Urban Wildlife

Pagina delle Oasi urbane, progetti di boschi cittadini nei salotti buoni dei centri storici, che non sono aree verdi con la puzza sotto il naso.

Puzza di smog, terribile coacervo mistura aerosol di gas tossici. Altro che vairus.

Boschi urbani civili educati educanti, aperti a Tutti: accoglienti salubri.

Non ennesima fanfaronata pre elettorale o frasetta a effetto per pescare con rete a strascico, in rete, qualche mesto pollicino pollicione, grosso pollo, alzato dai soliti quattro sostenitori mercenari; quartieri arborei, senza aziende inquinanti, senza auto, senza automi su zampe umane, ma non chiediamo troppo, ché già solo il miraggio di tornare a respirare aria vera nelle nostre cataTombe chiamate città, rinvigorisce narici, polmoni, sinapsi.

Dove? A Londra, su ispirazione idea progetto volontà del saggio naturalista David Attenborough (fratello minore di Richard, barone del cinema, premio Oscar). Forse esiste ancora Vita sul Pianeta, forse esistono ancora scatole craniche con all’interno cervelli vivi, non solo vegeti, soprattutto ricchi di neuroni, funzionanti e interconnessi anche senza fibra ottica, ma solo antica corteccia – degli Alberi – cerebrale. Ché non serve essere cerebrali per capire l’evidenza, in mancanza di aiutino dalla scienza pomposa ufficiale: potremmo salvarci grazie alla Bellezza, sì, quella della Natura.

Arduo sarà spiegarlo, farlo comprendere, metabolizzare con bolo alimentare, con bolo del Pensiero (dove sei Grande Nolano? Torna, se puoi) a certi politicanti, amministratori non solo di condominio, borgomastri indigeni, sempre gli stessi, sempre i soliti sospetti, famigerati, integrati al sistema della Morte Nera: traumatizzati durante l’infanzia, forse caduti da qualche ramo, forse sferzati da qualche Ent di tradizione e osservanza tolkeniana; così fosse accaduto, gli Alberi avranno avuto buoni e fondati motivi per punire certi discoli.

Discettare argutaMente di cibernetica, cyborg orfani di padri, linguaggi macchina arcani; la scuola sarà solo e sempre a distanza – tenga le distanze e parli come badi – ma i dialetti dei computer diventeranno materie obbligatorie, come le antiche lingue morte; filosofia dei codici, di diritto ma soprattutto binari, per treni 4.0 che possano farci raggiungere quote e stazioni più vivibili. I tanto celebrati algoritmi, ritmi algidi con infinite sequenze di 0 e 1 – altro dilemma: è nato prima lo 0 o l’1? uno per tutti uguale tutti (Totti per uno)? 0 per tutti uguale la grande universale O di Giotto? – sono neutrali come furbi banchieri elvetici o esprimono una propria volontà? Sono agglomerati, assembramenti numerici o numeri senzienti che contano più delle nostre vite? Il libero arbitrio gioca da battitore radicale libero o ha solo un valore simbolico, astratto, convenzionale? Esiste sul serio o incarna un mito, una favola bella per belle anime, anime belle?

Transizione ecologica ? Ho più fiducia nei filmati di Carosello, per vent’anni fucina e palestra di Talenti narrativi. Credo in Calimero, in Grisù e nel Caballero. Svolta verde, in fondo a destra o a sinistra? Bolla balla o bulla ipocrisia? Se non abbatte l’idolo della crescita senza limiti, resta l’ennesimo espediente del regime neo liberista, per sopravvivere, a dispetto dei fanti e dei santi.

Caro Franco, hai visto l’Etna? Vigoroso imperioso, ancora perennemente incazzoso: lava – incandescente – lapilli, segnali di fumo all’Umanità, giganteschi, auspichiamo che almeno così capisca il messaggio; seguimmo per istinto le scie delle Comete, Franco mio caro, ma non sempre indicarono la giusta via: talvolta, incaricate da Lord Oort, erano ed eseguivano missioni kamikaze; belle luminescenti affascinanti – come certe indecifrabili Cantanti sciantose di andati tempi e piano bar – ma letali. Sessantasei milioni di anni fa, non furono gli innocenti asteroidi, denigrati da una vergognosa campagna di diffamazione, a cancellare per sempre dalla Terra l’avanzata civiltà dei Dinosauri, ma una cometa, con annesso stravolgimento ambientale. Non così propizio: infatti poi da qualche particella residua e vacante, spuntò fuori l’uomo.

Per calcolo delle improbabilità, eone più eone meno, potrebbe giungere presto nel nostro sistema solare, allestito quale novello flipper cosmico, una Sua gemella: e si sa, chi segue la Cometa – non il razzo Comet di Capitan Futuro – sulla via non sempre lattea, come in una rutilante gigantesca roulette più o meno cirillica, sa cosa abbandona, ma a sua insaputa potrebbe andare incontro giulivo a qualche festa di massa, davvero epocale: non migrazione, né mutamento di paradigma economico;

solo Estinzione.

p.s. Coincidenze curiose: nella fascia principale, nel 1998, è stato scoperto un asteroide, battezzato dal Professor John Broughton, suo scopritore: 20403 Attenborough (da non confondere con Beverly Hills 90210).

Cime e tempeste

Pagina delle Cime, tempestose; non trascurando, né sottovalutando, quelle di rapa.

Rapa Nui e i suoi faccioni; Raperonzolo forse era una principessa, non in attesa di principe (o con nodoso mattarello occultato nella veste purpurea del Cairo); rapper ormai fuori moda fuori tempo fuori classifica, ché anche parole e loro connessioni sul mercato non acchiappano più, né like, né acquirenti.

Cime in tempesta di Alberi, fusti alti, alti fusti, rami, un tempo si stagliavano imperiosi contro il Cielo, oggi somigliano a braccia e mani imploranti, protesi arboree di questuanti, postulanti che non emettono postulazioni dotte, ma invocano pietà: le bestie umane, mentre insistono a fabbricare ributtanti campagne markettare su inesistenti transizioni ecologiche, abbattono a tutto spiano, in favore della solita schifosa economia fossile e cementizia.

Vorrei la cittadinanza onoraria di Alessandria, nobile urbe che fornì nobili natali a Umberto in arte e scienza Professor Eco, acclamato da Rose di nome, di fatto, di personalità e pendolini cosmo vaticinanti, più e meglio di quelli incerti confusi confusionari, ma divertenti, del Professor Trifone, amico del giornalista investigativo Tin Tin: con la lente deformante, soprattutto ipocrita e stupida del Mondo Dopo lo avete censurato per razzismo? Peggio per voi, ignobili fallocefali, non sapete cosa vi siete persi, cosa avete deturpato. Alessandria ironica, Alessandria davvero grande con e senza biblioteca, civica, capace con giusta distanza di dissacrare educatamente miti leggende pretesi pretestuosi pretenziosi sedicenti eroi.

Se non puoi spiegarlo razionalmente, devi narrarlo, il segreto è sempre tutto qui.

I cardini dell’Universo o Multiverso, sono ancora e sempre: atlantismo – Atlante resisti, non scrollare le spalle, Ti prego, almeno Tu nell’Universo; giustizia con la g minuscola, minuscola essa stessa, ridimensionata a beghe bagatelle di cortile tra comari non solo chiozzotte; Ambiente, il quale, come quel facoltoso veterano in punto di morte, mentre parenti più o meno prossimi, più o meno stretti, bisticciavano al suo capezzale per spartirsi l’eredità, in punto di orgoglio e di trapasso, disse: “Facciamola breve, datemi i calzoni, al Camposanto vado da solo!”.

Si sciolgono i Poli – non quelli del politicume italopiteco, purtroppo – si sbriciolano Ghiacciai e Montagne, però, come diceva il grullone toscano “state sereni”, nel 2050, o giù di lì, noi non ci saremo, ma avremo annullato ogni emissione, missione marziana, massone complottardo dinamitardo. Evvai!

Oggetti battono uomo più esseri viventi 10 a 0: 0 in condotta esistenziale per l’uomo che nel Mondo Dopo ha raggiunto il mesto traguardo di soffocare il Pianeta con miriadi di cose per la maggior parte inutili, però dannose, continenti di plastica tossica alla deriva nei Mari, automobili arrugginite, aerei dismessi, infiniti dispositivi elettronici accatastati alla rinfusa ovunque; tutta ‘robba’ (i Malavoglia e l’ossessione per l’accumulo) con obsolescenza programmata, non con smaltimento incorporato. Ottimo lavoro, uomo. Verrebbe da esortare: continua così, ma la sensazione è che la pacchia cominciata dal duo kriminal Margareth/Ronald sia giunta davvero ai titoli di coda e nella coda, si sa, c’è sempre il veleno, quello più letale, l’ultimo.

Sempre per la losca tradizione ‘vai tranquillo’ ché tanto l’ultima campanella trilla per tutti: potremmo affidare la distribuzione dei magici rimedi a giganteschi vaccinodotti planetari, le infrastrutture esistono – idea geniale non mia, di Massimo Bucchi, intellettuale figurAttivo – badando però a non scadere nel rischio di variante, bulgara.

Ipotesi alternativa: fondare l’ultimo grande partito di massa, Prima le Cose, considerato che sono in schiacciante maggioranza sul Globo; ipotesi alternativa bis, farebbe molto trend topic: l’elisir traumaturgico sia totale appannaggio – per menti appannate, imbarazzo della scelta – di chi lo troverà, custodito in un antico forziere, su misteriosa arcaica isola, non segnata su mappe di pergamena, sconosciuta perfino a Gogol Maps.

Può cominciare quest’Avventura andremo là, andremo là nella Natura, il Capitano Flint sorride a tutto sprint, forse il tesoro sta sognando già;

(L’Isola del Tesoro, Lino Toffolo)

scoprire, infine, che si trattava di una beffarda burla – forziere vuoto e/o inesistente, già trafugato – tipico divertimento di pirati corsari bucanieri, o peggio, verificare su sé stessi, con imbarazzanti effetti indesiderati, che l’agognato farmaco è solo una potente mistura tra dolce Euchessina, il confetto Falqui – basta una parola e sarai evacuato – e le salvifiche gocce di Guttalax:

se non debellerà l’idiozia, almeno purificherà gli organismi.

Abbiamo una banca? Servirebbe materia, grigia

Pagina del neo governo, lo squadrone – psico esecutivo? – che tremare il Mondo (del Prima e/o del Dopo) fa.

No, mai confondere sacro e profano, quello era il Grande Bologna del Presidentissimo Renato Dall’Ara che, alla bisogna, avrebbe acquistato il celeberrimo centravanti Amalgama, al mercato; perché i veri uomini condottieri capitani si mostrano nelle difficoltà, tra i marosi, mentre con carisma e piglio saldo rassicurano la ciurma: ‘sine qua non’, siamo qua noi e anche Nettuno rinfodera il tridente offensivo, si mette quieto in difesa e torna a dormire negli abissi, tra 7 guanciali, o sette Mari.

Qualcuno si lamenta, innalza mugugni e piagnistei: poche Donne nelle stanze dei palazzi del potere – potere è volere, chi vale vola, chi vuole che fa? – ma quelle ritrovate, riesumate, con rispetto cianciando, potranno dedicarsi ex novo alla ricerca dei neutrini vagabondi, dispersi sul o dentro i tunnel segreti del Gran Sasso, potranno compilare novelli calendari e fitte agende delle parlamentari, più di pria – per tacere di Priamo – le più belle del Pianeta.

Non è poco, senza polemica.

Next Generation, my Generation, Goldrake Generation, perché alla fine vince sempre Lui, ma anche contro Gundam, ottima alternativa, nessuno ce la fa; saltiamo a piè pari e anche dispari una generazione, come fosse una casella nel gioco dell’Oca – sacra al Campidoglio, eviterei passi dell’oca, di doppie S ne abbiamo piene le tasche e le fosse – e speriamo che qualcosa cambi, magari per il Meglio. Quando si invocano senza soluzioni di continuità, di contiguità, senza divieto di sosta, i migliori, le aspettative le richieste le istanze attingono alla sfera della Democrazia, o al consueto, desueto, ma sempre in voga con vogatore, famigerato balzo all’indietro, alle epoche del vertice di comando e imperio affidato ai pochi? Migliori, in termini dell’Assoluto, chissà: detentori però di ricchezze, conoscenze, appartenenze, in mancanza di competenze basterà; dovremo farceli bastare e garbare, anche in contumacia di equità, giustizia, libertà, gioia.

EU, esercizio utile: innovazione fa rima con tecnologia, oppure auspicabilmente – mente abile sempre auspicabile – gli unici veri progressi nascono da un patto tra generazioni, riconoscendo a quelle più giovani e recenti, rispetto dignità ascolto, confronto collaborazione, progetti comuni?

Caro Lino, Ti sottovalutavano in vita, Ti hanno forse troppo presto obliato, in morte: eppure Lancillotto 008 ed io, a bordo dello sgangherato side car, sappiamo che fosti Tu, solo Tu, a smascherare il perfido emiro Alì Ben Vist e il suo sordido complotto – come insegnava il buon Professor Eco, un bel complotto (8, simbolo dell’Infinito, più o meno infinito, più o meno leopardesco, dipende dalla cura della Siepe) non si nega, mai, a nessuno – fosti Tu a rivelare all’intera Umanità che lo scienziato pazzo Strana Mente confondeva i cervelli degli uomini con il virus della lingua Bà-Bà, balbuziente.

Aneliamo fughe nello spazio interminato, ma a tempo debito – ché ormai appena vieni al Mondo hai già le esili spalle cariche di gerle colme di balle di debito – sovrumani silenzi, silenzi irridenti, irredenti, denti silenziosi, al netto di fauci spalancate, bocche cucite: per rivendicare diritti e non disperdere acqua, oro blu sempre più raro e prezioso.

Sarebbe bellissimo se dopo, oltre il piccolo miserrimo spettacolo mortale, alla fine del Mondo Dopo, ci fosse Luce: da fonti finalmente ri pulite, sempre ammesso, senza concessioni dai bassifondi o dagli altoforni che tutti, nessuno escluso, abbiano saldato le bollette. Per non finire in bolletta, almeno durante l’epilogo.

Esultate, innalzate i vostri inni migliori al Cielo: sarà un San Valentino memorabile – come quello del 1929? – anzi, come usa nel Mondo Dopo, epocale! Il popolare stage di San Valentino 1929.

Popolo, gioisci: abbiamo una banca con dentro il più bravo banchiere dell’Universo!

Dentro – dentro la banca e dentro lo stesso banchiere, non chiedete come, né perché – c’è un Drago, a guardia dei forzieri, a prova di forza.

Sarebbe servita, servirebbe sempre, molto più di sempre, senza se e senza ma, una certa oscura materia, oltre ogni gradazione, oltre ogni sfumatura: Grigia, come certe eminenze.

p.s. Da una camera azzurra, immaginando che un viaggiatore solitario giunga a New York proprio durante il giorno dei morti e si avvii verso le sue future tre camere, camminando a fatica su neve sporca, invio a Te, bulimico Scrittore perfetto, bulimico amante della Letteratura e della Vita, il mio umile Buon Compleanno: grazie, Maestro Simenon.

Transumanza o transustanziazione

Pagina della transizione, ecologica però, perché ormai, a distruzione completata, siamo tutti virtuosi dell’Ambiente.

Transizione, transumanza, transustanziazione forse. I reali significati non li conosco, né l’origine etimologica; proverei, se siete d’accordo, con la trans posizione, letteraria letterale cinematografica animata: hai visto mai che cambiando punto di vista, in assenza di soluzioni, migliori almeno la prospettiva.

Nel 2021 anno II era CoVid abbiamo ri scoperto – siamo usciti allo scoperto siamo rimasti scoperti, causa plaid troppo corto – che l’ecocidio è ormai compiuto e non basterà riunire tutta l’Umanità dentro il famigerato salotto buono per trovare il colpevole; con cattiva pace dei vari indagatori di vaglia, delle meravigliose, inarrivabili Indagatrici. A questo punto, opterei per la soluzione Clauseau: abitiamo in castello medioevale a poca distanza, per caso avete a disposizione una ‘stonza’?

Siamo un puntino sospeso tra il nulla e l’infinito; nulla rispetto all’infinito, poco più di niente, rispetto al nulla. Riuscissimo a metabolizzare questa semplice realtà, saremmo anche capaci di egregie opere.

Invece ci illudiamo ci crediamo ci auto proclamiamo padroni, di cosa, non è dato sapere; tutto in comodato d’uso, per prime le nostre piccole esistenze terrestri. Il poi, si vedrà, forse: chi crede è beato, tranquillo; chi non crede, lo stesso: eppure in entrambi i casi, non riusciamo a compiere questa breve traversata, del deserto o dell’oceano, senza tormentarci, senza tormentare. Tormente a go go, fenomeni estremi, anche in assenza di colpi di genio, di ciaspole, gatti delle nevi (robotici), di baite d’emergenza.

Un compito a casa, uno solo e abbiamo fallito anche quello; la ‘transazione’ ecologica appare poco più che la pietosa, ultima inconsistente scusa dell’omuncolo fedifrago che continua a negare l’evidenza, la mascherina già consunta e ridipinta, male, di verde muffa, con la quale le multinazionali più criminali dell’Universo, balbettano per accreditarsi una ipocrita vocazione storica ambientale.

Ah, la Verità, composta di mille verità, cangianti più e meglio dei virus, le verità a soggetto, le verità opzionali, le verità selettive – come certe memorie, difensive o offensive – la nostra offerta di verità pret a porter è praticaMente illimitata; potete anche scaricare la app Aletheia.argh direttamente nei vostri device, per baloccarvi con le verità, adagiati comodi comodi sull’ennesimo divano in saldo del giorno, tutti i giorni di ogni anno.

Facile, come farsi eleggere in Parlamento dentro liste bloccate sboccate, come mentire tra applausi e cori da stadio – chiuso e vuoto – all’opinione pubblica, e se merita rispetto in quanto pubblica, resta in ogni caso opinabile, per definizione.

Vagheggiare un eterno ritorno allo spensierato consumismo senza limiti né confini degli anni ’80 del 1900, o battersi senza risparmio, senza quartiere né campanile/campanaccio per la rigorosa, esegetica applicazione della democrazia, come da dettato costituzionale del 1948? Dilemmi, non da pellegrini, amletici più di sempre.

Donne angelicate, fiori del male, affinità elettive o elettorali: Dante e Baudelaire, 500 anni di separazione e non sentirli, stesso collegio scolastico regionale mentale?

Siete già caldi? Siete già certi della certezza delle pene, se non di quella del Diritto? Siete già sicuri delle verità delle scienze? La Scienza, la summa o suoi derivati, offre Verità, incontrovertibili e indiscutibili – senza ombre di sospetti, senza ombra di lecito dubbio – o cerca un Metodo per affrontare di volta in volta gli ostacoli del cuore, certo, e soprattutto quelli del Mondo? Siamo così sciocchi e insicuri, disperati da credere che l’oggetto della sempiterna ricerca sia questa mitica verità? E se fosse – fusse che fusse – magari, il senso della scienza per l’avventuroso Mistero?

Adoro certe bugie, collegando i giusti punti puntini d’inchiostro, salienti, rivelano schegge di verità, come la narrazione: ci sono più spiegazioni logicamente rigorose nelle opere dell’ingegno narrativo o nelle dimostrate teorie scientifiche? Via al televoto e al sondaggio on line!

Caro Benjamìn, per capire davvero la fisica, meccanica quantistica cosmica, quante paia di occhi servirebbero, anche a spanne?

Magari, ne basterebbe solo Uno, per tutti: il Terzo.

Across The Universe (astenersi cosmonauti perdiTempo)

Pagina della para fuliggine cosmica.

Pagina del para flù, para sole, para vento, para tutto, meglio di certi gloriosi Ragni Neri dell’Antichità.

Zamora, Jashin, Cudicini, dove siete?

Facile vivere, potendo contare sulla certezza della Rinascita; o Rinascente, quella del Mondo Prima, a Roma.

Facile uccidere il Proprio Pianeta, depredarlo di ogni risorsa, violentarlo e offenderlo con le più furfantesche predatorie criminali strategie economiche, credendo di cavarsela con una bella migrazione dei soliti famigerati pochi – i peggiori, quelli autentici – su altre sfere celesti.

La fuga nello spazio non sarà un’opzione, resterà un’illusione per ricchi beoti: troppo comodo, filibustieri di bassa lega, risma dei sargassi, parassiti senza decenza.

Potremmo spostare la Terra, ma solo dopo averla risanata – cara vecchia Amica – doverosa opzione, imperativo categorico, sorta di equo spartito da suonare con contrabbasso, però dantesco.

Duemila miliardi di galassie, basteranno per trovarne una nuova adatta a noi? Senza prima cambiare l’Umanità, sarebbe comunque inutile ogni viaggio interstellare.

Qualcuno ha decretato la decrepitezza di Isaac Asimov, ma forse il padre della Fantascienza avrebbe qualche fondato motivo per obiettare, forse le date di certi romanzi le abbiamo superate, ma il contenuto, dubito. Anche sui reali progressi della tecnologia, resto scettico algido altero, un pessimo ottimista: resistono templi e cloache edificate millenni fa, crollano ponti gallerie autostrade ultra moderne, forse perché moderne all’eccesso.

Le legioni romane partivano per le campagne belliche – no allegre scampagnate, né follie da villeggiatura – e avanzando, mano a mano, costruivano strade ponti acquedotti; pare che alcuni di questi manufatti ancora resistano, bello sberleffo ai nostri computer ai nostri droni alle nostre intelligenze, materie molto artificiali, poco grigie.

Stiamo sgretolando anche l’Himalaya, i meno fantasiosi hanno incomodato, in comodato: facili paragoni – Pappagoni? Magari! – pronti all’uso e consumo, tanto tutti scrivono, nessuno legge, nessuno riflette si flette come arco mitologico; stessa tragedia del Vajont.

Di identico, restano l’avidità acefala del dio mercato, del profitto come unico comandamento, dello sfruttamento come unico strumento, vano suicida idiota; nell’illusione di domare soggiogare comandare a piacimento la Natura.

Allestite i vostri razzi, sarà più utile la zattera, quella della Medusa: gambe braccia fiato, e via andare, perché le miglia cosmiche fino alla prossima galassia saranno quasi infinite.

Qualcuno intanto per tenere alto il morale della ciurma e dei vogatori, legga ad alta voce Il vagabondo dello Spazio, mentre l’orchestrina recuperata dal Titanic – o dal Nautilus – strimpelli meglio che può Space Oddity.

Forse un giorno, arriveremo.

La vil razza umana arriverà a destinazione, ma come profetizzavano Cochi&Renato: dove arriva, se parte?

TorPedone, quartiere de’ Roma o degli Scacchi?

Pagina del: “mò, Tutti a bordo, fallo?”.

Siamo passati in fretta, in un lampo – dovrei citare un detto di Nonna Erminia: “la vita è un lampo, la Mona (Lisa?) un stampo!” – dal leggendario “ri salga (ah, ri Salgari…) a bordo, minchia!”, al suo contrario; perfetto o deleterio, ciascun lo sa, in cuor suo.

Pietà l’è morta, ma anche Dignità sembra prossima alla dipartita, o forse mai era arrivata a queste latitudini: meglio vivacchiare, da amebe umane e politiche, che sparire per sempre dai radar; prima il deserto degli Ascari, ora nonostante nuovi giganteschi torpedoni, non bastano le poltroncine: over booking di facce di tolla, over booking di partecipazioni al rito laico del lecchinaggio, pro deus ex machina di turno.

In attesa di immolare, su altari già imbrattati di macchie ematiche, anche lui.

Tutto secondo consunto canovaccio, unto e bisunto; compresi i classici bastian contrari, i quali recitano – maluccio, diciamolo, anche senza consultare il Mereghetti o il Cencelli – il ruolo in commedia dei contrari a tempo determinato, per non finire da sé Bastiani, trafitti dai loro stessi ridicoli dardi.

La scienza ufficiale, intanto, – anche gli scienziati dicono notevoli castronerie, sia chiaro – continua sulla falsariga dell’ultimo anno, il primo dell’era CoVid 19, il primo ma non ultimo del Mondo Dopo: tutto e il contrario di tutto: grande concorso a perdere, vediamo chi riesce a smentire.

Se il virus muta, perché non possono mutare con identica celerità, prontezza di riflessi sulle provette e analisi in laboratorio o speculative, le verità assolute della Scienza?

Igienizzare e disinfettare superfici e oggetti – come siete superficiali e materialisti – va bene, ma pare sia poco utile per contrastare il Morbo, lui viaggia alto, vola; meglio ricorrere (rincorrere) ai sani antichi metodi tradizionalisti delle Donne di altre epoche: aprire spesso e volentieri le finestre, aerare, giocare ariosi, sulle fasce laterali, sulle ali dei Sogni o dondolandosi, per i più trasgressivi e sperimentali, sulle corde di Aries.

Sedetevi tranquilli su un muretto a secco – poggerete le terga su un patrimonio dell’Umanità – sotto le grandi fronde di un Ulivo millenario (no millenial, sorry) – tra conati di cemento, ne sarà rimasto almeno Uno? – e aspettate, magari mille e non più mille anni: dovranno passare, prima o poi, Muli, Cavalli, Sufi danzanti.

Aria di Rivoluzione nei quartieri del Globo, le grida disperate, inascoltate dei rivoluzionari già condannati alla fucilazione con fronte rivolta ai muri di confini mai crollati; l’Europa dalle rivendicate radici cristiane si volta altrove, silente, mentre – nonostante i soliti aedi mercenari intonino la filastrocca dei 76 anni di prosperosa pace (pace formosa o Taiwan?) – le uniche canzoni sempre in voga, sempre in cima alle classifiche sono quelle delle belliche sirene d’allarme. Mentre Popoli migranti muoiono senza abiti scarpe cibo sotto la neve e sotto i colpi di gendarmi senza anima senza cervello, dentro lager approvati e consentiti dal diamante governativo centrale del paleo continente, alla deriva.

Lontano da queste tenebre matura l’Avvenire, avveniristico solare naturale; ridurre in polvere gli Astri, Stelle liofilizzate per rinascere a nuova Vita, Vita Nova dopo riti e salti quantici, Metempsicosi inarrestabile.

Partire, esplorare, comprendere; partire con il Torpedone, quello dell’Alleanza, quello luccicante delle Donne e degli Uomini:

Andremo per la vita errando per sempre” (La Morte di Tantalo, Sergio Corazzini),

sulla Carovana dell’Amore.

Grafite grafomani grafologi di Pace

Pagina Bianca, ancora: per accogliere segni disegni graffi.

Di matite, penne d’oca – anche pelle epidermide umana, quando le emozioni volano – intinte negli antichi calamai calami solai talami ipotalami, penne bic senza poesia, tasti meccanici dal rumoroso, vigoroso, ipnotico ticchettio.

Immaginate una classe delle Elementari, in presenza – che rivoluzione, che azzardo, imprese impavide – che annoveri tra gli scolari Sergio Leone e Ennio Morricone; è già accaduto, nel Mondo Prima, oggi farebbero fatica a incontrarsi, con gli svincolanti sfuggenti banchi a rotelle; magari potrebbero scontrarsi a un incrocio o ad una rotonda, non so se sul mare; sarebbe il ‘casus poieseos’ che originerebbe nuovi capolavori: Duello all’ombra del semaforo, Per qualche chilometro in più, Il bello il brutto il cattivo… autogrill.

Colonna sonora con ouverture di suoni raccolti sulle strade, stridor di freni – emotivi, mentali, persino etici – carburatori stonati, ronzii impercettibili di veicoli futuristici e api, a rischio estinzione.

A proposito, memorie dal grande Popolo dei Lakota: quando anche l’ultima ape sarà scomparsa sulla Terra, gli umanoidi non assisteranno allo scempio, cancellati dalla Natura per avviare la palingenesi il palinsesto, per rimettere ad arco acuto, opportunamente in sesto, le meccaniche celesti universali.

I Pellerossa e i Carioca che liberarono l’Italia: perché non rammentarli? Furono a migliaia, uomini e anche qualche donna: coraggiosi, guerrieri per la Libertà, propria e delle genti oppresse, pronti a immolarsi per la causa; forse perché avevano amaramente e dolorosamente imparato a proprie spese cosa significassero persecuzione, segregazione, sfruttamento; consapevoli, nonostante pompose cerimonie celebrative, che sarebbero presto tornati cittadini di seconda classe, sub umani, paria della Storia.

Si distinsero non per folklore, ma per umanità e generosità: nonostante fosse proibito da rigidi, inumani codici bellici belluini, condivisero il loro cibo, i loro pensieri, la loro cultura, attraverso canti e balli, in tempo di guerra.

L’homo è davvero humanus, sul serio annovera tra le proprie peculiarità genetiche l’humanitas?

Tra una ronfatina – sonatina?- e l’altra, sui banchi di scuola in navigazione o nelle salette della moviola per riavvolgere antichi nastri narrativi, ci fu chi compose capolavori dentro la propria camera oscura mentale e chi sempliceMente russò, senza sogni.

Che peccato.

Barattoli vuoti sospinti dal vento, carillon giù di corda, presse meccaniche, fruscio di banconote (note da banco o cattedra) – ma non avevamo eliminato il contante? il cantante o il pianista, no: galateo dei saloon – chi ha rivoluzionato gli spartiti, in prima battuta, primogenitura?

Morricone o i Pink Floyd? La risposta è sepolta, insieme ad arcaici vascelli cosmici, sul lato oscuro di Selene.

Vorrei anch’io poter cantare e danzare dentro il Cerchio delle Sette Virtù Lakota: preghiera, rispetto, compassione, onestà, generosità, umiltà, saggezza.

Magari insieme a tutti i Popoli di Buona Volontà del Mondo, insieme al grande artista Lakota: Tawoihamble Kpago, Colui che traccia i suoi sogni.

Anche Lui è un guerriero, un pittore guerriero che racconta attraverso immagini il passato, il presente, il potenziale futuro della Sua Gens, perché nessuno perda l’orientamento nelle sconfinate praterie della Terra:

le Sue uniche armi sono Matite colorate.

Faville e Piramidi

Pagina Bianca delle Faville.

Pagina bianca, terrore dello scrittore, creativo o meno; nel caso del meno, meno preoccupato. Bianca come sabbie del deserto, bianca come spiagge cristalline, Bianca, ma di Nanni Moretti, con gigantesco vasetto di cioccolata spalmabile, petit cadeu.

Pagina delle faville, pupille speriamo spalancate senza costrizioni all’arancia meccanica, delle Favelle, mute però in moto costante, delle novelle, attendendo senza attentati alla nostra psiche labile (psicolabile, psiche abile e arruolata, dalla Vita, per forza e per amore), quelle liete; finalmente liete, le più liete, lievi, da Liegi – Bastogne – Liegi.

Chè se hai dentro faville che fanno scintille, anche pedalare sul pavé, in salita Pantani, controvento nomade diventa meno arduo, complicato, dispendioso.

Non sottovalutare mai il potere dello Zero, dottore, cifra o linguaggio macchina, può annientare o rendere molteplici.

Non sottovalutare l’O di Giotto, per tacer di Cimabue, l’o dell’amato pio bove, lo oh di Meraviglia.

Fanciullino, questo non è un giogo, sia chiaro.

O come gli Okapi dell’Uganda, un po’ zebra, un po’ giraffa, molto a rischio per la stolida solida stupidità umana. Speriamo che la gran PadreMadre del Popolo Okapi faccia fuggire tutti i bricconi bracconieri che da bambini di sicuro non seguivano mai il Braccobaldo Show, né Woobinda.

Non è mai troppo tardi, a parte quando si emigra da una dimensione all’altra: Muhammad Alì, fu Cassius Clay, danzando e pungendo come un’ape farfalla, nonostante Parkinson fosse già dentro di lui, salvò una Vita; molte altre ne salvò, a casa sua e in Vietnam, quando rifiutò l’arruolamento e soprattutto la guerra come unico mezzo per dirimere litigi tra Popoli; eppure era un Guerriero, vero ma saggio. Soprattutto, un Uomo.

Candelora, ora della candela o waltzer delle colate di cera, illuminanti: se appare il Sole – così è, se vi appare – dall’inverno generale semo fora, ma se piove e tira vento, qualcuno che busserà a questo convento apparirà, di sicuro, concreto fisico, con tanto appetito.

Cartellino giallo al Popolo gregge compatto, tutti fuori dalle stalle, ché il mercato ha bisogno di noi e soprattutto dei nostri ormai esigui esangui risparmi; se però la curva finale, del cielo, della pandemia, o d’asfalto – vi asfaltiamo, ma solo se voterete per noi! – prima dell’ultimo rettilineo risale, diventiamo in automatico, per dpcm: irresponsabili, criminali, financo untorelli mercenari, mentre si dissolvono – dissolvenze virate in seppia o in nero di seppia – le ultime memorie manzoniane; le colonne infami o gloriose sono state abbattute dai nuovi seguaci della storia senza difetti, della storia incerta in quanto riscritta su tavolini a rotelle, da ignoranti totali con l’auto patente di moralità; storia a scelta dell’utenza virtuale del momento, storia minima senza memorie.

Viva la democrazia, viva i diritti umani, viva – resti vivo, se possibile – chi li difende, pochi coraggiosi e benedetti: in salsa birmana, putiniana, anche cinese, o del Katai in versione Polo, Marco; non dobbiamo, non possiamo protestare contro abusi e regimi, né pensare liberaMente, se i mega contratti economici sono più importanti e ingombranti delle vite umane. Questo il fardello ereditato da Mondo Prima a Mondo Dopo.

Pare che alle istituzioni internazionali deputate – depauperate – vada bene così. Del resto, chi può rinunciare a cuor leggero a vendere una modernissima, costosissima fregata corazzata in nome di qualche principio radical chic?

Che siate verticalisti o orizzontalisti, converrete che le foto panoramiche più incisive sono quelle prive di esseri, umani: la composizione poi verrà da sé, frugando nel campo largo tracce vestigia impronte delle opere dell’Uomo; una bella foto può essere considerata un errore? Certo, i trabocchi abruzzesi al tramonto costituiscono sempre un ottimo biglietto da visita, homepage o cartolina, ma vuoi mettere l’effetto che fanno con l’elemento di dissonanza, ad esempio una colossale piattaforma estrattiva, proprio là dove dovrebbero esserci solo mare sole cielo, forse Bellezza. Non ricadiamo nel ridicolo.

Le Piramidi con sullo sfondo una carcassa di centrale nucleare, struttura devastata diroccata abbandonata e ancora radioattiva, fumante, ancora molto radioattiva, sarebbero il top:

capolavori della razza umana o di qualche civiltà extraterrestre?

Pura genialità terrestre, idiozia davvero Extra.

In cauda, bagna

Pagina della Cauda, bagna, forse ostica da digerire, però migliore del proverbiale venenum.

Pagina in causa, in cauda, incauta: come e più di sempre.

Se telefonando avessimo finalMente un esecutivo, ma fico: in attesa del mega tampone per tutti, anale, ad libitum con o senza lubrificante, ma nell’ultimo anno del Mondo Dopo abbiamo sperimentato abbastanza.

Come sempre, cetriolone o tampone, la destinazione finale resta invariata: fondo schiena – The Black Hole – der popolo frescone.

Il rimedio sarà globale ma a costi variabili: carissimo per i poveri che come è noto sono sudici, fastidiosi e non si armonizzano bene con le scenografie. Superciuk insegna.

Enigmi lineari, in linea con il momento, on line anche perché le antiche centraliniste al limite li passano, ma non è compito loro risolverli; pizie oracoli veggenti, speriamo possano sciogliere ogni nodo da quelli nelle equine criniere, a quelli dei cavi della fibra buona, passando per la casa di Laocoonte – der conte? meglio soprassedere – ;

ma anche questa, sembra storia già vecchia e archiviata.

Parsimonia, Ragazzi: foste incauti e spregiudicati – molti anche i Pre giudicati, così all’Apocalisse risparmieremo sul tempo – sprezzanti e irriguardosi, quando qualcuno vi suggerì la saggia decrescita, illo tempore avrebbe forse potuto ancora essere, se non felice, almeno graduale: oggi invece, sarà immediata, traumatica, però un sacco avventurosa.

Parsimonia avventurosa e avventure parsimoniose, chissà cosa ne pensano capitani di 15 anni, o Sandokan e Yanez.

Attenti alle luci più vivide, attirano, attraggono in modo irresistibile, ma non è detto che siano fonti di calore; e se lo sono, chiedete alle Falene come rischia di concludersi il volo. In memoria di Icaro.

In memoria di Lorenzo Menegaldo, unico vero grande Artista floreale: era passato in modo travolgente attraverso gli Anni 80 del 1900, ma Lui era portatore geneticamente dotato e sano di eleganza, raffinatezza, bellezza; siamo più poveri, anche perché i suoi pensieri graffianti e originali donavano spesso e volentieri nuovi punti di vista, nuovi spunti d’ispirazione, spuntini di orizzonti nuovi e colorati.

Beati gli inquilini della Residenza Eden, grazie a Lui quel giardino da oggi sarà ancora più bello.

Sarò muto, come una tromba; anzi, come la Tromba di Nini Rosso, mentre intona il Silenzio più commovente dell’Universo.

Nell’Antica Edo, sayonara don’t stop, sayonara forever.

Haiku per Tutti, Tutti a comporre Haiku nel giardino dei ciliegi in fiore:

tentiamo anche questa, peggio di così, non potrà essere.

Se poi dovesse piovere, siano gocce di rugiada, benedetta.

Scherni schermi screzi

Pagina dello Scherno. Dello scorno, scuorno parte nopeo parte napoletano, corno, cornetto rosso apotropaico.

Telescherno, schermo nel senso di scudo – penale? infernale? – schermo blu, Paul e Nina sempre con noi.

Fermare in tempo il tempo per prendere il sopravvento – o la bolina? – restando, si badi bene, sotto coperta.

Sotto coperta, sotto copertura in missione, senza copertura, non solo ci sono rischi causa cecchini c(i)ehi in agguato, ma per mancanza di campo; difficile correre senza campo, difficile scegliere un campo, in assenza di campi; odiando gli ignavi, bisogna spesso operare una scelta di campo, nella Vita. Almeno una volta, optare per un campo: determinato preciso riconoscibile, o, in alternativa alternativamente, per una chiara metà campo. Meta visione, meta fisica, meta terrestre; terrestre a metà, l’latro 50% di natura sicuraMente aliena.

Seppelliti in siti litici per seppelliti, meglio se da una risata ridendo – a crepapelle – crepando dal ridere, ridere per crepare, in allegria. Le crepe poi, le cicatrici i tagli di Fontana, Lucio – non quelli alla sanità lombarda – o meno sono come medaglie, come i cerchi sulla parte interna della corteccia degli Alberi.

Il Fratello Maggiore ci osserva e ride forte di noi: si piccona da solo le parti intime perché ad alcune raffinatezze non ha pensato lui, costringerci a vivere in un regime autoritario globale con assonanze naziste – chi non le ode, lavi accuratamente i padiglioni – indicando come pericolosi manifesti razzisti poesie animate intitolate Dumbo e Aristogatti; le risate del Fratellone ci inseguono ovunque e dovrebbero risvegliarci dal torpore ipnotico, invece, peggio di Jim Carrey in the Truman Show senza The Mask (anzi, con), crediamo di essere responsabili, virtuosi attori di un capolavoro, di un kolossal… un colosso dai piedi di argilla che affonda nemmeno troppo lentamente in un oceano di letame.

Cloaca, però massima, a cielo inquinato.

Anche Frau Blucher ha preferito abbandonare questo irriconoscibile, poco frequentabile Mondo Dopo: auspichiamo che una mandria di indomabili puledri Le renda omaggio con un nitrito di rispettoso commiato, auspichiamo che nella nuova dimora, nei Castelli del Cielo, celestiali violini La consolino e La rallegrino, in eterno.

Obnubilare le pudenda per pudore o vergogna, ma anche la vergogna ormai è sentimento essenziale rottamato. Siamo prima europei o assordanti sorde sordide campane del nostro paesucolo natio? Meglio il borgo isolato assiso sulla collinetta o l’allargata affollata intruppata comunità, variegata come il gusto malaga, gelato quasi estinto come i Poli terrestri?

Screzi screziati, scherzi da prete o da marinaio poco importa, screziare la debole fragile eterea tenuta sociale, in nome dell’auto propaganda, della auto promozione del sé strabordante, mercanteggiare il proprio nulla e indossarlo, meschinaMente.

Più facile fronteggiare mostri e draghi, sconfiggere nani e giganti di molto adirati, che avere ragione, ridurre a ragione, ragionare con il Male, quello virale in quanto interiore, congenito.

La Grande Risata finale ci seppellirà certo, ma siamo davvero duri di comprendonio e financo a perire.

Pere sì, Williams, con Maraschino.