IppoRaider e Foglie pe(n)santi

Pagina della Distopia? No, grazie, come centrali nucleari anni ’80.

Pagina della Disagiotopia, della Terrapiena zeppa:

di Persone, Buoni Propositi, buone incorruttibili Volontà, non solo ultime e/o testamentarie, ma attuali tenaci (come mastice di Zi’ Dima Licasi) vigorose.

Pagina delle Facce, un po’ così anche senza essere marinai, genovesi o entrambe le opzioni, Pagina di tutte le facce, Facce di tutti i Colori del Mondo: facce varie variopinte da Varietà del sabato sera, maschere della grande Commedia umana; farsa o tragedia? Sorti progressive pregresse o regressive in anticipo?

Miliardi di Facce uniche, come unica è la Razza. Piave? Anche, volendo, qui niente razzismi!

Volendo volando planando bibendo: a grandi generose sorsate, la nostra Libertà individuale, i nostri Destini irrimediabilmente collettivi.

Da solo, la puoi sfangare, certo; ma dopo, una noia maledetta noia peggio che mortale, ETERNA.

La Scrittrice Malincomica indaga sui fenomeni arcani che si verificano durante i mutamenti di Stagioni: e-migrazioni (poco virtuali, molto reali), trasmigrazioni, trasvolate di volata, trasformazioni, trasformismi – sempre più esigenza mondana, caro Mastro Delirium – eventi inintelligibili dirigibili mentali capaci di spalancare varchi sull’Enigma;

prima, si stava come le foglie (e le Scimmie) sugli Alberi in Autunno, ma nel Mondo Dopo, fuori di sé e soprattutto di sesto, le foglie si schiantano a terra con tonfo inquietante, pe(n)santi ponderose pedanti.

Quintale o tonnellata? Anche salsa tonnata, andrebbe comunque di lusso.

Potremmo, forse dovremmo affidare la spinosa questione a IppoRaider (l’Ippogrifo poco grifagno molto ingrifato, smart assai, ha tosto riconvertito la sua azienda di servizi), commissionargli il trasporto delle Foglie Anomale sulla Luna bifronte – Giano, senza offesa – chiedergli di adagiarle sul volto timido e ritroso di Selene e verificare se d’incanto d’improvviso d’istante (se 300.000 km vi sembrano pochi) divenissero Piume angeliche, Penne con inchiostro e calamaio, Penne di Oche del Campidoglio, quelle illuminate che salveranno il Mondo; ammesso che qualcuno ne ascolti i richiami all’attenzione alla temperanza alla ‘veglianza’.

Per chi crede ancora nei Sogni contro ogni critica della ragione, per quanti si abbandonano alla Magia del Creato e abiurano filosofie basate sui pilastri del dolore e dei sensi di colpa. Pilastri da abbattere con la dinamite di Nobel, altro che le statue del presente archiviato.

Vorrei essere la Secchia rapita dalla Sorpresa della Bellezza, il Vecchio Scarpone sequestrato da una gang, suburbana, di aminoacidi, gang amniocentrica Geoludica;

vorrei offrimi come ostaggio con affetto, affetto da sindrome di Stoccolma (tutto esaurito, assembramento! anzi, per la precisione: tutti esauriti), amici forse mai, ma legato mani e piedi con mente senza briglie alla Gang del Libero Pensiero, facendo largo spazio orizzonte senza nubi alle Amazzoni del Poi e ai Cavalieri della Futuromania:

quelli che han tra le mani sogni che sembran lontani.

p.s. in contatto con Te, in contatto con Me: telepaticamente, o se vuoi, manualmente.

Luciano, non sempre fortunato

Pagina del 29 Settembre più Uno, senza canzoni tritate triturate intirizzite.

Pagina del cambio di Stagione, dell’Amore;

nel Mondo Prima ne avevamo a disposizione 4, come i Fantastici (a proposito, Madre, ora che sono vecchio puoi rivelarmi come dormono i SuperEroi!), come una ghiottissima Pizza, ma solo nei quartieri spagnoli, origini regali mai rinnegate;

todo modo, Signora mia, non esistono più le mezze stagioni, è un classico millenario millenaristico intramontabile, lo dicevano già durante la caccia alle Streghe di Salem. Purtroppo.

Per tacer composto e dignitoso del vituperato, incompreso,a Sua insaputa, Medioevo.

Pagina della Turpitudine, o, tout court, Pagina turpe. Turpe: una crasi (il significato, il mio cavallo immaginario in cambio della definizione, anche dalla prestigiosa Accademia Linguistica Suarez) di rupe tarpea? Ti tarpano le ali? Prendi slancio e tuffati dalla menzionata rupe!

Cosa è davvero turpe? La Vecchiaia, senza dubbio, Nonna Erminia docet.

Turpi/eloquio senza fine, in questa stanza (anche un po’ stonza, caro Concierge) dal soffitto viola, forse malva, senza pareti, a cielo cuore aperto, cielo mio marito.

Cielo, Cielo, manca: santo cielo, album incompleto.

Da Novara con passione, via meneghina o sede di battaglie (Bicocca mia, per piccina che tu sia…), passione per le Donne, belle; passione senza freni per la Vita, bella agitata agiata; passione per l’ebbrezza, il brivido caldo freddo delle Emozioni all’ennesima, Potenza, sfiorando il grilletto di una Smith&Wesson, scarica di colpi, carica di simboli significati significanti.

Artista della rapina, bancaria e/o affettiva; solista, del mitra (non della mitra), solitario nella notte vai nei meandri della Pittura e della auto analitica Scrittura.

“Sarò stato dissoluto risoluto turpe, ma chi siete voi per giudicare? chi è senza vizio deviazione imperfezione, scagli la prima pallottola, meglio se spuntata”.

In una band, come leader vocalist, o consonant (Oblivion copyright), forse era solo una visione fumettara di Bunker, Max & Magnus: che magnifica Dozzina del Pentagramma. Tra artisti, poche formalità, zero svenevoli convenevoli.

L’Ultima indagine (di Maigret, Lamberti, Ricciardi?) non si può scordare mai, capito, esimio editore musicale Tiscordi?

“Criminale (ancora)? Questo lo dite voi! Forse, talvolta, con moderazione… In fondo, nessuno è perfetto”.

Storia da dimenticare o catene spezzate? Pagina turpe, Pagina ardua:

ad Adua – basta battaglie, la guerra è finita – , la Sabbia non ricorda, dove il Sole non sorge, né sempre, né mai.

Lluvia: se capovolgi il Mondo, reggiti forte.

Pagina della Pioggia, Pagina navajo della Danza della Pioggia, Pagina dedicata ai Monsoni, i più varj e veri.

Quali tipi di Pioggia? Non crederete spero alla Pioggia unica univoca identica per tutti? Se la Pioggia diventa viola, ci sarà pericolo?

Piogge del Mondo dopo, in quantità qualità quote variabili.

Pioggia alternativa, così poco somigliante a quella della gioventù.

Erano magnifiche, formidabili quelle Piogge, non quegli Anni: camminare sotto la pioggia con Antonello, sguardi malinconici, atteggiamento romantico e riflessivo per un pubblico assente a Santa Maria in Trastevere.

Cielo plumbeo, cielo grigio su (foglie gialle giù) cielo sbiancato impallidito, cielo scartavetrato, cielo cancellato con antiche gomme per cancellare, inutili fino a quando, con lampo di genio e di Odino, non le inumidivi – alla faccia di virus e batteri – con la tua bava salivare: prodigio, la metà riservata alla cancellazione dei tratti di matita, rendeva ogni figura geometrica e/o disegno uno sgorbio (anzi, una magistrale imitazione di Dalì, con colonna sonora di Dalidà), mentre la metà – per tacer della meta, ultima e sporca – riservata all’inchiostro, otteneva il super potere di annientare carta, Fabriano o meno che fosse, realizzando spaventose voragini di Nulla, deturpando pagine e pagine di quaderni e/o preziosi ambitissimi fogli da disegno.

Arte post moderna ante litteram.

Fantomas, sornione e indagatore, come fanno tutti gli Animali del globo terraqueo, ci osserva dal cielo sopra la Città (della Gioia? fusse che fusse…) e il suo sguardo severo e impietoso, ci giudica sì, ma con somma inconsapevole fantomatica Giustizia.

Anche Belfagor si è dissolto dileguato dissoluto, sotto la maschera: Greco, non l’ormai decrepito dimenticato caffé di Via dei Condotti (verso dove?) non El Greco, ma Juliette diva divina dea della Rive Gauche, responsabile dell’impazzimento di Artisti Poeti Filosofi Intellettuali Chanssonnier; potere dei Fantasmi, potere ai miei cari Fantasmi! Fantasmi sempre più rarefatti sacri potenti.

E la nave fantasma va: vola Olandese volante vola!

Mi preoccupa di più che la ciurma e il suo capitano appaiano vagamente ectoplasmatici, quanno chiove.

Se scende la pioggia, cosa sale risale assale anche povera di sodio? Com’era quella celebre poesia? La pioggia sul Pigneto, via Anassimandro, lato Micca Club. Quanto sei Burlesque, stasera!

E’ la pioggia che va, ma il Sereno variabile variegato avariato ritorna? Se la pioggia parte, dove arriva se davvero parte? Pioggia e lacrime, questo promettiamo ai nostri fedeli fidelizzati fideistici utenti, clientes, tele votanti: smart citizens 4.0 from home (chi ce l’ha!).

Noi siamo una nuova lista civica, nuova di zecca fuori corso, lista civile civilizzata impopolare impolitica:

Lista Demis Roussos (perdonaci Rousseau, meglio evitare; l’Emilio comprenderà), solo enciclopedie cartacee, elleniche, voluminose da scagliare a valanga contro i nemici della cultura della politica politicante della democrazia democratica.

Con noi, solo leggi epocali e rivoluzioni! Ri Soluzioni onu enigmistiche enig magmatiche.

Hasta la Lluvia, siempre!

(???)

Do we need a yellow wheel?

Pagina del: Conosci te stesso, Figliolo.

Migliaia di anni dopo, migliaia di filosofi dopo, il fatto non sussiste: presentateci.

Faccio faccia facce ride fatica a conoscere riconoscere disconoscere chi sono, immaginate gli Altri, nel senso che spesso conoscere la loro identità è solo puro frutto del peccato originario originale a denominazione di origine certificata, un atto di immaginazione di fede di balzo dimensionale nel buio.

Nei romanzi le stagioni le mezze stagioni perfino i quartini di stagione si moltiplicano riproducono prosperano per sporogenesi incontrollata non solo d’ispirazione ma di legge draconiana mai scritta del marketting.

Tra poco arriverà Maometto scortato dalla Montagna e dal simpatico Vegliardo, offrirà a tutti i deboli del cuore, ma di buona robusta volontà rocce autentiche per individuare il Tao, per abbarbicarsi alle nostre sacre tradizioni: mai tradire tradurre (in carcere o in ostrogoto) tradizioni patrie, meglio abbattere una casa, al netto dei tornado; lasciate finalmente in pace gli Alberi, prima o poi – prima – il Popolo degli Ent vi inseguirà per prendervi a calci, con scarponi iodati!

Arriverà Mao Ze Dong, trapper imperiale della rivoluzione gentile a colpi di involtini primavera musicali, bozzoli di Primavera botticelliana vivaldiana (viva Zapata certo, ma anche Vivaldi), involtolati nella prima vera rivoluzione (piroetta su sé stessi?) senza armi senza soprusi per imporre nuovi regimi, senza sedicenti lider – massimi o minimi – leder, lieder (Kaiser Franz, Schubert).

Mara Mao (la moglie?) perché sei morto/a? Pan e Vin non ti mancavano, forse la miccia era nell’orto – troppo corta – e poi ormai con questi venti tempestosi e eventi fenomenali improvvisi improvvidi imprevedibili catastrofici, leggere il futuro seguendo la direzione aerea del fumo, è diventata impresa riservata a narratori ciechi.

Meglio affidarsi fidarsi sfidarsi ai soliti astrologi da rotocalco calcomania da bar ex sport, da web in air, cartomanzia di strada in strada per riciclare carta straccia carte d’identità stracciate carte da gioco cartoni cartongesso; illudendosi di non finire asfaltati.

Donne sole, per opzione, scrutano verso l’Orizzonte, cercano uomini, invisibili introvabili inesistenti, forse. Ne seguono puntigliosamente tracce su polverose piste ciclabili impraticabili.

Sono i cicli della Natura: mono ruota gigante o, per inguaribili ottimiste, tandem giallo sommergibile, con periscopio omaggio per vedute panoramiche!

Intanto, Bonnie Tyler con la sua voce graffia ancora pelle, mente, pensieri:

sarà sventurato quel paese che ne ha bisogno, ma ogni tanto anche noi vorremmo acclamare un Eroe, vero.

Total eclipse.

Angelo (Giacomo!) Puccini dai baffi arricciati

Pagina Bianca, mini Pagina Bianca, fuori corso fuori concorso fuori contesto fuori dal coro: ritrosa riottosa ribelle, non le garba farsi inchiostrare sfogliare osservare, non le garba farsi vergare graffiare da penne d’oca urogallo, penne nere degli Alpini, con canto montano incorporato.

Pagina che pretende di restare intonsa.

Intonsa e nivea (carta vellutata), in centri urbani sempre caldi come stufe infuocate, sempre olenti, male, di miasmi intollerabili.

Angeli senza identità sessuale (ché quelli ariani inquietano, grandi e piccini), mai ricevuti invitati ammessi alla Corte di Bisanzio, volano rapidi sapidi senza mulinare pedivelle leonardesche, nel cielo sopra Berlino, senza muri; in tutti i cieli possibili e immaginari.

Angeli nel fango, dalla faccia sporca (consequenziale causa – effetto), con ai piedi angelici scarpe da tip tap, perché anche fra le Nuvole non si sa mai; qui ogni tanto arrivano gli Angeli?

Angeli suonano il rock il blues perfino la pizzica, cercano sorrisi, umani se possibile, talvolta braccati tra broccati tendaggi pesanti che impediscono il decollo, braccati in quanto liberi trasvolatori trasognati, liberi pensatori, liberi di librare pensieri, candidi puri lucenti, senza ombre né… retropensieri.

Nuovi o antichi Angeli? Pioggia di Angeli, a catinelle, Angeli come se piovesse.

La Città degli Angeli sarà presto edificata, momento spiritualmente edificante per l’intera Umanità che celebrerà l’evento l’avvento con un coro globale di spirituals nel Vento: non solo polvere e risposte, quindi.

Nel frattempo, Angeli metropolitani vagano senza radar senza stelle senza rotta: mio caro nostro Angelo senza luce senza pace, magari non custode, solo portiere di notte, sempre presente come questi Fantasmi, se fossi ontologicamente tuo simile, sarei certo – forse chissà – un Angelo della nebbia.

Scontro finale sconto finale finale senza sconti: rifiutare la Scrittura, eppure annusarla guardingo, come un bravo Cane munito immusonito di olfatto indagatore, per fiutare rilevare rivelare potenziali insidie trappole agguati bocconi avvelenati.

Scontro, auto scontro nel Parco della Luna, duello titanico molto lillipuziano singolar tenzone sotto il tendone di un micro circo moderno, sfidanti in campo sulla pista, sul materasso ortopedico:

la Scrittura e me.

Scrittura, non sarai tortura, goccia cinese, fiume carsico – magari sì – ma levi lavi sollevi maschere corazze strati superflui di epidermide morta.

Tebaldi – Del Monaco si danno (alle) Arie:

nessun dorma, vissi d’arte, ma infine lucevan le Stelle.

Ningen no hoshi minna no chikyu (Pianeta di ogni cosa, stella dell’umanita’)

Pagina della Chitarra gitana, flamenco lacrime nostalgia (Nostalghia).

GaB l’Artista in un patio segreto nei giardini dell’Alhambra, fa vibrare corde e Anime: Tobe, Grendizer! Yuke, Yuke, Duke Fleed! Daichito umito Aozorato…

Malinconia romantica, romanticismo malinconico, rimembranze del futuro mai vissuto, fonico di sala, sala senza luci suono pubblico, senza personaggi in cerca di autori, attori che vogliano assumerli, assumersi (con Sumeri nella asfittica buca del suggeritore: invenzioni scrittura numeri!) i loro panni, anche sporchi, comprese le umane responsabilità di interpretarli;

interpellarli? Scusate, possiamo? No, dovete: categoricamente, senza appello, interpello, cappello – tutti finiti nei quadri di René – pièce non più rinviabile, anche perché, si sa, le rappresentazioni al buio sono pièces ‘e core.

Ogni interprete, anche quello con meno talento, uno scarrafone fuggito dalla mente di Herr K, comunque bello a mamma soia, segale e Babbo Frumento. Armento? Armenti, greggi al pascolo, mandrie migranti, transumanza per tutti, uomini e bestie e uominibestia; eterno dilemma: tratturi e trattori (tra attori, delle belle, cotte e crude) sono sinonimi almeno alla lontana? Transumanza e transustanziazione? Idrocarburi e carboidrati? Alimentazione 4.0, pasta integra integerrima integrale ricavata dalle montagne di plastica sotto cui abbiamo soffocato il Pianeta Azzurro; risolti tutti i problemi, con un colpo solo di teatro di kung fu della strega che è in noi.

E mo’? Moplen!!!

Notti di Luna Rossa gigante mai calante muy caliente, nella fattoria addormentata, in mezzo alle fronde di un magnifico Acero, un Ragazzo, stelo d’erba fra le labbra, canta canzoni struggenti, inni alla Natura, alla Madre Terra, alla Bellezza, alla Pace, all’Amore; un giovane guerriero, guerriero per la pace, pacifico guerriero.

Nonostante questa piccola, misera Umanità, Drago d’Oro fiammeggiante vola, proteggila, fai risplendere in eterno la Stella della Giustizia.

Anche in esilio (cala Trinchetto, cala!)

Anche in viaggio Ti amo.

Tra le onde increspate del Mare dell’Anima, emergi d’incanto sempre Tu, primavera costante della mia nuova vita.

Monocorde nasale piagnucolosa. Con la rara invidiabile ineguagliabile capacità di stipare 14.000 parole dentro 60 piccoli inconsapevoli incolpevoli secondi.

E’ la piacevolezza della comunità nei sobborghi della civiltà, bellezza mia.

Una martello pneumatico un trapano una sega circolare discutono animatamente rumorosamente su come sia meglio ristrutturare un appartamento, mini, una cella non di monastero, ma di alveare condominiale popolare popoloso.

MondoCane (magari, sarebbe amico fedele), Cuore di Cane (il più altruista dell’Universo), MondoInFame (non avremmo dovuto debellarla entro il 2000?).

Grande offerta di cibo a buon mercato – il mercato buono, questa l’hanno scritta TatcherReagan, sicari protettori del consumismo letale – tutti ti offrono cibo pessimo fino a scoppiare come Panta(non penta)gruele, ma lui era un raffinato ghiottone;

abboffati e sarai felice, lavanda gastrica nei prati a parte; stinco di maiale, di santo, o il grande ritorno in sala dei cineruttoniliberi? L’intelletto nutrito dall’Esperienza ci suggerisce: meglio un nuovo Locke, down.

Voglio tornare (ritorno al vero futuro!) al bis trattato incompreso vilipeso Medioevo, quando la civiltà era evoluta, voglio tornare alla fase bestiale primordiale prima di tutti i primordi (una sana competitività): nei boschi le bestie non sporcano né incendiano, gli ominidi sì. Comportiamoci da Bestie.

Tiberio, chi era costui? Tiberiade lago o l’ago di qualche bilancia dell’umanissima Storia? Hollywood sul Tevere o Cinecittà a Los Angeles? Marcello vieni Marcello, la fontana non illumina più, l’acqua che scorre non è più, non è mai stata la stessa. Imbranato pigro ma di talento; seduttore al naturale, un po’ vigliacco, umanissimo fragilissimo gigante; ti conosco, oh sì se ti conosco… questo kaos siamo noi, tutti noi, guazzabuglio di imperfezioni la cui sommatoria talvolta assume le fattezze del Sublime.

Federico e Marcello, alter ego altri eghi echi di talenti eccelsi senza pari dispari eredi legittimi o illegittimi.

Come sostiene Sylvain Tesson, pare che la sindrome sia diffusa: quando la mancanza della persona che amiamo ci coglie alla sprovvista, ma fa pieno centro, diamo al mondo, a ogni latitudine nella quale ci troviamo, la forma dell’amato bene;

confortante, meglio che identificare il mondo con noi stessi.

Vorrei essere una Pantera delle Nevi, regina timida e riluttante delle montagne tibetane, per diffondere nell’Universo il mio canto libero di liberazione di ammirazione per Te, dedicato solo a Te.

Devo accontentarmi rassegnarmi rientrare nei ranghi limitati limitanti limacciosi della mia quotidianità minima e celebrarTi (non cerebrarTI anche se le mie parole suonano cervellotiche) da un avamposto periferico di resistenza umana;

l’intensità del Canto è identica forse ancora più convinta e appassionata elevata a potenza.

La Verità (in vino? si conserva meglio) vi prego sull’Amore: anche no, grazie, ammesso esista, sarebbe auspicabile vivere.

Eros e/o Thanatos? Perché, di grazia (stavolta Graziella & Company li lasciamo tranquilli); effetto romantico letterario teatrale cinematografico, ma se poi ci fanno una serie su piattaforme… al bando trivelle e sentimenti virtuali in forma d’ologramma (epigramma?).

Assetato di vita e (da) domande torno a Hikmet e Doisneau,

non sono mai stato incarcerato per le mie idee (amico Mustafà, Ke Mal), né costretto all’esilio per praticare in modo libero Poesia e Politica (Tristano, anche Tu qui? Con l’Isotta);

credere per un istante di condividere destini è sciocco, millantare nobiltà d’animo (riverberi lontanissimi) impostura che davvero meriterebbe condanna drastica severa draconiana.

Sei la mia schiavitù sei la mia libertà, sei la mia carne che brucia…

… eccoci con un po’ più di speranza. eccoci con un po’ più di saggezza, ce ne andiamo come siamo venuti arrivederci fratello Mare (N.H.)

Negli occhi quel bacio in bianco e nero, travolgente.

Highway to Hell

Pagina del Viaggio, on the road again.

Highway to Hell, Freeway of Love, No Way but my Own.

Autostrade per l’Inferno, biglietto di sola andata, o autostrade infernali, ancora e sempre nelle mani degli stessi mefistofelici che lucrano sui nostri sogni di libertà e sulle nostre piccole vite?

Albeggiare pallido smunto assorto e soprattutto assortito sul sentiero d’asfalto bomba o non bomba virus o non virus, arriveremo mai davvero da qualche parte? Se il tragitto tragicomico transeunte è la parte fondamentale, anche la meta esige la sua parte in commedia.

Mille luci delle autostrade, veicoli tir stazioni di servizio, ma le luci e le tenebre naturali sono estinte stinte stante l’ansia di modernità?

Sol Levante all’orizzonte – si rialza, ancora? – inesorabile ma timido intimidito anche un po’ tremebondo.

Capitolerò senza ulteriori capitoli pseudo narrativi nella Capitale, capitolerò come Porta Pia al cospetto dell’onda travolgente dei Bersaglieri, capitolerò come l’Urbe che da secoli pende e mai non vien giù: l’hanno chiamata resilienza (pubblichiamo un webinar di approfondimento?) ma è solo la filosofica salvifica millenaria Paraculaggine di chi riesce sempre a sfangarla tra le pieghe della Storia.

Ora, questo ottavo Re – non Falcao, non Totti – Re Silienza non so chi sia, né conosco la sua identità sessuale; dati ultra sensibili certo, ma anche i sensibili nel loro piccolo fondono affondano talvolta s’inalberano. Facciamo a capirci, diceva quello.

Enea era Donna? Dici Enea dici Donna? Benigni secoli fa sosteneva non solo Berlinguer: Abele è sinonimo di ambiguità. Adamo O, Eva A, ma Abele E??? Adele??? No, Abele! Aggiungo dubbio agli atavici (astenersi ‘avatarici’) dubbi, gli amletici sono diventati teschi vuoti: Abele era cugino o parente in grado lontano di Apelle (bello come un Ah Pollo!!!)? A pelle, sempre di Pollo, con o senza brividi, lo escluderei, ma senza abbandonarmi a sensazionalismi o ostracismi (ostriche bianche o nere? chiedere a Guelfi e Ghibellini).

Adoro guidare, soprattutto se lo fa qualcun altro, così mi restano nelle tasche spazio e concentrazione per osservare paesaggi mentali e simboli, geroglifici geografici geometrici;

con volante tra le mani resto terra terra, mi innervosiscono semafori metà forici metà spirituali, stop non programmabili, terze file senza ballerine del Moulin Rouge – se resiste ancora – né affiche di Toulouse: gli infiniti cantieri (tanto, al cospetto dell’Eternità…) gli infiniti lavori che durano più di e annichiliscono perfino una Never Ending Story.

Attimi di Silenzio (con la magica tromba di Nini Rosso), abolizione per legge divina e umana di malesseri artificiali artificiosi senza arte né parte (ma che sia almeno una bona parte), nuove auree nevrosi, avrei, avremmo decisaMente bisogno al più presto di un’altra Vita, oppure questa, ma lucidata come preziosa argenteria di antica umanissima famiglia.

La famigerata consolidata perenne (anche se comincia per C) congestione di traffico e pancia, mi ri scuote dal vaneggiaMente e mi regala inusitate immeritate immarcescibili Certezze.

AMOR, o morte.

Neutralità

Pagina dello stare al Mondo,

che non si è fermato mai nemmeno un momento ruotando faticosamente su sé stesso come una ballerina acrobatica di pole dance sull’asse terrestre, omaggiando il sole con reverenti veroniche cosmiche;

istanti, fotogrammi, istante (mai più così d’istanti) istant book for magic moment, sognando ancora Magic Jhonson.

Stare sul mondo (balliamo?), stare nel mondo, viaggiare tra i mondi, la Creatura regina di tutti gli abissi cammina tra noi sgomenta, stesso Pianeta, diverse sensibilità capacità priorità.

Tutto questo, temo tremo e tramo con gomitoli di lana e infantili inarrivabili abilità, vanificate da un’età adulta banale e a immaginifica, non basterà più: ogni potenza energia sobbalzo propulsivo risultano esauriti esausti snervati.

Neutrali Urali neutrini – qualcuno ancora li cerca con la lanterna di Diogene nel tunnel segreto che collega il Gran Sasso al laboratorio di Ginevra – neutrali forse? Giammai.

“Odio l’estate e in particolare i neutrali”.

Saremo costretti volenti nolenti olenti – meglio bene che male! – a crescere, non come e nel vetusto senso imposto dall’impero carboncentrico, iniquo devastante obsoleto, saremo costretti a decollare dall’Isola che non c’è per trasformarci in volo in uomini adulti, davvero: conservando conserve delle Nonne, biscotti e incantesimi delle Fate silvane, Piccoli Principi in noi, grandi principi nella Realtà per imparare a camminare CON il Mondo che ci ospita.

Il nuovo mantra sarà scritto sulle verdissime foglie di un Trifoglio irlandese nato sulle pareti di un pozzo di San Patrizio: Risanare, Accompagnare, Coltivare. Seamròg salvaci Tu.

“Esiste un piccolo villaggio gaelico che resiste ancora e sempre agli invasori”.

Predoni dell’Arca perduta, profeti di sventura dello sfruttamento, del dominio, della distruzione, vi arrendete senza condizioni?

C’è un re che dorme cullato dalle Rose selvatiche, non scende dal trono e non concede mai udienza e dono.

Siete già fuori dalla Casa, comune, siete eiettati dalla Storia, dal Cammino di Santiago; i vostri predicozzi virali virulenti verminosi saranno sbaragliati alla velocità della luce dalla Luce di una nuova rinnovata tetragona Umanità.

Civili compassionevoli compagni (coloro che condividono il pane), appassionati innamorati strenui guardiani e floriCultori del Giardino incantato globale universale;

l’ombra di Fra’ Cristoforo si staglia, incombe su di Noi, su di Voi, sulle lande e sui mari di Gea: verrà un Giorno, del Giudizio (dentature e menti), temporale fortunale procella finale.

E’ giunto. E’ adesso. E’ oggi.

Tra Sette e Forni creatori

Pagina Bianca dei Piani: segreti inclinati complottisti.

Pagina della Setta, delle Sette, Settanta volte Sette; quante volte figliolo?

Non sarà l’intensa attività di fratello Onan a condannare l’Umanità alla cecità eterna e soprattutto mentale.

Setta dei Neo Leviatani, Leviatano non Levatrice, Levitico, Leviti (del Mondo) con profezie elevate a potenza, a caso.

Sangue e carne, Natura divina.

Una prece, anche solo un pensiero – uno solo! vi prego – laico scattato con la Leica (se poi fosse al collo della Ragazza, meglio) per le elucubrazioni funamboliche filosofiche filo eretiche di Hobbes.

Un abbraccio a quel Tommaso e anche al suo omonimo l’Utopista (sulla polverosa assolata faticosa pista dell’Utopia), un commiato all’etica che in fondo ancorata al fondo era sempre rimasta teorica, una bella teoria sommersa. Senza bottiglia di vetro di invio e salvataggio. Niente twitter, niente instagram, niente diretta streaming per appelli urgenti al Mondo.

Secoli di paziente strategia occulta oculata occhiuta, inoculando virus mutanti mutageni muti nell’organismo organico e sociale della sedicente società – civile? – degli ‘uomini’: i quali forse tentavano a tentoni di annaspare di enucleare di abbarbicarsi a qualche manufatto precolombiano verso una lenta genesi di vero consesso – auspicabilMente, spesso e volentieri – adulto solido evoluto.

I Leviatani, grazie ai loro rozzi maghi da fiera strapaesana, sono riusciti a produrre The Final Virus, versione definitiva per un immediato ritorno alle Origini: al bando, peccati ormai davvero poco originali e dolori, sempre le stesse stantie repliche; tabula rasa rasata raso Terra.

Un atteso ritorno alla secolare hit acchiappa classifiche, #HomoHominiLupus! In bocca al Lupo, sempre viva il Lupo.

Umani umanoidi (Meganoidi? mentre Aran VerdiCapelli strimpella il suo banjo galattico) sub umani, ammassati in subway uso foresteria, terrorizzati a puntino senza i, sussultano tremano si abbandonano a convulsioni al cospetto di ombre cinesi, spettri di nemici oscuri, immaginari come malati, invisibili ma da sacrificare sull’altare dei capri (caproni! al rogo la Poesia);

abbandonati abboniamoci abbandoniamoci a rigenerati rigeneranti ributtanti riti pagani (anche se, Pagani non ripete…) apotropaici toccatine ammiccanti, ai Tropici.

Anni ruggenti dei Tropici, ma la lava crepava, senza pietà, bungalow e hula hoop. Oplà.

Rigettiamo sdegnati ogni forma e ogni sostanza di Razionalità – rogito cogito coito ergo sum? – sputiamo nel cosmo, insieme a satelliti spia, monnezza radioattiva e asteroidi di plastica, tutta la Sophia superstite, la particella più infinitesimale infima indistinguibile di Cultura (tanto, non si può mangiare):

nuovi giochi, ludi luridi ludrici terrestri, la guerra di tutti contro tutti, perché siamo monadi (popolo di mona, fattuale) competitive protagoniste vincenti; strade e piazze vicoli e palazzi campi di Battaglia per i veri guerrieri senza futuro.

Ogni uomo è vittima collusa, spietato inquisitore e reo ardente – da ardere, soprattutto – spia e sicario delle debolezze e della aspirazioni dei suoi ex simili, ex compagni di sorte ria, poco ridente, molto fuggitiva: solerte sorte terrena.

Machiavelli, principe dell’intrigo politico politicante (davvero?), ammoniva e condannava: disgrazie e guai non solo dei paesi suoi, al pre Potente di turno che senza freno a mano, né cinture di temperanza, si attribuisce e si inebria con poteri straordinari, oltre tutti i dettami dettati dettagli delle Leggi, umane e divine.

Ubriacarsi di ‘onnipotenza transitoria’, abusare deturpare soggiogare reprimere, condurranno il Possessore alla disfatta e alla infinita infernale dolorosa infelicità.

Ludovico che Tu sia moro o meno, morto certo, noi rivolgiamo una prece anche a Te per Te per il Tuo lavoro.

Pagina Bianca, al momento nel momento, per momenti in fila indiana: sarai riscritta, forse dagli scribi mercenari al giogo dei Neo Leviatani.

Scuola e Giovani, gli asset (?) del paese; una speranza spunta insieme alle prime luci dell’alba: dai forni crematori a quelli creatori, ad ampio spettro.

Un saluto commosso fino all’osso e al midollo, al Diritto, alla Democrazia, all’intiera Umanità che avrebbe potuto e dovuto, ma alla fine della rappresentazione non è stata mai.

Sipario, buio in sala, zero applausi.