsulari, isole incomprese.

Nostalgia inguaribile inconsolabile incolmabile per il passato di Pomodoro; un passato a scelta, gli altri a pagamento su pay all, importante che sia lontano da noi Q.B. – quanto basta – perché l’avventuroso passato clandestino deve essere coniugato in modo giusto, ma a casa sua; placcato dal pacchetto di mischia, regali mischiati muschiati sciupati, passato placcato in oro finto per celebrarlo con cervellotici pistolotti mediatici, fastosi festosi addobbati con sciatti festoni.

Il Futuro nel Belpaese dei Decrepiti, dei dpcm come serie tv sostitutive (altro che Suburra e Gomorra…), dei prodotti da forno sostitutivi (sforniamo crostini come decreti! Ai Due Compari, Motta sulla Livenza), non suscita entusiasmi esaltazione, al limite esalazione: di gas tossici, di ultimi respiri al posto di primi vagiti, ultime cartucce rugginose pruriginose spuntate, invece di freschi semi da interrare in prati ancora vergini sperando un dì possano, con cura accortezza e dedizione, crescere piante: vigorose belle generose.

Logore logorroiche pergamene illeggibili in luogo di carta nuova di cartiera per disegnare/scrivere immaginare mondi futuri inaspettati sorprendenti diversi alternativi audaci, oltre ogni limite di Umanità.

Futuro è solo una mosca tze tze da scacciare maledire schiacciare, il solo pensiero del suono o sua potenziale esistenza innesca una grave forma di fastidio, odio senza iodio, local-pandemia narcolettica.

Gattopardi, Gatti Randagi in vicoli senza più miracoli, Viceré senza corone dobloni troni, Tigri della malora e del ribaltabile, anni ruggenti latitanti ai Tropici, anni struggenti, anni sfuggenti sfuggiti dal corral eoni fa, dunque ‘stacce!’. Sfuggiti dal senno del poi, dai fossi degli argini mai ripuliti accanto a fiumi carsici dunque incazzosi, anni fossi argini fiumi trascurati oscurati trasecolati dall’incuria nostra, però moderna tecnologica progredita.

Siamo fuori, dal tempo massimo/minimo, da ogni tempo. classificabile o meno.

I Giovani? Un’invenzione del ’68 o forse era il ’48, una bolla di sapone spaziale: untorelli spacca marron glacè, adepti della Trap Music, senza fischio con dita in bocca – Strunz!!! – né boccetta di acqua benedetta da aspergere in caso di bisogno, cioè spesso, vista la congiuntura astrale sfavorevole; ‘addivanati’ cui abbiamo rubato perfino il divano in promozione permanente annuale, sostituendolo con banchi a rotelle davvero smart, anche se, all’ultimo giorno di lezione in remoto, remota sarà la possibilità di sottrarsi ai Giudizi Universali, rigorosamente decretati dal web.

I Giovani? Non sono quelli dei Venerdì scioperati sciroppati sciroccati scioperanti, show operanti per la salute del Pianeta Terra? Poveri ingenui, i vostri genitori non vi hanno ammoniti sui rischi relativi all’instaurazione di un Rinascimento Ambientalista? Niente più smartphone, tablet, scarpe ginniche firmate, con inchiostro ematico degli sfruttati. In fondo, morti di fame erano già, cosa ci sarebbe di male nel garantire loro un po’ di sano lavoro con contratto a tempo per forza indeterminato, almeno nell’aldilà?

Ripartiamo dal risiko cadreghe, tanto il futuro è solo una ridda una rissa una riffa – abbiamo una riffa che fa così, caro Ivan Cattaneo! – Raffa nazionale da Trieste in giù, di ipotesi, una risma di nomine accumulate in orrenda pira, di kriminal azioni finanziarie e di risorse naturali da incenerire fino all’ultima stilla e oltre.

Integratevi cribbio, alla tribù alla tv al pc: ballate su balconi barconi carponi! Tornerà l’Estate, garantito con pistacchio e limoni trinariciuti certificati dal buon Bio, noi bagnanti bagnati bagolanti, chissà. Le rotonde sul mare sono stinte stanche estinte, sostituite con crudele ingratitudine da quelle stradali per i grulli spennati – c’è sempre uno spenna grulli ex machina ex cathedra Excalibur, per fortuna! – fanatici della congestione da idrocarburi; oibò, non è il nick name social dei Carboidrati???

Un uomo può distinguersi da un’ombra, dalla sua ombra, dalle ombre – magari rosse! – dentro la caverna di Platone? Come canta il Poeta maledetto, potrebbe: se, e solo se, condizione siamo qua noi, fosse causa consapevole di quanto gli accadrà.

Non preoccupiamoci troppo, anche i fallimenti totali non sono mai per sempre.

Cattivi Maestri

Pagina dei Maestri Cattivi. Oh, Cattivi Maestri…

Inabili all’insegnamento, certo, se fosse solo questo, sarebbe il minimo danno insindacabile: pessimi esempi, modelli da non imitare eppure modelli unici di comportamenti incivili belluini ferini; non gettiamo loro addosso croci colonne del tempio sentenze, le peggiori; chi mai davvero chi davvero mai potrebbe conoscere le sofferenze le mutilazioni i tormenti intimi di una persona altra da sé?

PPP da 45 anni immortale, su quali mari perigliosi navighi oggi, su quali campi giochi a pallone, in quali studi sei immerso per riemergere con nuove poesie nuovi articoli romanzi scandalosi lungometraggi? Sei sempre il Capitano dei Tuoi Corsari, scritti?

Corvo Nero steso su una stesa di asfalto grigio impersonale inumano assassino, però impermeabile al sangue dei vinti; Fratello pennuto dalla livrea da grande soirée ci rivedremo in Paradiso che non è un’invitante trattoria di campagna, ma un auspicio carico di speranza, perché Tu ci sarai senza tema e anche lì il Cielo sarà tua pertinenza, noi non sappiamo, incerti di tutto anche del destino finale della destinazione finale del finale delle Stagioni, chissà se e quanto lieto.

Benvenuti nell’Incertocene, cene incerte, a certe cene sarebbe stato meglio non partecipare mai; cenacoli incerti, ma restano capolavori, gli ultimi, ahinoi!

Si stava meglio quando si stava meglio, garantiscono con certificato di assoluta garanzia di falsità, doppiezza menzognera, alacre ipocrisia i soliti quattro saggi assisi su seggi paleo promozionali televisivi da quattro soldi – averceli – ma quando dove e come si stava meglio, non è un dato da sapere: il volgo ignobile ignorante innominabile si controlla docilMente in assenza totale anche solo di vaghe nozioni culturali; all’Indice alla ghigliottina al rogo la Settimana Enigmistica. Un rebus prece.

Forse, semplicemente si stava: al Mondo con naturalezza e tanti grilli nei prati per la testa e con i quali conversare da muri includenti, perché se separi pensa a chi cosa quanto lasci fuori. Martelli martellate martellamenti proibiti.

Si stava, la Felicità era quella.

Nel Nevada – a proposito, gli ET sono grandi elettori? – nella segretissima Area Pulcinella 51, davvero conservano gli Ufo e tutti i progetti più audaci incomprensibili inconfessabili delle forme aliene di civiltà? Se sono civiltà evolute, dubito siano giunte sino a noi, con bastimenti cosmici più o meno carichi di menzogne utopie perline colorate con i colori dell’Universo, da barattare con i tesori esclusivi prodotti dai bipedi terrestri.

I quali, si sa, grazie allo sviluppo indefesso della crescita economica Tatcher Reagan, si accontentano delle promesse cangianti mutanti mutevoli, millesimo di social dopo millesimo sui social, degli sparuti spauriti spiritati miliardari scostumati e dei nuovi mediocri cloni di defunti dittatori.

Ormai, siamo costretti a mettere all’asta on line la tessera di appartenenza alla razza – umana? – per attrarre dal Deep Space o Deep State, Verdi Mostriciattoli facoltosi e un po’ borlotti per convincerli a risanare rin-curare rinfoltire il pil della vecchia cara ammaccata Terra.

Quando tu soffrirai sotto la schiavitù autoprodotta rigorosamente a casa tua, quando soffocherai dietro una mascherina cieca di smog, quando invisibili virus assassini sguinzagliati dalla nostra passiva sciocchezza globale imperverseranno sul Pianeta, su dal Ciel – prima che ci cada sulla testa in modo definitivo ultimativo incontrovertibile – non piomberà Mazinger; anche i Super Robots hanno un Anime preferito, un sindacato di riferimento deferimento de saturazione, uno Statuto che garantisce loro il diritto alle vacanze e alla meritatissima pensione nei Paradisi Animati.

Così lontana così vicina non è la fine del mondo – tra l’altro, in diretta streaming (prime time!), anche se, da futuribile Remoto, le emozioni non saranno le stesse – ma solo la fine del nostro sguardo dei nostri sensi che la bonaccia d’agosto non placava nel Mondo Prima, quello analogico, il lungo mesto amaro addio al nostro senso dello spazio fisico geografico, quello che ci definiva come animali pensanti sociali dediti alla conoscenza; abbiamo abiurato senso di noi, delle parole, delle stelle come bussole;

oh come vorrei morire in un campo di girasoli, un campo lungo sconfinato di Sergio Leone e Wim Wenders. Accanto a me solo la bicicletta, lo yo yo ligneo, Tre camere a Manhattan.

Tanto ormai anche gli angeli non sorvolano più il giudice a Berlino, né il Texas; inutile attendere l’Oltre, oltre Po mantovano virgiliano, oltre la siepe il giardino e anche la Patagonia è diventata una terra dei fuochi, fatui.

Sommersi da fuck things non respiriamo più con narici mente polmoni, inondati da fake news, fake history, fake politics, fake scientists, fake gods, perfino fake photography: quando la presunta (pregunta?) sedicente democratizzazione distrugge il Sacro il Profano l’Arte, annientando il Tutto attraverso il braccio armato composto da miliardi di immagini, scattate da chiunque nello stesso momento, miliardi di rozze goffe orride bugie su un set planetario di III millennio, III longa manus, III teatrale senza copione in atto unico ultimo ulcerante.

I Cattivi Maestri diventavano commestibili in salsa piccante, divorabili sino all’ultimo minuscolo boccone, il problema era la fase digestiva: la prima nella bocca, poi, nel caso, solo i più dotati di appetiti talenti tigna, riuscivano a metabolizzarli ridurli metà in bolo, metà in lezioni di Vita.

Mister Hopper hai regalato lustro al lavoro dei guardoni (fini osservatori pensatori) dalle finestre, lustrate senza windows, hai anticipato il futuro con i tuoi personaggi, imbrigliati nell’attimo della genesi pittorica, nella goccia di ambra cristallizzata, nella sorte da monade disturbata perturbata perturbante, nell’isolamento collettivo; ti sei dimenticato di narrarci la trama completa, spiattellando come nei saloni delle parrucchiere anche l’epilogo sorprendente.

O forse la tua Immensità è proprio questa: donarci ancora e sempre la possibilità di completare la storia la narrazione la ventura dentro il quadro con la nostra immaginazione:

sperando che nel frattempo non sia svanita svampita svaporata anche la nostra ultima fonte di Energia pulita.

Forse non è proprio legale sai

Pagina delle Catapulte.

Assediare Città, tutte, bombardarle con ghiotti proiettili di miele di acacia castagno millefiori; assediarle senza tregua, prenderle per la gola grazie al lavoro di Api indomite.

Gola, sette vizietti capitali per sette spose, la taverna dei sette peccati, sette e non più di sette, anzi 6 in regime di copriMangiaFuoco; vigileremo sulla vostra depravazione licenziosità – avete la licenza, vero? – sulle vostre devianze dalla retta via ché anche nel mezzo del camino – Cam-caminì, cam-caminì, spazzacamin, Allegro e felice pensieri non ho (magari!) – era smarrita.

Mia cara diletta devota, l’uomo non è molecole immobili immutabili immarcescibili, sei più bella vestita di limiti, mi incoraggi ad annullare i miei lividi: voglio trovare la mia identità alternativa, il mio avatar, il mio avo primigenio, la scossa più forte che ho con le tre dita di Bem, mostro molto umano anche troppo, infilate nella presa giusta.

Toponomastica sterco del demonio, assessori urbanistici ante litteram poco urbani nemici del popolo: nella Vienna del 1770 la congiura dell’Imperatrice per stanare giovani e parsimoniosi, i primi destinati a offrirsi volontari per il ruolo poco ambito di carne da cannone, i secondi per ‘donare’ generosamente fondi alle casse dell’impero; casse da morto e forzieri imperiali ringraziano, le generazioni cancellate dalla storia con un tratto di penna d’oca, un colpo di pennello per verniciare nomi alle vie e numeri forse civici, certo poco civili, per niente empatici, temo di no.

E’ più reale Nessie o Fungie, Delfino uno e/o trino, finalmente fuggito nei mari aperti alla ricerca della Libertà perduta? Al marketing turistico, alle iconiche cicloniche clonate affiche pseudo artistiche, ai pescatori/agricoltori trasformati in pallide comparse del parco giochi in servizio attivo permanente – anche i parrucchieri delle divine degradate a tuttologhe on line ringraziano – la risibile ridicola rimaneggiata sentenza, appellabile o inappellabile, comunque inutile.

Sconvolgente apprendere dai reportage che in Irlanda esistano persistano ‘insistiscano’ meravigliose coste meridionali, verdi come da manuale abecedario sussidiario e abaco in omaggio, per contarle una ad una: caro Delfino, nuota veloce imprevedibile pazzo, hai donato 37 anni di vita agli Umani e ai loro tristi affari commerciali, hai diritto all’anonimato alla gioia alla Rivoluzione dei Mammiferi subacquei.

Hey nobile Julius, che Tu discenda dalle stelle, dagli stalli di un’accademia artistica, da nobili origini, passando da Ascanio il celestino sfuggito alla Combriccola, dal bosco greco Hylé o da Ilio (Troia, senza volgarità) – per restare in tema di assedi – la sai l’ultima? Non barzelletta, non bagatella in crociera su battello a vapore, non amenità, ma autentica svolta fantasiosa: la Letteratura Disegnata, il Disegno Popolare, l’Arte di HP e del resto della Banda Onirica, hanno fatto breccia nel bastione degli Uffizi, la Turris Eburnea degli intellettuali, sacerdoti e adoratori di urne funerarie, fuori contesto fuori di testa fuori balcone senza visione, è stata abbattuta:

Graphic Novel is back, Graphic Novel rules.

Forse non è proprio legale sai, forse è un mesto mestolo mefistotelico (altro che iconico, Totemico!) happy end – Neverending, Reverendo Never – da mulini bianchi calcinati dal Sole dopo la fuga di Sancho in sella a Fungie, forse saremo costretti ad ammettere che ha vinto il mercato, hanno perso le Città, ingannate da quel biondo miele.

La Terra rinata vedrà, scriverà cronache epifaniche, annales vergini.

In Campana di Bronzo con le opere di Achille Campanile: il male può annidarsi nel miele; le sicurezze – ordine e sicurezza! – hanno ventre flaccido, sono demoni ululanti con forconi di Belzebù, pronti a insinuarsi sinuosi sibilanti tra di noi;

ai primi brividi abbrivi breviari ‘da freddo’, sfigmomanometro aneroide sempre a portata di manicotto, per scongiurare la pressione bassa non in atmosfera, ma nelle Anime.

Alla riscossa, a-cefali, i Fiumi di china inchiostro colori hanno tracimato tra cime valli pianure, anche voi potete stare finalmente a galla, senza fare essere diventare:

Morti (tra parentesi: AUGURI).

Spero ritorni presto l’Era del Dinosauro (multikolor)

Pagina della crisi del Volo o del Volo in crisi, esistenziale esistenzialista esiziale.

Volo pindarico, volo complanare, volo a motore spento o senza motore, volo su aliAnti – non necessariamente contro in opposizione in alterco – con ali di polistirolo, infiniti inesauribili inimmaginabili voli onirici.

Prepariamoci all’esodo pedibus calcantibus: volare non sarà più un diritto divino concesso recesso ottriato ai Popoli, fine dell’era dei voli transcontinentali per tutti – comprese le tribù turistiche – , per pochi privilegiati, per gli unici padroni della Terra e delle risorse.

Chi può, si salvi da sé: si dedichi a lunghe camminate, meglio se in compagnia cinofila – del resto pare che i Vichinghi in America… – a nuoto con Delfini, in bicicletta tandem velocipedi multipli e financo su pedalò retrò della riviera romagnola.

Costi enormi e fuori controllo, inquinamento insostenibile, anche per gli stessi sacerdoti del liberismo cosmico senza lacci lacciuoli l’accidente che vi pigli maledetti miscredenti che rinnegate le infinite virtù del dio mercato.

Raccontano nei bar diurni, nelle osterie, nei trani (non treni) a go go, nelle allegre frasche di campagna – ove ancora resiste – che il settembre 2020 anno I era covid, sia stato il più caldo mai registrato, da quando qualche sciroccato bipede mancante di alcune rotelle – hey Dottor Slump, anche Voi qui? – ha cominciato a registrare la temperatura della Terra: con termosCanner – utile anche per sorbire pregiato the indiano – termometri a mercurio o posando la mano amorevole sulla fronte del Pianeta?

Lo ammetto, questo clima così surriscaldato potrebbe essere semplice frutto dell’ebbrezza bacchica o delle guasconerie tipiche degli Avventori dell’a-vento sotto vento senza vento dei locali di perdizione menzionati; ove sussistesse anche solo un piccolo residuo di fattualità scientifica, dovremmo interrogarci sul perché e sul come mai gli scriba mercenari e i tecnocrati cibernetici senza anelli uranici al naso condannino al pubblico ludibrio abbrivio manubrio i negazionisti del vairus, ma allevino solletichino proteggaNo i negazionisti della bio tragedia senza catarsi, senza catarifrangente senza Katai, senza carta internazionale Oms di esenzione dall’estinzione.

Ragazze, se volete campare alla grande trovatevi un – lavoro? – miliardario da accalappiare: trovate circondate circumnavigate un mecenate un magnate e troverete una casa dolce case o anche molte ville lussuose lussuriose, dislocate nelle località più esclusive (perché se vivi da pascià, altri sono esclusi reclusi sfruttati scartati) del globo; il trasporto sarà compreso e sempre a carico del fortunato consorte!

In alternativa, me too.

Consigli antichi atavici retrogradi sorpassati, più e più volte offerti da saggi vegliardi del Mondo Prima nel fuori corso dei Millenni (non Millennials, sorry).

Giovani, orsù: ce n’è anche per Voi; non Vi reputerete esenti per privilegio di appartenenza alla Pantera, rosa nera lillà? Non affollate le piazze non fate piazzate non piazzatevi in formazione movida. Vi mancano i Venerdì per l’Ambiente e addirittura la scuola su banchi a rotelle, comunque più veloci del Cavallino di Mara Nello? Non siate ingenui o finirete come Greta, sulle pagine pat(t)inate lucide luci della ribaltina, sottratte con forza bruta a Alberi incolpevoli, di riviste planetarie che comunque mai saranno superiori alle riviste e ai varietà del sabato sera italico che fu, cu fù, Corfù; meglio leggere le Avventure del Signor Robinson Bonaventura e viaggiare insieme a lui, spaparanzati su divani domestici alla fine della perenne promozione commerciale.

Cos’è mai questa crisi climatica virale? Scienziati sviluppano modelli matematici per prevedere in anticipo le mosse del vairus e salvare così miliardi di vite, in teoria umane: peccato si distraggano sul più brutto e dimentichino di inserire la variabile meteo del freddo tipico della stagione autunno-inverno. Magari l’inverno fosse un imbattibile Generale, potremmo affidarci a lui, obbedirgli ciecaMente – tanto siamo già abituati alla ‘pronità’! – eseguire pedissequaMente (un po’ equa) i suoi marziali ordini.

Modello Giuditta, più che modello matematico: come si porta quest’anno il covid? Over the top, con guanti e mascherina!!!

Green-Blue sarà lei e tutta la sua famiglia: cambi paradigma se ha coraggio, oppure Don Mosca la obbligherà a recitare tutti le declinazioni regolari irregolari (soprattutto queste) dei verbi della Grecia Antica. Pena afflittiva in caso di risposta inadeguata: guardare per ore la foto del leggendario Asino alpino Giosuè, appesa sopra la lavagna e sentirsi apostrofare con il più umiliante degli appellativi: Ocotto!

Meglio del povero Asino cotto, salviamolo!

L’aoristo attivo di un politematico andrà bene sullo spezzatino con patate?

Attendiamo rivoluzioni, piroette su noi stessi, ardite veroniche (Veroniche ardite), magari tramite app da scaricare insieme allo sciacquone, anche perché il nuovo cyber domestico arriva in ritardo, si congeda in anticipo e da contratto sindacale Statuto Asimov, non pulisce mai – e sottolineo mai – il water.

Mi chiedo spesso con sgomento raccapriccio con l’eleganza del Riccio: come avrà potuto estinguersi la luminosa avanzatissima organizzata Società dei Dinosauri?

Tornerà – la invoco con speranza – l’Era del Dinosauro, l’era delle mani di Dino Zoff dipinte da Guttuso (non Gattuso), l’Era del Cinghiale Bianco, l’Era dei vinili sperimentali di Franco Battiato prima degli Sgalambri filosofici; nel Cosmo vibrerà la Variazione Etnea che annullando astrazioni scombinate ci renderà Uno, al di sopra al di là al di (tre volte al dì, Figliuolo, con acqua naturale) fuori da ogni terrestre concetto precetto ricettacolo di Bene e Male, derby stracittadino strapopolare stracotto Bene vs Male e alla fine, si sa, vincono sempre Eros e Thanatos.

Tana per il Maestro e gran pavese universale – pavé ciclistico fiammingo scevro di pavidità – di Bandiere Bianche da ogni ponte del Mondo.