Fai della Zucca la tua meta

Pagina delle Zucche, per restare sempre sul pezzo.

Zucche, prelibato frutto di stagione, sinonimo e contrario di scatole craniche, con polpa grigia invece che arancione, più o meno presente, più o meno gustosa, più o meno polposa. Talvolta nelle scatole craniche puoi ritrovare solo altre scatole, vuote, matrioske mentali, senza sorpresa.

Messer Zuccavuotadiborgo vorrebbe rifilarci o infilarci dentro il suo mondo vuoto artificiale; dopo le facce senza libri, dopo autobiografie vuote spurie di protagonisti, l’involuzione finale: tutti prigionieri del grande nulla, ove ogni presenza è virtuale, ove tutto quanto appare è solo entità fantasmatica – anzi, magari – caro Marco, una sola rossa foglia d’acero, con le sue nervature meravigliose, pura arte naturale, fa scomparire i tuoi micro ambienti di bit, binari o quantistici poco importa.

Rassegnati, hai perso la sfida, prima della partenza.

Anche perché da Metaverso, a Mataverso, spesso è un attimo.

Raggiungere poi la Meta non è da tutti, non è per tutti: mille metri di altezza in Abruzzo, la ricompensa il panorama tutte le delizie locali l’ospitalità calda e amichevole dei circa 300 abitanti; poi si sa caro Burt quella sporca ultima Meta può costare lacrime e sangue; anche il cantautore ringrazia per l’inattesa campagna promozionale mondiale, in questo caso fortunato a costo zero, per una volta davvero.

Comunque, caro Marco, tu che non so quanto degnamente porti lo stesso nome del Polo che spesso andava in Katai, dovresti rammentare quanto cantava poeticamente Frankie, un po’ fissato nella volontà di recarsi a Hollywood Land: make Love your Goal, per i meno abituati – non per i meno abbienti, Loro lo sanno da sempre – fai dell’Amore la tua Meta.

La differenza di passo tra gli uomini nativi delle Americhe e quelli occidentali usurpatori: i primi sfiorano il terreno per rispetto verso Madre Gea, i secondi lasciano pesanti impronte, non solo ecologiche come chi si crede padrone del tutto, mentre basterebbe ogni tanto alzare gli occhi al Cielo per percepire la nostra insignificanza rispetto all’Universo. Antropocentrismo non solo demodé usurato sorpassato, anti storico anti razionale anti Legge universale: non siamo unità di misura del Tutto, casomai dell’infinitamente piccolo, infinitamente transeunte; non siamo pietra emiliana miliare d’angolo nemmeno della Via Emilia, tra la pianura padana e il Cosmo infinito.

L’armata dei fiumi neri in Sicilia, a cominciare dal Naro divenuto nero – non si pensi a razzismo o degenerazioni ideologiche – causa sversamento dei liquidi di risulta vegetale delle aziende che producono olio d’oliva, sono il solito flusso della cupidigia ma da zucche vuote: invece di inquinare uccidendo la fauna e la flora fluviale, quei liquidi sarebbero manna per rendere più fecondi i terreni agricoli.

Ci sono Cani sapienti che imparano comprendono assimilano anche più di mille parole, senza tema di smentita caro Salvo, una bagaglio culturale e linguistico molto più ampio e poderoso rispetto a quello di tanti nostri simili connazionali: del resto, provate voi, se gradite l’arduo cimento, a spiegare differenze tra con e da, tra immunizzazione e parziale protezione da conseguenze gravi: auguri.

In ogni caso, in ogni modo, cenere siamo e alla Terra torneremo: humus diventeremo e forse saremo finalmente utili;

la cultura della cura e del rispetto dei Morti – con susseguente globalizzazione dell’idea, a partire dalle Civiltà del Mediterraneo – della gratitudine per i Trapassati, delle porte dimensionali per lo scambio di amorosi sensi e doni tra dimensione terrena e ultraterrena sono stati inventati un po’ prima del vostro marketting, strapazzato da strapazzo:

evitiamo di essere così puntigliosi da voler stabilire chi siano i Defunti, chi siano i viventi, potremmo ricevere scherzetti invece di dolcetti.

Stanotte non siate insensibili, lasciate le tavole imbandite, Voi forse non sapete perché, Loro sì.

Comunque, citando l’Amico californiano Jim, Morrison, pur di non morire, sarei pronto a dare la vita (e una zucca).

Big Factory

Pagina della Gara

Facciamo la gara a chi ha il disturbo paranoide – paraninfo paratergico (nel senso del lato, lato B)? – più grosso, tra chi vede complottisti ovunque, soprattutto tra tutti coloro che non condividono le sue opinioni e chi invece ha il torto, la colpa inemendabile di scrivere – mettere nero su bianco, si sarebbe detto nel Mondo Prima – quello che accade davanti agli occhi di tutti, ma solo pochi riescono/vogliono vedere?

C’era una volta la Fattoria Betulla Bianca, rasa al suolo per lasciare il posto alla Big Factory del Super Cetriolo Ogm – le teste quadre del Montesanto hanno detto sì, dicono sempre sì, ai loro stessi progetti – cetriolone che in quanto super, con o senza mantello (ininfluente, il mantello), può anche volare, senza ali; non come la nuova compagnia (non dell’Anello al naso, purtroppo) che poi sarebbe la vecchia, ma con il nome decapitato: compagnia di bandiera, ruba bandiera bandiera che ruba, bandiera bucherellata dalle solite tarme, tare ataviche, incapace di decollare con o senza nebbia, sempre vorace di pubblici illeciti finanziamenti; chissà, forse, potesse utilizzare almeno il Jet Scrander di Mazinga Z, riuscirebbe a sollevarsi di qualche metro, dal patrio suolo. Tornando all’ortaggio, si sa che se vaga senza meta nell’aere prima o poi si getterà in picchiata, verso il primo casuale – o selezionato con cura, estrema – orifizio che avvisterà con il suo sensibilissimo senso degli spazi, aperti vuoti liberi.

C’è la factory dei cervelloni, quelli che con la loro scienza infusa inculcata hanno la pretesa di spiegare non le vele o le bandiere, ma quanto accade dentro le altrui teste: avrebbero costoro bisogno urgentissimo intensissimo di sussidio terapeutico, ma da parte di professionisti bravi, non equipollenti, al dunque, loro equivalenti.

Cercansi Vessilliferi – astenersi portaTempi grami – per bandiere di libera Gioia, in libero Universo.

La Mela dell’Eden ci è costata cara, ma anche i Pomi d’Oro del Giardino delle Esperidi; forse non un occhio o una testa, ma tanto oro quanto pesano, di sicuro e con l’economia fossile fossilizzata, sclerotica sclerotizzata, non rappresentano e non sono beni rifugio: né i pomi, né i Giardini, purtroppo.

Sai, Lavinia, credo esisteranno resisteranno sempre una Ragazza e un Ragazzo del Futuro in grado, capaci di parlare con i Gabbiani, capaci di redimere il Popolo della Terra, puri, così puri da avere la pazienza santa e religiosa di insegnare ex novo ai propri simili l’Amore per la Vita, il rispetto delle leggi naturali.

Quando non solo Ligabue – quello vero, Antonio il Matto – ma anche il montanaro di ‘discutibile cultura’ (ché se non la si potesse discutere e ridiscutere ogni giorno, non sarebbe) Guccini e Geppetto, non più mastro solo povero diavolo, perderanno le parole, sarà lecito preoccuparsi;

quando le istituzioni del paese dei balocchi democratici o sedicenti tali cominceranno a sostenere che le minoranze rumorose devono essere schiacciate in nome del dispotismo democratico, potremo abbandonarci tra le braccia ampie accoglienti, del panico; quando l’artificio del palcoscenico cederà di schianto, quando il telo del cencio grigio fumo che fa da fondale, grigio lacerato ma non per i tagli artigliati operati da Lucio, Fontana, si affloscerà, resterà nudo in tutta la sua evidente efferatezza, cruda crudeltà: il Mondo Dopo;

senza più nemmeno il pallido conforto di un finale finto lieto.

O viceversa, invertendo i fattori, della Fattoria, non muterà l’esito.

Orfani di miti, di caverne, di Platone, siamo solo l’ombra della Luce e delle parole già scritte.

Scarafaggi musicali metropolitani

Strisce pedonali tridimensionali, per salvare vite di ignari pedoni:

ignari di essere pedoni, ignari che l’attraversamento sullo zebrato sia diventato sport estremo, a tutti gli effetti con tutti gli onori ed oneri; tutti degni emuli di Manolo, il Mago dell’arrampicata free, libera da appigli legacci lacci lacciuoli.

Senza nemmeno leggi ad personam.

Free climber dal nome iberico, origini feltrine, nel senso di Feltre. Appigli ridicoli sono quelli di chi etichetta ogni stupidaggine – di solito ormai purtroppo – la più stupida, con la trita stomachevole formuletta markettara: idea geniale.

Eh Signora mia, le vere idee, soprattutto quelle buone, non si trovano a portata di mano e soprattutto a buon mercato, sugli scaffali dei super mercati.

Strisce tridimensionali, farebbero poi pensare ad altro, a sostanze poco lecite che fanno viaggiare nelle tre dimensioni, senza ausilio della fisica quantistica, direttamente nella quarta e nella quinta, e oltre, come il magico siero; che dopo circa 12 settimane, perde efficacia perde spinta motivazionale, perde affetto per la persona, nonché effetto cinetico e rende gli inoculati potenzialmente contagiosi e ‘virali’ (non solo su instagram) esattamente quanto come e dove, i non inoculati.

Cantami o Diva del peloso Achille, forse prode, delle sue battaglie campali campanilistiche – hey, Manolo, ma anche Mauro Corona (non il rampollo della birra con fettina di limone incorporata) scalavano i Campanili, a mani nude, a braccio, senza discorso scritto in anticipo dagli autori fantasma – campane nella brughiera, ché Lui, mitico eroe, sapeva per buon senso innato quanto l’aria aperta rendesse inoffensivo il temibile virus; se non abbiamo nemici rumorosi da combattere in assetto totale totalitario, abbiamo sempre schiere di virus, vecchi e nuovi, da fronteggiare in armi o con armi varje ed eventuali, bacilli germi – non del grano – microorganismi che si annidano e cospirano contro di noi, soprattutto negli insidiosi sconosciuti inesplorati ambienti domestici, almeno all’80%:

casa mia, casa mia, per piccina che tu sia, tu mi sembri una malia.

Pensa, caro Aldo, se la Costituzione1948 fosse ristampata con i caratteri tipografici in tre D: anche chi non ci si è mai intruppato, nemmeno per sbaglio per caso per errore, potrebbe finalmente confrontarsi con i vari articoli – tanti lo so, forse troppi, leggerla tutta è difficile, ritmo troppo lento, troppe parole – il vantaggio di notare tutti quei paragrafi anche senza gli occhialetti speciali 3D, inutili ma di moda negli Anni ’80; qualcuno poi si meraviglierà – resterà proprio a bocca aperta, occhio alle mosche e alle cimici – scoprendo che, proprio come denunciato da una sedicente ex politica, prezzemolina tv non si sa bene a quale titolo, le Madri e i Padri costituenti, da anti nazifascisti no komplotto, non avevano previsto la pandemia. Nemmeno l’idiozia, virale.

Aldo, beati Voi, che là dove oggi dimorate potete avvalervi e crogiolarvi della e nella Luce, bellissima eterna senza rincaro delle bollette.

Sul Valico di Forca d’Acero, tra Lazio e Abruzzo – 1538 metri di altezza, circa, compagna Francesca vestita di rosso, non li ho misurati di persona – puoi ammirare con mente libera e anima pacificata uno degli spettacoli più meravigliosi: quello delle foglie degli alberi in Autunno, un caleidoscopio magico, un trionfo della Vita e dei suoi cicli con infinite gradazioni di rosso arancione giallo. Senza nemmeno la necessità l’esigenza di aumentare la Realtà con effetti tre D, è già tutto lì, tutto vero, per chi ancora riesce a tollerarlo.

Valutare gli effetti pratici delle strisce pedonali tridimensionali sarà impellente e categorico: dai tamponamenti a strascico, causa brusche frenate, agli anziani che incespicano causa illusione ottica fraudolenta, alla non secondaria necessità di modificare all’improvviso storiche leggendarie copertine di LP in vinile di mitologici gruppi rock di capelloni, capelloni ex, però baronetti della corona, per meriti artistici.

Ve li immaginate i Beatles che invece di attraversare la strada (Abbey Road, 8 agosto 1969, quinto attraversamento), suonano i tasti bianchi dell’asfalto con i piedi?

Tutto sommato, effetto psichedelico degno di LSD – cosa sogghignate, sornioni? Lucy in the Sky with Diamonds – davvero Cosmico, Ragazze e Ragazzi!

Archimandrita

Pagina dell’Archimandrita, prima o poi capirò chi, cosa o anche casa sia.

Archimandrita da non confondere con l’Arcimandrillo, perché – viene da sé – un paio di maniche, il guidare le greggi (le Leggi?), altro, davvero altro genere, in mezzo alle greggi, baloccarsi.

Il Vincastro dell’Arcimandrita: prima o poi l’Acca, muta – muta d’accento e di pensier – ma burlona, la finirà di tendere tranelli e gli insulsi blogger smetteranno di compulsare lemmi incomprensibili (appunto, CVD).

Archimandrita delle greggi popolari popolane – le Popolane sono belle – tu che sbraiti arringhi le folle virtuali invocando onore per le vittime del virus, auspicando mordacchia, museruola, ludibrio pubblico, gogna coram populo, forse rogo nella piazza, per chi non la pensa – obtorto collo (se il collo ha sempre obtorto, la ragione dove dimora? Forse poco più in là) e anche mente – come te; tu che non menzioni mai, non concedi mai un minimo di pietas per i danneggiati i dannati i caduti sul glorioso cammino poco lastricato del magico siero, tu che parli spesso di te stesso e lodi sperticandoti le mani e le tonsille le tue luminose eccelse ineguagliabili qualità, tu hai almeno il Vincastro in regola? Omologato, senza rate arretrate del bollo?

Altri Arcimandrilli, nella jungla poco urbana, offrono paragoni letterari inusitati: le dosi del miracoloso rimedio – miracoloso, davvero per chi lo fabbrica e smercia sulle piazze del Mondo Dopo – sono come i Moschettieri, tre nel titolo ufficiale, ma quattro o un esercito nella realtà; non come i deludenti Fantastici QuattroMamma, deciditi a rivelarmi finalmente come dormono – che saranno anche fantastici, ma quattro restano, come i gatti nel vicolo dei Miracoli e gli amici al bar che ancora credono, tra una chiacchiera e una barzelletta, di avere il potere di cambiare il Pianeta.

Esiste una grammatica archimandrita della Malinconia? Magari servirebbe a orientare, orientarsi, trovare di nuovo, o un nuovo – tout court – Oriente; se malinconia deve essere, vesta almeno colori pastello, come diceva Fellini al giovane Piovani: malmostosa, ma capace di non prendersi troppo sul serio, auto ironica, musicale, perché anche nell’Amore non contano le parole – mica sono numeri, anche se numeri e numerologia restano fondamentali per l’architettura generale – conta solo la Musica. Musica pericolosa se le permetti di oltrepassare la corazza del suono, se lasci che diventi una vibrazione cosmica da incontrare affrontare esplorare senza tuta, spaziale ma per tutelare l’Anima.

Se potessi scegliere un mio Archimandrita personale – personal Jesus trainer, senza offesa – opterei per Gianni (Morandi? Rivera? Anche), in primis Rodari; a Lui chiederei lezioni nel peripato, deambulando sereni ciascuno con la propria copia della Grammatica, quella della Fantasia e non solo perché ‘anta/e litteram’ prese le difese della nostra sentinella nel Cosmo (Grendizer, grazie sempre Go Nagai). Non avrei paura, né onta, né terrore di sbagliare, perché se sbagliando s’impara, sbagliando spesso e volentieri, alla grande, s’inventa: la Fantasia della nostra mente/cervello sa creare sempre sentieri imprevedibili invisibili inaspettati.

In quattro, sempre e solo in quattro, con o senza Archimandrita – a proposito, ma Peppiniello di Capua può essere considerato l’Ammiraglio molto ammirevole dei Fratelli Abbagnale? – anche i Cavalieri dell’Apocalisse, sul calesse siderale; se posso, dovrebbero sbrigarsi a consegnarla, l’Apocalisse: quella vera, non il disastro finale, a quello stiamo già provvedendo da noi; no, servirebbe come il Pane quella etimologica, una bella sana robusta Rivelazione di Verità;

ci faremmo bastare anche solo un piccolo raggio, capace di filtrare da una impercettibile crepa sul muro nero.

Reminiscenze (scienze?) olfattive

Pagina delle reminiscenze, riminesi, o delle scienze delle estati vitellone di Rimini.

RiminiScienze o Scienze di Rimini; non trascurerei Cesenatico, culla di liberi pensatori, artisti, navigatori, ciclisti; sulla montagna, tra le brume del bosco soffia impetuoso il respiro di Marco, ha il mare dentro: forse per questo vola con la sua bicicletta sulle asperità emerse dagli abissi, forse per questo insegue ancora la sua onesta pulita profondità, per alleviare la sofferenza, per estirpare il tormento, per vincere finalmente la gioia luminosa di un eterno abbraccio familiare.

L’amore non è solo questione di sole – certe sòle… – cuore, ma spesso di odore, nel senso più ampio e variegato del senso: uno dei 5, quello prettaMente olfattivo.

Nella vita ci vuole naso! Come garantiva Rantanplan cane piantagrane, affezionato compagno canino di Lucky Luke, teorico segugio, dal fiuto fallibilissimo soprattutto al cospetto dei fuorilegge più famigerati; nella vita, nei marosi della vita ci vuole tanto naso e altrettanta – tanta davvero – fornitura di terga e forse la combinazione tra le due caratteristiche può, se non garantire, assicurare talvolta risvolti positivi, a certi pantaloni; sempre ammesso non concesso – ottriato – non si tratti di pantalonacci da galeotti ché mica tutti siamo fratelli dei Fratelli Dalton.

Ci vorrebbe tanto naso, come quello sì infallibile per il tartufon, il naso di Gianna – non Nannini, sempre alla ricerca di un bello impossibile ma ragazzo di Europa, assai gelosa – Gianna, Donna musicale di Rino, Gaetano; a naso, mi sono perso e sì che non ne sono sprovvisto.

Anche la gentilDonna in abito canarino aveva naso, mentre chiedeva all’autista Ambrogio di verificare la tenuta ondulatoria e sussultoria della lussuosa vettura, prima di esclamare languida: la mia non sarebbe proprio fame atavica, piuttosto un languorino di sangue blu da brioche; il fedele dipendente esclamava, sempre inguainato nella inappuntabile livrea: Mia Signora, ce l’ho qui la brioche!

Con classe, senza volgarità, senza eccessi popolari, tumulti populisti ante litteram.

Beato Colui, dotato di naso archeologico subacqueo, riesce a immergersi in acque verde smeraldo – già questo un tesoro – davanti alle coste d’Israele e trovare per incanto la Spada nella roccia sul fondale; Excalibur, ex Mare, ex Nautilus.

Servirebbe naso sopraffino per fiutare la menzogna e sbaragliare come birilli del bowling i menzogneri, quelli che architettano i complotti e poi abbindolano le genti, convincendole che il complotto non esiste e che coloro che tentano di smascherarlo e disinnescarlo siano citrulli, malati di complottismo da b movie fantascientifico anni ’50; più che una macchina della verità – avete presente Trinca e Cruciani e lo scandalo calcioscommesse negli anni 80? – attendiamo con ansia una macchina della menzogna, anti menzogna, una bestia cibernetica che denudi di colpo, con un solo colpo di braccio, di maglio robotico, o fulmine cosmico in alternativa, i grandi spudorati mentitori, senza nemmeno mentine per l’alito, pestilenziale.

Con il pennello o bombolone panna spray – pennello grande, grande pennello, mega pannello? – nel naso a scrivere sui muri: il global warming non esiste, mentre la marea sale e ricopre tutto ciò che ci resta, anche gli stessi muri di quell’edificio; in effetti il global final warning è (ri)suonato da tempo e siamo fuori, di testa e anche tempo massimo. Un fazzoletto, non di carta, di stoffa, ché la seta sarebbe sprecata, per soffiare il naso, il nostro, per asciugare i nostri begli occhietti, lucidi di lacrime, ma spenti.

Rinoceronte, rinoplastica additiva, forse erro – sono errabondo, lo confesso senza pudori – l’addizione o la moltiplicazione servirebbero, eccome: della materia grigia, nasi ne abbiamo in abbondanza; in ogni caso, androidi cyborg droni evoluti al cubo potranno imitare surrogare l’olfatto, ma il nasino più famoso illustre grazioso della Storia, non sarà mai raggiunto, né superato (con deferenza parlando):

Cleopatra – non patria, anche, la Sua – regina d’Egitto e non si tratta di espressione ingiuriosa e/o sarcastica.

Vivere un giorno saziandosi di sola e pura Meraviglia.

Attraversando in solida barca a vela la culla marittima chiamata Mare Nostrum, per trovare tra onde e nuvole ritrovare gli Dei, fiutarli nel Vento, chiedere loro di tornare a narrare le loro storie le loro formidabili imprese perché da quando non abbiamo più creduto in loro, tutte le caratteristiche negative degli inquilini dell’Olimpo si sono riversate sulla Terra.

Nella vita ci vuole orecchio per cogliere il canto portato sulle ali di Eolo, ma anche naso per fiutare buone storie, quelle che creano comunità, quelle che diventano casa per i Popoli, parole come semi preziosi per coltivare i campi del Futuro.

Non facciamoci prendere per il naso, non di solo pane vivono donne e uomini – devo aggiungere tutte le infinite sfumature? – sarebbe una buona pietra emiliana di partenza non avere anelli al naso, o almeno inutili orpelli. Anelli e orpelli, soprattutto se in ferro, appesantiscono.

Mai sottovalutare le conseguenze dei nasi nella nebbia, anche perché nel nostro piccolo Mondo Dopo è ormai così fitta che rischiamo di rovistare con le dita in quello del nostro vicino;

come sosteneva Ionesco – regista di fosforo del football club teatro dell’assurdo – un naso che vede, ne vale due che annusano.

Ignoranza beata (santa?)

Pagina della società poco sana, inclinata, pendente, poco incline alla salute, mentale soprattutto.

Una società che bandisce l’idea della Morte è morente moribonda forse già deceduta;

decaduta certamente.

Una società che brandisce l’arrogante convinzione di essere onnipotente e allontana espelle rifiuta come un tabù letale l’idea dei limiti inevitabili intrinsechi naturali, è già limitata. in disfacimento, destinata al più fragoroso e doloroso dei fallimenti.

Una società che idolatra le immagini in movimento, immagini false e vuote che innescano azioni interazioni reazioni continue e ininterrotte non ha una pallida idea del vero significato di Immagine, della potenza dell’Immagine e di tutte le conseguenze che comporta l’adorazione di una vera Immagine.

Una società che idolatra false immagini è grigia perché ha già ucciso ogni forma di immaginazione che è l’esercizio, la fatica, l’imperativo categorico che sgorga deriva origina dal trovarsi di fronte all’Immagine.

Quando la preparazione alla corsetta domenicale, caro Francesco, soprattutto la delicata fase della vestizione – come cavalieri apocalittici postmoderni, per scrivere una bischerata – dura molto più della stessa biciclettata, temo sia giusto, necessario, opportuno porsi delle domande esistenziali e magari anche rispondersi, in fretta e senza ipocrisie.

Il magico mare di Otranto riserva sorprese, ora e sempre e questa volta sono magnifiche, garantito da uno scettico nonché ‘premeditato’ nei confronti delle sedicenti sorprese; un autentico tesoro recuperato a 800 metri di profondità grazie a un sottomarino teleguidato, grazie ad una intelligenza umana e tecnologica davvero intelligenti e preziose, almeno quanto il carico databile VIII secolo avanti Cristo, oggetti e prodotti che raccontano ancora una volta l’emozionante, mirabile Storia dell’Umanità in cammino in viaggio in perenne esplorazione. Dalla Magna Grecia con furore con passione con amore.

Sinodo sinodo sinodo, i profeti esortano Donne e Uomini a intraprendere la via del sinodo – non sinedrio – non un parlamento, né una sciocca futile auto celebrativa convention, come rammenta con delicata precisione il priore Enzo Bianchi: giusto per restare in tema di classicità, dal greco antico: cammino comune, quindi camminare insieme; potrebbe spiegarlo con esempio pratico Bia la sbarazzina breton, spietata cacciatrice di coccole quale sia il vero significato: fiducia reciproca, responsabilità, coscienza. Nessuno esclude che il sinodo possa seguire traiettorie diagonali, ellittiche, sinusoidali. Sinodo sinusoidale, non vi suona accattivante?

Ci sono gli imbonitori del marchio verde che con il sopraggiungere del periodo natalizio – con annessi film ‘buonisti’ di Frank Capra, lui sì che era Capra – in preda all’ansia del venditore h24, tentano di svuotare i magazzini ancora ricolmi di dosi di magico siero; con l’acquisto di una dose finale extralarge riceverete direttamente a casa vostra con consegna Space Shuttle Star Trek – start rec? (già citata, ma repetita gioverà a qualcuno) – di smart phone ultima (ultima davvero, purtroppo) generazione per il rin tin tin tracciamento di sé stessi, ché ormai in questo Mondo Dopo ritrovarsi è divenuto necessità esistenziale. Marketting suggerisce di ipnotizzare bambini e adolescenti, coloro che di solito orientano suggeriscono decidono d’impeto e imperio le strategie di consumo delle allegre famigliole italopiteche.

Non vorrete essere responsabili di suicidi collettivi da ‘frustazione professionale’ di commessi viaggiatori immobili, ma pervasivi?

Solo me ne vo – andrei? Andrei per i boschi superstiti? – per l’urbe recondita, o si trattava dell’Universo?

Da particelle ribattezzate camaleonti – i Camaleonti, che gruppo e che (dino)sauri mediterranei! – forse gli scienziati riusciranno a svelare – illuminare – il mistero fisico della materia oscura o delle oscure materie: forse l’Umanità vedrà la luce, forse intraprenderà il cammino sul rigenerante percorso della Luce.

In una buia oscura malfamata taverna – la famigerata ‘fetid tavern’ – di qualche porto, nacquero racconti leggendari e perfino i cocktail, ma anche questa potrebbe essere solo una leggenda da fumi alcolici, però intrigante affascinante divertente; forse qualcuno raccontò qualcosa di simile a Melville a proposito di cetacei giganti e cacciatori marittimi degli stessi, certo, come avrebbe chiosato Don Mondin il matematico salesiano, l’autore ci ha poi pensato molto e ci ha molto messo del suo: la Balena Bianca non avrà riscosso un immediato successo editoriale, ma diventando Moby Dick è assurta a capolavoro letterario e di diritto è entrata nell’immaginario, immaginifico umano planetario.

Conoscete per caso, fato (fato non foste per vivere come un Bruto…) – ah Fata!!! forse non si può più dire e nemmeno pensare – destino il celebre eroe greco antico Gnor Izein? No? Siete in buona ampia compagnia, me compreso, in testa alla lunga coda, di ignorantelloni: avrei più frequentazione per mia massima colpa con il suo gemello perfido, Ignor Are, anche se talvolta mi coglie un banale umanissimo sospetto:

che la di lui figlia, legittima, madamigella Ignoranza, sia non solo beata, ma santa, quando salva anime in perenne tumulto, non solo meteorologico.

Anche se Re Martin Luther mi riporta sul sentiero della Ragione, con una carezza e una breve riflessione:

figliuolo, nonostante tu sia un bianco occidentale, sappi che nulla sul Pianeta è più pericoloso di una sincera ignoranza unita in connubio con una coscienziosa stupidità.

Cavalli infernali di Troia

Avete mai notato al mattino, nelle prime ore del mattino:

la luce del Sole lenta e ritrosa, prudente pudica, a Oriente si insinua e sostituisce il manto notturno, poi libera e gioconda splendere in piena pace, mentre la gentile risacca delle Nubi blu cobalto, viola intenso galleggia nel Cielo, le onde gravitazionali delle Nuvole, rimbalzano contro la barriera corallina geologica delle pre Alpi, delle Alpi, argine e al tempo stesso preziosa cornice?

Avete mai notato lo stupore, l’incredulità dei paladini indefessi dei lavoratori, quando finalmente li incontrano, dal vivo in presenza di persona? Restano di sasso, come se incontrassero lo sguardo della Gorgone, come se realizzassero che loro non sono esseri mitologici – loro i Lavoratori – ma esistono davvero, nella realtà reale, non in quella virtuale, nemmeno fossero protagonisti al massimo di programmi ludici tipo Sim City.

Di Sin City parlerei solo a pochi adepti, complottisti, però. Del resto anche Jigen, infallibile pistolero nonché solido sodale di Lupin III, proprio come pochi di noi, considera quest’epoca così volgare – in contumacia del Volgo – così noiosa.

Avete mai notato il capo dei paladini, abbracciato felice sorridente gongolante al Re dei Draghi, cavallo di Troia – chiedo venia ai Cavalli e alle Troiane, grande opera anti militarista del teatro greco classico – inviato fidato delle forze oscure del Male che però si presentano con la maschera del Progresso e della Tutela delle persone e del Pianeta?

Epèo
di Parnasso, il focese, costruí,
per consiglio d'Atèna, un gran cavallo,
pieno i fianchi d'armati, e lo sospinse,
simulacro funesto, entro le torri.

Avrete certo anche voi notato i nuovi spot, le nuove reclame, nelle quali all’improvviso compaiono miriadi di simpatici animali domestici addomesticabili, miriadi di bambini più o meno addomesticati e simpatici e schiere di adulti preoccupati per il futuro delle nuove generazioni – esistono o sono come i Lavoratori? – per la salute della Madre Terra, per la salvezza difesa tutela di una nuova figura retorica leggendaria, chiamata biodiversità, rappresentata al meglio dall’industrioso (messaggio subliminale) Popolo delle Api? Maia o Magà? La seconda forse per accomunarci, prepararci a quel suo destino ed epilogo, prima grami, poi catastrofici.

Avete mai provato a esercitare il diritto di critica contro il marchio verde bile, senza il quale per legge iniqua illegale non si può lavorare – la Costituzione1948 nella sua teca piange disperata – ma senza contratto e senza tutele di salute e sicurezza invece sì, altrimenti si minano le basi dell’inviolabile Dogma del Mercato?

Avete partecipato anche voi alle esequie dei Sogni e delle Illusioni che chissà poi in base a quale legge cosmica tendono a morire spesso all’alba? Forse perché Sorella Morte è mattiniera e soffre d’insonnia: millenni e millenni di consigli per preparare nuove efficaci tisane rilassanti, ma ancora la formula magica non è stata trovata, Lei poi ha più familiarità con il conto delle teste che con quelle di belanti zompanti pecorelle, fuoriuscite superstiti da antiche età degli interminabili tediosi intervalli televisivi.

A proposito, qualcuno di voi, tra i più saggi pii illuminati, un attimo prima della fine del Tutto, gentilissimaMente vorrà spiegare all’Umanità intera cosa siano i film ‘belli però lenti’? Giù le mani dai lenti, quando mani ansiose curiose percorrevano veloci in tre minuti – ci avete fatto caso? la durata di una ripresa sul ring pugilistico – spazi territori inesplorati proibiti recintati, mai immaginati, nemmeno negli universi onirici, nel Mondo Prima assai più vasti e variegati (senza intento polemico).

Avete notato anche voi il Fronte del porto, unico cuore ancora rosso pulsante vitale, solidale, difensore estremo contro il traffico di armi, contro i marchi d’infamia? Se dalle finestre spalancate verso le banchine, sui magnifici portuali di lotta e buon governo, buona applicazione di filosofie morali e fieraMente politiche, vi sgorgassero dal cuore poesie canti invettive – celebrative – vergatele, non necessariamente non solo su pergamene, unitevi a Loro, condividete pane companatico, anche pensieri come petali floreali, se avvertite nel petto impeti rivoluzionari inestirpabili.

Non sembrerebbe più lieve anche emigrare da questa dimensione, se con il coraggio e l’ironia di Mata Hari, ci rivolgessimo con un conturbante sorriso ai nostri plotoni, d’esecuzione, per scoccare loro un ultimo bacio di commiato e magari di arrivederci? La dipartita è certa, ma mai escludere clamorosi ritorni.

Morale della favola, favole senza morale e soprattutto senza moralità, la morale è sempre quella: fai merenda con Brighella; pifferai più o meno magici, imbonitori, cantacontafrottole – in assenza di ambulanti di gustose frittole – incantatori da tre soldi ma delle tre carte, cavalli di troia ormai scappati dal recinto, da troppo tempo:

prestiamo sempre attenzione estrema – prestiamola agli sbadati – per non finire poi a dare estrema unzione a noi stessi in primis; occhio ai bottegai di ogni genere di sconforto, di ogni settore merceologico e di provenienza, ché come avrebbe detto il Brutto – quello era un grande filosofo all’interno di un capolavoro –

sapete, cavalli dell’inferno, di chi siete figli voi?

Di una grandissima: Troika.

P.S. Colonna sonora di Ennio Morricone, grazie.

Ritornelli, re friend (?), mantra

Pagina del solito ritornello (tornello discriminatorio?):

ti svegli al mattino e il grillo parlante si è già posizionato presso la tromba d’Eustachio, per suonare l’adunata il saluto alla bandiera, il silenzio no perché altrimenti che grillo parlante sarebbe; poi non si chiama mica Ninì Rosso.

Una canzoncina, ché il grillo non solo blatera senza freni, talvolta gorgheggia, un motivetto che si insinua nel cervelletto e non ti abbandona più per l’arco della giornata – arco di Robin, balestra di Guglielmo – la senti senza interruzioni, come una profezia (prof e zia) che ti insegue senza tregua, rimbomba nella scatola cranica e in quella delle scale, musicali condominiali: fare l’amore nelle vigne.

La Marianna la va in campagna sperando che il Sole non tramonti, più per fare l’amore nelle vigne con Pier, o suoi equivalenti: cavalieri aiutanti garzoni capponi; la Marianna come Casanova, Giacomo, sa che l’amore è vita, la vita è amore e il transito terrestre diventa inutile grigio triste e sprecato se non lo si affronta giorno per giorno con la voglia di cambiare, con inesauribile gioia di vivere.

Lo diceva anche Nonna Erminia, a quasi un secolo d’età, anche se le Signore sono sempre oltre Kronos: io voglio vivere! E chissà chi ha plagiato chi, chiederò lumi ai Nomadi. Credo più alla Bersagliera sicula, mi perdoneranno gli Amici di Novellara.

Hola Ramiro, inseguendo il Bianconiglio si trovano sentieri nascosti, invisibili agli scettici, percorsi e perché che conducono a pasticcerie magiche, oniriche, vigne coltivate solo da persone di buona volontà buona indole buoni sentimenti, nelle quali l’uva e la volpe sono amiche per la buccia e reciprocamente si aiutano e si sostengono nei momenti di difficoltà. Ramiro, la bicicletta la coppola la cagnolina e il palco del teatro, per gli Amici certo, ma non solo: tutti invitati, con un prerequisito fondamentale; il lasciapassare? No, la voglia di imparare e di meravigliarsi, non per la realtà virtuale aumentata – non vi bastano gli aumenti incontrollati incontrollabili delle bollette? – ma per le magnificenze della realtà reale, del nostro Mondo, della nostra comune Madre Gea.

Parte piano il nuovo swing anche se il vecchio inciso non c’è più, l’incisione nemmeno e il grammofono chissà in quali soffitte sarà rotolato, riposto, abbandonato in solai cantine, trafitti da polvere ragnatele memorie pesanti, leggere, felicità intermittenti, come certe antiche linee telegrafiche tele post grafologiche, telepatiche; i musici a cottimo hanno tentato di sviluppare un nuovo re friend – un re amico o almeno amichevole, invece che altero indifferente algido, come di consuetudine? – forse mi confondo, si trattava del refrain;

Servirebbe la biblioteca occulta, segreta, quella con i manoscritti dei mantra, in tibetano o vedico, da recitare come fossero Ave Maria – confondere i piani, tracciare la mappa genetica, delle verità – una formula magica, polifunzionale, traumaturgica contro ogni trauma, tram in senso contrario all’imboccatura del tunnel, avversità fabbricate da avversari potenti e soprattutto scorretti;

caro Grillo metamorfico tu che canti la serenata per ridestarmi dal torpore e soprattutto conquistare una compagna, artropode onnivoro (forse onnisciente?), solo questo posso dirti, citando un vero Eugenio, a mo’ di mantra, lirica senza lira, purtroppo:

quello che non sono, ciò, tutto ciò che non voglio.

Giapponesi nella Giungla

Uno, ne resterà solo uno.

In effetti, il leggendario soldato giapponese nella giungla delle Filippine era rimasto solo uno ultimo, convinto che la II guerra mondiale non fosse ancora né mai terminata;

mi chiedo ancora chi e come riuscì a convincerlo del contrario. Con quali parole con quali argomentazioni con quali gesti riuscì nell’impresa.

Se come sostiene con acuta analisi Werner Herzog, regista cinematografico e intellettuale, ognuno di noi prepara con cura maniacale, con senso religioso, il proprio teatro e il proprio copione per mettere in scena nella vita reale lo spettacolo che più gli somiglia – somigliante in modo più o meno verosimile alla propria anima, ai propri desideri, ai propri pensieri – quanto sarà rimasto deluso e triste e abbattuto quel povero ultimo milite (mite, forse dopo qualche ragguaglio e consiglio) nipponico, ultimo samurai, ultimo uomo nell’intricata vegetazione?

Tutti, a partire dai suoi compagni d’arme, dai suoi connazionali, lo avevano dimenticato, lo avevano ‘rimasto solo’.

Pensate solo per un minuto – dedicate un vostro solo minuto al giapponese che stava bene nella giungla, monade nomade autosufficiente – al trauma di quest’uomo, nel frattempo asceso al giardino celeste: un tempo, nel tempo dei tempi che furono, se qualcuno gli avesse detto ti mandiamo in Siberia perché non sei stato fedele all’Imperatore e alla Patria, si sarebbe disperato per la perdita dell’onore, forse si sarebbe suicidato con la katana; mi chiedete: perché in Siberia? Perché no – risponderei – e poi non lo so, inutile tentare di scovare un preciso significato ad ogni avvenimento (in fondo, dalla giungla filippina alla taiga siberiana, cosa muterebbe per un vero samurai?);

se oggi fosse qui si preoccuperebbe di essere confinato in un luogo divenuto troppo caldo, così caldo che il permafrost si fonde come gelato da passeggio all’equatore, la subsidenza fa sprofondare il terreno, gli incendi da siccità scoppiano come mortaretti durante il Veglione di Capodanno a Fuorigrotta.

Onoda era un fantasma nella giungla, diventato giungla lui stesso; la Natura – dice qualcuno – è indifferente; potrebbe essere davvero così, indifferente, se riuscissimo a vivere con Lei, come noi fossimo Lei e non predatori dell’arca perduta e soprattutto predatori, di senno perduto; l’ultimo samurai ci è riuscito e magari sarà stato un perdente, uno sconfitto mai: ha rispettato sino all’ultimo le sue consegne morali, nei decenni dal 1945 al 1974 aveva capito che il mondo era cambiato e non era più il suo antico mondo, ma si era convinto – potrebbe qualcuno con incrollabili motivazioni negarlo? – che tutti gli aerei passati nel frattempo in volo sopra la sua testa, e che mai lo rintracciarono né avvistarono, partecipassero in fondo ad altri conflitti. Come spiega bene sempre Herzog, era un fantasma – il milite del Sol Levante – che aveva allestito il suo palcoscenico perfetto, un fantasma dell’opera della sua memoria, la più astuta ingannatrice dentro di noi, perché non solo fabbrica ricordi falsi, ma ci induce a riorganizzare quelli veri secondo un copione accettabile, piacevole, che garbi alle nostre sensibilità, alle nostre anime, ove questo concetto non appaia eccessivo e fuorviante.

Del resto se un uomo di cinema che garantisce non esistano sogni durante il sonno, ma solo a occhi spalancati dopo robuste camminate, un regista capace di girare un lungometraggio ipnotizzando l’intero cast, facendo trasportare una nave su una montagna – o viceversa? – e vagando anonimo con una telecamera in mezzo alla brulicante folla di Tokyo, converrete anche voi che l’impresa di Onoda non appaia più così surreale fantascientifica extraterrestre innaturale impossibile.

Ciao Peter, vorrei diventare Kubriko, interpretare tre parti in commedia – uno e trino, nella Trinacria, ma senza smontarmi la testa – essere così bravo e convincente da proporre un’esegesi per analfabeti di andata e ritorno, un’esegesi comprensibile per tutti, a tutti della filosofia del Dottor Stranamore, quello che propugnava una vasta, opportuna selezione eugenetica per la riduzione dell’Umanità, con il diritto alla vita concesso solo ai migliori; per tacere della sindrome della mano tesa, fedele per riflesso incondizionato a zio Adolfo; lo so Peter, lo so, chiedo l’impossibile, ma se uno sogna, da dormiente o sveglio, deve farlo alla grande.

Giapponesi nella giungla, a questo traguardo dovremmo tendere;

ultimi, del nostro genere, forse, per un unico, ultimo grande spettacolo, senza repliche in cartellone:

che trionfo, però.

Bye Bye Baby

Pagina del divario, la proverbiale forbice che si amplia sempre più, fino a disarticolarsi, compiere una spaccata perfetta – furto con suv? – roteare su sé stessa a 360 gradi e ripartire a mangiare ritagliare sforbiciare dalla casella di partenza:

sperando restino integre e disponibili, partenze e anche caselle, ché proprio come le risorse della Madre Terra, non sono infinite non sono illimitate non sono senza regole.

La forbice non è digitale, ma quella delle ricchezze sempre più in mano ai pochi, già pochissimi, sempre di meno; ricchi alla nausea, egoisti accaparratori, nauseanti maleolenti: non sono astronomo, astrofilo sì, cartomante nemmeno, magari rabdomante a mia insaputa, sarà per questo che la cara preziosa antica Luna, anche Lei corrucciata perturbata, sta aumentando le distanze da noi; forse non abbandonerà mai del tutto l’orbita dell’ex Pianeta azzurro, nemmeno al cospetto di un nuovo Big Bang, ma il messaggio scritto nel firmamento con tanto di firma siderale (no pec, no spid) è a prova di equivoco, Ella ha deciso di mantenere ampie algide distanze dai bipedi.

Nella loro Turris Eburnea, padroni di fonti energetiche sempre più esose sotto ogni aspetto, monetario e ambientale, si illudono di conquistare gli Oceani del cosmo a bordo di ridicole navicelle; gusci di noce sarebbero più sicuri e preziosi: circondati da cyborg guerrieri e pietosi replicanti cibernetici del gemello oscuro di Ippocrate, negromante mercenario – non Ippocrate, il suo doppelganger criminale (doppelgangster?) – fabbricano inaccessibili farmaci, mirano all’immortalità, non sapendo che forse come fantascienza insegna l’immortalità sarà per tutti, noi, ma non per chi non seppe non volle, impedì con dolo, di condividere sorti e pane.

Se non avete mai visto recitare Joan Crawford, non vi siete mai nemmeno avvicinati al Grand Hotel del cinema, non avete mai assistito alla Danza di Venere, né udito il canto della chitarra di Johnny, un uomo chiamato chitarra, non ritroverete mai Baby Jane e dunque, giunti al dunque e alla fine della tiritera, mi spiace per voi, agnostici; potreste rimediare cullandovi con canzoni di Joan Baez o, letteralmente, rifarvi gli occhi con le opere di Joan, Mirò: Cifrari e Costellazioni per interpretare questo mondo che abbiamo capovolto, ma senza amore, Amore per le Donne delle Donne con le Donne e Amore per i compagni fratelli umani, temo che finiremo sui tetti a giocare con gomitoli assai ingarbugliati, insieme a gatti randagi, senza più riuscire a districare la matassa, senza più ritrovare il capo del filo.

Senza ritrovare le Parole, esaurite ormai, sdrucite da troppi decenni di maltrattamenti, violenze, depauperamenti: la vera Libertà nasce dalla testa, solo se sai se hai se sei intimo, con le parole, per immaginarla crearla costruirla; come la Bellezza, identico medesimo ragionamento, procedimento.

Bye bye Baby, Baby Jane – Totò Baby? – Lei Baby Jane, Nostro Padre Tarzan:

la strategia della Rupe Tarpea si impone, su scala globale.

Resteranno solo i migliori, i più forti, resistenti, adattabili tra gli Schiavi;

in attesa di un novello Spartacus.

Bye Bye: Bombay, per cambio nome ufficiale – Manuel Agnelli dovrai aggiornare testo e performance live – o forse era Bye Bye Pompei, fino all’ultimo lapillo? Ragioni storiche, indiscutibili.

Bye Bye Popeye, e non parliamone più.