Neurospar

Pagina del Natale vicino, nel senso di Natale prossimo, non insopportabile confinante di casa;

tutti in fila da Neurospar, tanto il virus intellIngente non accende focolari durante lo shopping.

In offerta, strepitosa stRenna natalizia: sedie elettriche – ovvio – scontate del 50%, caschetti 4.0 massima sicurezza con cintura di forza incorporata per trasvolatori sui nidi del cuculo, stivali delle sette streghe, per sabba natalizi, ai confini del ‘circo’ (po)polare artico, ai confini della realtà.

Navigare con Marco Steiner, quale nostromo letterario, verso la Terra del Fuoco, per riscoprire il dramma e soprattutto il dono di Prometeo; naufragare verso un’isola tropicale, osservare una impossibile aurora boreale con tutte le sfumature del blu e del viola, mentre dal mare emerge una roccia a forma di pugno che stringe un rigoglioso Albero della Vita, con ampie fronde formate da miriadi di foglie, dipinte con tutte le tonalità della clorofilla.

Si riuniscono ampie fronti vetuste, inutilmente ampie e inutilmente antiche; ormai abbiamo capito che il documento finale sarà il solito compromesso al ribasso, compromesso ribaldo, compromesso di cui si vergognerebbe un vero filibustiere dei sargassi; compromesso di persone avariate, compromesse con il regime fossile, rovinate ormai dai troppi compromessi, mentre il futuro di ogni generazione è compromesso, segnato da migliaia di ipocrite, fatue promesse.

Senza vestigia, senza mano umana, lasciare che sia la Natura a ingegnerizzare il necessario mutamento del Pianeta, unica vera soluzione.

Come accaduto 60 anni fa nel Regno Unito, perché esistono anche notizie positive, come segnalato dalla professoressa eco attivista Maria Rita D’Orsogna; un gruppo di scienziati britannici, veri scienziati, decise di avviare un progetto sperimentale di riconversione, ante litteram e molto prima che tutto venisse riverniciato da una falsissima patina verde: un campo agricolo da solo senza interventi non richiesti ha rimesso a posto ogni cosa; non come in alcuni centri urbani indigeni, ove le municipalità vantano immaginifici record di piantumazione arborea, ma la qualità dell’aria resta mefitica.

Un vero Artista è partito, celebriamo l’Artista e con ipocrisia la sua indigenza finale, forse fatale, quasi a dimostrare, in modo plastico e crudele che le passioni autentiche arricchiscono l’anima, ma difficilmente generano agi materiali e profitti pecuniari; Dino Pedriali era così, con le sue immagini scavava nelle anime nude, per questo le foto in bianco e nero dell’amato amico PPP destarono scandalo, perché il corpo nudo e crudo – poco prima della pianificata mattanza subita – del Poeta che aveva capito e individuato i colpevoli della distruzione della repubblica democratica e della convivenza civile, rappresentava il più potente atto di accusa e disvelamento dei crimini e degli abusi, di tutti.

Ora, di nuovo insieme, potranno creare capolavori, nell’Iperuranio delle Idee.

La corsa dell’Umanità per la conquista della sedicente pietra filosofale – una a caso – è diventata parossistica, parodistica, paradigmatica della poca sensatezza di certi miraggi – forse abbagli – più e peggio della corsa all’oro sulle rive dello Yukon, laggiù nel Klondike.

C’era più poetica razionalità, concreta speranza nella danza con le forchette e nel pasto senza cibi di Charlot, con le scarpe lise e bucate, che negli ultimi due anni della parabola degli uomini sulla Terra.

Nuovi virgulti di neuroni – vigorosi freschi fantasiosi – non li troveremo in offerta sugli scaffali del supermercato di quartiere o di periferia.

Né all’interno di panettoni farciti, sempre più industriali, sempre più cari e indigeribili.

E se mai a qualche malpensante sorgesse il dubbio che le nostre menti possano essere un po’ bacate, tranquilli; la risposta per gli astanti pubblici o meno, è già stata elaborata da Randle Patrick McMurphy:

no, le nostre menti sono/sarebbero meravigliose stupende macchine, della scienza.

La rivoluzione delle Api

Luci a San Siro, Golden Rivera da un po’ non segna più, almeno non con il pallone.

Fuochi piccoli nella nebbia densa come maglia di ferro, fuochi ai bordi delle strade, fagocitati dal vecchio che avanza come torma militare, fuochi nel porto, invaso dalle nebbie mefitiche, più che da Migranti.

Luci della Ribalta e anche – cara a Fabio il Narratore, quindi ai malati di Narrazione – luci della ribaltina per scrivere di notte nella notte sulla notte e chissà se basterà viaggiare fino al termine del buio e all’estremo limite del Mondo Dopo, per non cadere di sotto. Confidiamo nelle possenti spalle di Titano.

Se girando un film in un’area protetta, spettacolare esteticamente, funzionale alla bisogna, comparissero i No Ciak, come dovrebbe reagire la produzione? Intanto, qualora la pellicola si rivelasse un flop al botteghino e sul successivo mercatino di riparazione delle web tv, avrebbe pronti infiocchettati auto immolati i capri, quelli espiatori; fanno sempre comodo e anche tanta compagnia, in questo incomprensibile – oddio… – Mondo Dopo.

L’Universo conosciuto segnala la presenza – all’improvviso uno sconosciuto alle porte della Via Lattea! – di decine di Pianeti potenzialmente più ‘abitabili’ della cara, vecchia, obsoleta Terra: del resto, qualche anno luce di cammino in più o in meno quale differenza potrebbe mai fare, con la prospettiva realistica dell’Eternità, partendo da qui, adesso?

Geppetto parte per un tour, un povero diavolo come tanti; costretto dalle ristrettezze della vita grama a sostituirsi al suo burattino – o al sogno di realizzare un burattino di legno, un sorta di surrogato di un figliuolo vero – per non disperdere le memorie del sottosuolo (auguri Fedor Dostoevskij), ché senza più parole, nemmeno una briciola di verbo nelle tasche tarlate, diventa complicato capire esprimere creare il mondo, almeno il proprio piccolo mondo, sempre più antico.

Un tour senza lusso senza nastrini senza lustrini, con altri demoni disperati, come lui, un tour da pagliaccio, triste, stralunato surreale; per questo, bersaglio ideale di scherno beffe canzonature, delle genti senza cuore.

Affacciarsi alla finestra, notare i tizi della finestra di fronte, indistinguibili mentre di sera fumano placidi guardando il Mar Nero; scrivere lettere dopo avere aperto la ribaltina, scelto con calma carta pregiata, penna e inchiostro poco simpatico, ponderare le parole delle missive da spedire alla famiglia, ideale, e soprattutto al mio giudice, non so se a Berlino o a L’Avana; accorgersi, alzando gli occhi ad un compatto gruppo nebuloso grigio sporco, quanto somigli alla neve sporca, nella quale affondava piedi senza stivali il viaggiatore solitario del giorno dei morti. In attesa di tornare all’hotel, quello della Natura.

Scoprire che gli scherani del sultano vietano le manifestazioni di protesta, in quanto gli assembramenti arrecherebbero nocumento all’economia e alla salute pubbliche; categorico invece, non vietare gli assembramenti sui mezzi pubblici e sulle stesse vie viali piazze dei centri urbani, propedeutici all’acquisto compulsivo nei negozi; logica ferrea, logica scientifica, tanto come dice Kristina di Romolo e Akira, i virus, educati e pazienti, ci attendono alle uscite.

Robert, forse non lo sai: i due tizi che millantano di avere inventato la tua tecnologia farmacologica nuova, ora che i dubbi sull’efficacia del rimedio contro il primo – l’apripista, il battistrada, lo scalda pubblico, l’avanguardista – dei bacilli dell’esercito virale dell’era pandemica, si stanno moltiplicando in ogni angolo, pertugio del Globo, con ammirevole tempestività, annunciano alle folle la possibilità – tra cinque anni, dopo opportuno, necessario piano quinquennale – grazie a loro (ovvio) di sconfiggere il cancro e l’Alzheimer; così Geppetto non solo tornerebbe alla vita, ma di colpo, ritroverebbe tutte le parole dell’Universo.

Nel frattempo, i due tizi – il Gatto e la Volpe, falsi invalidi nella satirica versione degli Oblivion – realizzano nuovi ricavi record, grazie alle azioni quotate in borsa, non quella di Ippocrate ed Esculapio; gli eredi del buon Sabin, intanto, masticano amaro e danno del fesso al proprio illustre antenato.

Pretendo una task force di Biovigilanza attiva e la pretendo formata da esseri superiori e di comprovata, certificata competenza: le sacre Api, Sentinelle della Biodiversità!

Pretendo la Democrazia, non quella del V secolo di Atene, quella delle Api, vere amiche dell’Umanità, capaci con rito collettivo di scegliere ogni anno il programma politico migliore, per il bene comune.

L’ecocidio è solo un complotto inventato da ambientalisti radicali? Cosa sareste disposti a fare – anche commettere omicidio? – per scongiurare l’ecocidio? Serge Quadruppani, Amico del commissario Montalbano, docet.

La rivoluzione delle Api è pacifica:

chi adotta un’arnia, salva tutto il Mondo.

Pochi eretici guerrieri

Ancora domande, sempre domande, domande su domande

Chi erano le tre (una e poi trina) Parche – attenti a non confondere e sostituire le vocali, per non incorrere in equivoci imbarazzanti, si sa che gli abitanti dell’Olimpo sono suscettibili – figlie di Zeus (siamo sicuri? senza offesa) e di Temi, senza tema di smentita? In Omero erano Una, forse causa vista incerta offuscata, Omero parco – non fatevi venire in mente quesiti da porci – Esiodo munifico le aveva triplicate, ma la Triade di sorelle incuteva timoroso rispetto, deferenza allarmata: la filatrice della vita, la fissatrice della sorte e la irremovibile fatalità della morte non suscitavano, né riscuotono clamorosi consensi popolari.

Se siete uomini e amate le Donne, non sussurrate alla vostra compagna – Tesoro, come sei parca stasera…

Finale a sorpresa!

Nemmeno oggi, immersi come siamo in continui ininterrotti bollettini epidemiologici dal fronte globale, ci siamo appassionati alle funzioni professionali delle Parche; viviamo o tentiamo di sopravvivere sul continente più fedele al magico rimedio, eppure, come strillano araldi di ventura (aedi mercenari causa mercede pro domo loro, loro dei committenti) pare che si stiano sviluppando focolari, un po’ ovunque: chi scatena i focolari sono dunque modernissimi Lari e Penati – la faccenda e i gomitoli s’ingarbugliano nel guazzabuglio della vita post qualcosa – ossia protettori della salute della sicurezza della sacralità della casa e della famiglia?

Essere confusi è lecito, talvolta, riannodare il bandolo – mai le bandoliere – pura cortesia.

Senza magico rimedio si muore, ammonisce Sauron, con il suo unico occhio infuocato (serve un buon collirio) – nel paese dei Ciechi (si può dire ancora o il Kollettivo Omero farà causa?), il briccone con un occhio solitario diventa imperatore – espierò in ginocchio sui ceci, ma, scriba arcaico, sono rimasto abbarbicato alle poche traballanti (in)certezze del Mondo Prima: soli si muore, senza l’Amore.

Qualcosa che dovrebbe proteggere e protegge poco e male, deve essere reso obbligatorio dallo Stato laico religioso, anche nei confronti di chi non lo vuole – obtorto collo, collo torto, ho davvero male al collo – in modo da proteggere i presunti già protetti; in ogni caso, se questo qualcosa che non protegge, protegge poco e/o per poco tempo, oltre a non proteggere, innesca reazioni avverse con danni gravi e/o letali, dimostra che in realtà funziona, perché stimola una risposta. La logica c’é? Trovatela Voi.

Fare è sempre meglio del non fare???

Non sono laureato, né negli atenei prestigiosi italiani, né nelle strade della vita, né nelle università telematiche, forse per questo non riesco a comprendere l’altissima, finissima, sopraffina logica dei Cerusici dogmatici (super) che questo ci raccontano. Invoco clemenza e perdono, dalle Parche e dalle Muse, altre figlie di Zeus, assai prolifico. Magari con l’intercessione di Duse, Eleonora, Vate permettendo.

Tutto quanto fa spettacolo? O, tutto quanto, tutto sommando, fa spettacolo?

La nuova frontiera del marketing, la guerriglia inurbana contro il cliente; se il prodotto è difettoso e/o inefficace la colpa è dell’acquirente che viene condannato a restare in casa, con lo stigma sociale sulla porta, condannato a pagare una esemplare sanzione pecuniaria, per consentire alle aziende infamate da questi utenti finali meschini e insulsi, di perseverare nella fabbricazione di altri prodotti, ancora più scadenti; ma con appeal e promozione, istituzionali e garantiti.

Pochi eretici guerrieri, della notte, soprattutto nella notte, cercando il Cavaliere Oscuro, magari per un semplice salto giù al bar dei Phillies, per due chiacchiere rilassanti, o per un iconico selfie.

Pochi eretici e Guerrieri, testimoni consapevoli, al cospetto di testimoni inconsapevoli, di quanto accade nella realtà, di fronte ai loro stessi nasi.

Pochi eretici guerrieri, pochi di sicuro, retti ancora meno, eretti nel senso di verticali: una risicata minoranza, rumorosa assai – come dicono malelingue velenose, spargi calunnie – causa scricchiolio delle ossa, perché, fatto scientifico notorio, camminare verticali, soprattutto contro vento, contro mandria, contro corrente:

affatica, consuma dolorosamente spina dorsale e intero sistema scheletrico.

Per ovviare, meglio un perfetto regresso involutivo: quadrupedi e passa ogni paura (strisciare, meglio ancora).

Hanno sconfitto per noi Povertà e Morte (e nemmeno siamo grati)

Pagina della Gratitudine per la Gilda degli Alchimisti.

Pagina dovuta doverosa categorica: il lieto annuncio è stato dato ai Popoli, ma non tutti hanno capito la portata – quante portate, figliuolo? golosaccio! – del dono del miracolo che ancora una volta in questo Mondo Dopo ci hanno offerto, un miracolo da mostrare, all’Universo.

Hanno creato dal nulla il pillolo, pardon, la pillola che al 98% di efficacia sconfigge la Morte; avete capito più o meno bene? E’ così, nessuno dubiti, non siate premeditati, come contro i magici sieri: lo stesso Cavaliere, Antonius Block, di ritorno – ah, l’eterno leggendario ritorno del Cavaliere – da una qualche crociata, contro qualche infedele, ha commentato con pura gioia celestiale, finalmente potrò vincere quella dannata partita a scacchi, cara Morte stavolta ti farò nera.

Come dite, l’efficacia sarebbe più bassa? Incontentabili, pensate alla sicurezza.

Nel frattempo, il Re del Mondo – sicuri si tratti di lui e non di un usurpatore, malfidenti in servizio permanente affettivo? – ha spiegato le strategie elaborate per salvare il Natale; dal consumismo devastante, di stampo prettamente neo liberista? No, sciocchini: dalla pandemia dei non inoculati. Minoranza risicata – come certi pulviscoli partitocratici che mandano a rebelot (non confondere con Rebelote, il Ribelle) i magnifici lavori parlamentari – molto rumorosa, assai fastidiosa; se di minorati, ancora pardon, di minoranza si tratta, come può innevare innescare innervare una pandemia? Infedeli reprobi eretici, non sottovalutate, mai, le pandemie acustiche, inquinano e frantumano, perfino e in particolare i covoni, nei campi superstiti.

La Mega Gilda – un sogno, una autentica icona sexy, Rita H. – la Gilda delle Gilde dice che per disintossicare il Pianeta e salvarlo – soprattutto da noi, ma non credo, perché la soluzione dovrebbe essere radicale, moltissimo assai – dobbiamo piantare (non nel senso di abbandonarli) almeno mille miliardi di Alberi; oibò, si potrebbe nella parentesi temporale considerare l’ipotesi di smettere di massacrare quelli che già vantano solide radice dentro la Terra?

Magari aiuterebbe la Causa anche smettere di produrre quantità infinite di oggetti inutili però inquinanti, come se già il Domani fosse trapassato, trapassato come il duo horror Tatcher – Reagan: il loro liberismo senza limiti è molto più di una spada di Damocle, sull’Umanità.

Come racconta il Teatrante Sublime, Marco Paolini: nella continua sfida tra Amigdala (la nostra preziosa ‘Mandorla’ cerebrale che contiene l’equivalente del senso di ragno per SpiderMan) del sistema limbico e la regione frontale del cervello, 9 volte su 10, Essa trilla per ataviche reminiscenze di preistoriche inisdie, ma nell’unica volta che ci scuote a ragione, quella è la ‘buona volta’ che ci ha consentito – forse senza meriti – di giungere fino all’antro dell’Antropocene del Mondo Dopo, mentre sono stati condannati all’estinzione animali avanzatissimi, quali i Dinosauri.

Oggi siete più svagati e bighelloni del solito solitario – non l’Anellide, senza più compagnia in quanto troppo vorace – non avete nemmeno ringraziato il Gerarca supremo per la sconfitta della Povertà; sarà infine giunto il momento di denunciare che questi poveri sono sudici, sono loro i principali responsabili della lordura del Globo, con tutte le loro inaccettabili pretese a mani tese – vuoi mettere l’eleganza di certe braccia tese, inguainate in neri guanti di pelle, in nere essenziali divise marziali – mandano in crisi il magnifico sistema economico globale;

bravo Gerarca, sia lode a te, a te la vita eterna per la guerra senza confini ai poveri, così debellerai anche l’annosa questione della sovrappopolazione.

E della stringente penuria di risorse.

Cut up, Tarzan, Piave

Pagina del cut up, del check up, del kechup.

Jungla e dintorni, Tarzan con il coltello, tra i denti – difficile saltare da una liana all’altra e anche emettere il potente grido di richiamo per gli amici Animali – Batman nella notte, nero pipistrello, molto elegante e poi, si sa, il total black sfina ché con l’età anche il povero pipistrello di Wuhan avrà qualche maniglia dell’Amore, nella sua spelonca;

William S. (mi interrogo sempre sul misterioso complottistico significato di queste maiuscole con il punto) Burroughs cosa penserà, cosa inventerà, cosa scriverà, per noi?

Rimpiango tutto della mia vita mortale, anche quegli improbabili barrocci baracchini sghembi e sgarrupati, anti pandemici per forza e per miracolo etilico, parcheggiati in servizio continuato senza alternative, all’esterno degli stadi – mitologiche arene del Mondo Prima, atte a ospitare eventi sportivi e/o artistici, per il sollazzo baloccamento delle folle da distrarre dai temi importanti – con friggitrici sempre pronte a sfrigolare sanissime ciambelle o griglie di Vulcano, mai pulite mai disinfettate, per potenziare al massimo i sistemi immunitari, ove sfilavano trionfi di hamburger e hot dog, ripieni traboccanti esplosivi di check up (quello, nel caso qualche ora dopo l’ingurgitamento) anzi kechup e maionese di dubbie origini.

Mi è apparso un Angelo, ha sussurrato parole arcane; non al Cane, a me. Parole astruse incomprensibili inimmaginabili, per il sottoscritto scrivente: anche perché di solito il Messaggero sono io; certo, lavoriamo per ditte di posta e telecomunicazioni concorrenti, però: attento alle rivoluzioni, attento a chi promette di cambiare tutto – soprattutto in un/con un click (potrebbe trattarsi di suono onomatopeico del grilletto di una Colt45) – attento a chi la butta in caciara senza condividere pane e caciotta, attento agli spargitori effonditori di ammuina; rivoluzione è sì cambiare, tornando però alle Origini, ai Valori fondativi.

Innovare ma conservando le Basi, potenziando la Memoria: dei neuroni e degli anticorpi.

Avviso ai medicanti, ai naviganti, agli inquisitori in servizio permanente effettivo: anche i bersagli mobili, prima o poi, nel loro intimo s’incazzano; o si scassano, questo evento sarebbe da considerare peggiore del primo: un fortunale – chissà quanto fortunato o foriero di doni – si sfoga da solo, si esaurisce e si consuma nella sua stessa furia, un vascello avariato, naviga pazzo e pericoloso, incontrollato ingovernabile, per il vasto Mare.

Finire come Mastro Geppetto, incatenati al letto, con i pensieri fuggiti dalla testa come un nugolo di galline dall’aia; non sono cattolico né marxista credo solo alle poche cose che mi allietano la vita, credo nell’acqua e nella luce del Sole, nelle rondini e nelle lucciole che nonostante l’ecocidio si intestardiscono a tornare; mi guardo dentro la crisi e vacillo sul nulla, sono solo un corpo e come corpo morto, prima o poi, cadrò; ci vorrebbero nuovi geniali racconti dal confine, dai confini tra noi e l’irrealtà; Costanza tu sia marchiata o meno con l’infamia degli ominicchi, necessiterei di carta, penna d’oca sul cappello che noi portiamo, inchiostro nero virato seppia, calamaio, meglio sarebbe Calamandrei: abbattere ogni gerarchia, iniqua opprimente oppressiva, per instaurare un costituzionalismo sociale;

inutile negare, negare sempre, soprattutto le evidenze, la Verità non ci piace abbastanza, non è resiliente, non incrementa il pil, non garantisce la verde transizione, non è sexy;

alla patria, preferisco Madre Gea, alla nazione, il Mondo paese.

Sarò disertore, eretico, ma al falò delle vanità dei guitti di regime, anteporrò sempre e comunque La Leggenda del Piave, la sacralità di quella canzone, baluardo della nostra memoria e delle Vite di quei Ragazzi, Ragazzi per sempre.

A Loro insaputa.

Intelligenza, virale

Un brindisi all’Intelligenza.

In alto i calici, inebriamoci con lo spumante spumeggiante – anche la spuma della Trinacria sarebbe manna – e dedichiamo i nostri hurrà e le nostre benedizioni, i migliori auspici, anche senza aruspici in attività perenne, all’Intelligenza, virale:

lo diventi, che si diffonda come un virus pandemico, senza necessità di siero immunizzante a bloccarne la necessaria, salvifica circolazione massiva ecumenica.

Immune, non solo legibus solutus, sed etiam, virus solutus: eppure su un lemma di latina derivazione etimologica, le migliori menti si spaccano a metà in fazioni – frazioni, particelle, monadi ideologiche – si spaccano come mela trafitta dal dardo della giustizia e della libertà, vibrato scoccato dalla balestra – servirebbe una vera balestra per allenare le menti intorpidite – dell’eroico Guglielmo Tell.

Elvetico conquistare di dame e fanciulle, rinomato affabulatore – William… Tell a good story, please; thanks a lot – forse confondo l’arciere ribelle con il gentleman della racchetta, ma in fondo, quale differenza potrebbe fare nell’economia della nostra vicenda?

Quell’oscuro oggetto del desiderio, quella grigia eminenza virale intellettuale nell’inverno prossimo venturo del nostro scontento, prossimo venturo ma in piedi da quasi 24 mesi: riposati, vai in letargo, cosa ti costa?

Il booster fa ingrifare gli italopitechi medi soprattutto perché cultori di anglismi e esterofili per ontologia (ah, se solo avessero almeno una volta sfogliato le loro antologie scolastiche…), non hanno idea di cosa significhi: credono si tratti di un qualche futuristico marchingegno senza ingegno della transazione verde muffa, buono per potenziare l’auto iper inquinante, ma con bollino verde e trasformarla nell’Enterprise delle autostrade colabrodo del Belpaesotto.

Quando le opposte opinioni delle opposte fazioni, ma anche dei faziosi partigiani dello stesso quartierino collidono dopo eccesso di furore ideologico – sturm und tank – gli effetti rischiano di confondere o alimentare situazioni imbarazzanti grottesche farsesche: il grande capo della tribù degli alchimisti del Dogma dice che i non inoculati contribuiscono alla risalita del contagio, ma l’esperto globale di epidemie sostiene non sia possibile, causa lasciapassare delle libertà che ne limita ormai spostamenti autonomi e incontrollati. Come la storiella del lupo che in cima alla collina ringhiava contro l’agnellino alle pendici accusandolo di intorbidare la fresca acqua del ruscello; chiare fresche intorbidite acque ove più che le membra dovrebbero posarsi e rinfrescarsi molte menti e molte favelle, molte lingue triforcute.

Caro Epaminonda – Epam, in onda! – non sono Africano, non posso dunque lodare e amare la Culla dell’Umanità? Questo politicamente corretto vorrebbe ripulire a tavolino il linguaggio, l’Arte, la Storia, ma avvelenando le fonti delle Parole con varianti letali in quanto ipocrite, sparge solo un po’ di inutile cipria sulla Realtà, conservando intatte iniquità e ingiustizie.

Comunque, mio Padre è nato in Africa, tié!

Il paladino della Costituzione è il re dei complottisti, vede anti fantascientifici in ogni anfratto, in ogni angolo, ma poi si fa sfuggire dinanzi al naso il nemico di Alberi e Indios dell’Amazzonia, invitato alle cerimonie e alle cene istituzionali, come fosse ospite di riguardo; chissà se prima o poi lo zio d’America, citrullo ma multimiliardario , si deciderà – è un buon bisniss! – ad acquistare dal cavalier Trevi, l’omonima celeberrima fontana in Roma: prima che la pseudo cultura del cancellino ne cambi la denominazione e vi faccia affogare Anita e Marcello.

Materia grigia vulnerabile, intelligenza come acqua e pane:

che Tu sia emotiva motivata motivante, sbrigati a contagiarne, più che puoi, a più non posso.

Meglio ancora: organizziamo carbonari intelligence parties, con Ospiti d’onore cervelloni e lasciamoci infettare, Tutti.

Intelligenza, finalMente virale.

Fai della Zucca la tua meta

Pagina delle Zucche, per restare sempre sul pezzo.

Zucche, prelibato frutto di stagione, sinonimo e contrario di scatole craniche, con polpa grigia invece che arancione, più o meno presente, più o meno gustosa, più o meno polposa. Talvolta nelle scatole craniche puoi ritrovare solo altre scatole, vuote, matrioske mentali, senza sorpresa.

Messer Zuccavuotadiborgo vorrebbe rifilarci o infilarci dentro il suo mondo vuoto artificiale; dopo le facce senza libri, dopo autobiografie vuote spurie di protagonisti, l’involuzione finale: tutti prigionieri del grande nulla, ove ogni presenza è virtuale, ove tutto quanto appare è solo entità fantasmatica – anzi, magari – caro Marco, una sola rossa foglia d’acero, con le sue nervature meravigliose, pura arte naturale, fa scomparire i tuoi micro ambienti di bit, binari o quantistici poco importa.

Rassegnati, hai perso la sfida, prima della partenza.

Anche perché da Metaverso, a Mataverso, spesso è un attimo.

Raggiungere poi la Meta non è da tutti, non è per tutti: mille metri di altezza in Abruzzo, la ricompensa il panorama tutte le delizie locali l’ospitalità calda e amichevole dei circa 300 abitanti; poi si sa caro Burt quella sporca ultima Meta può costare lacrime e sangue; anche il cantautore ringrazia per l’inattesa campagna promozionale mondiale, in questo caso fortunato a costo zero, per una volta davvero.

Comunque, caro Marco, tu che non so quanto degnamente porti lo stesso nome del Polo che spesso andava in Katai, dovresti rammentare quanto cantava poeticamente Frankie, un po’ fissato nella volontà di recarsi a Hollywood Land: make Love your Goal, per i meno abituati – non per i meno abbienti, Loro lo sanno da sempre – fai dell’Amore la tua Meta.

La differenza di passo tra gli uomini nativi delle Americhe e quelli occidentali usurpatori: i primi sfiorano il terreno per rispetto verso Madre Gea, i secondi lasciano pesanti impronte, non solo ecologiche come chi si crede padrone del tutto, mentre basterebbe ogni tanto alzare gli occhi al Cielo per percepire la nostra insignificanza rispetto all’Universo. Antropocentrismo non solo demodé usurato sorpassato, anti storico anti razionale anti Legge universale: non siamo unità di misura del Tutto, casomai dell’infinitamente piccolo, infinitamente transeunte; non siamo pietra emiliana miliare d’angolo nemmeno della Via Emilia, tra la pianura padana e il Cosmo infinito.

L’armata dei fiumi neri in Sicilia, a cominciare dal Naro divenuto nero – non si pensi a razzismo o degenerazioni ideologiche – causa sversamento dei liquidi di risulta vegetale delle aziende che producono olio d’oliva, sono il solito flusso della cupidigia ma da zucche vuote: invece di inquinare uccidendo la fauna e la flora fluviale, quei liquidi sarebbero manna per rendere più fecondi i terreni agricoli.

Ci sono Cani sapienti che imparano comprendono assimilano anche più di mille parole, senza tema di smentita caro Salvo, una bagaglio culturale e linguistico molto più ampio e poderoso rispetto a quello di tanti nostri simili connazionali: del resto, provate voi, se gradite l’arduo cimento, a spiegare differenze tra con e da, tra immunizzazione e parziale protezione da conseguenze gravi: auguri.

In ogni caso, in ogni modo, cenere siamo e alla Terra torneremo: humus diventeremo e forse saremo finalmente utili;

la cultura della cura e del rispetto dei Morti – con susseguente globalizzazione dell’idea, a partire dalle Civiltà del Mediterraneo – della gratitudine per i Trapassati, delle porte dimensionali per lo scambio di amorosi sensi e doni tra dimensione terrena e ultraterrena sono stati inventati un po’ prima del vostro marketting, strapazzato da strapazzo:

evitiamo di essere così puntigliosi da voler stabilire chi siano i Defunti, chi siano i viventi, potremmo ricevere scherzetti invece di dolcetti.

Stanotte non siate insensibili, lasciate le tavole imbandite, Voi forse non sapete perché, Loro sì.

Comunque, citando l’Amico californiano Jim, Morrison, pur di non morire, sarei pronto a dare la vita (e una zucca).

Big Factory

Pagina della Gara

Facciamo la gara a chi ha il disturbo paranoide – paraninfo paratergico (nel senso del lato, lato B)? – più grosso, tra chi vede complottisti ovunque, soprattutto tra tutti coloro che non condividono le sue opinioni e chi invece ha il torto, la colpa inemendabile di scrivere – mettere nero su bianco, si sarebbe detto nel Mondo Prima – quello che accade davanti agli occhi di tutti, ma solo pochi riescono/vogliono vedere?

C’era una volta la Fattoria Betulla Bianca, rasa al suolo per lasciare il posto alla Big Factory del Super Cetriolo Ogm – le teste quadre del Montesanto hanno detto sì, dicono sempre sì, ai loro stessi progetti – cetriolone che in quanto super, con o senza mantello (ininfluente, il mantello), può anche volare, senza ali; non come la nuova compagnia (non dell’Anello al naso, purtroppo) che poi sarebbe la vecchia, ma con il nome decapitato: compagnia di bandiera, ruba bandiera bandiera che ruba, bandiera bucherellata dalle solite tarme, tare ataviche, incapace di decollare con o senza nebbia, sempre vorace di pubblici illeciti finanziamenti; chissà, forse, potesse utilizzare almeno il Jet Scrander di Mazinga Z, riuscirebbe a sollevarsi di qualche metro, dal patrio suolo. Tornando all’ortaggio, si sa che se vaga senza meta nell’aere prima o poi si getterà in picchiata, verso il primo casuale – o selezionato con cura, estrema – orifizio che avvisterà con il suo sensibilissimo senso degli spazi, aperti vuoti liberi.

C’è la factory dei cervelloni, quelli che con la loro scienza infusa inculcata hanno la pretesa di spiegare non le vele o le bandiere, ma quanto accade dentro le altrui teste: avrebbero costoro bisogno urgentissimo intensissimo di sussidio terapeutico, ma da parte di professionisti bravi, non equipollenti, al dunque, loro equivalenti.

Cercansi Vessilliferi – astenersi portaTempi grami – per bandiere di libera Gioia, in libero Universo.

La Mela dell’Eden ci è costata cara, ma anche i Pomi d’Oro del Giardino delle Esperidi; forse non un occhio o una testa, ma tanto oro quanto pesano, di sicuro e con l’economia fossile fossilizzata, sclerotica sclerotizzata, non rappresentano e non sono beni rifugio: né i pomi, né i Giardini, purtroppo.

Sai, Lavinia, credo esisteranno resisteranno sempre una Ragazza e un Ragazzo del Futuro in grado, capaci di parlare con i Gabbiani, capaci di redimere il Popolo della Terra, puri, così puri da avere la pazienza santa e religiosa di insegnare ex novo ai propri simili l’Amore per la Vita, il rispetto delle leggi naturali.

Quando non solo Ligabue – quello vero, Antonio il Matto – ma anche il montanaro di ‘discutibile cultura’ (ché se non la si potesse discutere e ridiscutere ogni giorno, non sarebbe) Guccini e Geppetto, non più mastro solo povero diavolo, perderanno le parole, sarà lecito preoccuparsi;

quando le istituzioni del paese dei balocchi democratici o sedicenti tali cominceranno a sostenere che le minoranze rumorose devono essere schiacciate in nome del dispotismo democratico, potremo abbandonarci tra le braccia ampie accoglienti, del panico; quando l’artificio del palcoscenico cederà di schianto, quando il telo del cencio grigio fumo che fa da fondale, grigio lacerato ma non per i tagli artigliati operati da Lucio, Fontana, si affloscerà, resterà nudo in tutta la sua evidente efferatezza, cruda crudeltà: il Mondo Dopo;

senza più nemmeno il pallido conforto di un finale finto lieto.

O viceversa, invertendo i fattori, della Fattoria, non muterà l’esito.

Orfani di miti, di caverne, di Platone, siamo solo l’ombra della Luce e delle parole già scritte.

Scarafaggi musicali metropolitani

Strisce pedonali tridimensionali, per salvare vite di ignari pedoni:

ignari di essere pedoni, ignari che l’attraversamento sullo zebrato sia diventato sport estremo, a tutti gli effetti con tutti gli onori ed oneri; tutti degni emuli di Manolo, il Mago dell’arrampicata free, libera da appigli legacci lacci lacciuoli.

Senza nemmeno leggi ad personam.

Free climber dal nome iberico, origini feltrine, nel senso di Feltre. Appigli ridicoli sono quelli di chi etichetta ogni stupidaggine – di solito ormai purtroppo – la più stupida, con la trita stomachevole formuletta markettara: idea geniale.

Eh Signora mia, le vere idee, soprattutto quelle buone, non si trovano a portata di mano e soprattutto a buon mercato, sugli scaffali dei super mercati.

Strisce tridimensionali, farebbero poi pensare ad altro, a sostanze poco lecite che fanno viaggiare nelle tre dimensioni, senza ausilio della fisica quantistica, direttamente nella quarta e nella quinta, e oltre, come il magico siero; che dopo circa 12 settimane, perde efficacia perde spinta motivazionale, perde affetto per la persona, nonché effetto cinetico e rende gli inoculati potenzialmente contagiosi e ‘virali’ (non solo su instagram) esattamente quanto come e dove, i non inoculati.

Cantami o Diva del peloso Achille, forse prode, delle sue battaglie campali campanilistiche – hey, Manolo, ma anche Mauro Corona (non il rampollo della birra con fettina di limone incorporata) scalavano i Campanili, a mani nude, a braccio, senza discorso scritto in anticipo dagli autori fantasma – campane nella brughiera, ché Lui, mitico eroe, sapeva per buon senso innato quanto l’aria aperta rendesse inoffensivo il temibile virus; se non abbiamo nemici rumorosi da combattere in assetto totale totalitario, abbiamo sempre schiere di virus, vecchi e nuovi, da fronteggiare in armi o con armi varje ed eventuali, bacilli germi – non del grano – microorganismi che si annidano e cospirano contro di noi, soprattutto negli insidiosi sconosciuti inesplorati ambienti domestici, almeno all’80%:

casa mia, casa mia, per piccina che tu sia, tu mi sembri una malia.

Pensa, caro Aldo, se la Costituzione1948 fosse ristampata con i caratteri tipografici in tre D: anche chi non ci si è mai intruppato, nemmeno per sbaglio per caso per errore, potrebbe finalmente confrontarsi con i vari articoli – tanti lo so, forse troppi, leggerla tutta è difficile, ritmo troppo lento, troppe parole – il vantaggio di notare tutti quei paragrafi anche senza gli occhialetti speciali 3D, inutili ma di moda negli Anni ’80; qualcuno poi si meraviglierà – resterà proprio a bocca aperta, occhio alle mosche e alle cimici – scoprendo che, proprio come denunciato da una sedicente ex politica, prezzemolina tv non si sa bene a quale titolo, le Madri e i Padri costituenti, da anti nazifascisti no komplotto, non avevano previsto la pandemia. Nemmeno l’idiozia, virale.

Aldo, beati Voi, che là dove oggi dimorate potete avvalervi e crogiolarvi della e nella Luce, bellissima eterna senza rincaro delle bollette.

Sul Valico di Forca d’Acero, tra Lazio e Abruzzo – 1538 metri di altezza, circa, compagna Francesca vestita di rosso, non li ho misurati di persona – puoi ammirare con mente libera e anima pacificata uno degli spettacoli più meravigliosi: quello delle foglie degli alberi in Autunno, un caleidoscopio magico, un trionfo della Vita e dei suoi cicli con infinite gradazioni di rosso arancione giallo. Senza nemmeno la necessità l’esigenza di aumentare la Realtà con effetti tre D, è già tutto lì, tutto vero, per chi ancora riesce a tollerarlo.

Valutare gli effetti pratici delle strisce pedonali tridimensionali sarà impellente e categorico: dai tamponamenti a strascico, causa brusche frenate, agli anziani che incespicano causa illusione ottica fraudolenta, alla non secondaria necessità di modificare all’improvviso storiche leggendarie copertine di LP in vinile di mitologici gruppi rock di capelloni, capelloni ex, però baronetti della corona, per meriti artistici.

Ve li immaginate i Beatles che invece di attraversare la strada (Abbey Road, 8 agosto 1969, quinto attraversamento), suonano i tasti bianchi dell’asfalto con i piedi?

Tutto sommato, effetto psichedelico degno di LSD – cosa sogghignate, sornioni? Lucy in the Sky with Diamonds – davvero Cosmico, Ragazze e Ragazzi!

Archimandrita

Pagina dell’Archimandrita, prima o poi capirò chi, cosa o anche casa sia.

Archimandrita da non confondere con l’Arcimandrillo, perché – viene da sé – un paio di maniche, il guidare le greggi (le Leggi?), altro, davvero altro genere, in mezzo alle greggi, baloccarsi.

Il Vincastro dell’Arcimandrita: prima o poi l’Acca, muta – muta d’accento e di pensier – ma burlona, la finirà di tendere tranelli e gli insulsi blogger smetteranno di compulsare lemmi incomprensibili (appunto, CVD).

Archimandrita delle greggi popolari popolane – le Popolane sono belle – tu che sbraiti arringhi le folle virtuali invocando onore per le vittime del virus, auspicando mordacchia, museruola, ludibrio pubblico, gogna coram populo, forse rogo nella piazza, per chi non la pensa – obtorto collo (se il collo ha sempre obtorto, la ragione dove dimora? Forse poco più in là) e anche mente – come te; tu che non menzioni mai, non concedi mai un minimo di pietas per i danneggiati i dannati i caduti sul glorioso cammino poco lastricato del magico siero, tu che parli spesso di te stesso e lodi sperticandoti le mani e le tonsille le tue luminose eccelse ineguagliabili qualità, tu hai almeno il Vincastro in regola? Omologato, senza rate arretrate del bollo?

Altri Arcimandrilli, nella jungla poco urbana, offrono paragoni letterari inusitati: le dosi del miracoloso rimedio – miracoloso, davvero per chi lo fabbrica e smercia sulle piazze del Mondo Dopo – sono come i Moschettieri, tre nel titolo ufficiale, ma quattro o un esercito nella realtà; non come i deludenti Fantastici QuattroMamma, deciditi a rivelarmi finalmente come dormono – che saranno anche fantastici, ma quattro restano, come i gatti nel vicolo dei Miracoli e gli amici al bar che ancora credono, tra una chiacchiera e una barzelletta, di avere il potere di cambiare il Pianeta.

Esiste una grammatica archimandrita della Malinconia? Magari servirebbe a orientare, orientarsi, trovare di nuovo, o un nuovo – tout court – Oriente; se malinconia deve essere, vesta almeno colori pastello, come diceva Fellini al giovane Piovani: malmostosa, ma capace di non prendersi troppo sul serio, auto ironica, musicale, perché anche nell’Amore non contano le parole – mica sono numeri, anche se numeri e numerologia restano fondamentali per l’architettura generale – conta solo la Musica. Musica pericolosa se le permetti di oltrepassare la corazza del suono, se lasci che diventi una vibrazione cosmica da incontrare affrontare esplorare senza tuta, spaziale ma per tutelare l’Anima.

Se potessi scegliere un mio Archimandrita personale – personal Jesus trainer, senza offesa – opterei per Gianni (Morandi? Rivera? Anche), in primis Rodari; a Lui chiederei lezioni nel peripato, deambulando sereni ciascuno con la propria copia della Grammatica, quella della Fantasia e non solo perché ‘anta/e litteram’ prese le difese della nostra sentinella nel Cosmo (Grendizer, grazie sempre Go Nagai). Non avrei paura, né onta, né terrore di sbagliare, perché se sbagliando s’impara, sbagliando spesso e volentieri, alla grande, s’inventa: la Fantasia della nostra mente/cervello sa creare sempre sentieri imprevedibili invisibili inaspettati.

In quattro, sempre e solo in quattro, con o senza Archimandrita – a proposito, ma Peppiniello di Capua può essere considerato l’Ammiraglio molto ammirevole dei Fratelli Abbagnale? – anche i Cavalieri dell’Apocalisse, sul calesse siderale; se posso, dovrebbero sbrigarsi a consegnarla, l’Apocalisse: quella vera, non il disastro finale, a quello stiamo già provvedendo da noi; no, servirebbe come il Pane quella etimologica, una bella sana robusta Rivelazione di Verità;

ci faremmo bastare anche solo un piccolo raggio, capace di filtrare da una impercettibile crepa sul muro nero.