Germi

Pagina bianca del veleno inoculato, senza doppi sensi.

Quale privilegio, almeno il veleno venefico – fico nelle vene – risulta oculato

Per pudore, per non peccare di irriverenza, non chiamerò in causa San Sebastiano, ché tra l’altro in vita e poi anche nei dipinti, ne ha già subite di tutti i colori della tavolozza, trafitto tradito trapassato da guai come frecce; certo, un piccolo dardo leggero, quasi invisibile, quasi incorporeo ha trafitto l’animo, con la sua punta intinta nel curaro – non curacao, magari – diffondendo malefici, intossicazioni, letali miasmi.

Sai Mimì, viviamo tempi strani: inoculatori di germi, di grano, di pandemie e di rimedi mercenari, di opinioni mimetizzate – malissimo – da verità un tanto all’ingaggio. Rischi poi di incontrare sempre qualcuno che si crede Napoleone o il di lui Cavallo bianco; imbatterti in qualcuno che è convinto di essere Annibale, pronto a valicare le Alpi per sconfiggere un qualche impero liberticida, peccato non si accorga che sotto le zampe degli Elefanti ci sia finito tu e non le legioni nemiche.

A proposito di calpestare, pestare calli, pestare carta impregnata per modellarla, ti ho mai rivelato che non riesco a calpestare le facce altrui, nemmeno quelle disegnate sull’asfalto nemmeno quelle che si meriterebbero calci con la stessa approvazione dei rispettivi sacri deretani? E’ una delle mie tante debolezze, congenite.

Impero Liberticida, quello che colpisce ancora, soprattutto i deboli in e spirito (ispirito? ispirato o spiritato?), insetticida carta moschicida per giocare a mosca cieca, Mosca capitale, non fatemi saltare la mosca al naso; la sambuca consolatoria, se qualcuno dà buca – d’angolo, con o senza sponda – con o senza mosca, nel dubbio due chicchi di caffè, ma anche una riserva di proteine non sarebbe da scartare. Come caramelle caravelle che forse arriveranno all’agognato porto, ridendo a crepapelle per aver posato i piedi – calpestio di ritorno – su una terra, promessa. sognata, immaginaria, salvifica.

In attesa, come troppo spesso, non più di Godot, ma di El Salvador.

Il Grande Gatsby fu poi davvero così grande? Fu vera gloria o un abbaglio di marketting letterario anni ’20 dell’arcaico archeologico 1900?

Cos’era quella crisi leggiadra, un can can e tutto scivolava via;

archiviata una crisi, dietro l’angolo in agguato per fortuna ce ne sono sempre altre, più agguerrite, più affamate, più ambiziose che mai.

Fu vera Belle Epoque?

Benvenuti nell’era della marmellata democratica, bollita un po’ troppo. Anche in questo frangente – “storico epocale irripetibile” – democrazia globale o globalizzata democrazia, magari poco autorevole, in compenso assai autoritaria, anche e soprattutto presso le civiltà più Insospettabili. Un bel regime non fu mai scritto, sempre e solo applicato: voglia diffusa di nuovi show e soprattutto nuove shoah, non riservate in esclusiva a un gruppo etnico, ma aperte a tutti, nuove stelle gialle non solo per David michelangioleschi, ma per chi non vorrebbe usufruire dell’incantesimo taumaturgico, per chi vorrebbe sottrarsi al controllo mentale virtuale; mente virtuale, controllo molto concreto esemplare draconiano.

Sarà vero che il denaro non può comprare l’Amore, ma surrogati e succedanei di sicuro; state tranquilli, i super ricchi non si estingueranno, riceveranno l’elisir direttamente sulle spiagge di Dubai.

Questo inverno cosa porterà in dote – nozze in contumacia, anche degli sposi novelli, fino a novello ordine, mondiale – l’ennesima primavera fragile (grazie Vibrazioni) e chissà se sboccerà dentro respiri nuovi profondi purificati; nell’attesa, fiutiamo venti e olezzi, potrebbero attivare in automatico i naturali meccanismi di Salvazione:

i Germi benefici di nuovi consessi finalmente umani, i semi originali per tramandare al Mondo Dopo il tesoro leggendario della Biodiversità e magari dell’intelligenza.

Stay tuned, Hermanos: con il cervelletto.

Scorie in the village of people

Pagina dell’Epifania celebrata.

Sarebbe stata ampiaMente l’ora dell’epifania dell’intelligenza umana, appuntamento rimandato al 6 gennaio 2022.

Forse.

La Signora Vetusta ha distribuito a piene mani, anzi, a piene calze: carbone; consegne a singhiozzo, volendo essere pignoli, ma la pigmentazione delle zone da coprire non ha agevolato il compito. Carbone per tutti perché il suo giudizio – saprete che la pandemia ha di nuovo sconclusionato le pagelle scolastiche – è stato categorico: Ordinari, dall’ultimo all’ultimo, anche perché i primi, o si sono rintanati in solitudine, o sono esauriti, nella vita e anche nelle trattorie.

Costernato dalle sconvolgenti immagini giunte in diretta da Capitol Hill – non era una cosa serial, all right? – o Boot Hill, una collina capitale, da ogni lato d’osservazione, in ogni senso del pudore, soprattutto quello vietato: i manifestanti sembravano neri incazzati, invece erano tutti pallidini furenti, forse per questo sono riusciti a fare irruzione al Congresso – delle Streghe, dei rappresentanti door to door del Rimedio, degli Arrotini ambulanti? – degli stati sparpagliati in America.

Devo anche confessare una mia personale delusione: sarà stato il mio lato gay, ma i Village People alle cinque del mattino o durante scabrose telefonate su antiche linee telefoniche roventi, mi erano sempre piaciuti, tanto; oggi anche loro si sono convertiti all’odioso neo nazismo dell’Illinois – porci e ruffiani spiazzati – pare però che i click di approvazione sui loro social abbiano registrato un’impennata stratosferica.

Intanto, i cornuti, nel senso dell’elmo, padani, rosicano: al massimo dello splendore, invece della collina del disonore, sono riusciti a scalare un campanile, per tacere del ‘tanco’ in Piazza San Marco.

Alcuni bizzarri scienziati – non lo sono sempre, per tradizione secolare? – si sono messi in posa durante il rito di somministrazione dell’incantesimo apotropaico, per esclamare raggianti: Miracolo! Chi scrive loro i testi, sia più attento a non confondere argomenti temi rami, altrimenti la reputazione dei testimonial rischia di essere inficiata e soprattutto di perdere attrattività sui mercati. Le nozioni base, elementari come certe particelle.

Dopo l’avariante inglese (Houston – lo so è in Texas, ma non è colpa mia: abbiamo più di un problema), ora l’avariante sudafricana. Ingenuo più di sempre, mi ero fermato a quella degli Scacchi ritrovati: La variante di Luneburg di Paolo Maurensig. Calma, la variante è di Luneburg, ma il romanzo lo ha scritto il grande Maurensig.

Comunque, state sereni, a ogni avariante il suo proprio rimedio traumaturgico.

Il Mondo Prima era bello perché avariato, ma ora, caro Principe, se lo lasci dire, si esagera si trascende si tracima.

Macchinisti, fuochisti, ferrovieri, facchini, affini, collaterali, uomini di fatica!!! Attenti, nel Mondo Dopo, da certi treni, meglio scendere, a tempo in tempo per tempo. Le scorie erano itineranti errabonde ribelli, ma ora finalmente hanno trovato i loro 67 paradisi: 67 siti – dico SessantaSette! – uno più bello e funzionale dell’altro, con app incorporate per lo smaltimento idoneo e sicuro. Sicuro che sarà idoneo.

Chissà se il passaggio a livella funzionerà ancora.

Pre messe e vecchi discorsi, in assenza di merletti

Pagina dell’Alba, nuova di nuovi giorni.

L’Alba Alba mantiene le proprie promesse o è una promessa che poi dovremmo realizzare noi in persona?

Ancora: la pre messa dell’Alba, perché ogni vera Alba è in fondo una messa, cantata, esige passaggi riti impegni ineludibili, molto udibili, dai risvolti concretamente verificabili.

Premessa esaurita – andate in Pace – , ma non la pazienza, virtù dei forti; come diceva il mio Maestro, anche dei morti: impossibile trovare persone più posate dei defunti e, aggiungo con mente modesta, più inattaccabile e invincibile. Ormai, nell’Eternità e oltre.

Leggo con stupore e allibisco: la pandemia avrebbe reso uguali tutte le regioni del Mondo. ProsaicaMente, credevo che il mirabile risultato fosse stato raggiunto già con coca cola e macdonald’s, giusto per citare i marchi più famigerati – per tacere di nike, non di Samotracia, purtroppo, o simili – con colpo finale, risolutivo ‘grazie’ a ikea e amazon.

Proviamo, tanto/poco abbiamo da perdere da qui al 2050, a indossare paraocchi e tappi per le orecchie, forse solo così torneremo a percepire l’essenziale. Va bene, l’essenziale sarà invisibile agli occhi, ma non dovrebbe esserlo alle menti; accendiamole e ricarichiamole, giorno dopo giorno, all’Alba, come faremmo con tutti i nostri vitali devices elettronici.

A certi vecchi discorsi, sempre da fare anche se cambiano strada quando li cominci e li affronti, non chiedo più ciò che costituzionalmente non possono e non vogliono dare offrire regalare.

Seguo con curiosità e interesse il Guitto veneto – scrivo veneto e Guitto con stima incommensurabile – capace di destreggiarsi tra le Arti come un Petit sul filo teso tra le nuvole, capace, lui sì, di autentici discorsi di Capodanno, con molte premesse molti orizzonti, molte Albe che si schiudono in giorni luminosi e fecondi. Penso a Giordano Bruno, arso vivo con mordacchia, perché di Lui temevano – temiamo ancora di più oggi? – pensieri e parole, anche dal rogo in Campo de’ Fiori, penso al Grande Nolano con gratitudine e immensa vergogna, ci siamo nei secoli mostrati dimostrati indegni del Suo sacrificio.

Ovunque, casi bizzarri, talvolta umani, talvolta paranormali, singolari; come osserverebbe Groucho Marx, se sono singolari perché si scrivono al plurale?

Vago per stradine mai percorse, mi perdo in via Pomponio Amalteo: chi mai sarà stato costui? Forse, l’inventore dei pom pon o della malta?

I signori degli anellidi – grande rispetto per chi deambula sinuoso e convive da millenni con una pessima fama mediatica – ragionano e asseriscono, per perifrasi ipotetiche e con profluvio di condizionali: sono un sostenitore del congiuntivo, dei meditativi dubitativi, ma una reclame così incerta sull’efficacia degli ultra rimedi, inquieta; l’invasione degli ultra rimedi, sarà gentile o, considerando lo slang bellico, un’esportazione di salute/democrazia a suon/fischio di ‘bombe intelligenti’?

Alla fine, è sempre questione di clessidre, da girare e rigirare, volgere nel verso giusto, capovolgere al momento opportuno, sperando nella purezza della sabbia, bianca o dorata, fine o anche triviale, importante sappia giocare con le onde, gravitazionali.

In ogni caso, sapendo poco leggere e scrivere, capendo meno, vado via con sotto il braccio sinistro Tre camere a Manhattan e sotto quello destro il cartonato dell’Arcobaleno: precario eterno, ma almeno con due punti, malfermi, ma punti: chiave.

Inizi nuovi

Pagina del nuovo inizio, o neo incipit.

Nuovi inizi, indizi per costruire prove, tentativi, vagiti, forse conati, se sono cialde con gelato artigianale, meglio.

Nuovo anno, nuovo quaderno, parole nuove? Tre indizi ed ecco la prima prova. Le stesse parole, con rinnovato vigore, rinnovata fede nel loro potere, creativo e salvifico.

Pagine intonse intense immacolate, palinsesto o raschiamento delle antiche muffe, delle incrostazioni calcaree, delle sovrastrutture soffocanti.

Un nuovo quaderno non è mai una banalità, una marginalità, un dettaglio: è esso stesso una nuova vita, nuove possibilità per conoscersi, per conoscere un po’ di più il Mondo, attraverso le care rassicuranti portentose Parole.

Perfino la quarantena nuova sembra offrire nuovi spazi, nuove esplorazioni, nuove prospettive. I Saggi ci ammoniscono da secoli: non ci sarà il cambiamento auspicato auspicabile, se non cambieremo prima noi stessi, dentro di noi, cestinando una volta per sempre le risposte e le domande sbagliate, le false esigenze, i falsi idoli che ci rendono schiavi, senza nemmeno imporci un qualche regime.

Massa e potere, massa è potere o semplice accozzaglia acefala, ingovernabile o governabilissima, soggiogata aggiogata ipnotizzata attraverso parole rozze triviali belluine? Psicologia delle folle o folle davvero bisognose di psicologia per liberarsi da incubi terrificanti terrorizzanti terroristici?

Intanto, i tam tam nella giungla, mentre perfino Tarzan non urla più superato nei decibel da social urlatori d’accatto, diffondono la grande notizia: dopo l’invasione degli ultra rimedi a salato pagamento, il noto Bill Portespalancate, filantropo – soprattutto di sè stesso, la forma migliore di filantropia, ne converrete – occuperà librerie fisiche e virtuali con un suo libro, per dispensare ai comuni mortali, illuminati illuminanti consigli per scongiurare la catastrofe climatica e soprattutto continuare così ad aumentare i profitti, i suoi.

Forse non mi sono, non ci siamo spiegati spezzati spazzati, forse abbiamo scherzato; un incubo, una distopia – ah Amici miei, capire cosa sia – forse la cena del Veglionissimo ribelle e clandestino, rimasta sullo stomaco.

Nuovi inizi, quanto manca all’inizio del conto alla rovescia per il 2022?

Chi visse sperando (nel CapoDanno)

Pagina dell’Attesa, messianica.

Il povero 2021 non è nemmeno nato, eppure tanti troppi tutti lo attendono al varco, al valico con il suo corteo di Elefanti dopo il faticoso passaggio sul Brennero: già carico non solo di auspicati rimedi, ma di responsabilità e compiti supremi – i destini spesso sono inscritti nei nomi e nei DNA – scelto per sostituire destituire detronizzare depotenziaRe il suo predecessoRe; sperando rammenti da subito di non essere stato concepito bisestile, magari bisessuale, ma bisestile proprio no.

Nonna Erminia diceva – chi visse sperando, morì… cantando. Voglia di cantare saltami addosso, gorgheggia tu, che mi non posso, ostrega. Anche la Commedia non solo è finita, ma poco divina, confidiamo resista etilica, ché si sa l’alcol conserva e disinfetta.

Curiose coincidenze, ma se non balzi a bordo sono treni verso il nulla; la Congiura dell’Universo per renderci saggi trionferà, finalMente? Sono tutte fuck news, create ad arte senza regola dai soliti komplottisti del web: magari fossero Leoni almeno alla tastiera; o pastiera partenopea. Da quando anche lo storico Gambrinus di Piazza Plebiscito ha chiuso i battenti, il commissario Ricciardi demoralizzato ha smesso di vedere le anime dei Morti.

Come direbbe la Mia Amica Scrittrice (grazie Odette), la promessa dell’Alba è essa stessa alba? Chissà, non smettiamo di cercare le risposte e soprattutto non abdichiamo, non anneghiamo, magari in acque fetide, alle domande, quelle essenziali vitali giuste.

Alba livida, ma anche – senza prezzemolone veltroniano – lì vida, da qualche parte ai piedi della fioca luce dovrebbe esserci Vita, magari nuova, magari vera.

A Tutte e Tutti, buon balzo o sbalzo verso un futuro, qualunque, comunque: a scanso di equivoci, indossate il caschetto e allacciate le cinture, se sono sicure, meglio. In caso di guasto (Uasto?), anno comprato nuovo, guasto e/o difettoso, senza diritto di ReCesso, chi crede preghi (magari non San Gennaro, si è messo in aspettativa), tutti gli altri si abbandonino senza ritegno ai consueti riti apotropaici. Unica certezza, il canto di battaglia del leggendario Borgorosso Football Club: chi si estranea dalla lotta è un gran fijo de mihi ignota est.

– Ho visto la Luce, in fondo al tunnel (Tunnel of Love?)!

– Ma no, tonto (il fedele alleato nativo americano di Lone Ranger?), è solo il riflesso di una lampadina dentro una pozzanghera, sull’asfalto nero, lucido, almeno lui, causa pioggia.

Riascoltiamo Rain and Tears, nella duplice versione di Demis Roussos e della divina Dalida, senza Sansone, divenuto nel frattempo, dopo precoce calvizie, coiffeur delle Stelle;

se non sarà Luce, possa la Pioggia lavare via o confondere le lacrime.

p.s. Le coincidenze: ultimo giorno dell’anno, ultima pagina del Quadernaccio cartaceo, quello degli appunti pre brutta copia on line.

Cambiare il Mondo, un gioco da Ragazze/i

Pagina Bianca della Neve che finalmente è giunta, copiosa, fuori dalla Cornucopia, ma non fuori dalla logica naturale.

Meglio dedicarsi in questi giorni alla compilazione delle agende, appunti appuntamenti menti – materie grigie funzionanti – e nasi appuntiti.

Sostanze coadiuvanti pro Vita, tipo generose fette di panettone, quello delle (o alle?) Tre Marie, rinchiusi dentro stanze da cui lanciare un SOS al Mondo; vero anche il contrario.

In attesa di una svolta, per una volta ma che sia buona in attesa di Vita, vite inattese che viviamo a nostra insaputa, mentre sciocchi siamo impegnati a concertare – ignorando le note, senza essere Giorgio Moroder – grandi piani, non Fazioli, forse faziosi.

Giulio Andreotti ne era convinto, inutile lambiccarsi il cervelletto progettando grandi programmi, in politica sono impossibili da realizzare: ricurvo, ma a passo svelto, comandò per decenni molto più di un partito o di un Parlamento, preferendo un confortante rassicurante vivacchiare, anche perché ‘meglio tirare a campare che tirare le cuoia’; o la cinghia, aggiungerei come postilla critica.

Alla fine, la Vita logora chi ce l’ha e anche gli altri, logora Tutti e da Essa raramente si esce vivi, anche quando non è moderna come nella reclame del Cynar con il grande Calindri, Signor Ernesto.

Bello talvolta abbandonarsi alle rimembranze del circuito tennistico, quello ancora popolato da Donne e Uomini veri, con personalità definite e originali: Steffi Graf, che splendida atleta che corsa armoniosa che talento che gambe che testolina, ultima nella lista prima nella classifica, dei valori.

Sapevate che anche il Talento per esprimersi ha bisogno di respirare? Un gesto solo in apparenza naturale e congenito, invece si deve imparare la tecnica giusta, ci si deve esercitare con metodo e costanza, ci si deve affinare; respirare male, fa pensare male. Chi pensa male, commette peccato? Forse, di certo parlerà molto male.

L’acuto politologo Giorgio Galli, Uomo e Intellettuale solidaMente novecentesco, ci ha insegnato che non tutto il detto è sufficiente a capire quanto avviene; troppo spesso, anche non tutto di quanto avviene ci viene detto.

Caro Gino, qualcuno saturo di dpcm e telegiornali ha pensato bene di evadere dalla clausura domestica coatta – giusta o sbagliata che sia – per correre in autostrada a sorbire un caffé al primo autogrill, festeggiando, o per mangiare un succulento – de gustibus – panino al Mac, vero culmine della disperazione.

Certo, con speranza – nessuna parentela sospetta – non ci si riempie la panza, c’è chi si prodiga in beneficienza irsuta di peli con al seguito codazzo di fotoreporter e cameramen, mentre nel tran tran – tram tram vietatissimi – quotidiano le persone comuni tifano per l’arrivo di 2021 o succedanei, capaci di scacciare a pedate l’anno bisesto; Giove dispettoso però ha già deciso di scatenare a gennaio tormente di neve e temperature artiche – colpa come sempre nostra, rei di aver surriscaldato la stratosfera – ma si sa, il Padre degli dei vuole incentivare la nostra voglia di stanzialità domestica, vuole fornirci un portentoso aiuto gratuito per la conservazione del Rimedio miracoloso: forse salverà vite umane, ma pare molto cagionevole di suo; un cordiale per il rimedio?

Lo attendevamo con ansia, come un prelibato anti (anti, di sicuro) pasto al discorso al paese del Presidente della Repubblica: l’exploit mediatico del Cretinetti di turno è giunto più puntuale del cucù di un usignolo ligneo degli orologi elvetici da parete, sempre domestica, del Mondo Prima; come ci manca la Signora Franca Valeri, Lei sì avrebbe trovato le parole adatte, misurate per rimettere a posto un figuro capace di dire che Frà Morbius se ne frega della Costituzione scritta bene e per questo Tutti dovrebbero essere obbligati coercitivamente a sottoporsi all’incantesimo apotropaico taumaturgico.

Povera Costituzione, vilipesa e maltrattata, nonostante tutto continui a garantire anche ai cretinetti di riempirsi la bocca con colossali bischerate!

Il Mondo sarà salvato dagli Adolescenti, come hanno sempre annunciato gli Autori nipponici di manga e anime; lo so, repetita… iuventus, ossia gioventù. Giovane come Gitanjali Rao, Scienziata di 15 anni, che ha inventato il modo per separare il piombo dall’acqua e consentire a tutti di verificare se il liquido contenuto nel proprio acquedotto sia potabile o pericoloso, un procedimento complesso e geniale, “non come separare il petrolio dall’acqua, quello è semplice”. Con la stessa semplicità, con il suo incontenibile entusiasmo Gitanjali annuncia che il suo sogno, anzi progetto è cambiare – in meglio! – il Mondo, una questioncella non riservata ai secchioni, ma a chiunque abbia vera passione; “è meglio sognare in grande, nessuno può fermarci, se non noi stessi”.

A proposito di liquidi, il papà del Diavoletto – non della diavolina, per carità – il buon Cartesio era intimamente convinto che “la Scienza abbia come primo grande diritto quello del dubbio”; dedicato ai vari integralisti del momento storico contemporaneo.

Solo i cretinetti non sono mai assaliti dai dubbi.

Ne sei proprio convinto?

Non ho dubbi!

A proposito, prima di congedarci, farai il vaccino?

Oh, non saprei, non credo di essere all’altezza, ma ho sempre adorato le vacche.

Logos, logorato

Pagina Bianca del Purgatorio.

Avete presente il Sommo (sonno?) Dante, l’Alighieri – Noschese – in quel dipinto di Amos Nattini che lo ritrae nel Regno di Mezzo tra color e anche colori che son sospesi, nonostante piedi poggianti su lussuriosa erbetta? Purgatorio, certo, con un’atmosfera che sembrerebbe anticipare di secoli la New Age, l’Era dell’Acquario e quella dei Belli Capelli al Vento? Vale la pena, anzi la gioia visualizzare l’opera.

Pensare alle sigle robotiche, quelle dei Robottoni con le Anime, gli Anime dei Robot guerrieri e riflettere su quei testi, capaci di proporre ai Bambini concetti quali la simbiosi. Non la sim bio ché ormai con tutte le markettate ad minchiam sull’inesistente rivoluzione verde sarebbero capaci di spacciare – con quelle bocche e soprattutto teste, si vergognano di nulla – per bio compatibili, sostenibili, compostabili anche gli inquinantissimi componenti degli ‘smart fon’.

Tornando al Purgatorio o in Purgatorio, luogo intermedio per eccellenza un’eccellenza del nostro tempo, ambiente che agli antichi rammenta spontanee rimembranze di dolci euchessine e confetti falqui – bello scherzo per matrimoni fuori schema – basta la Parola. Quella data, quella tradita.

Inutile negare l’evidenza, gli inquilini devono purgarsi – purghe dei regimi, purghe calcistiche? – come passare le acque in moderni centri termali; del resto, meglio passare le acque – chiedete a Mosé, vero esperto – che essere tra passati per le armi.

Curioso questo prepotente ritorno in auge del Regno di Mezzo (no mafia capitale), Francesco, il Papa, lo ha cancellato dalla geografia religiosa, con una battuta di spirito – cos’altro? – eppure esso resiste, come un sempre verde, come le infinite repliche di Montalbano, Don Matteo, Al Bano. Meglio Albenga, speriamo nelle promesse dell’Alba, fresca e nuova.

Don Ugo, Ugo del Don, come i Cosacchi in Michele Strogoff, corriere dello Zar, accecato con lama rovente ma capace di vedere oltre il buio; Ugo il sacerdote, umano simpatico empatico, in questi giorni hai celebrato messe a volontà, nonostante il computer campanario che ha rimpiazzato gli arcaici cari sacrestani, abbia dato fuori di matto o matto di fuori, suonando le campane a tutte l’ore, tranne in quelle giuste.

Momento del quiz ereditiero, ereditario: qual è – rigorosaMente senza apostrofo – il dono più prezioso e potente che il Creatore ha consegnato ai suoi incerti bipedi? La Parola. Infatti, prima di tutto, prima di ogni cosa inanimata, prima di ogni essere vivente, c’era il Logos che squarciò il sipario delle tenebre. Nei millenni e ancora oggi, chi controlla le Parole detiene il vero potere sulle vite degli altri; ai comuni mortali solo miliardi di parole vuote prosciugate inutili.

Fratello Andrea, hai ragione, con questi temi forse sto uscendo dal ‘seminario’ ed è un vero peccato: lì esiste un parco meraviglioso, da misurare a passi lenti, solitari, pensosi.

La pandemia, un’opportunità? Forse, per i soliti famigerati, ma come dice quella ‘gran rompiballe’ di Greta è solo una tragedia, planetaria.

Il Logos, quello che non descrive la realtà, ma la plasma dall’immaginazione, quello capace di trasformare in sublime Poesia ogni dimensione, è logoro, brutalizzato dalla razza umana; parlare, senza mai scegliere né agire, resta il difetto più grande e letale della sedicente democrazia.

Invochiamo, edifichiamo qui e ora, per Tutti, la Giustizia climatica, il nuovo pilastro, il nuovo asse di rotazione del Mondo; o a breve anche la tappa intermedia diverrà purgativa, per espellerci definitivamente.

Vorrei carpire l’abilità di Dante, la canoscenza e la virtute delle Parole, la magia di rendere vero il Paradosso – il Paradiso del Linguaggio – Lontananza/Vicinanza: quando Beatrice ascende definitivamente nell’Impero della Luce, diventa Uno con il Poeta, dentro la sua anima. Oltre il bene, il male, oltre la finitudine corporea.

La perfezione dell’Amore, l’Amore perfetto, prima che anche il Logos si stanchi di noi.

Κύριε ἐλέησον

Pagina del Piffero di Natale, o del Natale del piffero.

Anche perché, certo lo avrete notato, mancano le zampogne, nelle vie desertiche dei centri urbani solo insopportabili musichette commerciali, per la corsa agli ultimi acquisti, degli Spettri. Non mancano, copiosi, gli zampognari fetecchia, zufolano tutti dentro il governicchio.

Natale in clausura, non è una pellicola griffata Vanzina Bros, nemmeno loro avevano osato tanto; la monaca di Monza, chissà.

La regola è chiara limpida categorica: affastellamento di regole condotte condutture comportamenti regolamenti (anche di condominio) protocolli in assenza di ossocolli colli ridotti all’osso scavezzacolli che sappiano come risolvere intricate situazioni; Rebelot generale, vige l’antico detto: accumulo di regole, zero regole. In questo, classico Natale all’italopiteca.

Un effetto forse voluto, forse concesso con molta fantozziana umanità, per non traumatizzarci troppo. Siamo tutta una zona, rossa, ma il virus, con signorilità antica, non frequenta le contrade bottegaie; qualche mala lingua, non si astengono nemmeno in questo periodo, insinua vocifera mormora – una calunnia, brutta e malvagia – che Mr Covid sia tirchio, preferisca galleggiare in solitudine, fare il morto a galla, in attesa di vittime del fashion, in saldo.

E’ certo ormai che Gesù non sia nato il 25 dicembre, però in compenso abbiamo l’orario preciso del parto della Beata Vergine: mezzanotte. Lui ironico non si offenderà, né formalizzerà se faremo rilevare che la fascia oraria prescelta è la medesima cara alle Streghe ai Vampiri ai Licantropi, perfino agli Zombies, almeno quelli non costretti a vagare per lavoro in orari antelucani, sicuraMente non quelli che si trascinano in giro all’alba, manco fossero viventi un po’ smorti (vedi cosa accade a non bere almeno un caffé?).

Come faccio a essere così sicuro sull’ora dell’evento – pardon – dell’Avvento? Me lo ha confidato rivelato spifferato un alto prelato (altro pelato?), personaggio molto informato sui fatti, prelato alto, ma anche fosse stato basso, sarebbe rimasto informato edotto introdotto, nelle sfere superiori.

Amico mio, non attendere il V Day – una reunion ante litteram dei nostalgici del vaffa day? siamo già alle repliche? – anche perché puoi immaginare l’assembramento: fai subito il pieno di vaccini alla Vax Station e andrai lontano, o, come prevedono gli esperti, almeno fino al Natale, 2021. In attesa della Variante di Panico (grazie Massimo Gramellini), già virulento, anche se rapidissimo, Covid 19 – 4.0, one step beyond.

Kyrie eleison, risana presto le nostre Broken Wings e se ti avanzasse un Miracolone, anche le nostre finanze; altro che piani ecosostenibili trentennali, che fanno rimpiangere quelli quinquennali della fu URSS; senza osare l’inosabile, senza immaginare l’impossibile, senza trasformare la realtà nei nostri sogni più audaci, non ci salveremo.

Siamo interconnessi (troppo o troppo poco?), siamo integrati, anche apocalittici certo, ma ai cicli della Natura, nonostante il nostro rozzo inurbamento poco urbano molto belluino, nonostante la follia ipertecnologica ci abbia resi più ciechi, più schiavi degli schiavi del Faraone.

Kyrie eleison e buon balzo in questo mondo rabberciato, sii benevolo e comprensivo, perché ancora non abbiamo capito che, per edificare un Nuovo Mondo, il mantra e le parole chiave non dovranno essere mai più:

rassegnazione e consuetudine.

RottAmiamoci

Pagina delle Attività, produttive ma sarebbe meglio fossero ri produttive.

A numero chiuso, ma il sapere è libero per Natura, libera la sua diffusione circolazione deambulazione condivisione. Ibridarsi ibernarsi pasticciare, meticciare dialogare confrontarsi comparare, contaminarsi – oops, inopportuno al momento? – con compari di merendine, di viaggio, anche di sistema, ma solare.

Nei nuovi café chantant – cantiamo di nuovo che forse ci passa – solo seduti, mediaticamente sedati, tres charmant, le sottosegretarie, alla Salute (qualcuno ha starnutito? ok, panico!), garantiscono: nel 2021, o giù di lì, anche costaggiù, di là, pompieri di Viggiù permettendo, il paese sarà in sicurezza; quale sicurezza, da chi o da cosa, soprattutto quale paese non è dato disponibile, ma calcolabile attraverso una complicata equazione quantistica, a variabili mutevoli, equazioni equatoriali, meglio un salto, quantistico, quantico con il Cantico da recitare a memoria, cantando sempre a squarciagola.

Anche 2021 è ingannevole: una data, un orario, cifre assemblate – sottolineo: assemblate – in apparenza a caso?

Siamo tutti nell’era EOL, End Of Life, obsolescenza programmata ragazzi, ma anche questa presunta novità è una bufala, andata a male, una farloccata senza Harlock, purtroppo: siamo, in quanto noi, cioè i bipedi originariamente africani, tutti nati con stampigliata nell’elica doppia, ma sincera, del dna, la data, questa sì chiara inappellabile incontrovertibile, di scadenza; quindi, ove risiederebbe l’elemento di cambiamento, lo scandalo?

Il Grande Cambiamento è già avvenuto, per mano nostra, nostra longa manus, Nostramanus, la bieca rapinatrice: la versione peggiore del Mondo, eppure ancora non ci basta, non capiamo, non vogliamo accettare che nell’esistenza la cretinata markettara no limits è solo chiacchiera e reclame: dovrebbe invece diventare imperativo categorico di ognuno, stabilire a priori il proprio limite da non oltrepassare, la propria regola aurea da non infrangere, per non distruggere le nostre vite, quelle di chi condivide con noi il passo, la Vita stessa sul Pianeta.

C’è il Natale anomalo o animale 2020: la saturazione dell’aria non da ossigeno, da inquinanti, è fuori controllo, ma guai a bloccare traffico a motore o aziende criminali, perché il pil – tra l’altro rimasto sempre costantemente a spasso senza mascherina – porello, ha patito troppo in questo ventennio sinistro, quindi, come già alcuni gaglioffetti di quartiere hanno esclamato, meglio qualche decesso (trattato sulla cloaca massima?) che arrestare ancora una volta in diretta e con tintinnar di manette il mercato globale; ormai bonsai, però globale tiranno padrone; il liberismo è nudo, un Piccolo Principe dovrebbe svegliarci dall’incantesimo.

Ormai, anche il mercato dei rimedi e delle pandemie è saturo, satollo atollo, esploso; ogni prodotto è così obsolescente impudente marcescente: non fai in tempo ad acquistarlo che ti ritrovi smartphone e tablet invasi da mail ricattatorie, per costringerti a scaricare l’upgrade al livello seguente, o sarai bollato bollito sbolognato come paria della società.

Hey Lorna, un programma politico finalmente ad ampio respiro e larga visione, firmato dell’intellettuale vignettista Bucchi: è urgente rendere le macchine autonome, prima della scomparsa dell’uomo.

Anti anti vigilia, o Bora Bora, o bora o Barcolana:

ci salverà davvero il grande grande grande piano pandemico Marshall (faccio forse commistione con il West?), quello aggiornato con il copia e incolla: piano senza forte del 2020? Acqua, in attesa dell’Aquarius. Forse il falso piano del 2006 che poi era stato ricalcato con carta carbone da un ciclostile carbonaro del 1984? Fuochino focherello birbantello.

Il vero piano anti pandemico, quello del 1848, contenuto nel caro vecchio Statuto, Albertino (il Re, non il dj).

Nel caso, andrà bene anche il codice di Khammurabi – leggerlo, una vera Babilonia – o per i più disperati, Da Vinci/Dan Brown.

O si trattava del codex Kammamuri? Misteri, della giungla umana.

Klaus in The Sky

Pagina Bianca della Neve, che non c’è; ma i mutamenti climatici non esistono e poi abbiamo altri negazionismi di cui occuparci.

Abbiamo scoperto tutti i segreti del miracoloso rimedio taumaturgico, così segreti che dietro cospicuo opportuno compenso, li riveleremo in via esclusiva a tutti coloro che ci pagheranno: con un leggero contributo aggiuntivo, in omaggio l’ampolla fescion – anch’essa esclusiva, disegnata dall’Influenzata di turno – per conservare l’ambito elisir, di lunga Vita.

La vita si allunga con modi e metodi poco ortodossi e se non li trovi nei dossi dell’orto, forse non sono stati approvati da Madre Natura; campare 100 anni non è più un vago miraggio, anche senza bere birra spumeggiante – meditate Gente, meditate – ma la salute resta la più importante; come dicevano i saggi proverbi o i proverbi dei Saggi, basta la Salute… Avercela, Signora mia.

Peccato che i frigoriferi necessari alla conservazione del Rimedio scarseggino o siano di scarsa qualità: sarebbero tornati buoni anche per la conservazione delle salme, nell’ipotesi remota che gli esperimenti all’interno del gabinetto dei Dottori Caligari&Jekyll, nuovi probiviri del CTS, sortissero effetti negativi e/o fallimentari; salme che resterebbero in attesa dello Sci-a-Mano – senza neve, sarebbe andata bene anche quella come metodo conservativo, soprattutto per la Pozione gallica da somministrare alle vecchie generazioni – capace di rigenerare Tutti, a partire dai Cervelli in Fuga; il blockbuster di Natale più scaricato on line, quello più gettonato (dovrei scrivere ‘laikato’) del Mondo. Confidando nel ricongiungimento familiare tra Andromeda e la Via Lattea, tra soli 5 miliardi di anni, ma si sa, la Pazienza è virtù teologale regale regalo da impacchettare per l’intera Umanità.

Pedanteria analitica imporrebbe di denunciare anche la mancanza degli a-Detti – non digitiamo parole arCane; no, certo, arCane nun je scrivo mai, più vero er contrario – ne servirebbero circa 15.000, senza pignoleria, senza pigne in testa e purtroppo anche con penuria di pinoli; chiedo, senza polemica: perché non assumere finalmente i Cyborg della Asimov Generation, ne hanno viste di tutti i colori, compresi quelli delle 20 Regioni e poi, dai tempi gloriosi di Blade Runner, hanno smesso di sognare Pecore Elettriche. Oggi meriterebbero l’agognato contratto a tempo illimitato, con precedenza in graduatoria ai Punk Cyborg e a quelli che negli anni ’80 dell’archeologico 1900 cantarono insieme a Nico Fidenco.

Anche Erminio ‘Pepe’ è uscito dal gruppo, ma la corsa dei Dik Dik Madoqua nelle vaste praterie africane non si estingue, la memoria resta, così come i Viaggi dei Poeti, infiniti per definizione e propensione.

Mono tono, mono audio, mono tematico, speriamo mai Monastario nemico giurato di Zorro, ma il tema del giorno, anzi del mese rimane il Natale: urlare può riscattare l’anima dal torpore, ma l’urlo deve essere come quello di Tarzan delle Scimmie, in caso contrario, non funziona.

Non lamentiamoci degli attentati alle libertà umane e costituzionali, il governicchio, per tenerci allegri e fiduciosi, ci ha inventato i Giorni Colorati.

Oh, per rendere davvero psichedelico l’alieno Natale 2020, più che dosi di rimedio, sarebbero indicatissime dosi di LSD, magari consegnate al Popolo in modo capillare dai Droni Renna.

Santa Klaus in The Sky, with Diamonds.

p.s. Esagerando: colonna sonora La Canzone delle Giostre, I was made for lovin’ You, tanto se dobbiamo restare mascherati anche in casa, meglio farlo alla grande. KISS